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Euro, domanda, e produttività: un viaggio nel mito. Parte 1

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mi viene da dire: e quindi?

 

credi che questo sposti di una virgola la questione euro?

domanda: hai la prova inoppugnabile scientificamente che la mancata crescita di produttività in italia sia da imputare a qualcos'altro [?]

Ma infatti il problema non è "la questione euro", salvo che per chi ritiene che quella sia la questione. La questione è il declino dell'Italia, la sua produttività.
Sul piano metodologico però abbiamo la seguente situazione:  qualcuno afferma, sulla base di leggi o ipotesi, che la stasi della nostra produttività sia causata SOLO dall'euro (o dal regime a cambi fissi precedente, con ECU). Ho letto il testo di Bagnai e la sua tesi, fatta la tare alle mille divagazioni, è questa. Il colpevole alla fine rimae uno solo. Monacelli qui confuta questa tesi - e solo questa per lo meno nella parte I che stiamo leggendo ora -- sul piano delle sue conoscenze economiche. Poi se ci sono altre cause (ed è ovvio che le cause sono tante, alcune determinanti altre meno) questo già di per se' inficia il ragionamento che l'assassino sia SOLO il maggiordomo. Chiaro che per scagionare il maggiordomo  sarebbe utile trovare i veri colpevoli ma qui Monacelli (che è in grado di farlo) ha fatto un esercizio ben preciso, mostrando con argomenti convincenti che la tesi non è scientifica. E se c'è un "e quindi da dire" è che "quindi non è dimostrabile che il declino della produttività italiana sia attribuibile ad un regime di cambi fissi".

Quanto a De Grauwe dice cose interessanti ma non mi pare che affermi tesi che legano la stasi nella produttività italiana al regime di cambi fissi. Anzi di produttività manco se ne parla. Che l'eurozona sia stata costruita male è ormai una tesi condivisa e condivisibile (o se vuoi che oltre all'eurozona non sia stata costruita l'europa federale) ma questo non implica per forza accettare i costi enormi della sua distruzione. Con costi inferiori si puo' perfezionare l'europa e mi pare che De Grauwe non dica "meno euro" ma che dica invece più unione bancaria e fiscale (quindi piu' europa).

Francesco, ottimo. Mi pare tu abbia capito perfettamente il senso del mio post. Grazie

Prego, come si conviene tra persone educate dopo un Grazie.
Ne approfitto, se posso, per precisare che secondo me ">Alessandro Riolo non è un troll. ">
Avrà dato l'impressione ma forse voleva solo scherzare un po'.  ">

Grazie per il pensiero, in realtà era semplicemente una divagazione, mi aveva colpito il cognome che dalle mie parti sarebbe stato molto inusuale. La reazione mi è sembrata completamente fuori luogo. Tra l'altro il mio cognome in Siciliano è generalmente inteso con il nome di una malattia (anche se quel significato è con buona probabilità un falso cognato), se dovessi prendermela con tutti quelli che me lo fanno notare non potrei fare un passo in Sicilia.

Che poi i munaceddhi sono pesci bellissimi, nonostante i suoni terrorizzanti che emettono (sugli insetti non saprei dare un giudizio estetico, ci vorrebbe un entomologo).

Sull'articolo in sè ho continuato a segnalarlo ad amici o conoscenti, ma devo ammettere che dal mio punto di vista è abbastanza tautologico (I problemi degli italiani non sono certo determinati dall'Euro, ma dalla struttura demografica e dalla scarsità di risorse umane di qualità).

mi scuso se mia reazione è sembrata spropositata. ma si rilegga il suo post. francamente che c'entra con spirito della discussione? sembra proprio una provocazione. buono a sapersi comunque. tiro un sospiro di sollievo. :)

De Grauwe non parla del problema della mancata crescita della produttività semplicemente perché non la ritiene una causa importante della crisi europea. in effetti solo in questo sito ho sentito ripetere codesta favola. siamo in una grande crisi di debito privato, che in europa è stata aggravata dall'euro, che inoltre non rende possibile una sua soluzione. parlare di produttività durante un crollo verticale della produzione e la più grande deflazione debitoria dal 29 è da ciechi ideologizzati. mi dispiace, ma tutto l'argomento degli euristi o economisti da EURSS si basa su una razzista presunta inferiorità antropologica italiana, come deduco anche da un botta e risposta fra tale Jo e l'autore del post. l'unico vantaggio che costoro ritengono, in buona fede, venga dall'euro è introdurre rigidità tali da costringere il, secondo loro, improduttivo popolo italiano a seguire con le cattive quella che secondo loro è la strada giusta. il mito del vincolismo si è scontrato già con la realtà, ma il furore ideologico degli euristi non ne è stato evidentemente appagato.
Per finire con l'articolo di De Grauwe, indica, dopo aver discusso le storture dell'euro, i passi necessari a rendere funzionante la moneta unica. ognuno di questi passi ha probabilità compatibile con lo zero di essere realizzata. abbandonate le ideologie e guardate in faccia alla realtà. vi farà bene.
m.
ps.
nessuno ritiene che sia una sola la causa di alcunché a parte quelli che ritengono che la causa della crisi dell'Italia sia l'essere abitata da italiani. questi hanno pure fondato un partito che da principio fu guidato da un eccentrico millantatore.

Scusi, ma dove avrebbe letto in questo sito che la causa della crisi europea è dovuta alla mancata crescita della produttività? Ho sempre letto che il declino italiano è facilmente visibile guardando all'andamento stagnante della produttività. Capirá anche lei che si tratta si una cosa ben diversa. Chi ha poi mai parlato di inferiorità antropologica degli Italiani come causa del ristagno della produttività italiana? Ho sempre sentito parlare di "istituzioni economiche", non di antropologia. Dove ha letto che il partito con a capo il bugiardone galattico ritiene che la causa della crisi italiana sia imputabile al fatto che in Italia vivono gli italiani? Ho sempre sentito parlare di classe politica e dirigente, oltre che, come detto sopra, di "istituzioni economiche". Lo scopo di questo post mi sembra abbastanza semplice: dato che il crollo della produttività è un problema estremamente serio per il futuro del paese, è vero no che l'euro è anche causa di questo crollo della produttività, come qualcuno sostiene? Infine, partendo dalla considerazione che nel mezzo di una crisi ciclica come questa parlare di produttività potrebbe non essere prioritario (per l'Italia, in realtà, dovrebbe essere priorità da 20 anni ormai), sarebbe così gentile da spiegarmi come mai tutti quelli che oggi, come fa lei, parlano di produttività come fumo ideologico non erano in prima fila 10 anni fa a reclamare la centralità di questo problema? Sarà d'accordo sul fatto che 10 anni fa, navigando in acque tutto sommato tranquille, era proprio il momento giusto per parlarne, non trova? Invece erano solo pochi coglioni ideologizzati a parlarne, guarda a caso gli stessi che ne parlano oggi. Le critiche vanno benissimo, ma storpiare il pensiero altrui per poterlo facilmente mettere in cattiva luce è esercizio piuttosto fastidioso.

Edit: ho letto ora lo scambio tra Monacelli e Jo. Il succo mi sembra proprio il contrario di ciò che dice lei: ossia che sono gli anti euro a ritenere vera un'inferiorità antropologica degli italiani. Sia chiaro che io non sposo minimamente questa interpretazione, anzi. 

mi era parso di leggere tra le righe un pregiudizio fortemente anti italiano che pervade questo sito. ma forse mi sbaglio. comunque le rispondo brevemente, riguardo alla storia del calo della produttività in Italia, per quanto mi riguarda 10 anni fa ero impegnato a laurearmi in fisica e non mi interessavo di problemi di produttività. comunque la storiella delle imprese piccole e improduttive poca ricerca e sviluppo e tutta la solita solfa è una visione semplicistica ideologica e antropologica della problematica. le questioni che hanno portato alla mancata crescita della produttività sono disparate, in parte anche l'euro ne è una causa, come tutta una serie di cambiamenti strutturali dell'economia mondiale che sono accaduti in questi tempi e che hanno colto il nostro sistema impreparato. sicuramente tante riforme sono state fatte, molte sbagliate, ma è indubbio che nella trasformazione del quadro internazionale il nostro paese non è stato capace di adattarsi repentinamente alla nuova situazione, e questo ci ha dato uno svantaggio a danno dei nostri competitori. per quanto mi riguarda la crisi italiana, all'interno della crisi europea è avere una casa costruita in modo non troppo efficiente (non ben coibentata, impianti elettrici vecchi ecc), in cui è scoppiato un incendio (crisi eu/euro). ora discutere di produttività in questo momento è come discutere di rifare l'impianto elettrico durante l'incendio, con l'idea che senza un impianto sicuro potrebbero scoppiare nuovi incendi in futuro. il problema è che prima si spegne il fuoco, poi si rifanno gli impianti, altrimenti possiamo solo disperdere le macerie di quella che una volta era una casa solida. saluti m.

La realtà purtroppo è che un uscita dalll' euro conveniente per l'Italia non è possibile. Anche ammettendo che la permanenza nella euro sia dannosa per un paese DEBOLE ( come dice Maresp ) proprio la debolezza dell'Italia comporta due aspetti: Che nel caso di un uscita violenta i paesi FORTI potranno scaricare i danni sopratutto su quelli deboli. Che nel caso di un uscita ordinata i paesi forti saranno in grado di sterilizzare TUTTI gli eventuali svantaggi previsti. Perchè continuare a dire che l'euro è stata una fregatura che altri paesi furbi e in malafede come la Germania hanno fatto all'Italia e credere che adesso i FURBI potremmo esere noi e potremmo fregare tutti ( come nella risibile ipotesi che il nostro debito pubblico possa essere svalutato impunemente ) è incoerente. La produttività non è un MITO, è la REALTA!, perché tu puoi consumare o usare per migliorare il tuo sistema produttivo solo quanto sei in grado di produrre, quindi la tua ricchezza e il tuo reddito REALI dipendono SOLO da quello, le astrazioni monetarie arrivano solo DOPO. QUindi se siamo deboli e meno produttivi ( non a causa di singoli produttori, ma perchè ci permettiamo di mantenere, per esempio una percentuale assurda di dirigenti nella PA ) e pensiamo che sia meglio avere un tasso di occupazione più basso che avere i minijob tedeschi il risultato è ovvio, all'equilibrio meno produzione = meno consumi e investimenti produttivi. E nessuna svalutazione cambierà mai niente in meglio.

la sento parlare di furbi, dare fregature, eccetera eccetera. questa è una visione moralistica della storia e dell'economia che non mi appartiene e che non fa che creare danni. eliminare queste metafore alla lupo e agnello farà bene al dibattitoe alla comprensione degli squilibri intra euro.

saluti

m.

De Grauwe non parla del problema della mancata crescita della produttività semplicemente perché non la ritiene una causa importante della crisi europea.

Fosse vero che lui non ritiene così (non sono nella testa di costui e quel poco che ho letto non mi autorizza ad alcuna supposizione) quello che De Grauwe ritiene è un problema suo e di chi concorda con lui.  A me pare che il problema dell'europa, come area economica, sia un problema di crescita (oggettivamente i dati ci dicono che EU cresce meno di tutti)  e che l'Italia per questo da quasi 20 anni è un po' una cartina al tornasole, una benchmark di riferimento negativo.  E se volessimo proseguire l'analisi locale ecco che il meridione d'Italia, quanto a crescita, sarebbe un ulteriore caso di studio, che dura da 150 anni, non quindi ciclico (a meno di non usare scale bibliche).   Sul resto ti ha già risposto brillantemente matteo.