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Euro, domanda, e produttività: un viaggio nel mito. Parte 1

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Ho letto buona parte dei commenti, oltre al post ovviamente, e sono perplesso. Il Prof. Monacelli fa notare, giustamente, che l'euro è un sistema di cambi fissi, che non c'è alcuna evidenza empirica che la caduta della produttività italiana sia legata all'introduzione dell'euro, e la discussione mi sembra francamente non fra keynesiani e liberisti e mainstream e qualche altra "scuola" (se esistesse, vedi post di AB) economica, ma fra venditori di medicina "alternativa" e la medicina in senso stretto.

Ho sempre rifiutato di commentare questa cosa dell'euro exit o meno per "ridare competitività", ho sempre in mente una delle  lezioni del professor D'Antonio, mio insegnante di economia all'Università, che diceva"chiammal' cumm vuò, se t'a pigli è bbuona, si nun t'a pigli nun vale niente" quando doveva spiegare il ruolo della moneta a qualche studente particolarmente ottuso. 

Capisco anche il prof. Monacelli: nel momento in cui abbiamo scelto i cambi fissi (ma nessuno ricorda cosa era l'UE prima dell'Euro ? e gli USA sarebbero gli USA  senza il dollaro ?) per l'area di TOTALE libero scambio denominata Unione Europea abbiamo fatto solo quello che la logica imponeva, gli adattamenti dovevano essere delle leggi "federali" che avessero uniformato i vari mercati, ma possiamo/dobbiamo guardare avanti, perchè non c'è alcuna evidenza empirica che noi svalutiamo del 30% e io mi metto a produrre/investire per essere tassato al 68%. Proprio nessuna. Buona discussione a tutti.