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Euro, domanda, e produttività: un viaggio nel mito. Parte 1

9 commenti (espandi tutti)

Caro Sig. Caldarella, mi pare che varie tra le sue affermazioni non siano molto supportate, oppure supportabili, dai dati.

1) La produttività in Italia, come ho scritto altrove tra questi commenti, è cresciuta nella stessa misura dei salari, allo stesso modo che in Francia, dove però entrambe le variabili sono cresciute più in fretta. Al contrario, in Germania i salari sono cresciuti meno della produttività.

http://www.voxeu.org/article/going-beyond-mystery-italy-s-price-competit...

2) Io non so se la svalutazione ci aiuterà, oppure no (credo solo che la storia “il mondo è diverso” suona molto “this time is different” à la Reinhart & Rogoff). Vorrei che però gli economisti in Italia, e in particolare i macroeconomisti monetari, discutano in pubblico la possibilità che si faccia: altrimenti agli oppositori dell'euro con minore credibilità scientifica resta campo libero. Riguardo al '92, non ricordo di preciso il dato sulla disoccupazione, ma ad esempio su Goofynomics si insiste molto sul fatto che l'inflazione sia rimasta sostanzialmente stabile e che i tassi d'interesse siano diminuiti (che è coerente con l'ipotesi per cui il mercato prezzasse ex-ante non il rischio default, ma il rischio svalutazione, che è lo stesso che molti dicono oggi riguardo al fatto che lo spread sia dovuto al rischio di ridenominazione). Tuttavia, e qui anche i più accesi oppositori dell'euro argomentano debolmente, non è facile trarre conclusioni da quella esperienza, che pure rifece partire PIL ed economia, poiché la svalutazione fu accompagnata da due misure che ebbero altri e in alcuni casi opposti effetti su salari, occupazione, prezzi, tassi d'interesse: innanzitutto la manovra finanziaria recessiva, e poi lo smantellamento definitivo della scala mobile. Anche qui, dovrebbero essere i macroeconomisti, pur con tutti i limiti dei loro strumenti empirici, a discutere la questione. Gli economisti empirici dicono che c'è un problema di “identificazione”, ovvero quando più teorie possono spiegare gli stessi dati (un problema evidente anche nel punto che fa il Prof. Monacelli nel post, quando dice che non si può utilizzare il reddito o domanda come variabile esogena nel misurarne ipotetici effetti sulla produttività).

3) La quota di reddito nazionale afferente al fattore lavoro è in declino in tutto il mondo.

http://faculty.chicagobooth.edu/brent.neiman/research/KN.pdf

Probabilmente esistono cause strutturali, *probabilmente* dipende anche dalle politiche economiche prevalenti, che in Europa sono state declinate nel senso dello inflation targeting fondamentalista della BCE e del trattato di Maastricht.

4) Mai sentito fare un discorso sulla diminuzione delle spese sociali, al massimo sul fatto che stante la struttura dell'euro e il blocco politico prevalente nell'UE e nei parlamenti nazionali dei paesi periferici, l'austerità diventa quasi sillogisticamente una conseguenza dell'euro (che è vero).

Spero che abbia trovato questa risposta esauriente.

1. la poduttività francese e italiana e cresciuta molto meno dei salari. in questo sito se n'è parlato abbondantemente in passato,ma se non credi a quanto leggi qui penso che draghi mentre parla ai leader ue possa esser ritenuto affidabile  o no (slide 10)?

2. la svalutazione è solo il terzo step del processo di uscita dall'euro. stamparlo in caratteri cubitali e ripeterlo. scusami non ce l'ho assolutamente con te, che anzi discuti in maniera cordiale, ma davvero non se ne può più di discussioni sugli effetti di svalutazioni e cambi flex\fixed senza che prima qualcuno abbia chiaramente mostrato un modo di uscita dall'euro e un modo di gestire la transizione. personalmente non ho trovato nessuno che l'abbia fatto, per questo ti ho chiesto dei link quando hai scritto di aver trovato proposte soddisfacenti al riguardo. En passant, negli anni 90 il prezzo del petrolio era sotto i 40 $ accanto alla svalutazione ci fu un taglio dei salari reali, il mondo era in boom ecc.ecc.

3. il 2% di target sarà anche fondamentalista, ma una bassa inflazione avvantaggia i lavoratori dipendenti.

I salari e la produttività francesi (quest'ultima maggiore di quella tedesca), sono cresciuti più o meno alla stessa velocità, andando di pari passo. In quest'altro articolo si nota anche come la Francia sia in linea con il target di inflazione stabilito dalla BCE (vedere secondo grafico).
Questa è anche la scelta più sensata in un'ottica di lungo periodo, e sarebbe soprattutto al scelta più intelligente se si volesse ridurre gli squilibri intra-Eurozona: far crescere i salari nei paesi core, e contemporaneamente riportarli in linea con al produttività nei pesi periferici. Scegliere solo una di queste opzioni sarebbe dannoso per l'intera area

compatibilmente con i dati a disposizione.

anche a me piacerebbe rivolgermi a lei chiamandola per nome e congnome ,mi accontenterò di signor Potenza.

 da questo grafico risulta che in italia i salari siano aumentati ben più della produttività nel settore dei beni tradables.quindi ,non cambia di una virgola ,si tratta di riequilibrare http://noisefromamerika.org/articolo/ancora-euro-germania-parte-1

è strano che uno come lei, ben preparato, non  ricordi i dati sulla disoccupazione http://www.econstats.com/weo/CITA.htm

 come vede aumentò di 3 punti e la popolazione impiegata diminuì di oltre 1 milione di persone,con debito che passò dal 104 al 120 per poi diminuire con l'adesione all'euro

 La quota di reddito nazionale afferente al fattore lavoro è in declino in tutto il mondo.

 qui sta spostando il tiro signor Potenza ,mi perdoni.prima sosteneva  che ciò fosse causato dalla costruzione dell'euro,comunque andiamo avanti. dai dati eurostat non risulta che il compenso per dipendente nella zona euro sia in declino http://ec.europa.eu/economy_finance/ameco/user/serie/SelectSerie.cfm

anche qui,è veramente strano ,visto che nel post precedente mi pare che lei abbia addirittura ipotizzato il bagnai pensiero in seguito alla lettura del post di monacelli,fecendo riferimento ,inoltre,a dei presunti slogan

se legge bene vedrà che troverà continuamente riferimenti a''l'attacco fascista allo stato sociale''

@ Babbeus

Una delle leve usate dal governo tedesco per svalutare i salari è stata questa: introduzione di forme contrattuali a bassissimo costo (minijob) integrabili con sussidi statali. Sarebbe stato impossibile assumere tanti minijobber senza l'integrazione con i sussidi (sarebbe stato fuori mercato), invece le aziende tedesche hanno potuto avere questi costi fuori mercato grazie ai sussidi, cioè di fatto sono state aiutate dallo stato (spesa pubblica) a tenere i costi e i prezzi bassi. Gli aiuti di stato a tappeto alle aziende nazionale sono equivalenti a dazi su prodotti importati.

 

sul sito dell'ocse c è la definizione di part time:persone che lavorano meno di 30 ore la settimana.ci rientrano anche i minijobs.i part time sono aumentati in maniera rilevante anche in italia ,percentualmente più che in germania.non capisco perchè se 500 euro al mese li prende un tedesco è una leva usata dal governo ,invece se li prende un italiano no(che tra l'altro non beneficia nemmeno delle spese di cui beneficia il tedesco)

poi,vedo che abilmente devia dalla questione di fondo:in germania i part time involontari sono molto meno che in italia.cosa facciamo ,andiamo in germania a dirgli che siccome il governo è stato bravo a rendere il mercato più flessibile e rispondente alle loro esigenze ma a noi questo non piace perchè non ci fa essere competitivi devono impiegarsi a tempo pieno?

 

Le mie scuse

PZ 15/8/2013 - 12:35

Caro signor Caldarella, ricopio quanto scritto sopra: mi dispiace non potermi firmare per nome e cognome, solitamente lo faccio, ma non è consigliabile per me dal punto di vista professionale farlo in questo contesto, nella misura in cui voglio discutere in questo contesto in tutta franchezza e con la curiosità e l'apertura mentale che spero di riuscire a manifestare. Inoltre, il mio account su questo sito è memorizzato così e non posso fare altrimenti, immagino.

Riguardo la sua risposta, non voglio entrare nel merito dei dati, visto che non ha scritto nulla in contraddizione col mio commento qui di sopra, con l'eccezione forse della questione salari-produttività in Italia e in Germania (cosa che comunque dovrebbero TUTTI studiare con più attenzione a livello empirico, e nei dettagli micro e macro).

Sulla disoccupazione le ho già risposto. Sullo "attacco fascista allo stato sociale" ora capisco: prima aveva parlato di spese sociali in senso stretto, mentre un discorso che inquadra la costituzione economica europea nel senso di politiche economiche sfavorevoli ai lavoratori e al salario mi trova fondamentalmente d'accordo. Io non avrei una visione così netta del mercato del lavoro (flessibile = meglio)! La teoria economica e l'analisi empirica ci raccontano storie molto diverse e più sfumate.

Non mi piace tanto la Bagnainomics, ma la Bagnaipolitics mi pare molto migliore.

Saluti

francamente io vedo tanto,tanto  fumo e poco arrosto.

sulla disoccupazione:come vede,aumentò cosi come i tassi d'interesse.comunque, i dati sono lì.

sulla minora quota di pil che va ai lavoratori non c è traccia nella zona euro

su questa costituzione europea che danneggerebbe i lavoratori ,boh?io vedo che nei paesi dove la produttività aumenta i salari aumentano (olanda,belgio,austria,francia ecc -la germania avrà anche aumentato i salari meno della produttività,ma anche se avesse seguito una dinamica più omogenea nel settore tradable  avremmo perso ugualmente competitività)e i lavoratori non hanno problemi.

se si riferisce ai vincoli sul deficit ,alla mancanza di un debito comune, al ruolo della bce,potrei anche prendere in considerazione l'ipotesi ma bisogna dire che a 2 anni di distanza da quella lettera, che indicava semplici modifiche da apportare nulla è stato fatto dal parlamento ed in più con le elezioni di mezzo si è scelto ancora di dar fiducia ad un condannato per il quale si invoca da più parti la grazia, e a grillo.veda un pò lei.

sullo stato sociale vs spese sociale:lo chiami un pò come vuole. lei  ha sostenuto che vorrebbe una distribuzione dall'alto verso il basso,bagnai parla di attacco fascista ,ma le spese sociali (o stato sociale)almeno in italia sono in aumento.a me pare che più di vincolo esterno si dovrebbe parlare di scappatoia esterna ,nel senso che si pretende di scaricare sui contribuenti del nord i problemi del sud.anzichè pensare noi ad aprire gli occhi e a rompere la casta si vorrebbe che fossero tedeschi finlandesi olandesi e francesi ad aiutarci a finanziarla

per quanto riguarda la bagnaipolitics?.fino all'anno scorso magnificava le politiche argentine,che nazionalizzava ,stampava ecc .faccia lei

saluti.

 

Rispondo al punto 3 del suo post perchè è completamente fuori strada. Mi pare un altro dei miti in circolazione.  Lei dice che il trend di discesa della labor share è dovuto alle politiche di inflation targeting della Bce o altre banche.  E' proprio da affermazioni così apodittiche, in cui la teoria economica alle spalle latita,  che nascono i miti. (Non penso certo che lei sia in malafede, per carità).

Che cosa può avere mai a che fare la politica monetaria, che "gestisce" le fluttuazioni cicliche della domanda aggregata, con il trend di lungo periodo della labor share?  Lei probabilmente pensa: siccome la Bce fa "inflation targeting" (so to speak), allora non si cura della disoccupazione. Quindi la labor share tende a declinare.

Ma è evidente la sua confusione tra ciclo e trend! La politica monetaria può solo infuenzare la volatilità di inflazione e/o disoccupazione intorno a determinati valori considerati "target" (ci vorrebbe un post a parte per spiegare sotto quali condizioni questi target coincidono con i valori cosiddetti "naturali").  La discesa della labor share in tutte le economie avanzate è una risultante di forze strutturali sulle quali la politica monetaria non può avere alcun impatto.

Questa idea che "la politica di stabilizzazione può tutto" mi sembra un residuo un pò appannato (e molto limitato) della tradizione keynesiana. E non fa altro che sminuire il portato dell'eredità di Keynes stesso.

È curioso: l'idea per cui le politiche macroeconomiche *possano* (attenzione quando metto due asterischi) avere, forse indirettamente, un effetto di lungo periodo su variabili che tendiamo a concepire strutturali è una cosa su cui sto riflettendo da quando seguo un influente blog americano di ispirazione... libertarian! :)

L'idea di fondo è quella per cui la politica monetaria della FED degli ultimi decenni abbia contribuito a sostenere l'indebitamento e il rigonfiamento dei valori degli assets in maniera squilibrata, e abbia effettuato non solo una redistribuzione di ricchezza dai poveri ai ricchi, ma abbia aiutato anche a sostenere politicamente (via consumi a credito, mutui facili etc.) un cambiamento di regime istituzionale sfavorevole al fattore lavoro negli Stati Uniti (desindacalizzazione, deregolamentazione finanziaria, aumento dell'influenza politica del settore finanziario negli Stati Uniti etc.). C'è una teoria economica solida dietro queste affermazioni? Probabilmente no. Varrebbe la pena estendere l'analisi economica al fine di studiare queste dinamiche, se esistono? Credo proprio di sì.

Poi, siccome siamo economisti e quindi scienziati sociali, non dovremmo considerare le esperienze di singoli paesi come casi isolati: sono convinto che esista una relazione 'politica' nei cambiamenti di politica economica attuati in Europa e negli Stati Uniti a partire dagli anni '80, anche se probabilmente questi hanno agito via canali differenti, ma comunque attribuendo un ruolo alle ISTITUZIONI di politica macroeconomica. Sui dettagli del come e del quando sto ancora riflettendo, mi rendo conto che le due righe che ho scritto in merito possano aver dato adito a interpretazioni distorte.

Nessuna confusione tra ciclo e trend, pertanto: sono d'accordo con lei sulla interpretazione 'da manuale di testo' della politica macroeconomica di stabilizzazione; spero però che lei sia d'accordo con me nel considerare che l'analisi delle cause del declino di lungo periodo della labor share sia meritevole di maggiore approfondimento non soltanto sul presunto lato "strutturale".

Perfettamente d'accordo sulla conclusione