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Euro, domanda, e produttività: un viaggio nel mito. Parte 1

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Prima che martino me lo chieda in chat, cerco di chiarire cosa si intenda per time inconsistency. E' uno dei concetti fondamentali che si imparano in economia e ha applicazioni piuttosto vaste, che vanno dall'economia monetaria alla teoria della tassazione ottima e altre ancora.

In sostanza, dice che anche un governo che abbia le stesse preferenze dei cittadini si scontra con un problema fondamentale di policy che puo' portare, e spesso porta, ad esiti inefficienti. In sostanza, il problema e' l'incapacita' del governo di legarsi le mani per il futuro. Per esempio, un governo potrebbe trovare ottimale promettere di non tassare i cittadini in futuro cosi' da incentivare scelte d'investimento e risparmio efficienti oggi, ma una volta che il futuro arriva, il governo puo' sempre rimangiarsi la parola e tassare come vuole quello che i cittadini hanno risparmiato. Il cittadino, sapendo questo e non fidandosi, finisce per investire/risparmiare troppo poco. Insomma la promessa del governo e' "time - inconsistent" perche' non e' ottimale per il governo mantenerla quando il "futuro" diventa "oggi". Per chi studia economia, il concetto e' identico a quello di subgame perfection in teoria dei giochi (lo dico perche' a livello undergraduate si conosce piu' la micro che la macro moderne). Ci vorrebbe un modo per legarsi le mani, ma per un governo questo modo e' difficile da scovare, anche perche' i governi cambiano, le costituzioni si possono cambiare, i trattati si possono violare.... Per maggiori dettagli, il sito del Nobel nella pagina di Kidland & Prescott dovrebbe avere una spiegazione tecnica del concetto con un livello di difficolta' simile a quello del post di Tommaso.

Nell'esempio di Tommaso, il governo italiano e' entrato nell'euro proprio per legarsi le mani, sapendo di non riuscire a portare il debito sotto controllo. Ci siamo trastullati per un po' di lustri e ora siamo sul vincolo in cui il debito bisogna proprio ridurlo. Cosa significherebbe uscire dall'euro proprio adesso? Significherebbe dire che non riusciamo proprio a ridurre il debito, che facciamo finta anche a legarci le mani. La prossima volta che uno trova un'altro stratagemma (la promessa sulla bibbia, un emendamento alla costituzione) nessuno ci credera'  e questo amplifichera' i problemi futuri. 

Insomma, anche ammettendo che i cambi flessibili siano piu' efficienti dell'euro, sarebbe meglio tornarci fra qualche anno quando i conti sono a posto. 

non avremo mai I conti abbastanza a posto per essere credibili

Perdona la, spero lieve, digressione dal tema, ma questa spiegazione mi ha stimolato una curiosità.

La time inconsistency mi pare sia esattamente il problema che viene "risolto" con gli strumenti di democrazia diretta in vigore in Svizzera, l'iniziativa e il referendum (per gli italiani il referendum propositivo e confermativo). Questi infatti "impongono" un continuo allineamento tra le decisioni del governo (e del parlamento) e le preferenze dei cittadini.

In sostanza, seguendo l'esempio che hai dato, se il governo decidesse di rimangiarsi una promessa, come quella di non tassare, i cittadini avrebbero una forma di intervento diretto per contrastare la decisione. Cosa che per altro, di per se, disincentiva il governo a rimangiarsi le promesse.

Mi sovvengono due referendum "storici" che hanno paralleli con l'Italia. Il primo per evitare che i referendum (confermativi) venissero aggirati con la legislazione d'urgenza (per decreto, che entrava in vigore subito, anzichè dover attendere l'eventuale lancio di una iniziativa referendaria. E questo nonostante, come da noi, la Costituzione li prevedesse solo in casi di acclarata necessità ed urgenza. La soluzione referendaria non fu quella di eliminare i decreti d'urgenza, ma di farli sottoporre a referendum obbligatorio (cioè senza raccolta firme) entro un anno dall'approvazione. Abbassando drasticamente il costo per i cittadini ad esprimersi direttamente sui decreti (e per contro aumentando il costo per il governo di difenderli) si è ottenuta immediatamente la riduzione a livelli fisiologici dei decreti legge. Confrontare con il caso italiano, dove in questa legislatura si sono trattati unicamente decreti legge.

Il secondo esempio è quello del pareggio di bilancio, introdotto nella Costituzione elvetica tramite iniziativa popolare oltre 10 anni or sono. Nonostante i conti pubblici elvetici fossero assai migliori dei nostri, la spesa sia infinitamente più trasparente, e la massima tassazione sia fissata in costituzione (e quindi soggetta a referendum obbligatorio in caso di modifica, la loro è una costituzione seria, altro che art. 138), i cittadini hanno preferito tutelarsi da politiche di spesa eccessiva, che vogliono solo dire più tasse in futuro per ripagare il debito.

Mi interesserebbe sapere se esistano ricerche, sia empiriche che teoriche, che collegano l'efficienza delle scelte alla presenza, o meno, di strumenti di democrazia diretta (sottolineo sempre, alla svizzera).

Grazie

P.S.

Totalmente off-topic. Per chi è interessato agli effetti della DD sull'efficienza dei servizi pubblici può cercare vari articoli del prof. Gebhard Kirchgässner

Stefano, il problema di time inconsistency NON è un problema di mancato allineamento tra le preferenze dei cittadini e quelle del governo.  Ne soffre anche un governo che rispecchia fedelmente le preferenze dei cittadini (o almeno della maggioranza). L'esempio ora classico usato da Prescott riguardava la tassazione dei redditi da capitale.  Supponiamo che il governo, che rispecchia fedelmente le preferenze della maggioranza dei cittadini, decida di non tassare i redditi da capitale per favorire gli investimenti e far sviluppare il paese. Dato che gli investimenti producono frutti nel lungo periodo, la promessa deve valere nel lungo periodo, quindi immaginiamo che il governo/cittadini  prometta esenzione dalle tasse per 20 anni.

Ora fai passare 10 anni. Gli investimenti sono stati fatti e il paese si è sviluppato. Mantenere la promessa di esentare il capitale significa a questa punto tenere alte le imposte sul lavoro, il ché è distorsivo e rallenta la crescita. A quel punto, una volta fatti gli investimenti, è ottimale per il governo, che rispecchia esattamente le preferenze dei cittadini, rinnegare la promessa e tassare i redditi da capitale.  Un referendum produrrebbe gli stessi risultati. Naturalmente questo significa che la promessa di esentare i redditi da capitale non è credibile fin dall'inizio e per conseguenza, dato che tutti si attendono venga disattesa, non produce i benefici sperati.

Il problema di time inconsistency è assai complicato. Richiede o istituzioni molto rigide che non permettano di cambiare decisione una volta presa (cosa che però genera altri problemi, dato che impedisce di correggere scelte che si rivelano ex post sbagliate) o istituzioni che  sviluppino nel tempo credibilità (cosa che non si fa per decreto ma solo nel lungo periodo con comportamenti coerenti). 

Grazie Sandro del chiarimento.

Però mi rimane un dubbio. Nell'esempio di Prescott, il fatto chea 10 anni vi sarà una crescita è un risultato atteso della scelta politica di ridurre l'imposizione sui redditi da capitale. Si potrà discutere se vi sia uno scostamento sulla previsione, ma sicuramente non è un risultato "anomalo".

Vi sarà, grazie alla crescita economica, anche un maggior gettito fiscale. Se, sempre ex-ante, si ritiene che ridurre le tasse sui redditi sia cosa buona (lo è) è sufficiente che le tasse vengano ridotte mantenendo invariata, o comunque con una crescita inferiore, la spesa pubblica. E anche questo si può stabilire ex-ante. L'intervallo di 20 anni per l'esenzione impositiva sarà quindi stato scelto come l'intervallo che massimizza (sperabilmente) l'effetto crescita su tutto l'intervallo.

In conclusione, non è che questa "time inconsistency" altro non sia che un nome per indicare se chi adotta una "policy" è credibile, ora e nel tempo, ossia ha la capacità di concepirne di ragionevoli e di implementarle consistentemente?

Capisco ci sia un problema anche temporale, per cui chi adotta una "policy" potrebbe non esserne l'esecutore nel tempo. E un paese potrebbe, come l'Italia per esempio, avere non solo istituzioni di per se poco credibili, ma che cambiano politiche fondamentali di anno in anno (tasso la casa, ma anche no. Abbasso il cuneo fiscale, ma anche no, meglio togliere l'IMU). Ma questo non ha a che fare con l'ottimalità nel tempo di una politica, che per lo meno negli esempio che hai fatto, può essere calcolata ex-ante.

Mi perdo qualcosa?

Si' purtroppo ti stai perdendo qualcosa. Come sandro ha cercato di spiegare, time inconsistency non ha a che vedere con la capacita' di concepire politiche ragionevoli, o con il fatto che l'esecutore domani e' diverso dall'esecutore oggi, ne' con il fatto che se le cose vanno bene domani avremo piu' o meno gettito.

Supponi che il gettito sia dato, nel senso che abbiamo bisogno di raccogliere domani una somma fissa pena la fine del mondo, e che l'unico problema domani sia se tassare il lavoro o il capitale per raccogliere questo gettito. Ci sono solo due periodi, oggi e domani; dopodomani arriva una meteora e distrugge tutto quindi del dopodomani non ci preoccupiamo. 

Il problema e' che la politica ottima ex-ante non e' ottima ex-post. Ex ante la migliore politica sarebbe la promessa di non tassare capitale domani (cosi' la gente investe oggi e - visto che il gettito e' fissato - domani si produce di piu' e si sta tutti meglio), ma quando il domani arriva diventa ottimo tassare il capitale (tanto hanno gia' investito - e supponiamo che dopodomani il mondo sparisce) piuttosto che il lavoro, che fa lavorar meno la gente. In assenza di una promessa credibile a non tassare il capitale, la gente investe meno per non avere troppo capitale tassabile domani, ma si finisce per stare peggio. 


Prima che martino me lo chieda in chat

:-) Chiarissimo grazie!

 

Certo la questione pone problemi politici non indifferenti, nell'esempio italiano dell'euro chi ha votato per "legarsi le mani" era veramente consapevole dell'impegno preso e di ciò che implicava? E d'altro canto è possibile (utile, conveniente, etico...) ignorare la volontà popolare per "mantenere la promessa"? Nel caso la risposta alla prima domanda fosse negativa sarebbe anche una promessa "estorta con l'inganno"...




Ovviamente c'erano diversi motivi per entrare nell'euro, c'era chi aveva l'idea dell'europa unita, chi pensava al commitment, etc...  Nel caso del commitment in un certo senso si paga un costo oggi per evitare un costo maggiore alle generazioni future, un po' come quando si implementano politiche ambientalistiche. In questo senso e' etico, conveniente, utile, ... ovviamente dipende da quanto la societa' ha a cuore le generazioni future rispetto a quelle presenti.