Titolo

Euro, domanda, e produttività: un viaggio nel mito. Parte 1

1 commento (espandi tutti)

...ad esempio su Goofynomics ne linkano varie, non ho avuto però il tempo per leggerle con attenzione. Tutte naturalmente prevedono un temporaneo blocco ai movimenti di capitale per decreto, come si è fatto a Cipro.

Guardi, innanzitutto, io intendevo per "proposte chiare e coerenti" tutto l'impianto di interpretazione della crisi (con l'eccezione appunto della spiegazione del declino di produttività), metodo di risoluzione e strategia di governo futuro dell'economia italiana (anche se ritengo che ad es. Bagnai sottovaluta la necessità di una politica monetaria attenta al problema di time consistency), non semplicemente "come si esce dall'euro".

Secondo, io non ritengo che uscire dall'Euro sia un problema strettamente tecnico, è più che altro un enorme problema politico, a causa dei blocchi di interesse e potere strettamente legati a questa esperienza, la risoluzione del quale fa apparire l'aspetto tecnico banale. Non mi dilungo naturalmente su questo punto.

Poi, sono d'accordo col Prof. Monacelli nel dire che uscire da un'area valutaria non è uguale a svalutare, ci sono conseguenze "dinamiche" molto più ampie. Però dovremmo considerare anche la situazione drammatica in cui ci troviamo, e il fatto che le persone che lavorano nei mercati "mica so' fessi", e sanno che in queste condizioni l'Euro non è sostenibile, come scrive il Prof. Monacelli, e che hanno scommesso sulla sua rottura (secondo molti, portando così all'aumento dello spread) per cui potrebbe anche darsi che vedano l'uscita come un (salutare?) "ritorno alla normalità". Perché non ne discutiamo a livello teorico?

Infine, se proprio vuole conoscere nei dettagli un piano tecnico di uscita dall'euro, si rivolga in Banca d'Italia. Se ha le conoscenze giuste, probabilmente le mostreranno il "piano B" di cui si è tanto vociferato (Tremonti, De Bortoli).

Saluti

P.S. Mi riferisco ora in particolare al signor Caldarella: ho raggiunto il limite dei tre commenti giornalieri, le risponderò successivamente. Mi dispiace non potermi firmare per nome e cognome, solitamente lo faccio, ma non è consigliabile per me dal punto di vista professionale farlo in questo contesto, nella misura in cui voglio discutere in questo contesto in tutta franchezza e con la curiosità e l'apertura mentale che spero di riuscire a manifestare.