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Euro, domanda, e produttività: un viaggio nel mito. Parte 1

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Stefano, il problema di time inconsistency NON è un problema di mancato allineamento tra le preferenze dei cittadini e quelle del governo.  Ne soffre anche un governo che rispecchia fedelmente le preferenze dei cittadini (o almeno della maggioranza). L'esempio ora classico usato da Prescott riguardava la tassazione dei redditi da capitale.  Supponiamo che il governo, che rispecchia fedelmente le preferenze della maggioranza dei cittadini, decida di non tassare i redditi da capitale per favorire gli investimenti e far sviluppare il paese. Dato che gli investimenti producono frutti nel lungo periodo, la promessa deve valere nel lungo periodo, quindi immaginiamo che il governo/cittadini  prometta esenzione dalle tasse per 20 anni.

Ora fai passare 10 anni. Gli investimenti sono stati fatti e il paese si è sviluppato. Mantenere la promessa di esentare il capitale significa a questa punto tenere alte le imposte sul lavoro, il ché è distorsivo e rallenta la crescita. A quel punto, una volta fatti gli investimenti, è ottimale per il governo, che rispecchia esattamente le preferenze dei cittadini, rinnegare la promessa e tassare i redditi da capitale.  Un referendum produrrebbe gli stessi risultati. Naturalmente questo significa che la promessa di esentare i redditi da capitale non è credibile fin dall'inizio e per conseguenza, dato che tutti si attendono venga disattesa, non produce i benefici sperati.

Il problema di time inconsistency è assai complicato. Richiede o istituzioni molto rigide che non permettano di cambiare decisione una volta presa (cosa che però genera altri problemi, dato che impedisce di correggere scelte che si rivelano ex post sbagliate) o istituzioni che  sviluppino nel tempo credibilità (cosa che non si fa per decreto ma solo nel lungo periodo con comportamenti coerenti). 

Grazie Sandro del chiarimento.

Però mi rimane un dubbio. Nell'esempio di Prescott, il fatto chea 10 anni vi sarà una crescita è un risultato atteso della scelta politica di ridurre l'imposizione sui redditi da capitale. Si potrà discutere se vi sia uno scostamento sulla previsione, ma sicuramente non è un risultato "anomalo".

Vi sarà, grazie alla crescita economica, anche un maggior gettito fiscale. Se, sempre ex-ante, si ritiene che ridurre le tasse sui redditi sia cosa buona (lo è) è sufficiente che le tasse vengano ridotte mantenendo invariata, o comunque con una crescita inferiore, la spesa pubblica. E anche questo si può stabilire ex-ante. L'intervallo di 20 anni per l'esenzione impositiva sarà quindi stato scelto come l'intervallo che massimizza (sperabilmente) l'effetto crescita su tutto l'intervallo.

In conclusione, non è che questa "time inconsistency" altro non sia che un nome per indicare se chi adotta una "policy" è credibile, ora e nel tempo, ossia ha la capacità di concepirne di ragionevoli e di implementarle consistentemente?

Capisco ci sia un problema anche temporale, per cui chi adotta una "policy" potrebbe non esserne l'esecutore nel tempo. E un paese potrebbe, come l'Italia per esempio, avere non solo istituzioni di per se poco credibili, ma che cambiano politiche fondamentali di anno in anno (tasso la casa, ma anche no. Abbasso il cuneo fiscale, ma anche no, meglio togliere l'IMU). Ma questo non ha a che fare con l'ottimalità nel tempo di una politica, che per lo meno negli esempio che hai fatto, può essere calcolata ex-ante.

Mi perdo qualcosa?

Si' purtroppo ti stai perdendo qualcosa. Come sandro ha cercato di spiegare, time inconsistency non ha a che vedere con la capacita' di concepire politiche ragionevoli, o con il fatto che l'esecutore domani e' diverso dall'esecutore oggi, ne' con il fatto che se le cose vanno bene domani avremo piu' o meno gettito.

Supponi che il gettito sia dato, nel senso che abbiamo bisogno di raccogliere domani una somma fissa pena la fine del mondo, e che l'unico problema domani sia se tassare il lavoro o il capitale per raccogliere questo gettito. Ci sono solo due periodi, oggi e domani; dopodomani arriva una meteora e distrugge tutto quindi del dopodomani non ci preoccupiamo. 

Il problema e' che la politica ottima ex-ante non e' ottima ex-post. Ex ante la migliore politica sarebbe la promessa di non tassare capitale domani (cosi' la gente investe oggi e - visto che il gettito e' fissato - domani si produce di piu' e si sta tutti meglio), ma quando il domani arriva diventa ottimo tassare il capitale (tanto hanno gia' investito - e supponiamo che dopodomani il mondo sparisce) piuttosto che il lavoro, che fa lavorar meno la gente. In assenza di una promessa credibile a non tassare il capitale, la gente investe meno per non avere troppo capitale tassabile domani, ma si finisce per stare peggio.