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Euro, domanda, e produttività: un viaggio nel mito. Parte 1

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Rilegga, prego.

PZ 15/8/2013 - 12:15

Non c'è nulla di inaccettabile in ciò che ho scritto. Ho soltanto ho espresso un'opinione, che ritengo utile per la comunità degli economisti - quale quella che s'incontra su questo sito - per cui il non aver presidiato criticamente gli aspetti macroeconomici e monetari, es. dell'euro, ha lasciato aperto il campo a ipotesi e opinioni che qui siamo tutti d'accordo nel ritenere meno aggiornate e credibili. Ma è un errore che si può ancora riparare.

Forse lei non ha compreso il commento poiché non conosce bene l'aspetto politico della critica di, ad esempio, Bagnai, il quale sostiene che l'imposizione del cambio fisso sia stata anche un modo di vincolare le scelte di politica economica in modo da limitare i margini per la contrattazione salariale in senso favorevole all'aumento dei salari reali. È realistica questa ipotesi? Non so, ditemelo voi: qui nessuno mette in discussione l'integrità morale o democratica degli animatori di questo sito, o degli economisti in generale (potrei mai farlo io, poi?).

Ribadisco un concetto: l'aspetto politico delle "teorie di Bagnai" mi risulta molto più interessante della sua analisi economica, che ritengo banale e semplicistica, poiché ben si accorda alla teoria del "vincolo esterno", che è uno schema di interpretazione politologico delle scelte fondamentali di politica interna e internazionale dell'Italia degli ultimi trent'anni. Sminuirne la portata e non discutere di questi aspetti quando, ad esempio, si parla del valore di politiche economiche temporalmente coerenti e basate sulle regole rafforza a mio modo di vedere la critica.

Saluti

Lasciando perdere l'ipotesi che come sostiene Bagnai "L’unico modello che si riconcilia coi dati ci dice una cosa diametralmente opposta: proprio perché è un problema di produttività l’euro (cioè l’improvvisa rivalutazione della lira e l’adozione di un cambio sopravvalutato) c’entra, e come!" e che quindi TUTTE le altre spiegazioni sono da scartare, quale aspetto POLITICO hanno le parole di Bagnai?
Cioè quale ipotesi POLITICA c'è nelle logorroiche tirate di Bagnai?
Io non ne vedo, se non l'ipotesi che svalutare la moneta e rendere più rigido il mercato del lavoro sono la panacea della crescita economica.

Questa risposta è di una ingenuità colossale. Interpretare "politicamente" certe proposte, come suggerito, implica avere una visione complottistica della situazione economica del paese che finisce per alimentare l'ignoranza economica del popolo bue  (prima è colpa dei cinesi, poi dei tedeschi, poi di qualche oscuro manovratore servo dei padroni che vuole limitare le decisioni democratiche...). Ma non capisce che in questo modo si potrebbe sostenere che nemmeno una legge fiscale è democratica, visto che non è sottoposta a istantaneo referendum? E anche se lo fosse, che dobbiamo dire dei diritti della minoranza che ha perso? ... di qui non si esce.

Certo che un trattato internazionale limita le possibilità di scelta per un governo/ parlamento / popolo. È stato adottato (democraticamente), proprio per far star meglio quel popolo (bue) e qui si sta cercando di spiegare questo. Se poi qualcuno ha una visione coerente che spiega perché si sbaglia, si faccia avanti. 

Ingenuità.

PZ 17/8/2013 - 19:25

Ingenuità mi pare aprioristicamente catalogare come "complottismo" una tesi sostenuta nelle letterature delle scienze sociali, solo perché lontana dagli schemi interpretativi riduzionisti e schematici dell'economia politica. (Mi riferisco alla teoria del "vincolo esterno", per cui si è scelto l'aggancio europeo al fine di restringere il campo delle scelte politiche ed economiche dell'Italia dagli anni '80 in poi; la Bagnaipolitics non è altro che l'applicazione della stessa specificatamente all'euro; rispondo così pure a Pietro Puricelli).

Ingenuità mi pare considerare le scelte delle classi dirigenti che hanno effettuato determinate scelte di policy solamente in relazione alla loro efficienza ed efficacia, senza alcun riguardo nei confronti di quali "interessi speciali" possano averle influenzate, quali reti di relazioni (networks) legassero gli interessi speciali e i protagonisti delle scelte, o come la rappresentanza parlamentare in un voto su un tema altamente tecnico e critico - magari con alle spalle una forte campagna di propaganda e informazione distorta - possa non avere limitata qualità democratica (sto utilizzando termini strettamente accademici giusto per diffondere un po' di sano complottismo tra professori).

Ingenuità mi pare interpretare in modo politicamente e distributivamente neutrale una proposta o scelta politico-economica effettuata per considerazioni di efficienza o per il raggiungimento di determinati benefici, i cui costi però sono per chi effettua le stesse scelte trascurabili al contrario che per gli altri: chissà, forse la maggioranza della popolazione.

 

P.S. Ho una formazione politica profondamente anti-complottista e democratica; a me pare che chi voglia piuttosto imporre dall'alto scelte al "popolo bue" è chi si trincera dietro la "verità tecnica". Saluti.