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Euro, domanda, e produttività: un viaggio nel mito. Parte 1

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  "siamo sicuri che la flessibilità del cambio ce la sapremmo meritare? Che la sapremmo gestire? Ma la storia economico-politica di questo paese l'abbiamo dimenticata?"

Io me la ricordo, ma dopo l'entrata dell'Italia nell'area valutaria vi è stato un qualche miglioramento istituzionale o un "guadagno importato di credibilità" dei quali non mi sono accorto? La storia e la politica ha subito qualche miglioramento rispetto al passato? Io ricordavo che eravamo sprofondati in tutti quegli indici internazionali che qui dentro si riportano senza sosta.

Ma lasciamo perdere l'Italia che, nonostante sia la 3^ economia dell'EZ, membro del G8 e nona potenza esportatrice al mondo (sopra la GB), su questo sito finisce sempre e comunque per essere paragonata al peggior stato sudamericano. C'è qualche altro paese che una volta entrato nell'euro ha migliorato il suo assetto politico-economico o che ha migliorato le proprie istituzioni? Il Portogallo, una volta agganciato il cambio, ha "importato credibilità"? La Grecia? La Francia, o la Spagna, hanno migliorato il loro profilo politico istituzionale grazie ai nuovi vincoli monetari e valutari?

Forse, se con "guadagnare credibilità" s'intende l'apparente e illusorio appiattimento del "rischio paese", grazie soprattutto all'eliminazione del rischio cambio, che ha permesso all'enorme liquidità globale di fare affluire investimenti diretti esteri in alcuni paesi, e soprattutto in alcuni settori considerati più redditizi, beh, allora si: Spagna, Irlanda, Portogallo, Cipro, Slovenia, Olanda, hanno tutti beneficiato di questo tipo di credibilità. Però, se prendiamo un orizzonte temporale di una 15ina di anni, non so quale sia stato il beneficio netto. Anche perchè quelle economie, grazie a quegli investimenti, non è che hanno dato vita a nuove Silicon Valley mediterranee o nuove Apple europee. Sostanzialmente sono cresciute sopra una gigantesca bolla che, una volta esplosa, li sta riportando ai valori di partenza. E il sudden stop e il flight to quality degli ultimi anni è lì a dimostrare che quel guadagno di credibilità altro non è stato che un semplice abbaglio degli "investitori efficienti".

Poi cosa s'intende per "italietta delle svalutazioni"? Che prima di aderire ai vincoli europei (di cui poi tutti, a cominciare da Francia e Germania, si sono in qualche modo fregati) l'Italia aveva un peso geopolitico inferiore rispetto a quello assunto poi all'interno dell'Euro Zona? A veder bene la storia degli ultimi 30'anni non mi parrebbe.

Ma poi qual è la tesi di fondo? Che se domani uscissimo dall'euro (ed io non me lo auguro, per diverse ragioni), Bankitalia inizierebbe a stampar moneta come nemmeno il Venezuela e l'Argentina, e Saccomanni incomincerebbe a fare deficit del 10-15%? Un'ipotesi un tantino forte da sostenere.

Perchè, vedete, sta bene fare un buon lavoro nell'eliminare quelle che responsabilità (a molti piace chiamarle moralisticamente "colpe") dell'Euro non sono nella crisi, però sarebbe anche opportuno spiegare bene e con altrettanta chiarezza quali sono i "meriti", dato che per valutare se conviene o meno restare in questa Area Valutaria (non)Ottimale una cerca di ragionare in termini di costi e benefici concreti, non ipotesi (eufemisticamente definibili) un po' forzate.

Gianluca

Ps qui riporto il paper della BIS molto chiaro rispetto ai problemi dell'Euro Zona che mi pare essere stato trascurato

Basta che si chieda: l'Italia aveva mai avuto simultaneamente tassi di interesse, di inflazione e debito pubblico/PIL così bassi come nei primi anni dell'euro (rispetto ai precedenti 20 anni)? Importare credibilità significa questo (in senso strettamente economico): riuscire ad abbassare inflazione, debito e tassi *contemporaneamente*. Senza doverci trovare, come adesso, a dover invece augurarci di avere maggiore inflazione EX-POST per poter abbattere il debito.

Riguardo a capital flows verso la periferia, due cose. Primo, sarebbe un male il fatto che Euro sia stato motore di quei flows? Il fatto che, ad esempio, il Portogallo non ne abbia approfittato, è colpa dell'euro o del Portogallo? (si veda paper di R. Reis citato in bibliografia)

Secondo, e tragicamente: perchè capital flows sono stati così timidi verso l'Italia? Perchè l'Italia è stato l'unico dei paesi della periferia a non avere un boom nei primi anni dell'euro? Anche qui: un problema di istituzioni economiche di bassa qualità. Di chi è la colpa se queste istituzioni non sono state cambiate? Dell'euro? Quand'è che questo paese guarderà finalmente in faccia la realtà?