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Euro, domanda, e produttività: un viaggio nel mito. Parte 1

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Ingenuità.

PZ 17/8/2013 - 19:25

Ingenuità mi pare aprioristicamente catalogare come "complottismo" una tesi sostenuta nelle letterature delle scienze sociali, solo perché lontana dagli schemi interpretativi riduzionisti e schematici dell'economia politica. (Mi riferisco alla teoria del "vincolo esterno", per cui si è scelto l'aggancio europeo al fine di restringere il campo delle scelte politiche ed economiche dell'Italia dagli anni '80 in poi; la Bagnaipolitics non è altro che l'applicazione della stessa specificatamente all'euro; rispondo così pure a Pietro Puricelli).

Ingenuità mi pare considerare le scelte delle classi dirigenti che hanno effettuato determinate scelte di policy solamente in relazione alla loro efficienza ed efficacia, senza alcun riguardo nei confronti di quali "interessi speciali" possano averle influenzate, quali reti di relazioni (networks) legassero gli interessi speciali e i protagonisti delle scelte, o come la rappresentanza parlamentare in un voto su un tema altamente tecnico e critico - magari con alle spalle una forte campagna di propaganda e informazione distorta - possa non avere limitata qualità democratica (sto utilizzando termini strettamente accademici giusto per diffondere un po' di sano complottismo tra professori).

Ingenuità mi pare interpretare in modo politicamente e distributivamente neutrale una proposta o scelta politico-economica effettuata per considerazioni di efficienza o per il raggiungimento di determinati benefici, i cui costi però sono per chi effettua le stesse scelte trascurabili al contrario che per gli altri: chissà, forse la maggioranza della popolazione.

 

P.S. Ho una formazione politica profondamente anti-complottista e democratica; a me pare che chi voglia piuttosto imporre dall'alto scelte al "popolo bue" è chi si trincera dietro la "verità tecnica". Saluti.