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Euro, domanda, e produttività: un viaggio nel mito. Parte 1

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Anche lei qui è vittima di fallacia. Dice che "il giusto tasso di cambio reale serve a equilibrare il balance di current account". Credo che qui (in totale buona fede si intende) risulti chiaro l'errore logico di chi non viene dalla teoria economica. SIA  tasso di cambio reale CHE current account balance sono variabili endogene. Si determinano a vicenda. Per giunta in modo dinamico. (Ricordo un surreale dialogo di Bisin con Borghi + truppe sulle cd "relazioni bivariate". Concetto completamente oscuro al presunto economista B.).

Per cui pensare che tasso di cambio reale "causi" CA balance è già un errore in partenza.  Tasso di cambio influenza CA balance, e viceversa.La relazione è complessa, e come detto dinamica. Se ne esce solo con modelli dinamici (sia teorici, che di analisi econometrica, tipo Vector Auto Regression. Mi scuso per il tecnicismo, ma qui è veramente impossibile usare altri strumenti)

Oppure "che il tasso di cambio debba essere allineato in modo  da ottenere un certo obiettivo di CA balance". Questa idea presuppone che si sia stabilito un target o obiettivo ottimale del CA balance, e che la politica economica (monetaria e/o fiscale) debba reagire sistematicamente con i propri strumenti per raggiungere quel target. Nuovamente, qui siamo in completely unchartered territory.

Il tasso di cambio reale è un prezzo (relativo). Come ogni prezzo si determina in equilibrio. Cioè  è il sintomo, la risultante, di forze e relazioni sottostanti, che hanno a che fare con domanda e offerta e con le risposte agli shock (questi esogeni) che colpiscono l'economia.

Trattiamolo per quello che è.

Le retroazioni tra CA e valore della moneta non sembrano creare grosse complicazioni, almeno se ignoriamo fattori esterni ed indipendenti. Io l'ho sempre vista così:

Se hai il saldo CA negativo e il mercato valuatario è completamente libero la tua moneta si deprezza per la legge della domanda e dell'offerta (c'è più domanda di moneta estera che di moneta nazionale). Se il deprezzamento non è stato "congruo" ci sarà ancora uno squilibrio CA (inferiore), se positivo la moneta si apprezzerà, se negativo la moneta si deprezzerà. Il risultato di queste retroazioni (assumento che tutto il resto rimanga sempre uguale) apparentemente è una convergenza asintotica a zero del saldo CA e una convergenza ad un certo valore p* del tasso di cambio. Sbaglio a vederla così? Ho capito male? Quali complicazioni ulteriori ci sarebbero nell'interazione di questi due parametri?

Tra l'altro ci sono studi sull'ipotetico apprezzamento o deprezzamento del cambio euro-dollaro in caso di rottura della moneta unica, come questo (pag.6), che mostra valori che sembrano corrispondere alla situazione dei saldi CA dei vari paesi.

D'altra parte: per quale motivo ci aspettiamo che con l'uscita dall'euro Ita, e Spa avranno monete deprezzate e la Germania no? E' giusto aspettarselo? In base a che cosa? Il saldo CA non c'entra nulla?