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Euro, domanda, e produttività: un viaggio nel mito. Parte 1

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Scusi

Giorgio 19/8/2013 - 21:45

Scusi per la confusione sul cognome, l'ora tarda, il caldo, il vino... :) e anche per le domande insistenti...

a) Il tasso di cambio reale, dipendendo anche dai prezzi esteri (a maggior ragione quando il tasso di cambio nominale è fisso) non è esogeno?

b) Perché mai i dati dovrebbero rispecchiare dei valori di equilibrio delle variabili? (Se ho capito "la variabile misurata "export" non vuole dire "domanda". Vuol dire quantità di export "di equilibrio", cioè: X_dom=X_offerta=X_equil. ")

c) Nella frase "È evidente che dY causa dLP, ma e' altrettanto evidente che vale anche il viceversa, cioè che dLP causa dY." mi pare che lei si riferisse al PIL, cioè che Y fosse il PIL reale, qui invece Y è l'output, cioè immagino il  volume della produzione (quantità di prodotto). Non mi pare che siano la stessa cosa. Se la produttività del lavoro aumenta, e la manodopera non diminuisce più che proporzionalmente, aumenta anche il prodotto ma... questa produzione aggiuntiva viene venduta e diventa PIL o si accumula sotto forma di scorte di invenduto, prima magari di essere avviata alla discarica?

Se ha letto "Il tramonto dell'euro" (che è del 2012 non del 2013) avrà presente la storia dei 100 caffè.