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Euro, domanda, e produttività: un viaggio nel mito. Parte 2

5 commenti (espandi tutti)

mi aggrego...

PJ 22/8/2013 - 19:29

Mi aggrego alla domanda di Martino…da semplice appassionato ma assolutamente non esperto, mi piacerebbe avere l’opinione del professor Monacelli su possibili metodi per rendere “ottimale” la gestione dei flussi in una currency área…la butto li, consapevole di poter fare un errore banale: unione bancaria con meccanismi di loss sharing accentrati puo’ essere un primo passo importante (e, ahime, assente prima del 2008)?

Se non è troppo disturbo, mi piacerebbe avere la sua/vostra opinione anche su altri aspetti (mi scuso se vado forse un po fuori tema..):

a)      Siete d’accordo nel considerare che la principale causa dell’imbalances creatasi nel periodo 2003-2008 è da ricercarsi in errori di política monetaria USA e in parte Eurozona, con tassi tenuti troppo bassi per troppo tempo, creando quel massiccio afflusso di capitali in asset “periferici” (EM, ABS, PIGS, Commodities, etc etc) alla ricerca del “carry” facile, e alimentando quella asset reflation esplosa poi nel 2008? Forse è solo una mia impressione, ma tutte le persone che mi citano tesi euro-exit, tendono a considerare il fenómeno del capital flight+sudden stop come una cosa nata e sviluppatasi solo nell’eurozona, quando invece mi pare non sia cosi.

b)      Quando si discute sui famosi costi/benefici di una euro exit, molti dei sostenitori della euro exit si concentrano  solo su aspetti “nazionali” (effetti in termini di inflazione, benefici della svalutazione per export, etc etc..che, a ben vedere, sono dei meri effetti redistributivi tra diversi attori economici, ovvero tra debitori e creditori) tralasciando ,a mio avviso, il costo piu importante, che renderebbe la rottura dell’euro un evento potenzialmente drammatico: vale a dire le perdite che questo fenómeno genererebbe nei bilanci delle banche. M attenzione, non parlo solo delle banche italiane che detengono BTP, ma soprattutto delle banche tedesche e francesi che detengono titoli governativi di Italia, spagna&co…e che detengono titoli obbligazionari e partecipazioni in banche di Italia, spagna&co. In sostanza, si potrebbe fácilmente assistere al “lehman moment” in europa: se alcune di queste grandi banche salta a causa delle perdite, queste avrebbe degli effetti sistematici per l’economia europea e globale enorme, vale a dire potenziale blocco dei flussi finanziari e reali. A quel punto, avremmo una moneta svalutata, ed una domanda globale fortemente ridotta. Effetto sulle esportazioni? Ovviamente difficile da dire per un amatore come me…se guardiamo all’esperienza Lehman, l’EUR si è deprezzato di oltre il 20% rispetto alle valute dei pricipali partner commerciali, e gli export di tutti i Paesi dell’area euro verso il resto del mondo sono letteralmente crollati, a causa del crollo della domanda globale che ha piu che offsettatato l’effetto svalutazione. Quindi ci rimarrebbero solo i costi dell’uscita, e i benefici di breve termine legati ad un rimbalzo degli export non sarebbero poi neppure cosi sicuri.

c)       Il pericolo di trovarsi in una situazione alla Lehman (cioè crollo di domanda globale e altra Great Depression) ha già spinto tantissimi economisti a schierarsi contro l’ipotesi di una euro exit. Lo stesso De Grauwe, spesso citato dagli euro exiters, ritiene che la rottura dell’euro è da evitare per gli enorme costi economici e social che comporterebbe. Tra l’altro è curioso che de Grauwe è spesso citato dai sostenitori Euro exit per la sua brillante analisi del capital flight/sudden stop all’interno dell’UE, ma si dimenticano spesso di dire che, partendo dalla stessa analisi, arriva a conclusioni opposte alle loro. Certo, gli euro exiters aggiungono sempre:”noi proponiamo di uscire dall’euro in modo ordinato, si fa cosi”…ma è proprio l’impossibilità di decomporre l’area Euro in modo “ordinato” che spinge de Grauwe e altri a dire che i costi sarebbero enormi!  Ricordate cosa si diceva ai tempi di Lehman? “subprime market? Sono solo 100 billion, mercati piccolissimo, che non ha effetti di sistema…Lehman default? Non è un problema, con le banche centrali che forniscono liquidità, si puo gestire in modo ordinato”…e abbiamo visto cosa è successo. Nel caso del break up ordinato, si sentono piu o meno le stesse cose..banche centrali che forniscono liquidità, blocco di capitali, conti con la calcolatrice per vedere quanti BTP ci sono nelle pance delle banche europee (senza considerare i bond e le azioni delle banche, i derivati, etc etc)…pensare di gestire tutto questo in modo “ordinato” è pura follia…

Chiedo scusa in anticipo se sono andato fuori tema. Se le mie domande sono troppo banali o non interessanti, o semplicemente non pertinenti, accetto una “non risposta”…J

Grazie, post con molti spunti. Ma è veramente difficile rispondere in poche righe. Se Nfa mi darà altro spazio, cercherò di farlo in futuro. Accenno solo al fatto che il tema della gestione ottimale dei K flows in una unione monetaria è del tutto alla frontiera della ricerca. (e ben presente sul mio tavolo in ufficio..) Farhi e Werning (due tra i migliori macroeconomisti giovani del mondo) se ne sono occupati in parte in un paper recente

https://dl.dropboxusercontent.com/u/125966/trilemma.pdf

Ma di fatto ancora non sviluppano il tema all'interno di una currency area, che è cosa diversa da tassi di cambio fissi.

grazie

PJ 26/8/2013 - 12:09

grazie per la risposta, leggero' con attenzione, e spero davvero che questa collaborazione tra Lei e NfA possa continuare. Stavo un po perdendo le speranze circa la possibilità di avere discussioni pacate e "sui contenuti" via blog, ma Lei e NfA mi avete ridato un po' di speranza.:-)

my two cents

marcodivice 26/8/2013 - 01:44

a. non sbagli. in molti hanno criticato duramente la politica di greenspan di tassi bassi.

anche il prezzo delle materie prime, petrolio in testa, per me ha un ruolo fondamentale nella crisi.

b+c. questo è il punto cruciale dell'intero discorso.I sostenitori dell'uscita + svalutazione, sorvolano sempre su questi due punti perchè gli sono con tutta evidenza contro. Vengono cronologicamente prima del dispiegarsi degli eventuali, molto eventuali a parer mio, benefici di una svalutazione e sono molto difficili da gestire.Per uscire bisogna denunciare il trattato e quindi uscire dalla ue, negoziare quindi nessuna garanzia sulla necessaria segretezza e rapidità dell'operazione, oppure decidere tutti insieme il ritorno alle monete nazionali.ad oggi nessuna delle tre strade è percorribile. Se questo da solo non basta per convincere gli entusiasti del ritorno alla lira,oltre a quello che hai descritto, la più che probabile necessità di  ricapitalizzare il sistema bancario nazionale, il Core tier 1 essendo ottenuto grazie a titoli di stato mark to market con tutta probabilità sarebbe spazzato via,per non parlare dei debiti delle aziende in $ e £ ecc.,dovrebbe chiudere il discorso.

Come si faccia a parlare di breakup o uscita ordinata, è davvero un mistero.

anche michele

dragonfly 26/8/2013 - 12:38

 Ricordate cosa si diceva ai tempi di Lehman? “subprime market? Sono solo 100 billion, mercati piccolissimo, che non ha effetti di sistema…

anche michele boldrin espresse la stessa valutazione. non glielo rinfaccio di certo, ai miei occhi la sua autorevolezza è anzi successivamente aumentata, perchè ha mostrato di saper cambiare idea per tener conto dei fatti, sempre ingombranti.

cosa che non fanno, con assoluta evidenza, gli euro exit.  tirare calci alla tv via cavo sperando di continuare a vedere film porno...sfasciare tutto, ma proprio tutto, per una soddisfazione modestissima, risaputa e effimera, è un programma? e quale?  quale pulsione dell'elettorato vellica?