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La crisi dei treni a vapore

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Pirla?

Fabrizio Bercelli 22/8/2013 - 12:40

Chiamando Pirlonia l'Italia, Famularo suggerisce che la ragione per cui l'Italia va come va, è che gli italiani sono in prevalenza stupidi (nel senso di Cipolla, come ricordato da Puricelli). 

Forse è vero, almeno in parte. Ma il tema è troppo importante per liquidarlo con qualche battuta o impressione sommaria. Ha poi un'importanza pratica decisiva per un movimento come Fare, cui anche Famularo aderisce (come me e credo molti altri partecipanti a nfa).

Ammesso che il programma di Fare è assai meglio degli altri, e ammesso che ciò è lontanissimo dal garantirne il successo, ci si può chiedere seriamente, da ricercatori empirici, quali fattori determinino il successo di un partito rispetto a un altro, nella particolarissima situazione italiana attuale. Per poi decidere, quelli di noi cui interessa, come muoversi a livello politico, che fare di Fare.

Non essendo in grado di dire niente di fondato al riguardo, cerco di provocare chi ne sappia più di me e possa  avviare una discussione costruttiva al riguardo. Mi limito a due ipotesi sommarie, l'una non esclude l'altra.

Ipotesi "Pirla". In Italia, giornalisti e cittadini non sono quasi in grado di distinguere le favole dai fatti (cito Bisin). Lo sforzo di spiegare razionalmente come stanno le cose, per quanto grande e organizzato e diffuso, sarà insufficiente. Anche quando sia rivolto a chi avrebbe tutto da guadagnare dal capire come stanno effettivamente le cose. Bisogna quindi aggiungere al lavoro di spiegazione e divulgazione razionale qualcosa di diverso. Che cosa?

Non ho una risposta precisa, ma credo che la risposta abbia a che vedere con la credibilità personale di chi propone diagnosi e terapie. Credibilità, beninteso, per gli italiani e le italiane così come sono ora. Perché, ad esempio, Grillo è apparso credibile a tanti? Forse è stato reso credibile dalla carica emotiva, verosimilmente autentica, che ha saputo mettere nelle sue esternazioni (http://giovannacosenza.wordpress.com/2012/10/29/come-comunica-grillo-1-il-corpo/). Analogamente si tratta di capire perché Berlusconi o Renzi siano apparsi o appaiano credibili. Non sono le proposte demagogiche di Berlusconi (abolizione dell'ICI e dell'IMU) o di Grillo (reddito di cittadinanza) a essere di per sé convincenti, è che l'uno e l'altro sono riusciti nel difficilissimo compito di venderle come credibili. Non dico che si debba fare come loro. Dico che bisogna inventarsi qualcosa sul piano della credibilità per le masse italiane. Nella misura in cui vale l'ipotesi suggerita dal post di Famularo.

Ipotesi "Boldrin". Il programma di Fare comporta (butto lì delle cifre spannometriche) che 5 milioni di famiglie italiane staranno subito alquanto peggio e 20 milioni staranno nettamente meglio, ma non subito. Come mobilitare almeno una parte consistente di quella maggioranza potenzialmente avvantaggiata? Mobilitarla così tanto da piegare la resistenza fortissima della minoranza danneggiata, sostenuta da sindacati e partiti tuttora prevalenti. E' un problema enorme, anche a prescindere dall'eventuale alto grado di "pirlaggine" degli elettori italiani. Ad esempio, io -- professore universitario in pensione, straordinariamente onesto, competente e lungimirante, con tre figli e due nipotini -- sarei ben disposto a sacrificare 1000 dei miei 3500 euro di pensione netta se ciò davvero servisse a garantire un futuro migliore ai miei figli e nipoti. Ma sono probabilmente una trascurabile eccezione. Come convincere e mobilitare quelli come me? E convincere e mobilitare quelli come i miei figli, che possono preferire di contare sulla mia attuale pensione (che pure gli offre un sostegno parziale e un po' mortificante, ma certo) piuttosto che sui prevedibili ma non certissimi vantaggi di una possibile crescita economica favorita dai tagli di tasse consentiti dal taglio di pensioni come la mia? E' già complicato da dire, figurarsi da crederci. Magari, la butto lì, potrebbe servire un appello e un impegno militante dei "nonni del Fare" che la pensano come me.  E' solo un esempio, per dare un'idea di ciò che si potrebbe intraprendere per affrontare un problema, ripeto, enorme. Che non può essere sottovalutato con sterili atteggiamenti illuministi, né esorcizzato con simpatici e intelligenti apologhi su Pirlonia.

Chiamando Pirlonia l'Italia, Famularo suggerisce che la ragione per cui l'Italia va come va, è che gli italiani sono in prevalenza stupidi nel senso di Cipolla,

In realtà il "caso Italia" non è stato previsto dal professor Cipolla. Difatti in Italia, per tutta una serie di cause storiche, una scarsa mobilità sociale si è combinata con un sistema scarsamente meritocratico. Questo ha creato una situazione singolare con un elevato numero di "cretini" in posti di responsabilità. Quindi il problema non è tanto quantitativo quanto qualitativo. Un cretino comandante fa più danni di un cretino soldato semplice.

Sulla questione "come costruirsi una credibilità" i miei 2 cent: c'è poco da inventarsi.

La credibilità popolare dei "personaggi" che tu citi si è creata con interviste su mezzi di comunicazione simpatizzanti (se non di proprietà degli stessi) fatte da giornalisti compiacenti, con codazzi di pseudo intellettuali e opinion maker (più o meno direttamente prezzolati) che incensavano gli stessi. In questo modo anche i vaniloqui di un Vendola venivano presentati, all'elettore più distratto, come lungimiranti analisi politiche. Si aggiunga il supporto per motivi di interesse delle lobby (a seconda dei casi: DeBenedetti/Repubblica, Gruppo Fiat, CGIL, l'incredibile CL).

Grillo sembra fare eccezione***. Grillo ha costruito la sua credibilità sulla base del suo successo come comico. Comico che ha pagato con la censura e l'allontanamento la sua satira contro i politici (adesso che ci penso: Luttazzi ha copiato pure questo) e con le sue battaglie solitarie alle compagnie telefoniche, alla Parmalat ecc, ecc, cioè contro i "potenti" nell' immaginario popolare (e obiettivamente potenti anche nella realtà).

In questo momento Fare non può permettersi nessuna di queste cose. L'unica strada percorribile è quella seguita dalla Lega Lombarda (poi Lega Nord) agli albori. Purtroppo è una strada più lenta. Rispetto a quel movimento, Fare ha lo svantaggio di avere un programma più complesso da far capire ma ha il vantaggio, proprio in virtù del programma, di poter attirare strati di popolazione che alla Lega erano preclusi e la possibilità di usare i social network che, ai tempi, non esistevano.

PS

***dico "sembra" perchè io ritengo che alla credibilità di Grillo abbia contribuito, almeno inizialmente, una certa sinistra che voleva usarlo in chiave anti-Berlusconi e anti capitalismo. Questo prima di accorgersi delle sue intenzioni. Allo stesso modo credo che alla credibilità di Renzi abbia contribuito anche la stampa di destra, per usarlo in chiave anti Bersani e per creare zizzania nel PD (come se ce ne fosse bisogno). 

"Fare ha lo svantaggio di avere un programma più complesso da far capire" (Corrado Ruggeri)

Questo è un punto importante, sottovalutato da promotori e aderenti a Fare, che non trovano difficile ciò che invece è quasi inaccessibile ai più, anche istruiti. O almeno oggetto di forte scetticismo e diffidenza.

Rimedi? Uno potrebbe essere una schiera di testimonial abbastanza popolari, che inducano la gente a fidarsi di ciò di cui vorrebbero fidarsi, ma da soli non si fidano. Persone come Umberto Veronesi, per dire. O perfino qualche divo mediatico, al di là di Bocelli. Per dire, la svizzera Hunziger, reclutabile da qualcuno dei nostri specialisti elvetici. Scusate, scherzo, ma cerco di rendere l'idea.

Punta in questa direzione la mia mezza proposta sui "nonni del Fare": se un gruppo rispettabile di anziani fa una proposta che va contro ai suoi interessi immediati, ma a favore di figli e nipoti, può essere forse abbastanza credibile. E notiziabile.

Anche la lista degli economisti a sostegno di Fare  potrebbe forse essere valorizzata in questo senso, ammesso e non concesso che gli economisti siano più credibili dei semplici nonni ;-)

originali primi firmatari del manifesto dei dieci punti ci sta anche tale Enrico Montesano: non occorre scomodare la bella lato B di roberta slip...

Un altro rimedio è crearsi un'immagine riconoscibile, caratterizzante. Questo è per me un punto fondamentale.

La gente che non segue la politica attivamente quando sente parlare di Fare deve riuscire ad identificare immediatamente il movimento: "ah sì, quelli che vogliono ....". 

Sia chiaro che non sto dicendo di diventare delle macchiette o far demagogia (stile: "fermiamo i comunisti"; "meno tasse per tutti") sto dicendo di crearsi un'immagine che "attiri" i distratti e servono anche gli slogan e le dichiarazioni ad effetto, quelle che fanno guadagnare le prime pagine dei giornali.

Purtroppo è più facile coniare slogan da prima pagina se il messaggio è un basilare: "no ai negri" o "diritto di cittadinanza per tutti" che non con una posizione più articolata. Dire pirlate è sempre più semplice. 

Però ci si potrebbe buttare di traverso, con cose come: "Proposta di Fare: togliamo la cittadinanza italiana ai dirigenti pubblici che hanno creato ammanchi".

E' una pirlata (sempre meno delle due citate sopra) ma attira i media e fa capire chi sei.

Oppure creare, per gli articoli e le analisi di Fare, dei titoli "media setting", tipo: "Uscire dall'Euro ? Ogni famiglia italiana perderà 4000€, secondo le previsioni degli economisti di Fare".

I giornalisti delle agenzie leggono il titolo mica l'articolo, altrimenti la CGIA di Mestre avrebbe chiuso da tempo ;-)

Sono sicuro che tra i simpatizzanti di Fare ci sia gente in grado di elaborare una strategia per l'immagine del partito, si tratta di considerare la cosa prioritaria e decidersi a farlo.

PS

Da istrione qual è Giannino qualcosa aveva tentato, in modo estemporaneo, tipo le manette per sottolineare l'opposizione all' oppressione fiscale.

  Per amore di verità vorrei ricordare che il compianto Cipolla afferma che in ogni categoria (professori universitari od operatori ecologici) esiste una percentuale fissa (intorno al 10%) di cretini. Quindi, il caso di Pirlonia non può essere riferito alle idee di Cipolla. Io trovo invece che tali idee si adattano molto bene ai militanti di FARE (tra i quali il sottoscritto); leggendo lo statuto approvato, mi sono convinto che è stato preparato da quel 10% indicato da Cipolla, e che spero la Direzione abbia approvato senza leggere.  

ah, no.

dragonfly 23/8/2013 - 19:26

Per amore di verità vorrei ricordare che il compianto Cipolla afferma che in ogni categoria (professori universitari od operatori ecologici) esiste una percentuale fissa (intorno al 10%) di cretini.

 


cipolla afferma nella prima legge, che la percentuale dei cretini è invariante al sottoinsieme di umani considerato.

ma la ben più pregnante seconda legge, recita che la percentuale reale risulta essere inconoscibile ma sempre più alta della miglior stima che si possa azzardare a priori dopo esperimenti, test ectc. se stimo dunque sia il 10%, tutto andrà a catafascio perchè poi è il 12%. avessi stimato il 12%, il risultato non sarebbe cambiato e così via.

E convincere e mobilitare quelli come i miei figli, che possono preferire di contare sulla mia attuale pensione (che pure gli offre un sostegno parziale e un po' mortificante, ma certo) piuttosto che sui prevedibili ma non certissimi vantaggi di una possibile crescita economica favorita dai tagli di tasse consentiti dal taglio di pensioni come la mia?

 

il problema è la mancanza di credibilità, come nella time inconsistency. ridurre le pensioni alte non conseguite col contributivo (quasi tutte) è sicuramente equo e trasparente, ma potrebbe aprire abissi di sfiducia e timore nell'opinione pubblica tutta (anche quella non toccata dal provvedimento) che già non saltella in gioiose danze primaverili. "se non son sicure le pensioni, non lo saranno nemmeno la casa e i risparmi! ".

devo elencare i motivi per cui questa sfiducia nelle classi dirigenti si è formata? aesso però c'è, avviluppa tutto e tutti e ci tira a fondo.

La mia molto umile opinione è che quelli che ancora votano in Italia lo facciano in base a 2 presupposti:

1-che il voto vada a uno schieramento che ha qualche possibilità di contare qualcosa (voto utile)

2-che lo schieramento appaia il meno lontano possibile dal proprio sistema di valori

questo modello, per quanto rozzo spiega abbastanza bene perchè  

a-personaggi come  Berlusconi possano prendere ancora un certo numero di voti nonostante siano assolutamente inaffidabili e non abbiano fatto quasi niente di quello che avevano promesso

b-personalità come di Pietro possano agevolmente mettere su nuovi ppartitica

c-partiti come la Lega possano ancora essere considerati il male minore da un certo eelettorato 

In sintesi Ai fini del risultato elettorale conta poco se hai il programma più valido o se è quanto sei un persona per bene o affidabile: conta se hai ex ante chances entrare in Parlamento e a quale sistema di valori vieni accomunato (i dettagli del programma non lo legge nessuno)

non so cosa tu intenda come "sistema di valori", se solamente ideali o anche qualche cosa che si lega all'interesse economico ma io aggiungerei anche un

3-che il politico che voto faccia qualche cosa per me (pensione di invalidità, anzianità, contratti con lo stato, non esageri con la lotta alll'evasione anzi faccia un condono in ogni anno pari e dispari, anche edilizio e cose del genere). 

Insomma in un paese clientelare in cui l'evasione arriva a circa 180 miliardi, le malversazioni contro lo stato forse a 60 ed il tutto coinvolge un esercito tra 6 ed 11 milioni di persone, anche il punto 3 conta.

In effetti con sistema di valori sono stato vago. Intendevo esattamente quello che dici tu solo in un accezione più vaga: credo che l'elettore non legga i programmi specifici ma che abbia una percezione vaga (che ho cercato di esprimere nel concetto di sistema di valori) di quanto utile/dannoso possa essere un partito e che voti in base a quello.

Ad Es alcuni elettori avranno paura della sinistra che mette le tasse e dunque voteranno tutto quello che vagamente può essere contrapposto ad essa, etc