Presentazione di noiseFromAmeriKa

Per perdere tempo a scrivere un blog bisogna avere ottimismo in dosi multiple. Primo, bisogna essere ottimisti sul fatto di avere un certo flusso di cose interessanti da dire. Secondo, bisogna essere ottimisti sull'essere capaci di renderle comprensibili e scriverle. Terzo, bisogna essere ottimisti sul fatto che ci sia gente che abbia voglia di leggerle. Noi siamo ottimisti (o illusi, tanto fa lo stesso ai fini pratici), e quindi eccoci qua.

Il blog è iniziato da qualche mese, ed è rimasto fino a metà Settembre 2006 in stato semi-sperimentale. Visto che sembra essere in grado di sopravvivere, ora vorremmo provare a fare un po' più sul serio. Questo pezzo ha lo scopo di presentare le caratteristiche del sito ai nuovi lettori, che sarebbero altrimenti costretti a sorbirsi le lunghe tirate di Michele o gli spaventosi grafici di Alberto per farsi un'idea. Se dopo la presentazione avete ancora voglia di leggere, registratevi, cliccate sugli articoli e commentate. Benvenuti fra noi!

Quello che ci ha spinto a iniziare questo blog - oltre ad una dose non comune di goliardia anarcoide ed uno spirito d'amicizia che, già solido, è venuto rafforzandosi in questi sei mesi - è lo stato a nostro avviso delirante del dibattito di politica economica (e spesso del dibattito politico-culturale in generale, ma su questo siamo meno competenti) in Italia. Non siamo appena usciti dall'asilo, lo sappiamo che in questo tipo di discussioni spesso gli attori hanno forti interessi, materiali e ideologici, che li portano a cercare di distorcere i fatti e le posizioni altrui. Questo è normale, e succede ovunque. La peculiarità italiana sta nel fatto che molti politici, sindacalisti, imprenditori, giornalisti, accademici e opinion makers in generale sembrano essere completamente ignoranti del metodo e dei risultati delle scienze economiche e sociali.

Due esempi, tra i politici (non chiedeteci di cercare esempi tra le altre categorie "intellettuali," li abbiamo, oh se li abbiamo). Qualche anno fa l'allora ministro Tremonti se ne saltò fuori con una fantastica idea per ridurre l'inflazione 'causata dall'euro'. Era essenziale, ci spiegò il ministro (nonché ordinario di scienza delle finanze), introdurre le banconote da 1 euro al posto delle monetine. Perché, vedete, le monetine vengono prese in scarsa considerazione dal consumatore, che le spende senza pensarci troppo e quindi causa inflazione. Con le più austere banconote, ben altra è la propensione a "tesaurizzare"!

La proposta venne accolta con ostinato silenzio negli altri paesi europei e dai banchieri centrali; possiamo solo supporre che a Francoforte si provi un certo imbarazzo a dare del deficiente (in materia economica, ovviamente) ad un ministro dell'economia d'uno stato membro. Ma la reazione in Italia fu ben diversa da quella auspicata. Cosa avremmo voluto vedere? Niente di speciale. Per esempio, che i principali giornali interrogassero qualche economista monetario di riconosciuto prestigio sui meriti della proposta (gente seria, non quelli che hanno scritto un paio di articoli in italiano nella rivista del barone loro protettore nel '63 e da allora siedono nel consiglio di amministrazione di banche e aziende varie). Ci sono teorie economiche a sostegno delle tesi dell'illustre commercialista? Cosa dicono i dati per i casi in cui questi cambiamenti ci sono stati? Non ci sarebbe voluto molto per scoprire che la proposta era una grottesca baggianata. A quel punto il suo ideatore sarebbe dovuto essere ricoperto di pece e piume, fare la figura dell'ignorante che si merita, forse perfino rinunciare a qualche carica. Non successe nulla di tutto questo, dimostrando che nel dibattito di politica economica in Italia si può dire qualunque sciocchezza senza pagare alcun prezzo politico. Allo stesso tempo in cui, è utile aggiungere, qualsiasi affermazione dell'allenatore del Poggibonsi è sottoposta all'attento scrutinio degli esperti dei massimi sistemi calcistici. Come Sandro ha recentemente ricordato, a noi il buon calcio piace assai: ma nel calcio come nella politica economica ci piacciono i seri professionisti.

Il secondo esempio è più recente. Alitalia ha, per l'ennesima volta, annunciato risultati negativi. Gianluca ha già chiarito cosa pensiamo vada fatto. Invece il ministro Bersani, che pure è lungi dall'essere il peggior politico in Italia, ha annunciato con una certa pomposità che 'un grande paese non può fare a meno di una compagnia di bandiera'. Si tratta purtroppo di un'idea molto diffusa, sia a destra sia a sinistra, ed è esemplare di come tante ottusità vengano tranquillamente ripetute senza la minima sfida intellettuale. Gli USA non sono un grande paese? Perché, forse il ministro non ne è al corrente, loro la compagnia di bandiera non ce l'hanno. E il ministro si è accorto che da una trentina d'anni, cioè da quando la deregolamentazione del settore aereo iniziata da Carter si è diffusa nel mondo, l'occupazione nel settore è cresciuta, i prezzi sono calati e il numero dei viaggiatori è cresciuto esponenzialmente? E che Alitalia (e Air France, e Iberia, e tutti gli altri carrozzoni governativi) non hanno contribuito nulla al progresso del settore e hanno continuato a succhiare soldi ai contribuenti? Dove sta il ragionamento, uno straccio di ragionamento, per sostenere l'importanza dell'esistenza delle compagnie di bandiera? Abbiamo sentito sostenere che senza compagnia di bandiera si volerebbe solo a Milano e Roma. Forse che gli americani a College Station, Texas, e a Bismarck, North Dakota, ci vanno a piedi? Nessuno dovrebbe passarla liscia con simili strampalate affermazioni. Può darsi che sia impossibile per ragioni politiche liquidare Alitalia, ma allora vogliamo che il dibattito si centri su quali sono queste ragioni.

La nostra pretesa, in questo sito, è di contribuire un al ripristino di un minimo di decenza nel dibattito, sia suggerendo gli strumenti a nostro avviso più appropriati e rigorosi per analizzare i problemi del momento, sia, ogni tanto, sollevando noi stessi qualche discussione su questioni di fondo. Soprattutto, come ha fatto Giorgio nella sua rentree', ce la prenderemo con tutte quelle affermazioni, luoghi comuni, banalità e bestialità varie che vengono continuamente ripetute senza sfida e senza commento sui mass media italiani. Ognuno lo farà con il proprio stile, chi più aggressivo e chi più conciliante, chi più sottile e chi più sfacciato, chi più prono a studiare i dati e chi più incline a elaborare teorie, chi con poche righe e chi con lunghe pagine. Ci guadagniamo il pane facendo ricerca economica, diciamo così, non banale e riportata nei nostri non proprio lillipuzzani curricula, ma scriviamo come mangiamo, con le mani che prendono ordini dalla corteccia (pre)frontale. La povertà delle idee è spesso associata, Lacan&Derrida docet, a un linguaggio complesso, con la sue belle piramidi di subordinate - che 'noi abbiamo fatto il classico' - ed un linguaggio tronfio e superbo dove ogni bisillaba è rimpiazzata da qualche parolone pescato sul Devoto-Oli. Anche in questo ci vogliamo distinguere: le idee ce le abbiamo, non c'è ragione di usare la forchetta, parlare a bassa voce e per allusioni, e fingersi Cicerone.

Ora, uno può dire, ma perché devo dare retta proprio a voi e non a qualcun altro? Stampa e televisioni in Italia sono controllati e asserviti, ma sulla rete ci sono tante voci che si dedicano a vivisezionare le notizie, offrendo analisi spesso assai sofisticate. Beh, chi ha del filo da tessere, tesserà. Quello che possiamo dire è che in questo sito non abbiamo difficoltà a sbertucciare chiunque. Chi avesse voglia di sfogliare il nostro archivio se ne accorgerà immediatamente. Nessun atteggiamento di favore per una parte politica, nessun tentativo di apparire il think tank di nessuno. Solo argomentazioni e commenti, come ci vengono; quando diciamo pirlate facciamo autocritica, e' gia' successo. Inoltre, non abbiamo problemi a firmarci con nome e cognome, anziché 'paperoga' o cose del genere. Se cliccate sul bottoncino CHI SIAMO del nostro minimalissimo menù, troverete non solo i nostri nomi ma anche i siti web con relativi curricula.

Nei mesi di prova il gruppo iniziale ha reclutato alcuni amici, quindi ora la banda è un po' più ampia e forse crescerà ulteriormente, ma non molto. Noterella tecnico-burocratica: come vedete questo filtro e' firmato dagli editori, per i quali vale quanto qui detto, sia sopra che sotto. Gli amici che si stanno offrendo di collaborare non c'entrano (per loro buona sorte). Alcuni usano uno pseudonimo, e continueranno a farlo: si tratta di persone in posizioni "delicate" in quel del Bel Paese e, visto il loro legittimo desiderio di dire cio' che pensano senza dare l'impressione di voler favorire una parte politica o l'altra e senza dover poi perdere tempo a difendersi/scusarsi/coprirsi/destreggiarsi/chiarificare, abbiamo ritenuto che mantenere lo pseudonimo fosse un prezzo ragionevole a fronte del beneficio. Del fatto che nessuno qui persegue particolari obiettivi personali e che non vi sono conflitti d'interesse d'alcun tipo garantiamo noi ... e comunque, non pensiate che dietro a "Stockli" si nasconda l'amministratore delegato della Telecom!

Nel caso non fosse già esplicito, meglio confessarlo spontaneamente: intellettualmente siamo un tantino elitari e non ne proviamo vergogna alcuna. Anche per questo permettiamo ad Andrea, oltre che di guidarci fra i tempestosi flutti del software per blogs fai-da-te, d'illustrarci dottamente la cinematografia clandestina dei nostri giorni.

Concludendo, che sarebbe anche ora, cercheremo di essere attenti e rigorosi, obiettivo più facilmente raggiungibile se si rischia di perdere la faccia mettendo il proprio nome in calce a un'asinata. Per il resto, libertà più assoluta. Se continuerete a leggere il sito scoprirete che il fatto di essere tutti economisti non ci impedisce di avere opinioni spesso assai differenti. Va benissimo così, non vogliamo avere una linea, non vogliamo avere protetti, e non vogliamo avere protettori. Tante cose c'interessano, il meretricio non ancora.

15 Ottobre 2006