Nel ricordo: Peppino Impastato, poesie

Per ricordare Peppino Impastato, ucciso il 9 maggio 1978.

Natalia, prima di congedarsi, aveva gia' impostato alcuni post per il futuro. E' donna altamente produttiva. Ne approfitto e ne pubblico uno, che altrimenti il 9 maggio s'allontana troppo nel tempo. Spero, e credo, di farle cosa gradita. Se non lo e', mi perdonera'. MB

 
Negghia
Paisi antichi comu lu tempu
fannu li vegghi a lu cori di la negghia
ma li pinseri vonnu passari
pi taliari se c'è un muru ca ni nega lu futuro
Comu furmichi senza abbentu
chi carriànu lu furmentu
ammuttamu sulu cu lui mani
suli trasi cu li mani
a negghia arrasi
Quannu spunta la matina
accarizzi l'acquazzina
e sta terra s'arrusbigghia
e addiventa meravigghia
Quanti pinseri hannu circatu lu cori di la negghia
quanti vrazza hannu pruvatu ad abbattiri stu muru
quantu cori
*
Seduto se ne stava
e silenzioso
stretto a tenaglia
tra il cielo e la terra
e gli occhi
fissi nell'abisso.
*
Fiore di campo nasce
sul grembo della terra nera,
fiore di campo cresce
odoroso di fresca rugiada,
fiore di campo muore
sciogliendo sulla terra
gli umori segreti.
*
Un mare di gente
a flutti disordinati
s'è riversato nelle piazze,
nelle strade e nei sobborghi.
E' tutto un gran vociare
che gela il sangue,
come uno scricchiolo di ossa rotte.
Non si può volere e pensare
nel frastuono assordante;
nell'odore di calca
c'è aria di festa
*
E venne da noi un adolescente
dagli occhi trasparenti
e dalle labbra carnose,
alla nostra giovinezza
consunta nel paese e nei bordelli.
Non disse una sola parola
né fece gesto alcuno:
questo suo silenzio
e questa sua immobilità
hanno aperto una ferita mortale
nella nostra consunta giovinezza.
Nessuno ci vendicherà:
la nostra pena non ha testimoni.
*
Lunga è la notte
e senza tempo.
Il cielo gonfio di pioggia
non consente agli occhi
di vedere le stelle.
Non sarà il gelido vento
a riportare la luce,
nè il canto del gallo,
nè il pianto di un bimbo.
Troppo lunga è la notte,
senza tempo,
infinita.
*
I miei occhi giacciono
in fondo al mare
nel cuore delle alghe
e dei coralli.
*
Passeggio per i campi
con il cuore sospeso
nel sole.
Il pensiero,
avvolto a spirale,
ricerca il cuore
della nebbia.
*
Stormo d'ali contro il sole,
capitombolo nel vuoto.
Desiderio,
erezione,
masturbazione,
orgasmo.
Strade silenziose,
volti rassegnati:
la notte inghiotte la città.
*
Nubi di fiato rappreso
s'addensano sugli occhi
in uno stanco scorrere
di ombre e di ricordi:
una festa,
un frusciare di gonne,
uno sguardo,
due occhi di rugiada,
un sorriso,
un nome di donna:
Amore
Non
Ne
Avremo.
 
Peppino Impastato
___________________

 

Nota biografica estratta dal sito “Peppino Impastato, una vita contro la mafia”

Nasce a Cinisi il 5 gennaio 1948 da Felicia Bartolotta e Luigi Impastato. La famiglia Impastato è bene inserita negli ambienti mafiosi locali: si noti che una sorella di Luigi ha sposato il capomafia Cesare Manzella, considerato uno dei boss che individuarono nei traffici di droga il nuovo terreno di accumulazione di denaro. Frequenta il Liceo Classico di Partinico ed appartiene a quegli anni il suo avvicinamento alla politica, particolarmente al PSIUP, formazione politica nata dopo l’ingresso del PSI nei governi di centro-sinistra. Assieme ad altri giovani fonda un giornale, “L’Idea socialista” che, dopo alcuni numeri, sarà sequestrato: di particolare interesse un servizio di Peppino sulla “Marcia della protesta e della pace” organizzata da Danilo Dolci nel marzo del 1967: il rapporto con Danilo, sia pure episodico, lascia un notevole segno nella formazione politica di Peppino. In una breve nota biografica Peppino scrive:

“Arrivai alla politica nel lontano novembre del ’65, su basi puramente emozionali: a partire cioè da una mia esigenza di reagire ad una condizione familiare ormai divenuta insostenibile. Mio padre, capo del piccolo clan e membro di un clan più vasto, con connotati ideologici tipici di una civiltà tardo-contadina e preindustriale, aveva concentrato tutti i suoi sforzi, sin dalla mia nascita, nel tentativo di impormi le sue scelte e il suo codice comportamentale. E’ riuscito soltanto a tagliarmi ogni canale di comunicazione affettiva e compromettere definitivamente ogni possibilità di espansione lineare della mia soggettività. Approdai al PSIUP con la rabbia e la disperazione di chi, al tempo stesso, vuole rompere tutto e cerca protezione. Creammo un forte nucleo giovanile, fondammo un giornale e un movimento d’opinione, finimmo in tribunale e su tutti i giornali. Lasciai il PSIUP due anni dopo, quando d’autorità fu sciolta la Federazione Giovanile. Erano i tempi della rivoluzione culturale e del “Che”. Il ’68 mi prese quasi alla sprovvista. Partecipai disordinatamente alle lotte studentesche e alle prime occupazioni. Poi l’adesione, ancora na volta su un piano più emozionale che politico, alle tesi di uno dei tanti gruppi marxisti-leninisti, la Lega. Le lotte di Punta Raisi e lo straordinario movimento di massa che si è riusciti a costruirvi attorno. E’ stato anche un periodo, delle dispute sul partito e sulla concezione e costruzione del partito: un momento di straordinario e affascinante processo di approfondimento teorico. Alla fine di quell’anno l’adesione ad uno dei due tronconi, quello maggioritario, del PCD’I ml.- il bisogno di un minimo di struttura organizzativa alle spalle (bisogno di protezione ), è stato molto forte. Passavo, con continuità ininterrotta da fasi di cupa disperazione a momenti di autentica esaltazione e capacità creativa: la costruzione di un vastissimo movimento d’opinione a livello giovanile, il proliferare delle sedi di partito nella zona, le prime esperienze di lotta di quartiere, stavano lì a dimostrarlo. Ma io mi allontanavo sempre più dalla realtà, diventava sempre più difficile stabilire un rapporto lineare col mondo esterno, mi racchiudevo sempre più in me stesso. Mi caratterizzava sempre più una grande paura di tutto e di tutti e al tempo stesso una voglia quasi incontrollabile di aprirmi e costruire. Da un mese all’altro, da una settimana all’altra, diventava sempre più difficile riconoscermi. Per giorni e giorni non parlavo con nessuno, poi ritornavo a gioire, a riproporre: vivevo in uno stato di incontrollabile schizofrenia. E mi beccai i primi ammonimenti e la prima sospensione dal partito. Fui anche trasferito in un. altro posto a svolgere attività, ma non riuscii a resistere per più di una settimana: mi fu anche proposto di trasferirmi a Palermo, al Cantiere Navale: un pò di vicinanza con la Classe mi avrebbe giovato. Avevano ragione, ma rifiutai.

Mi trascinai in seguito, per qualche mese, in preda all’alcool, sino alla primavera del ’72 ( assassinio di Feltrinelli e campagna per le elezioni politiche anticipate ). Aderii, con l’entusiasmo che mi ha sempre caratterizzato, alla proposta del gruppo del “Manifesto”: sentivo il bisogno di garanzie istituzionali: mi beccai soltanto la cocente delusione della sconfitta elettorale. Furono mesi di delusione e disimpegno: mi trovavo, di fatto, fuori dalla politica. Autunno ’72. Inizia la sua attività il Circolo Ottobre a Palermo, vi aderisco e do il mio contributo.Mi avvicino a “Lotta Continua” e al suo processo di revisione critica delle precedenti posizioni spontaneistiche, particolarmente in rapporto ai consigli: una problematico che mi aveva particolarmente affascinato nelle tesi del “Manifesto” Conosco Mauro Rostagno : è un episodio centrale nella mia vita degli ultimi anni. Aderisco a “Lotta Continua” nell’estate del ’73, partecipo a quasi tutte le riunioni di scuola-quadri dell’organizzazione, stringo sempre più o rapporti con Rostagno: rappresenta per me un compagno che mi dà garanzie e sicurezza: comincio ad aprirmi alle sue posizioni libertarie, mi avvicino alla problematica renudista. Si riparte con l’iniziativa politica a Cinisi, si apre una sede e si dà luogo a quella meravigliosa, anche se molto parziale, esperienza di organizzazione degli edili. L’inverno è freddo, la mia disperazione è tiepida. Parto militare: è quel periodo, peraltro molto breve, il termometro del mio stato emozionale: vivo 110 giorni di continuo stato di angoscia e in preda alla più incredibile mania di persecuzione”

Nel 1975 organizza il Circolo “Musica e Cultura”, un’associazione che promuove attività culturali e musicali e che diventa il principale punto di riferimento por i giovani di Cinisi. All’interno del Circolo trovano particolare spazio ìl “Collettivo Femminista” e il “Collettivo Antinucleare” Il tentativo di superare la crisi complessiva dei gruppi che si ispiravano alle idee della sinistra “rivoluzionaria” , verificatasi intorno al 1977 porta Giuseppe Impastato e il suo gruppo alla realizzazione di Radio Aut, un’emittente autofinanziata che indirizza i suoi sforzi e la sua scelta nel campo della controinformazione e soprattutto in quello della satira nei confronti della mafia e degli esponenti della politica locale. Nel 1978 partecipa con una lista che ha il simbolo di Democrazia Proletaria, alle elezioni comunali a Cinisi. Viene assassinato il 9 maggio 1978, qualche giorno prima delle elezioni e qualche giorno dopo l’esposizione di una documentata mostra fotografica sulla devastazione del territorio operata da speculatori e gruppi mafiosi: il suo corpo è dilaniato da una carica di tritolo posta sui binari della linea ferrata Palermo-Trapani. Le indagini sono, in un primo tempo orientate sull’ipotesi di un attentato terroristico consumato dallo stesso Impastato, o, in subordine, di un suicidio “eclatante”.

Nel gennaio 1988 il Tribunale di Palermo invia una comunicazione giudiziaria a Badalamenti. Nel maggio del 1992 il Tribunale di Palermo decide l’archiviazione del “caso Impastato”, ribadendo la matrice mafiosa del delitto ma escludendo la possibilità di individuare i colpevoli e ipotizzando la possibile responsabilità dei mafiosi di Cinisi alleati dei “corleonesi”. Nel maggio del 1994 il Centro Impastato presenta un’istanza per la riapertura dell’inchiesta, accompagnata da una petizione popolare, chiedendo che venga interrogato sul delitto Impastato il nuovo collaboratore della giustizia Salvatore Palazzolo, affiliato alla mafia di Cinisi. Nel marzo del 1996 la madre, il fratello e il Centro Impastato presentano un esposto in cui chiedono di indagare su episodi non chiariti, riguardanti in particolare il comportamento dei carabinieri subito dopo il delitto. Nel giugno del 1996, in seguito alle dichiarazioni di Salvatore Palazzolo, che indica in Badalamenti il mandante dell’omicidio assieme al suo vice Vito Palazzolo, l’inchiesta viene formalmente riaperta. Nel novembre del 1997 viene emesso un ordine di cattura per Badalamenti, incriminato come mandante del delitto. Il 10 marzo 1999 si svolge l’udienza preliminare del processo contro Vito Palazzolo, mentre la posizione di Badalamenti viene stralciata. I familiari, il Centro Impastato, Rifondazione comunista, il Comune di Cinisi e l’Ordine dei giornalisti chiedono di costituirsi parte civile e la loro richiesta viene accolta. Il 23 novembre 1999 Gaetano Badalamenti rinuncia alla udienza preliminare e chiede il giudizio immediato. Nell’udienza del 26 gennaio 2000 la difesa di Vito Palazzolo chiede che si proceda con il rito abbreviato, mentre il processo contro Gaetano Badalamenti si svolgerà con il rito normale e in video-conferenza. Il 4 maggio, nel procedimento contro Palazzolo, e il 21 settembre, nel processo contro Badalamenti, vengono respinte le richieste di costituzione di parte civile del Centro Impastato, di Rifondazione comunista e dell’Ordine dei giornalisti.

Nel 1998 presso la Commissione parlamentare antimafia si è costituito un Comitato sul caso Impastato e il 6 Dicembre 2000 è stata approvata una relazione sulle responsabilità di rappresentanti delle istituzioni nel depistaggio delle indagini.

Il 5 marzo 2001 la Corte d’assise ha riconosciuto Vito Palazzolo colpevole e lo ha condannato a 30 anni di reclusione. L’11 aprile 2002 Gaetano Badalamenti è stato condannato all’ergastolo. Badalamenti e Palazzolo sono successivamente deceduti.

Il 7 dicembre 2004 è morta Felicia Bartolotta, madre di Peppino.

31 commenti (espandi tutti)

pensavo di averlo cancellato! ahahah :D sei tremendo, Boldrin.

Ora che gli arcani misteri del cyber sapce e MB ti hanno ridato il tuo rettangolo arancione e molti degli attivi di nFA ti esortano a ripensarci o ti regalano summer reading: e' ora!

torna a casa Lassie! (*_*)

Ci sta bene questo post, specie oggi.

 

 

Giuliana interpreta un pensiero non solo suo Natalìa. E grazie oltre che a te per il post, a MB che lo ha pubblicato.

bello il post, belle le poesie, bella l'interpretazione dei marta sui tubi.

natalia continua a regalarci queste perle, che ce n'è bisogno.

grazie, intervento commovente e educativo

due cose vorrei sottolineare:

1. la ``responsabilita` di rappresentanti delle istituzioni nel depistaggio delle indagini''

2. il 9 maggio 1978 e` anche il giorno dell'omicidio di Aldo Moro, e se non ricordo male questa coincidenza fece passare in secondo piano l'omicidio di Impastato nella pubblica opinione, e fu anche un pretesto che facilito' l'insabbiamento

le coincidenze non si fermano qui: insabbiamento e depistaggio sono un binomio ricorrente: ancora oggi vogliono farci credere e continuano a dirci che Aldo Moro fu tenuto prigioniero per 55 giorni in uno spazio angustissimo in Via Montalcini, dove si sarebbe lavato usando una bacinella, ma questa tesi e` smentita dall'autopsia, che ha rilevato una muscolatura tonica e uno stato di pulizia che non sono compatibili con quella tesi (vedi ``Storia di un delitto annunciato. Le ombre del caso Moro'' di Alfredo Carlo Moro); dunque? dunque continuano a dirci bugie, evidentemente per coprire qualcosa che non si puo` ancora dire;

verissimo, Fausto, quella "strana coincidenza" non credo proprio fosse frutto del caso. Tra l'altro la morte di Peppino doveva apparire come disgrazia all'interno di una macchinazione, che lo avrebbe macchiato dell'infamia di attentatore. Ma queste verità non le conosceremo mai, suppongo.

[Nel 1978 si candida nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali. Viene assassinato nella notte tra l'8 e il 9 maggio del 1978, nel corso della campagna elettorale, con una carica di tritolo posta sotto il corpo adagiato sui binari della ferrovia. Pochi giorni dopo, gli elettori di Cinisi votano il suo nome, riuscendo ad eleggerlo, simbolicamente, al Consiglio comunale. Stampa, forze dell'ordine e magistratura parlano di atto terroristico in cui l'attentatore sarebbe rimasto vittima e di suicidio dopo la scoperta di una lettera scritta in realtà molti mesi prima. L'uccisione, avvenuta in piena notte, riuscì a passare la mattina seguente quasi inosservata poiché proprio in quelle ore veniva "restituito" il corpo senza vita del presidente della DC Aldo Moro in via M. Caetani a Roma. - Wikipedia]

@Marco Boninu: grazie per il ricordo di Giovanni Falcone, doveroso e commovente.

@tutti: grazie di cuore.

che il mandante era "u ziu Tanu", al secolo, Gaetano Badalamenti.

è scritto anche in calce alle poesie.

ci ripensi

Marco Boleo 23/5/2011 - 11:47

Gentile sig.ra Castaldi anch'io La prego di ripensarci.

Grazie

Massimo Famularo 23/5/2011 - 12:24

Natàlia,vorrei aggiungere altro, ma poi Michele e Wittgenstein mi ricordano:

Whereof one cannot speak, 
thereof one must be silent

quindi dico solo: Grazie.

c'è un nuovo post in programmazione.

"l'unico modo per combattere una tentazione è cederle".

 

E vai, Natàlia :-)

P.S.

Grazie MB e GA.

La tentazione di scrivere ? Vai Natalia, cedi.

Non chiedevo cosa fosse stato occultato, ma da chi ed in che modo.

Sulla vicenda di Peppino Impastato esiste anche un film di Marco Tullio Giordana.

Un grazie a chi rende memoria a questi personaggi a queste persone.

Stefano

 

Sei andato a scuola sai contare?
-Come contare?
-Come contare, 1, 2, 3, 4...Sai contare?
-Si, so contare.
-E sai camminare?
-So camminare.
-E contare e camminare assieme lo sai fare?
-Si, penso di si.
-E allora forza. Conta e cammina. Dai. 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8
-Dove stiamo andando?
-Forza. Conta e cammina. 9.......91, 92
-Peppino...
-93, 94, 95, 96, 97, 98, 99 e 100. Lo sai chi ci abita qua?
-Ammuninne
-A u'zu Tanu c'abita qua! Cento passi ci sono da casa nostra, cento passi! Vivi nella stessa strada, prendi il caffè nello stesso bar, alla fine ti sembrano come te! «Salutiamo zu' Tanu!» «I miei ossequi, Peppino. I miei ossequi, Giovanni». E invece sono loro i padroni di Cinisi! E mio padre, Luigi Impastato, gli lecca il culo come tutti gli altri! Non è antico, è solo un mafioso, uno dei tanti!
-E' nostro padre.
-Mio padre, la mia famiglia, il mio paese!!! Io voglio fottermene! Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Io voglio urlare, che mio padre è un leccaculo! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!!!

da "i cento passi" di M.T. Giordana.

grazie a te Stefano.

Non è antico, è solo un mafioso, uno dei tanti!

Sapeva esattamente di cosa parlava. L'antico, la tradizione, la semplicità sono il paravento dietro al quale la mafia cerca di nascondersi, confondersi tra la gente per dissimulare la ferocia violenta e sopraffattrice.

" I centi passi ", è tra i film più belli che abbia mai visto. L'ho visto al Cinema, e il piacere è stato doppio, almeno per chi ama le sale del Cinema.

Magistrale è, a mio parere, l'interpretazione che Luigi Lo Cascio, fa di Peppino Impastato. Magistrale è anche Tony Sperandeo, che interpreta Gaetano Badalamenti, beffardamente definito Tano Seduto   - non è una definizione geniale? -, dai microfoni della Radio da cui trasmetteva Impastato.

Il brano riportato da natàlia in un commento, è, secondo me, la scena più significativa del film

Ai miei occhi, Peppino Impastato ha un merito superlativo. E cioè quello di essere antimafioso, pur essendo figlio di un boss mafioso. Nipote di altro boss mafioso. E pur vivendo in un ambiente dove, la Mafia, si respirava a pieni polmoni.

Se io fossi stato un suo coetaneo, e avessi respirato ciò che lui ha respirato, non sono così sicuro sarei stato antimafioso... 

Pertanto, chapeau!, a Peppino Impastato.

 

Lunga è la notte
e senza tempo.
Il cielo gonfio di pioggia
non consente agli occhi
di vedere le stelle.
Non sarà il gelido vento
a riportare la luce,
nè il canto del gallo,
nè il pianto di un bimbo.
Troppo lunga è la notte,
senza tempo,
infinita.

 

Non conosco Peppino Impastato e non capisco niente di poesie; dunque non so a cosa si riferisse, e non sono nemmeno sicuro di interpretare bene le sue parole. Le interpreto a modo mio e provo a ragionarci, per cui mi chiedo perchè quelle parole sono ancora attuali e perchè ancora oggi non si vede la luce e tutto sembra rimanere avvolto nel buio. Credo che non vediamo la verità perchè guardiamo con gli occhi sbagliati; finora abbiamo usato le indagini per cercare di dimostrare le nostre opinioni, i nostri pregiudizi. Pasolini era un grande, chi non rimane colpito dalle sue parole? Io so, ma non ho le prove. E le prove non arrivano mai. Purtroppo non funziona così. Se vogliamo vedere la luce dobbiamo liberarci di tutto ciò di cui siamo convinti, cercare, e accettare quello che troviamo, che ci piaccia o meno. Siamo disposti a farlo? Non è mica facile.

Cercare significa anche affidarsi a delle fonti. Ce ne sono di attendibili, ce ne sono di meno attendibili, e in questo gioco è facile ribaltare tutto, basta accusare una persona di essere collusa che tutte le sue parole perdono di valore. Alcuni punti fermi però ce li abbiamo, Falcone e Borsellino ad esempio, oppure altri che scopriremo strada facendo. Le fonti tendenzialmente non attendibili sono quelle che ragionano al contrario, tentando cioè di dimostrare le proprie opinioni. Prendiamo questo articolo di Lirio Abbate. Il teorema è: SB e MDU sono mafiosi, i Graviano non parlano, i Graviano sono ricchi, dunque i Graviano sono ricchi perchè non parlano di SB e MDU. Perfetto. Ma se i Graviano non parlano, come fa LA a sapere che il silenzio riguarda SB? E' una sua opinione. In realtà potrebbero aver conservato le ricchezze perchè tacciono nei confronti di chiunque altro. Inoltre, ma potrei sbagliare, non è compito del governo individuare e sequestrare i beni dei mafiosi; mi sembra più un compito della magistratura. Questo è solo un piccolo esempio che ci aiuta a capire come e perchè la luce non arriva, e che mostra alcuni dei pregiudizi a cui molti sono affezionati, ma che non reggono alla prova dei fatti.

Devo spegnere il pc, se vi interessa continuo, se non vi interessa può darsi che continuo lo stesso.

GabrieleF, sono passati due giorni e non hai ancora continuato: non c'e' corrente sul tuo PC? anche a me interessa leggere quello che hai da dire

Grazie dell'incoraggiamento Natàlia, e scusatemi se ci metto tanto tempo a scrivere. L'argomento è sconfinato, le storie si intrecciano, io posso scrivere solo di sera o nel fine settimana (quando piove) e poi non sono abituato a farlo; nella mia mente i pensieri, sulle storie che penso di padroneggiare, sono abbastanza lineari, quando inizio a battere sulla tastiera le frasi escono tutte contorte e devo correggere e ricorreggere.

Prima di riprendere ci tengo a precisare che spesso ricorrerò ad opinioni personali, in genere sono meditate, se prima di una affermazione mi dimentico di introdurla con un "secondo me" "a mio parere" eccetera, tenete comunque conto che si tratta di un'opinione e in quanto tale contestabile.

Un'altra precisazione: quello che voglio fare è mostrare alcuni dei mille motivi che potrebbero rendere le persone schiave dei propri preconcetti e alcuni dei motivi che portano invece le persone a manipolare i fatti volontariamente. Non voglio dimostrare che tutti i giornalisti o tutti gli altri attori che vedremo sono disonesti, che tutte le indagini sono sballate, tutti i processi falsati. Non esiste un complotto che coinvolge decine se non centinaia di persone. Ci sono tantissime persone che lavorano onestamente, che si fidano, che sbagliano in buona fede, o che vivono in un contesto in cui tutti si comportano in un certo modo e si adeguano. Sono poche le persone che manipolano i fatti volontariamente, e probabilmente tra queste alcune sono convinte di agire per un fine condivisibile. Ma la menzogna, quella in genere sì che nasce in malafede; nasce per distogliere l’attenzione da una verità inaccettabile, per dare una spiegazione all’opinione pubblica, è una questione di vita o di morte per una carriera. Non c'è un piano, si improvvisa, e la menzogna inizia a traballare, presto o tardi. Presto se a fare le verifiche è una persona capace e disinteressata, tardi se la persona è incapace o interessata. E quando inizia a traballare, il pericolo è che l’attenzione torni sulla verità vera, dunque la si rilancia un pò più grande, un po’ più complicata, finchè diventa così grande e così complicata che non regge più, e cominciano i guai. Questa è la logica che probabilmente spinge Falcone a dire: “Orlando ormai ha bisogno della temperatura sempre piú alta. Sará costretto a spararla ogni giorno piú grossa.Per ottenere questo risultato lui e i suoi amici sono disposti a tutto,anche a passare sui cadaveri dei loro genitori. Questo è cinismo politico. Mi fa paura.” La menzogna che invece non traballa passa di mano in mano, non sempre chi la sfrutta è colui che l’ha inventata.

Dopo questa lunga introduzione torniamo a dove eravamo rimasti. Abbiamo visto un articolo che secondo me rappresenta il modo in cui non bisogna procedere: le conclusioni prima di tutto. Come spieghiamo questo comportamento? I motivi possono essere diversi, il principale probabilmente lo si coglie guardando la rivista su cui è pubblicato l’articolo, L’Espresso. Sappiamo che tra Berlusconi e De Benedetti è in corso una battaglia ventennale. Il giornalista sarà sempre in grado di resistere al condizionamento che subisce per via di questa battaglia, oppure tenderà, senza che glielo abbia ordinato nessuno, a prendere posizione a favore del proprio editore?
Facciamo un elenco delle principali fonti di condizionamento:
1-condizionamento dal potere economico, l’abbiamo visto e si possono fare altri esempi, forse li vedremo
2-dalla politica; i quotidiani di partito non sono obiettivi per definizione. Noi stessi abbiamo delle idee e non siamo completamente liberi, pur essendo semplici cittadini non impegnati. L’unico partito per un certo verso libero è forse quello radicale, perchè a quanto pare è sempre rimasto fuori dagli affari.
3-dalla propria storia personale; pensate ad un giornalista che ha costruito la propria carriera su una teoria. Rinnegarla significa mettere in discussione tutta la carriera.
4-dal potere giudiziario; compiacere un magistrato permette di ottenere alcuni vantaggi, ad esempio quello di ricevere le notizie prima degli altri. Dissentire invece è un delitto verso chi combatte la mafia e si corre il rischio di venire emarginati.
5-dalla concorrenza; dissentire dalla teoria mainstream porta non solo ad essere messi in disparte da chi fornisce le notizie, ma anche dai colleghi e dall’opinione pubblica. Viceversa cavalcando l’onda si pubblicano libri, si ricevono inviti, si sta sul palcoscenico invece che tra il pubblico.

I condizionamenti si intrecciano tutti, leggete questo articolo (e la discussione) che a me sembra confermare in pieno i punti 4 e 5; l’autore dell’articolo ha probabilmente descritto inconsapevolmente quello che viene definito corto-circuito mediatico-giudiziario. Il punto 3 invece potrebbe essere una conseguenza del punto 4.

Per oggi ho finito.

Se volete rendervi conto di cosa sono in grado di fare i giornalisti leggete questo articolo di Filippo Facci (e relativa lunga discussione, anche questa volta).

Vedo adesso il tuo commento, domani a mente fresca mi dedicherò alle tue parole. E ti ringrazio moltissimo. a domani.

Scusami Gabriele, la mia mail la trovi cliccando sul mio nome qui nei commenti, ti avrei scritto io, ma non ho trovato la tua. Tra due giorni parto per una serie di letture e tornerò a fine giugno. Mi piacerebbe continuare questa discussione.

un caro saluto.

n.

Io non faccio altro che riprendere il lavoro di altri, articoli o interviste vecchie e nuove, e poi cercare di dare un senso logico. Per l'attualità, le mie fonti migliori sono questo blog e questo sito che è gestito da una ragazza di idee politiche molto spostate a sinistra; lo specifico per far ricredere chi pensa che io stia lavorando per diffondere teorie berlusconiane.

L'articolo di Facci era un elenco di critiche, cattiverie, calunnie scagliate a Falcone da tutte le direzioni. Tra i commenti invece si ricordavano le parole di Borsellino, il quale diceva che Falcone iniziò a morire il giorno in cui il Corriere pubblicò l'articolo sui professionisti dell'antimafia. Con quell'articolo iniziò non dico l'isolamento di Falcone, ma la sua emarginazione; e come succede agli animali malati che vengono emarginati dal branco, era inevitabile finire vittima delle belve. La delegittimazione uccide, ma oggi tutto sembra essere cambiato. Sciascia riferendosi ai suoi libri parlava dei 25 lettori di manzoniana memoria, da intendere non come quelli che realmente avevano letto i libri, ma come quelli che ne avevano realmente compreso il significato. Ironia della sorte, i mafiosi sono tra quelli in grado di comprendere. Ironia della sorte, tutto sembra essere cambiato, e oggi i 25 lettori sono più da intendere come quelli che hanno realmente letto l'articolo di Sciascia, il quale ci spiega che all'epoca del fascismo l'antimafia era stato uno strumento per raggiungere un potere incontrastato e incontrastabile. Insomma siamo perennemente in oscillazione tra l'antimafia politicizzata che uccide il dissenso, e la delegittimazione che uccide i magistrati antimafia. Questa è l'epoca dell'antimafia politicizzata. Ovviamente non mi riferisco ai magistrati e alle forze dell’ordine che combattono sul campo, ma all’antimafia dei giornali, quella che critica quando la critica è delegittimazione, e non lo fa quando è dissenso. Chi esprime dubbi sulle teorie viene insultato dalle migliaia di persone che formano le proprie opinioni sui libri di Travaglio e alla televisione dell'AnnoZero. Le trasmissioni di Santoro si possono elogiare per le battaglie culturali e anche per quelle contro la censura, ma quando si entra nei dettagli non si può dire che abbiano mai brillato per obiettività. Già Falcone aveva notato che alcuni testimoni in sede processuale, dove hanno l’obbligo di dire la verità, rilasciavano dichiarazioni che poi contrastavano con le dichiarazioni televisive. Anche recentemente, personaggi insospettabili contraddicono in tv quello che avevano testimoniato al processo. Può sembrare una piccola bugia, con tanto di aneddoti per renderla credibile; in realtà fa cambiare tutto, perchè si fa credere che Borsellino non sia stato avvertito di proposito, dunque si avvalora la tesi secondo cui ci fosse una trattativa tra stato e mafia. Ci sono le ospitate di Massimo Ciancimino, quella di Nadia Macrì, che non c’entra nulla con la mafia, ma che la Boccassini ha rispedito al mittente, e se ci fossero telespettatori attenti chissà quante ne salterebbero fuori. L’ospite fisso ho già avuto modo di farvelo conoscere. Dopo aver letto un libro di Travaglio, il professor Sartori emette dei giudizi sulla stato della lotta alla mafia. Piero Grasso risponde punto su punto e ha modo di definire “opera di disinformazione scientificamente organizzata” il libro di Travaglio. Disinformazione sappiamo cos’è, scientificamente organizzata significa che non è frutto del caso o di errori. E lo dice il procuratore nazionale antimafia, non il sottoscritto pinco panco. Evidentemente ci sono magistrati e magistrati, giudici e giudici, non tutti sono degni di essere difesi, anzi. Leggete questo altro articolo col senno di poi: si può dire che il giudice Dell’acqua abbia sbagliato a ritenere Ciancimino non attendibile? E naturalmente si mettevano in gioco i figli: uno dipendente di una azienda collegata ad un’altra società in odore di mafia, l’altro chiamato a collaborare con il comune di Palermo da un sindaco del PDL. Il sospetto finisce per avvolgere anche l’ex eroe della banca d’Italia Francesco Giuffrida, eroe quando firmava le consulenze per la procura di Palermo in cui certificava l’origine ignota dei capitali Fininvest, zimbello quando ammette di aver tirato quelle conclusioni sulla base dei documenti incompleti che gli avevano offerto i magistrati. L’altro eroe che certificava l’origine ignota era il maresciallo dei carabinieri Pippo Ciuro, compagno di vacanze di Travaglio, condannato per aver passato informazioni della procura al prestanome di Provenzano. C'è una bella docufiction di rai3 in cui si documentano le indagini che coinvolgono Ciuro e Totò Cuffaro.

commenti molto interessanti, grazie

Grazie Corrado.

Forse vi ricordate della cosiddetta ultima intervista di Paolo Borsellino. Per un certo periodo di tempo una parte dell'opinione pubblica l'ha ritenuta la causa della morte del magistrato: aveva scoperto i loschi traffici di Berlusconi, mafia e droga, e quindi era stato ucciso per impedirgli di indagare. L'intervista era andata in onda alle due di notte sulla Rai, poi sparita, silenzio; un ipotetico caso di tentata censura che faceva insospettire, e che era stato raccontato da Travaglio nella famosa puntata di Satyricon. Anche il modo in cui veniva presentata, "l'ultima intervista di Borsellino", lasciava intendere che il magistrato avesse rilasciato l'intervista e poi fosse morto, causa-effetto. Ma le cose non stavano così.
L'intervista mandata in onda dalla Rai era un montaggio che aveva completamente stravolto le parole di Borsellino. Come è stato possibile dimostrare che il montaggio aveva stravolto il senso delle parole? Anni prima l'Espresso, ad opera di Chiara Beria di Argentine, aveva pubblicato una trascrizione dell'intervista; era bastato fare un confronto.

Apro una parentesi: la giornalista è figlia di Adolfo Beria di Argentine, magistrato che per alcuni anni è stato anche Procuratore Generale del tribunale di Milano. Qualcuno può ipotizzare che il tribunale di Milano abbia avuto un occhio di riguardo nei confronti di De Benedetti perchè la figlia del PG lavorava per l'Espresso? No. Dico sul serio.

Ritornando all'intervista, c'è una sentenza del tribunale di Milano o di Monza, non ricordo bene, che certifica la manipolazione: l'onorevole Guzzanti aveva parlato di intervista manipolata e gli uomini della Rai gli avevano fatto causa. Per farvi capire, c'è una domanda sui famosi cavalli consegnati in albergo a Dell'Utri, il magistrato controlla tra le carte e dice che la telefonata sui cavalli in realtà riguardava Inzerillo. I giornalisti rifanno una domanda simile, sempre parlando di Dell'Utri anzichè di Inzerillo (un errore?), Borsellino evita di correggerli una seconda volta e risponde. Naturalmente in onda finisce solo la domanda senza correzione.

Ma chi si è reso responsabile della manipolazione? I giornalisti Rai dicono di aver ricevuto il nastro già montato, CBdA sembra essere stata in possesso di una versione più completa ma andando alla ricerca dell’originale si scopre che questo non si trova più perchè la casa di produzione francese è fallita e poi c’è stato anche un incendio dei magazzini. L’intervista “originale” ricompare, improvvisamente e smentendo le precedenti giustificazioni, con un dvd allegato al Fatto Quotidiano. La introduce Travaglio, e ci spiega anche per quale motivo i due giornalisti francesi (Fabrizio Calvi pseudonimo di Jean Claude Zagdoun, e Jean Pierre Moscardo) erano andati ad intervistare Borsellino. Ora non è molto usuale spiegare per quale motivo viene realizzata una intervista, i giornalisti quello fanno, ma Travaglio ce lo dice: “Intanto Calvi e Moscardo si sono imbattuti nella figura di Vittorio Mangano, il mafioso che aveva prestato servizio come fattore nella villa di Berlusconi ad Arcore fra il 1974 e il 1976, assunto da Marcello Dell’Utri. Così abbandonano il reportage che doveva ruotare attorno a Lima e si concentrano sui rapporti fra Berlusconi, Dell’Utri e Cosa Nostra. Intervistando, fra gli altri, Borsellino. Il tema interessa molto la pay-tv francese, anche perché il Cavaliere imperversa in Francia con La Cinq e si affaccia sul mercato della tv criptata, in concorrenza con Canal Plus. Poi però il suo sponsor Mitterrand perde le elezioni e il nuovo presidente Chirac mette i bastoni fra le ruote a La Cinq, che di lì a poco fallisce. Canal Plus perde ogni interesse sulla figura di Berlusconi: il reportage non andrà in onda. “
Innanzitutto vorrei far notare un passaggio, Travaglio lo dice in maniera molto soft tanto da sembrare una cosa di routine, e forse lo spiega in modo che sembri la cosa più naturale del mondo proprio perchè è di routine: i giornalisti colpiscono per interesse dei potenti.
Sarebbe il caso di soffermarsi, ma c'è dell’altro. L’intervista è del 21 maggio 1992, Mitterrand le elezioni le perde nel 1995, mentre La Cinq... Le tribunal de commerce de Paris prononce la liquidation judiciaire le 3 avril 1992, et La Cinq meurt le 12 avril 1992 à minuit. Insomma la spiegazione di Travaglio non sta in piedi.

Dunque perchè i due francesi intervistano Borsellino? Una cosa sembra certa, bisogna colpire gli interessi di Berlusconi, ma quelli francesi ancora esistenti al 23/05/92 o quelli italiani? La differenza è che mentre si può tranquillamente mandare in onda in Francia un documento in cui vengono manipolate le parole dell’intervistato senza che questi se ne accorga (e noi italiani abbiamo pubblicato interviste manipolate a persone che vivono in Inghilterra senza che questi ne sapessero nulla), per ottenere lo stesso risultato in Italia occorre che l’intervistato sia morto.

Non so se ho scritto come se sapessi già che i manipolatori fossero Zagdoun e Moscardo, o se lo stiate pensando. E' naturale pensarlo, basta fare 2+2, ma in realtà occorrerebbe una prova. E la prova forse c’è. Una domanda dell’intervista mandata in onda dalla Rai o è scomparsa dal dvd “originale” oppure è stata doppiata da Zagdoun stesso.

Non vi fanno un po' schifo?

Chiedo scusa a Giuliana, anche stasera non posso scrivere.

Oggi mi è arrivato un libro e dalle prime pagine ho visto che le mie idee, saranno campate per aria, ma sono condivise. Anche se la curiosità e altissima devo evitare di leggerlo per non farmi condizionare. Questo è anche uno stimolo a scrivere più in fretta.

Rieccomi. Questa estate ho letto un libro che mi ha tolto alcuni punti di riferimento, e dopo un periodo di difficoltà e incredulità ho dovuto cedere. Adesso penso di aver risolto alcune contraddizioni.
I punti di riferimento sono necessari, ma bisogna avere la forza di spostarli quando per mantenerli bisogna costruire teorie troppo complesse o contraddittorie. Non che i fatti siano lineari, le situazioni evolvono, le persone cambiano, e non bisogna nemmeno fare l’errore di leggere con la mentalità attuale fatti avvenuti trenta anni fa quando la mentalità era diversa.
Un paio di esempi di come i fatti cambiano, o di come cambiano le letture.

La DC è ritenuto il partito di riferimento della mafia dal dopoguerra agli anni ‘90. Nel 1987 Claudio Martelli è capolista a Palermo, ottiene un buon risultato, e si ipotizza che il PSI stia cercando di diventare il nuovo partito di riferimento. Negli stessi anni a Palermo diventa sindaco Leoluca Orlando, ottiene i voti anche nei quartieri mafiosi, che deduzione facciamo? Primavera palermitana. Dal 1994 in Sicilia vince e stravince Forza Italia, e dunque la vittoria politica torna ad essere un segnale di collusione con la mafia. Questa è la teoria che va per la maggiore, non mi interessa contestarla, mi interessa far notare come i risultati vengano letti in maniera differente, e magari chissà corrispondono veramente alla realtà.
Un altro esempio. La mafia non è sempre stata quella associazione strutturata e piramidale che tutti abbiamo in mente. Un tempo la mafia era “solo” un fenomeno criminale e diffuso, ma non era un’organizzazione, non aveva una struttura. Addirittura fino agli anni ‘80 non si sapeva dell’esistenza della cupola, fu Buscetta a parlarne per primo.

Riguardo alle stragi del ‘92, la teoria che va per la maggiore è la seguente: i mafiosi subiscono le condanne del maxiprocesso, si capisce che Andreotti non è più in grado di garantire la mafia, e dunque lo si punisce. L’omicidio di Salvo Lima è un avvertimento. Dopo la strage di Capaci entrano in scena nuovi personaggi che si propongono di diventare il nuovo riferimento istituzionale della mafia. Paolo Borsellino si accorge di questa trattativa, vi si oppone e viene eliminato.

La teoria, astrattamente, può stare in piedi, tanti magistrati si sono spesi e si spendono in questa direzione, ma provate a pensare a quanto è più lineare questa teoria: Andreotti si era messo in testa di combattere seriamente la mafia. La mafia per indebolirlo prima uccide il referente siciliano di Andreotti, poi con la strage di Capaci riesce ad evitare che venga eletto presidente della repubblica; credo sappiate tutti che Scalfaro venne eletto lunedì 25 maggio 1992, due giorni dopo la morte di Falcone avvenuta di sabato. Per quanto banale, è una teoria a cui nessuno pensa, perchè si parte dall’idea che Andreotti sia mafioso. Come cercare di capire il sistema solare partendo dal presupposto che al centro c’è la Terra; hai voglia a costruire epicicli; hai voglia a tappare i buchi con inesistenti agenti dei servizi segreti, deviati ovviamente; a fare ricorso a documenti manipolati, a fare ricorso a pentiti che riportano le parole di persone decedute; teorie sempre più complesse e sempre più contraddittorie.

“Prendemmo la decisione iniziale di uccidere Falcone, per la prima volta, alla fine del 1982″ racconta Brusca. “Non tramontò mai il progetto di uccidere Falcone, di eliminare lui e tutti i nostri avversari: quelli che ci avevano tradito, quelli che erano stati amici e ci erano diventati nemici, e mi riferisco agli uomini politici che spesso si trinceravano dietro lo scudo dell’antimafia per rifarsi una verginità. Per esempio quelli che ormai realizzavano tutto ciò che chiedeva Falcone: le sue leggi, i suoi provvedimenti, le sue misure restrittive. Giulio Andreotti per ripulire la sua immagine ci provocò danni immensi: Salvo Lima e Ignazio Salvo sono stati uccisi per questo”.

Incredibile no, come uno legga senza rendersi conto delle implicazioni di ciò che ha sotto gli occhi. Sarà vero quello che dice Brusca e cioè che Andreotti stava procurando danni immensi alla mafia? E chi lo sa. Ricordiamoci del maxiprocesso svolto in piena epoca andreottiana, secondo la prima teoria sarebbe frutto del lavoro della magistratura indipendente, e ci può stare, ma ricordiamoci che le celle del maxiprocesso erano piene di mafiosi messi in carcere dalle forze dell’ordine. Lo Stato stava combattendo la mafia. Ricordiamoci che Falcone era andato a lavorare al ministero della giustizia, ministro Martelli e presidente del consiglio Andreotti.  Quale economista serio andrebbe a lavorare al ministero delle finanze, ministro Tremonti, pdc Berlusconi?

Nel periodo precedente all’attentato”, ha raccontato Brusca, “si doveva fare il nuovo presidente della Repubblica e si parlava di Andreotti come uno dei candidati più forti. Noi volevamo che l’attentato avvenise prima della nomina, in modo che il senatore non venisse eletto.Tanto che Riina disse: «Glielo faccio fare io il presidente della Repubblica…». Noi pensavamo:«A cu fannu, fannu, a noi non ci interessa. Basta che non è Andreotti». E così accade. Anche un bambino capisce che in quel periodo, con le voci che giravano su Andreotti, con la strage di Falcone, lui era spacciato. Completamente tagliato fuori”.

Interessante. Condizione necessaria per ottenere il risultato è che esistano voci su Andreotti. Senza le voci, la mafia non ottiene il proprio scopo. Ricordiamoci anche delle precedenti parole di Brusca e cioè che la decisione di uccidere Falcone era stata presa nel 1982. Ci provarono nel 1989, usarono degli esecutori inesperti e l’attentato fallì. Avevano pianificato di ucciderlo a Roma nel 1992, stando a quanto dice un pentito (purtroppo al momento non riesco a ritrovare il documento) utilizzando un killer turco che si doveva far arrestare, in modo da allontanare i sospetti dalla mafia e farli ricadere su inesistenti piste internazionali. Così funziona con gli omicidi studiati a tavolino, si studia anche il depistaggio, la teoria si calcifica (con la complicità della stampa e spesso purtroppo con quella delle associazioni dei familiari delle vittime) e chiunque provi, successivamente, a fare ipotesi diverse è visto come un depistatore, qualcuno che vuole rileggere la storia per assecondare i propri interessi. Piero Grasso ci chiede: “Perchè il giudice non fu ucciso a Roma dove era più vulnerabile?” Aiutino, perchè la mafia rinuncia a depistare e si prende la responsabilità? Aiutino, cosa sarebbe successo ad Andreotti se Falcone fosse stato ucciso da un estremista islamico? Niente. Cosa succede ad Andreotti se Falcone viene ucciso dalla mafia? Fine della carriera politica. 

Da notare anche che la mafia ottiene un risultato politico. Cosa pensate se ipotizzo astrattamente che la mafia possa aver fatto un accordo con gli esponenti politici che si sarebbero potuti avvantaggiare dall'eliminazione di Andreotti? Che dovrei vergognarmi solo per aver pensato una cosa del genere. Ma questa (mafia-opposizione) non è una ipotesi speculare rispetto a quella della trattativa mafia-Stato? Si vergognano quelli che ipotizzano la trattativa mafia-Stato? Non mi sembra.

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