Non accadra', sia chiaro: genererebbe troppa instabilita' mondiale e troppa insicurezza interna.
Quest'ultima, soprattutto, congiura per mantenere George W. Bush alla Casa Bianca sino alla fine del mandato: anche se forse non sembra, questo (gli USA) e' un paese altamente incazzato, preoccupato ed insicuro.
Pero' sarebbe interessante se accadesse. Perche'? Per chiarire cos'e' successo, chi ha preso chi per i fondelli, dove sta il pericolo e com'e' vestito, chi sapeva che cosa, chi ha lavorato per chi, di quanto e' aumentato e di quanto e' diminuito il rischio dal 2001 ad oggi, chi ha portato a casa tanti soldini facendo finta di fare la guerra, cos'abbiamo comprato con tutti quei soldini che sembra siano stati spesi, chi abbiamo arrestato e torturato e cosa ci hanno detto, come abbiamo utilizzato quello che ci hanno detto, chi sta usando la nostra paura per farsi gli affari propri, chi la sta usando per un'agenda alquando differente da quella della difesa della democrazia, quanta democrazia abbiamo esportato e dove ... di domande interessanti da fare a Mister President, nel caso qualcuno decidesse di convocarlo davanti ad una bella commissione d'inchiesta, ce ne sarebbero proprio tante. Ma ovviamente non succedera', e la risposta a quelle domande spuntera' forse fra 30 o 40 anni, quando qualcuno declassifichera' documenti, documentini e nastri registrati. Nel frattempo possiamo permetterci solo pensieri incompleti, mezze verita' e mezze bugie.
Poiche' non e' completamente impossibile che accada, ed ammesso che attribuisco al tutto una probabilita' non superiore all'uno per cento, mi divertiro' a considerare i fatti che congiurano a fare dell'evento straordinario una cosa non impossibile. Aggiungo, non e' detto che se viene uno venga anche l'altro, anzi e'
possibile che per evitare il secondo si accettino le prime. Quali sono questi fatti? Ecco la lista che negli ultimi dieci giorni mi ha fatto riflettere.
Per quanto riguarda l'Irak, quello che penso l'ho gia' detto un po' di settimane fa, quindi non mi ripeto. La mia impressione e' che ci si sta avvicinando rapidamente allo "end game" ma che nessuno lo voglia dire: rivelazioni come questa appaiono sui giornali ma non fanno saltare nessuno sulla sedia, il che mi sorprende. Cosa intendo per "end game"? Intendo il "cut and run", insomma il dichiarare vittoria, inventarsi qualcosa di strano che sembri una giustificazione per l'andarsene, e poi l'andarsene. Per evitare la scena dell'elicottero che si alza dal tetto dell'ambasciata con i disperati appesi agli scivoli d'appoggio. I giornali americani, tutti, continuano a riportare notizie disastrose: la cappa censoria che era durata dal 2003 a pochi mesi fa e' stata sollevata prima delle elezioni per ragioni di propaganda. Ora che i democratici hanno vinto e' uno tsunami di cattive notizie da tutti i lati. Questo crea un'aspettativa fortissima di uscita, e di uscita rapida. Agli americani proprio non piace perdere, specialmente le guerre che essi stessi si sono andati a cercare. Tutti si aspettano qualcosa (vedremo cosa suggerira' il panel dei saggi fra due giorni) e questo qualcosa puo' essere solo una riduzione delle truppe. A questo punto anche se fosse tatticamente giustificato aumentarle, e' diventato politicamente impossibile. Ma se si cominciano a ritirare truppe l'effetto valanga potrebbe essere disastroso: la polizia e l'esercito irakeno sono chiaramente fatti di carta. Se ad un certo punto si dovesse dare l'impressione di scappare a gambe levate, o se agli irakeni riuscisse un attacco particolarmente mortale contro i soldati USA, l'opinione pubblica qui esploderebbe.
Bush e' andato ad Amman (che sta in Giordania: a Baghdad ho l'impressione non correra' piu' il rischio d'andarci visto che tirano giu' anche gli F-16) a vedere se riesce a trovare degli sciiti di cui "fidarsi". Fidarsi vuol dire che, nel caso si lasci l'Irak nelle loro mani, o un pezzo dell'Irak, non lo congiungeranno subito con l'Iran, ma aspetteranno almeno un anno. Il problema, ovviamente, non e' se quello di turno (un tal Hakim, secondo il NYTimes) e' l'uomo giusto o meno. Il problema e' che la cosa sta succedendo, e sta succedendo in questa maniera: l'amministrazione che doveva rompere il culo al mondo ed esportare democrazia con la spada e la croce, ora manda il proprio Presidente ad accordarsi con i capi delle locali fazioni medievali.
Il New York Times ed il Washington Post stanno guidando la carica, ma tutti oramai sono saltati sul carrozzone. Le critiche al Presidente, a Rumsfeld, all'intera amministrazione sono quotidiane. Persino quei poveretti dell'Economist, che a Bush in realta' han sempre voluto un grande bene anche se si vergognavano d'ammetterlo, non sanno piu' che pesci pigliare ed hanno cominciato il processo. Loro sono un giornale importante, quindi si occupano di come passera' alla storia e gli consigliano di darsi da fare per l'ambiente durante il 2007, che cosi' magari recupera l'aura di bravuomo ... patetici. Ma il punto e' che l'atmosfera sta diventando sempre di piu' quella di "dagli all'untore" ... come dicevo, questo e' un paese incazzato. Incazzato per l'Irak ed incazzatissimo per la crescita continua della diseguaglianza nella distribuzione del reddito. Se, come ho previsto da un'altra parte - ho scoperto oggi che Krugman la pensa come me: chiedo scusa, ma oramai l'avevo scritta e non posso rimangiarmela - la recessione arriva entro l'estate del 2007, l'incazzatura potrebbe richiedere qualche capro espiatorio ...
In Afghanistan, intanto, i Talebani non solo sono tornati e combattono, ma hanno cominciato lo stesso processo di quando, tra la fine degli anni 80 e l'inizio degli anni 90, si mangiarono il paese la prima volta: accordi di pace e collaborazione con i feudatari delle varie regioni. Dal sud-ovest, che gia' dall'estate e' praticamente in mano loro, la "reconquista" continua, e non passa mese che non si legga d'una nuova area in cui si e' stabilito il cessate il fuoco perche', praticamente, i feudatari locali si sono accordati con i Talebani. L'ultima, Musa Qala, e' di un mese fa. In giugno i soldati USA+NATO avevano iniziato una vasta campagna per "riprendersela" ... Come se non bastasse, oramai e' sempre piu' chiaro che la Somalia sta rapidamente diventanto un altro paese governato da bande di estremisti musulmani. Di questo si sono accorti anche gli italiani, visto che "Le Corti Musulmane" hanno appena fatto rapire e rilasciare un giornalista del Corriere. Alla Casa Bianca, invece, sono cosi' presi dai loro casini che non se ne sono nemmeno accorti ...
La nuova Nancy nazionale ha scelto Silvestre Reyes come chairman of the House Intelligence committee. Reyes si e' opposto alla guerra sin d'all'inizio votandoci contro, si e'opposto ai tribunali di guerra per i sospetti di terrorismo, si e' opposto al programma della NSA per ascoltare illegalmente tutto quello che ci diciamo. E non e' un fighetto che si fa le canne, ma un veterano del Vietnam, ovviamente ... Infatti, quest'articoletto fresco fresco del Post suggerisce che la tendenza generale fra i Democratici sia quella di mettere gli anti-guerra "duri" nei posti chiave che controllano Pentagono e agenzie ad esso collegate. Se a voi questo non sembra un segnale di cattive intenzioni, non so che dire. Vale la pena tenere a mente che i democratici non si son scordati che otto anni fa i comparielli di Bush avevano cercato di far fuori Clinton per un pompino mal fatto ...
Olmert, all'improvviso, vuole fare, se non la pace, almeno la tregua con i palestinesi, libera i ministri che prima aveva sequestrato, non bombarda piu' le loro case (deve dargli il tempo per costruirle, senno' che gusto c'e'?), promette addirittura (in termini vaghi) di uscire dalla West Bank occupata e di essere disposto a discutere con quei mostri sanguinari di Hamas. Intanto gli shiiti libanesi di Hezbollah, che i massacri israeliani dell'estate han solo rafforzato, avendo inteso che aria tira cercano di mandare a gambe all'aria quel poco di democrazia che rimane in Libano ... Da Kabul al corno d'Africa e' un disastro dietro all'altro. Speriamo regga il Pakistan con la sua democrazia dei generali amici "nostri" ...
E Raul, da la Habana, ha fatto sapere che, se a Washington trovano un minuto libero, lui ed il suo moribondo fratello maggiore ora vorrebbero vedere se si puo' discutere ... per finire la lista: Hugo Chavez ha ganado.
Non va niente bene per il crociato ed i suoi fedeli, decisamente no.
Ma del crociato e dei suoi scherani m'importa un piffero, molto di piu' mi preoccupano i "valori della civilta' occidentale" (quelli veri, non quelli che si son inventati da cinque anni a questa parte) che costoro han ridicolizzato ai quattro angoli del mondo.
Per questo, fondamentalmente per questo, meriterebbe l'impeachment: altro che clintoniani p&%$#@i senza i&%#@o.
E questa mattina si e' dimesso Bolton , l'impresentabile soggetto che faceva da "ambasciatore" USA (virgolette piu' che appropriate) alle Nazioni Unite.
Il chiarimento e' il seguente. Alcuni lettori mi hanno fatto osservare che il tono del mio articolo sembra suggerire che io mi rallegri per alcune disgrazie recenti, in particolare per la rielezione di Hugo Chavez in Venezuela. Niente di tutto questo, e se do questa impressione meglio che controlli la mia penna nel futuro.
Al contrario, a me la situazione preoccupa, e preoccupa molto. Per questo sono fortemente incazzato con questa amministrazione: perche' ha peggiorato, molto peggiorato, una situazione che la passivita' e la superficialita' in politica estera delle amministrazioni Clinton aveva gia' reso precaria. Il peggioramento e' tanto e tale che oggi l'impressione e' quella di una sconfitta della democrazia e dei principi liberali piu' elementari ai quattro angoli del mondo. In America Latina risorgono una dietro all'altra follie populiste del peggior tipo (a proposito, avete notato che Chavez ora ha aggiunto il "cristianesimo" al "bolivarismo" ed al "socialismo", sono tre ora i pilastri delle sue politiche) e la benzina che le alimenta e' l'avversione agli USA. Visto che l'America Latina la seguo da anni professionalmente, mi riprometto di ritornare sull'argomento. In Africa, non solo la Somalia diventa il nuovo Afghanistan, ma il regime Sudanese continua il genocidio nel Darfour senza che noi si abbia ne' l'intenzione ne' la forza militare e morale per intervenire, e si appresta a diventare il nuovo punto di riferimento "anti-imperialista" e musulmano per quell'area del mondo.
Meglio che mi trattenga dal continuare l'elenco. Volevo solo chiarire che non sono per nulla felice di tutto questo, ma ne considero l'amministrazione Bush altamente responsabile.