11ème arrondissement

16 novembre 2015 piergiuseppe fortunato

11ème arrondissement, Paris. 13 Novembre 2015.

L’11ème arrondissement è Oberkampf un pomeriggio d’Ottobre, le sue piccole boutiques, le gallerie d’arte, gli studi di design ed architettura. Lingue ed accenti diversi che si rincorrono e si sovrappongono fra negozietti con vecchi vinili e merce d’occas.

L’11ème arrondissement è Rue de Charonne in una serata di Primavera, le sue vinerie nascoste dall’aria trasandata ed i ristornati dalle linee essenziali dei giovani profeti della "bistronomie" che spuntano fra le serrande semi-chiuse di mille mestieranti; il calzolaio, il droghiere, il macellaio. Si perchè qui esistono ancora i mestieri.

L’11ème arrondissement è questo continuo incontro di mondi diversi, che ti fa sentire vivo a passeggiarci in mezzo con il naso per aria.

E l’11ème arrondissement è anche la sua sinagoga, circondata da militari con i fucili mitragliatori ben in vista durante le funzioni religiose. Misure di precauzione prese dopo l’attentato al Charlie Hebdo del Gennaio scorso. Misure di precauzione che purtroppo non sono servite a nulla venerdì sera.

E si', perché l’obiettivo venerdì sera non era un credo, una religione, un’ideologia, ma uno stile di vita; quello di una generazione libera da preconcetti, cosmopolita e vivace già battezzata da Libé la Génération Bataclan. E' come se gli aerei del 9/11 fossero piombati in Thompkins Square o se invece che la stazione di Atocha l’obbiettivo degli stragisti del 11-M fosse stato il barrio di Malasaña.

Si può cercare di proteggere uffici, stazioni, aeroporti e luoghi di culto senza stravolgerne la funzione sociale ed economica, non si può proteggere militarmente uno stile di vita che fa della libertà un valore essenziale senza snaturarlo. Senza dichiarare defunto ipso facto quel modello. Ecco perché la strage di Parigi ci pone davanti ad un dilemma drammatico che fa forse ancora più paura degli attacchi che l’hanno preceduta.

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 non si può proteggere militarmente uno stile di vita che fa della libertà un valore essenziale senza snaturarlo. Senza dichiarare defunto ipso facto quel modello. Ecco perché la strage di Parigi ci pone davanti ad un dilemma drammatico che fa forse ancora più paura degli attacchi che l’hanno preceduta.

I provvedimenti elencati da Hollande poco fa ne sono la dimostrazione.

Hollande ha anche invocato il sostegno militare ue, il controllo delle frontiere esterne ue (pena la fine di schengen), la messa da parte del patto di stabilità a favore del patto di sicurezza (maggiori spese per sicurezza e difesa). L'Europa ne uscirà profondamente cambiata.

che l'obiettivo del massacro di venerdì 13 fosse "lo stile di vita di una generazione libera da preconcetti, cosmopolita e vivace": anche ammesso che i terroristi lo considerino peccaminoso, mi pare che l'obiettivo finale resti il dominio del mondo, da perseguire attraverso l'umiliazione di chi vi si oppone, magari anche grazie alla sollevazione delle comunità immigrate.

Poi, forse, si scoprirà che queste, nella loro maggioranza, non ci stanno e che solo una frazione di esse è mobilitabile. Ma temo che si dovrà passare attraverso altre dure prove.   

proteggere militarmente uno stile di vita. Si può provare a ridurre i rischi con una accorta opera di intelligence, entro certi limiti. Per il resto, bisognerà abituarsi al rischio terrorismo, come ci si è abituati a quello degli incidenti stradali (o al rischio di morire per droga o per tumore al polmone o per cirrosi epatica).

A mio avviso il terrorismo degli anni '70 in Italia e' stato ben peggio: stragi in grande stile, e capacita' di colpire le istituzioni ai massimi livelli.
Questi scalzacani hanno preso la Francia (e l'Europa) di sorpresa, hanno sparato nel mucchio, ma alla fine -se facciamo i conti- il numero delle vittime e' forse inferiore rispetto a quelle causati dal pilota depresso di Germanwings.

Questi fanatici non vogliono conquistare il mondo, ma probabilmente ambiscono ad ottenerei l'egemonia sul mondo musulmano, sia in Europa che -soprattutto- in Medio Oriente, dove già si sono affermati, grazie al capolavoro della "guerra al terrorismo" di GWB & Tony Blair.

Ma alla fine, piu' che essere un pericolo per le nostre vite, essi rappresentano una minaccia per la la nostra società: già assistiamo ai rigurgiti acidi di razzismo, da Libero alla Meloni, passando per Salvini.

Questo perché il problema integrazione è insormontabile?

Ci sono casi in cui deve essere la popolazione a proteggersi da sola, senza aspettarsi un intervento esterno. Quante guardie armate (e ovviamente intendo poliziotti, ma non solo) erano presenti tra il pubblico del Bataclan?  Vista la dinamica dei fatti, temo che la risposta si possa contare sulle dita di una mano sola, e forse negli Stati Uniti la situazione sarebbe stata diversa. Ora che questi grandi eventi sono diventati un bersaglio evidente a tutti, qualcosa probabilmente dovrà cambiare.

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