Alcune questioni teoriche rese evidenti dalla crisi greca

26 luglio 2015gianfranco savino

La vicenda greca, sia per il modo in cui si è sviluppata sia per il tipo di questioni che ha fatto emergere, è certamente interessante dal punto di vista della teoria economica ma ancor più da quello della teoria politica. Essa ha reso evidenti in tutta la loro concretezza alcune questioni relative al funzionamento dei sistemi politici contemporanei che sono dibattute in teoria. Esse sono essenzialmente tre:

  1. possono esistere organizzazioni sovranazionali democratiche?
  2. quali sono le precondizioni (o condizioni al contorno) del funzionamento delle democrazie nelle società di massa?
  3. in che misura ed in che senso possono sopravvivere le categorie di indipendenza e di sovranità nazionale nell’epoca della configurazione sociale dello stato? 

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Il futuro dell'euro e dell'Unione Europea; la lezione greca

17 luglio 2015michele boldrin e brighella

Considerazioni, in forma di dialogo, sulle questioni di fondo che l'eterna "crisi greca" sembra sollevare alla luce dell'accordo di lunedì mattina. Son lunghe e forse più convergenti di quanto potrebbe divertire il lettore ma, a nostro avviso, queste sono, sino a ora, le lezioni da apprendere.

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PMI: non bastano le intenzioni

1 luglio 2015Vitalba Azzollini

Gli interventi normativi effettuati negli ultimi anni per favorire le piccole e medie imprese non sembrano sortire buoni risultati. La spiegazione sta nel fatto che legislatore non utilizza gli strumenti previsti per misurare l'impatto sulle PMI dei provvedimenti da adottare e per verificare, dopo l'adozione, che siano stati ottenuti gli effetti previsti. Di conseguenza, continuano a stratificarsi regolazioni inadeguate, che non agevolano l'iniziativa economica privata.

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La Grecia e l'architettura degli organismi internazionali

11 giugno 2015alberto bisin e brighella

Una crisi di liquidità della Grecia  potrebbe scoppiare da un momento all'altro: senza un rinnovo dei prestiti non sarà facile pagare pensioni e salari dei dipendenti pubblici. Ma come siamo arrivati a questa situazione? Se si tratta solo di un problema di liquidità non dovrebbe esso essere di facile soluzione attraverso nuovi prestiti? Senza una soluzione il governo greco apparirà sempre meno credibile e il Fondo e gli altri creditori sempre più crudeli agli occhi degli osservatori esterni e anche a quelli di coloro che partecipano alla negoziazione. 

A prescindere da come andrà la questione, nei prossimi giorni e soprattutto nei prossimi mesi, una volta risolta (si spera) l'emergenza, bisognerà mettere mano all'architettura istituzionale dei rapporti tra paesi sovrani debitori e organismi internazionali. È chiaro ai più che il sistema non funziona, che ha problemi sostanziali e per giunta sistematici. Alla base vi è una questione di mancanza di chiarezza in questi rapporti. Elaboriamo. 

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Sui diritti acquisiti, o della discrezionalità politica

30 luglio 2015michele boldrin e Luigi Balletta

Un dialogo, nato per caso su FB circa due mesi fa e poi lasciato in sospeso, prosegue qui grazie alla pausa che l'estate offre e perché il tema c'è parso, almeno intellettualmente, rilevante. Lo dedichiamo a tutti quelli che credono possa esistere - minimo o massimo che sia - lo stato ideale che implementa le politiche "giuste". 

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La sentenza della Corte Costituzionale sulle pensioni

8 maggio 2015gianfranco savino

Una recente sentenza della Corte Costituzionale ha annullato retroattivamente la norma (contenuta nella riforma Fornero) che limitava la perequazione automatica dei trattamenti pensionistici all’inflazione programmata per le pensioni di importo superiore a tre volte il trattamento minimo INPS. Questa decisione ha riaperto un dibattito intorno alla natura politica delle sentenze della Consulta e, più in generale, intorno agli effettivi vincoli che il sistema giuridico e istituzionale italiano implicitamente impone ad ogni tentativo di riforma delle dinamiche della spesa pubblica.

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Appunti per un manuale di difesa dalla spesa pensionistica

4 maggio 2015sandro brusco

La spesa pensionistica italiana, grazie alla riforma Fornero, appare essere sotto controllo nel lungo periodo. Nel breve periodo però la spesa resta troppo alta, a causa degli importi eccessivi destinati a coloro che hanno ottenuto l'assegno con il sistema retributivo. Sia per una elementare questione di giustizia intergenerazionale sia per evitare eccessivi problemi al bilancio pubblico è quindi opportuno ridurre la spesa pensionistica anche nel breve periodo. La recente sentenza della Corte Costituzionale, che ha dichiarato illegittimo il blocco delle indicizzazioni per le pensioni superiori a 3 volte il minimo, ha reso chiaro una volta di più che gli ostacoli a una riduzione della spesa pensionistica non sono solo politici (promettere aumenti delle pensioni è da sempre l'arma preferita dei demagoghi scassabilanci) ma anche giuridici. La domanda quindi è: quali strumenti restano per attuare un minimo di giustizia intergenerazionale?

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Ma perché non le privatizziamo, queste ASL?

27 aprile 2015Paolo Piergentili

Gli ambienti culturali e politici che si richiamano all’area liberale spesso propongono l’introduzione di gestori privati nell’offerta di servizi sanitari che rompano il sostanziale monopolio del SSN. Il ragionamento è che le aziende sanitarie pubbliche né riescono né mai potranno essere veramente efficienti proprio perché entità pubbliche italiane. I bilanci pubblici non possono sopportare l’onere di un sistema universalistico, le aziende sanitarie non riescono a gestire efficientemente il personale, sono esposte a illegalità di varia natura (corruzione o collusione anche del personale sanitario, tangenti, distorsioni artificiali dei prezzi, illegalità nella scelta dei fornitori, infiltrazioni della malavita organizzata), sono condizionate pesantemente dalla politica specie nella selezione del management (spesso anche del sanitario, cioè dei primari), che alla fine è di qualità mediamente povera, etc. etc. Fatto salvo che il privato sanitario, in Italia, non sempre ha dato una grande prova di sé, è indubbio che la sua potenziale  efficienza nella gestione di strutture e servizi abbia un certo appeal. La domanda è: è automatico che sia anche efficace nel perseguire obiettivi di salute? La questione è più complicata di quanto possa apparire perché vi sono implicazioni che non sempre sono evidenti a non specialisti. Di seguito porremo alcune questioni su cui riflettere.

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Why are interest rates so low (III)*

17 aprile 2015michele boldrin e Carlos Garriga

Some days ago Bernanke published the third piece in the series, where he begins to outline his explanation of why interest rates are so low. Not surprisingly, his first suspect turns out to be "Global Savings Glut", an argument he has been pushing for at least a decade. Nothing new under the sun and nothing really convincing. 

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Why are interest rates so low (II)

2 aprile 2015michele boldrin

I take up the second part of Ben Bernanke's analysis of why interest rates are so low. He rejects the "secular stagnation" hypothesis advanced, among other, by Larry Summers (see here for more contributions and here for Summers' counterpoint to Bernanke's post). Like Bernanke I do not find the secular stagnation hypothesis convincing at all. But I also find his analysis far from satisfactory, even incoherent sometimes. I do not see why "facts" that are not facts are being accepted as the starting point of analysis, and why the latter has to turn immediately into questions of policy framed in the most narrow format. If we are not even sure of what is going on, what is the point of debating policies?

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