La sentenza della Corte Costituzionale sulle pensioni

8 maggio 2015gianfranco savino

Una recente sentenza della Corte Costituzionale ha annullato retroattivamente la norma (contenuta nella riforma Fornero) che limitava la perequazione automatica dei trattamenti pensionistici all’inflazione programmata per le pensioni di importo superiore a tre volte il trattamento minimo INPS. Questa decisione ha riaperto un dibattito intorno alla natura politica delle sentenze della Consulta e, più in generale, intorno agli effettivi vincoli che il sistema giuridico e istituzionale italiano implicitamente impone ad ogni tentativo di riforma delle dinamiche della spesa pubblica.

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Appunti per un manuale di difesa dalla spesa pensionistica

4 maggio 2015sandro brusco

La spesa pensionistica italiana, grazie alla riforma Fornero, appare essere sotto controllo nel lungo periodo. Nel breve periodo però la spesa resta troppo alta, a causa degli importi eccessivi destinati a coloro che hanno ottenuto l'assegno con il sistema retributivo. Sia per una elementare questione di giustizia intergenerazionale sia per evitare eccessivi problemi al bilancio pubblico è quindi opportuno ridurre la spesa pensionistica anche nel breve periodo. La recente sentenza della Corte Costituzionale, che ha dichiarato illegittimo il blocco delle indicizzazioni per le pensioni superiori a 3 volte il minimo, ha reso chiaro una volta di più che gli ostacoli a una riduzione della spesa pensionistica non sono solo politici (promettere aumenti delle pensioni è da sempre l'arma preferita dei demagoghi scassabilanci) ma anche giuridici. La domanda quindi è: quali strumenti restano per attuare un minimo di giustizia intergenerazionale?

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Ma perché non le privatizziamo, queste ASL?

27 aprile 2015Paolo Piergentili

Gli ambienti culturali e politici che si richiamano all’area liberale spesso propongono l’introduzione di gestori privati nell’offerta di servizi sanitari che rompano il sostanziale monopolio del SSN. Il ragionamento è che le aziende sanitarie pubbliche né riescono né mai potranno essere veramente efficienti proprio perché entità pubbliche italiane. I bilanci pubblici non possono sopportare l’onere di un sistema universalistico, le aziende sanitarie non riescono a gestire efficientemente il personale, sono esposte a illegalità di varia natura (corruzione o collusione anche del personale sanitario, tangenti, distorsioni artificiali dei prezzi, illegalità nella scelta dei fornitori, infiltrazioni della malavita organizzata), sono condizionate pesantemente dalla politica specie nella selezione del management (spesso anche del sanitario, cioè dei primari), che alla fine è di qualità mediamente povera, etc. etc. Fatto salvo che il privato sanitario, in Italia, non sempre ha dato una grande prova di sé, è indubbio che la sua potenziale  efficienza nella gestione di strutture e servizi abbia un certo appeal. La domanda è: è automatico che sia anche efficace nel perseguire obiettivi di salute? La questione è più complicata di quanto possa apparire perché vi sono implicazioni che non sempre sono evidenti a non specialisti. Di seguito porremo alcune questioni su cui riflettere.

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Why are interest rates so low (III)*

17 aprile 2015michele boldrin e Carlos Garriga

Some days ago Bernanke published the third piece in the series, where he begins to outline his explanation of why interest rates are so low. Not surprisingly, his first suspect turns out to be "Global Savings Glut", an argument he has been pushing for at least a decade. Nothing new under the sun and nothing really convincing. 

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Why are interest rates so low (II)

2 aprile 2015michele boldrin

I take up the second part of Ben Bernanke's analysis of why interest rates are so low. He rejects the "secular stagnation" hypothesis advanced, among other, by Larry Summers (see here for more contributions and here for Summers' counterpoint to Bernanke's post). Like Bernanke I do not find the secular stagnation hypothesis convincing at all. But I also find his analysis far from satisfactory, even incoherent sometimes. I do not see why "facts" that are not facts are being accepted as the starting point of analysis, and why the latter has to turn immediately into questions of policy framed in the most narrow format. If we are not even sure of what is going on, what is the point of debating policies?

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Why are interest rates so low (I)

31 marzo 2015michele boldrin

I have been thinking at the question in the title for a while, unable to find a convicing answer. Today I discovered that Ben Bernanke believes has an answer, which serves, if I do not read it wrong, as the opening post of his new blog. Needless to say it does not convince me, if anything because his was one of the many hypotheses I also considered and then disregarded. But BB is BB, hence, lacking a better theory and remembering Bob's wise dictum - it takes a model to beat a model - let me use BB's model to try putting order in my own thoughts.

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The Keynesian Illusion

25 marzo 2015David K. Levine

Why does old-fashioned Keynesianism, despite its empirical and intellectual failure, continue to grip the imagination of so many intelligent people?

Traduzione italiana (senza appendice).

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L’illusione keynesiana

26 marzo 2015David K. Levine

Un breve saggio che illustra perché la teoria economica di J.M.Keynes assomigli all'illusorio mulino a moto perpetuo di M.C.Escher

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Nuova contabilità: occasione per un patto di stabilità più europeo

19 marzo 2015Leonzio Rizzo

In questa nota si discute la struttura dei vincoli di saldo per regioni e comuni, contenuti nella legge di stabilità del 2015. Si mette in evidenza il ruolo della nuova contabilità (D.lgs. 118/2011), che implicando una forte riduzione dei residui, avvicina i saldi richiesti alle amministrazioni locali al saldo consolidato che l’Italia deve rispettare in sede europea. Tuttavia, i saldi che si chiede di rispettare a regioni ed enti locali sono computati al lordo delle partite finanziarie, mentre l’indebitamento netto consolidato della PA calcolato ai fini del rispetto della Patto di Stabilità e Crescita è al netto delle partite finanziarie. Tale caratteristica crea differenze rilevanti, sia nell’individuazione del contributo che gli enti danno alla formazione dell’indebitamento consolidato netto, che nella distribuzione di tale contributo all’interno del comparto degli enti. E’ necessario quindi scorporare le partite finanziarie dal computo del saldo di regioni e comuni, perché questo possa essere pensato come quota di contributo all’indebitamento netto della PA.

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Valori burocratici, parte 2: il caso dell'Autorità anticorruzione

3 marzo 2015Paolo Piergentili

Continuando la nostra disamina, dopo il Garante per la Privacy vediamo struttura e operato dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC). Nella sua forma attuale questa Autorità è una creatura recentissima, nata come risposta contro la perdurante corruzione che si continua a riscontrare nella pubblica amministrazione. Il percorso di nascita ed il piano di ristrutturazione dell’ANAC vengono illustrati in un interessante documento, il Piano di riordino dell’ANAC (che non ha una data chiaramente indicata, ma presumibilmente è del dicembre 2014/gennaio 2015), firmato dal Presidente Raffaele Cantone e scritto con una franchezza ed un piglio inusuale nella PA. La sua lettura apre squarci sul modo di essere e operare delle Autorità non comunemente noti.

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