Immigrazione, che fare? Alcuni aspetti legali

16 marzo 2018 axel bisignano

Facendo seguito al dialogo sull'immigrazione tra Aldo e da Giulio, fornisco in questo articolo una riflessione su alcuni aspetti normativi dell'immigrazione. La prospettiva e' quella di un magistrato che, su questa materia, ha spesso a che fare con questioni che più interessano il cittadino comune.

Premetto che la materia è molto vasta e richiederebbe un post lunghissimo. Inoltre, pur avendo a che fare con essa, io non sono un esperto e quindi chiedo fin d’ora venia su eventuali imprecisioni ed incompletezze. Prima di pubblcarlo, ho chiesto a un’avvocatessa che dà assistenza a molti migranti di revisionare il mio articolo, quindi le imprecisioni residue dovrebbero essere poche. Ciò premesso, il cittadino comune tende (spesso aiutato dalle sirene populiste) a fare di tutta l’erba un fascio ed a non considerare che i migranti appartengono a diverse categorie, ognuna di esse con il suo preciso status giuridico. E’ ovvio per la platea dei lettori di questo blog che qui si parlerà esclusivamente di migranti provenienti da paesi extra UE.

Su questo vorrei fare una piccola digressione. Dell’UE fa parte anche la Bulgaria che, notoriamente, è il paese più povero dell’intera Unione. L’estrema povertà nella quale vive una gran parte della popolazione di quel paese, in linea teorica, dovrebbe indurre la stessa a migrare in massa verso i paesi più ricchi, potendo farlo senza limitazione alcuna. Sennonché non risultano immigrazioni di proporzioni bibliche dalla Bulgaria. Dico ciò per evidenziare come i fattori che inducono ad emigrare siano molteplici e che, salvo catastrofi come quella siriana, non si spostano intere popolazioni per sole ragioni economiche. Tornerò su questo alla fine dell’articolo.

Venendo alla varie tipologie di immigrati, la prima categoria, come è ovvio, è quella dei migranti regolari. Il numero di persone che possono immigrare regolarmente in Italia viene stabilito anno per anno con il "Decreto flussi". Per l’anno 2018 è consentito l’ingresso ad un numero  pari a 30.850 lavoratori. Lo Stato, nel momento in cui dà un permesso di soggiorno per ragioni lavorative, deve concedere una serie di diritti all’immigrato. Il principale è quello dell’iscrizione al sistema sanitario nazionale. Nel contempo, lo Stato non ha l’obbligo di fornirgli un’abitazione e/o altre forme di assistenza. Tuttavia, il cittadino extra UE che ottiene un permesso di soggiorno in Italia entra nell’area di Schengen non può trasferirsi immediatamente a vivere e lavorare in un altro paese dell’Unione. Deve aspettare cinque anni, dopodiché può ottenere un permesso di soggiorno UE.

La seconda categoria di migranti è quella dei richiedenti "protezione internazionale asilanti" o, piu' brevemente, i richiedenti asilo (rifugiati). Essi sono definiti dalla convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951. Per i rifugiati non è possibile stabilire un tetto perche' ogni persona che rientra nella definizione di richiedente asilo data dalla convenzione ha diritto di essere accolto in uno dei paesi aderenti all’accordo. La convenzione è stata stipulata negli anni ’50, quando era ancora viva la vergogna che molti stati provavano per avere respinto centinaia di migliaia di ebrei che fuggivano dalle persecuzioni naziste, accompagnandoli, di fatto, nelle camere a gas di Auschwitz. Nel contempo, in un clima di guerra fredda, questo strumento era utile a stigmatizzare i paesi dell’Europa comunista. Con l’andare del tempo nella categoria di rifugiato sono state inserite anche le popolazioni costrette a scappare in massa da paesi in guerra. Essendo stata la Germania nazista il protagonista della persecuzione degli ebrei, la Repubblica Federale Tedesca aveva adottato una legislazione particolarmente generosa che, a partire dagli anni’80, ha subito sempre maggiori restrizioni. A differenza del cittadino extra UE di cui alla prima categoria, il rifugiato ha tutta una serie di diritti ulteriori espressamente previsti da diverse direttive europee. In una ricostruzione dettagliata del coacervo normativo si legge che

venendo agli obblighi in capo ai singoli Stati membri, la direttiva prevede che essi prendano le misure necessarie per la concessione di un titolo di soggiorno temporaneo, consentano agli sfollati di svolgere un'attività lavorativa. Gli Stati devono poi garantire che essi vengano "adeguatamente" alloggiati e ricevano un'assistenza sociale, contributi al sostentamento e cure mediche.

Come si può vedere, gli oneri a carico dello stato ospitante sono maggiori rispetto a quelli dovuti alla prima categoria.

Nel 1990 l’Unione Europea ha stipulato la convenzione di Dublino con lo scopo di regolare meglio l’ingresso dei profughi, stabilendo che essi debbano presentare la domanda di asilo nello stato dove, per la prima volta, hanno lasciato le impronte digitali e, quindi, in linea di massima nel primo paese dove hanno fatto ingresso. Tale sistema finisce per favorire i paesi dell’UE che non hanno confini esterni oppure, i cui confini esterni sono rivolti a nord (Germania, Austria, Francia, Benelux). I paesi più gravati dalla convenzione, allo stato attuale, sono la Grecia e l’Italia.

Fatte queste prime premesse, proviamo a metterci nei panni di un “migrante economico”. La via dell’immigrazione regolare è relativamente difficile, mentre è facile, perché in linea di principio illimitata, quella dell’asilo politico. Quindi quest'ultima strada diventa molto attraente. Ovviamente, la sua percorribilità dipende dal paese di provenienza: la maggior parte degli stati vengono considerati “sicuri” e quindi chi proviene da essi non può dichiararsi un rifugiato. Per esempio, la Tunisia è considerata uno stato sicuro, la Siria no. Fra l’altro la definizione di stato sicuro non preclude la proposizione della domanda in quanto la Commissione che decide può concedere la cosiddetta "protezione sussidiaria" vincolata a presupposti molto diversi da quelli dei richiedenti asilo. Questo rende più lungo il tempo di esame delle domande e di decisione, un processo che ormai dura intorno ai 2 anni con aggravio di spese enormi visto che in questa fase l’accoglienza è a carico del paese che accoglie. Ritornando al nostro siriano, egli ha “diritto” di entrare in UE mentre il tunisino deve rimanere a casa sua dove, attualmente, non ha prospettive economiche. Dunque per ottenere l’ingresso e la permanenza, il ragazzo tunisino deve fare finta di essere un siriano (oppure chiedere una protezione sussidiaria argomentando sul fatto che in Tunisia rischia la pena di morte o altro). A tal fine potrebbe procurarsi dei documenti falsi, ma questo è relativamente raro poiché prima o poi la loro falsità viene scoperta. Molto più semplicemente egli non porterà con sé alcun documento identificativo. Sbarcato in Italia dichiarerà delle generalità false. A questo punto lo stato di accoglienza dovrà, innanzitutto, fornirgli tutta l’assistenza prevista per i profughi in attesa di verificare se ciò che il migrante riferisce, corrisponda al vero o meno. E la verifica, come ognuno può immaginare, non consiste nell’inviare un’email alle autorità siriane con pronta risposta da parte loro. È complessa, dura anni e, difficilmente dà risultati certi. In sostanza, l’immigrato ha l’immediato vantaggio di poter rimanere in Italia, avere un’assistenza e qualche probabilità di successo che la sua domanda venga accolta.

La terza categoria di migranti è quella degli immigrati irregolari tra i quali abbiamo coloro che hanno fatto ingresso illecitamente senza dichiararsi rifugiati (ormai una minoranza) e coloro che, dopo essersi dichiarati rifugiati, hanno visto respingere la domanda. Tutte queste persone, secondo la legge, andrebbero espulse dallo Stato. Per procedere all’espulsione è tuttavia necessario conoscerne l’esatta identità, altrimenti il paese dal quale il migrante proviene secondo le autorità italiane non lo riammetterà. Pertanto, prima di procedere all’espulsione, è necessario identificare il migrante. A tal fine, sempre secondo la legge, andrebbe condotto in un CIE (Centro di Identificazione ed Espulsione) e trattenuto là fino alla sua identificazione e successiva espulsione. Ognuno comprende come, a fronte di centinaia di migliaia di immigrati irregolari, la capienza dei CIE sia totalmente insufficiente, sicchè questa via non è percorribile. Di fatto lo Stato si rivela impotente di fronte al fenomeno.

I diversi governi Berlusconi hanno provato a percorrere la via della deterrenza penale. A tale scopo hanno introdotto due distinte fattispecie di reato. Primo, quelle di cui agli articolil 10bis e 14, comma 5ter, DLVO 286/98. L’art. 14 DLVO 286/98 prevede che all’immigrato irregolare trovato sul territorio nazionale il Prefetto notifichi un atto con il quale lo stesso viene invitato a lasciare lo Stato. Qualora egli non dovesse ottemperare all’invito, scatta la sanzione penale. Originariamente la norma prevedeva l’arresto obbligatorio ed il rito direttissimo e quindi si celebravano stanchi processi con immediata liberazione e condanne con pene sospese a soggetti la cui colpa era quella di avere cercato un luogo in cui sfuggire all’indigenza.

La seconda fattispecie di reato punisce il migrante che faccia abusivamente ingresso in Italia o vi si trattenga. Con la sentenza pronunciata il 28 aprile 2011 nella causa C-61/11 Hassen El Dridi, alias Soufi Karim, la Corte di Giustizia Europea ha stabilito che, condannare i clandestini a pene detentive per il solo fatto di avere fatto ingresso e/o essersi trattenuti abusivamente nell’Unione viola il trattato. Logica voleva che, a quel punto, le norme in questione venissero abolite. Invece, nella versione attuale, si arriva al paradosso per cui la violazione dell’art. 10bis è punito con l'ammenda da 5.000 a 10.000 euro, mentre quella dell’art. 14, comma 5 ter, con la multa da 10.000 a 20.000 euro. Avete letto molto bene, pene pecuniarie contro dei clandestini. Non credo di dover aggiungere altro. Si tratta di misure introdotte con la legge Bossi/Fini e quindi da Berlusconi quando era al potere unitamente agli alleati della Lega e di AN. Aggiungo che, trattandosi di processi penali, questi fantasmi hanno diritto ad un avvocato che gli viene assegnato d’ufficio e che viene pagato dal contribuente italiano con il gratuito patrocinio.

Il migrante che vive nella condizione di clandestinità è una specie di zombie che non può cercarsi un lavoro né un alloggio. Non ha nessuna prospettiva ed è forzato a vivere di espedienti di micro- ed anche macrocriminalità, dal furto al supermercato allo spaccio di sostanza stupefacente, oppure nella migliore delle ipotesi a farsi sfruttare in condizioni di paraschiavitù. Non può (nel senso che non si riesce) essere espulso e continua a vagare per le nostre città trasmettendo un senso di insicurezza al cittadino ed un senso di impotenza alle forze dell’ordine. Accumula precedenti penali che, prima o poi, lo faranno finire in carcere, dal cui circuito, in assenza di un’abitazione ed un lavoro, non può uscire. Un circolo vizioso senza vie d’uscita, che affolla le già insufficienti carceri italiane.

Questo a grandi linee il quadro della situazione. Proviamo ora a tirare alcune conclusioni. Come si è visto, continuando a tenere fermo il dualismo tra migrante economici e rifugiati l’Unione europea finisce con il trovarsi in mezzo al guado perché è lei stessa ad incentivare l’immigrazione clandestina con le regole che ha adottato. Il problema continuerà ad essere drammatico o comunque percepito come tale dal cittadino comune, spingendolo tra le braccia di movimenti fascistoidi che, non a caso, hanno sempre più successo in Europa. Una politica seria dovrebbe uscire dal guado e prendere una decisione in un senso o nell’altro. Le alternative sono due.

La prima è quella di rivedere completamente i trattati sui rifugiati. In altre parole, gli europei dovrebbero avere il coraggio di dire che, da ora in avanti, nessun rifugiato anche se può documentare di essere un perseguitato politico e/o vittima di razzismo e/o di fuggire da un paese devastato dalla guerra, avrà diritto all'accoglienza. Questo non eliminerebbe il fenomeno della clandestinità, ma consentirebbe di ridurlo in maniera significativa. Inoltre, verrebbero eliminati tutti costi derivanti dall’ingresso di persone che si dichiarano rifugiati (a partire dall’assistenza, fino ad arrivare al risparmio conseguente all’eliminazione di tutto l’apparato burocratico chiamato ad istruire le pratiche di asilo). È ovvio che questo significherebbe buttare a mare quasi settant’anni di conquiste civili e, nel caso dei tedeschi, prendere a calci la propria memoria. È una cosa evidentemente impossibile per la coscienza dell’occidentale medio che si ritiene moralmente superiore e molto attaccato ai “valori di umanità”. Meglio, molto meglio, pagare i libici affinchè tengano i rifugiati in campi di concentramento che ricordano tanto le ragioni per cui la convenzione sui rifugiati fu approvata, oppure pagare il sultano turco e farsi provocare da lui un giorno sì e l’altro pure per non irritarlo troppo, non sia mai che un giorno gli venga in mente di lasciare che i profughi presenti in Turchia prendano la via del mare verso la Grecia. Occhio non vede, cuore non duole.

La seconda alternativa è quella di concedere un permesso di soggiorno a chiunque lo chieda. In altre parole il nigeriano, tunisino, albanese, marocchino che desiderasse immigrare dovrebbe solamente presentare una regolare domanda presso le ambasciate italiane presenti nei rispettivi stati di provenienza per poter venire in Italia e lavorare.

Questo avrebbe tutta una serie di vantaggi perché consentirebbe di:

  1. separare immediatamente il grano (rifugiati veri cui dare tutta l’assistenza ed accoglienza di cui necessitano) dal loglio (migranti economici);
  2. ridurre in maniera significativa i costi connessi all’assistenza ed accoglienza dei rifugiati;
  3. verificare la storia personale del richiedente (è un soggetto pregiudicato? È un jhadista? Pensate a quanti potenziali jhadisti possono essere entrati in Italia, dichiarandosi profughi);
  4. espellere chi non trova lavoro e/o commette reati di una certa gravità.

Sul punto espulsione di persone identificate (cioè di persone dal permesso scaduto e/o revocato) va aggiunto che esiste un notevole contenzioso amministrativo, anch’esso, quasi sempre finanziato dal contribuente italiano attraverso il gratuito patrocinio. A tal fine bisognerebbe pretendere da ognuno che vuole immigrare il versamento di una somma di denaro a titolo di cauzione (cioè restituibile a chi lasci spontaneamente il paese o magari consegua la cittadinanza). Consideriamo che questi migranti fanno un (per loro) sostanzioso investimento pari a svariate migliaia di euro per attraversare il deserto e pagare i trafficanti. Quel denaro dovrebbe essere incassato dallo Stato per pagare, con esso, l'eventuale espulsione (stando ad alcuni articoli di stampa le espulsioni costano circa 4000 euro per ogni persona) ed anche il contenzioso che il migrante volesse instaurare per non falsi espellere. Nel contempo, costituirebbe una soglia di ingresso (non tutti possono pagare) ed un incentivo al rientro nel proprio paese se il sogno occidentale non si dovesse avverare.

Conosciamo tutti l’obiezione sull’opzione n. 2: “non possiamo farli entrare tutti. Ci sarà un’ingestibile invasione”. Orbene, e qui torno a ciò che ho detto all’inizio sulla Bulgaria, esistono diversi studi che dimostrano come non siano intere popolazioni a spostarsi, ma solo una parte relativamente esigua di esse. Inoltre, chi entra regolarmente e non riesce a trovare un lavoro, spesso rientra nel paese di origine. Altra obiezione: “Verremo islamizzati”. Nemmeno io sono un amante della religione islamica. Se devo dirla tutta, non amo nessuna religione, neanche quella cristiana nelle sue molteplici varianti. In ogni caso, anche questo argomento appare essere piuttosto debole. Paesi come la Francia, la Germania o l’Austria, che hanno una componente migratoria da paesi islamici molto più consistente della nostra non hanno perso la loro identità.

In definitiva, la politica di immigrazione, non solo italiana, ma europea ed, in fondo, occidentale (basti vedere cosa fanno gli Stati Uniti o l’Australia), è fallimentare e, di fatto, molto ipocrita. A forza di andare dietro ai bassi istinti dell’opinione pubblica si sta solamente facendo il gioco dei movimenti politici fascistoidi ed un giorno ci troveremo a brindare con l’olio di ricino.

40 commenti (espandi tutti)

ottimo articolo

bonghi 16/3/2018 - 14:34

complimenti anche per la chiarezza con cui le idee sono esposte , tale da farne intuire il significato anche a me ...

ho solo una domanda che covo da lungo tempo e a cui non sono mai riuscito a dare risposta : 

non riesco a capire come sia possibile che i migranti paghino gli altissimi costi attribuiti al trasporto irregolare invece che prendere comodamente un aereo , fare scalo altrettanto comodamente , e solo successivamente distruggere i propri documenti ed entrare nell'illegalita'

grazie ancora per l'articolo

@bonghi, non è che uno extra UE può andare all'areoporto del suo paese ed arrivare qui, esclusi accordi con alcuni stati (es. USA) occorre un visto e a quel punto le autorità hanno anche l'impronta digitale...

beata ignoranza

bonghi 17/3/2018 - 15:47

grazie per aver risposto ... ora sono meno beato , grazie ancora

chiunque passa legettimamente il confine di un paese UE è registrato in un archivio centrale e quindi identificabile e di conseguenza espellibile

pratica e teoria

bonghi 19/3/2018 - 13:46

in realta' , pur continuando a ringraziare le risposte fornite e dopo aver "simulato" un ingresso in UE dall' angola , devo dire che il piu' grande deterrente all'immigrazione attraverso canali regolari ( aereo nell'esempio del primo commento ) sia prettamente economica , si devono infatti dimostrare ampie disponibilita' economiche anche per brevi soggiorni turistici

quello delle impronte digitali e' un "falso problema" ( o falsa soluzione in base ai punti di vista ) , mi pare infatti di aver capito , che gli stessi irregolari , una volta schedati e forniti di foglio di via , riescano facilmente a rientrare nell'illegalita' e a "modificare" le impornte digitali ( http://www.meltingpot.org/Svezia-Immigrati-acido-sui-polpastrelli-per-non-essere.html#.Wq-hFN-E6V4 )

Giusta osservazione. In effetti mi risulta che l'80% dei migranti irregolari sia composta da "overstayers": i barconi fanno piu' figura, e di conseguenza sono sopravvalutati.
Ovviamente non tutti i migranti possono essere "overstayers" (un Siriano che vive in zone di guerra ha certamente qualche problema ad ottenere un visto turistico per un paese UE)

Finalmente appare un barlume di ragionevolezza. Come per droga e prostituzione l'ottusità ha regnato anche per l'immigrazione. In realtà per l'immigrazione non so se sia ottusità, forse c'è del dolo, ma per la droga non capisco il senso di regalare i proventi alle mafie. Cerco di dire ciò che può essere fonte di disaccordo. Premesso che il problema fondamentale è a) che è assurdo, prima ancora che indegno, che le persone mettano a repentaglio la loro vita e paghino dei criminali per ciò, oltre a mettersi nelle mani delle miserabili polizie varie;  b) questo non può però essere un ricatto morale per cui lo Stato rinuncia a decidere chi entra. Per far ciò deve essere chiaro a chi parte che si entra in Italia solo se si fornisce la propria identità, altrimenti si viene rispediti forzatamente e senza attesa indietro (se non è il paese effettivo di provenienza sarà il paese da cui si è partiti). Che il numero di richieste d'asilo deve essere subordinato alla capacità di gestire le pratiche in relazione al tempo di durata del soggiorno. Che passati sei mesi o un anno o quel che è le strade sono tre: o si è trovato lavoro, o si è stati riconosciuti come aventi diritto alla protezione umanitaria o si viene rimpatriati. Per quanto riguarda l'espulsione per reati gravi sono in disaccordo. Chi non è cittadino deve essere espulso per ogni reato, non si può aspettare che commetta un reato grave per farlo, e spesso chi commette reati gravi ha prima commessi reati minori. Su questo non ci può essere tolleranza. Per quanto riguarda il lavoro, credo sia questo che può sollevare dubbi e obiezioni, non ho ben capito l'esempio della Bulgaria. Il fatto che ci sia un paese povero con possibilità di migrazione legale che non genera tale migrazione non dice nulla sulla possibiltà che dando questa possibilità a persone di altri paesi poveri tale fenomeno si generi. Oltre al fatto che molti, se non la maggior parte di coloro che arrivano non sono certo i più poveri, avendo la possibilità di pagare. La quasi totalità dei migranti e dei rifugiati si spostano all'interno dell'Africa, quindi in teoria non dovrebbe cambiare molto, solo migliorare le condizioni di chi prova a venire in Europa. Però se a parità di spesa fosse anche più sicuro provarci potrebbero aumentare le persone che ci provano. Quello che può fare la differenza è che se il nuovo sistema funzionerà in tempi brevi le persone non avranno alternative che tornare indietro, non avendo la possibilità di tirare a campare nel lungo percorso di accoglienza messo in piedi attualmente indipendentemente che se ne abbia diritto o meno.

della seconda alternativa (entra chi vuole con una cauzione di 4000 euro) è che la prevedibile obiezione di persone caritatevoli e loro associazioni o partiti ("4000 euro sono troppi per chi muore di fame") può essere superata prevedendo e regolando la possibilità che uno o più cittadini italiani paghino la cauzione di un immigrato, magari tramite una ONG -- peraltro con buone possibilità di vedersela restituita in futuro. 

Domanda: non si potrebbero ammettere solo i rifugiati con documento d'identità, senza disdire la convenzione di Ginevra? Capisco che in qualche caso sarebbe crudele, ma meno che disdire la convenzione. Resto comunque a favore della seconda alternativa.

https://johnhcochrane.blogspot.it/2014/06/the-optimal-number-of-immigran...

è stato poi ripreso e tradotto anche qui. http://noisefromamerika.org/articolo/qual-numero-ottimale-immigrati

la prima e seconda soluzione non sono poi mutuamente escludentesi, piuttosto sono entrambe escluse dal dibattito, per così dire, pubblico attuale.

Ripensandoci, una difficoltà della seconda alternativa (entra chi vuole se paga la cauzione) è che la cauzione per i profughi temo risulti incompatibile con la convenzione di Ginevra. Se quindi i profughi non sono tenuti a pagare la cauzione a differenza degli immigranti economici, questi ultimi avranno un altro motivo per fingersi profughi e saremmo forse daccapo. Anche se si può ragionevolmente sperare che, fra l'opzione di entrare regolarmente pagando e quella di fingersi profughi con il conseguente calvario (centri per l'identificazione ecc.), molti preferirebbero la prima.

 

Il punto è che i migranti economici investono quella cifra per affidarsi a bande di criminali che li trasportano attraverso il deserto e poi attraverso il mediterraneo. Non è gratis l'ingresso come profugo. Stando a quello che si legge costa più o meno quella cifra.

Axel, ottimo, ma ti sei scordato, molto probabilmente per ragioni di spazio, di dimostrare la sconcertante affermazione che:

Paesi come la Francia, la Germania o l’Austria, che hanno una componente migratoria da paesi islamici molto più consistente della nostra non hanno perso la loro identità.

A me Londra e Parigi, che conosco bene dalla meta’ degli anni 70, sembrano irriconoscibili; Londra quasi ovunque; Parigi di sicuro alla periferia. Qui mi voglio limitare a notare come le istituzioni stanno cambiando. Nel 2003 Sarkozy (che allora era ministro degli interni) per cercare di controllare la influenza crescente dei musulmani francesi creo’ il Consiglio francese del culto musulmano, che doveva rappresentare il musulmani francesi. Le elezioni dei rappresentanti furono poi largamente influenzati da paesi stranieri, che ne approfittavano per diffondere posizioni estremiste e fondamentaliste.  Ovviamente, il CFCM va ristrutturato, ma questa logica perversa oggi viene solo rafforzata.  Macron ha rilasciato delle dichiarazioni indicando le direzioni generali secondo le linee suggerite da Hakim El Karoui, suo consigliere per gli affari musulmani. La ristrutturazione prevede che la repubblica francese abbia un Grande Imam di Francia, riconosciuto dalla repubblica francese, che si preoccuperebbe anche del finanziamento delle moschee, del clero e della loro educazione. E’ un abbandono della idea cardine della laicita’ dello stato francese. Non sto criticando Macron: questo e’ il male minore, se si vuole evitare una influenza esterna.

Come regola approssimativa, con un 9 per cento dei musulmani, come in Francia, ci sono i Patti lateranensi dell’uomo della provvidenza Emmanuel, al cinquanta per cento c’e’ la guerra civile come in Nigeria, o la frammentazione come nella former Jugoslavia,  e al cento per cento la Turchia. Ti sembra il paese di Voltaire?

ha preso meno del 5%.

voler  insegnare ai parigini come difendere l'identità francese ricorda molto la famosa mosca cocchiera. La Fontaine, appunto.

non sono la Francia e non la Gran Bretagna.

In Germania la minoranza musulmana è prevalentemente di origine turca. A Berlino costituisce circa il 6% della popolazione. Le elzioni politiche in Germania del 2017 sono state decise esclusivamente dalla questione dei profughi. L'AFD, il partito xenofobo ha fatto il pieno in Laender dove i turchi non ci sono.

 

I Bulgari sono 7 milioni (stabili) e godono di un reddito pro-capite (PPP) di $ 21000, non così distante da quello italiano che è di $ 37000, i Nigeriani sono 190 milioni (in tumultuosa crescita) con un reddito pro capite di $ 6000. L'accostamento mi sembra ardito.

Poi c'è la valutazione dello status di profugo: il giovane siriano si vuole allontanare dal suo paese (o soltanto dalle zone di guerra?) e raggiungere una destinazione più sicura, e fin qui ci siamo. Ma non vedo perchè debba fare shopping fra i paesi in cui rifugiarsi: escludendo Israele, con il quale la Siria è ancora formalmente in guerra, a portata di mano ci sono Turchia, Giordania, Libano e Iraq; molti hanno chiesto asilo politico in quei paesi, e sono in sicurezza, seppure non nel confort. Se un giovane siriano lascia la Turchia per trasferirsi in Svezia o in Germania, non è un (più) profugo, ma un migrante economico. l'UNCHR al momento sta rimpatriando gli Afghani rifugiati in Pakistan, perch il paese, salvo alcune aree ristrette e comunque poco popolate, è considerato "sicuro"; perchè non si possono rimpatriare gli afghani residenti in Germania?

La spiegazione di certi aspetti legali è preziosa, ma le leggi si cambiano, se non raggiungono lo scope per cui sono state emanate. Io suggerirei una normativa ispirata a quella fiscale: al reato di immigrazione clandestina andrebbe applicata una pena edittale esagerata (15 anni di galera?) ma si dovrebbe prevedere che chi "patteggia", rinuncia a presentare ricorso e lascia entro 5 giorni il territorio nazionale potrebbe cavarsela con una sola notte in cella.

In pratica io credo che i migranti siano agenti economici che agiscono seguendo il proprio vantaggio; se la migrazione non è percepita come vantaggiosa, non avviene.

Concludo con una notizia buffa, ma che dovrebbe far riflettere: il trasporto pubblico di Bruxelles probabilmente rinuncerà a controllare i viaggiatori sprovvisti di biglietto perchè in questo modo potrebbero scoprire dei migranti irregolari... 

1. come detto nell'articolo, esistono studi che documentano che anche dalla Nigeria non partirebbe tutta la popolazione, ma solo una piccola parte di essa. Non ho avuto il tempo di cercarli ma ci sono.

2. sul fatto che i profughi non devono potersi cercare il posto più confortevole, di per sè sono d'accordo. Ma prendiamo la Turchia. Attualmente è il principale paese a sopportare l'impatto. Se Erdogan si stufa, li fa arrivare in Grecia. Poi che si fa?

1) quanto piccola? Nella sola Africa ci sono più di un miliardo di abitanti, e crescono rapidamente. Sono contento che sia stata lasciata da parte la Bulgaria.
2) gli mandiamo indietro un po' di Turchi residenti in Europa, che fra l'altro hanno votato in massa sl referendum per aumentare i suoi poteri. Un turco rimoatriato oer ogni migrante che ci spedisce. È questo il modo di rapportarsi per quelli come lui.

Io ho trovato questo studio di Pew Research, dove si può leggere:"At least four-in-ten in each sub-Saharan country surveyed answered yes, including roughly three-quarters of those surveyed in Ghana (75%) and Nigeria (74%)."

Io segnalo lo studio di Michel Godet e Jean-Michel Boussemart "Europe 2050: ce suicide démographique que rien ne semble pouvoir arrêter". Link: http://www.atlantico.fr/decryptage/europe-2050-suicide-demographique-que...
Gli autori calcolano che entro il 2050 in Africa vi saranno circa 2,5 MILIARDI di persone. Ora, se solo pochi punti percentuali del miliardo e trecento milioni che nascerà in questo lasso di tempo si trasferisse in Europa... lascio a voi le conclusioni.

I partiti pro immigrazione, PD e LeU, sono stati sonoramente sconfitti, bisogna rassegnarsi.

Gli italiani hanno capito che il problema dei rifugiati è un pretesto per favorire l'immigrazione incontrollata: si ammette che la maggior parte dei paesi africani sono sicuri, ma poiché c'è il cinque per cento di probabilità che siano rifugiati veri, si fanno entrare anche gli altri novantacinque.

Ma se la maggior parte dei paesi africani sono sicuri, perché quei pochi che "fuggono dalle guerre" non si recano dai loro vicini, invece di sottoporsi ad una trasferta di un migliaio di chilometri, per poi imbarcarsi verso le nostre coste? La risposta la sappiamo bene: perché da noi si sta meglio che nei loro vicini; quindi diventano migranti economici anche loro. Chiamiamo le cose con il loro nome.

Non si tratta di rivedere i trattati sui rifugiati: si tratta di dare lo status di rifugiato a chi lo merita. Giusto dare questa qualifica a chi fuggiva dalle guerre dell'ex jugoslavia ma, stranamente, nonostante decine di migliaia di vittime civili, non risultano barconi pieni di ex-jugoslavi che siano partiti dalle loro coste verso di noi. Gli sfollati sono rimasti lì vicino.

La conclusione è semplice: nessuno di coloro che parte sui barconi merita di essere considerato rifugiato, pertanto nessuno di loro deve essere fatto sbarcare.

Mi piace che adesso le elezioni modificano retroattivamente la realtà. Hanno perso i partiti pro-immigrazione, quindi le argomentazioni ben documentate da Bisignano in questo articolo non hanno valore. E perché non: hanno vinto i partiti anti-obbligo vaccinale, quindi non esiste più il rischio di un'epidemia di morbillo. Ha vinto DiMaio, quindi l'accademia della Crusca rivedrà le regole sul congiuntivo. 'Non si tratta di rivedere i trattati sui rifugiati: si tratta di dare lo status di rifugiato a chi lo merita.' Questo già succede. Difatti una tipica argomentazione degli anti-immigrazione è 'solo il X% degli immigrati ha il titolo per essere rifugiato'. Il problema è l'iter per fare questa valutazione è inefficiente, lungo, e costosissimo, da cui le proposte fatte nell'articolo. 'Giusto dare questa qualifica a chi fuggiva dalle guerre dell'ex jugoslavia ma, stranamente, nonostante decine di migliaia di vittime civili, non risultano barconi pieni di ex-jugoslavi che siano partiti dalle loro coste verso di noi. Gli sfollati sono rimasti lì vicino.' Però prima di parlare di un argomento bisognerebbe averne una padronanza anche minima.

a) gli sfollati che sono 'rimasti lì vicino' sono andati, ad esempio, a Belgrado, Zagabria e Lubiana, città moderne e relativamente ricche. Paragonare un bosniaco fuggito dalla guerra in Slovenia a un siriano che dovrebbe accontentarsi di stare in un campo profughi in Turchia o di un eritreo che dovrebbe fermarsi in Sudan? Egitto? è ridicolo.

b) Lei dirà 'beggars cannot be choosers'. Lo vada a dire agli israeliani. I profughi dopo la II guerra mondiale non si sono accontentati dei campi in cui vivevano in Polonia (talora vittime dell'antisemitismo dei locali, e comunque con lo spettro dell'incombente regime comunista), ma neanche delle sistemazioni più sicure in paesi ospiti come la Svezia. Hanno fatto di tutto per emigrare dove avevano parenti e opportunità (fosse la Palestina, gli Stati Uniti o Buenos Aires) e già che c'erano hanno anche fondato uno stato.

c) è vero, 'non risultano barconi', ma forse deve ripassare la geografia europea* perché i profughi dell'ex yugoslavia non avevano bisogno di imbarcarsi per arrivare in Italia e (soprattutto) in Austria, Ungheria, Germania, Svezia (ma sono arrivati persino negli USA, portando la comunità bosniaco-americana di St. Louis a 70.000 unità). In questo articolo del 1992 (https://www.nytimes.com/1992/07/24/world/yugoslav-refugee-crisis-europe-...) si stimano 2,3 milioni di sfollati, di cui 400.000 sono usciti dai confini. Non credo che le proporzioni tra Siriani arrivati in Europa e Siriani rimasti in Turchia o in Libano siano tanto diverse, posta la differenza sopra fatta notare tra la Slovenia degli anni '90 e un campo profughi del medio oriente.

d) 'nessuno di coloro che parte sui barconi merita di essere considerato rifugiato, pertanto nessuno di loro deve essere fatto sbarcare' per fare ciò, bisogna cambiare i trattati. QED. Ma l'importante era mettere il solito cappello anti-immigrazione anti-politicamente corretto e non entrare nel merito della discussione.

* in particolare la Bosnia ha un accesso al mare molto limitato, che non era se non mi sbaglio praticamente mai sotto controllo militare bosniaco durante la guerra

Lei dice: il conflitto nella ex Jugoslavia ha prodotto 2,3 milioni di sfollati (su una popolazione di 23 milioni). Di questi 400.000 si sono recati all'estero. Però non specifica quanti di questi 400.000 siano tornati nelle loro case una volta terminato il conflitto, perché questo fa la differenza tra un profugo e un migrante. La mia conclusione è che il fenomeno è stato molto contenuto, nonostante le devastazioni della guerra, tanto è vero che la maggior parte di noi non se n'è neanche accorto. Non si sono imbarcati perché non volevano, non perché era impossibile.

Ma ecco la sua frase illuminante: "Lei dirà 'beggars cannot be choosers'."...  Se ne deduce che lei vorrebbe 'beggars can be choosers'.

Ragionando così, un abitante di un villaggio africano, la cui madre ha generato dieci fratelli, senza energia elettrica e con poca acqua, deve augurarsi che il suo paese sia preso di mira da Boko Haram, così diventa profugo e avrebbe diritto ad essere accolto in un paese europeo a scelta, con tutti i servizi e l'assistenza pubblica. Invece milioni che non sono coinvolti in conflitti sono destinati ad una vita di stenti per cinquant'anni, vita media di alcuni paesi africani. E' ragionevole?

La conclusione non può che essere quella: il profugo ha diritto ad una sistemazione non distante dalla sua abitazione, in attesa che la situazione migliori per tornare a casa sua. Non ha il diritto di andare in un paese a sua scelta tra quelli avanzati, tantomeno percorrere migliaia di chilometri e imbarcarsi per arrivarci clandestinamente. Non ha il diritto, quindi deve essere respinto, insieme alla gran parte dei suoi compagni di avventura, che profughi non sono.

Quando ho citato la sconfitta dei partiti pro-immigrazione era per ricordare che siamo in democrazia, e se questi partiti sono stati sconfitti così rovinosamente vuol dire che quelle tesi sono disapprovate da una larga maggioranza. Non capisco perché sostenere che non sono entrato nel merito della discussione; più in tema di così. I sofismi invece non mi interessano.

'Però non specifica quanti di questi 400.000 siano tornati nelle loro case una volta terminato il conflitto, perché questo fa la differenza tra un profugo e un migrante. La mia conclusione è che il fenomeno è stato molto contenuto, nonostante le devastazioni della guerra, tanto è vero che la maggior parte di noi non se n'è neanche accorto.'

Intanto: 400.000 nel 1992. Molti di quelli sfollati 'nelle vicinanze' prese la via dell'Europa occidentale negli anni successivi. Nel 1996 ce n'erano più di 300.000 nella sola Germania. Poi: la risposta alla domanda è 'pochi'. Se 'la maggior parte di noi non se n'è neanche accorto' è perché a inizio anni '90 la situazione economica non richiedeva un capro espiatorio xenofobo, oppure perché gli xenofobi non erano stati sdoganati dalla politica ufficiale (oppure perché in Italia i profughi bosniaci erano relativamente pochi e lei non ha un grande interesse per il problema). Ci sono 155.000 residenti austriaci di origine bosniaca, 70.000 bosniaci-americani solo a Saint Louis. Non trovo numeri precisi sulla Svezia, ma sicuramente più di 100.000 (non tutti immigrati dopo il '90 eh, ma in buona parte). La Germania nel 1996 provò a espellere tutti i 300.000 e rotti di profughi bosniaci: non so con quanto successo, ma la decisione fu molto criticata e comunque molti andarono in altri paesi occidentali. E tanti erano andati anche in Olanda, Belgio o perfino Canada e Australia ecc. Secondo la sua definizione di 'profughi' e 'migranti' gli ebrei lituani, polacchi, tedeschi ecc. che dopo la seconda guerra mondiale sono rimasti negli USA o nel mandato di Palestina erano migranti.

La risposta alla domanda, legittima, che fa più avanti ('Invece milioni che non sono coinvolti in conflitti sono destinati ad una vita di stenti per cinquant'anni, vita media di alcuni paesi africani. E' ragionevole?'), è contenuta nell'articolo che stiamo commentando. La migrazione economica legale dev'essere incentivata rispetto a quella illegale e sottoposta a regolazioni pragmatiche, non punitive, per intaccare il fenomeno per cui migranti prettamente economici passano per la via della richiesta d'asilo (costituendo una migrazione estremamente inefficiente, incontrollata, pericolosa, che crea allarme sociale). 'il profugo ha diritto ad una sistemazione non distante dalla sua abitazione, in attesa che la situazione migliori per tornare a casa sua.' Che migliori la situazione... in Siria? Che crolli la dittatura eritrea? Mi pare che questa idea (che non ha nulla a che vedere con quella che è stata la realtà della richiesta d'asilo prima della crisi attuale, vedi dissidenti provenienti dai paesi del vecchio patto di Varsavia) pecchi un po' di ottimismo. Lei sta chiedendo a delle persone di vivere per decenni (buona parte della loro vita produttiva; l'interezza dell'infanzia e dell'adolescenza dei loro figli) senza prospettive per il futuro, in condizioni abitative precarie, spesso sottoposte agli abusi e agli arbitri delle autorità locali.

In ogni caso: 'Non ha il diritto, quindi deve essere respinto, insieme alla gran parte dei suoi compagni di avventura, che profughi non sono.'.

Quest'affermazione, come molte di parte 'anti-immigrazione', si maschera dietro il buon senso e la legalità ma in realtà ha lo stesso rapporto di realtà della frase 'Non ho preso il cappotto, quindi la temperatura deve alzarsi'. L'articolo spiega bene quali sono i problemi legali e logistici di respingimenti ed espulsioni. Una svolta radicale dell'impasse richiede la modifica di trattati e legislazioni internazionali: di questo stiamo parlando, non di politiche 'pro' o 'contro' l'immigrazione influenzate dall'esito delle ultime elezioni. Io sono d'accordo con lei sul fatto che il 90 e rotti dei nigeriani che arrivano qua via mediterraneo non ha nessun diritto all'accoglienza o tanto meno all'asilo politico; ma il nostro essere d'accordo e il nostro ribadire questo fatto ci avvicina di 0 centimetri alla soluzione del problema. L'articolo di Bisignano invece fa delle proposte che varrebbe la pena discutere nel merito.

Trovo in questo trend si sovrappongano diversi piani, che sono effettivamente interconnessi ma che mi piacerebbe fossero esaminati separatamente; le tesi che circolano sono:

1) dobbiamo incoraggiare l'immigrazione perchè questa è vantaggiosa per il nostro paese (mia opinione: non lo è, non per il nostro paese, non adesso, magari fra alcuni decenni se ne puo riparlare);

2) dobbiamo permettere l'immigrazione perchè è un nostro dovere morale (mia opinione: il tempo di Kipling e del "fardello dell'uomo bianco" è finito da decenni, e comunque l'Italia non ha una storia coloniale significativa, nè un passato di schiavismo su grande scala. I paesi di provenianza sono arbitri del loro destino, come noi lo siamo del nostro.

3) dobbiamo rassegnarci all'immigrazione perchè è ineluttabile, non c'è alcun modo per evitarla, e allora tanto vale accoglierla con un sorriso (mia opinione: il fatto che sia difficile non vuol dire che sia impossibile; nessun paese lascia entrare chiunque lo desideri; si tratta di trovare una gamma di strumenti adeguati).

Richiamo l'attenzione sulla situazione demografica della Bulgaria e quella della Bosnia, da confrontare con quella dell'Africa (ma i migranti non provengono solo dall'Africa). Le comparazioni fatte finora mi sembrano fuorvianti. L'aspetto quantitativo è importante, i sostenitori dell'immigrazione sono cospicuamente vaghi sul numero ottimale di immigrati da accogliere (mia opinione: un numero minore di zero) e cosa fare se, una volta raggiunto tale numero, ci fosse ancora gente desiderosa di immigrare. Questa non è un'ipotesi irrealistica, in mancanza di studi più approfonditi faccio riferimento allo studio PEW Research (scorrete fino a "If circumstances permitted, many sub-Saharan Africans would migrate abroad"), ricordando nuovamente che l'Africa non rappresenta tutto il mondo.

Sono d'accordo sul fatto che è importante non confondere i piani, molto meno su varie cose. Diciamo 1) opportunità dell'immigrazione, 2) obblighi morali connessi all'immigrazione e 3) conseguenze pratiche delle politiche sull'immigrazione sui numeri dei flussi.

1) sul fatto che l'immigrazione sia opportuna o meno possiamo discutere e scannarci per anni, passando da discorsi fumosi e non falsificabili ('ricchezza della diversità culturale' vs. 'culture non integrabili') a considerazioni più solide ma da contestualizzare ('l'immigrazione ha un effetto positivo sul PIL' vs. 'gli immigrati* hanno un alto tasso di devianza'). Ma tra tutti questi discorsi fatti mille volte ce n'è uno che è inoppugnabile e che rende insostenibile la sua affermazione per cui il numero ottimale di immigrati da accogliere è minore di zero (a meno che lei non intenda 'richiedenti asilo'): e cioè che l'immigrazione è per l'Italia una necessità demografica. Naturalmente non abbiamo 'bisogno' degli sbarchi dal mediterraneo, questa necessità demografica viene colmata (credo) dagli ingressi regolari secondo decreto dei flussi. Quando saremo messi così male che gli albanesi e i moldavi e i bengalesi e gli egiziani ecc. non verranno più a lavorare in Italia, allora veramente dovremo importare 'disperati' dall'Africa sub-sahariana o dall'Afghanistan

2) sugli obblighi morali legati all'immigrazione: argomento spinoso. Tenderei ad escludere dal dibattito (per quanto possibile) le responsabilità collettive (white man's burden ecc.) anche perché poi ci si scanna inutilmente sul giudizio storico del colonialismo. Secondo me un giorno il diritto alla mobilità, come estensione del diritto a migliorare le proprie condizioni materiali e spirituali, sarà universale ma ovviamente adesso esiste solo nel framework statale o di entità sovranazionali come l'UE o il commonwealth. Così come il fatto che un nigeriano muoia nel deserto o in acque internazionali o venga torturato dalle milizie libiche non è TECNICAMENTE responsabilità del governo italiano. Ricordiamo però che la tanto vituperata politica dell'accoglienza italiana segue leggi nazionali e internazionali, non è una prassi velleitaria influenzata da Soros, e che non è possibile sospendere il giudizio etico dagli accordi internazionali, per quanto uno abbia un approccio realista in materia.

3) decidere quanto l'immigrazione sia ineluttabile naturalmente guida la scelta sulle politiche da attuare. Personalmente credo sia ridicolo aspettarsi che nello stesso mondo in cui una vacanza a Tokyo è alla portata di qualsiasi persona della classe media di un paese come l'Italia, e in cui ogni praticamente ogni oggetto della vita quotidiana è stato fabbricato almeno parzialmente all'estero, chi nasce in una topaia del terzo mondo ringrazi Dio o Allah attendendo pazientemente di morire per qualche malattia facilmente prevenibile. Quindi l'immigrazione non sarà ineluttabile, ma è sicuramente naturale. Contrastare un fenomeno naturale (andare cioè contro gradiente) ha inevitabilmente dei costi: economici, etici, politici, diplomatici. Quelli che paga ad esempio l'Australia (paese in cui comunque un residente SU QUATTRO è nato all'estero, se non ricordo male), per trattenere i richiedenti asilo in paesi alleati del Pacifico, non sarebbero sostenibili dall'economia e diplomazia italiana. Non ho facili soluzioni al problema, eh. Comunque nella proposta di Bisignano non è che si vanno a prendere i senegalesi in Senegal col torpedone: si tratta di dare un permesso di soggiorno incondizionato con una 'cauzione', quindi partirebbe a) chi è interessato a farlo e b) chi ha qualche migliaio di euro in tasca per la suddetta cauzione e il biglietto aereo (NB: all'arrivo dovrebbe mantenersi da solo, non ci sarebbe nessuna accoglienza, e sarebbe costretto a identificarsi in maniera verace e inequivocabile, favorendo anche un eventuale espulsione se delinque). In sostanza il disincentivo che si perderebbe rispetto alla situazione attuale è quello della morte in corso di migrazione (in mare, in Libia ecc.), deterrenza certo rilevante ma non determinante. * NB: in Italia, non ad esempio negli USA

1) Sommando i disoccupati in senso stretto, gli "scoraggiati" (NEET), i cassintegrati, i lavoratori a part time che preferirebbero lavorare a tempo pieno, si arriva ad un totale di unità lavorative esuberanti che si può stimare fra i 6 e gli 8 milioni. Non ci sono dati su coloro che pur risultando regolarmente occupati non svolgono alcuna attività produttiva, né sui "colletti bianchi" che potrebbero perdere il lavoro a seguito dello sviluppo dell'inteligenza artificiale. La necessità demografica non mi sembra imminente; la situazione potrebbe essere diversa fra una trentina d'anni. Ogni regola ha le sue eccezioni, e può darsi che ci possa essere bisogno di un informatico senegalese specialista nella tecnologia blockchain, o di un ingegnere aeronautico bengalese esperto in superleghe, ma senza grandi numeri.

2) "Così come il fatto che un nigeriano muoia nel deserto o in acque internazionali o venga torturato dalle milizie libiche non è TECNICAMENTE responsabilità del governo italiano." E in che modo lo è? Un nigeriano (che non è un profugo) decide che vuole andare "in Europa", magari perchè qualcuno gli ha fornito informazioni sbagliate. Si mette in viaggio di sua spontanea volontà, e progetta di sbarcare in Italia, perchè qualcuno gli ha detto che i controlli sono poco efficaci, che spesso concedono una "protezione umanitaria" che non esiste in altri paesi, e che comunque, anche se la sua domanda venisse respinta tutto si risolve in un foglio di carta che gli viene consegnato dalle autorità del quale può fare l'uso che vuole. Quindi il solo fatto che questo signore abbia immaginato di passare in Italia prima di spostarsi in qualche altro paese rende il governo italiano responsabile degli impicci nei quali si dovesse cacciare? Non è invece ragionevole pensare che se si ponesse in atto una politica di controllo più efficace, per esempio stabilendo che chi entra illegalmente non potrà MAI ottenere un permesso di soggiorno, queste persona non comincerebbero proprio il viaggio. Quanto alle leggi ed ai trattati nazionali e iternazionali, si possono cambiare, o interpretare diversamente. Gli sbarchi in Spagna, Malta, Croazia, Grecia, Cipro e Francia sono pochissimi eppure anche questi paesi si affacciano anch'essi sul Mediterraneo.

3) Personalmente credo sia ridicolo aspettarsi che nello stesso mondo in cui le interviste per la selezione del personale si fanno abitualmente in teleconfereza sia assolutamente necessario per un potenziale immigrato essere fisicamente presente in Italia per cercare lavoro. Non c'è skype nelle principali città Senegal? E in ogni caso la proposta di Bisignano ignora il caso, verosimilmente non infrequente, di qualcuno che non avesse le caratteristiche ricercate e decidesse di venire lo stesso.

Non ci troviamo sul punto principale: la necessità demografica è attuale. Dire: tra trent'anni la situazione potrebbe essere diversa vuol dire travisare tragicamente il problema. Tra trent'anni potremmo avere i vantaggi di una politica per favorire la natalità cominciata adesso (ma con questa economia e questa situazione politica non so quanto sarà tempestiva), ma nel frattempo sono trent'anni in cui bisogna pagare le pensioni. Per avere un'idea di quali problemi può dare un tasso di natalità negativa senza immigrazione chiedere al Giappone, o alla Corea del Sud (dove metà degli anziani vivono sotto il livello di povertà).

Inoltre, l'economia non è un gioco a somma zero. Più persone in età lavorative=più consumi, più tasse dirette e indirette. Gli immigrati sono più spesso dei nativi piccoli imprenditori, tra l'altro. Inoltre, per quanto alta sia la disoccupazione in Italia ci sono settori che hanno bisogno di manodopera straniera: non è che se i Sikh degli allevamenti lombardi e piemontesi vengono rispediti in India i laureati torinesi e milanesi disoccupati o sotto-occupati si mettono a mungere mucche. Ma non volevo entrare in questo ambito perché secondo me è secondario rispetto alla necessità demografica inoppugnabile di immigrazione per evitare un invecchiamento insostenibile della popolazione, almeno per i prossimi venti-trent'anni.

P.S. gli sbarchi a Malta non sono 'pochissimi', ma tantissimi in rapporto alla popolazione del piccolo paese insulare. Per arrivare in Croazia un eventuale barca di immigrati dovrebbe costeggiare la Puglia per chilometri: è un esempio geograficamente surreale. La Grecia trabocca di richiedenti asilo, com'è noto: se arrivano da est (Siria, Afghanistan, Iraq ecc.) e non da sud è per chiari motivi geografici (poi naturalmente si può anche aggiungere che il profugo 'vero' siriano o iraqeno si 'accontenta' della Grecia, mentre il nigeriano 'migrante economico' punta all'Italia. Ma l'interpretazione greca dei trattati non c'entra niente). Di Cipro non so niente, comunque è piuttosto lontana dal Nord Africa: non ho tempo di controllare adesso quanti profughi siriani hanno accolto. La Spagna non ha 'pochissimi' sbarchi, se ne ha meno che non in Italia dipende anche molto dalle differenze tra Marocco e Libia (e poi c'è il discorso delle enclavi spagnole in Nord Africa, insomma la storia è complessa).

Più che una necessità inoppugnabile questo accorato appello all'immigrazione mi sembra la proclamazione di un articolo di fede. Oggi l'Istat ha pubblicato i dati di febbraio, reperibili qui e qui. Se si scarica il "testo integrale" e si va al "prospetto 4" si apprende che nel bel paese ci sono 23055000 occupati, 2830000 disoccupati in senso stretto 25333000 "inattivi" (13527000 consideranto quelli fini a 64 anni). Non ci sono dati sui lavoratori occupati a tempo parziale che preferirebbero però lavorare a tempo pieno (es. "contratti di solidarietà" etc.) e ovviamente non ci possono essere dati sui lavoratori occupati che però non producono ricchezza (qualche caso nella pubblica amministrazione), ed è difficile fare previsioni sui lavoratori che potrebbero perdere il lavoro in seguito allo sviluppo dell'intelligenza artificiale. Al netto di queste incertezze si vede che l'occupazione potrebbe aumentare del 70%, in condizioni ideali e senza aumentare l'età pensionabile, senza l'arrivo di un solo immigrato. Magari potremmo chiamare questi 16 milioni di lavoratori "immigrati a km zero" che fa più figo...

Non escludo che in 30 o 40 anni un problema demografico possa verificarsi, ma per il momento mi sembra l'ultimo dei problemi.

I dati storici sulla natalità ci mostrano che il tasso comincia a scendere negli anni '60 e si inabissa nei successivi 20 anni per poi mostrare una debolissima e del tutto insufficiente ripresa. Non conosco le ragioni di questo fenomeno, ma mi meraviglio che tutti i commentatori lo considerino ineluttabile. Quali sono le cause? Un'esposizione a sostanze inquinanti (piombo tetraretile? Bisfenolo A? Ormoni?) Una trasformazione economica (la natalità scendeva anche quando l'economia cresceva...)? Un'evoluzione culturale avversa alla natalità? E qualunque sia la causa, è sicuro che non ci sia alcun rimedio?

Quindi le "persone in età lavorativa" non mancano di certo, il problema è casomai un cattivo coordinamento fra l'offerta e la domanda di lavoro. Quanti sono i Sikh negli allevamenti lombardi e piemontesi? Rappresentano una componente fondamentale del modello di sviluppo che auspichiamo per l'Italia? È sicuro che il loro numero non possa essere ridotto? Quando ero all'università si studiava il modello neoclassico e mi verrebbe da dire che per trovare più personale per gli allevamenti si potrebbero migliorare i salari e le condizioni di lavoro in generale, ma magari i comportamentalisti potrebbero suggerire un modo per rendere più evidente che lavorare in un allevamento a € 1200/mese, più vitto e alloggio sul posto gratuiti potrebbe essere più vantaggioso che lavorare in un call centere a € 600/mese con vitto e alloggio a proprio carico (succede), e non tutti i disoccupati sono laureati. Un'iniziativa del tipo "trasferisciti e vai a lavorare in un allevamento o in una fabbrica, ed io (Stato o Regione) ti fornisco un alloggio per un anno, o 18 mesi. Poi ti arrangi, se ti piace rimani dove sei o ti cerchi un lavoro migliore, visto che intanto hai fatto esperienza, se no te ne torni a casa tua". Non posso esserne sicuro, ma mi fa piacere pensare che una volta raggiunta l'indipendenza il ragazzo o la ragazza non vorranno tornare a casa dei genitori, se non altro per orgoglio. In ogni caso coprire queste esigenze di manodopera con immigrati lascia irrisolto il problema di cosa fare con i famosi 16 milioni di persone extra; qual'è il progetto, mantenerli a vita con un "reddito di cittadinanza" o mandarli nelle camere a gas?

    

Continuiamo a non capirci. Io non ho detto che il calo della natalità è ineluttabile, ma che se cominciassimo a correggerlo ADESSO comunque per un tot di anni il sistema previdenziale (e quello sanitario, dove comunque la spesa si accumula nelle ultime decadi di vita) sarà insostenibile. Parlo di demografia, non di occupazione o di crescita economica. Tu forse dirai: se più italiani sono occupati, pagheranno più contributi all'INPS e non serviranno gli immigrati. Non sono sicuro (sono ben lungi dall'essere un economista) che i problemi della piramide demografica si risolvano solo con la piena occupazione. La possibilità di incrociare meglio offerta e domanda di lavoro, peraltro incentivata dal contribuente, in modo che siano gli italiani ad occuparsi di assistenza domiciliare, di fare le pulizie, di mandare avanti l'agricoltura (mica sono solo i Sikh del Piemonte...), mi sembra velleitario, quanto meno nel breve termine.

infatti

massimo 9/4/2018 - 15:56

Non occorre essere un economista per capire che con 16 milioni di unità lavorative in eccesso l'ultima cosa di cui questo paese ha bisogno è che arrivi altra gente. L'emergenza è mettere al lavoro parte di queste persone, e l'immigrazione può solo rendere il problema più acuto. Prendo spunto dalle recenti elezioni ungheresi per alcune considerazioni: nonstante la scarsissima immigrazione il paese cresce (agricoltura inclusa), il pil aumenta, la disoccupazione cala, la povertà si riduce, e gli elettori premiano Orban (it's the economy, stupid!). Jobbik, partito di estrema destra, velleitario e privo di cultura di governo, ne è uscito ridimensionato. Contemporaneamente assistiamo a ripetute minacce contro i paesi del gruppo di Visegrad, sul tono "se non vi prendete i migranti tagliamo i fondi comunitari"; la base giuridica è discutibile, ma soprattutto è logicamente inconsistente. Se davvero l'immigrazione è un toccasana per i paesi di accoglienza, perchè mai questi dovrebbero essere in qualsiasi modo penalizzati se rinunciano a questo beneficio? Perchè minacciarli per imporgli questa manna dal cielo?

La soluzione, sebbene di non facile applicazione pratica è la seguente: nel breve periodo mobilizzare la forza lavoro già presente, che almeno conosce già la lingua ed il modo di vivere, nel lungo periodo puntare su una ripresa della natalità. L'immigrazione non serve, anzi complica le cose. La disponibilità di mano d'opera poco qualificata e poco costosa disincentiva le aziende a modernizzarsi ed a migliorare la produttività. Per me Rosarno non è un modello di sviluppo desiderabile.

 

Sì ma mica l'Europa vuole che l'Ungheria si prenda (poche migliaia di) richiedenti asilo perché questi devono far crescere l'economia... ma perché partecipino a un progetto europeo di distribuzione dei richiedenti asilo (venendo incontro ai paesi che ne hanno di più, Italia inclusa, btw), anche considerato i vantaggi economici che l'Ungheria ha ricevuto dall'ingresso in Europa e che contribuiscono alla ridente immagine del paese che tu descrivi.

Poi: io non sostengo che la demografia di un paese sia una causa determinante della crescita economica, non so più come spiegarlo. Dico solo che in qualche modo sanità e previdenza vanno pagate, e questo è molto difficile in un paese in cui sono tutti vecchi. L'Ungheria ha un problema di natalità simile al nostro, ma un'età media più bassa; in prospettiva, considerato anche l'alto tasso di emigrazione degli ungheresi in età lavorativa, potrebbe portare in futuro a dei problemi (http://hungarianfreepress.com/2017/05/25/hungarian-action-plan-seeks-to-...), ma al momento se la cavano anche considerato che non credo che il governo ungherese negli anni '80 abbia fatto andare migliaia di quaranta-cinquantenni in pensione.

La narrativa è: "i migranti sono una risorsa" ovvero "l'immigrazione è un fenomeno benefico per i paesi riceventi". È questa la tesi sostenuta con "l'immigrazione è per l'Italia una necessità demografica" oppure si tratta di uno "straw man"?

Se questa è la narrativa, molteplici fatti la contraddicono. Gli Spagnoli arrivano fino a sparare su coloro che cercano di superare le recinzioni a Ceuta e Melilla, non solo con il governo conservatore di Rajoy, ma anche con quello socialista di Zapatero. I Francesi hanno sigillato le frontiere e respingono tutti senza eccezioni, e mettono sotto processo chi aiuta a passare la frontiera. Non solo l'Ungheria, il cui premier non è "di estrema destra" come afferma la stampa italiana, ma è un membro effettivo del PPE come Juncker (che paga € 6 miliardi al fascista Erdogan perchè ne lasci passare un po' meno), non ne vuole sapere ed ha costruito un muro alla frontiera. Al netto di certe manifestazioni teatrali sono sullo stessa posizione anche il premier Slovacco Fico, membro effettivo del PSE, ed i governi di Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia e Repubblica Ceca. La Danimarca ha approvato una legge che prevede che sposare un cittadino danese non dia automaticamente diritto a un permesso di residenza.

Ma non basta; i governi di Francia, Italia e Germania minacciano di penalizzare finanziariamente i paesi che non accettano una quota di rifugiati; se davvero i migranti fossero un vantaggio, dovrebbero essere ben contenti di tenerseli, invece di fare di tutto per liberarsene. Implicitamente anche questi paesi ammettono che l'immigrazione non è affatto un vantaggio ma un problema. Potremmo fare un discorso più articolato, per esempio che l'immigrazione è un vantaggio per alcuni gruppi o ceti fra i nativi dei paesi riceventi, mentre è uno svantaggio per altri gruppi o ceti, ma il discorso ci porterebbe lontano; la mia tesi è che complessivamente l'immigrazione è svantaggiosa. Su questo punto siamo d'accordo oppure siamo ancora allo "straw man"?

Sono d'accordo che è più facile gestire sanità e previdenza in un paese dove sono tutti giovani e sani, ma anche gli immigrati invecchiano e si ammalano quindi nel lungo periodo l'immigrazione non è una soluzione. E neanche nel breve, visto che al momento seocono i già citati dati INPS ci sono in Italia almeno 16 milioni di persone che potrebbero lavorare e non lavorano, più un numero che non sono in grado di calcolare che pur risultando occupati non generano valore aggiunto. Questo problema è per me il classico "400 pounds gorilla" che non sparirà con la retorica o guardano da un'altra parte.

Un cinquantenne che è andato in pensione negli anni '80 adesso dovrebbe avere fra 80 e 90 anni, diciamo che il problema lo risolve la biologia. Magari un'imposta di successione non rapinosa ma meno generosa di quella attualmente in essere potrebbe agevolare la gestione del bilancio pubblico.

La solita retorica

Tobia 22/3/2018 - 22:10

"Il migrante che vive nella condizione di clandestinità è una specie di zombie che non può cercarsi un lavoro né un alloggio. Non ha nessuna prospettiva ed è forzato a vivere di espedienti di micro- ed anche macrocriminalità, dal furto al supermercato allo spaccio di sostanza stupefacente, oppure nella migliore delle ipotesi a farsi sfruttare in condizioni di paraschiavitù. Non può (nel senso che non si riesce) essere espulso e continua a vagare per le nostre città trasmettendo un senso di insicurezza al cittadino ed un senso di impotenza alle forze dell’ordine. Accumula precedenti penali che, prima o poi, lo faranno finire in carcere, dal cui circuito, in assenza di un’abitazione ed un lavoro, non può uscire. Un circolo vizioso senza vie d’uscita, che affolla le già insufficienti carceri italiane."

Bello questo pezzo dove sembra quasi che il povero migrante è vittima di un sistema diabolico. Sostituire invece alla prima frase il termine "criminale" più coerente con questa descrizione, al generico migrante. In tutto questo bel articolo si parla solo di migranti economici e rifugiati, credendo che siano le uniche 2 categorie universali in cui suddividere tutti gli extracomunitari, senza nemmeno considerare che invece esistono anche un sacco di criminali che sfruttano le leggi, qualunque esse siano, per transitare da un paese in cui sono ormai compromessi, a un altro. Facendo così la semplificazione è eccezionale e si arriva addirittura a postulare l'assurdità, che regalare permessi a chiunque ne faccia richiesta, sia la soluzione di tutti i mali: un bel colpo di genio,  fintanto che quanto premesso resta valido.

Dalla retorica della SUA risposta manca completamente un dato, fuor di morale (pietista o legalista che sia): la detenzione (in assenza di possibili misure alternative), l'avvocato d'ufficio (per il processo penale e per l'eventuale decreto di espulsione), i costi pratici e diplomatici per tentare l'espulsione non li paga l'immigrato ma il contribuente, cioè io e lei. Sul fatto poi che questo calvario sia un deterrente all'immigrazione irregolare, mi pare che commentare vorrebbe dire insultare l'intelligenza dell'interlocutore.

Il sistema attuale è inefficiente, e insostenibile. L'articolo che sta commentando propone una soluzione pragmatica 'outside the box' che cerca di evitare qualsiasi tipo di retorica, ivi inclusa quella (non proprio ignobile) dell'obbligo morale all'accoglienza.

la solita retorica

Tobia 28/3/2018 - 20:40

Lungi da me da trovare una soluzione al problema che è molto complesso e ci sono notevoli variabili, nonché molteplici soluzioni, pur restando dell'idea che soluzioni magiche e formidabili non esistano. Ad esempio, sono ben consapevole dei costi (ripartiti sui contribuentii) della persecuzione della criminalità o del sistema penitenziario, della magistratura, etc, ciononostante non li ritengo una motivazione sufficientemente forte per non perseguire ladri e assassini. Ma non voglio dilungarmi troppo, credendo che si capisca lo stesso cosa intendo, quando dico che ho trovato la soluzione proposta di regalare permessi come insensata. Per quanto possa contare il mio parere.

Il mio commento precedente invece si riferiva semplicemente a un passaggio nel testo da me citato, in cui viene descritto un sistema che partendo dal povero "migrante irregolare" evolve spontaneamente al criminale incallito che si dedica a furto e spaccio. Ho fatto presente che utilizzando alcune parole al posto di altre, è possibile far passare una realtà per un'altra totalmente differente. Ad esempio, se invece di parlare di "immigrato irregolare", (che poi sarebbe più immediato chiamarlo un clandestino e forse più corretto definirlo un immigrato illegale) si inizia a pensare che forse non è ne immigrato, né irregolare, ma magari è semplicemente un criminale che cerca di scappare dal suo paese, allora si può capire come tutto il discorso sia basato su un presupposto molto labile. Daltronde che genere di persone solitamente cerca di entrare illegalmente in un altro stato senza voler essere identificato ?

"In definitiva, la politica di immigrazione, non solo italiana, ma europea ed, in fondo, occidentale (basti vedere cosa fanno gli Stati Uniti o l’Australia), è fallimentare e, di fatto, molto ipocrita." Ma allora, quale potrebbe essere una politica di immigrazione corretta? Mai provato ad immigrare in Cina, Giappone o Russia?

sintesi

axel bisignano 9/4/2018 - 16:54

 

Ad esito della discussione credo sia giusto trarre una sintesi sugli spunti di riflessione. La discussione, purtroppo, riflette, sotto molti profili, l’atteggiamento ideologico che sulla tematica si ha, in Italia, ma non solo.

Pertanto, mi vedo costretto a chiarire innanzitutto la mia posizione personale. Io non sono favorevole all’immigrazione tout court in stile “sono dei poveretti lasciamoli entrare tutti  e diamo loro solidarietà”. Sono un occidentale nient’affatto disposto a dividere i propri privilegi. Sono altresì perfettamente consapevole del fatto che l’immigrazione indiscriminata finisce con il pesare soprattutto sui ceti più deboli.  Prendiamo la polemica che vi è stata per le scuole che sui loro siti internet si vantavano del fatto di avere pochi figli di migranti tra i loro iscritti. Da benpensante un po’ ipocrita quale sono, sarei ben contento se mio figlio frequentasse una scuola in cui vi sono ragazzi provenienti dai più diversi paesi, perché ciò gli consentirebbe di aprire la mente e crescere con meno pregiudizi; ma se la presenza di extracomunitari si dovesse riverberare sulla qualità dell’insegnamento (nel senso che gli insegnanti dovrebbero abbassare il livello per consentire ai figli di migranti di seguire le lezioni) non esiterei a spostarlo in una scuola privata o in una scuola quali quelle di cui sopra. Chi appartiene alle classi sociali inferiori non può fare queste scelte.

Ciò premesso, il punto di partenza è che vi è, verso l’Europa e l’Occidente industrializzato, una forte spinta migratoria, vuoi (giuridicamente) giustificata perché rientrante nella convenzione ONU sui rifugiati, vuoi (giuridicamente) ingiustificata perché frutto del desiderio di migliorare le proprie condizioni di vita. Questo deve essere il dato di partenza. È un dato che non può essere negato mettendo la testa sotto la sabbia come, di fatto, fanno tutti politici occidentali, nessuno dei quali affronta la situazione in maniera decisa, ma solo con soluzione tampone.

Partendo da questo dato dobbiamo porci la domanda: possiamo chiudere le frontiere come ha fatto il Giappone? La risposta, banalmente parlando, è no. Non possiamo e non perché io sono solidale come il Papa, ma perché, come, giustamente evidenziato da bonghi, solo il Giappone per posizione geografica, ha la barriera insuperabile del mare, barriera che noi non abbiamo.

Vediamo, ora le soluzioni proposte dai lettori.

Pigi dice:

 

I partiti pro immigrazione, PD e LeU, sono stati sonoramente sconfitti, bisogna rassegnarsi.

 Innanzitutto questo non è vero. Non per difendere il PD, ma Minniti con l’accordo con i libici ha ottenuto migliori risultati che non la Lega quando era al governo con BS e le loro grida manzionane della legge Bossi/Fini. Sarei curioso di sapere quali sono le concrete misure proposte da coloro che gli italiani hanno votato (M5S e Lega). Al di là di ciò, la soluzione secondo Pigi è che

 nessuno di loro deve essere fatto sbarcare

 ma una volta che sono in mare ed hanno superato le acque territoriali, le alternative sono due: 1 si lasciano affogare, 2 si salvano. Appena mettono piede su di una nave battente una bandiera europea, mettono piede in UE e la frittata è fatta. Quindi, semmai, non è non farli sbarcare la soluzione, bensì quella, più a monte, di non farli imbarcare. Tornerò sul punto.

 Massimo suggerisce

 

al reato di immigrazione clandestina andrebbe applicata una pena edittale esagerata (15 anni di galera?) ma si dovrebbe prevedere che chi "patteggia", rinuncia a presentare ricorso e lascia entro 5 giorni il territorio nazionale potrebbe cavarsela con una sola notte in cella.

 

Ma nell’articolo ho spiegato come tale via sia già stata tentata dai governi Berlusconi ed è stata bocciata dalla Corte di Giustizia Unione Europea. Pertanto, non è praticabile. Non sarebbe nemmeno compatibile con il nostro ordinamento giuridico per sproporzionalità della sanzione e, come tale, verrebbe bocciata anche dalla nostra Corte costituzionale. Inoltre, basterebbero un paio di migranti che scelgono di farsi un paio di anni nelle patrie galere pur di non dover tornare a casa – tanto per fare un esempio, nella mia esperienza mi è capitato di imbattermi in tunisini spacciatori di droga che, ancora liberi, sapevano bene che pendevano su di loro diversi titoli giudiziari che, sommati tra loro, avrebbero fatto passare loro molti anni nelle galere italiane. Nonostante fossero stati avvisati ed invitati a tornare nel loro paese, hanno preferito rimanere in Italia ed affrontare la pena detentiva - per mandare definitivamente in tilt il sistema giudiziario e carcerario italiano.

Si è detto altresì che non si può consentire agli immigrati di scegliersi il paese cove chiedere rifugio. Certamente vero. Questo era l’approccio della convenzione di Dublino. La ragione per cui gli immigrati non vogliono lasciare le loro impronte allo sbarco in Italia è proprio quella. Vogliono tutti andare in Germania, Danimarca o Svezia. Mica voglio rimanere da noi.

Quale dunque la soluzione che si cristallizza dalla discussione? Quella australiana, che prevede che i richiedenti asilo vengano collocati in uno Stato diverso ed alleato dove verrà esaminata la domanda per valutare la sussistenza di presupposti che consentiranno loro di avere accoglienza. Una variante di questa soluzione è quella che prevede l’obbligo di richiedere asilo in uno dei paesi confinanti al proprio purchè sicuro (ad esempio Turchia, Libano, per i siriani oppure Camerun per i nigeriani). È, un po’, quella adottata anche dagli europei, pagando la Turchia per tenersi i siriani e la Libia per tenersi gli africani. Queste soluzioni, tuttavia, fanno i conti senza l’oste, perché nessuno degli stati in questione può essere costretto ad accogliere i rifugiati. Certo può essere incentivato con adeguate sovvenzioni economiche. Tuttavia, la cosa non viene proposta da nessuno. Evidentemente non vi è la disponibilità da parte di questi stati. Infine, va considerato il notevole potere di ricatto che viene messo in mano agli stati in questione, i quali possono farsi beffe dei benpensanti occidentali, minacciando di lasciare che i profughi partano incontrollati, come Erdogan dimostra di fare giornalmente. Per quanto riguarda la Libia, fino a pochi mesi fa era impossibile concludere qualsiasi accordo perché era uno stato sprofondato nella più totale anarchia. Inoltre, stando a quello che si legge, i migranti che si trovano in Libia vengono lì trattenuti in condizioni disumane.

Secondo Tobia farei della “retorica”, poiché, molti degli immigrati sarebbero, in realtà, dei criminali che scappano dai loro paesi per cui

 

si arriva addirittura a postulare l'assurdità, che regalare permessi a chiunque ne faccia richiesta, sia la soluzione di tutti i mali: un bel colpo di genio, fintanto che quanto premesso resta valido.

 

Innanzitutto non si comprende da dove Tobia tragga le conclusioni che i migranti dediti alla microcriminalità in Italia siano criminali che fuggono dai loro paesi, ma, al di là di ciò, l’affermazione è illogica rispetto a ciò che è scritto nell’articolo. Come si è tentato di spiegare il criminale che arriva clandestinamente in Italia non può essere espulso. Tocca tenercelo. Se noi “regalassimo” il permesso di soggiorno, non lo faremmo entrare perché sarebbe un pregiudicato, ed anche se lo facessimo entrare, siccome sarebbe immigrato regolarmente, potremmo rispedirlo al mittente non appena c ommette uno o più reati (anche al primo, no problem per me).

Veniamo a ciò che ho proposto. Si dice che “non possiamo regalare permessi di soggiorno”. Innanzitutto, non ho parlato affatto di “regalo”. La condizione necessaria ed imprescindibile è che chiunque voglia entrare debba versare una (per i migranti) consistente somma di denaro con l’incentivo della possibilità di riottenerla indietro. Dare un permesso in maniera indiscriminata sarebbe effettivamente esiziale, perché l’immigrato non rischierebbe nulla se non l’espulsione ed in caso di espulsione avvierebbe un contenzioso che intasa la giustizia e viene finanziato dal contribuente (come avviene oggi). Si può anche aumentare la somma (ad esempio ad € 10.000,00), ma non troppo perché, altrimenti, torna concorrenziale la via illegale, pagando le organizzazioni di trafficanti.

Ma, come dicevo, e per quanto personalmente ritenga questa soluzione quella più valida, ho suggerito anche l’altra. Quella di ripudiare o, quanto meno, di rivedere radicalmente la convenzione ONU sui profughi, perché, a parole, tutti gli stati vi aderiscono, ma, nei fatti, non la rispettano.

Questo è un sistema profondamente ipocrita e, come spiegato nell’articolo, costituisce un incentivo all’immigrazione ed è un grande regalo per i politici protofascisti.

 

 

Intanto ho una puntualizzazione: il "punto di partenza" non è la spinta migratoria attuale causata da una situazione sfavorevole in patria in tema di scarse opportunità economiche e/o da scarso rispetto dei diritti umani. Il *vero* "punto di partenza" ancora a monte è la DECOLONIZZAZIONE, il percorso che ha portato alla situazione attuale. Perché l'ELEFANTE NELLA STANZA che nessuno indica mai è in moltissimi casi il processo delle indipendenze ha significato un passaggio dalla padella alla brace. Se si vuole "affronta[re] la situazione in maniera decisa" prima o poi bisognerà anche porsi la domanda "Che fare?" con le decine di stati più meno falliti, disfunzionali e/o cleptocratici che mantengono gelosamente la propria sovranità statuale al contempo esportando migranti come esternalità negative.
Secondo: è vero che la chiave per risolvere la questione è una "PACIFIC SOLUTION" su modello australiano con SALVATAGGIO in mare a cui segua però una IMMEDIATA RICOLLOCAZIONE in campi in Africa gestiti da Unhcr o dall'UE, con tutte le garanzie di incolumità fisica (come faceva l'Australia con Nauru e Papua o come stava per fare Israele con Uganda e Ruanda). Lì i migranti sarebbero al sicuro e se vogliono potrebbero poi con calma fare domanda di asilo a tutti i consolati che vogliono. Questo farebbe venir meno l'incentivo a creare il "fatto compiuto" costituito dalla presenza fisica sul continente europeo in attesa di qualche sanatoria. E peraltro si potrebbero "salvare" molte più persone (si sarebbe oltre 35 volte più efficienti... se sono paesi dove mantenere uno costa solo un "1 DOLLARO AL GIORNO" mentre qui costa "35 EURO AL GIORNO"). Se ci sono problemi giuridici, sono facilmente aggirabili: basta che gli stati africani ci "affittino" per tot anni al campo profughi, che diventerebbe così territorio sotto giurisdizione europea come una base militare. Come convincere questi paesi? Semplice, condizionando la concessione di aiuti allo sviluppo, permessi di soggiorno, commercio, rimesse, ecc. all'accoglienza di tot migranti l'anno in questo modo. Una specie di "Sistema SPRAR a chilometro zero" in continente africano, potremmo dire.
Ultima puntualizzazione: è vero che i migranti in Libia sono trattati in modo disumano... ma il Libia non siamo certo stati noi a mandarceli. Se io per immigrare clandestinamente in Giappone decidessi di prendere l'aereo per Vladivostok per poi entrare a piedi in Corea del Nord con l'intenzione di partire di lì con imbarcazioni di fortuna come Kublai Khan per sbarcare sulle coste nipponiche... è verosimile che i nordcoreani mi metterebbero in qualche prigione e mi tratterebbero come i libici trattano i subsahariani. Quindi? La colpa sarebbe dei giapponesi?

C' è un problema nella proposta di Bisignani, come in altre proposte volte a creare canali migratori regolari che si presume siano in alternativa alla migrazione irregolare. In realtà i canali regolari, a meno che universali (si fanno venire tutti coloro che vogliono venire) o quasi non sono alternativi alla migrazione irregolare, ma complementari, per via di quello che nella letteratura si chiama "effetto amici e parenti". Più migranti di una certa etnia ci sono, tanto maggiore, a parità di altre circostanze, la pressione migratoria verso il paese di accoglienza. In un certo senso i migranti sono come le ciliege, un migrante tira l' altro. Coloro che non ricevono il visto (nella misura in cui il numero dei visti sia comunque limitato) hanno tutti i motivi e altri ancora di imbarcarsi sui barconi  e dirigersi vestro le nostre sponde, provvidenzialemente soccorsi da ONG e guardia costiera. E allora di costoro cosa dobbiamo fare, cosa propone Bisignani? L' alternativa umanitaria di accettare tutti quelli che vogliono venire comporta invece il principio dei vasi comunicanti: finchè le condizioni di vita dei migranti in Italia non sono parificate a quelle tragiche dei paesi di provenienza, più il costo del viaggio e dell' inserimento (agevolato comunque da quelli che sono già arrivati) il processo di equalizzazione procede. Per esplorare l' argomento nel 2002 ho pubblicato un articoletto sulla Political Quarterly intitolato The
Economics and Politics of Unrestricted Immigration. Ad esso rimando per una ulteriore elaborazione (oltre che al libro Migranti, Migrazioni e le Ingiustizie del Mondo, da me recentemente pubblicato).

Trovato questo. Il governo Bulgaro (di destra) ha approvato una riforma che facilita l'immigrazione di extracomunitari in Bulgaria; l'obiettivo è 500.000 persone, che sarebbe circa l'8% della popolazione locale più o meno come in Italia. L'opposizione (di sinistra) protesta perchè sostiene che questo peggiorerà le condizioni normative e retributive dei lavoratori autoctoni. Uno scenario molto diverso da quello descritto dall' articolo. Da seguire e approfondire.

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