Abolire il matrimonio

12 dicembre 2006 andrea moro

Ci avviciniamo al Natale, ed il governo di don Romano ci promette in regalo i PACS (Patti Civili di Solidarietà), e cioè la regolamentazione di diritti accordati ai membri delle coppie di fatto. Ancora non si conosce la natura della proposta, quali aspetti verranno regolamentati, e soprattutto se saranno ammessi per le coppie omosessuali. Gli strali dell'Osservatore Romano paventano lo sradicamento della famiglia. Io invece propongo di abolire il matrimonio, per tutti. Ecco perché.

In cosa consistono i PACS? Esistono diverse proposte di legge che, in sostanza, si propongono di regolare l'estensione a coppie che non vogliono sposarsi alcuni degli effetti civilistici del matrimonio. Per esempio si vogliono estendere alle coppie di fatto alcune norme sulla successione ereditaria, la reversibilità della pensione, il diritto di assistenza in caso di malattia, il diritto di successione al contratto di locazione, e così via. Alcuni propongono di includervi il diritto ad adottare. Infine, oggetto di dibattito acceso è la possibilità di stipulare i patti fra omosessuali.

Molte di queste proposte sembrano ragionevoli. Perché la chiesa è contraria ad esse? Il Vaticano vuole che il matrimonio sia l'unica forma di unione fra persone che si amano e vogliono convivere. Ma per un credente, il matrimonio è innanzitutto un sacramento, simbolo e strumento della grazia divina che dona l'amore agli sposi. Ma l'amore che c'entra con l'eredità, la reversibilità delle pensioni, e altri simili cavilli? Credo che il dubbio sorga dal fatto che sia il matrimonio religioso che quello civile hanno comuni motivazioni antropologico-sociali.

In quanto segue quindi, parlerò di "matrimonio" senza distinguere fra quello civile e quello religioso, salvo menzione specifica. Voglio riflettere su quale sia il ruolo del matrimonio, quali inefficienze cerchi di correggere questo rapporto giuridico specialissimo nella sua difficile solubilità e nei diritti di cui gode (alcuni dei quali non contrattabili ordinariamente fra le parti), e nei vincoli alla sua stipulazione che è possibile solo fra persone di sesso diverso. E con questo, riflettere sull' opportunità o meno di introdurre ed estendere alcuni aspetti legali del matrimonio alle coppie di fatto.

Si tratta di un problema difficile, anche perché alcuni degli effetti civili del matrimonio sono sin d'ora contrattabili, almeno in parte, anche fra persone che altrimenti non avrebbero il diritto di sposarsi. Per esempio il diritto all'assistenza e la delega di compiere decisioni in caso di incapacità può essere conferito con una procura notarile. Con il testamento volontario chi non è sposato può lasciare in eredità il suo patrimonio a chiunque voglia (salva la quota legittima destinata ai figli). Il contratto di locazione può essere firmato congiuntamente da più locatari. Certo, il matrimonio semplifica ed unifica in un unico atto tutta una serie di effetti di natura diversa, ma dubito che il costo del matrimonio, e soprattutto della sua difficile risoluzione bastino a giustificare questo guadagno di efficienza. Un notaio creativo poi potrebbe combinare vari contratti in un unico modulo prestampato. Non sono nemmeno chiare le cause dell'esclusività del matrimonio riguardanti alcuni aspetti economico-finanziari, come la reversibilità della pensione nei confronti del coniuge.

Il lettore avrà già avanzato la seguente ipotesi: è possibile che il ruolo fondamentale del matrimonio sia, sostanzialmente, quello di tutelare la prole. Ruolo motivabile come segue: la natura ha stabilito che i bambini si fanno usando un uomo ed una donna; pertanto, si potrebbe concludere, i bambini devono essere anche educati e cresciuti da queste due figure genitoriali. Attenzione speciale va quindi data ai bambini dati in adozione: essendo questi di "proprietà" dello stato, lo stato deve cercare di affidarli alla migliore istituzione familiare possibile.

Questa ipotesi spiegherebbe l'indissolubilità del matrimonio religioso, e la difficile solubilità di quello civile: si vuole fare chiarezza sul chi debba crescere i figli, disincentivare la procreazione fra coppie instabili; se il bimbo ha bisogno di mamma e papà per crescere bene, meglio con mamma e papà assieme, anche se litigano e si azzuffano. E spiega anche le altre restrizioni alla sua stipulazione, come il divieto di matrimonio fra parenti stretti, essendo alto il rischio di degradazione genetica per i figli di persone di stretta parentela. Gli altri vantaggi economico-sociali fungerebbero da incentivo, da premio dato a chi sceglie questa soluzione piuttosto che la convivenza.

Ho diversi dubbi sui fondamenti di questo ragionamento, dubbi derivanti dalle seguenti considerazioni.

  1. Comincio con la considerazione più debole. Innanzitutto, non trovo opportuno usare considerazioni evoluzionistiche per dedurre alcunché riguardo l'efficienza della famiglia tradizionale come luogo educativo per la prole. La selezione naturale ha stabilito un meccanismo riproduttivo che necessita di persone di sesso opposto, ma poco sappiamo sull'efficienza di tale meccanismo (se l'evoluzione convergesse all'ottimo non vincolato avremmo tutti delle ruote estraibili dai piedi). Questa motivazione è debole perché, da un punto di vista evolutivo, i genitori naturali sono quelli che hanno l'interesse maggiore al bene della prole, che è responsabile di replicare il materiale genetico familiare. Si potrebbe discutere a lungo su questo; voglio solo qui constatare che in diverse culture la monogamia non sempre si traduce nel modello educativo per noi tradizionale. Nemmeno nel mondo occidentale, come sostengo nel punto seguente.
  2. La tipologia familiare cara al Vaticano è quella della famiglia mononucleare, con mamma, papà, maschietto e femminuccia. Una tipologia molto popolare, ma che è sempre coesistita assieme ad altre forme di convivenza familiare. Anzi mi azzardo a dire che questo tipo di famiglia ha avuto il suo picco di popolarità solo dopo gli anni Cinquanta, e sta ora progressivamente scomparendo. Negli anni Cinquanta credo l'istituzione del matrimonio avesse un senso preciso: la moglie, per rinunciare alla propria indipendenza economica e dedicarsi ai figli, riceveva in campio la promessa del sostentamento perenne da parte del marito. La specializzazione dei compiti familiari si sorreggeva grazie all'indissolubilità, una motivazione che non regge nella società contemporanea. Ma anche se fosse giustificabile, questo non dice che la famiglia tradizionale possa essere l'unico modello educativo possibile.
    In precedenza i bambini crescevano con famiglie estese, nonni, zii, cugini... I papà morivano in guerra ed emigravano per lavorare in miniera (magari tornando una volta all'anno per fare un altro contratto con la cicogna), o di malattia lasciando la moglie con altri familiari; insomma, i bambini crescevano con molte figure materne, e la figura paterna non era sempre il papà: era lo zio, il nonno, il parroco... Le famiglie con due figure genitoriali saranno magari state la maggioranza, ma esistevano tante altre e diverse forme di vita familiare; oggi il Vaticano pretende di insegnarci che il disfacimento del modello vigente durante gli anni Cinquanta porterà alla catastrofe sociale. Ma quel modello di famiglia credo non fosse popolare nemmeno ai tempi di Gesù, se la mia stima dei tassi di mortalità attorno all'anno zero è accurata anche solo a metà. L'idea di famiglia del Vaticano temo si stia sfaldando perché non è mai esistita, o è esistita per un periodo molto limitato. E secondo me la storia dimostra che non è necessariamente uno svantaggio (o un vantaggio) per i bimbi.
  3. Che piaccia o meno, si fa sesso anche (per molti: soprattutto) fuori dal matrimonio. Se è tanto importante proteggere i bambini, perché non pensare a proteggere anche quelli nati fuori dal matrimonio? Certo, il codice civile equipara i diritti dei figli "naturali" a quelli dei figli nati da una coppia sposata, ma non è questo il punto. Se il fondamento dell'esistenza ed indissolubilità del matrimonio è dare ai bambini una mamma ed un papà stabili, non sarebbe opportuno togliere i bambini alle ragazze madri per affidarli ad una coppia in adozione? Certo, la mamma naturale anche da sola è meglio di una coppia di estranei. Ma allora cade il principio della necessità di due figure genitoriali di sesso opposto! Insomma da che mondo è mondo la gente ha fatto figli dentro e fuori del matrimonio. Gli incentivi a procreare solo nel matrimonio sembrano essere poco efficaci; ha senso continuare a punire e penalizzare chi fa figli al di fuori del matrimonio o occorre semmai pensare a come fornire protezione legale a tutti i bambini, chiunque siano i loro genitori?
  4. Assodato che lo stato poco possa fare per impedire rapporti sessuali fra cittadini consenzienti, può però adottare la sua idea di ideale educativo con i bimbi che sono di sua responsabilità: quelli adottabili. Di qui il divieto di matrimonio fra gay. Il paradosso è che così facendo ci si contrappone proprio a chi ha più cara la stessa idea di famiglia. Mi spiego. La fedeltà, indissolubilità, l'unione "ordinata al bene dei coniugi e alla procreazione e educazione della prole" sono concetti condivisi dagli omosessuali che desiderano l'istituzione del matrimonio fra gay. Per questo è importante per loro la possibilità di adottare. Ed è altrettanto importante impedirglielo per chi pensa che i bambini vadano cresciuti da una coppia mista. Ma nessuno può impedire ai gay di procreare con il metodo consueto: per esempio una lesbica può farsi inseminare (artificialmente o meno). Quindi anche vietando ai gay l'adozione, i PACS permettono di fatto la creazione di famiglie mononucleari con genitori omosessuali. Di qui la contrarietà assoluta del Vaticano ai patti civili fra gay: il modello di famiglia della chiesa prevede anche che i genitori debbano essere di sesso diverso. E se i PACS sono vietati ai gay, molti sostengono, perché permetterli alle coppie eterosessuali? Non possono gia queste, in fin dei conti, sposarsi?
  5. No, non vogliono sposarsi, per vari motivi, per esempio a causa dell'indissolubilità, o perlomeno della difficile e costosa solubilità del matrimonio. Anche se la psicologia familiare non è il mio campo, un po' di cose le ho lette. Molti psicologi (cfr. per esempio Marcello Bernardi in "Gli imperfetti genitori", ma anche altri) ritengono il matrimonio una pessima istituzione dal punto di vista delle dinamiche psicologiche familiari. Il matrimonio induce incentivi perversi, porta spesso uno dei membri della coppia a dipendere completamente dall'altro; a volte la specializzazione funziona, a volte no. Meglio sarebbe, secondo queste teorie, istituire delle tipologie contrattuali rinnovabili tacitamente, per esempio ogni decina d'anni, estendendone la durata automaticamente nel caso la coppia decidesse di aver figli.

Queste considerazioni mi portano ad una conclusione che non farà contento nessuno. È un po' utopistica e radicale, ma la butto lo stesso, in questo sito ci siamo abituati: aboliamo il matrimonio. Quello civile, intendo. Il matrimonio come sacramento rimane monopolio della chiesa, o, meglio, delle chiese. Nessuno vuole impedire ai giovani di belle speranze di scambiarsi sull'altare promesse vacue in vestiti bizzarri. Ma perché confondere questo con gli effetti economico-sociali del matrimonio? Date le considerazioni sopra elencate, non riesco a vedere quali aspetti del matrimonio siano meritevoli di tutela legale. Come ho già detto, molti degli effetti civili del matrimonio sono sin d'ora possibile oggetto di contrattazione fra persone fisiche. Gli altri effetti costituiscono un privilegio ingiustificato per le coppie sposate che generano pochi incentivi ad evitare la procreazione more uxorio. Ed infine, non è secondo me per nulla ovvia la necessità per un bambino di avere due figure genitoriali, di sesso diverso, e di costringerle a convivere a tutti i costi.

Se davvero esistono alcuni aspetti contrattuali del matrimonio che hanno il compito di proteggere i figli, occorre pensare a quali siano, e così stabilire una tipologia contrattuale stipulabile davanti ad un notaio, o in comune. La famiglia si dissolverebbe? Non credo, alla gente come ho detto piace promettersi amore infinito. Ma l'amore che c'entra con l'eredità, la reversibilità delle pensioni, e altri simili cavilli? Questa era una delle domande poste all'inizio, la cui risposta spero sia ora più chiara.

26 commenti (espandi tutti)

Le considerazioni, cfr. supra, di Andrea Moro mi sembrano affatto condivisibili.

Un ulteriore elemento di riflessione. A che cosa esattamente si deve l'interesse degli stati e dei loro servitori, i governi, alla procreazione? Hanno bisogno di piu' sudditi? Perche' non si lascia che la gente faccia quel che le pare in materia? Dopo tutto, quasi tutti sono d'accordo che riprodursi o meno e' questione privata. "Quasi" tutti perche' dalle politiche del cav. Mussolini Benito ("il numero e' potenza", le medaglie alle mamme, etc.) alle politiche espresse dei governi francesi degli ultimi sette decenni (gli "assegni familiari", les "allocations" etc.) i governi sono sempre sfaticati a far fare figli, dando incentivi positivi a chi ne fa di piu' e punendo chi non ne fa.

Ora vi sono considerazioni morali, assai solide a mio avviso, per dire che e' un dovere non far figli, mai con nessuno. Per chi sia interessati a tali arcanii argomenti consilgio i lavori di David Benatar (Uct) riassunte nel volume

 
Better Never to Have Been: The Harm of Coming into Existence by David Benatar

edito presso Oxford University Press nel 2006, facilmente reperibile sia su Barnes che su Amazon. Ma anche a prescindere dovrebbe essere evidente che vi sia una questione di liberta' individuale che si dovrebbe lasciare sola e tranquilla.

Per la cronaca, a mia conoscneza vi e' un solo paese in cui *non* vi e' alcuna istituzione di matrimonio civile, ed e' lo stato di Israele (i motivi sono davvero sepolti nella sua storia) e non so se sia un esempio imitabile in paesi come l'Italia che subiscono la continua invadenza di vari personaggi ecclesiastici che insistono a sostenere la bizzarra visione che visto che cio' che essi pensano e' moralmente obbligatorio (suppongo cio' derivi per i cattolici dall'accettare la dottrina del "magistero" ecclesiale in materie morali e non di fede) per i credenti essi abbiano il diritto/dovere di imporlo per legge a tutti inclusi i "credenti" di altre congregazioni e persino a chi direttamente rifiuta le loro dottrine (i musulmani, i buddhisti, i mormoni, gli atei, i miscredenti, gli agnostici, gli spinozisti....).

Il governo attuale e' composto di molti cattolici e di svariati personaggi che, non si sa bene perche', continuano a professare grande "rispetto" per le posizioni di uno stato straniero, una monarchia assoluta attualmente sottoposta agli ordini di un tedesco, le cui procedure di elezione sono quanto meno oscure.

 

 

Sulla questione del matrimonio degli omosessuali, non si capisce bene dove sia il problema. SE esiste perche' non si prova per, diciamo, 50 anni a lasciare che ognuno sposi chi gli pare, e vediamo se dopo il periodo di prova si ha o meno il previsto crollo della famiglia.

 

Per chi di voi e' vecchio abbastanza, il sottoscritto ascolto' nel lontano 1974 tal Fanfani Amintore, economista e politico di spicco, affermare in tutta serieta' che si arrivava a legalizzare il divorzio la maggioranza delle mogli sarebbe scappata con varie sgualdrine lesbiche. La "profezia" ha piu' o meno la stessa affidabilita' delle profezie di Mago Otelma, di Vanna Marchi e simili figuri. Ma, e ero io in platea, fu accolta dal rumoroso sostegno di molte migliaia di persone.

 

 

 

palma, se ricordo bene Fanfani disse che gli uomini sarebbero scappati con le cameriere (e non con delle sgualdrine lesbiche). Non che cambi molto la sostanza, ma il connotato classista della frase originale la rende ancora più patetica.

> Per la cronaca, a mia conoscneza vi e' un solo paese in cui *non* vi e' alcuna istituzione di matrimonio civile, ed e' lo stato di Israele

Sempre per la cronaca, in Israele i matrimoni civili celebrati all'estero sono riconosciuti, anche quelli tra coppie gay.

> il sottoscritto ascolto' nel lontano 1974 tal Fanfani Amintore, economista e politico di spicco, affermare in tutta serieta' che si arrivava a legalizzare il divorzio la maggioranza delle mogli sarebbe scappata con varie sgualdrine lesbiche. [...] Ma, e ero io in platea, fu accolta dal rumoroso sostegno di molte migliaia di persone.

Essere contrari o meno al divorzio è una scelta personale che riguarda solo gli interessati. Il problema inizia quando comincia ad occuparsene lo stato, che per forza di cose impone un unico codice morale a tutti. L'unica soluzione è l'uscita completa dello stato da tutto ciò che attualmente è connesso col matrimonio.

precisamente, la soluzione Israeliana e' bizzarrissima.

vi sono solo matrimonii (sulla terra d'Israele) drusi, islamici, cristiani, ebraici -- tutti religiosi.

per ipocrisia suprema chi sia ateo e voglia sposarsi, certo anche con un "con-sessuato" di solito va in aereo o in barca a Nicosia e spedisce un certificato.

 

 

Ma i matrimoni religiosi in Israele hanno effetti civili analoghi a quelli in Italia?

Non esattamente, mi consenta (in parte perche' non esiste la costituzione, in parte perche' e' sotto-definito cosa sia il "matrimonio" civile, uno dei tanti lasciti dell'impero [ottomano] nel sistema legale israeliano)

Non conosco il diritto di famiglia israeliano, ma nel giudaismo il matrimonio non è un sacramento, ma un contratto, con tanto di clausole, e pertanto è evidente che abbia effetti civili/economici/patrimoniali.

appunto. trattasi di ketubim

le ricordo appunto che la cittadinanza (di Eretz Israel, non territorio occupato etc.) e' drusa, cristiana, cattolica, ortodossa, musulmana, baha'i etc.

ergo il problema che le segnalavo.

nel caso di

chi 

sia

1. cittadino di israele

&

2. decida di adottare un matrimonio eseguito da una corte [rabbinica] o da uno solo [rabbino] le sue osservazioni sono corrette

in tutti gli altri casi non lo sono.

la ringrazio della precisazione (che il tutto sia un po' caotico, quello che in "gergo" dicesi balagan, e' affatto vero e dipende appunto dalla mancata legislazione in termini di sepoltura, matrimonio, e varia altre aree in cui il famoso "compromesso storico" tra sionisti e religiosi, lascio' alle comunita' molto piu' potere decisionale di quanto si potrebbe attendersi in uno stato secolarizzato, che Israele non e', nel bene e nel male, a modesto avviso del sottoscritto, perche' so la questione essere infinitamente peggio di quanto la rappresenti io)

Veramente i governi si sono "sfaticati" anche a NON far fare figli... in Cina per esempio questo è avvenuto anche con sistemi disumani.

Assolutamente d'accordo sul fatto che riprodursi o meno dovrebbe essere questione privata. Le esternalitá di decisioni sbagliate, peró, sembrano evidenti. Allora non riesco a vedere nulla di male in governi che cercano (naturalmente rispettando i diritti umani) di intervenire: dall'educazione sessuale ad alcuni incentivi finanziari (naturalmente diversi dal bonus bebé del governo italiano che incentivo non è stato). 

1- cominciamo dalla considerazione più debole che secondo me non porta valore aggiunto alla tua tesi: "La selezione naturale..., ma poco sappiamo sull'efficienza
di tale meccanismo"
forse era più corretto dire "poco so su tale meccanismo". Il meccanismo è ben conosciuto in campo biologico, aspetta un paio di milioni di anni e vedrai spuntare anche delle ruote sotto i piedi, già si prospetta un futuro di persone di colore capaci di correre come i keniani e gli etiopi... quindi lasciamo stare l'evoluzionismo biologico che col discorso c'entra poco.

2- "Nessuno vuole impedire ai
giovani di belle speranze di scambiarsi sull'altare
promesse vacue in vestiti bizzarri."
D'accordo sui vestiti bizzarri, ma non giudicherei le belle speranze nè le vacue promesse (perchè vacue???), visto che stai parlando di matrimonio religioso con aspetti di "fede" insondabili. Certo si può specificare che tanti matrimoni religiosi sono fatti alla leggera, senza alcuna fede o credo reale... ma andava distinto.

3- aboliamo il matrimonio (civile)? Ma perchè, invece di creare un doppione del matrimonio (civile), cioè i pacs, che abbia però caratteristiche di comodo (fondate o meno), non si modifica la regolamentazione dell'attuale matrimonio (civile) conferendogli le caratteristiche di comodo (quelle fondate) in questione??? Insomma un'unione civile che si chiami matrimonio o pacs o coppie di fatto o coppie di comodo. Non credo sia un salvare capra e cavoli, si deve trovare una regolamentazione valida.

Nel matrimonio civile non esiste l'indissolubilità, ma l'iter è indubbiamente oneroso in termini burocratici, economici e di tempistica... risolto questo già ci avviciniamo ai pacs...

Poi credo che un nocciolo della questione sia proprio il rischio delle "coppie di comodo" e credo che questo punto sia molto sottovalutato rispetto al gossip che si fa attorno alla questione religione e alla questione gay.

Ma a che serve il matrimonio civile? Se due persone vogliono mettere un sigillo religioso alla loro unione, esiste il matrimonio sacro. Se in aggiunta vogliono assumersi degli obblighi legali reciproci, possono firmare un contratto.

Guarda che la penso anch'io così, ma mi sembrerebbe più opportuno migliorare quel che c'è invece di creare doppioni o comunque altre formule ad-hoc per ogni cosa, nel già vasto panorama burocratico italiano.

1. Premessa metodologica: l'evoluzionismo (biologico e/o sociale) per noi economisti c'entra su quasi tutto (forse non dovrei parlare per l'intera categoria, gli altri mi correggano se sono in disaccordo). Con esso deve quindi fare necessariamente i conti la proposta di abolire un'istituzione che, in un modo o nell'altro si e' evoluta/selezionata nel 99.9% delle societa' odierne e passate.

Ne ho parlato solo brevemente nell'articolo. Un'ipotesi plausibile che spiega l'istituzione del matrimonio e' la seguente: assumendo che la specializzazione dei ruoli fra genitori sia efficiente (questo non lo spiego, ma se non lo e' allora e' ancora piu' difficile giustificare il matrimonio), c'e' bisogno di "convincere" le donne a dedicarsi alla prole proprio nella fase di vita in cui dovrebbero invece investire nel loro capitale umano per vivere decentemente per il resto della loro vita. Un modo per farlo e' convincere qualcuno a mantenerle (in cambio della cura dei propri figli), e stigmatizzare questo qualcuno se se ne va con un'altra. Poi questa stigmatizzazione si e' evoluta nel matrimonio. Si noti che non bastava promettere monogamia solo durante la crescita dei figli, occorreva prometterla per tutta la vita, perche' altrimenti la donna si sarebbe, trovata, dopo aver cresciuto i figli, da sola e senza capitale umano. Nella societa' moderna pero' questa specializzazione, alle donne soprattutto, non piace. Preferiscono affidare i figli ad altre donne (che si specializzano in crescere figli, propri e altrui - per inciso, nella maggior parte dei casi, maggior specializzazione implica maggiore efficienza - ai casi contrari l'onere della prova - ma nonostante questo questa soluzione si e' evoluta in pochissime culture), e continuare a perseguire i propri interessi durante l'eta' fertile. Questo vanifica ulteriormente il ruolo del matrimonio.

2. Le promesse sono vuote quando non c'e' vincolo a mantenerle. Mi pare che per il matrimonio religioso questo sia particolarmente vero.

3. Nessun doppione, io propongo di eliminare proprio tutto, pacs compresi. Alla fin fine cosa si vuole ottenere coi pacs? La reversibilita' della pensione - che se va concessa a qualcuno andrebbe concessa a tutti, sposati, accoppiati o meno; se ho diritto a 10 euro, voglio poterli dare a chi voglio quando vado al creatore. Quasi tutti gli altri effetti civili del matrimonio sono contrattabili anche fra non sposati, quindi il pacs serve a niente (qualcuno riesce a pensare a qualche esempio concreto?).

Discorso a parte meritiano le norme sull'eredita', che, senza testamento, per i non sposati va ai parenti di vario grado a seconda dei casi. Con il testamento, esiste per i parenti piu' stretti (coniuge incluso) la quota legittima. Questo istituto meriterebbe un articolo a parte, e uno studente in cerca di idee potrebbe pensare seriamente agli effetti deleteri sulla crescita di una istituzione che lascia in alcuni casi disponibile in via testamentaria solo un quarto del patrimonio (p.es. in presenza di coniuge e piu' di un figlio). Comunque torniamo al confronto matrimonio /pacs vs convivenza e poniamo un caso concreto: persona A lascia coniuge e un figlio. La legittima e' 1/3 per il coniuge, 1/3 per il figlio, ed il restante 1/3 e' disponibile. Persona B non e' sposata e lascia il/la convivente ed un figlio. Al figlio va di legittima 1/2. Il resto e' disponibile. Basta quindi che B lasci in testamento 2/3 della disponibile al convivente per ripristinare un'esito identico (dal punto di vista del convivente) a quello che sarebbe sopravvenuto in caso fossero stati sposati. (Nota che il figlio ci guadagna *in assenza* di matrimonio: a lui va almeno 1/2 anziche' almeno 1/3 - alla faccia del matrimonio istituito per proteggere i figli). Io sarei per abolire tutte le norme sula legittima mantenendo una quota solo per figli minori di una certa eta', per esempio 25 anni.

sono completamente d'accordo su tutto quello che dice andrea. solo una precisazione sulla precisazione: quello che e' evoluto e' la specializzazione (fisica) tra i sessi e le preferenze sessuali. Il resto (famiglia a due etc.) e' al massimo cultura, o forse semplicemente scelta. il contratto a lungo termine con sostentamento alla donna in cambio di mancanza di investimento in capitale umano pare solo un contratto ragionevole in certe condizioni (che come nota andrea sono in larga parte nel mondo occidentale venute a mancare).

Forse sono stato poco chiaro io, partivo dal presupposto che anche le culture si evolvono nel contesto sociale, ed sono soggette a regole di tipo "evolutivo". Questo non e' incompatibile con il fatto che i componenti della societa' poi scelgano determinati atteggiamenti.


1. Premessa metodologica: l'evoluzionismo (biologico e/o sociale) per noi economisti c'entra su quasi tutto

Questo non significa però che l'economista abbia piena e assoluta competenza in scienze biologiche. Anche per i politici l'evoluzionismo economico, quello sociale e del mercato del lavoro c'entrano su quasi tutto, ma voi stessi (ad esempio nel trattato sul mercato del lavoro) avete sottolineato più volte la mancanza di conoscenze e/o competenze economiche dei politici. Non volevo comunque dare la palma del migliore all'economo, al politico, all'etologo o all'antropologo; nel precedente intervento volevo specificare che, nel caso dell'uomo (definito in etologia "animale culturale"), soprattutto per quanto concerne l'argomento matrimonio, le componenti evolutive sociale e culturale hanno coperto e in molti casi distorto o bloccato il complesso sistema dell'evoluzione biologica (che, quella sì, tenderebbe al meglio per la sopravvivenza della specie). Quindi d'accordo con te, parlando però di evoluzione sociale, quella biologica c'entra poco o nulla. Anzi l'evoluzione di cui parli tu, specificata meglio in quest'ultimo intervento, viene considerata da noi biologi ed etologi una "involuzione" che ci può allontanare dalla spravvivenza della specie.


3. Nessun doppione, io propongo di eliminare proprio tutto, pacs compresi.

Beh, questo, se permetti, non era affatto chiaro a partire dal titolo "abolire il matrimonio"... forse è meglio che 'S'cancelli l'articolo e che lo riscrivi...

Discorso a parte meritiano le norme sull'eredita',
che, senza testamento, per i non sposati va ai parenti di vario grado a
seconda dei casi. Con il testamento, esiste per i parenti piu' stretti
(coniuge incluso) la quota legittima.

Per lo piu', solo nei paesi con sistema legale basato sul Codice Napoleonico: sotto Common Law, la legittima ("forced inheritance rules") non esiste. Negli Stati Uniti, che sono un po' un ibrido, esiste solo in certi stati.

Pero' in questa discussione si sta ignorando il punto fondamentale: tutta la discussione sul matrimonio tra omosessuali nasce dal fatto che questi ultimi si sentono discriminati a non beneficiare degli stessi vantaggi legali (reversibilita' della pensione etc.) che sono riconosciuti alle coppie sposate eterosessuali.

E ai singles, nessuno ci pensa? No, si dice, perche' chi ha figli va aiutato in quanto i figli pagano i contributi che finanziano le pensioni, e comunque l'invecchiamento della societa' ha costi non indifferenti. Ma allora perche' non si eliminano tutte le agevolazioni di cui sopra, e si rimpiazzano con sussidi espliciti a chi cresce dei bambini, siano essi coppie etero, coppie omo, singles, comuni hippie o quant'altro? Semplice: perche' i benefits non si possono mai toccare se non per espanderli... E questo mette la parola "fine" a tutte le discussioni teoriche...

Palma consiglia libri, ma per me è troppa fatica. Consiglio invece alcuni rapidi articoletti sul tema che sono apparsi su Slate, e che dicono cose simili a quelle di Andrea. Li potete trovare qui e qui. Un tema che i commenti non hanno toccato è quello della poligamia. Se il contratto di matrimonio viene liberalizzato, è giusto permettere la poligamia? Anche su questo c'è un veloce articoletto di Slate (in caso ve lo stiate chiedendo: non sono un fanatico lettore, è solo che Slate ha un ottimo archivio e motore di ricerca).

Infine, in risposta al commenti iniziale di Palma, se si sospetta che il matrimonio gay porti alla corrosione della società esiste un metodo molto più semplice per verificarne gli effetti che permetterlo per 50 anni. In uno stato federale è sufficiente decentralizzare la decisione. Se tra dieci anni scopriamo che il Massachusetts è diventato la terra di Sodoma e Gomorra, gli altri stati eviteranno di permettere il matrimonio gay. La cosa più disastrosa da questo punto di vista è la proposta repubblicana di un emendamento costituzionale a livello federale per sottrarre la decisione agli stati.

La proposta di abolire il matrimonio è ovviamente una provocazione politicamente non fattibile, in Italia e altrove, almeno per ora. Ma forse in Italia è possibile proporre che la regolamentazione del matrimonio venga decentralizzata. Nell'immediato immagino che questo implicherebbe la legalizzazione dei matrimoni gay in regioni come la Toscana e l'Emilia-Romagna. E tra una decina d'anni si potrebbero controllare sul campo gli effetti.

Sandro, credo che l'Italia non abbia una cultura federale così forte da permettere una soluzione del genere...qualunque proposta in tal senso non verrebbe accettata e verrebbe considerata come una perdita di potere da parte dello Stato...che a me starebbe anche bene ma i cattolici ai piani alti innalzerebbero insormontabili mura "e che dice il vaticano? ci mostriamo deboli delegando le responsabilità?". E poi non si riuscirebbe in ogni caso a valutarne gli effetti data l'immediata mobilità possibile tra le regioni. Ma la soluzione contrattuale proprio non vi piace?? 

No, no, la soluzione contrattuale a me va benissimo. Ossia, permettiamo a chi vuole di stipulare contratti di convivenza specificando diritti e doveri. Ma questo è completamente fuori dall'attuale dibattito italiano. Non si parla di liberalizzare le figure contrattuali, si parla di aggiungere un'altra tipologia contrattuale rigida all'unica attualmente esistente.

È sicuramente vero che la regionalizzazione della normativa matrimoniale non ha alcuna possibilità di passare in Italia. Mi divertirebbe però che qualcuno la facesse tanto per sparigliare le carte. Per esempio, per vedere cosa fanno i leghisti; prevarrebbe l'omofobia o l'istinto federalista?

La poligamia e' stata una "pietra dello scandalo" (si veda Utah e Smith, etc.) ed e' stata l'abbandono di essa il "sine qua non" del divenrie stato di molti stati (nel senso di quelli che poi sono gli statI unitI d'Amerika.)

C. Cladwell, su Ft da tempo sostiene che una volta aperto il varco con le coppie di fatto, si dovra' pur ammettere che gli stati possono aver nessun interesse diretto a vietare la poligamia tra adulti consenzienti, la poliandria, o le relazioni matrimoniali incestuose.

(FT = financial times)

 

Sono sostanzialmente d'accordo con andrea, soprattutto sull'idea di separare il matrimonio religioso da quello civile. Per quanto riguarda l'abolizione di quest'ultimo e la sua sostituzione con un'ampia gamma di contratti, sono un po' perplesso. Secondo me ci sono dei benefici dall'avere una figura standard di "contratto di coppia". Si pensi ad esempio alla possibilita' che io sia colpito da infarto e venga ricoverato d'urgenza, e mia moglie (o partner o co-PACSina ocomediavolo(la/lo)voletechiamare) voglia potermi vedere/assistere. Per l'ospedale e' molto piu' facile avere una policy che ammetta una (o poche) tipologie di partner che non una miriade di possibili figure giuridiche.

Ammetto pero' che si tratta di un'obiezione debole e facilmente superabile. Per quanto mi riguarda, che siano un uomo+una donna, due uomini, due donne, un uomo+N donne, una donna+N uomini, eccetera, tutti dovrebbero poter stipulare dei contratti di "coppia" o partnership.

Per quanto riguarda il benessere dei figli, mi sembra che sia una questione ancora aperta empiricamente se i bimbi allevati da coppie etero crescano "meglio" (da definire) di quelli allevati da coppie gay, poligame, ecc. Il suggerimento di sandro a questo riguardo mi sembra molto sensato.

Concordo pienamente con Andrea, vorrei solo aggiungere un (piccolo?) dettaglio che a molti sfugge.

Un matrimonio religioso può "facilmente" essere annullato dalla Sacra Rota senza che chi abbia chiesto l'annullamento e se lo veda riconosciuto debba nulla al partner. L'annullamento diventa legale per l'accordo tra i due "stati" (virgolette d'obbligo per motivi differenti nei due casi), e di conseguenza gli effetti "zero alimony" diventano legali anche in Italia... Niente male, no?

io sono da molti anni orma sulla posizione dell'abolizione del matrimonio civile...

coerenza

Gabriele Alfano 18/10/2010 - 19:16

è incoerente da parte sua dire di non essere uno psicologo e poi terminare l'articolo con considerazioni di psicologia dell'età evolutiva.

è presuntuoso, poi, statuire: "Ed infine, non è secondo me per nulla ovvia la necessità per un bambino di avere due figure genitoriali, di sesso diverso, e di costringerle a convivere a tutti i costi."  sulla base di una sola lettura specialistica.

condivido pienamente la sua affermazione: "Ma l'amore che c'entra con l'eredità, la reversibilità delle pensioni, e altri simili cavilli? ", ma, allora, domando: che c'entra tutto ciò con l'amore tra omosessuali? visto che, da quello che afferma lei stesso, i gay vogliono il matrimonio proprio per motivi legati all'amore.

infine una protesta, sommessa: non bistratti più il matrimonio religioso dicendo: "Nessuno vuole impedire ai giovani di belle speranze di scambiarsi sull'altare promesse vacue in vestiti bizzarri.". io e mia moglie ci siamo scambiati promesse sull'altare e mia moglie effettivamente indossava un abito proprio inusuale (il mio era molto corrente, ma elegante), ma, mi creda, per noi erano davvero SOLENNI.

e poi tenga presente che queste promesse non riguardavano l'amore: nessuno ci ha mai chiesto se ci sposassimo per amore, ma solo se assumevamo in piena libertà gli impegni di unicità ed indissolubilità del matrimonio ed accettazione della prole. quando io e mia moglie abbiamo celebrato il nostro matriomonio (gli sposi sono i celebranti) sapevamo che il nostro amore era a perfetta conoscenza di Dio e c'era ben poco da dichiaragli o promettergli a riguardo. come vede la chiesa è avanti sull'argomento perchè lo lascia alla coscienza e all'intimità dei nubendi.

arrivederla

Re: coerenza

andrea moro 18/10/2010 - 20:33

Non ho bistrattato il matrimonio religioso proprio per niente, anch'io del resto mi sono sposato con rito cattolico. Anzi, ho detto che quello e' l'unico tipo di matrimonio che ha senso. I rapporti patrimoniali, etc... fra le persone vanno meglio gestiti in altro modo e separatamente. 

Inizia una nuova discussione

Login o registrati per inviare commenti