Ahi, ahi ahi, Professor Sartori...
Senza onestà intellettuale cosa rimane degli intellettuali, professore?
Tempo fa ho scritto della visione epistemologica del Prof. Sartori, professore emerito di Scienze Politiche a Columbia. Ho argomentato che fosse poca cosa, epistemologia spicciola. Richiedere capacità previsiva come condizione necessaria perché una scienza (sociale, nel caso, ma vale anche per una scienza naturale) sia tale, ho argomentato, è una stupidaggine immensa. Reagivo alle affermazioni del professore in un editoriale sul Corriere del 16 Ottobre 2008 in cui egli attaccava l'economia (la mia disciplina accademica):
Sulla pericolosissima crisi economica in corso finora non ho fiatato. Aspettavo lumi dagli economisti. [...] Perché il fatto è che il grosso della loro disciplina non ha previsto la catastrofe in arrivo. Era impossibile prevederla? Balle. Non solo era prevedibilissima, ma il punto di principio è che una scienza economica che non sa prevedere è una scienza da poco, quasi da punto. Science for what? Un sapere «pratico» che consiglia male e che prevede altrettanto male, produce guai o comunque ci lascia nei guai.
Le stupidaggini sono gravi, ma la disonestà intellettuale è peggio. Onestamente, non ho creduto ai miei occhi quando stamattina ho letto un nuovo editoriale del professore che applica la "stessa" visione epistemologica stavolta alla scienza politica (la sua disciplina accademica), pur senza nominarla:
Le insurrezioni nel mondo arabo che si affaccia sul Mediterraneo hanno colto l'Occidente di sorpresa. Non poteva essere diversamente: sono insurrezioni di giovani attizzati dalla tecnologia, dai telefonini, dalla televisione e soprattutto da Internet. Come si fa a indovinare se e quando «la Rete» accenderà un incendio?
Ok, ho sparato sulla Croce Rossa... ma ammetterete che l'ho colpita!

