Alcune riflessioni sull'invidia.

31 ottobre 2007 palma
Vengono presentate alcune considerazioni che tentano di rendere più precisa la disapprovazione che molti hanno per l'invidia.
Mi scuso in anticipo. Le considerazioni seguenti non mordono empiricamente. Un nostro collaboratore e fondatore mi ha giustamente fatto notare che le teorie "devoid of empirical bite" hanno scarso valore. Per cui chi cerchi risultati empirici, maniere di chiedere borse di studio e finanziamenti alle celebri "ulteriori ricerche che verranno svolte" etc., smetta subito di leggere.   Si è osservato, non solo su nFA, che il pre-giudizio a favore dell'eguaglianza, tendenziale che essa pur sia se posta in essere da norme, leggi, e politiche, è basato solo sull'invidia e ha nessuna rilevanza, politica o morale. Si ha in mente, quando si afferma ciò, la diseguaglianza economica, il differenziale nei livelli di reddito - che è una componente del benessere, anche se non la sola: è probabile che B(uddha) stesse molto meglio di B(erlusconi), anche se il suo reddito era assai più basso.   Ora, due considerazioni vi propongo.   1. L'invidia come tale ha aspetti assai positivi: è uno degli stati mentali che produce incentivi, e indirettamente spinge a migliorare alcune delle proprie posizioni. È perché io nuoto (ahimè) molto più lentamente di Spitz che continuo ad andare in piscina (lotta disperata data l'età avanzata del sottoscritto, tuttavia migliora marginalmente il mio sistema cardiovascolare ed è manovra spinta molto dal fatto che Spitz era, ed è infinitamente più veloce di me.)   2. Normativamente la questione è complicata. Se fosse vero che la diseguaglianza in termini assoluti è motore di infiniti e dolorosi conflitti (le famose lotte di classe) si sarebbero dovute vedere più lotte nell'Egitto classico, nelle dinastie Manchou, o in Brasile adesso. Sembra che si scioperi e si lotti di più a Paris che a Ipanema (i dati, credo si possano anche tirar fuori e mi sottometto all'autorità degli econometrici e statistici.)   E allora? Propongo un'ipotesi, apertamente speculativa.   NON LE DISEGUAGLIANZE IN GENERALE GENERANO CONFLITTO, PIÙ O MENO DERIVATO DA INSOPPRIMIBILE INVIDIA. CIÒ CHE INDUCE A CONFLITTI SONO LE DISEGUAGLIANZE PERCEPITE COME NON NATURALI.   Mi spiego. Una delle più odiose diseguaglianze è data dall'estetica. Adriano (lo scrivente) è infinitamente più brutto di Paul Newman, di Antonio Banderas, senza scomodare Monica Bellucci e Naomi Campbell. Eppure nessuno lotta contro la differenza in "reddito estetico". Au contraire, molti si sforzano di assomigliare ai belli e alle belle, generando un indotto di creme di bellezze, chirurgia estetica, palestre, ed elisir d'amore. Ancora più odiosa è la diseguaglianza cognitiva. Adriano (lo scrivente) è infinitamente più cretino di Newton (e di tutti i lettori e scrittori di nFA, en passant.) Ma non vi è nessuna lotta delle intelligenze in cui qualcuno cerca di equalizzare le capacità cognitive di Maxwell e Mastella, di Ettore Majorana e Leopoldo Mastelloni.   Sembra invece che il fatto stesso che Murdoch, o Berlusconi, siano molto (più) ricchi generi infinito conflitto e proposte non stop per ri-egualizzare la differenza. Il punto di Rawls (e di molti altri) è che reddito è un indicatore di accesso quasi certo alla possibilità di usufruire delle opportunità della vita (è difficilissimo avere accesso a Dartmouth da Darfur, come forse avrete notato, ed è fatto indipendente dalle capacità cognitive dei bambini sudanesi.) Ed è quindi bene (moralmente) che le misure che si prendono siano misure egualitarie. Rawls, essendo intelligente, vide bene che deve esserci un limite all'argomento: l'equalizzazione vera genera un mondo a zero incentivi ed ha effetti negativi, per i ricchi e per i poveri. Tuttavia continuò a sostenere che una misura è giusta (giustificabile) se modifica e migliora le condizioni di chi, nelle diseguglianze, si prende la parte più bassa in reddito, opportunità, e così via.   Si può benissimo esser in disaccordo: Bob Nozick massacrò le argomentazioni appena vennero rese note, ed ebbe zero effetto sulle discussioni seguenti, tranne che in gruppi sparuti di seguaci di Ayn Rand  - i quali non vanno irrisi troppo, se il cosidetto migliore governatore della riserva federale degli Stati Uniti, era ed è randiano.   Quel che mi interessa qui è perché, persino per chi non è d'accordo con Jack Rawls, vi sia una immediate forza intuitiva nell'idea che differenze di reddito meritino di essere "revisionate" costantemente, ad esempio da procedure redistributive messe in essere dall'imposizione fiscale. Nessuno pensa a redistribuire la bellezza, il quoziente di intelligenza, o appunto la competitività sportiva.   L'ipotesi che vi propongo è che la differenza nel reddito è percepita come ingiusta perché è contro natura, mentre è secondo natura che Naomi Campbell sia nata più bella di me.   Per evitare la circolarità, e perché molti del lettori son provetti economisti, una precauzione. L'ipotesi non dice semplicemente che vi sono immense variazioni culturali nell'accettazione della diseguaglianza economica e che essa dipende anche da chi è o non è ricco, come a qualcuno potrà sembrare visto che, dal punto di vista del descamisado, è  bene che Evita abbia 69 zibellini al collo mentre a molti appare uno scandalo che Craxi mantenga l'amante a Roma comprandole una televisione. Vero ma minore.   L'ipotesi dice che il mercatismo di B&B (Bisin & Boldrin) non ha pagato il suo debito iniziale: mostrare che gli effetti del mercato, che fanno crescere diseguaglianze a non finire, siano effetti naturali e non indotti dalla volontà di sopraffare i deboli, i poveri, i citrulli che fanno molti mutui, e così via. Si noti che non sto parlando della truffa, pura e semplice. Sto parlando del meccanismo puro e semplice. Il meccanismo è percepito come contro-natura (da cui le sciocchezze dei religiosi sul denaro "sterco dei demonii" etc.) Il classico disciplinare (Adam Smith "La ricchezza delle nazioni") è un tentativo brillantissimo di mostrare come il meccanismo *sia* naturale ed i suoi effetti siano moralmente accettabili. I due corni dell'alternativa sono egualmente importanti (i tumori sono perfettamente naturali e piacciono a quasi nessuno). La sfida è mostrare che le differenze indotte dai meccanismi economici sono assolutamente identiche alle differenze indotte da, per mancanza di una terminologia migliore, dalle lotterie genetiche che si verificano ogni volta che qualcuno va a letto con qualcun altro/a: nasce un bambino/una bambina bella brutta, scema o genial e così via. La sfida non è di poco conto e piuttosto che accapigliarsi sul tema, mi appare più produttiva una via di ricerca che trovi meccanismi di mercato in fenomeni non umani (la ricerca del fieno da parte delle vacche, il modo in cui le api cambiano di località quando migrano.)   Mi appello alla buona compassione dei lettori e alla loro furente critica se non si capisce quel che dico, e attendo le virulente critiche di tutti.   In somma: NON è invidia che muove conflitti intorno alla nozione di eguaglianza, pari passu dovremmo vedere conflitti estetici. È la patologia indotta dai mercati che genera percezione di ingiustizia. Per chi ritiene il conflitto di "classe" una follia, il compito è mostrare come e perché il mercato sia un fenomeno naturale e non un prodotto della perversa immaginazione delle "classi" dominanti (guarda caso, proprio i ricchi.)

21 commenti (espandi tutti)

"Comprandole una televisione" può essere misleading. In questo caso non si intende un televisore, ma una rete televisiva, seppur locale. 

forse il sarcasmo sfugge ai lettori.......

ma ammetto, il testo puo' fuorviare.  

Ametto che la prima volta che ho letto il testo ho pensato al televisore. Solo dopo  mi sono ricordato di Anja Pieroni e del suo canale tv a Roma.

Gli esempi che hai usato, la bellezza e l'intelligenza, non sono trasferibili fra individui, al contrario della ricchezza. Mi piacerebbe sapere se riesci a fornire esempi di "beni" trasferibili, per i quali le differenze di dotazione fra individui siano accettate.

Same doubts here.

Tipico dubbio da economista, a dire il vero. Mi spiego: assumiamo che la gente sia invidiosa&razionale. Allora cerchera' di redistribuire cio' che e' redistribuibile (case, gioielli, soldi, campi, donne, schiavi, animali domestici, posizioni nella lista di attesa per il posto di usciere alla camera, and what not) ma non gli occhi azzurri o i muscoli allungati e potenti. Per la semplice ragione che il trasferimento di quest'ultimi non e' feasible tecnicamente, quindi la gente razionale non lo chiede.

Pero' non e' vero che, per il semplice fatto che non siano trasferibili, la gente non provi invidia verso i belli/e ed i forti. Sia l'introspezione che l'ascolto/osservazione di altri esseri umani suggerisce che si invidiano - e come si invidiano! - i belli, forti, alti, slanciati, intelligenti, con bella voce, con bella presenza, eccetera.

Soprattutto, e non a caso credo, quando si e' adolescenti si invidia molto. I maschietti tendono ad invidiare gli amici piu' aitanti ed atletici, mentre le femminucce invidiano le amiche alte e carine. Piu' tardi, e neanche tanto frequentemente, si invidia l'intelligenza. Anche questo non e' sorprendente: fino a poche decine, al piu' un paio di centinaia di anni fa, non era manifestatamente ovvio che l'intelligenza fosse cosi' utile per avere successo (ossia ricchezza e quindi donne da consumare o umini ricchi e potenti da attrarre, che alla fine tutto finisce li' o nei paraggi). Lo era, sia chiaro che lo era, ma non era del tutto ovvio che lo fosse; non era ovvio, in particolare, a quelli scarsamente intelligenti. Infatti, agli scarsamente intelligenti non e' ovvio neanche ora che l'intelligenza sia utile, pensano sia meglio giocare al basket o al calcio e diventare grandi campioni, o partecipare al Grande Fratello. Ma questa e' un'altra storia.

Insomma, non vedo molto evidenza a favore dell'idea che non proviamo invidia per gli attributi naturali degli altri. Vedo solo evidenza che non chiediamo che ci trasferiscano i polpacci di Michael Jordan o le culatte di Adriana Lima. Allo stesso tempo il modello invidia+razionalita' sembra spiegare bene l'evidenza disponibile.

Ovviamente questo non implica che l'invidia non sia utile. Per le ragioni che spieghi nell'articolo, l'invidia mi sembra utile, quando bilanciata dall'istinto proprietario dell'invidiato.

L'osservazione e' centrata. Quel che sottoline(av)o, forse non con troppa forza, e' che il non-trasferibile, forse, genera, invidia & non genera conflitto. L'ipotesi ce' che il naturale, dunque (le dotazioni con cui tutti escono dalla lotteria genetica), vemga pure invidiato e NON generi conflitti. Il non-naturle invece genera invidia e conflitti.

La sfida, se si vuole, e' mostrare che Farah Dibah, o J.K. Rowlings non sia tenuta a pagare piu' tasse di me appunto perche' il suo reddito maggiore e' cosi' naturale come is uoi talenti, letterari o estetici, come si vuole interpretarli. 

Si può benissimo esser in disaccordo: Bob Nozick massacrò le
argomentazioni appena vennero rese note, ed ebbe zero effetto sulle
discussioni seguenti, tranne che in gruppi sparuti di seguaci di Ayn Rand
- i quali non vanno irrisi troppo, se il cosidetto migliore governatore
della riserva federale degli Stati Uniti, era ed è randiano.

Non son sicuro di quanto positiva sia, per un movimento che si dice liberale classico, l'adesione di un gonfiatore della massa monetaria a fini politici... E comunque, Nozick e Rand volano ad altezze ben diverse. I randiani non sono mai stati particolarmente integrati col resto della galassia libertarian (vedi p.es. questo saggio molto critico scritto da Rothbard gia' nel 1972); a me hanno sempre un po' ricordato un equivalente di quello che per la sinistra erano, negli anni '70, i seguaci di Brandirali in "Servire il Popolo"... E le loro recenti prese di posizione sull'Iraq, essenzialmente allineate a quelle neo-con, non hanno fatto niente per renderli piu' simpatici ne' a me ne' tantomeno al resto dell'area libertarian, per lo piu' su posizioni diametralmente opposte .

L'ipotesi che vi propongo è che la differenza nel reddito è percepita
come ingiusta perché è contro natura, mentre è secondo natura che Naomi
Campbell sia nata più bella di me.

Pero' non spieghi perche' le due diseguaglianze sono percepite diversamente: e' tutto da dimostrare che i mercati abbiano incrementato la disuguaglianza. Berlusconi sara' piu' ricco del principe Siddhartha Gotama, ma certo il piu' sfigato dei precari odierni vive immensamente meglio dei derelitti fuori dal palazzo del suddetto principe (la vista dei quali, secondo la tradizione, convinse Siddhartha a lasciare il palazzo e a iniziare le sue meditazioni su come fronteggiare la sofferenza umana).

Io penso che un fattore importante sia semmai questo: nell'evoluzione umana, la selezione naturale ha da tempo cessato di giocare un ruolo, mentre quella sessuale e' viva e vegeta. Quindi, lasciar morire di fame i piu' deboli e' percepito come riprovevole, ma lasciare senza partners riproduttivi i piu' brutti non lo e'.

Una variante piu' cinica potrebbe essere: aiutare i piu' deboli per via politica (anziche' individualmente, tramite charity) e' delegato allo stato, "la grande fiction à travers laquelle tout le monde s'efforce de vivre aux dépens de tout le monde", mentre aiutare i brutti a riprodursi richiede un sacrificio personale... Che e' la ragione per cui una persona di sinistra come Warren Beatty puo' farla franca dicendo che "Charity is taking an ugly girl to lunch", e nessuno, neppure Rifondazione, propone un "sesso minimo garantito"...

B(rand)irali

palma 6/11/2007 - 02:55

solo una nota di ringraziamento per chi riesce a ricordarmi di Aldo Brandirali, esponente del cattolicesimo fondamentalista che inizio' a rompere i cosidetti con "Servire il popolo."

Mi scuso ma, da piccolo, addestrai tutti i miei conoscenti a rispondere alla domanda "Vuoi "servire il popolo"?" (giornale) con "grazie, non faccio il cameriere".

 

solo una nota di ringraziamento per chi riesce a ricordarmi di Aldo
Brandiral, esponente del cattoliceismo fondamelista che inizio' a
rompere i cosidetti con "Servire il popolo."

Oh, se e' per quello ancora insiste. Ha solo cambiato religione.

"L'ipotesi che vi propongo è che la differenza nel reddito è percepita come ingiusta perché è contro natura, mentre è secondo natura che Naomi Campbell sia nata più bella di me."

Non credo che il richiamo alla natura sia sufficiente.


A mio parere, per quel che vale,  il successo altrui (sia pesonale - una singola persona - che collettivo - un gruppo/popolo/società ecc-) genera un tasso di invidia inversamente proporzionale al livello di interazione dell'invidiato con altre persone e/o soggetti collettivi.


In altri termini, tanto più il successo è frutto di personale attività con scarsi o minimi apporti di terzi, tanto meno quella persona sarà invidiata, quanto più la persona ha successo grazie anche ad apporti e/o interazioni di e con altri, tanto più aumenterà l'invidia.


Sotto questo aspetto  un esempio di tasso di invidia vicino a zero può essere rappresentato da Abebe Bikila che vince la maratona di Roma a piedi nudi.


L'ipotesi spiega anche perchè il tasso di invidia verso gli sportivi è relativamente basso, dato che il loro successo è essenzialmente il frutto di sforzi personali e questo vale certamente per alcune categorie di sportivi a "sacrificio diretto" come in atletica leggera e nuoto, dove oltretutto esiste la possibilità di misurazione oggettiva della prestazione, difficilmente taroccabile, vale un po' meno per altri sportivi, come i calciatori o una squadra di calcio, per i quali il successo deriva anche dall'interazione con i compagni di squadra, gli arbitri, i procuratori, i soldi del presidente ecc.


Lo stesso vale per l'intelligenza scientifica, dato che geni assoluti, come Newton e Einstein che con il proprio cervello, dei fogli di carta e una penna rivoluzionano la fisica, sono difficili da invidiare, poichè il loro successo oltre ad essere oggettivamente misurabile è anche il frutto esclusivo delle loro capacità


In campo scientifico però l'invidia comincia ad esistere e aumentare quanto più le ricerche non sono l'esclusivo frutto del loro autore, ma  necessitano di finanziamenti, di protezioni politiche o accademiche ecc..


Il mercato poi è il regno dell'invidia perche è il regno delle interazioni: nessuno può avere successo sul mercato da solo, ma ha bisogno di interagire e quindi si attira invidia, non perchè il suo successo è contro natura, ma perchè viene precepito come il frutto di una capacità non esclusiva, ma derivante dal fatto di aver potuto usufruire di '"aiuti"  di altri soggetti (la famiglia, il politico, i finanziatori, le conoscenze ecc.) a cui gli invidianti non ritengono di poter avere accesso.

Qui ci devo pensare. L'ipotesi di Sabino Patruno e' che l'invidia derivi da visibilita' e non naturalita'. E qui ci sta un vero contrasto.

L'invidia come tale ha aspetti assai positivi: è uno degli stati mentali che produce incentivi, e indirettamente spinge a migliorare alcune delle proprie posizioni.


Attenzione a non confondere l' Invidia con la Concorrenzialità. La prima predilige l' uguaglianza ottenuta per via distruttiva. E' quindi sempre dannosa. Nelle tabelline di Nozick viene formalizzata la differenza tra Invidia, malanimo, Gelosia e Concorrenzialità.


L'ipotesi che vi propongo è che la differenza nel reddito è percepita come ingiusta perché è contro natura, mentre è secondo natura che Naomi Campbell sia nata più bella di me.

Ma, come dice Boldrin, la quotidianità è costellata di episodi di invidia verso persone "più belle". Se sono poco invidioso di Naomi forse è per la scarsa "contiguità sociale" che ho con lei. E' l' ipotesi del sociologo Helmut Shoeck: è l' erba del vicino e solo quella ad essere la più verde.


D' altronde nemmeno Rawls puo' essere tacitato dal libertario che dimostri la "naturalità" del mercato. Infatti Rawls si propone di porre rimedio, tra le altre cose, alla "lotteria dei talenti", ovvero ad un fenomeno perfettamente naturale.


Il classico disciplinare (Adam Smith "La ricchezza delle nazioni") è un tentativo brillantissimo di mostrare come il meccanismo *sia* naturale ed i suoi effetti siano moralmente accettabili.

Veramente a me pare che con Smith si cominci ad abbandonare la concezione etica di mercato come "meccanismo naturale". Una concezione che risale ai francescani e ai tardo scolastici cattolici. Inizia l' economia moderna: il mercato va difeso solo perchè conviene a tutti.

Da rileggere, Smith, note a me stesso.

Primo grazie dei commenti (di tutti.)

La trasferibilta' dei beni e' un problema serio. Io ci pensavo in termini di modalita' (quel che i filosofi chaimano modlaita' sono "possibile' 'contingente, 'necessario', etc ma sono operatori.)

Dunque la bellezza non e' trasferibile essendo impossibile muoverla da Mastroianni a Palma. Corretto. 

Esistono beni trasferibili in cui le differenze vengonoi accettate come naturali? Proporrei di sii', si consideri il potere politico. Appunto perche' l'imperatore e' imperatore ed e' come tale percepito naturalmente "al potere", la differenza non genera invidia. Il che non vuol dire che non vi siano i boiari che tramano per uccidere Ivan, ma che nessuno pensa che il potere di Ivan, trasferibile che sia non sia naturalmente suo.

Il problema,. davvero grosso, e' quale sia la nozione di natura adeguata a questa discussione. provo a ritornarci.  

La trasferibilta' dei beni e' un problema serio


Un bene "non trasferibile" puo' comunque essere "compensabile". All' invidia basta ed avanza la compensazione.


L' uomo ha da sempre inventato "monete" per compensare la disparità di beni non fungibili. Penso a concetti quali "onore" e "reputazione" e ad alcuni spassosi libri che ci parlano di quelle monete.


In fondo le "veline" stanno dove stanno perchè, è arcinoto, al momento buono la sanno dare via...E anche Naomi, sembra sia ninfomane e anche cocainomane, e anche...

Qui e' irrilevante, sara' Naomi Campbell cocainomane, ninfomane, quel che pare a voi, ma e' piu' bella di me

Un bene "non trasferibile" puo' comunque essere "compensabile". All' invidia basta ed avanza la compensazione.

Ottima osservazione, ma non mi pare di notare da parte delle masse una richiesta generalizzata di prostituzione da parte delle veline. Le veline si prostituiscono volontariamente in cambio di ricchezza materiale. La differenza estetica rimane.

e se il motivo dell'invidia sia il desiderio di raggiungere posizioni di potere? Potere, che essendo un bene posizionale, se è posseduto da un agente determina una soggezione (o meno potere) sull'agente che lo subisce.

 

Il potere è il vero motivo dell'invidia. ed il reddito (e/o ricchezza) è uno degli elementi che detrminano il potere. Lo stesso potere "sensuale" sulle donne può essere fonte di invidia come in qualche commento precedente si è detto.

 

Il potere 

Non proprio. Se cosi' fosse tutti avrebbero ividiato Ivan, il "terribile". E non risulta.

No, il potere, se percepito come naturale, non genera invidia. Si consulti il carteggio con Kurbsky, edito in Italiano da Adelphi (nel 1999 o nel 200, adesso non ricordo.)

Quanto piu' il potere e' percepito come effetto naturale (Dio has scelto lo Tsar, Allah ha detto al padishah che va tutto bene, etc.) non genera invidia.

Siccome e' difficile credere che Veltroni abbia un filo diretto col padre-eterno, D'Alema lo odia.

 

concordo. anche se il punto è di stabilire cosa sia il potere e quante forme di potere esistono, per capire cosa si invidia e perchè.

L'idea di potere che ho in testa non è mai naturale o divina (cioè esogena). Io penso al potere come una posizione endogena...e per questo una concorrenza posizionale che ha sfaccettature di invidia...ma il tema è lungo e io ne ho una percezione solo parziale.

diceva Cesare quando conquistò la gallia: "meglio governare nella povertà tra questi barbari che vivere come mero cittadino tra i lussi  di roma". Come dire, meglio essere invidiato che invidiare...

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