Alitalia e il conflitto d'interessi: risposte a Libero Mercato, a Il Foglio e alla Marcegaglia

7 settembre 2008 redattori noiseFromAmeriKa

La nostra lettera riguardante i conflitti d'interesse nell'affaire Alitalia ha generato svariate reazioni, in particolare un articolo di Oscar Giannino su Libero Mercato e uno su Il Foglio. Abbiamo inviato due lettere di risposta. Le riassumiamo qui, approfittando dell'occasione per commentare anche altre impagabili reazioni degli interessati.

L'antefatto.

I lettori del sito conoscono la vicenda. Un articolo di Andrea e Michele ha spiegato cosa pensiamo della vicenda Alitalia, poi Michele ha rincarato la dose chiamando nuovamente l'attenzione sul conflitto di interesse di Colaninno e Marcegaglia. Nell'articolo si consiglia a elettori di PD e associati di Confindustria (le principali vittime dei due conflitti) di farsi sentire dalle rispettive organizzazioni. Un lettore interviene, e ci dice ''va bene, ma perché non scrivete pure voi ai giornali?'', al che noi rispondiamo ''guarda, hai ragione''. Stiliamo quindi una bella lettera, e la mandiamo per posta elettronica a Corriere, Sole, Repubblica e Stampa. Siamo scettici, visto che fino a quel momento i giornali non si sono distinti per la correttezza con cui hanno discusso la vicenda.

Invece, con certa nostra sorpresa, La Stampa pubblica la lettera come editoriale il 3 settembre. A quel punto - anzi un pelino prima, a segnalare che forse le lettere arrivate il giorno precedente non erano state cestinate immediatamente - iniziano le reazioni. La qualità delle opinioni, evidentemente, conta meno del mezzo dove vengono pubblicate. Finché certe cose le dicevamo solo sul blog, sono state tranquillamente ignorate. Quando le stesse sono state pubblicate su un quotidiano nazionale, allora sono improvvisamente diventate degne di attenzione. Le prime reazioni immediate dei diretti interessati le abbiamo già commentate.

Dopo le reazioni, diciamo così, a botta calda, sono apparsi due meditati articoli critici del nostro intervento, uno di Oscar Giannino su Libero Mercato e un altro, di un giornalista statalista, su Il Foglio. Sono anche apparse un paio di interviste della Marcegaglia, una sul Corriere e l'altra sul Sole 24 Ore. Qualcosa ha pure detto Veltroni, intervistato da Mentana alla Festa Democratica.

Oscar Giannino ci chiama in causa per nome e cognome, insieme ad Alesina che ha scritto pure lui un articolo critico sul Sole 24 Ore, e lo fa con una certa classe (non guasta anche il fatto che Oscar è uno che sa scrivere ed esprime bene i suoi argomenti, altri lo fanno assai meno). Ciò è ottima cosa, ma continuiamo a pensare di avere ragione noi, come spiegheremo sotto in dettaglio.

Il giornalista de Il Foglio, invece, nella rubrica Tre palle un soldo, si rivolge genericamente a un manipolo di economisti liberisti. Dobbiamo essere noi, visto che siamo economisti, siamo liberisti e siamo solo un pugno di ingenui che non sanno come funzionano le cose in pratica; al massimo un manipolo, certo non una legione. Il soggetto in questione classe non ne ha. Gli argomenti che non capisce li giudica "ridicoli" e "risibili" il che spiega, forse, perché abbia scelto quel titolo per la sua rubrica: parla di se stesso. Noi pensiamo che gli argomenti ridicoli siano i suoi e, siccome ci diverte prendercela personalmente con i consulenti statalisti, ci prendiamo la briga di spiegarlo a puntino.

In questo post riportiamo le lettere che abbiamo scritto a Libero Mercato e a Il Foglio per rispondere ai loro interventi. Terremo i lettori infomati su se, come e quando le lettere verranno pubblicate (o forse i lettori terranno informati noi: parecchi sono assai bravi a scrutare la stampa). Commentiamo inoltre le nuove interviste della Marcegaglia ed un impagabile intervento di Veltroni.

Notiamo qui, perché è comune sia a Libero Mercato che a Il Foglio, che nessuno dei due si occupa di Colaninno: è solo il caso della presidente di Confindustria che sembra interessarli. Questo fatto curioso si presta a varie interpretazioni: svista, mancanza di spazio, convinzione che un'elegante sineddoche risolva il problema, irrilevanza del soggetto ... o, azzardiamo, timore d'uno slittamento metonimico? Ossia, fuor di metafora, timore che discutendo del conflitto d'interesse di Colaninno qualcuno sostituisca il suo cognome con quello di Berlusconi? La curiosità che ci rode continuerà, temiamo, a roderci.

La risposta a Giannino.

Caro Oscar,

in un articolo da te recentemente pubblicato ci chiami in causa per il nostro attacco alla gestione della vicenda Alitalia e in particolare per la nostra osservazione che sia Matteo Colaninno che Emma Marcegaglia si sono venuti a trovare in una posizione di palese conflitto di interessi. Non ci dici nulla di Colaninno, ma difendi Marcegaglia sulla base di tre argomenti.

  1. Emma Marcegaglia non ha concessioni di stato che costituiscano conflitto di interesse. Aggiungi che, in ogni caso, "la scuola liberale" insegna che sui conflitti di interesse si fa "vigilanza ex-post" e non "scomuniche preventive".
  2. Confindustria è stata guidata da rappresentanti di grande imprese oligopoliste, non ultima la FIAT, per molti anni.
  3. Confindustria è una "associazione privata di datori di lavoro" e quindi Marcegaglia non ricopre alcuna carica pubblica.

Non risulta difficile intendere perché tali fatti, pur veri, non costituiscano argomenti cogenti.

  1. Il conflitto di interessi non è dato solo e necessariamente da due o più concessioni di stato. Infatti, parlando di Marcegaglia noi nemmeno abbiamo menzionato le concessioni, che invece varrebbero per Benetton ed altri dei 16 soci di CAI [Parentesi tecnica, non inserita nella lettera, ma che può interessare ai nostri lettori più secchioni: l'argomento di Giannino, a questo riguardo, confonde il conflitto d'interesse con la creazione di posizioni monopolistiche o comunque dominanti, quindi capaci di "ricattare", in senso economico, il governo. È erroneo sovrapporle ed il problema su cui Giannino punta il dito dovrebbe essere oggetto di attenta vigilanza dell'antitrust ... se non fosse che il governo BS ha esplicitamente derogato dalla legislazione antitrust in questo caso! Ma il conflitto d'interessi è un'altra cosa, ed in quei casi non c'entra nulla]. Il conflitto per Emma Marcegaglia deriva da altri fatti. Essa ricopre una carica di potere che ha natura "pubblica" (vedi il punto 3 sotto) e l'entrata di CAI nel mercato italiano è equiparabile a una concessione pubblica. Questo non solo perché si è costituita attraverso l'attivo intervento ed il supporto finanziario del governo ma anche, e soprattutto, perché la posizione dominante ed i profitti che da questa deriveranno sono concessi dallo stato derogando, addirittura, alla propria legislazione antitrust! Si converrà che in questo caso si configura un chiaro conflitto di interessi. Non basta: noi abbiamo anche chiaramente argomentato che il conflitto d'interessi, nel caso di Marcegaglia, è ancora più palese nei confronti delle decine di migliaia di imprese associate a Confindustria, cosa che hai tranquillamente ignorato. Infatti, è nell'interesse dei soci Confindustria che si determini la più ampia e forte concorrenza nel settore del trasporto aereo (e non), con conseguente aumento dell'offerta e diminuzione dei prezzi, mentre è nell'interesse di Emma Marcegaglia (azionista di CAI) che avvenga l'opposto e che il monopolio di CAI si rafforzi e duri in eterno. Non sappiamo quale sia la "scuola liberale" che hai in mente (saremmo curiosi di averne dei riferimenti concreti), ma in qualunque paese di cultura liberale il conflitto d'interessi si risolve ex ante, non ex post. I metodi variano, dal blind trust alla vendita o alla rinuncia ad alcune cariche, ma si fa sempre ed assolutamente ex ante, proprio per evitare che si realizzi nei fatti.
  2. Confindustria non ha mai peccato per eccessivo liberismo, ci mancherebbe! Ma ciò non toglie che sia appropriato farlo notare. Avremmo detto lo stesso dei presidenti di casa FIAT, e lo abbiamo detto tranquillamente in passato. Non commentiamo le ironie sulla Stampa, a parte notare che nessuno a la Stampa ci ha chiesto né suggerito il pezzo, che abbiamo inviato infatti a quattro quotidiani; si sono limitati a riceverlo e gentilmente pubblicarlo come, ne siamo certi, Libero Mercato farà con questa nostra risposta. Infine, in questo caso non si tratta di oligopolio solamente, ma di monopolio (sulle rotte interne) garantito dallo stato! Fa una notevole differenza e in particolare, costituisce il cuore del conflitto di interessi.
  3. No, Confindustria non è solo una "associazione privata di datori di lavoro". Anche se fosse "solo" quello (ossia, un cartello sindacale teso a restringere la concorrenza, tanto quanto CGIL, CISL, UIL, Confcommercio, eccetera) il conflitto d'interessi fra la Marcegaglia presidente di Confindustria e la Marcegaglia azionista di CAI ci sarebbe comunque, come abbiamo abbondantemente chiarito. A questo va aggiunto che Confindustria è un club privato solo nella forma ma non nella sostanza. Il corporativismo italiano e la pratica santificata della "concertazione" fanno sì che i sindacati dei lavoratori e degli imprenditori si siedano regolarmente a tavoli di lavoro con il governo (ed in ogni ministero) ed assieme ad esso definiscano la politica economica nei suoi minimi dettagli. Non dovrebbe essere così ma lo è, e questo Oscar Giannino lo sa meglio di noi. Non nascondiamoci dietro a un dito, peraltro sottilissimo e del tutto teorico. Siamo gente pratica ed interessata ai mercati concreti, o vogliamo fare solo gli astratti accademici che giocano con le parole?

 

La risposta allo statalista che scrive su Il Foglio

Egregio direttore,

dopo alcuni interventi apparsi sul nostro sito e su La Stampa, un recente articolo pubblicato sul suo giornale ha attaccato ''un manipolo di professori liberisti'' che si sono permessi di mettere in dubbio l'opportunità della operazione Alitalia e in modo particolare hanno segnalato il conflitto di interesse che si è venuto a creare per l'attuale presidente di Confindustria e per il ministro-ombra allo sviluppo economico del PD. Abbiamo qualche ragione di pensare che tale ''manipolo'' sia costituito dalle nostre modeste persone, e le scriviamo quindi per chiederle di permetterci una replica sul suo giornale alle affermazioni contenute nell'articolo.

L'articolo è pieno di cose non condivisibili, ma non c'è tempo e spazio per discuterle tutte. Ci concentriamo sui due soli argomenti in difesa della posizione di Marcegaglia in Alitalia/CAI. Afferma l'articolo che

  1. Quella di Alitalia non è una privatizzazione ma un "salvataggio [..] di un asset strategico per il paese",
  2. Marcegaglia è imprenditrice e "la quota a lei intestata" non è "un regalo ricevuto" ma piuttosto "un esborso che ha dovuto sostenere".

Se si rileggono le nostre argomentazioni dovrebbe essere ovvio che questi punti c'entrano con il problema del conflitto d'interessi da noi sollevato come i cavoli a merenda. Il conflitto per Emma Marcegaglia deriva dal fatto che essa ricopre una carica di potere - quella di Presidente della Confindustria - che ha natura "pubblica" (poiché Confindustria partecipa ad innumerevoli tavoli di lavoro con governo e sindacati per definire la politica economica in Italia), e l'entrata di CAI nel mercato italiano è equiparabile a una concessione pubblica. Questo non solo perché si è costituita attraverso l'attivo intervento ed il supporto finanziario del governo ma anche, e soprattutto, perché la posizione dominante ed i profitti che da questa deriveranno sono concessi dallo stato derogando, addirittura, alla propria legislazione antitrust! Si converrà che in questo caso si configura un chiaro conflitto di interessi. Non basta: noi abbiamo anche chiaramente argomentato che il conflitto d'interessi, nel caso di Marcegaglia, è ancora più palese nei confronti delle decine di migliaia di imprese associate a Confindustria. Infatti, è nell'interesse dei soci Confindustria che si determini la più ampia e forte concorrenza nel settore del trasporto aereo (e non), con conseguente aumento dell'offerta e diminuzione dei prezzi, mentre è nell'interesse di Emma Marcegaglia (azionista di CAI) che avvenga l'opposto e che il monopolio di CAI si rafforzi e duri in eterno.

Rispetto ai due punti specifici sollevati su Il Foglio, invece, poiché l'autore dell'articolo non ha capito la prima volta cercheremo di essere più chiari, diciamo un po' didattitici.

  1. Sì, quello di Alitalia è un salvataggio di una impresa fallita: quel poco di valido che è rimasto il governo lo ha promesso alla cordata di "salvatori" ad un prezzo che non ci è dato conoscere ma osiamo sospettare sarà di favore. Comunque, i conflitti d'interesse ci sono anche nei salvataggi se questi implicano la costruzione di un monopolio privato garantito e protetto dallo stato! Ma, soprattutto: Alitalia non è affatto strategica per il paese. Strategiche sono le rotte, non chi le occupa; ed è la concorrenza e l'iniziativa privata a garantire il servizio sulle rotte. Com'è che una delle prime richieste della cordata è stata di garantire la mancanza di concorrenza sulle rotte interne - specie Milano-Roma? Questa fregnaccia secondo cui "compagnia di bandiera = risorsa strategica" tutti continuano a ripeterla come se fosse vera, ma è una bugia grande come una casa. Infatti nessuno si preoccupa di spiegare nemmeno cosa vuol dire: la ragione è semplice, non vuol dire niente. Gli aeroporti sono risorse strategiche di cui lo stato dovrebbe occuparsi, come lo sono i radars, i controllori di volo, i treni-navetta che dalle città portano agli aeroporti, eccetera. Se i soldi gettati su Alitalia, prima, e su CAI, ora, si fossero investiti in queste, che sono le vere risorse strategiche, e si fosse permesso alle compagnie aeree che volevano farlo di entrare nel mercato italiano, staremmo tutti (noi italiani) molto meglio! Il turismo verso le città italiane, nell'ultimo decennio, è cresciuto grazie all'entrata di compagnie low cost ed altre compagnie straniere, non grazie ad Alitalia. Quelle compagnie hanno permesso a molti aeroporti abbandonati dalla mano pubblica di rivitalizzarsi e diventare una risorsa nazionale. Al contrario, le parole vuote sui ''settori strategici'', ''compagnie di bandiera'' e ''campioni nazionali'' hanno solo fatto e fanno gettare via soldi nel pozzo senza fondo con sede all'EUR. Fosse stato per Alitalia, il turismo verso l'Italia sarebbe calato, esattamente come hanno fatto i suoi ricavi!
  2. Emma Marcegaglia, come gli altri membri della cordata di salvataggio, ha proprio ricevuto un regalo, forse due. Ha certamente ricevuto una rendita monopolista sulle rotte della futura compagnia ed ha ricevuto l'appoggio esplicito del governo (ed attraverso di esso di una grande banca nazionale) per la costruzione ed il finanziamento della compagnia in questione. Poiché, in quanto presidente di Confindustria, si siede a decidere di queste scelte con il governo e gli altri sindacati ogni due per due, il conflitto c'è. E poi: "un esborso che ha dovuto sostenere"; "dovuto"? Suvvia, c'è un limite a tutto: il capitalismo non teorico richiede esborsi, che si chiamano dotazioni di capitale e che, quando ben usati, generano profitti. Investire in attività economiche su cui si ha un potere di controllo per altre vie (di tipo politico-sindacale) non elimina il conflitto d'interessi: lo crea! Niente investimento, niente conflitto. Quindi basta che la signora Marcegaglia eviti di farsi imporre questo esborso ed il conflitto svanisce! Difficile da capire? È tipo "no Martini, no party". Più chiaro, ora?

Marcegaglia again, con contorno di Veltroni.

Una cosa Giannino l'ha sbagliata alla grande: non è affatto vero che la Marcegaglia si sa difendere da sola, e la sua intervista al Corriere ne è una dimostrazione lampante. Questo il pezzo che forse ci riguarda o forse no; noi lo commentiamo lo stesso.

Si aspettava la bufera, anche se subito rientrata, sul suo ingresso nella cordata? «Francamente no. Il mio è stato un gesto simbolico, un segnale di fiducia nel rilancio di un’azienda strategica per il Paese. Noto che quanti criticano oggi sono, spesso, gli stessi che ieri chiedevano: ma gli imprenditori dove sono? Dopodiché: lo si vedrà nei fatti, se la stella polare della mia e della nostra azione non resteranno mercato e concorrenza. Che però, attenzione, non è un concetto accademico». Intende dire? «Lufthansa o Air France hanno sul mercato domestico quote ben più elevate di quelle di Alitalia. E quando partirà l’alta velocità ferroviaria, quella quota da noi scenderà ancora. Vuole altri esempi? Nel tempio della concorrenza, gli Usa, lo Stato ha "salvato" Bearn Stern. In Gran Bretagna si è fatto lo stesso con Northern Rock. La Germania fissa un limite ai fondi sovrani. Poi, per carità: sono consapevole che l’operazione Alitalia ha dei limiti, ma l’alternativa erano 20 mila persone a casa e i pezzi migliori lasciati nelle mani di chi se li sarebbe portati via a prezzi di saldo. E poiché siamo persone pragmatiche, non professori universitari che vivono da un’altra parte...». Frecciata a segno.

Intanto, complimenti alla giornalista per la neutralità. Si comincia rassicurando i lettori che la bufera è subito rientrata, e si conclude con un bel frecciata a segno. Mica male come esempio di professionale distacco dall'intervistata.

A noi non risulta che sia rientrato un bel nulla. Sono apparsi articoli critici dell'operazione Alitalia su Corriere, Stampa e Sole 24 Ore. Poi ieri finalmente qualcuno nel PD si è svegliato dal letargo e ha inviato una lettera al garante per la concorrenza, segnalando il conflitto di interessi di Benetton e ricordando l'inopportunità della partecipazione di Marcegaglia. Non abbiamo visto nulla su Colaninno però, chissà come mai. Gli economisti del PD forse sono ancora in vacanza; che rientrino presto, siamo curiosi di sapere se hanno qualcosa da dire.

La Marcegaglia non sembra rendersi conto che c'è una violenta contraddizione logica in quello che dice. Se veramente la sua partecipazione all'affare è una bella cosa, un segnale di fiducia per il paese, eccetera eccetera, perchè si sbraccia tanto a dirci che è solo simbolica? Se la partecipazione è simbolica non segnala un bel nulla, né fiducia, né voglia di impegnarsi. E se fosse simbolica, come suggerito, perché non farla di 10 euro? Così partecipiamo anche noi al party, anzi così ci partecipano milioni di italiani come ha giustamente richiesto (le buone idee cominciano a circolare, sembra!) Massimo Donadi, capogruppo di IdV a Montecitorio. Altra parentesi, quindi, prima di ritornare agli ameni argomenti della sciura Marcegaglia. La proposta di Donadi andrebbe ripresa e propagandata, facendone la base di una campagna di stampa e popolare (Beppe Grillo, dove sei quando potresti essere utile?). Occorre chiedere NON SOLO la possiblità che milioni di cittadini entrino come azionisti in CAI ma ANCHE la proibizione di qualsiasi patto di sindacato fra i 16 inziali o fra essi ed altri, ed un paio di altre cose tecniche, su cui torneremo in un altro momento. Comunque, facciamo girare la richiesta, che è una buona idea.

Se invece simbolica non è (la partecipazione di Emma Marcegaglia in CAI) allora la sciura Emma ci sta garbatamente pigliando per i fondelli. Quanto poi al fatto che ''quanti criticano oggi sono, spesso, gli stessi che ieri chiedevano: ma gli imprenditori dove sono?'', vorremmo proprio sapere di chi sta parlando. Noi agli imprenditori chiediamo solo di fare il loro mestiere, che è quello di far soldi competendo a viso aperto in mercati liberi e senza sussidi e protezioni statali; non di salvar la patria, grazie.

Quanto alle 20mila persone salvate dalla disoccupazione, ricordiamo che concorrenza e mercato generano occupazione, il monopolio la soffoca e la riduce. Alle migliaia di persone che avrebbero potuto lavorare in altre compagnie aeree se fosse stato possibile per queste entrare nel mercato italiano e che, invece, non troveranno lavoro a causa di questo accordo, ci pensa mai la sciura Emma? E a quelle che la piccola e media impresa non assumera' a causa degli alti costi di trasporto aereo?

Non va meglio nell'intervista apparsa sul Sole 24 Ore. In essa leggiamo:

Sulla sua partecipazione al progetto ha precisato: «Per me e la mia azienda di conflitti di interesse non ce ne sono: noi operiamo nella trasformazione dell'acciaio, di conflitti non ne vedo proprio. La mia stella polare è quella della concorrenza e delle liberalizzazioni, in altre occasioni sono stata spesso accusata di non voler investire, oggi ho fatto questa scelta, ho deciso di partecipare».

Qua siamo alla farsa. Nessuno ha parlato di un conflitto di interesse per il settore in cui opera la Marcegaglia SpA. Lo abbiamo già detto e lo ribadiamo: il conflitto d'interesse deriva dal fatto che la presidente di Confindustria partecipa (se simbolicamente o sul serio si vedrà) ad una operazione di monopolizzazione del trasporto aereo nazionale. È quindi oggettivamente in conflitto con i suoi associati, che il trasporto aereo lo usano per lavorare e hanno interesse a prezzi di trasporto il più bassi possibile. Ci risparmi poi il cicaleccio su concorrenza e liberalizzazioni (non abbiamo visto ''meritocrazia'', un altro sempreverde, chissà come ha fatto a dimenticarlo). Quando avrà qualcosa da mostrare ci faccia un fischio, nel frattempo per favore eviti di usare parole che non hanno alcuna relazione con i fatti. Anzi, ecco una consulenza gratuita: se vuole mostrare che la concorrenza è la sua "stella polare" chieda a CAI di rinunciare all'assorbimento di AirOne e al monopolio sulla Milano-Roma. Siamo gente pragmatica noi: in effetti, proprio perché viviamo ''da un'altra parte'' l'aereo lo prendiamo spesso e ci piace non regalare i soldi a nessuno.

Veniamo infine a Veltroni. In verità non sappiamo se Veltroni stesse parlando di noi. La questione del conflitto di interessi di Colaninno è stata ripresa da Parisi, per motivi che noi ignoriamo ma che devono essere legati a lotte interne al PD. Probabile, quindi, che Veltroni pensasse a Parisi. Fa lo stesso, il suo intervento è troppo delizioso.

Risponde anche ad altre sollecitazioni critiche, il segretario. Ad esempio conferma la fiducia a Matteo Colaninno, ministro ombra per lo Sviluppo economico nel governo Pd, che è stato criticato per le mancate dimissioni dopo la nomina del padre a presidente di Alitalia. «Ho detto a Matteo: stai tranquillo e vai avanti».

«In un Paese in cui il conflitto di interessi è spaventoso e il presidente del Consiglio possiede mezzo Paese - sottolinea- dire che il problema è che Matteo Colaninno fa il ministro-ombra è una cosa da matti».

Traduciamo: il conflitto di interessi di Colaninno c'è ma non conta niente perché il nostro ministro-ombra non conta niente. Occupiamoci piuttosto dei conflitti di interesse delle persone che occupano le posizioni che contano, che quelli sì sono una cosa seria.

Il bello è che è tutto vero, sia lo spaventoso conflitto di interessi di Berlusconi sia l'irrilevanza del governo ombra. Strano modo di rispondere a Parisi però, che aveva usato l'inefficacia del governo ombra come una delle principali accuse alla leadership di Veltroni. Che VW sia di quelli che per far dispetto alla consorte fedifraga fanno quelle famose cose su se stessi, usando il martello ed a volte la falce?

In ogni caso, nell'improbabile caso che Veltroni stesse parlando di noi, ricordiamo che siamo perfettamente d'accordo che il conflitto d'interessi di Berlusconi è un problema spaventoso. Saremmo stati molto contenti se nel periodo in cui ha governato (tra il 1996 e il 2008 un totale di 7 anni, se contiamo giusto),  il centrosinistra avesse fatto qualcosa di concreto per eliminarlo, tale problema. Tipo, assicurarsi che venisse semplicemente rispettata la legge esistente nella vicenda Rete 4/Europa 7. Così non è stato, magari al prossimo giro saremo più fortunati. Ma in ogni caso non vediamo nessuna ragione né logica né pratica per cui la continuata presenza di questo problema debba dare carta bianca al PD per ignorare i conflitti di interesse che si sviluppano in casa sua.

60 commenti (espandi tutti)

Nicola Rossi dice qui che la presidenza Colaninno era ipotizzata da mesi. 

 

Se è cosi, dovrebbero aver avuto abbastanza tempo per capire se c'è un conflitto d'interessi per Colaninno.

E' sicuro che ancora non hanno espresso pareri?

 

 

e la stagione e' prematura (anche se io son in inverno qui) ma reazione ci fu. Arturo Parisi (si vedano sia articoli di Corsera che in altri organi di stampa) esponente di spicco (Partito democratico) ha sostenuto che tal Colaninno perse un'ottima occasione per dimettersi.  E' probabile, da quel che ne capisco, che ignorino l'osservazione. D'Alema, ex ministro, ex presidenet del consiglio, etc. dichiara le affermazioni di Parisi siano "sgradevoli."  

Grandi risposte: stile ed ironia.

A proposito, non sottovaluterei Dagospia che riporta l'ultimo articolo del sole24ore http://dagospia.excite.it/esclusivo.html.

L'unico punto problematico, non per colpa vostra, è quello sulla "pubblicità" di Confindustria: come potrà essere compreso nella patria della personalità giuridica, degli enti inutili e del formalismo burocratico/amministrativo?

Una soluzione formale per rendere più evidenti gli argomenti potrebbe essere quella di esprimere in modo sintetico e chiaro gli interessi in conflitto, ad esempio

Conflitto Marcegaglia (azionisti Marcegaglia/associati Confinudistria)

conflitto Benetton (azionisti ADR /azionisti CAI)

cercare, insomma, di evitare le divagazioni retoriche e personalistiche dei giornalisti "organici". Ma a questo punto mi fermo, i professori siete voi... 

Non ho niente da aggiungere, se non che, secondo me, c'è un'altra partita che si sta giocando sul tavolo (M)Alitalia: i contratti di lavoro. Eh sì, perchè uno degli assunti di CAI è di rinegoziare (al ribasso) i contratti di lavoro, e con il fucile puntato difficilmente i sindacati potranno dire qualcosa (anche perchè sono in 9 e in disaccordo su tutto). Primo passo verso un modus operandi, per cui è bene che Marcegaglia stia lì in CAI, in modo che quando, come Presidente di Confindustria tratterà con i sindacati potrà dire: o così o Alitalia ? Non sono poche le voci in Confindustria che chiedono un drastico abbassamento dei salari (o del costo totale, quindi anche le tasse) per competere con i paesi emergenti (Cina in testa, ma personalmente ho più paura dell'India), qualcuno mi dice: vedrai Alitalia è solo il primo passo, se i sindacati parlano solo di esuberi, ma non del taglio dei salari è fatta.

A questo punto, più che conflitto di interessi con gli altri associati sarebbe solo: vai avanti tu, che poi noi ti veniamo dietro se va bene, altrimenti sono soldi che comunque rivedrai con gli interessi. 

Il neo commissario di Alitalia Augusto Fantozzi ha affidato a Banca Leonardo il compito di valutare gli asset in vendita. Per non sembrare affetti da sindromi maniacali si può osservare, magari solo distrattamente e senza forzare la mano, che nella compagine azionaria della banca ci sono componenti della cordata acquirente dei medesimi assets. C'é Benetton con la sua Edizione Holding, c'é la Sai con la finanziaria Saifin. Non parliamo di conflitti di interessi, perché se no si inquietano, ma almeno di bon ton - va bene così ?- possiamo parlarne? Che tempi, signora mia!

Risposte precise, puntuali e con stile: bravi!

Mi ha incuriosito ciò che scrive l'ottimo Oscar Giannino (dico "ottimo" perché lo stimo come tale, non per indorare la pillola prima di un attacco feroce, e posso provarlo ).
Nel rispondere alla lettera di nFA su La Stampa, il primo punto sollevato riguarda il tema del nascente monopolio e del "conflitto di interessi" che sorge nell'avere soggetti già concessionari e/od operativi con presenze significative in rami di attività affini al trasporto aereo (e cioé: AirOne, aeroporti vari, trasporti navali, autostrade), quali membri della cordata.
Ma, questo punto nella lettera ameriKana non c'era per nulla! Né Alesina sul Sole24Ore ne parla, se non molto en passant. Allora come mai iniziare proprio da lì?

Risposta buona: perché Giannino è davvero un lettore di nFA, e spulciando i commenti all'articolo del 27/8 è incappato nel mio post e relativa risposta di Michele Boldrin, o il post di Marco Esposito, che sottolineavano il problema della neonascente posizione monopolistica allargata. Non sarebbe corretto mischiare i commenti di lettori con il contenuto della lettera sottoscritta e pubblicata, ma si tratterebbe di un peccatuccio veniale, e poi si sa, i blog funzionano un po' così.

Risposta dietrologica e puramente speculativa: perché Giannino sa che di questo punto dolente si è parlato nei salotti buoni, e si rende conto che il teorema sballato della strategicità di Alitalia per il paese cade miseramente, se il danno causato al mercato (anche questo del paese) in termini di perdita di competizione è potenzialmente significativo. Il proliferare di articoli e servizi ai TG che disegnano un'operazione Alitalia brillante e inevitabile, è sintomo di un preciso ordine imposto ai media (uno dei tanti, niente di nuovo per la stampa nostrana). Giannino, che magari è meno prono al leccaculismo ma è anche stipendiato di Libero, interpreta l'ordine di difesa mediatica a modo suo, argomenta bene ma cade in un lapsus che rivela un retropensiero: che l'operazione Alitalia col libero mercato non c'entra per nulla, anzi! E quindi, dato che ubi maior minor cessat, il conflitto d'interessi della Marcegaglia gli sarà sembrato veramente poca roba di fronte alla schifezza monopolistica che sta nascendo con la CAI. In quest'ottica mi spiego perché abbia sentito il bisogno di scrivere che la vigilanza va fatta ex post e non attraverso "scomuniche preventive".
Nel merito dell'affermazione, poi... sarà, ma la normativa antitrust prevede il controllo preventivo in caso di concentrazioni oltre un certo limite di fatturato, per una ragione che mi sembra molto valida e poco marxista (e difatti, il decreto salva-Alitalia ha sospeso tale controllo, guarda un po'...).

Ottimo punto Diego. Giannino lo stimiamo anche noi, anche se magari a volte ci scappa qualche intemperanza verbale, ed nFA la legge, almeno in alcune occasioni dato che è intervenuto con commenti.

Visto che ci siamo, fammi notare un punto che almeno io non ho proprio capito. Nel parlare della vigilanza ex ante Giannino suggerisce di lasciarla ''ai marxisti di mercato, che abbondano nel nostro paese''. Non ho proprio capito chi siano costoro, chi ha in mente Giannino. La teoria del market socialism alla Oskar Lange non ha mai avuto molti seguaci in Italia; gli economisti che capivano di equilibrio generale non erano marxisti, e la stragrande maggioranza degli economisti marxisti non si interessava di equilibrio generale. Qualche market socialist c'è sempre stato, ma non mi pare proprio che si possa dire che abbondino. In ogni caso, anche se l'Italia pullullasse di market socialists di cui io non mi sono accorto, non mi risulta che questa scuola abbia mai detto assolutamente nulla su come regolare i conflitti di interessi. Però ho l'impressione che con ''marxisti di mercato'', un termine che a me risulta nuovo, Giannino si riferisse ad altro. Ripeto, non ho proprio capito di chi stesse parlando.

Non vorrei sbagliarmi, ma credo che un concetto di "vigilanza occhiuta ex post" sia una specie di ossimoro. Il concetto di vigilanza (stare sveglio) si applica MENTRE il fatto (il conflitto di interessi, il trattamento preferenziale, la rendita monopolistica) si sta verificando.

Non capisco, nella prospettiva di Giannino, quando il vigilante-ex-post dovrebbe smettere di dormire per -occhiutamente- svegliarsi. Non capisco neanche perché la vista del vigilante-ex-post dovrebbe essere limitata a degli ATTI e non estendersi anche a dei FATTI o a dei COMPORTAMENTI.

Secondo me Giannino si riferisce all'interpretazione europea dell'anti-trust (ed a sue eventuali degenerazioni nelle polemiche strumentali della sinistra italiana), cioe' il criterio di colpire (o criticare) le concentrazioni ex-ante sulla base di una valutazione del loro potenziale nocivo sul mercato, come M.Monti ha fatto bocciando la fusione GE Honeywell, mentre l'interpretazione USA "autenticamente liberista" non interverrebbe sulle concentrazioni se non dopo che queste hanno esplicato concretamente il loro potere distorsivo sul mercato, con danni che eventualmente stimolano denunce. Sulla base dell'interpretazione USA la fusione bocciata da Monti era stata approvata negli USA, ma gli USA sono pronti ad intervenire ex-post come e' successo per AT&T (con smembramento) e Microsoft (che invece ha superato l'esame).

 

mentre l'interpretazione USA "autenticamente liberista" non interverrebbe sulle concentrazioni se non dopo che queste hanno esplicato concretamente il loro potere distorsivo sul mercato,

Quando la Federal Trade Commission scrive che

reviews mergers and acquisitions, and challenges those that would likely lead to higher prices, fewer choices, or less innovation;

ci sta dicendo che il controllo lo fa prima e non dopo il merger. Negli Usa, a seconda delle amministrazioni (democratica o repubblicana) l'attività é più meno intensa, ma sui mergers orizzontali (ovvero imprese operanti sullo stesso mercato) non si scherza e le regole sono stringenti. Per fare un esempio recente - ma ce ne sono a bizzeffe - FTC ha ordinato all'acquirente di vendere degli assets prima del merger e non dopo. Io non so cosa ha in mente Giannino, certamente l'idea che negli USA i controlli si fanno solo ex-post perché quelli ex-ante li fanno solo i marxisti del mercato é una gran balla. Si fanno ex-ante e si fanno ex-post, con buona pace di artefatte e ingannevoli distinzioni fra Europa e USA.

Personalmente sono d'accordo sul fatto che i controlli anti-trust sulle fusioni devono essere fatti (e negli USA vengono fatti) anche ex ante. La distinzione che fa O.Giannino e' artificiosa, senza dubbio, ma come ho scritto - usando anche il condizionale - O.Giannino ha degli appigli. Rimane il fatto che l'anti-trust USA in due casi che hanno avuto trattazione sui giornali (fusione GE - Honeywell e posizione dominante di Microsoft) ha avuto la mano nettamente piu' leggera della UE. Questo non e' accaduto perche' i controlli sono stati rimandati ex post, ma e' avvenuto. Un'altra differenza tra il sistema USA e quello UE e' il fatto che gli argomenti contro le fusioni sono portati davanti ad una terza parte, un giudice, che decide. Invece nel sistema UE la stessa amministrazione che investiga la fusione, emette poi un giudizio inappellabile. Ritengo che l'approccio USA sia piu' coerente con un modello liberale della societa' mentre il modello UE risente dell'impostazione statalista, poco liberale e burocratica degli Stati europei continentali.

Invece nel sistema UE la stessa amministrazione che investiga la fusione, emette poi un giudizio inappellabile.

Non é così. Le parti si possono appellare al Tribunale di primo grado e, se non soddisfatte alla Corte di Giustizia e ottenere ragione. E' precisamente quello che é successo nei casi Schneider Electric-Legrand oppure Tetra Laval- Sidel, Airtours- First Choice. E meno male, visto che alcune di queste decisioni erano "fragili", se non addirittura sbagliate.

Poi ieri finalmente qualcuno nel PD si è svegliato dal letargo e ha inviato una lettera al garante per la concorrenza, segnalando il conflitto di interessi di Benetton e ricordando l'inopportunità della partecipazione di Marcegaglia.

Il conflitto di interessi é regolato da questa norma che all'art 1 comma 2 dice a chi si applica, ovvero

Presidente del Consiglio dei ministri, i Ministri, i Vice Ministri, i sottosegretari di Stato e i commissari straordinari del Governo

Quindi Benetton é fuori dal campo di applicazione della legge. E chi si sveglia e prende carta penna e calamaio di professione fa l'avvocato ed é l'esperto del PD sulla materia del conflitto di interessi. C'é da farsi cadere le braccia.

http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=J5NU1

Enrico Cisnetto, abbandonata la "Miseria" del suo pezzo "Tre palle un soldo" o come ha scritto Boldrin "Tre balle per un soldo", fa alcune affermazioni "Nobili"che sono in linea con quanto sostenuto dai redattori di nFA "... Emma Mercegaglia farebbe bene a fare due chiacchiere con Jim O'Neil, ..., o con Cheng Siwei, ..., per capire come il mondo globale non si sia affatto fermato e che, dunque, i problemi italiani non derivano dalle 'turbolenze internazionali', ma solo dalle indecisioni e dalle cattive decisioni nostrane (sic!). Così se il turismo, ..., ha appena perso 12.5 milioni di pernottamenti, pari al 6% del totale, ..., è colpa della crisi mondiale (che non c'è) o delle carenze strutturali di un settore che non riesce a far sistema e non conosce la politica dell'offerta? Certamente non si faranno politiche dell'offerta seguendo quanto da lui scritto su " Il Foglio". Illuminante in proposito è la replica dei redattori di nFA "..allo statalista che scrive su Il Foglio" al punto 1. Non mi riesce di capire questa schizofrenia tra i due pezzi. Forse la risposta è contenuta nei titoli delle rubriche, di cui uno riveduto e corretto: "Tre balle per un soldo" e "Miseria & Nobiltà".

 

che Oscar Giannino, direttore di Libero Mercato, ci ha risposto promettendo la pubblicazione della nostra risposta ai suoi argomenti.

Dalla direzione de Il Foglio, invece, nessuna notizia per il momento.

 

Per risparmiare tempo, vi inoltro direttamente la mia risposta alla lettera che mi avete mandato e che pubblico domani su LiberoMercato 

Carissimi amici, scrivete che Cai gode di una concessione “di fatto” e che  Confindustria è un’associazione pubblica “di fatto”. Come capita a molti argomenti “di fatto” e non “di diritto”,  mi pare che le vostre premesse siano  fondate su un’opinione e non su un fatto. Confindustria, per limitarmi a questo, secondo il diritto italiano vigente e la giurisprudenza relativa, è un’associazione privata. E che i contratti che firma con i sindacati valgano erga omnes, per legge dello Stato, non cambia la natura delle cose. Anche a me può non piacere, ma è così.  Mi fermo qui perché polemizzare e cavillare tra noi, in realtà, non mi pare molto utile. Soprattutto perché la penso come voi in generale e non piace neanche a me la “sospensione” antitrust,  molto più di quanto la mia difesa della Marcegaglia vi abbia indotto a credere.
(o.g.)

Non per cavillare, ma il fatto che giuridicamente confindustria sia una associazione non riconosciuta e priva di personalità giuridica (questa è tecnicamente la sua natura giuridica) non toglie che sia un soggetto pubblico ed abbia rilevanza pubblica.

Per capirci, sono associazioni non riconosciute anche i partiti politici e i sindacati dei lavoratori, ma non si può certo dire che il loro agire sia equiparabile a quello della bocciofila solo perchè anche la bocciofila è una associazione non riconosciuta.

La rilevanza pubblica dei sindacati (imprenditoriali e dei lavoratori), poi, è stata riconosciuta proprio in tema di contratti collettivi di lavoro, per i quali non una legge dello stato, ma la giurisprudenza ha ritenuto che essi abbiano rilevanza erga omnes grazie alla natura peculiare dei soggetti che li sottoscrivono, i quali, pur avendo natura di soggetti di diritto privato, svolgono una funzione che ha rilevanza anche al di là della cerchia dei propri iscritti e possono diventare vincolanti anche per chi con quei sindacati nulla a che fare.

 

Il conflitto d' interesse che mi sembra più evidente per la Marcegaglia è quello tra interessi suoi in CAI e di tutti gli associati a confindustria all'efficienza del trasporto aereo, e prescinde dalla natura pubblica o privata dell'associazione.

Fossi un socio le direi: "Cara signora, l'abbiamo eletta (anche) per proteggerci da truffe del genere, non per consentirle di reclamare una fetta del bottino."

Anche perchè verosimilmente in cambio dovrà mollare qualcosa su un altro tavolo, aggiungendo danno a danno.

scusate se continuo a cavillare, ma una situazione di fatto e' appunto definita da un fatto, non da un'opinione. una cosa e' il diritto, un'altra i fatti, e un'altra ancora le opinioni.

e' difficile discutere se si puo' arbitrariamente attribuire ai fatti lo status di opinioni quando non coincidono col diritto.

 

Anche perchè verosimilmente in cambio dovrà mollare qualcosa su un altro tavolo, aggiungendo danno a danno.

Ma questa è una grande operazione strategico patriottica!

Il sistema italiano è talmente perverso che alla fine sarà il governo a dover mollare (ulteriormente) qualcosa ai soliti noti per l'aiuto ricevuto con Alitalia...

Molto interessante una frase detta da Tremonti nell'odierna audizione alla Camera :


"Rispondendo alla critiche sull'impianto della vendita che
penalizzerebbe Alitalia rispetto ai vettori europei il ministro
Tremonti ha sottolineato che «a partire dal prossimo anno la
concorrenza sará non più tra vettori aerei, ma tra vettori e treni»."

Ovvero tra Benetton e Benetton, come il ministro certamente sa...

"A pensar male si commette peccato, ma talvolta ci si azzecca". G.A.

Quindi, nessun conflitto di interessi, amici di NFA, anzi, piena convergenza di interessi !

Molto interessante anche questa lettera spedita oggi al Corriere della Sera da un gruppo di giuristi:

 
Corriere della Sera
11 settembre 2008
"Il commissario e le altre offerte"
Lettera al direttore di Piero Schlesinger, Lorenzo Stanghellini, Massimo Fabiani, Umberto Tombari, Federico M.Mucciarelli e Alberto Jorio

 

 

SPUDORATI!!!!!!!

stockli 11/9/2008 - 10:57

Dichiarazione appena rilasciata alle agenzie da Sabelli, Amministratore Delegato della CAI:

"Sul mercato domestico c'è la necessità di avere un maggiore presidio sulle rotte fondamentali e con Air One non lasciamo spazi ad altri competitor" dice Sabelli.

Quando capiremo che l'unica cosa da fare è la presa della Bastiglia? 

Beh, almeno l'AD di CAI non è un bugiardo.

Grazie, signor Sabelli, per averci dato ragione. 

E' naturale che gli imprenditori, non solo italiani, sognino il monopolio o la posizione dominante che consente tranquilli extra-profitti. Allo stesso tempo solo una Repubblica delle Banane come l'Italia puo' avere un governo che tiene il sacco ai robber barons legiferando a loro favore, sospendendo ad hoc anche la legislazione anti-trust nazionale. Tremonti afferma con qualche ragione che non c'e' completo mercato nel trasporto aereo e che in diversi paesi le compagnie nazionali hanno una forte posizione dominante. Ammesso ma non concesso che questo sia un bene in qualche strana unita' di misura, dovrebbe prendere anche provvedimenti che limitino o i prezzi finali ai consumatori (come i price caps imposti a British Telecom), oppure dei provveidmenti che limitino i profitti di imprese, come quelli imposti se ricordo bene alla societa' privata che gestisce ora le reti di British Telecom. 

Vorrei focalizzare sulla proposta IdV di un azionariato diffuso. Se capisco bene, CAI sta facendo (o ha fatto, non so) una proposta di acquisto di un certo insieme di beni, possibilita' aperta (ancora?) ad altri offerenti. Se e' cosi', si potrebbe giungere ad un azionariato diffuso e ad altre limitazioni sulla proprieta' (tipo limitazioni sui patti di sindacato ecc.) attraverso tre strade:

 

1. un'ulteriore specificazione della normativa, tramite decreto legge o regolamento attuativo, che vincoli gli offerenti; questa e' una questione politica e dovrebbe essere la strada di IdV, possibilmente coinvolgendo qualche pezzo della maggioranza (tipo la Lega che vuol tenersi care le opposizioni). Ho poche speranze ma non mi sembrerebbe impossibile.

 

2. un atto di gentilezza degli attuali 16, che pero' mi sembra abbiano gia' risposto picche a Marrazzo e a tutti gli altri e non si vede perche' dovrebbero suddividere quanto stanno per ricevere. Legalmente poi sono un "consorzio" privato.

 

3. un'altra offerta, guidata da qualche societa' ed aperta ad una sottoscrizione pubblica in qualche forma. Non ci vedrei male Tiscali (magari con un idoneo aumento di capitale) con la regione Lazio ed altre e l'Aeroflot. Il ruolo del ministro ombra deve essere anche quello di evitare uscite di questo tipo che metterebbero in difficolta' il padre.

A me la proposta di IDV (che avevamo fatto prima noi) sembra piu' una provocazione che una proposta seria.

Azionariato diffuso (cioé una public company) in assenza di investitori istituzionali forti? Peeeeessima idea, cfr. primo assetto Telecom Italia. Per fare gli ameregani serve il framework ameregano. Non ho capito perché Tiscali, l'Italia è ancora piena di gente che solo a sentirne il nome si incupisce...

Io voto per il fallimento come soluzione didattica e catartica. 

Fermo restando che la soluzione ovvia ed equa, il fallimento, non ci sarà data

la proposta IdV di un azionariato diffuso

non mi pare nemmeno una provocazione, ma solo un modo di acquisire visibilità nel dibattito.

Non ci vedrei male Tiscali con la regione Lazio ed altre

Come no, anzi, facciamola dirigere da Marrazzo (AliSPQR?), ch'è così bravo e la sanità laziale lo dimostra .....

Scherzi a parte (perché stai scherzando, vero?), già è una porcheria la soluzione adottata, se poi reintroduciamo una gestione pubblica, invece di tenere rigorosamente fuori dall'economia la mano incompetente e rapace della politica .......

Ho letto incredulo con la bocca aperta. E' chiaro che avevano qualcuno da salvare, da ricercare nei sindaci di alitalia che erano anche amministratori delle controllate, o viceversa. Riporto la citazione del decreto con cui inizia l'articolo perche' merita di essere letta e diffusa senza cliccare. Che schifo. 

art. 3, comma 1, del decreto-legge 28 agosto 2008, n. 134 

"In relazione ai comportamenti, atti e provvedimenti che siano stati posti in
essere dal 18 luglio 2007 fino alla data di entrata in vigore del presente decreto al fine
di garantire la continuità aziendale di Alitalia-Linee aeree italiane S.p.A., nonché di
Alitalia Servizi S.p.A. e delle società da queste controllate, in considerazione del
preminente interesse pubblico alla necessità di assicurare il servizio pubblico di
trasporto aereo passeggeri e merci in Italia, in particolare nei collegamenti con le aree
periferiche, la responsabilità per i relativi fatti commessi dagli amministratori, dai
componenti del collegio sindacale, dal dirigente preposto alla redazione dei documenti
contabili societari, è posta a carico esclusivamente delle predette società. Negli stessi
limiti è esclusa la responsabilità amministrativa-contabile dei citati soggetti, dei
pubblici dipendenti e dei soggetti comunque titolari di incarichi pubblici. Lo
svolgimento di funzioni di amministrazione, direzione e controllo, nonché di sindaco o
di dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari nelle società
indicate nel primo periodo non può costituire motivo per ritenere insussistente, in capo
ai soggetti interessati, il possesso dei requisiti di professionalità richiesti per lo
svolgimento delle predette funzioni in altre società.”

Anch'io a bocca aperta.... non ci sono parole per questa roba. Che gente

Qualcuno è in grado di sapere con certezza (possibilmente non avvalendosi solo di supposizioni) chi sono i beneficiari di una simile sconcezza?

Forse la pubblicazione di nominativi e ruoli può servire ad impedire almeno tale obbrobrio .....

Stanno chiaramente mettendo le mani avanti per salvare qualcuno che ha fatto qualcosa di illegale, o piu' di uno. Pazzesco, ma non sorprendente. Oramai da questa gente mi aspetto di tutto.

Solita letterina? Qualcuno ha il tempo di farci un post, ora non ce l'ho e queste cose vanno fatte a botta calda? Basta il testo e la semplice domanda: cui prodest? Fuori nomi e cognomi, please ...  Suvvia, qualcuno trovi la mezz'ora!

Che delinquenti, non c'e' altro modo di chiamarli. 

Michele, giuro che domani trovo la mezz'ora, ma secondo me ha ragione Andrea, deve essere uno dei sindaci, che probabilmente entrerà in CAI, ma non adesso, subito dopo l'accordo (se ci sarà).

Poi, non mi chiamare pedante formalista, ma non si dovrebbe dire "cui prodest ?" invece di "qui prodest ?" sai domani la Marcegaglia potrebbe dire: "non siamo economisti che vivono da un'altra parte e non sanno il latino". Peccato che lei non sa l'inglese...

Sei un fulmine! glielo avevo subito corretto io a michele il latinorum

Shit, è un errore, quello, che faccio molto spesso! e so anche da dove mi viene, ma non ve lo racconto!


Grazie per le due correzioni!

Non so se ci ho azzeccato, ma l'ultimo review disponibile sul sito dell'Alitalia, quello del 1° semestre 2007 riporta,a pag. 137, una nota dei Revisori (deloitte & touche) che afferma che le incongruenze rilevate nel bilancio sono state affermate essere tali dal Consiglio Di Amministrazione, insomma il link è:
http://corporate.alitalia.com/en/Images/2007%20Half-year%20report_tcm7-2... , c'è da divertirsi a leggerlo, la cosa interessante è questa nota, firmata da Ciro Di Carluccio della Deloitte & Touche, che dice che praticamente quel bilancio, compreso quello del 2006, puzza di falso lontano un miglio, o almeno è incongruente, ma che il Consiglio di Amministrazione se ne assume la responsabilità.

A questo punto il culo è quello dell'ex AD di Alitalia, Giuseppe Bonomi,  l'attuale Presidente della Sea, quota Lega. Forse mi sbaglio, ma così si capirebbe anche il ruolo di Linate e Malpensa e la mitica rotta Milano-Roma. Se ho ragione ho vinto qualche cosa ?

Mah se e' cosi allora la bancarotta gia' c'era e l'hanno nascosta, il che la rende fraudolenta. Se ricordo bene il mio diritto commerciale, tutto il consiglio di amministrazione e' responsabile, anche se la frode l'ha commessa uno. 

Io ho letto un po' in fretta, e non sono abituato a leggere rapporti degli auditors, ma non vi leggo riferimenti a incongruenze etc. Non ho dubbi che hai ragione, ma mi aiuti a capirlo il rapporto?

Io direi che se ci hai azzeccato vinci una maglietta col logo di noisefromamerika - che e' un po' che volevamo farle e non le abbiamo mai fatte! 

Sostanzialmente la società di revisione dice : Alitalia rispetta le regole IATA secondo quanto scritto nella nota degli Amministratori allegata al bilancio 2006 e successivamente variata nel primo quadrimestre 2007. Ovvero: l'hanno scritto loro, noi non ci crediamo.

Le regole IATA prevedono un cash sufficiente per 12 mesi di operatività, la nota è stata scritta nel giugno 2007, ad Aprile 2008 Alitalia ha avuto bisogno di 300.000.000 di euro .

Ma la frase migliore è a pag. 148, all'ultimo, la riporto in italiano:

Conseguentemente, come già certificato dalla nota degli amministratori al bilancio 2006, anche il bilancio finanziario consolidato al giugno 2007 non riflette gli effetti, riguardo la classificazione delle attività o la determinazione degli ammontare e la classificazione dei debiti in cui si potrebbe incorrere se la prospettata situazione non si dovesse materializzare.

La "situazione" era un piano finanziario pieno di vendite e "lease back", oltre le solite balle sulla riorganizzazione, praticamente la Deloitte scrive:
" Il tuo bilancio è pieno di buchi, tanto che gli Amministratori ci scrivono anche delle note dicendo: ci assumiamo noi la responsabilità di dire che questo vale tanto, i debiti dici tu che sono tanto e sono questi, soprattutto dici che sarebbero questi se...ovvero è tutto falso, ma speriamo che riesci a vendere questo rottame e che qualcuno si faccia carico del tutto."

Se si va alla liquidazione e al fallimento (la liquidazione prevista è tecnicamente una procedura di  fallimento ) si rischia di acchiappare qualcuno (tutti quelli che hanno firmato il bilancio Alitalia a partire dai "buchi") per bancarotta fraudolenta. Giuseppe Bonomi è stato AD di Alitalia fino al 2004, quindi ricade sotto la bancarotta fraudolenta (ultimi cinque anni, se non sbaglio).

Giuseppe Bonomi è stato AD di Alitalia fino al 2004

G.Bonomi non e' stato amministratore delegato ma presidente, dal 2003 a maggio 2004, una carica meno operativa e piu' di rappresentanza.

A questo punto il culo è quello dell'ex AD di Alitalia, Giuseppe
Bonomi,  l'attuale Presidente della Sea, quota Lega.

G.Bonomi non e' l'ex AD di Alitalia, l' AD di Alitalia nel 2006 e'  Giancarlo Cimoli, che cumulava anche la carica di direttore generale. G.Cimoli e' un boiardo nominato dall'Ulivo AD delle Ferrovie durante Prodi/2006 (correggo dopo il commento di M.Esposito: Prodi/1996, come evidente dal seguito), rimosso dalle Ferrovie e nominato AD di Alitalia nel 2004 durante Berlusconi/2001, presumibilmente per far posto al boiardo di centro-destra E.Catania alle Ferrovie. G.Cimoli e' stato confermato durante il Prodi/2006 fino a febbraio 2007 quando e' stato sostituito con B.Libonati. G.Bonomi e' stato nominato presidente di Alitalia nel 2003 e fatto dimettere nel maggio 2004 sempre sotto Berlusconi/2001. Aggiungo alcuni link dove ho recuperato le informazioni, correzioni sono benvenute: http://corvacci.net/?p=250, http://desiste1979.blogspot.com/2008/04/dossier-su-alitalia.htmlhttp://desiste1979.blogspot.com/2008/04/dossier-su-alitalia.html. G.Cimoli e' noto per i suoi mega-appaggaggi, pari a 6 volte quelli dell' AD di Air France e 3 volte quelli dell'AD di British Airways, come consueto nelle imprese di proprieta' pubblica di una vera Repubblica delle Banane.

G.Bonomi non e' l'ex AD di Alitalia, l' AD di Alitalia nel 2006 e'  Giancarlo Cimoli,
che cumulava anche la carica di direttore generale. G.Cimoli e' un
boiardo nominato dall'Ulivo AD delle Ferrovie durante Prodi/2006,
rimosso dalle Ferrovie e nominato AD di Alitalia nel 2004 durante
Berlusconi/2001, presumibilmente per far posto al boiardo di
centro-destra E.Catania alle Ferrovie. G.Cimoli e' stato confermato
durante il Prodi/2006 fino a febbraio 2007 quando e' stato sostituito
con B.Libonati.

Pero' il decreto non copre eventuali misfatti di Cimoli, dato che specifica l'applicabilita' a "comportamenti, atti e provvedimenti che siano stati posti in essere dal 18 luglio 2007 fino alla data di entrata in vigore del presente decreto". Ho perso un po' il filo: che e' successo in quella data fatidica?

Potresti anche avere ragione non è Bonomi, o almeno non è solo Bonomi, quasi sicuramente è anche Cimoli, altro boiardo di Stato, che evidentemente ne deve sapere molte per essere appoggiato sia a dx che a sx.

Su Cimoli alle Ferrovie da Prodi nel 2006 credo che stai sbagliando, dovrebbe essere il 1996 (ma sempre Prodi ce l'ha messo).

Su Cimoli alle Ferrovie da Prodi nel 2006 credo che stai sbagliando, dovrebbe essere il 1996 (ma sempre Prodi ce l'ha messo).

Hai ragione, e' una svista come dovrebbe essere evidente dal seguito.

domani mattina ora italiana Radio anch'io fa una trasmissione sulla facenda alitalia. Di solito hanno in studio o in collegamento i diretti responsabili, per cui sarebbe l'occasione migliore per girare la domanda: chi stiamo salvando, questa volta?

radioanchio@rai.it
numero verde: 800.05.00.01
tel: SMS 3356992949 attivo dalle 9.00 alle 10.00

Io sto scrivendo ora. Invito tutti a fare altrettanto.

Ho scritto, questo è il testo della mia e-mail a "Radio anch'io":

 

Tralasciamo di ricordare tutte le più ovvie regole di mercato infrante nel caso Alitalia, evitiamo di sottolineare ancora una volta i pesanti conflitti d'interesse emersi e la creazione di una posizione dominante sottratta alla legislazione anti-trust, stendiamo un pietoso velo sulle sciocchezze pronunciate  in merito alla preservazione dei molti posti di lavoro fasulli (una delle principali cause del dissesto) e sul rimborso a spese della collettività ai piccoli investitori (ricordo che parliamo di capitali DI RISCHIO), trascuriamo le baggianate alla Marrazzo sull'ingresso nell'azionariato della regione Lazio (come se la gestione pubblica non avesse già prodotto danni ingenti).

Parliamo, invece, dell'ultimo scandalo, emerso dalla lettura attenta del decreto legge n.134 (28 agosto 2008), che (all'articolo 3, comma 1) si premura di coprire le spalle a chi abbia responsabilità amministrativo-contabili nella malagestione della compagnia: nemmeno nelle repubbliche delle banane si arriva a tale livello di sconcezza, presumibilmente solo per eliminare qualunque ostacolo ad un'operazione decisa per salvare la faccia a chi, in campagna elettorale, ha pensato di sfruttare la situazione (ed un malinteso spirito patriottico) per guadagnare un pugno di voti in più.

Da imprenditore che compete sui mercati senza collateralità politiche che garantiscano comode rendite di posizione e da cittadino italiano corretto e liberale che crede nel merito e nel lavoro, sono profondamente deluso ed amareggiato.

le spalle? avevo capito che era il culo che si coprivano. :) ottimo, ottimo doktorFranz. se ti rispondono, una maglietta anche a te!!

Non gli risponderanno, quindi una maglietta la merita anche solo per averci provato!

A prescindere dal fatto che non metteranno mai in trasmissione un testo del genere, temo che il tono usato sia troppo criptico: la trasmissione partira' sicuramente dall'assunto che siamo di fronte ad una grande operazione finanziaria in grado di salvare quasi tutto (compagnia di bandiera, efficienza dei servizi, posti di lavoro, piccoli risparmiatori ecc. ecc. ecc.) e quindi si dovrebbe cominciare dal suggerire dubbi su questa interpretazione.

In effetti sono molto curioso di vedere quale sia la penetrazione della propaganda ufficiale a livello collettivo: io credo che sia tale che avranno materiale sufficiente per fare una trasmissione in cui non affiori nessun dubbio reale sull'operazione (gli unici contrasti che emergeranno saranno quelli tra qualche dipendente Alitalia che non si sente tutelato e qualche cittadino infuriato dai loro precedenti privilegi, conflitto in cui il governo emerge come adeguato mediatore).

Già il buon Tobias Piller nel citatissimo articolo apparso sulla Frankfurter Allgemeine due sabati fa aveva osservato che l'esenzione da responsabilità per gli amministratori è la riprova che si tratta di una bancarotta fraudolenta "legalizzata".

Immagino che non sappiano neanche loro quante norme sono state violate per raggiungere lo scopo.

Per chi non avesse voglia di guardarsi tutto il video, ecco l'articolo del codice etico del PD con cui si è cercato di richiamare alla coerenza Colaninno. Si tratta dell'art. 1 della sezione 3, che inizia alla fine di pagina 2.

1. Le donne e gli uomini del Partito Democratico si impegnano, in particolare, a:

a) rinunciare o astenersi dall’assumere incarichi o decisioni che abbiano una diretta incidenza, specifica e preferenziale, sul patrimonio personale, del proprio nucleo familiare o dei conviventi, ovvero dei parenti o affini;

b) rinunciare o astenersi dall’assumere incarichi esecutivi nel Partito (incarichi monocratici nelle città capoluogo di provincia, a livello provinciale, regionale e nazionale; incarichi negli organi collegiali esecutivi di Partito a livello regionale e nazionale) qualora, a causa del ruolo ricoperto in imprese, associazioni, enti o fondazioni, aventi scopo di lucro o titolarità prevalente di interessi economicofinanziari, possa configurarsi un conflitto di interessi tale da condizionare i propri comportamenti;

È abbastanza palese che chi ha scritto il codice etico ha perso solo del tempo. Ora, il PD può anche andare in malora se i suoi dirigenti così desiderano, ma una certa curiosità intellettuale mi resta.

Se c'è qualche dirigente del PD che legge, io ho una semplice domanda. Visto che comunque si aveva intenzione di disattenderlo, non era meglio per il PD non scriverlo del tutto? È vero che questo tipo di cose non arrivano in televisione e quindi non scalfiscono il grosso del voto, ma ai militanti arrivano. La perdita un bel po' di militanti alla lunga qualche effetto negativo sul partito lo avrà pure. Onestamente, cosa ci ha guadagnato il PD da questa scandalosa vicenda Colaninno? Lo chiedo giusto perché ho proprio difficoltà a capire che tipo di strategia si sta seguendo.

A me questi del PD fanno morire, dico davvero.

Se si tratta di andare nella trasmissione del marito di Costanzo, a raccontare che tipo di patatine fritte preferivano, è tutto un profluvio di lucciconi e tenere rimembranze, per la serie: questi ?grandi? politici alla fine sono come tutti noi, ancora si commuovono al ricordo della badante...

ma guai, guai che si vada alle feste dell'unità, o a qualsiasi altro appuntamento di "dibbattito" con i vari Mieli, Fassino e compagnia bella, a fare semplici domande...non c'è verso: questa gentaglia non risponde, non si sente minimamente in dovere di rispondere.

In genere, si riponde alle interviste impossibili dicendo: "eh ma mica questi signori, così impegnati nella spartizione del bottino, possono rispondere a tutti!". L'argomento, avrebbe una sua logica se DAVVERO alla fine di un incontro pubblico tutti gli astanti chiedessero di conferire privatamente o pubblicamente con l'ospite, ma siccome sappiamo che i "segugi" alla Pietro Ricca sono una minoranza infinitesima, perchè il resto del pubblico è claque di partito, Colaninno doveva rispondere. Questo signore invece, che di signorile ha avuto ben poco a dire il vero, non ha dunque dalla sua parte nemmeno ragioni pratiche, e la sua fuga appare solo l'incapacità manifesta di spiegare ai suoi stessi elettori la coerenza delle sue scelte alla luce dello stesso codice etico del partito che lo ha candidato.

P.S: Sui codici etici. I codici etici sono la più grande cialtronata che la nostra cultura umanistica e impregnata di storicismo potesse produrre. Gli umanisti e i letterati disdegnano, è una lunga storia, il mondo delle imprese. Provenendo dalla cultura marxista, o socialista, in genere diffidano del profitto dell'uomo sull'uomo. Certo i vari lacchè e tirapiedi intellettuali umanisti amano mettersi alla corte di questo o quell'imprenditore, guardateli solamente come si salutano e si guardano nelle trasmissioni dove sono presenti intellettuali e imprenditori. Però dicevo gli intellettuali, specie umanisti, guardano con disprezzo al mondo dell'impresa. Un personaggio del premiato Circo Barnum della presuntà intellettualità italiota, tale Flores D'arcais, direttore di Micromega, oltre ad avere scritto libercoli di pochissimo momento, ha anche avuto l'ardire di affermare che chi produce in campo commerciale, dovendo attenersi ad un principio di massimazzione del profitto, e rimanere dunque nella gabbia di acciaio del mercato che prevede "solo" la creazione di ricchezza, ebbene per quella stessa ragione non si può dire eserciti il suo lavoro in maniera creativa...per cui veramente creativi sono solo pittori, filosofi, artisti e così via. (era un'intervista delle pagine culturami del Corriere della Sera). Faccio questo richiamo solo per far capire qual'è il contesto entro cui ragionano le piccole vedette intellettuali italiani, che sono dei nani seduti in genere sulle spalle di un politico.

Ovviamente tanto disprezzo è in genere lautamente ricambiato, e questo i nostri intellettuali lo sanno bene. Gli umanisti, dapprima abituati a considerarsi detentori di una forma di sapere disinteressata, e perciò per definizione superiore, rispetto alla vil gente meccanica (come diceva Croce) non mancano di lanciare i loro strali sullo stato sconfortante della nostra cultura. Il latino è trascurato, si trova scritto qui prodest, invece del corretto cui prodest, tutti segnali inesorabili del tramonto della nostra cultura occidentale, che, smarrendo le sue radici, smarrisce anche la possibilità di perpetuare la sua signoria sul resto del mondo (come se questa derivasse dal latino, o non dalla scienza e dalle imprese, ma a tanto i nostri non ci arrivano)...ovviamente lo stato di abbandono del nostro umanesimo getta i suoi praticanti in uno sconforto, dal quale riemergono, di tanto in tanto,  quando intervistati credono ancora di poter indicare un senso a quel mondo che tanto li bistratta: l'umanesimo, se ancora praticato potrebbe essere una cura alla dispersione specialistica del sapere tecnologico e, addirittura, il Direttore Generale della Luiss, si affanna a dire che tutta l'enfasi sulla dimensione quantitativa dello studio economico è destinato a lasciare spazio ad un approccio più qualitativo, in cui la Vecchia Europa, dovrebbe avere un vantaggio comparato (intervista rilasciata al supplemento economico del Corriere della Sera).

Tutto questo quadro di fosco smarrimento della cultura umanistica, è stato in parte lenito, appunto dall'uscita dei codici etici. E' qui che i nostri umanisti, come novelli Mosè, possono affidare alle imprese e alla politica, i decaloghi del buon vivere, che gli stessi intellettuali compogono da un punto di vista normativo, uno spazio concettuale con il quale si dice che se esistessero risorse infinite di tempo e denaro, e il mondo fosse più giusto, allora le cose sarebbero esattemente come i nobili pensatori se le sono immaginate nei loro strapuntini. Nello scrivere i codici etici, da un lato personaggi che non sfigurerebbero nella banda bassotti si sono premuniti dinnanzi al pubblico e ai loro consumatori, facendosi belli di un codice di condotta tanto altisonante quanto vacuo; gli umanisti d'altro canto hanno potuto mostrare finalmente che anche loro contribuiscono al mondo che conta, quello delle imprese e dei soldi, che loro addirittura vorrebbero trasformare in senso etico. Se non fosse per le nuove classi disciplinari accademiche che le università creano a tal proposito, e se non fosse per lo spreco di risorse investite in questa gara a regolamentare l'etica delle imprese, ci sarebbe da ridere. Perchè poi in fondo, gli stessi intellettuali umanisti piagnucolosi e moralisti, che si riparano dalla volgarità del mondo mettendo fra sè e gli altri una montagna di libri; che fustigano gli ingaggi dei calciatori per il mercato pubblicitario, ecco proprio costoro non si rendono conto di essere anch'essi dei testimonial, seppure in genere più brutti e spocchiosi dei calciatori, e capaci di vendersi solo sottoforma di etica in pillole.

Nello stesso quadro rientra il "programma elettorale" dell'aspirante rettore, pubblicato in un altro post. Uno sente dire che è ingegnere e dirà: ah che bello, adesso con tutto questo parlare di efficientismo, pragmatismo, funzionalismo, beh almeno un ingegnere finalmente proporrà cose concrete...e invece nulla, questo ingegnere aspirante poeta scrive un programma che scimmiotta il peggio della prosa umanistico-pedagogica

Domanda

sandro brusco 12/9/2008 - 00:20

Io non sono riuscito a trovare il testo della nostra lettera né sul Foglio né su Libero Mercato. Qualcuno ha avuto migliore fortuna? Qualcuno dei residenti in Italia ha visto le copie cartacee?

Messaggio agli amministratori: urge un tutorial su come inserire i link nei commenti, oppure una trasformazione automatica delle URL che hanno una qualche consistenza sintattica...

Esattamente come negli articoli, ossia usando il simboletto del link (catena intera) che vedi fra i molti simboli dell'editor.

In termini tipografici, nei commenti hai praticamente la stessa funzionalità che negli articoli, visto che l'editor è lo stesso.  

Recentemente ho letto "Falce e carrello" di Caprotti, fondatore di Esselunga, in cui viene spiegato come le Coop avessero (hanno?) rapporti molto stretti con i partiti principali di sinistra-centrosinistra (PCI, PDS, PD, ecc.), e soprattutto il particolare privilegio fiscale di cui godevano o godono ancora (non sono ben informato), che minava la libera concorrenza nei mercati dove operavano anche le Coop.

Qui su nFA ne avevate già discusso? 

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