Alitalia e il conflitto d'interessi: risposte a Libero Mercato, a Il Foglio e alla Marcegaglia
L'antefatto.
I lettori del sito conoscono la vicenda. Un articolo di Andrea e Michele ha spiegato cosa pensiamo della vicenda Alitalia, poi Michele ha rincarato la dose
chiamando nuovamente l'attenzione sul conflitto di interesse di
Colaninno e Marcegaglia. Nell'articolo si consiglia a elettori di PD e
associati di Confindustria (le principali vittime dei due conflitti) di
farsi sentire dalle rispettive organizzazioni. Un lettore interviene, e
ci dice ''va bene, ma perché non scrivete pure voi ai giornali?'', al
che noi rispondiamo ''guarda, hai ragione''. Stiliamo quindi una bella
lettera, e la mandiamo per posta elettronica a Corriere, Sole,
Repubblica e Stampa. Siamo scettici, visto che fino a quel momento i
giornali non si sono distinti per la correttezza con cui hanno discusso
la vicenda.
Invece, con certa nostra sorpresa, La Stampa pubblica la lettera come editoriale il 3 settembre.
A quel punto - anzi un pelino prima, a segnalare che forse le lettere
arrivate il giorno precedente non erano state cestinate immediatamente
- iniziano le reazioni. La qualità delle opinioni, evidentemente, conta
meno del mezzo dove vengono pubblicate. Finché certe cose le dicevamo
solo sul blog, sono state tranquillamente ignorate. Quando le stesse
sono state pubblicate su un quotidiano nazionale, allora sono
improvvisamente diventate degne di attenzione. Le prime reazioni
immediate dei diretti interessati le abbiamo già commentate.
Dopo le reazioni, diciamo così, a botta calda, sono apparsi due meditati articoli critici del nostro intervento, uno di Oscar Giannino su Libero Mercato e un altro, di un giornalista statalista, su Il Foglio. Sono anche apparse un paio di interviste della Marcegaglia, una sul Corriere e l'altra sul Sole 24 Ore. Qualcosa ha pure detto Veltroni, intervistato da Mentana alla Festa Democratica.
Oscar Giannino ci chiama in causa per nome e cognome, insieme ad Alesina che ha scritto pure lui un articolo critico sul Sole 24 Ore,
e lo fa con una certa classe (non guasta anche il fatto che Oscar è uno
che sa scrivere ed esprime bene i suoi argomenti, altri lo fanno assai
meno). Ciò è ottima cosa, ma continuiamo a pensare di avere ragione
noi, come spiegheremo sotto in dettaglio.
Il giornalista de Il Foglio, invece, nella rubrica Tre palle un soldo, si rivolge genericamente a un manipolo di economisti liberisti.
Dobbiamo essere noi, visto che siamo economisti, siamo liberisti e
siamo solo un pugno di ingenui che non sanno come funzionano le cose in
pratica; al massimo un manipolo, certo non una legione. Il soggetto in
questione classe non ne ha. Gli argomenti che non capisce li giudica
"ridicoli" e "risibili" il che spiega, forse, perché abbia scelto quel
titolo per la sua rubrica: parla di se stesso. Noi pensiamo che gli
argomenti ridicoli siano i suoi e, siccome ci diverte prendercela
personalmente con i consulenti statalisti, ci prendiamo la briga di
spiegarlo a puntino.
In questo post riportiamo le lettere che abbiamo scritto a Libero Mercato e a Il Foglio
per rispondere ai loro interventi. Terremo i lettori infomati su se,
come e quando le lettere verranno pubblicate (o forse i lettori
terranno informati noi: parecchi sono assai bravi a scrutare la
stampa). Commentiamo inoltre le nuove interviste della Marcegaglia ed
un impagabile intervento di Veltroni.
Notiamo qui, perché è comune sia a Libero Mercato che a Il Foglio,
che nessuno dei due si occupa di Colaninno: è solo il caso della
presidente di Confindustria che sembra interessarli. Questo fatto
curioso si presta a varie interpretazioni: svista, mancanza di spazio,
convinzione che un'elegante sineddoche risolva il problema, irrilevanza
del soggetto ... o, azzardiamo, timore d'uno slittamento metonimico?
Ossia, fuor di metafora, timore che discutendo del conflitto
d'interesse di Colaninno qualcuno sostituisca il suo cognome con quello
di Berlusconi? La curiosità che ci rode continuerà, temiamo, a roderci.
La risposta a Giannino.
Caro Oscar,
in un articolo da te recentemente pubblicato ci chiami in causa per il
nostro attacco alla gestione della vicenda Alitalia e in particolare
per la nostra osservazione che sia Matteo Colaninno che Emma
Marcegaglia si sono venuti a trovare in una posizione di palese
conflitto di interessi. Non ci dici nulla di Colaninno, ma difendi
Marcegaglia sulla base di tre argomenti.
- Emma Marcegaglia non ha concessioni di stato che
costituiscano conflitto di interesse. Aggiungi che, in ogni caso, "la scuola liberale"
insegna che sui conflitti di interesse si fa "vigilanza ex-post" e non
"scomuniche preventive". - Confindustria è stata guidata da rappresentanti di grande imprese oligopoliste, non ultima la FIAT, per molti anni.
- Confindustria è una "associazione privata di datori di lavoro" e quindi Marcegaglia non ricopre alcuna carica pubblica.
Non risulta difficile intendere perché tali fatti, pur veri, non costituiscano argomenti cogenti.
- Il conflitto di interessi non è dato solo e necessariamente
da due o più concessioni di stato. Infatti, parlando di Marcegaglia noi
nemmeno abbiamo menzionato le concessioni, che invece varrebbero per
Benetton ed altri dei 16 soci di CAI [Parentesi tecnica, non inserita
nella lettera, ma che può interessare ai nostri lettori più secchioni:
l'argomento di Giannino, a questo riguardo, confonde il conflitto d'interesse con la creazione di posizioni monopolistiche o comunque dominanti, quindi capaci di "ricattare", in senso economico, il governo. È erroneo sovrapporle ed il problema su cui Giannino punta il dito dovrebbe essere oggetto di attenta vigilanza dell'antitrust ... se non fosse che il governo BS ha esplicitamente derogato dalla legislazione antitrust in questo caso! Ma il conflitto d'interessi è un'altra cosa, ed in quei casi non c'entra nulla]. Il conflitto
per Emma Marcegaglia deriva da altri fatti. Essa ricopre una carica di
potere che ha natura "pubblica" (vedi il punto 3 sotto) e l'entrata di
CAI nel mercato italiano è equiparabile a una concessione pubblica.
Questo non solo perché si è costituita attraverso l'attivo intervento
ed il supporto finanziario del governo ma anche, e soprattutto, perché
la posizione dominante ed i profitti che da questa deriveranno sono
concessi dallo stato derogando, addirittura, alla propria legislazione
antitrust! Si converrà che in questo caso si configura un chiaro
conflitto di interessi. Non basta: noi abbiamo anche chiaramente
argomentato che il conflitto d'interessi, nel caso di Marcegaglia, è
ancora più palese nei confronti delle decine di migliaia di imprese
associate a Confindustria, cosa che hai tranquillamente ignorato.
Infatti, è nell'interesse dei soci Confindustria che si determini la
più ampia e forte concorrenza nel settore del trasporto aereo (e non),
con conseguente aumento dell'offerta e diminuzione dei prezzi, mentre è
nell'interesse di Emma Marcegaglia (azionista di CAI) che avvenga
l'opposto e che il monopolio di CAI si rafforzi e duri in eterno. Non
sappiamo quale sia la "scuola liberale" che hai in mente (saremmo
curiosi di averne dei riferimenti concreti), ma in qualunque paese di
cultura liberale il conflitto d'interessi si risolve ex ante, non ex
post. I metodi variano, dal blind trust alla vendita o alla rinuncia ad
alcune cariche, ma si fa sempre ed assolutamente ex ante, proprio per
evitare che si realizzi nei fatti. - Confindustria
non ha mai peccato per eccessivo liberismo, ci mancherebbe! Ma ciò
non toglie che sia appropriato farlo notare. Avremmo detto lo stesso dei
presidenti di casa FIAT, e lo abbiamo detto tranquillamente in passato. Non commentiamo le ironie sulla Stampa, a parte notare che nessuno a la Stampa
ci ha chiesto né suggerito il pezzo, che abbiamo inviato infatti a quattro quotidiani; si sono limitati a riceverlo e
gentilmente pubblicarlo come, ne siamo certi, Libero Mercato farà con questa nostra risposta. Infine, in questo caso non si tratta di
oligopolio solamente, ma di monopolio (sulle rotte interne)
garantito dallo stato! Fa una notevole differenza e in particolare,
costituisce il cuore del conflitto di interessi. - No,
Confindustria non è solo una "associazione privata di datori di
lavoro". Anche se fosse "solo" quello (ossia, un cartello sindacale
teso a restringere la concorrenza, tanto quanto CGIL, CISL, UIL,
Confcommercio, eccetera) il conflitto d'interessi fra la Marcegaglia
presidente di Confindustria e la Marcegaglia azionista di CAI ci
sarebbe comunque, come abbiamo abbondantemente chiarito. A questo va
aggiunto che Confindustria è un club privato solo nella forma ma non
nella sostanza. Il corporativismo italiano e la pratica santificata
della "concertazione" fanno sì che i sindacati dei lavoratori e degli
imprenditori si siedano regolarmente a tavoli di lavoro con il governo
(ed in ogni ministero) ed assieme ad esso definiscano la politica
economica nei suoi minimi dettagli. Non dovrebbe essere così ma lo è, e
questo Oscar Giannino lo sa meglio di noi. Non nascondiamoci dietro a
un dito, peraltro sottilissimo e del tutto teorico. Siamo gente pratica
ed interessata ai mercati concreti, o vogliamo fare solo gli astratti
accademici che giocano con le parole?
La risposta allo statalista che scrive su Il Foglio
Egregio direttore,
dopo alcuni interventi apparsi sul nostro sito e su La Stampa, un recente articolo pubblicato sul suo
giornale ha attaccato ''un manipolo di professori liberisti'' che si
sono permessi di mettere in dubbio l'opportunità della operazione
Alitalia e in modo particolare hanno segnalato il conflitto di interesse
che si è venuto a creare per l'attuale presidente di Confindustria e
per il ministro-ombra allo sviluppo economico del PD. Abbiamo qualche
ragione di pensare che tale ''manipolo'' sia costituito dalle nostre
modeste persone, e le scriviamo quindi per chiederle di permetterci una
replica sul suo giornale alle affermazioni contenute nell'articolo.
L'articolo è pieno di cose non condivisibili, ma non c'è tempo e spazio per discuterle tutte. Ci concentriamo sui due
soli argomenti in difesa della posizione di Marcegaglia in
Alitalia/CAI. Afferma l'articolo che
- Quella di Alitalia non è una privatizzazione ma un "salvataggio [..] di un asset strategico per il paese",
- Marcegaglia
è imprenditrice e "la quota a lei intestata" non è "un regalo
ricevuto" ma piuttosto "un esborso che ha dovuto sostenere".
Se si rileggono le nostre argomentazioni dovrebbe essere ovvio che
questi punti c'entrano con il problema del conflitto
d'interessi da noi sollevato come i cavoli a merenda. Il conflitto per
Emma Marcegaglia
deriva dal fatto che essa ricopre una carica di potere - quella di
Presidente della Confindustria - che ha natura
"pubblica" (poiché Confindustria partecipa ad innumerevoli tavoli di
lavoro con governo e sindacati per definire la politica economica in
Italia), e l'entrata di CAI nel mercato
italiano è equiparabile a una concessione pubblica. Questo non solo
perché si è costituita attraverso l'attivo intervento ed il supporto
finanziario del governo ma anche, e soprattutto, perché la posizione
dominante ed i profitti che da questa deriveranno sono concessi dallo
stato derogando, addirittura, alla propria legislazione antitrust! Si
converrà che in questo caso si configura un chiaro conflitto di
interessi. Non basta: noi abbiamo anche chiaramente argomentato che il
conflitto d'interessi, nel caso di Marcegaglia, è ancora più palese nei
confronti delle decine di migliaia di imprese associate a
Confindustria. Infatti, è
nell'interesse dei soci Confindustria che si determini la più ampia e
forte concorrenza nel settore del trasporto aereo (e non), con
conseguente aumento dell'offerta e diminuzione dei prezzi, mentre è
nell'interesse di Emma Marcegaglia (azionista di CAI) che avvenga
l'opposto e che il monopolio di CAI si rafforzi e duri in eterno.
Rispetto ai due punti specifici sollevati su Il Foglio, invece, poiché
l'autore dell'articolo non ha capito la
prima volta cercheremo di essere più chiari, diciamo un po'
didattitici.
- Sì, quello di Alitalia è un salvataggio di una impresa
fallita: quel poco di valido che è rimasto il governo lo ha promesso
alla cordata di "salvatori" ad un prezzo che non ci è dato conoscere ma
osiamo sospettare sarà di favore. Comunque, i conflitti d'interesse ci
sono anche nei salvataggi se questi implicano la costruzione di un
monopolio privato garantito e protetto dallo stato! Ma, soprattutto: Alitalia non è affatto strategica per il paese. Strategiche
sono le rotte, non chi le occupa; ed è la concorrenza e l'iniziativa
privata a garantire il servizio sulle rotte. Com'è che una delle prime
richieste della cordata è stata di garantire la mancanza di concorrenza
sulle rotte interne - specie Milano-Roma? Questa fregnaccia secondo cui
"compagnia di bandiera = risorsa strategica" tutti continuano a
ripeterla come se fosse vera, ma è una bugia grande come una casa.
Infatti nessuno si preoccupa di spiegare nemmeno cosa vuol dire: la
ragione è semplice, non vuol dire niente. Gli aeroporti sono risorse
strategiche di cui lo stato dovrebbe occuparsi, come lo sono i radars,
i controllori di volo, i treni-navetta che dalle città portano agli
aeroporti, eccetera. Se i soldi gettati su Alitalia, prima, e su CAI,
ora, si fossero investiti in queste, che sono le vere risorse
strategiche, e si fosse permesso alle compagnie aeree che volevano
farlo di entrare nel mercato italiano, staremmo tutti (noi italiani)
molto meglio! Il turismo verso le città italiane, nell'ultimo decennio,
è cresciuto grazie all'entrata di compagnie low cost ed altre compagnie
straniere, non grazie ad Alitalia. Quelle compagnie hanno permesso a
molti aeroporti abbandonati dalla mano pubblica di
rivitalizzarsi e diventare una risorsa nazionale. Al contrario, le
parole vuote sui ''settori strategici'', ''compagnie di bandiera'' e ''campioni nazionali'' hanno solo fatto e
fanno gettare via soldi nel pozzo senza fondo con sede all'EUR. Fosse
stato per Alitalia, il turismo verso l'Italia sarebbe calato,
esattamente come hanno fatto i suoi ricavi! - Emma
Marcegaglia, come gli altri membri della cordata di salvataggio, ha
proprio ricevuto un regalo, forse due. Ha certamente ricevuto una
rendita monopolista sulle rotte della futura compagnia ed ha ricevuto
l'appoggio esplicito del governo (ed attraverso di esso di una grande
banca nazionale) per la costruzione ed il finanziamento della compagnia
in questione. Poiché, in quanto presidente di Confindustria, si siede a
decidere di queste scelte con il governo e gli altri sindacati ogni due
per due, il conflitto c'è. E poi: "un esborso che ha dovuto sostenere";
"dovuto"? Suvvia, c'è un
limite a tutto: il capitalismo non teorico richiede
esborsi, che si chiamano dotazioni di capitale e che, quando ben usati,
generano profitti. Investire in attività economiche su cui si ha un
potere di controllo per altre vie (di tipo politico-sindacale) non
elimina il conflitto d'interessi: lo crea! Niente investimento,
niente conflitto. Quindi basta che la signora Marcegaglia eviti di
farsi imporre questo esborso ed il conflitto svanisce! Difficile da
capire? È tipo "no Martini, no party". Più chiaro, ora?
Marcegaglia again, con contorno di Veltroni.
Una cosa Giannino l'ha sbagliata alla grande: non è affatto vero che la
Marcegaglia si sa difendere da sola, e la sua intervista al Corriere ne è una dimostrazione lampante. Questo il pezzo che forse ci riguarda o forse no; noi lo commentiamo lo stesso.
Si aspettava la bufera, anche se subito rientrata, sul suo ingresso
nella cordata? «Francamente no. Il mio è stato un gesto simbolico, un
segnale di fiducia nel rilancio di un’azienda strategica per il Paese.
Noto che quanti criticano oggi sono, spesso, gli stessi che ieri
chiedevano: ma gli imprenditori dove sono? Dopodiché: lo si vedrà nei
fatti, se la stella polare della mia e della nostra azione non
resteranno mercato e concorrenza. Che però, attenzione, non è un
concetto accademico». Intende dire? «Lufthansa o Air France hanno sul
mercato domestico quote ben più elevate di quelle di Alitalia. E quando
partirà l’alta velocità ferroviaria, quella quota da noi scenderà
ancora. Vuole altri esempi? Nel tempio della concorrenza, gli Usa, lo
Stato ha "salvato" Bearn Stern. In Gran Bretagna si è fatto lo stesso
con Northern Rock. La Germania fissa un limite ai fondi sovrani. Poi,
per carità: sono consapevole che l’operazione Alitalia ha dei limiti,
ma l’alternativa erano 20 mila persone a casa e i pezzi migliori
lasciati nelle mani di chi se li sarebbe portati via a prezzi di saldo.
E poiché siamo persone pragmatiche, non professori universitari che
vivono da un’altra parte...». Frecciata a segno.
Intanto, complimenti alla giornalista per la neutralità. Si comincia rassicurando i lettori che la bufera è subito rientrata, e si conclude con un bel frecciata a segno. Mica male come esempio di professionale distacco dall'intervistata.
A noi non risulta che sia rientrato un bel nulla. Sono apparsi articoli critici dell'operazione Alitalia su Corriere, Stampa e Sole 24 Ore. Poi ieri finalmente qualcuno nel PD si è svegliato dal letargo e ha inviato una lettera al garante per la concorrenza,
segnalando il conflitto di interessi di Benetton e ricordando
l'inopportunità della partecipazione di Marcegaglia. Non abbiamo visto
nulla su Colaninno però, chissà come mai. Gli economisti del PD forse
sono ancora in vacanza; che rientrino presto, siamo curiosi di sapere
se hanno qualcosa da dire.
La Marcegaglia non sembra rendersi conto che c'è una violenta
contraddizione logica in quello che dice. Se veramente la sua
partecipazione all'affare è una bella cosa, un segnale di fiducia per
il paese, eccetera eccetera, perchè si sbraccia tanto a dirci che è
solo simbolica? Se la partecipazione è simbolica non segnala un bel
nulla, né fiducia, né voglia di impegnarsi. E se fosse simbolica, come
suggerito, perché non farla di 10 euro? Così partecipiamo anche noi al party, anzi così ci partecipano milioni di italiani come ha giustamente richiesto (le buone idee cominciano a circolare, sembra!) Massimo Donadi, capogruppo di IdV a Montecitorio. Altra parentesi, quindi, prima di ritornare agli ameni argomenti della sciura Marcegaglia. La proposta di Donadi andrebbe ripresa e propagandata, facendone la base di una campagna di stampa e popolare (Beppe Grillo, dove sei quando potresti essere utile?). Occorre chiedere NON SOLO la possiblità che milioni di cittadini entrino come azionisti in CAI ma ANCHE la proibizione di qualsiasi patto di sindacato fra i 16 inziali o fra essi ed altri, ed un paio di altre cose tecniche, su cui torneremo in un altro momento. Comunque, facciamo girare la richiesta, che è una buona idea.
Se invece simbolica non è (la partecipazione di Emma Marcegaglia in CAI) allora la sciura Emma ci sta garbatamente pigliando per i fondelli.
Quanto poi al fatto che ''quanti criticano oggi sono, spesso, gli stessi che ieri
chiedevano: ma gli imprenditori dove sono?'',
vorremmo proprio sapere di chi sta parlando. Noi agli imprenditori
chiediamo solo di fare il loro mestiere, che è quello di far soldi
competendo a viso aperto in mercati liberi e senza sussidi e protezioni
statali; non di salvar la patria, grazie.
Quanto alle 20mila persone salvate dalla disoccupazione, ricordiamo che
concorrenza e mercato generano occupazione, il monopolio la soffoca e la riduce.
Alle migliaia di persone che avrebbero potuto lavorare in altre compagnie aeree se fosse stato possibile per queste entrare nel mercato italiano e che, invece, non troveranno lavoro a causa di questo
accordo, ci pensa mai la sciura Emma? E a quelle che la piccola e media impresa non assumera' a causa degli alti costi di trasporto aereo?
Non va meglio nell'intervista apparsa sul Sole 24 Ore. In essa leggiamo:
Sulla sua partecipazione al progetto ha precisato: «Per me e la mia
azienda di conflitti di interesse non ce ne sono: noi operiamo nella
trasformazione dell'acciaio, di conflitti non ne vedo proprio. La mia
stella polare è quella della concorrenza e delle liberalizzazioni, in
altre occasioni sono stata spesso accusata di non voler investire, oggi
ho fatto questa scelta, ho deciso di partecipare».
Qua siamo alla farsa. Nessuno ha parlato di un conflitto di interesse
per il settore in cui opera la Marcegaglia SpA. Lo abbiamo già detto e
lo ribadiamo: il conflitto d'interesse deriva dal fatto che la
presidente di Confindustria partecipa (se simbolicamente o sul serio si
vedrà) ad una operazione di monopolizzazione del trasporto aereo
nazionale. È quindi oggettivamente in conflitto con i suoi associati,
che il trasporto aereo lo usano per lavorare e hanno interesse a prezzi
di trasporto il più bassi possibile. Ci risparmi poi il cicaleccio su
concorrenza e liberalizzazioni (non abbiamo visto ''meritocrazia'', un
altro sempreverde, chissà come ha fatto a dimenticarlo). Quando avrà
qualcosa da mostrare ci faccia un fischio, nel frattempo per favore
eviti di usare parole che non hanno alcuna relazione con i fatti. Anzi,
ecco una consulenza gratuita: se vuole mostrare che la concorrenza è la
sua "stella polare"
chieda a CAI di rinunciare all'assorbimento di AirOne e al monopolio
sulla Milano-Roma. Siamo gente pragmatica noi: in effetti, proprio
perché viviamo ''da un'altra parte'' l'aereo lo prendiamo spesso e ci
piace non regalare i soldi a nessuno.
Veniamo infine a Veltroni. In verità non sappiamo se Veltroni stesse
parlando di noi. La questione del conflitto di interessi di Colaninno è
stata ripresa da Parisi, per motivi che noi ignoriamo ma che devono
essere legati a lotte interne al PD. Probabile, quindi, che Veltroni
pensasse a Parisi. Fa lo stesso, il suo intervento è troppo delizioso.
Risponde anche ad altre sollecitazioni critiche, il segretario. Ad
esempio conferma la fiducia a Matteo Colaninno, ministro ombra per lo
Sviluppo economico nel governo Pd, che è stato criticato per le mancate
dimissioni dopo la nomina del padre a presidente di Alitalia. «Ho detto
a Matteo: stai tranquillo e vai avanti».«In
un Paese in cui il conflitto di interessi è spaventoso e il presidente
del Consiglio possiede mezzo Paese - sottolinea- dire che il problema è
che Matteo Colaninno fa il ministro-ombra è una cosa da matti».
Traduciamo: il conflitto di interessi di Colaninno c'è ma non conta
niente perché il nostro ministro-ombra non conta niente. Occupiamoci
piuttosto dei conflitti di interesse delle persone che occupano le
posizioni che contano, che quelli sì sono una cosa seria.
Il bello è che è tutto vero, sia lo spaventoso conflitto di
interessi di Berlusconi sia l'irrilevanza del governo ombra. Strano
modo di rispondere a Parisi però, che aveva usato l'inefficacia del
governo ombra come una delle principali accuse alla leadership di
Veltroni. Che VW sia di quelli che per far dispetto alla consorte
fedifraga fanno quelle famose cose su se stessi, usando il martello ed a volte la falce?
In ogni caso, nell'improbabile caso che Veltroni stesse parlando di
noi, ricordiamo che siamo perfettamente d'accordo che il conflitto
d'interessi di Berlusconi è un problema spaventoso. Saremmo stati molto
contenti se nel periodo in cui ha governato (tra il 1996 e il 2008 un
totale di 7 anni, se contiamo giusto), il centrosinistra avesse fatto
qualcosa di concreto per eliminarlo, tale problema. Tipo, assicurarsi
che venisse semplicemente rispettata la legge esistente nella vicenda Rete 4/Europa 7.
Così non è stato, magari al prossimo giro saremo più fortunati. Ma in
ogni caso non vediamo nessuna ragione né logica né pratica per cui la
continuata presenza di questo problema debba dare carta bianca al PD
per ignorare i conflitti di interesse che si sviluppano in casa sua.

