Allarme: catastrofe nazionale. O buffonata nazionale?

7 giugno 2007 michele boldrin
Secondo CNR ed OMS, in Italia il 20% dei morti e' causato dallo smog. Delle due l'una: se la notizia e' scientificamente sostenibile occorre dichiarare lo stato d'emergenza; se non lo e' occorre rinchiudere gli "scienziati" che dichiarano tali cose, assieme ai membri delle commissioni parlamentari che dan loro credito.

Da un po' volevo fare delle riflessioni su "La scienza nell'era della scolarizzazione di massa. Ovvero: l'uso politico-ideologico dei teoremi". Ma il tempo per farlo bene manca. Quindi approfitto di questa "notizia" (ieri era su tutti i quotidiani nazionali, oggi è già sparita, i documenti ufficiali non si trovano) per lanciare il sasso nello stagno. Non tirerò indietro il braccio, sempre che il tema interessi a qualcuno.

La notizia non può essere una totale bufala (anche se una lettura attenta dei vari articoli pubblicati sui quotidiani fa sorgere dubbi su cosa esattamente vi sia in questo rapporto CNR-OMS) perché viene riportata un po' da tutti [Repubblica, Corriere, Giornale, Stampa, ...] e con titoli simili. Vi è ovviamente l'interessante coincidenza: ieri (5 Giugno) era la "Giornata Mondiale dell'Ambiente" e tutta la stampa italiana parla in questi giorni di questioni ambientali in coincidenza con la riunione del G8 ...

Ad ogni buon conto, la notizia dice che circa il 20% delle morti che avvengono in Italia ogni anno ha un'origine "ambientale", quindi evitabile con appropriati interventi che potremmo genericamente definire "anti-inquinamento". Se il calcolo, come sembra, è stato fatto mettendo al denominatore anche le morti per vecchiaia e per tutti i tipi di malattie, questa percentuale è enorme. Va anche aggiunto che, siccome "evitare una morte" non implica "non morire mai" ma solamente morire più tardi, il numero di per sè è insensato: avrebbero dovuto dirci di quanti anni la vita media di questo o di quello potrebbe aumentare se questi fattori ambientali venissero eliminati o ridotti. Ma non importa, prendiamo il numero e la notizia a "face value", e riflettiamo un secondo.

Chiunque abbia un minimo intendimento della statistica capisce che, se davvero 20% di morti è la stima puntuale, qualsiasi livello di confidenza e funzione di perdita ragionevoli implicherebbero dichiarare uno stato nazionale di emergenza. Andrebbe ordinata la chiusura immediata delle città del Nord Italia alle macchine, idem per una buona parte del traffico di lunga distanza su gomma, andrebbe iniziata una campagna per chiudere le fabbriche maggiormente inquinanti secondo i criteri di tale studio, eccetera. Il valore (anche solo monetario: lasciate pur stare quello morale) di poter ridurre la mortalità di 1/5 (tra l'altro, per più del 20% nei gruppi di età più giovani, dove quindi la vita ha più "valore") è così alto che compenserebbe abbondantemente il costo economico di chiudere intere città al traffico e di far crescere temporaneamente la disoccupazione.

È così, dunque? Se è cosi, cosa fanno governo, parlamento, opposizione, sindacati, vescovi, sindaci, chi volete voi? Perché tacciono? La notizia è apparsa sui giornali alla stregua della notizia che Luna Rossa ha perso la quarta (ora quinta: l'avevo detto che D'Alema porta jella) regata; una commissione parlamentare ha detto grazie per il rapporto, e fine della storia. Quindi, assumendo che non siano tutti impazziti, inferisco che la notizia DEVE essere falsa, nel senso che non ha solidità scientifica ed è solo una boutade, una cosa per fare scandalo, rumore, fumo, per eccitare il popolo contro i cattivi del G8, Bush, le multinazionali ... Le elites lo sanno, i politici lo sanno, si tratta di propaganda (a che fine?) e lasciamo pure che il popolo si terrorizzi, ne parli al bar, faccia dei commenti vari contro il progresso o quello che volete voi. Trattasi di risultato scientifico difendibile o trattasi di una delle tante operazioni di propaganda che, per esempio, l'associazione Galileo 2001 va denunciando da tempo? È così? È l'opposto?

Quale di queste due ipotesi è vera? Non lo so, non ho trovato il rapporto, quindi uso solo la notizia come esempio di malcostume. Può essere malcostume scientifico, o politico, o giornalistico, oppure tutti e tre insieme. Per il momento getto il sasso nel piccolo stagno di nFA. Qualcuno che ne sappia più di me forse potrà spiegarci meglio che cosa, effettivamente, CNR ed OMS hanno scoperto o accertato. Poi ne dibattiamo le implicazioni.

Nel frattempo, compratevi mascherine e respiratori se vivete a Nord di Firenze, oppure prendete il primo aereo per la Svizzera o l'Austria. Secondo l'OMS ed il CNR siete in serissimo pericolo di vita, peggio che se aveste deciso di andare a passeggio con la famiglia in un quartiere di Baghdad all'ora del mercato rionale.

P.S. Ho trovato una sintesi del Rapporto. Non dice nulla, elenca solo "persone importanti" e dice quanto e' bravo e buono il CNR. Vari organi di stampa ripetono, come autentici pappagalli, esattamente lo stesso testo! Qui ho trovato questa aggiunta

... l'inquinamento
atmosferico nelle aree urbane interessa circa nove milioni di
italiani, il 16% della popolazione residente nelle 13 città di
maggiori dimensioni, dove tra il 2002 e il 2004 c'è stata una
media di 8.220 morti l'anno a causa della presenza in atmosfera
di polveri sottili, in particolare di PM10 in concentrazioni
superiori ai 20 microgrammi per metro cubo.

Questa gia' quasi-contraddice la notizia come riportata dai giornali: con solo il 16% della popolazione interessata, o le aree urbane hanno una mortalita' degna di un campo di concentramento a causa dell'inquinamento o non capisco come arriviamo al 20%.

Rimane la domanda: ma i giornalisti italiani, quando scrivono articoli d'argomento scientifico, hanno una qualche idea di quello che dicono o parlano a caso?

 

 

15 commenti (espandi tutti)

Il giochino è sempre lo stesso: si spara una notizia allarmistica, i
giornalisti (che non capiscono molto di scienze in generale) la
riportano sui giornali, i TG della sera la riprendono (ovviamente ad
ogni passaggio il noise aumenta, come si diceva in un commento a un
altro post), le fonti non vengono rese pubbliche, e se qualcuno prova a
porre dei dubbi, viene additato come subdolo servo delle
multinazionali, ignorante, disfattista, anti-scientifico.

Vogliamo fare un altro esempio? La storia della cocaina nell'aria di Roma e Taranto. I miei genitori, che vivono a Taranto, erano allarmatissimi. Non è stato semplice far capire loro che la coca costa un bel po', e non penso che qualcuno la sparga nell'aria, e sopratutto che concentrazioni così basse non possono far male ad alcuno. Ho poi anche parlato loro della cialtroneria di certe ricerche, e consigliato di andarsele a leggere direttamente. Il fatto è che, come sottolinei tu, non si trovano in giro (anche questa sulla coca non è on line), e questo è un problema più generale della ricerca italiana, come da tempo denuncia anche Boeri su LaVoce.

Non so, a me la storia delle morti per inquinamento ricorda quella delle famiglie che riducono l'acquisto di latte all'ultima settimana del mese, o del 25% dei bambini italiani che vivono sotto la soglia di povertà, o delle tonnellate (ripeto, TONNELLATE!!!) di coca nel Po.

Com'è che diceva Totò?

"Ma mi faccia il piacere..."

Ovvero: l'uso politico-ideologico dei teoremi".

http://www.homepages.ucl.ac.uk/~uctprsp/savingtheworld.htm

Quanto al resto: anch'io ci vedo un bel po' di allarmismo ingiustificato. Confesso anche che da "ggiovane" nato e pasciuto attorno a Milano sono un bel po' preoccupato. Non da queste ultime notizie in particolare, sia chiaro (anche se quella del "record mondiale" del PM 2.5 il suo bell'effetto lo fa): è il quadro complessivo che comincia a far paura. Le generazioni precedenti hanno goduto degli enormi progressi della scienza medica e della tecnologia, rimanendo in un ambiente "naturale e sano".  Ormai invece l'esposizione a fattori di rischio è continua e costante: cibi, aria, acqua... difficile pensare che non ci saranno effetti.

Tanto nel testo degli articoli che nella "sintesi" si parla di una stima del 9% di morti dovute alle polveri sottili nelle aree metropolitane: come da questo si giunga ad un 20% includendo le campagne è un mistero, come i criteri su cui si basa la stima.

Immagino che le dichiarazioni su cui si basa siano state completamente travisate, come accade di regola per altri argomenti scientifici su cui sono più ferrato.Incredibile la sintesi di 140 pagine che pare non dire nulla più di quanto riportato negli articoli.

P.S. non sarei così sicuro che l' inquinamento atmosferico nelle aree metropolitane sia peggio di qualche decennio fa, quando le macchine non erano catalizzate e a Milano si faceva siderurgia anzichè finanza.

"How to lie with statistics", era intitolato un vecchio libretto. I numeri che riporta il Corriere sono misteriosi. Dice "il 20% della mortalità è riconducibile a cause ambientali prevenibili". E qui sembra voler dire, come dice Michele, tutta la mortalita', includendo malattie, vecchiaia, eccetera. Poi pero' dice che

"lo smog uccide in media 8.220 persone l'anno nelle 13 maggiori città italiane, a causa dell'alta concentrazione di polveri sottili: il che equivale
al 9% della mortalità per gli over 30, incidenti stradali a parte."

Proviamo a fare un po' di conti. Se 8.220 morti sono il 9% della mortalita' non-stradale per gli over-30 (ops!, mi sorge il dubbio, il trattino ci va o non ci va?), allora la mortalita' non-stradale per gli over-30 e' di 91.300 unita'. Sul sito dell'ACI si scopre che nel 2005 sono morte 5.426 persone in incidenti stradali; questo implica che la mortalita' totale over-30 e' di circa 96.700 unita'. Sul sito dell'Istat si apprende che la popolazione under-30 rappresenta il 32,8% della popolazione residente in Italia; assumendo che il loro tasso di mortalita' sia un decimo di quello per gli over-30, si arriva ad una mortalita' totale di circa 100.000 persone. Il 20% di 100.000 e' 20.000 morti. Ovvero, 20.000 morti per cause ambientali prevenibili, secondo la prima affermazione riportata nel Corriere. Caspita, ma 20.000 morti sono circa quattro volte il numero di morti per incidenti stradali! Davvero un'emergenza nazionale. Ma come si arriva dagli 8.220 morti per smog nelle 13 maggiori citta' italiane ai 20.000 morti complessivi per cause ambientali in tutt'Italia? Evidentemente muore un sacco di gente fuori dalle 13 citta', ma non solo: evidentemente ci sono altre "cause ambientali" oltre allo smog. Quali saranno mai queste misteriose ulteriori cause ambientali?? Eureka: si vede che dopotutto aveva ragione il buon vecchio C.T., quando sosteneva che "ti uccidono con l'onda" (Grazie a Sandro per la citazione).

evidentemente ci sono altre "cause ambientali" oltre allo smog. Quali saranno mai queste misteriose ulteriori cause ambientali??

Non ricordo se negli articoli o negli abstract si parlava di zone da bonificare da amianto o simili.

12000 morti/anno di eternit!!! Finalmente capisco l'allarmismo sulle tettoie assassine!

oops, volevo dire 12000 - i morti di onde. cerco le statistiche di C.T.

Non ci siamo... Sempre il sito dell'Istat fa sapere che il numero di morti in Italia nel corso del 2005 e' stato piu' di mezzo milione. Questa cifra e' circa cinque volte quella che avevo stimato io qui sopra.

Se questo e' vero, allora i morti per cause ambientali sarebbero molti di piu': il 20% di 567.304 e' 113.461...

Popolo bue, ti uccidono con l'onda! 

Non ci siamo... Sempre il sito dell'Istat fa sapere che il numero di morti in Italia nel corso del 2005 e' stato piu' di mezzo milione. Questa cifra e' circa cinque volte quella che avevo stimato io qui sopra.

Se questo e' vero, allora i morti per cause ambientali sarebbero molti di piu': il 20% di 567.304 e' 113.461...

Popolo bue, ti uccidono con l'onda! 

Ehi, come si dice, e' la vita stessa a essere pericolosa: sinora, nessuno ne e' mai scampato vivo. 

Nel documentarmi in un forum ho trovato questa:

C.T.

Mi sa che hai sbagliato un po' i conti.

Il dato del 9% è riferito alla mortalità nelle 13 maggiori città italiane, dove vive circa il 16% della popolazione.

Assumendo una distribuzione uniforme dei morti per incidente, la quota corrispondente è circa 868, il totale (nelle 13 città) va a 94933 (sempre con mortalità degli under 30 al 10% e nessun morto per inquinamento tra questi), ed il 20% fa 18986, quasi 22 volte gli incidenti stradali! Ancora più demenziale.

Un terzo del territorio nazionale a rischio desertificazione, così titola La Repubblica per informarci di uno dei tanti preparativi d'assalto alla diligenza Finanziaria 2008. Questa volta i banditi sono quelli della Coldiretti, alla caccia di sussidi per irrigare i loro inefficienti campi che sarebbe meglio lasciare all'erba selvatica - e possibilmente all'acquisto e cura di chi in campagna vorrebbe viverci perchè amante dell'ambiente per davvero, invece che dei sussidi di Bruxelles.

Alle urla dei briganti s'associa il coro di sostegno dei politicanti, complici e non, cominciando dal signor Napolitano Giorgio ["Va garantita una crescita sostenibile" ...] che da quando è diventato Presidente non smette di parlare dicendo buonismi insensati su tutto e tutti, seguito dal solito Bertinotti e - come potrebbe mancare oggi? - il ministro Pecoraro, il quale esplicitamente chiede soldi. Avendone spesi per le bicliclette, si sarà detto, meglio invocare qualche altro miliardo da buttar via nel nome dell'anti-desertificazione, sennò le mie clientele elettorali come me le alimento? E le elezioni, si sa, son sempre dietro all'angolo ...

P.S. Un terzo del territorio a rischio desertificazione dev'essere il "numero politico di riferimento" fra queste ONG dai nomi improbabili che oggi hanno la loro giornata al sole (non si seccheranno, comunque, grazie ai lauti contributi pubblici che ricevono per la loro opera encomiabile ...). Risulta che anche in Spagna il 30% del territorio è esposto al medesimo rischio. Unica consolazione? L'articolo de El Pais è sostanzialmente più informativo e professionale di quello di Repubblica ed i politici straparlano infinitamente meno. El Rey Juan Carlos, per esempio , sembra stare saggiamente zitto: GN, che da sempre vuol fare l'aristocratico, forse potrebbe imparare qualcosa ... ma non ci conto. Che sia anche per questo che la Spagna gode di una condizione di finanza pubblica leggermente migliore dell'italiana?

Documentare l'uso politico-populistico della scienza da parte dei governanti
italiani di ogni ordine e grado sta
diventando più di un passatempo e rivela una realtà più grave
di quanto pensassi inizialmente. Leggendo i giornali, anche a casaccio come
nelle ultime tre settimane, trovo ad ogni pie' sospinto un caso più incredibile
dell'altro. Comincio a pensare che quando Franco Battaglia mi parlò
dell'associazione Galileo 2001 - che io snobbai pensando si stessero facendo
prendere da un misto d'altergia e purismo scientifico - aveva ragione lui e torto io. Uno dei sintomi del
declino sembra essere, come molti vanno notando da tempo, la progressiva
"ignorantizzazione" (mi si perdoni il neologismo ma "disapprendere" richiede d'aver prima appreso, ed altro verbo utile non lo trovo) sia relativa che assoluta del popolo italiano.

Ha ragione
Alberto Lusiani ad insistere che, quando guardiamo ai risultati ufficiali di
test ed esami, sembra essere il Centro-Sud - dall'asse Roma-L'Aquila in giù - a
"ignorantizzarsi" maggiormente in relazione al resto del mondo. L'impressione mia, suffragata non da dati sistematici ma da dozzine d'osservazioni,
e che anche nel Centro-Nord le cose non vadano poi tanto bene. Il dato più
macroscopico, già evidenziato da svariate
persone, viene fornito da quotidiani e settimanali che vengono scritti per la
maggior parte nel Centro-Nord e le cui manifestazioni d'ignoranza si fanno
sempre più frequenti (tanto per non andare lontano, si veda il patetico pezzo del Corriere di oggi su Rato che lascia il FMI). Questo è vero anche solo in rapporto alla media dei
giornali dell'Europa continentale e tralasciando i soliti, inavvicinabili, NYT, WSJ, FT e The Economist. Basta confrontare per un po' di giorni le prime
pagine on line di Corriere-Repubblica-Stampa con quelle di El Pais-Le
Monde
per capire cosa intendo. Mi chiedo, e domando, se in una
delle tante facoltà di giornalismo o comunicazioni di massa che son sorte come
funghi in Italia qualcuno non si sia occupato sistematicamente della questione.
Sarebbe interessante conoscere un po' meglio le cause e gli effetti di questa "ignorantizzazione"
(e tre: basta con le virgolette, non e più "neo") generalizzata che,
seppur procedendo a velocità diverse, mi sembra coinvolgere l'intero paese.

Il dibattito sui
notai, per esempio, a me è risultato interessante soprattutto per questo: per
l'abbondante evidenza che ci ha fornito non solo della diffusa povertà
linguistica, ma anche e soprattutto delle scarse conoscenze "tecniche" di una
fetta rappresentativa delle elites italiane. Se le elites altamente qualificate
(o quanto meno, autoproclamatosi tali) sono così - ossia violano frequentemente
le più banali regole della logica
elementare, saltano a pie' pari fatti e dati quando questi contraddicono le
loro credenze rivelate, non sanno come usare strumenti statistici e,
soprattutto, non sembrano essere familiari con nessun ramo della conoscenza
altro dalla legislazione italiana di loro stretta competenza - non voglio
pensare a cosa siano i loro impiegati, faccendieri, corrieri, adetti alle
pulizie, autisti ...

Lasciamo stare i
notai visto che il dibattito infuria e (per ora) il tempo ancora manca. Ci
ritornerò - oh se ci ritornerò -
quando la minore scarsità di tempo li renderà
vantaggiosamente abbordabili. Mi limito, fra la mezza dozzina collezionata
sui scarsi giornali che ho potuto leggere durante il mese di Giugno, alle
seguenti due notizie. La prima l'ho selezionata non perchè più
sorprendente delle altre, ma perchè
relativa a Venezia ed all'operato d'una giunta guidata da un notevole intellettuale italiano e non da un politicante
qualunque. Notevole intellettuale che non solo scrive di filosofia ma che, per quanto mi è dato ricordare, s'interessava di cose
scientifiche ed economiche e sembrava avere, ai tempi in cui lo frequentavo,
una spiccata avversione per le chiacchere da bar e le ciacole da campo. Cosa
sia cambiato non so, ma qualcosa dev'essere cambiato.

Il Corriere del Veneto di Venerdi 8 Giugno riporta, a pagina 13, che il
Comune di Venezia ha deciso di indagare sugli effetti di elettrodotti ed
antenne sulla salute dei cittadini. L'intero articolo ha dell'incredibile.
Riporto le parti principali, iniziando da titolo e sottotitolo

"Elettrodotti e antenne, il Comune indaga sulla
salute dei cittadini"
Due
anni di lavoro nel pieno delle proteste dei Comitati.

 

Scoprire se c'è
una correlazione tra alcune malattie e campi elettromagnetici nel territorio
veneziano [...] Ca' Farsetti continua la sua battaglia sulle antenne e dopo il
piano delle installazioni, che ha bocciato ben 118 antenne e che è tuttora al
vaglio delle municipalità [...] e le campagne informative con i totem sul
territorio, ieri la giunta ha stanziato 175mila euro per dare il via ad
un'indagine epidemiologica sugli effetti dei campi elettromagnetici.
Ventiquattro mesi di lavoro a sei mani, tra Dipartimento di Prevenzione,
Universita di Padova e Istituto Superiore di Sanita, finanziato dal Comune di
Venezia. [...]

Vogliono indagare
antenne ed elettrodotti, anche se interrati ...
L'articolo
ovviamente dà per scontatato che la correlazione fra tali campi
elettromagnetici e varie malattie (tutte rigorosamente non specificate, non so
se mi spiego ...) ci sia. Tale relazione causale viene ugualmente data per
provata da tutti gli intervistati: al giornalista non è nemmeno passato per
l'anticamera del cervello di provare a verificare se, fatte salve le proteste
dei famosi "comitati", vi sia una qualche altra ragione obiettiva per impedire
che nell'area del Comune di Venezia s'installino ripetitori cellulari, antenne
ed altri malefici generatori di "campi elettromagnetici" ... Tra gli esperti
intervistati noto, con falsa sorpresa e malevolo ghigno che gli antichi alunni del
Liceo Giordano Bruno di trent'anni orsono sapranno certo interpretare, l'assessore all'Ambiente Pierantonio Belcaro
che dichiara, fiero dell'opera propria,

"Si puo'
tranquillamente dire che siamo uno dei comuni più all'avanguardia sul tema
dell'elettrosmog; questa èun' ulteriore risposta alle sollecitazioni del
consiglio comunale e dei comitati di cittadini."

Serve forse
commentare? Capisco il populismo, capisco volersi far rieleggere una volta
ancora, capisco il dover cedere alla cosidetta "volontà popolare", ma se il
"popolo" (-ino) sobillato dai Bettin(s) e Casarin(s) di turno chiederà un
giorno il rogo per gli stregoni-industriali che "ci uccidono con l'onda" che
farete? Finanzierete con fondi comunali la "pirola parola" in campo
Santa Margherita, dietro alla Casa del Boia?

La seconda notizia è invece solo di ieri, ed anche questa non ha bisogno di commenti. Il Corriere ci informa che il 90% (novanta per cento!) dei cantieri aperti sul territorio nazionale per un'opera pubblica o l'altra (dalle centrali elettriche alle discariche, dalle strade alle autostrade alle ferrovie) incontra opposizione "popolare" dovuta a ragioni "ambientali", ossia perchè farebbero male a qualcuno, rovinerebbero l'ambiente o le due cose assieme. Anche qui uno stillicidio continuo, con finti scienziati ed ecologi a spiegare che tutto fa danno, tutto distrugge, tutto va bloccato nel nome della grande civiltà italica. E la classe politica che ci marcia, senza la capacità ed il coraggio per governare, né la dignità d'andarsene.

L'ignorantizzazione di massa, quella sì che fa danni seri, altro che l'onda.

 

Ha ragione
Alberto Lusiani ad insistere che, quando guardiamo ai risultati
ufficiali di
test ed esami, sembra essere il Centro-Sud - dall'asse Roma-L'Aquila in
giù - a
"ignorantizzarsi" maggiormente in relazione al resto del mondo.
L'impressione mia, suffragata non da dati sistematici ma da dozzine
d'osservazioni,
e che anche nel Centro-Nord le cose non vadano poi tanto bene.

Concordo assolutamente, condivido personalmente impressione che anche il Centro Nord italiano abbia un serio deficit sia di alfabetizzazione sia di conoscenza diffusa, sia scientifica che logica, rispetto agli altri paesi OCSE. Ma i due dati non sono in contraddizione. I dati dell'indagine PISA mostrano che il livello medio dei diplomati di liceo del nord-est e del nord-ovest e' simile a quello dei diplomati di Francia e Svezia. Questo dato non si puo' estendere al resto della popolazione per vari motivi. Innanzitutto i diplomati italiani sono una frazione piu' piccola sia complessivamente ma anche nelle coorti di eta' recenti rispetto al centro-nord Europa. Poi i dati PISA si riferiscono ai diplomati degli ultimi anni. Se confrontassimo un 50enne italiano con un 50 francese, senza selezionarlo per titolo di studio, mi aspetto che il livello medio italiano risulti nettamente inferiore. Un dato che spesso riemerge e' cheil 30% degli elettori italiani non possiede nemmeno la licenza elementare. Questo 30% corrispodera' probabilmente all'1% in Olanda e al 5% in Francia, andando ad indovinare.

L'Italia ha un ritardo di alfabetizzazione di 300 anni rispetto all'Olanda, come ha giustamente affermato Tullio De Mauro, e di secoli o decenni rispetto al resto d'Europa. Non abbiamo ancora recuperato questo deficit storico, se non tra i diplomati del nord-est e nord-ovest (e forse Toscana Marche e Umbria, ma da verificare) e comunque non abbiamo ancora raggiunto nemmeno nel nord-est e nord-ovest la diffusione dell'istruzione superiore che esiste da tempo nei paesi piu' progrediti.

C'e' poi un secondo deficit tipicamente italiano, che e' evidente a livello nazionale ma ritengo esista ben statisticamente significativo anche a Nord, che e' la prevalenza delle humanities sulle scienze, cioe' legge, giurisprudenza e simili, rispetto a scienze e ingegneria. La frazione degli italiani che fanno o si laureano in discipline scientifiche e' circa la meta' rispetto ai progrediti paesi centro-nord-europei. Il deficit di alfabetizzazione e di propensione alla scienza sono probabilmente correlati in vario modo. Per concludere, la struttura economica e politica del Paese di fatto disincentiva le carriere basate sulle conoscenze tecnico-scientifiche, favorendo invece le carriere basate su abilita' relazionali, di intrattenimento, o giuridiche, favorendo quindi il perpetuarsi dei ritardi rispetto ai paesi piu' progrediti di noi.

Riguardo l'elettrosmog, ritengo si tratti piu' di consenso elettorale che di fatti documentati. Tuttavia credo che in tutti i paesi, anche quelli progrediti, almeno per un principio di precauzione si cerca di minimizzare l'esposizione di tutti e specialmente di bambini e malati. E' ovvio che in Italia siamo piu' bravi e quindi della materia ne facciamo una tragicommedia.

Alberto, hai dati precisi?, mi sembra che anche qui in UK la situazione sia simile

Dati attendibili sui confronti internazionali si trovano su TIMMS e PISA . Un estratto:

Matematica (8-9 anni di scuola, 2003)

605 Singapore
504 USA
498 Scotland
498 England
484 Italy
411 Iran

Scienza (8-9 anni di scuola, 2003)

578 Singapore
544 England
527 USA
512 Scotland
491 Italy
453 Iran

Pisa 2003 "problem solving", a 15 anni di eta':
(qui tra i paesi OECD l'Italia supera solo Messico e Turchia)

548 Finlandia
477 USA
469 Italy
n.c. UK (per qualche motivo non hanno il risultato)
408 Turchia

Quindi l'Inghilterra non se la passa bene in matematica, ma va meglio in scienze. Come vedi l'Italia rimane indietro.

Per finire riporto dalle considerazioni finali di Mario Draghi:

Il deficit di istruzione resta preoccupante, per il ritardo con cui si è dato avvio in Italia alla scolarizzazione di massa e per le più sfavorevoli dinamiche demografiche. Nonostante i significativi progressi conseguiti nell'innalzare il livello di istruzione dei più giovani, nel 2005 la quota di diplomati nella fascia di età tra i 25 e i 64 anni era solo del 37,5 per cento, un valore inferiore di quasi otto punti alla media dei paesi dell'OCSE. Ancora più elevato era il differenziale nella quota di laureati, che in Italia raggiungeva appena il 12 per cento, la metà della media dei paesi dell'OCSE. Dato il più rapido invecchiamento demografico, l'incidenza dei giovani sul totale della popolazione è tra le più basse nel confronto internazionale. Ne discende che i progressi conseguiti dalle nuove generazioni hanno un limitato impatto sui livelli medi di istruzione della popolazione.

Troppi adolescenti non frequentano tuttora la scuola e quelli che lo fanno mostrano maggiori difficoltà nell'apprendere rispetto ai loro coetanei europei: nel 2004 solo 76 ragazzi su 100 conseguivano il diploma, un valore tra i più bassi nel confronto con i paesi avanzati. Secondo le periodiche rilevazioni dell'OCSE gli studenti italiani alla fine della scuola dell'obbligo si collocano agli ultimi posti nell'apprendimento della matematica, avendo accumulato un ritardo pari a un anno; risultato forse non sorprendente, considerando la caduta del numero di studenti nei corsi di laurea in matematica e fisica. Anche nelle altre discipline i risultati appaiono poco confortanti: nella capacità di comprensione di un testo, la quota di studenti con risultati insufficienti si colloca in Italia su livelli nettamente superiori alla media dei paesi europei.

A risultati medi insoddisfacenti si aggiungono ampi divari territoriali a svantaggio degli studenti delle regioni meridionali e un'elevata variabilità tra istituti scolastici. La dispersione dei risultati dell'apprendimento dei quindicenni è tra le più elevate dei paesi OCSE.

Pur in presenza di una scuola pubblica, il grado di istruzione e il reddito delle famiglie di rovenienza rimangono determinanti: se la qualità delle scuole è differenziata e non vi è trasparenza nformativa solo genitori "istruiti" sapranno guidare i propri figli verso le classi e i professori migliori.

Questa e' la realta'. Purtroppo in Italia non viene percepita, nemmeno dalle classi dirigenti, nemmeno dai professori universitari, quasi tutti pensano che altrove sono piu' ignoranti, mentre da ogni confronto internazionale risulta che noi siamo superati da quasi tutti i paesi industrializzati.

Che lo smog non ha mai fatto bene alla salute mi sembra ovvio, ma quello che mangiamo fa bene? E quello che beviamo?.

Ho quasi l'impressione che si voglia nascondere qualcosa un qualcosa che sfugge ad ogni investigazione.

Quali inconfessabili interessi si celano dietro questi allarmi?

Potremmo ritornare al medio evo ma mi dicono che non è più possibile.

Gli attori del medio evo hanno già recitato la loro parte e ora tocca a noi attori dell'età moderna  recitare la nostra parte.

E per questo motivo ci hanno dato il "nostro" tempo.. la "nostra" mente (forse) se non ce la siamo già venduta al mercato delle occasioni perse.

Cari ragazzi/e d'oltreoceano buona recita. Questo augurio ve lo fà il mio amico Artigiano Filosofo che vive in un paesino montano a nord della provincia di Vicenza  regione Veneto Nazione Italia. Ma che è molto seguìto anche da alcuni manager  Europei e Americani di tanto in in tanto vanno a trovarlo (un anno fa aveva previsto il problema dei mutui subprime).

Ma questa è un'altra storia lui vive tranquillo in una casa essenziale a lui non interessano gli avvenimenti mondani.

Per lui l'unica cosa certa è che non ci sono certezze. ciao

Legnogrezzo 

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