Allegri lavoratori, le morti bianche sono in declino

1 giugno 2007 andrea moro
Circa un mese fa discutemmo fra redattori dell'attenzione particolare data in quel periodo alle morti sul lavoro, le cosiddette "morti bianche", e di quali fossero le cause dell'abitudine di quotidiani e riviste d'inseguire particolari tematiche stagionali, per poi abbandonarle. Giriamo la domanda ai nostri intelligenti lettori. Noi offriamo i dati, raccolti da news.google.it.

Abbiamo messo a lavorare i nostri schiavetti (informatici), che ogni giorno raccolgono da news.google.it il numero di articoli pubblicati la settimana precedente contenenti la frase esatta "morti
bianche"
generando automaticamente la seguente immagine:

risultati news.google.it per 'morti bianche'

Invitiamo i lettori a segnalarci altre emergenti mode giornalistiche per aggiungerle al codice di raccolta dati. Ne segnaleremo in seguito i risultati.

Lasciamo a voi l'onere, e l'onore, di discutere le cause e le implicazioni di tali fenomeni.

12 commenti (espandi tutti)

Il numero di articoli nel circo mediatico italiano dipende a mio parere da due fattori primari le cui influenze interferiscono:

1) tra le tante notizie di carattere aneddotico disponibili alcune vengono ritenute, spesso a ragione (perche' conoscono i loro polli), piu' adatte a sollecitare l'interesse dei lettori, e piu' utili quindi, opportunamente trattate, a veicolare la linea politica espressa del mezzo di comunicazione a disposizione, linea politica che in maniera dichiarata o dissimulata in vario modo e intensita' risponde comunque sempre praticamente solo agli interessi dei proprietari, perche' come ha scritto Montanelli, questa e' la tradizione storica del Belpaese (intellettuali a servizio del principe), sia perche' l'interesse del lettore in Italia e' debole o inesistente sia per il basso numero di lettori sia per il fatto che accettano tutto, e comunque preferiscono maggioritariamente la Gazzetta dello Sport.

2) una volta che un fatto aneddotico viene approfondito da un mezzo di comunicazione importante, si crea un effetto di risonanza, una moda, che costringe anche gli altri mezzi ad approfondire lo stesso argomento, non tanto per sviscerarlo, ma per veicolare la propria propaganda e per contrastare quella degli avversari. I proprietari o meglio le confranternite con maggiori mezzi propongono gli stessi fatti su una molteplicita' di testate (esempio Rai1,Rai3,Corriere,Stampa,Repubblica, oppure Rai2,Canale5,Rete4,Italia1,Giornale,Libero) e questo tende a costringere tutti gli altri partecipanti al circo a prendere la loro posizione sui medesimi fatti.

Se il mio modello e' corretto mi aspetto che i dati sulle notizie pubblicate dal circo mediatico italiano abbiano queste caratteristiche:

1) debole correlazione con la realta' per tutti gli aspetti che non hanno un impatto cosi' devastante da non poter essere ignorato. Per le morti bianche, mi aspetto che la correlazione con la realta' sia pressoche' inesistente, perche' non si tratta di un fenomeno di massa che colpisce la maggioranza, e manca nel vasto pubblico la percezione dell'importanza di questo dato statistico, e soprattutto riguardo al doveroso confronto tra la situazione dell'Italia e quella degli altri paesi per es. OCSE.

2) andamento ondulatorio della frequenza di citazione su molti argomenti, scorrelato con la realta', dovuto a fenomeni di auto-alimentazione, saturazione, e conseguente disgusto/ disinteresse dovuto anche al fatto che la sovraesposizione di alcuni temi si risolve in sterili contrapposizioni ideologiche piuttosto che che in un reale approfondimento e in un confronto costruttivo di idee diverse.

3) andamento sostanzialmente correlato con la realta' solo per i fatti di impatto devastante o comunque importante e diffuso per il vasto pubblico. La correlazione con la realta' mi sembra difficilmente evitabile per i fatti con
impatto devastante o comunque diffuso, come l'11 settembre, il
rapimento Moro, la criminalita' diffusa, la raccolta delle immondizie
in Campania (almeno dove la puzza arriva).

Riguardo alla deriva di lungo periodo, che forse e' quanto piu' interessa a chi ha iniziato la discussione, le mie "predizioni" sono piu' difficili. Per le morti bianche mi aspetto assenza di correlazione sul breve periodo. Sul lungo periodo mi aspetto una correlazione ma molto debole dovuta alla variazione della disponibilita' di fatti aneddotici, e alla distribuzione politica della proprieta' dei maggiori mezzi di comunicazione, dove il secondo fenomeno puo' anche essere piu' determinante del primo.

Per le morti bianche mi risulta che vi sia un calo moderato, pur rimanendo l'Italia ai vertici OCSE di questo spiacevole fenomeno. Personalmente non ritengo che il calo del numero assoluto dovrebbe determinare un calo dell'attenzione dei mezzi di comunicazione (a meno che gli incidenti non siano sostanzialmente azzerati) ritengo invece che l'attenzione dei mezzi dovrebbe essere proporzionale a quanto peggio fa in questo ambito l'Italia rispetto ai paesi piu' confrontabili, a partire da Francia, Germania e UK. Non ho dati precisi ma credo che l'attenzione dovrebbe essere costante o crescente, per questo ultimo parametro.

Come puoi notare da quanto segue, ai nostri lettori pensiamo sempre ... in anticipo

Notizie su emergenza rifiuti campania

Come puoi notare da quanto segue, ai nostri lettori pensiamo sempre ... in anticipo

Complimenti! Se il numero delle notizie e' proporzionale all'inquinamento olfattivo ci potremmo aspettare anche delle variazioni di tipo stagionale legate alla temperatura media, sarebbe interessante raccogliere diligentemente i dati.

Metti questa pagina in bookmark e torna fra 3-4 mesi... il grafico viene aggiornato automaticamente ogni giorno

 

Io sarei curioso dell'andamento delle notizie sul bullismo nelle scuole (che a mio parere c'è sempre stato, e su cui tutti abbiamo mille racconti, probabilmente...). E poi l'altra notizia che ogni tanto viene fuori sono i morti per camorra a Napoli, anche quando sono inferiori al numero di omicidi della provincia di Milano.

L'altra cosa che si potrebbe vedere è legata a una osservazione fatta da Christian Rocca del Foglio a proposito degli articoli dei giornali italiani sugli Stati Uniti: Rocca dice che le sedi centrali chiedono ai loro inviati non di raccontare fatti che vedono in giro, ma magari di riprendere una storia interessante pubblicata dal NYT o dal WSJ. La conclusione è che spesso gli articoli sono semplici copia-incolla da quei giornali. Come si potrebbe controllare se questa affermazione è vera?

Non credo serva controllare, e' vera. Perche' lo dico tanto perentoriamente? Perche', vivendo qui da 24 anni e non avendo smesso la cattiva abitudine di spulciare una valanga di quotidiani tutti i giorni, "so" da lungo tempo che e' vera.

Con le dovute eccezioni, ovviamente, nel senso che ogni tanto qualche inviato speciale o qualche corrispondente italiano negli USA fa il proprio lavoro e scrive un servizio originale. Ma la media giornaliera consiste nell'attivita' che tu descrivi. E non vale solo per i quotidiani, vale anche per i settimanali e la radio. Per quest'ultima (che io non ascolto ma mia moglie invece sì) potete considerare la mia una pura illazione basata su un campione familiare di dimensione uno, che ora descrivo.

La mia consorte, dicevo, ama la radio. Ignoro se le venga da adolescenziali passioni finardiane o, più prosaicamente, da un'eredità familiare visto che il di lei padre ha una radio in ogni stanza della casa e non vive in un bilocale. Ad ogni buon conto, mia moglie ascolta la radio, tutti i tipi di radio ma soprattutto quelli dove chiaccherano, raccontano, discutono, straparlano ... il tutto, come potete immaginare, con mio grande sollaccio. Grazie ad internet, da qualche anno s'ascolta pure le radio nazionali, specialmente al mattino facendo colazione o prima d'uscire di casa mentre io ancora dormo. Tempo fa mi raccontò la seguente sequenza d'eventi, che avevo scordato ed ora mi rinviene.

Sembra che il medesimo Luca Sofri di cui si parla altrove in questo sito, conduca un programma radiofonico pomeridiano (inferenza della mia signora, visto che lei lo ascolta in diretta durante le nostre mattine) di circa mezz'ora su RAI2. Tralasciamo il giudizio della mia signora sulle qualità sia del programma che del conduttore, che ci porterebbero fuori tema. Si dà il caso che alcuni mesi fa il suddetto cominci a trasmettere de NY City dove, annuncia, è stato "inviato" per una o due settimane. Inviato "speciale", inferisco io, visto che non credo sia ivi in pianta stabile. La cosa non sorprende l'ascoltatrice, in quanto ha questa notato da tempo come il giornalista LS - nonostante il suo sinistrismo che oggi sappiamo averlo reso nuovo leader del nascituro Democratico Partito - sembra avere, come tutti i sinistri italiani che si rispettino, una passione sfrenata per La Merica, che non conosce per nulla ma non importa: lui, e VW, sanno che sotto sotto è ancora quella di JFK e di MLKJr (noi che ci viviamo, invece, speriamo vivamente di no ...).

La fedele auditrice in questione, oltre ad essere tale, risulta anche essere lettrice, ed ancor più fedele, del NY Times, oltre che di altri svariati pastrocchi riportanti notizie del giorno. Si rende quindi conto, ed abbastanza rapidamente, che la trasmissione del signor LS consiste nel raccontare, in modo sommario e ad usum delphini, le notizie apparse il giorno medesimo sul NY Times o, in qualche rarissima occasione, il Washington Post o similia. La cosa la irrita per due ragioni, una del tutto personale e l'altra meno. La personale consiste nel fatto che l'audizione del programma radio interferisce ora con la lettura del quotidiano, cosa che la signora non gradisce perchè a lei piacciono le notizie nuove, quelle rimestate non la soddisfano. La seconda ragione arriva in un pis pas.

La cocciuta ascoltatrice, invece di cambiar canale o spegnere la radio come avrebbe fatto il di lei consorte, continua testardamente ad ascoltare notizie che già conosce, perdippiù rimestate e mal tradotte, per tutto il periodo di special presenza del signor LS in qualche hotel (senz'ombra di dubbio pauperrimo) dell'isola di Manhattan. Alla fine dell'inusitato periodo di sofferenza auricolare l'ascoltatrice medesima, evidentemente in preda ad una forma tanto acuta quanto rara di patriottismo, decide di compiere un gesto a lei del tutto inusuale. Ossia di scrivere al suddetto giornalista facendogli osservare che non v'era alcun bisogno d'andare a NY per leggere il Times o il Post, visto che sono in rete tutti i giorni, e pure gratis. La stessa trasmissione, quindi, avrebbe potuto tranquillamente esser prodotta a Roma, o in qualsiasi altro borgo del Bel Paese dove egli risieda, con grande risparmio di costi aziendali. Ed essendo la RAI un carrozzone sussidiato dalle nostre tasse, inferiva la scazzata auditrice, si sarebbero così risparmiati un paio di euro alla di lei famiglia d'origine, che tasse ed abbondanti nel Bel Paese versa. 

Tutto questo è solo un prolegomeno, perchè la parte divertente viene con la risposta del nostro speciale inviato. Il quale risponde via email - già qui mi sorprendo: devono scrivergli in pochi - non nascondendo d'esser alquanto irritato e financo offeso dalle accuse di sperpero che la sua fedele-ma-non-troppo auditrice gli rivolge. Ma la piece de resistance è altra: perchè la tanto alacre ascoltatrice non scrive analoghe lettere di protesta ai ben altri raccomandati RAI-TV che di denari pubblici ne sprecano dieci volte tanti con le LORO trasferte, speciali e specialissime? Lui al confronto di tali spendaccioni sembra un sanfrancescod'assisi, un pauperista-calvinista, il simbolo della morigeratezza. Insomma, perchè diavolo se la prende lei con lui, cara signora, che gli altri son ben peggio?

E qui viene la morale.

Nell'ultima frase dice il vero, e per una volta senza tradurlo dal NY Times: quasi tutto gli altri colleghi suoi sono molto peggio.

 

Se è per quello dice il vero anche  Mastella quando dice che certi favori che lui fa apertamente gran parte dei colleghi li fa di nascosto; quello di accettarlo come attenuante è un vizio che dobbiamo perdere.

L'altra cosa che si potrebbe vedere è legata a una osservazione fatta
da Christian Rocca del Foglio a proposito degli articoli dei giornali
italiani sugli Stati Uniti: Rocca dice che le sedi centrali chiedono ai
loro inviati non di raccontare fatti che vedono in giro, ma magari di
riprendere una storia interessante pubblicata dal NYT o dal WSJ.

Ah, ma allora e' una questione di policy, non di semplice cialtroneria dell'inviato! Era da parecchi anni che mi interrogavo sulle ragioni di questo curioso fenomeno. A volte la cosa e' piuttosto trasparente e anche ammessa, come notavo qui ('i giornali "seri" italiani ormai sono ridotti a riciclare in ritardo il contenuto dei tabloid').

Devo dire che la cosa, in qualche misura, implica anche pubblicazioni straniere. Ad esempio, per le riviste un tipico percorso e': paper accademico -> articolo su Foreign Affairs -> articolo su Economist -> articolo su Newsweek/Time -> articolo su L'Espresso/Panorama. A ogni passo di riscrittura / semplificazione / dumbing down il rapporto segnale/rumore peggiora. Siccome le pubblicazioni italiane sono sempre all'ultimo stadio della catena alimentare, il risultato e' appunto quel che esce dall' - uhm - orifizio terminale della medesima.

Mi chiedo se il fenomeno del copy-paste sia anche self-enforcing, per esempio: Repubblica scrive che Andreotti è un mafioso ---> l'inviato nel NYT lo legge, e scrive che in Italia credono che Andreotti sia mafioso ---> Repubblica riporta che il NYT scrive che Andreotti è mafioso ---> i lettori pensano che Andreotti sia mafioso ("se lo dice anche il NYT..."). Ovviamente, anche qui a ogni passaggio il rapporto segnale/rumore aumenta.

A proposito, ma anche i giornalisti USA copiano le notizie sull'Italia dai giornali nostrani?

No, ma sembrano interpretare gli eventi sulla base di quanto apprendono parlando soprattutto con i giornalisti nostrani.

Dev'essere un vizio professionale: si consigliano fra di loro, escono fra di loro, si capiscono fra di loro, si sposano fra di loro, cenano fra di loro, e si raccontano notizie e verita' fra di loro. Noi facciamo gli spettatori del, o al piu' le comparse nel, mondo che i giornalisti creano e poi ci raccontano. Sapessero almeno scrivere un italiano originale ed elegante ed avessero la fantasia di un Hemingway, ne varrebbe la pena ... ma così?

 

Magari si limitassero a copiare gli articoli del NYT e WSJ. Il problema e' quando riportano notizie di tipo semi-scandalistico che qui non passano neanche per il New York Post. Esempi ce ne sono a bizzeffe, una volta mi ero anche messo a raccoglierne un po' per divertirmi a fare un articolo, poi mi sono stancato. Ecco un esempio a caso dal corriere di oggi: Bimbo di 18 mesi muore in una lavastoviglie. Vogliamo cercarla questa notizia sul New York Times? Non c'e' proprio. Esempi simili ce ne sono ogni giorno. Davvero non c'era niente di meglio oggi dagli USA?

Giusto per riportare qualche dato ufficiale, nel recente rapporto Society at a Glance
pubblicato dalla OECD, c'è un capitolo sugli incidenti sul lavoro. Usando dati del 2003, l'Italia risulta nona per numero di incidenti fatali medi (5.6 ogni 100,000
lavoratori), ben sotto USA, Canada, Austria e Spagna. Inoltre, è settima per numero di incidenti non fatali (3,267 ogni
100,000 lavoratori), con davanti paesi come Francia, Spagna e Germania.
Tra il 1995 e il 2003, il numero di incidenti non-fatali ogni 100,000
lavoratori è sceso da 4,193 a 3,267, una riduzione di circa il 25%, che
è degna di nota in termini assoluti, ma comunque meno marcata che in
altri paesi (Grecia, Belgio, USA e Australia hanno avuto riduzioni
attorno al 40%).

Certo, non c'è niente di cui andare fieri (meno incidenti sul lavoro ci sono, meglio è), ma non mi sembra una catastrofe.

Inizia una nuova discussione

Login o registrati per inviare commenti