Ancora sul Monitoraggio delle Assenze

11 ottobre 2009 giulio zanella

Torno brevemente, per completezza di informazione, sul monitoraggio delle assenze dei dipendenti pubblici, e in particolare sul campione utilizzato dal Ministero per la Pubblica Amministrazione (MPA).

Lo scopo del post non è quello di rilanciare la polemica -- i termini della questione sono ormai molto chiari e non c'è bisogno di aggiungere altro -- ma completare l'informazione e riprendere alcuni spunti interessanti dai commenti al post dei redattori.

Ho riassunto nella figura qui sotto le serie mensili del numero di amministrazioni e numero di dipendenti monitorati, e le corrispondenti variazioni delle assenze rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. La fonte dei dati è il MPA, che pubblica mensilmente la sintesi delle rilevazioni.

La serie rossa traccia la dimensione del campione, che come sappiamo consiste da un anno a questa parte di circa la metà del personale pubblico. Il numero accanto a ogni triangolo è il numero di amministrazioni monitorate ad una certa data. La serie azzurra traccia la corrispondente variazione registrata nella assenze per malattia (retribuite e non).

La riga verticale tratteggiata rappresenta il primo compleanno, diciamo così, delle nuove norme di contrasto dell'assenteismo. Poiché le variazioni sono misurate sul mese precedente, quello che ci si aspetta è che le assenze si riducano a sinistra della riga e smettano di ridursi alla sua destra: dopo l'iniziale riduzione seguita all'introduzione delle norme, il ciclo delle assenze riprende a un livello più basso e quindi passato l'anno non dovrebbero più esserci variazioni di rilievo se le norme hanno indotto cambiamenti permanenti. A me la figura rivela quattro fatti degni di nota.

 

serie monitoraggio MPA

 

(1) Il campione varia nel tempo in maniera non sistematica. Questo riflette la natura volontaria della rilevazione: le amministrazioni possono entrare e uscire a piacere.

(2) Il processo di entrata e uscita che si inferisce dalle serie è curioso. Tra agosto 2008 a settembre 2008 il flusso netto è di circa 160 amministrazioni in uscita mentre i dipendenti monitorati aumentano di 700mila unità, ossia raddoppiano. Quindi, con molta probabilità, devono essere uscite molte amministrazioni piccole e devono essere entrate poche grandi amministrazioni. Al contrario, tra dicembre 2008 e luglio 2009 il numero di amministrazioni partecipanti è più che triplicato ma il numero di dipendenti monitorato è rimasto pressoché costante (anzi si è lievemente ridotto). Questo implica che, con molta probabilità, in questo periodo sono uscite poche grandi amministrazioni e sono entrate moltissime amministrazioni piccole. La persistenza della riduzione delle assenze rilevata nonostante questo non trascurabile processo di turnover potrebbe far concludere a qualcuno che il risultato è robusto. Tuttavia il turnover è volontario, e questo resta un problema.

(3) Il valore algebrico della variazione delle assenze registrate tende a muoversi nella stessa direzione del numero di dipendenti monitorati. Cioé: aumenta (minore riduzione delle assenze) quando il campione è più grande e diminuisce (maggiore riduzione delle assenze) quando il campione è più piccolo. Pur avendo implicazioni quantitative modeste (la riduzione delle assenze oscilla tra il 30% e il 40% prima della conclusione del ciclo annuale) questo fatto è coerente con la presunzione che le assenze nelle amministrazioni non monitorate si riducano meno che in quelle monitorate.

(4) Ad agosto 2009 le assenze registrate sono aumentate di quasi il 20% rispetto ad agosto 2008. Può darsi che la riduzione delle assenze ad agosto 2008, quando il campione comprendeva 700mila dipendenti (cioé meno della metà di quanti ne comprendeva un anno dopo) fosse sopravvalutata e quindi stiamo assistendo ad una correzione automatica delle stime. Più probabilmente agosto è un mese particolare che non fa testo. Sarà interessante, oltre all'analisi dei dati della Ragioneria Generale di prossima pubblicazione, vedere cosa succede nelle prossime rilevazioni mensili.

Infine, tre cose che vale la pena (ri)segnalare:

(a) L'indebolimento approvato dal governo di alcune norme di contrasto alle assenze, fatto che è passato piuttosto inosservato.

(b) L'analisi di MicheleElle che mostra, in particolare, che la ripulit... pardon, correzione effettuata dall'Istat sulla variazione delle assenze è a volte al rialzo (il che implica autoselezione dei virtuosi) e a volte al ribasso (il che implica autoesclusione dei virtuosi).

(c) La relazione del MPA al Parlamento [pdf] (gentilmente segnalata da MicheleElle), che contiene molte informazioni interessanti. Tra le altre cose, una survey sinottica della letteratura economica in tema di assenteismo e i dettagli tecnici della correzione effettuata dall'Istat -- questi non provo a tradurveli ma non c'è nulla di nuovo rispetto a quanto detto: chi sa leggerli riconoscerà che questa correzione su observables, di per sé, non risolve il problema di selezione su unobservables.

53 commenti (espandi tutti)

Scusa, fammi capire meglio, perché l'ora è tarda qui e mi pare di intendere che l'assenteismo sta aumentando, non diminuendo e che tuttavia se non aveva senso statistico prima (dato il campione autoselezionato) non lo ha nemmeno adesso (idem).

FF

Certo, Francesco. Non e' che il campione del MPA e' cattivo quando le assenze diminuiscono e diventa buono quando le assenze aumentano.

Infatti se rileggi al mattino dopo il caffe' :-) noterai che al punto (4) dico che l'aumento di agosto 2009 potrebbe essere il riflesso dell'autoselezione ad agosto 2008. E' comunque troppo presto per concludere che l'assenteismo sta aumentando.

Fammi pero' andare oltre, per un minuto, sul terreno speculativo. Supponiamo che il meccanismo di autoselezione sia tale da indurre a sovrastimare sistematicamente la riduzione delle assenze. Allora se le assenze riprendessero ad aumentare lo stesso meccanismo implicherebbe sottostima sistematica dell'aumento.

Certo, Francesco. Non e' che il campione del MPA e' cattivo quando le assenze diminuiscono e diventa buono quando le assenze aumentano.

Infatti se rileggi al mattino dopo il caffe' :-) noterai che al punto (4) dico che l'aumento di agosto 2009 potrebbe essere il riflesso dell'autoselezione ad agosto 2008. E' comunque troppo presto per concludere che l'assenteismo sta aumentando.

Ok, quindi sui primi due paragrafi avevo capito bene, malgrado l'ora e l'assenza di caffeina.

Fammi pero' andare oltre, per un minuto, sul terreno speculativo. Supponiamo che il meccanismo di autoselezione sia tale da indurre a sovrastimare sistematicamente la riduzione delle assenze. Allora se le assenze riprendessero ad aumentare lo stesso meccanismo implicherebbe sottostima sistematica dell'aumento.

Ecco, adesso sono già al secondo caffé ma ho ancora dei dubbi sul paragrafo che cito qui sopra.
L'autoselezione non è casuale ed il grafico dice che entità entrano ed escono dal panel rendendo poco paragonabile i dati mese per mese (ed improprio anche il termine "panel"). Se la ratio che spinge un'amministrazione a partecipare dando i dati è quella "sono virtuoso e ci tengo a farlo sapere" e la ratio rimane la stessa, restiamo comunque nel dubbio perché non sappiamo cosa accade nella parte che non partecipa. Questa parte oscura pero' potrebbe contemplare  amministrazioni che sono troppo disorganizzate per dare dati mese per mese (e questo soprattutto nei mesi estivi).

Che agosto non faccia o non faccia testo è invece piu' interessante. In luglio ed agosto le persone prendono la maggior parte delle ferie ufficliali e quindi rimangono pochi giorni utili per assenze per malattia. In pratica le assenze per malattia dovrebbero avere un andamento stagionale con picchi in autunno-inverno ed il minimo in luglio e agosto. Se il campione fosse rappresentativo dovremmo (ritengo) osservare questo. Lo osserviamo? No! Ergo ecco un altro indizio che il campione autoselezionato non è rappresentativo.

FF

 

Se la ratio che spinge un'amministrazione a partecipare dando i dati è quella "sono virtuoso e ci tengo a farlo sapere" e la ratio rimane la stessa, restiamo comunque nel dubbio perché non sappiamo cosa accade nella parte che non partecipa. 

be', se sapessimo che la ratio e' sempre e precisamente quella che dici non avremmo dubbi su quello che sta succedendo nella parte che non partecipa, non ti pare?

In pratica le assenze per malattia dovrebbero avere un andamento stagionale con picchi in autunno-inverno ed il minimo in luglio e agosto. Se il campione fosse rappresentativo dovremmo (ritengo) osservare questo. Lo osserviamo? No! 

In realta' lo osserviamo (vedi qui, pagina 7, riga giorni di assenza), ma non lo si puo' vedere da questo grafico, che rappresenta le variazioni sullo stesso mese dell'anno precedente, quindi non puo' far vedere il ciclo stagionale.

"non sono virtuoso e non voglio farlo sapere" include sia "ho troppe assenze" sia "le assenze sono poche o nella norma ma sono troppo disorganizzato per fornire i dati ogni mese".
Mi piacerebbe sapere quante sono in totale le amministrazioni che non partecipano.

Ho visto il pdf di agosto (che non vedevo linkato nella pagina riassuntiva che avevi dato all'inizio) e mi pare molto strano che in un mese in cui si fanno solitamente le ferie, aumentino così tanto (10.2%) le malattie più lunghe di 10 giorni.

Ciao,
FF

 

ok, se definisci 'virtuoso' in quel modo sono d'accordo con te.

le amministrazioni che non partecipano (all'interno dei comparti monitorati dal MPA) sono circa quattromila, vedi pagina 23 del pdf che ho linkato sopra. se noti, il grosso di quello che manca sono amministrazioni comunali. e deve trattarsi di comuni molto piccoli considerato che i due milioni scarsi di dipendenti pubblici che mancano sono soprattutto nella scuola.

e deve trattarsi di comuni molto piccoli considerato che i due milioni scarsi di dipendenti pubblici che mancano sono soprattutto nella scuola.

Ecco, e qui nella scuola abbiamo una buona quota di assenze per malattia ... ma difficilmente in luglio e agosto, per motivi più che comprensibili.
FF

mi pare molto strano che in un mese in cui si fanno solitamente le ferie, aumentino così tanto (10.2%) le malattie più lunghe di 10 giorni.

Mia cugina infermiera mi assicura che alcuni colleghi meridionali si ammalano sistematicamente ogni volta che vanno in ferie al paesello in agosto (e/o a natale).

Non credo che il fenomeno sia numericamente molto rilevante, ma anche le malattie di oltre 10 giorni non sono poi così numerose.Sarebbe interessante verificare quanti di questi malati agostani siano soggetti a scaglionamenti delle ferie.

Azzardo una previsione: nei prossimi mesi osserveremo ulteriori variazioni in aumento delle assenze e queste saranno attribuite all'indebolimento delle norme di contrasto (su cui finalmente verra' gettata luce mediatica).

E sarà un'attribuzione corretta.

Ciò che, spero, si concluderà è che la PA non è stata riformata per nulla, il sistema di incentivi è ancora e sempre lo stesso, le regole le stesse, il monitoraggio della produttività lo stesso, i compensi per dirigenti e dipendenti gli stessi, eccetera.

A parte che promulgare e poi ritirare provvedimenti punitivi e puramente propagandistici - perché tali erano i provvedimenti dell'anno scorso: nessuna persona sensata (ed a maggior ragione uno dei massimi esperti mondiali di economia del lavoro e potenziale premio Nobel, quale l'attuale ministro della PA autodichiaratamente è) può pensare di risolvere il problema della bassa produttività e dell'assenteismo nella PA togliendo lo stipendio comunque a chiunque si ammali e per qualsivoglia motivo! - il ministro Brunetta in un anno e mezzo di duro, indefesso, coraggioso e, soprattutto, altamente competente lavoro d'esperto non ha fatto nient'altro.

P.S. Ah, no scordavo. È andato in TV tre volte alla settimana, si è trovato una morosa bionda, è stato finalmente in vacanza a Cortina (invitato) ed ha insegnato agli italiani come cucinare la pasta e fasioi (mal).

Corretta non direi, in quanto dipendera' sostanzialmente da una sovrastima della diminuzione iniziale, ma condivido la tua speranza che sortisca un effetto positivo. D'altra parte temo che ci racconteranno la storia di un grande Ministro, solo contro tutti nella lotta contro l'assenteismo degli statali, il quale ha ottenuto risultati importanti, finche' non e' stato fermato dal Sistema. In altre parole, la storia di un grande politico pronto per una nuova sfida... o poltrona che dir si voglia.

Il processo di entrata e uscita che si inferisce dalle serie è curioso

Mi pare understatement britannico, Giulio. Quantomeno "bizzarro", se non "assurdo". 

Il fatto gli e' che avevo fatto voto di essere nonjudgmental :-)

Ma se me lo chiedi ti dico che condivido il tuo standard.

Are you already up waiting for the phone call? :-)

non sarebbe un paese meraviglioso se le cose funzionassero cosi'?

Credo che Alberto, con "assurdo", intendesse appunto "bizzarro", non logicamente impossibile. Proprio perche' e' logicamente possibile e prendiamo il dato per buono, questa dinamica rafforza l'opinione di chi pensa che questo campione sia fatto piuttosto male.

Allora non capisco il significato che date alla parola "bizzarro".
Cosa ci sarebbe di bizzarro..e in che modo il campione sarebbe "fatto male"?

Michele: non so Alberto, ma io alla parola "bizzarro" do il significato che ha in italiano. Di conseguenza, questo campione e' fatto male nel senso che non e' fatto bene.

Come e' stato gia' spiegato, un campione fatto bene e una indagine appropriata sarebbero stati questi: prima chiedere all'Istat di selezionare un gruppo (persino piccolo!) di amministrazioni da monitorare, con tutte le stratificazioni, pesature, e contropesature del caso. Poi monitorare mensilmente queste amministrazioni assicurandosi (e sono sicuro che Brunetta avrebbe saputo trovare argomenti persuasivi) che tutte inviassero i dati. Meglio ancora se la rilevazione fosse stata affidata a un ente indipendente.

Invece si e' fatto (e anche dopo che la questione e' stata sollevata si e' continuato a fare) il contrario: si e' lasciato che i dati fossero trasmessi su base volontaria e si e' chiesto all'Istat di metterci una pezza ex-post. Ergo il campione e' fatto male e nel tempo ha un comportamento non usuale e certamente originale: i dipendenti raddoppiano mentre le amministrazioni restano costanti, poi le amministrazioni raddoppiano mentre il numero di dipendenti e' lo stesso, eccetera. Logicamente possibile ma, converrai, inusuale e originale per un'indagine campionaria.

Da un campione fatto male si traggono necessariamente conclusioni sbagliate? NO, non necessariamente. Io (e chiunque altro) non posso, sulla base dei dati disponibili, dimostrare che i numeri di Brunetta sono sbagliati. Per lo stesso motivo lui non puo' dimostrare che sono giusti. Tecnicamente, qualunque assunzione su dati mancanti e' non rifiutabile. Il fatto che le amministrazioni si autoselezionino per ragioni che non possiamo verificare non implica che l'assunzione di Brunetta (i dati mancanti mancano casualmente o comunque l'Istat ha fatto la correzione giusta) sia sbagliata. La rende solo meno plausibile di quanto si voglia far credere.

Questo e nulla di piu', essenzialmente, e' quello che ho voluto dire nei vari post sulla questione.

Lei dice che Brunetta avrebbe saputo trovare argomenti persuasivi per obbligare le amministrazioni scelte per costituire il campione a comunicare i propri dati; non è così. Senza una legge, niente obbliga un ente a fornire dati di questo tipo a scadenza mensile, e come detto, data la "scarsa" importanza della rilevazione, a mio parere, non mi sembrava proprio il caso di imporlo per legge.
(Su questo faccio una precisazione, la legge n 69 del 18 giugno 2009 ha definito nuove regole sulla trasparenza delle PA, per il futuro quindi non ci dovrebbero essere più problemi di questo tipo).
Dato quindi il carattere volontario delle risposte, l'indagine rimane quindi del tipo a sondaggio; e in questo senso sono d'accordo con la replica del ministero: in questo tipo di rilevazioni resta sempre un pericolo di inquinamento per il fenomeno di autoselezione, ma che viene corretto con tecniche ben note. Funzionano queste tecniche? credo di sì ed è quanto ho cercato di mostrare.

Detto questo, se un'indagine di questo tipo deve comunque affrontare "problemi" e limiti simili, utilizzare un campione (anche piccolo) "ben selezionato" (che avrà sempre gli stessi difetti) non risolve di certo il problema. Considerato che il "campione" utilizzato dal monitoraggio è composto da circa il 50% degli enti, per un campione di dipendenti di circa 1,5 milioni su 1,7 (sono escluse Scuola,Esercito,polizia) non vedo come questo possa essere considerato, presi i difetti sopracitati, un cattivo campione.

In conclusione, credo che le spiegazioni del ministero siano più credibili dei vostri dubbi.

 

 

io lo farei santo davvero (non scherzo) per almeno un merito scientifico:

con questa nuova manovra ha generato una variazione esogena che permettera' di separare l'effetto dell'orario di reperibilita' da tutti gli altri effetti (decurtazione dello stipendio, "effetto brunetta" in senso stretto eccetera)

ringrazio un gentile anonimo lettore (nonche' compagno di sventure di lunga data ;-)) per la segnalazione.

L'uomo è veramente un poveretto. Non che non lo sapessi, ma vederlo governare ("riformare" dice lui) la PA con questi metodi e criteri è veramente un poveretto.

Cambia criteri e regole seguendo la giornata, senza un piano in testa, senza un metodo, senza una strategia che non sia seguire gli umori dei media. Ha letto che si sono accorti (che sia colpa nostra, ancora una volta?) che le assenze in Agosto sono aumentate ed eccolo che con l'approssimarsi della stagione invernale, delle influenze e dei raffreddori, ricambia la normativa terrorizzato che ottobre o novembre gli segnalino un altro aumento!

Che personaggio patetico.

E gli economisti del lavoro italiani, a cui paga il giornalino per giocare, tutti zitti a far finta che sia uno accademicamente rispettabile. Ma che si vergognino tutti, compresi gli amici miei! Ma che gente!

Sara' per deformazione professionale (visto che da un paio di anni mi occupo di raccogliere dati oltre che di analizzarli) ma mi sembra che prima di parlare di campioni rappresentrativi, distorsioni e tutto il resto bisognerebbe chiedersi come vengono raccolti i dati e chi ne garantisce la qualita'.

Mi spiego con un esempio didascalico. Nel Comune di Rocchetta di Sopra il Sindaco fa il macellaio e si reca in Municipio due giorni a settimana per una mezz'ora, giusto il tempo di firmare qualche carta. Il Segretario Comunale ha capito l'andazzo e a sua volta va a lavorare saltuariamente (se dovesse arrivare il Sindaco inaspettatamente si fa chiamare dall'usciere e arriva di filato). Gli impiegati (escluso l'usciere, poveretto) arrivano e se ne vanno quando vogliono, non si preoccupano nemmeno di chiedere il permesso per malattia, tanto nessuno controlla. Dai dati rilevati, questa amministrazione e' assolutamente virtuosa. Nessuna giornata persa per malattia, tutto funziona come un orologio (sulla carta, ma per i certificati occorrono almeno tre settimane, se si rompe una tubatura nessuno la ripara etc.).

Nel Comune di Rocchetta di Sotto invece il Sindaco e' un pensionato che soffre di insonnia e passa tutto il tempo (tranne le poche ore di sonno) in Municipio perche' ha a cuore i problemi della comunita'. Se il Segretario Comunale arriva con un minuto di ritardo gli fa una scenata davanti a tutti sulla pubblica piazza e gli congela le ferie per tre mesi. Gli impiegati, meta' dei quali sono assunti con contratti a tempo determinato rinnovato ogni sei mesi, si assentano solo quando sono effettivamente malati (anche perche' il Sindaco manda loro inesorabilmente la visita fiscale, che viene effettuata da suo cugino in secondo grado con la fama di essere rigidissimo). Rispetto a Rocchetta di Sopra i dati di questo Municipio rilevano una situazione peggiore perche' effettivamente ogni tanto qualcuno si ammala davvero.

Morale della favola (che era stata gia' in qualche modo sottolineata in alcuni commenti ai post precedenti): se il rilevamento dei dati non e' fatto da un'entita' indipendente con criteri omogenei su tutto l'universo (o sul campione accuratamente selezionato) e durante l'intero periodo di rilevazione, i numeri non significano niente. Dubito fortemente che queste condizioni sussistano nella PA italiana, ma sono pronto a ricredermi di fronte ad evidenze solide.

 

 

Le tue considerazioni rafforzano, anziché sminuire, le perplessità di Giulio dovute al selection bias. Nel tuo esempio, il comune di rocchetta di sotto invierà i dati sull'assenteismo con maggiore probabilità dell'altro comune. Se poi dai la possibilità a rocchetta di sopra di inviare dati fasulli, ancora peggio!.

Quindi non si capisce perché si debba parlare dell'efficienza della pubblica amministrazione "prima di parlare di campioni rappresentativi, distorsioni, ...". Parliamone assieme invece. È stato il ministro a sbandierarei i dati prendendoli come oro colato. Di motivi per dubitarne della qualità ce ne sono molti. 

Andrea, credo tu abbia mal interpretato il commento di Fabio. Credo proprio volesse illustrare un ULTERIORE motivo di dubbio sulla qualità dei dati che BR fornisce e sulla possibilità che si possano usare per fare qualsiasi tipo di inferenza.

Aggiungo che, come Fabio sottolinea, questo fatto è un'altra prova (non finiscono mai) dell'incompetenza professionale di BR qua-economista o statistico. Visto che deve prendere il premio Nobel uno si aspetterebbe sapesse come si fanno le rilevazioni campionarie e come si organizzano. Ma, evidentemente, troppo occupato a provare teoremini politici sui complotti delle elites in compagnia del suo ex-datore di lavoro, De Michelis Gianni, non ha avuto tempo per pensarci.

D'accordissimo, forse il mio post era troppo "antagonista"

No problem, caro Andrea, il tuo intervento mi era sembrato assolutamente ragionevole. Il senso del mio post era esattamente quello espresso cosi' bene da Michele. I dati (sulle presenze al lavoro, ma anche sul Pil o sull'inflazione) devono essere rilevati da un entita' neutra che non ha alcun interesse a dipingere il quadro in rosa o in toni foschi. Per quello che ne so io, i dati presentati da RB (e forse anche dalla Ragioneria) hanno la stessa validita' di quelli riportati nei piani quinquennali cubani.

La mancanza di dati attendibili evidenzia la metastasi. Che poi il campione sia distorto o modificato ogni mese e' un'aggravante certo non da poco.

Sulla partecipazione di Ichino a PaP (acronimo delle trasmissione dove si celebrano i fasti di PaPi) vorrei osservare che Ichino e' un illustre giuslavorista (del quale a volte condivido le opinioni), ma non un economista come viene comunemente definito, e quindi non e' detto che conosca a fondo le metodologie per la rilevazione dei dati e la loro analisi. E nemmeno come si misura la produttivita' nella PA. Tanto per essere un po' tranchant, anche se io ogni tanto metto a bollire una pentola d'acqua non mi posso definire un chimico.

 

Concordo, Fabio, c'e' un problema di raccolta dati che precede logicamente il problema inferenziale. Messi assieme, questi problemi rendono del tutto oscuro quello che si sta misurando.

Prima di essere risucchiati in questa polemica dall'articolo dell'Espresso avevamo infatti cercato di spostare il dibattito su un'altra questione, che e' meno metodologica e piu' di sostanza (vedi conclusione del mio post di dicembre 2008), ossia la produttivita' della PA.

Qui e' evidente che il primo nodo da affrontare e' quello che sottolinei, ossia la corretta definizione e misurazione dell'oggetto di interesse. E' stato da pochi giorni emesso il decreto attuativo della "riforma Brunetta", sul quale conto di tornare presto, che commette lo stesso errore di fondo perche' delega definizione degli obiettivi e misurazione della produttivita' di un'amministrazione ai dirigenti della stessa.

La cosa che piu' mi stupisce e' questa. Noi abbiamo iniziato questa discussione da 15 (quindici) mesi. Se Brunetta e i suoi invece di incazzarsi perche' lo sbarbatello giovanotto e gli spocchiosi professori che lavorano in America (e che son sbarbatelli pure loro per gli standard italiani) gli hanno pestato i piedi si fossero fermati a riflettere onestamente su quello che stavamo dicendo -- che non era dettato da alcun pregiudizio -- avrebbero potuto correggere certi errori. Quando faccio un seminario e mi dicono che quella cosa li' e' sbagliata e quell'altra fa schifo non e' che mi incazzo: ringrazio, prendo appunti, rifletto, e miglioro il paper. Io faccio cosi', almeno.

 

il decreto attuativo della "riforma Brunetta", sul quale conto di tornare presto, che commette lo stesso errore di fondo perche' delega definizione degli obiettivi e misurazione della produttivita' di un'amministrazione ai dirigenti della stessa.

ieri sera da Vespa, Ichino è stato decisamente benevolo nei confronti di Brunetta e ha fatto una sola critica di fondo: ha accusato il suo approccio di dirigismo. All'opposto di quanto tu dici accusava RB di deresponsabilizzare i dirigenti definendo obiettivi di efficienza (produttività, assenteismo) in modo preciso invece che con linee guida. La risposta di RB: al momento la classe dirigente nella PA non è di alta qualità e non è abituata ad agire in un contesto basato sulla meritocrazia, quindi, pur dando ragione ad Ichino in astratto, ha ritenuto che in una fase di transizione fosse preferibile imporre regole magari stringenti ma che debbano essere osservate piuttosto che affidarsi ai dirigenti (l'espressione è stata: al momento non mi fido).

Commenti?

Premesso che per dirigenza intendo sia i politici sia i burocrati, e' vero, crav, che l'articolo 12 del decreto attuativo cosi' recita:

Art. 12 (Soggetti). Nel processo di misurazione e valutazione della performance organizzativa e individuale delle amministrazioni pubbliche intervengono: a) un organismo centrale denominato Autorità indipendente per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 13; b) gli Organismi indipendenti di valutazione della performance di cui all’articolo 14; c) l’organo di indirizzo politico di ciascuna amministrazione; d) i dirigenti di ciascuna amministrazione.

L'organismo centrale (soggetto a) e' composto da cinque "saggi" e stabilisce linee guida e metodi. Gli organismi locali (soggetto b) sono composti da 3 persone che dovrebbero monitorare in maniera indipendente. Amministratori locali (c, d) dovrebbero quindi, sulla carta, giocare un ruolo secondario. Tuttavia:

(1) l'organismo locale emana dal soggetto c: da questo e' scelto e nominato nel rispetto di criteri minimi di ineleggibilita' a come condizione necessaria per l'imparzialita'

(2) l'organismo locale e' indipendente ma non puo' (di fatto) raccogliere indipendentemente tutte le informazioni necessarie alla valutazione: deve comunque, in gran parte, basarsi su quello che proviene dai soggetti c e d

(3) gli obiettivi rispetto ai quali si valuta restano comunque definiti dal soggetto c.

Quindi anche se Brunetta non si fida degli amministratori non vedo come questi non possano alla fine giocare un ruolo chiave nel nuovo sistema.

OK Brunetta è antipatico, arrogante, bugiardo, leccapiedi di SB etc..etc.. La Gelmini è lo stesso ed in più nessuno sa come mai è diventata ministro.... Sono pasticcioni ed inesperti, sono più interessati all'effetto mediatico che al funzionamento della Pubblica Amministrazione etc.. etc.. Se volete continuo ad insultarli per mezza cartella

Ma non riesco a togliermi un dubbio dalla testa.  Le riforme ben concepite, efficientiste, con gli  incentivi giusti, liberali etc. che tutti vorremmo non le fa nessuno per ragioni abbastanza ovvie. A questo punto, forse anche il casino di Brunetta (e della Gelmini) potrebbe essere meglio che niente - cioè meglio che l'andazzo tradizionale. Il dubbio mi si rafforza quando noto l'odio che Brunetta e la Gelmini suscitano nei sindacalisti CGIL e nei miei colleghi professori universitari.

Per favore, toglietemi questo tarlo....

 

 

Per favore, toglietemi questo tarlo ...

Niente di più facile, Giovanni. Mai sentito parlare, per caso, della dialettica "hegeliana" (da bar sport) dove uno ha bisogno dell'altro?

Nelle baruffe chioggiotte della politica italiana i sindacalisti della CGIL hanno bisogno di Brunetta e Gelmini, perché così hanno un nemico contro cui organizzare i "lavoratori" giustificando il proprio salario e le tessere. Simmetricamente, Gelmini e Brunetta, hanno bisogno dei sindacalisti della CGIL e dei fannulloni contro cui sbraitare in TV e lanciare appelli ed editti, altrimenti come giustificherebbero le loro continuamente ripetute intenzioni di riformare tutto, cambiare tutto, intraprendere una svolta ... e poi non fare nulla, se non avessero a disposizione tali sceneggiate e tali ovvi obiettivi?

Ma ognuno dei due gruppi ha bisogno che l'altro non venga sconfitto per davvero: se a Gelmini e Brunetta togli i sindacalisti della CGIL essi, G&B, dovrebbero cominciare a GOVERNARE e RIFORMARE per davvero! Dovrebbero studiare i problemi, acquisire conoscenze e competenze che non hanno (sai quanti show televisivi e festine romane perse, se devi rimanere al ministero a lavorare?) e poi, udite udite, dovrebbero anche prendere provvedimenti tecnicamente appropriati e magari arrivare a toccare sacche di potere vere (per esempio: i dirigenti ministeriali, l'esercito di "colleghi" che fanno i consulenti, i baronati universitari vicini ad "essa" ...): sarebbero, allora, cazzi amari assai. Da un lato perché non saprebbero da che parte voltarsi, dall'altro perché dovrebbero confrontarsi con l'incazzata reazione di chi vota per loro.

Sul perché, poi, il "cialtronico" sindacalista guevarista della CGIL-PI non possa desiderare un ministro serio e competente al potere, spero mi eviterai di dilungarmi. Assumo tu lo sappia già.

Spero di aver cosi' contribuito a toglierti il tarlo. La casta non sono solo Brunetta e Gelmini, la casta sono anche i sindacalisti della CGIL, i capi del PD, i grandi dirigenti ministeriali, gli alti magistrati, eccetera. È un equilibrio, caro Giovanni, è un equilibrio ed è pure piuttosto stabile.

P.S. To pre-empt the next question: ma allora perché BS vuole forzare questo equilibrio in una direzione peronista? Non potrebbe far cosi' saltare l'equilibrio che descrivo? Certo, questo rischio c'è. Infatti, anche Brunetta è preoccupato e dichiara che Napolitano è un "galantuomo" mentre Amato a Tremonti si "sentono" per fare dotte riunioni dell'Aspen Institute sul ... da farsi. D'altro lato, a BS occorre capirlo: rischia la galera e l'ignominia, cose evidentemente poco gradevoli. E lui, d'altra parte, cerca di rassicurare i beneficiari dell'equilibrio romano: guardate che io i poteri speciali li voglio solo per stare al di sopra della legge ed evitare la galera, rimanendo immune dalle conseguenze dei miei molti delitti, e magari zittire i magistrati che provassero a perseguirli. Punto. Fatto questo il resto continua come prima, con pane e fica per tutti. Non ho nessuna intenzione di far scassare la baracca, infatti se ben guardate nemmeno ci provo: presento solo leggi che servono direttemante a me stesso e solo della mia condizione di "divo" al di sopra della legge mi preoccupo. Tranquilli, ragazzi, fidatevi: sono uno di voi dopo tutto, son qui da 16 anni e c'ero anche prima, via Bettino. Non ho mai fatto danni, oops riforme, com'è che ora non vi fidate più? Forse che in 15 anni di potere, più o meno interrotto, ho mai toccato l'equilibrio della casta? Forse che vi ho mai minacciato lo status? Al contrario, l'ho rafforzato in mille modi! Fidatevi dunque, a mantenere l'equilibrio di sempre, se mi garantite l'immunità e mi lasciate fare il capopopolo osannato che mi piace tanto, ci penso io.

Cosa pensate intenda dire quando affermo che "alla democrazia ghe pensi mi!"?

 Non mi convinci del tutto, caro. L'equilibrio che tu descrivi esisteva prima di Brunetta - e con la CISL/UIL. I ministri facevano finta di riformare, i sindacalisti di essere d'accordo. Poi i governi pagavano, i sindacalisti gestivano e la PA non funzionava. Brunetta ha fatto un salto di qualità (in basso). Ha sdoganato il bar sport. A differenza della libertà di stampa o del conflitto di interessi (argomenti da intellettuali liberali - lo 0.0000001% della popolazione), la PA è un argomento che tocca gli italiani per ovvie ragioni. Sono convinti al 99% che la PA sia un disastro, - ed anzi si stupiscono se trovano qualcosa che funziona. Quasi tutti gli italiani (compresi molti dipendenti pubblici) sono anche convinti che sia colpa in larga parte dei dipendenti pubblici, di ogni ordine e grado (nessuno crede alla distinzione fra truppa buona e ufficiali cattivi). Brunetta lo ha detto in pubblico e si è impegnato a risolvere il problema. Ha fatto qualcosa, con grande clangore mediatico. Il fatto che i suoi provvedimenti siano inefficaci e risibili può essere irrilevante, almeno nel lungo periodo, se  la "ggente" inizierà a pretendere più efficienza in generale, invece di tentare di risolvere i propri problemi chiedendo aiuto al cugino che lavora alla provincia.  Qui si potrebbe aprire una piccolissima speranza di riforme. Purtroppo, il rischio, dato il pessimo clima che si respira in Italia, è il pubblico linciaggio invece  delle riforme efficientiste, liberali, con gli incentivi  giusti etc. Cioè un Brunetta al quadrato.  Il vero freno al linciaggio è il gran numero di dipendenti pubblici - tutti hanno un parente o amico che lavora in comune.

PS i sindacalisti rischiano molto. Se non riescono a bloccare non tanto le "riforme" di Brunetta quanto l'ondata mediatica, la base potrebbe rivoltarsi contro di loro.

Sono anche io dell'opinione che il ruolo di R.Brunetta sia stato finora positivo. Distinguerei due aspetti, quello di comunicazione e quello delle norme approvate.

Ho sentito parlare RB piu' volte e quello che dice e' a mio parere fortemente positivo: la PA non deve tollerare assenteismo e inefficienze, la PA deve soddisfare il pubblico, sia i dipendenti che i dirigenti devono avere incentivi e disincentivi orientati all'efficienza della PA e alla soddisfazione degli utenti. Quanto dice RB e' radicalmente diverso alle fregnacce istituzionali da sempre propagandate dal blocco di potere che va da Rifondazione Comunista ai sindacati al PD all'UDC e fino a Fini e ad AN (il blocco di potere, incidentalmente, preferito da Mieli nel sue editoriale del Corriere, e quindi anche dai grandi di Confindustria presumibilmente). Tutta questa gente ha sempre affermato e propagandato che i dipendenti pubblici sono piu' o meno sacri, che lo Stato deve provvedere quanti piu' posti pubblici possibile, che costoro devono avere aumenti salariali continui e massicci, senza alcun confronto coi salari privati tantomeno i salari privati del territorio di appartenenza. Tutti questi difendono la tesi tanti ridicola quanto assurda che la PA italiana lavori bene tanto quanto le PA degli altri Stati europei evoluti, fatta eccezione per dettagli marginali. E con queste persone e affermazioni non sara' mai possibile alcun progresso rispetto alla situazione italiana che correttamente l'Economist riassume con: tasse elevate a livelli scandinavi in cambio di servizi pubblici miserabili. Per anche solo immagirare un possibile progresso e' necessario almeno che il Governo parli diversamente dal passato, ad esempio come sta facendo recentemente RB.

Riguardo poi i provvedimenti di RB, hanno il merito comunque di aver aumentato le apprensioni (con alcune modeste penalizzazione economiche che colpiscono anche gli innocenti) dei dipendenti assenteisti e dei medici che firmano in loro favore certificati medici compiacenti.  Sono entrambi fenomeni massicci verso i quali i governi passati sono stati sostanzialmente indulgenti e accomodanti.  Riguardo la riduzione dell'assenteismo, io ritengo sia avvenuta in misura significativa, ma condivido le critiche che sono state esposte sui metodi di rilevazione che hanno prodotto i risultati sbandierati sui giornali.  Qui RB dovrebbe essere piu' serio e piu' corretto e compiere misurazioni e studi piu' attendibili, possibilmente avvalendosi di societa' di indagine esterne e indipendenti dal ministero che facciano uno studio campionario serio sia sulle assenze nella PA sia sulla soddisfazione degli utenti.

In sostanza: a Giovanni Federico e Alberto Lusiani Brunetta piace perché (s)parla bene.

Ai suoi tempi, come ci ricordava Jannacci, c'erano quelli che votavano Almirante perché sparla(va) bene.

A me, invece, BR (lo stesso vale per la Lega e per Tremonti) sembra Re Mida alla rovescia: intuisce alcuni drammatici problemi con cui la gente si confronta ma non essendo né in grado di affrontarli, né volendolo fare (perché dovrebbe intaccare interessi di gruppi a lui molto vicini) ne straparla, facendone una questione di propaganda elettorale continua. Ossia trivializza i problemi mentre prende provvedimenti inefficaci e probabilmente deleteri. Quest'ultimo aspetto, che i provvedimenti presi sino ad ora abbiano natura puramente simbolico-punitiva e siano quindi deleteri, per Giovanni ed Alberto sembra non contare. Peccato: io ho più interesse nei fatti che nelle parole, ma i gusti sono gusti.

Intanto BR proclama ai quattro venti che il problema lui l'ha risolto e che l'unico ostacolo sono i fannulloni, ossia: se non funziona la PA non è colpa mia, del Governo, del Parlamento, dei palazzi romani. È colpa dei fannulloni e, magari, dei sindacati ...

A casa mia dicono, xe pezo el tacon del buzo ... ma se voi siete contenti, meglio così.

Meglio gabbati e contenti che gabbati e tristi: segue dalla monotonia se le derivate parziali miste sono zero.

 Michele non mi far dire quello che non ho detto. A me Brunetta NON piace e NON ritengo  che parli bene. Anzi ritengo i suoi attacchi indiscriminati pericolosi perchè eccitano la piazza contro i dipendenti pubblici.  Sono anche convinto che i suoi provvedimenti siano inefficaci perchè puramente simbolici. Mi sono solo domandato se  i simboli possano essere utili in una situazione come quella italiana. Preferirei ovviamente un ministro competente che adotti provvedimenti efficaci, ben strutturati etc. etc. Il problema è che un vero partito riformatore non esiste e non ho alcuna speranza che nasca nei prossimi dieci anni (cf. il disastro PD). Quindi la scelta per me è solo fra Brunetta e l'immobilismo pan-sindacalista e clientelare. Tu dici che Brunetta è solo  una versione urlante dell'immobilismo. Può darsi. Vedremo

Giovanni, scusami dell'averti male interpretato. Forse a causa dell'accostamento (fisico, sulla pagina del sito) fra il commento tuo e quello di Alberto Lusiani, ho attribuito a te cose che evidentemente non pensi (e me ne rallegro, che non le pensi).

Condivido che la mia sia, a questo punto, anche una scommessa previsiva: un anno fa circa cercai di dargli credito, difesi le sue sparate ed anche la sua propaganda mediatica contro chi lo criticava immediatamente. Anche io dissi: diamogli tempo, le intenzioni sembrano buone. Ora vorrei sostanza, che continua a non arrivare mentre cresce il rumore mediatico e la grossolanità delle sue affermazioni. Non solo, ho trovato squallida la sua reazione alle osservazioni critiche nostre, di altri e di Giulio in particolare: avesse ascoltato, che non era difficile, avrebbe fatto meglio il proprio lavoro. Stava ricevendo consulenza gratuita di alta qualità, di quella che altrimenti costa qualche migliaio di dollari all'ora, e ci ha sputato sopra facendo il gradasso che sa tutto. Pessimo stile per uno "scholar".

Quindi, alla luce dei fatti, ho aggiustato la prior e la posterior dice che non andiamo per niente bene. Ma, ovviamente, di previsioni si tratta, per cui magari mi sbaglio. Saremo ancora qui fra un anno o due, quando si candiderà a sindaco di Venezia, ed allora potremmo giudicare cosa avrà fatto e cosa avrà solo detto.

 

No problem. Si fa per chiaccherare. Due aggiunte

i) io avevo citato anche la Gelmini, forse anche più di RB. E' la prima ad aver tentato di collegare i fondi delle università sulla base della produttività scientifica. Lo ha fattto malissimo, ma secondo me è un segnale positivo. Sai, qui in Berlusconia ci si aggrappa a tutto

ii) RB ha anche fatto una "riforma" della PA, anche con input dell'opposizione. Io non ho capito bene in cosa consista, forse è una schifezza, ma vediamo.  Vedi sopra

PS evitiamo di giudicare le persone dal tasso di simpatia - altrimenti facciamo come SB con la Bindi

In sostanza: a Giovanni Federico e Alberto Lusiani Brunetta piace perché (s)parla bene.

Mi sia consentito di precisare: perche' parla in modo piu' utile e appropriato dei ministri precedenti a memoria d'uomo sul tema della PA, e perche' parla in modo piu' utile e appropriato dei politici e sindacalisti che appartengono ad un vasto e articolato fronte "statalista" che va da Rifondazione Comunista ad Alleanza Nazionale passando per il PD e l'UDC.

E' difficole trovare qualcuno che parli bene e abbia potere, in Italia. Pero' e' sempre possibile fare dei confronti e decidere chi parla meglio e chi parla in modo meno appropriato e piu' dannoso. Chi minimizza la condizione di degrado e inefficienza del pubblico impiego in Italia fa un danno alla collettivita'.

Almirante parlava bene e con buona educazione ma non in maniera piu' utile e piu' appropriata per far progredire l'Italia rispetto alla media degli altri politici.

RB ha fatto bene a prendere provvedimenti simbolico - punitivi in presenza di un grave degrado dell'immagine e dell'efficienza della PA e del comparto statale in genere ben esemplificato per esempio dall'insegnante assenteista documentato da Pietro Ichino sul Corriere della Sera dell'ottobre 2006.

Quante cazzate.

Ci si è dotati di un governo per affrontare i problemi non per farci dire che ci sono.

Per quello è sufficiente andare al bar.

Sta annunciando a porta a porta il nostro caro ministro un sistema di incentivi per i dipendenti pubblici: distribuire i premi di produttività dando il 50% al 25% piu' produttivo e il 50% al 50% di mezzo (dal punto di vista della produttività). Forse meglio di distribuirlo in maniera uniforme, ma in ogni caso non mi convince: chi definirà i più produttivi? non è chiaro come cambiano le cose per i dirigenti (dice che li repsonsabilizza sull'assenteismo e che li obbliga a controllare)!

Daltro canto ammette che il suo sistema per diminuire le assenze era un pò "rozzo" ma efficace... Tutti d'accordo sul primo punto.

http://www.video.mediaset.it/mplayer.html?sito=tgcom&data=2009/10/13&id=...

papagna

Guardando quei due sul salotto che sparano cifre e percentuali totalmente inventate, mi viene voglia davvero di andare domani (e nelle prossime settimane) in ufficio a grattarmi da mattina a sera. Tanto, se la "gggente" continua a considerarci fannulloni, tanto vale esserlo per davvero.

(ho spento la tv disgustato)

Non so, a me non pare tanto malvagia come idea, fatto salvo che il diavolo sta nei dettagli.

Alla fine non e' necessario sapere di quanto A sia meglio di B; per stimolare competizione e' sufficiente un ranking (cioe' una misura ordinale), e un "premio" che sia funzione del ranking (cioe' non uguale per tutti).

Cio' che mi pare necessario, in un sistema cosi', e' che: 1) si sappia il nome di chi decide, 2) il ranking sia pubblico (intendo, reso noto a tutti coloro che erano in gara). Il problema piu' complicato e' 3) avere un sistema che responabilizzi chi sta decidendo il ranking. 

Anzi, via via che scrivo, mi spingo piu' in la': rendendo maggiori i guadagni marginali (cioe' in piu') per piccole differenze nella classifica, si puo' aumentare l'incentivo a lavorare di piu' (non ho chiaro cosa intendevi con "distribuiti in maniera uniforme"). In quale parte della classifica vogliamo cambiare gli incentivi, questo non lo so a priori: dipende da quanto delle differenze viene da diverse abilita' individuali, e quanto dall'impegno. La proposta di Brunetta (scusate, ma per qualche motivo non riesco a caricare il video, quindi mi baso su quello che ho letto da Papagna) non da' alcun incentivo a lavorare un po' di piu' a chi ora starebbe nella parte bassa della classifica, e molto ai piu' volenterosi: questo sistema credo funzionerebbe se assumiamo che l'abilita' di tutti quelli in gara e' la stessa, e differenze nel ranking riflettono solo differenze nell'impegno (cioe' se tutti possono competere per la fascia alta). 

Ci sono un paio di problemi che vedo. Primo, sospetto che questo sistema crei dei problemi di coesione, ma su questo non ho molto da dire; d'altra parte, immagino che problemi di coesione ci siano gia' ora tra chi lavora e chi no. Secondo, temo che un tale sistema "venda" implicitamente il diritto di poltrire: "non prendero' il premio, quindi se non lavoro non ti rubo niente". Anche qui, la questione e' spinosa; idealmente, la frazione di remunerazione che NON dipende da questo sistema dovrebbe essere bassa abbastanza; ma di nuovo, non credo che la situazione di ora sia molto diversa.

My two cents.

La trovata è sicuramente pubblicitaria visto che non vedo che merito avrebbe questa proposta 25/50/25 rispetto ad una 10/30/30/30 o quello che pare a voi. Sulla tua questione, sinceramente mi pare un finto problema, intendo nel privato le valutazioni si fanno da anni, tutti ovviamente si lamentano delle modalità di distribuzione del variabile ma tant'è; l'importante è che passi il principio che non tutti devono guadagnare esattamente lo stesso.

Ieri ho trovato Ichino stucchevole (almeno nei primi 20', poi ho dormito beatamente), continuava a ripetere che non ha senso indicare nella legge le attività di controllo in capo ai dirigenti perché bastano gli incentivi economici ai dirigenti stessi in caso di calo dell'assenteismo. Critica formalmente corretta, ma non mi sembra un esempio di critica forte.

Brunetta secondo me continua a restare un fenomeno piuttosto mediatico, certo che poi a leggere commenti come quello di Calvin&Hobbes qui sopra viene da sperare che alle dichiarazioni prima o poi seguano anche provvedimenti di una certa efficacia.

Il ragionamento di Fabio non solo può essere utile
per una più corretta raccolta/analisi/interpretazione dei dati,
ma può addirittura diventare oltremodo efficace
per la soluzione del problema dell'efficienza della PA.
Credo il suo ragionamento possa aprire alla definizione di un "nuovo metodo" (si fa per dire)
per combattere l'assenteismo. E avere un'AP virtuosa.
E' il metodo "SottoSopra".
Seguiamo/utilizziamo il suo ragionamento.
La situazione nel comune di Rocchetta di Sopra appare assolutamente virtuosa, ma non è,
grazie al Sindaco macellaio, firmaiolo assenteista.
Non appare, al contrario, virtuosa la situazione di Rocchetta di Sotto, ma è,
grazie al Sindaco pensionato, con cugino medico fiscale rigidissimo.
Il metodo "SottoSopra" pare suggerire la seguente relazione:
se a sindaco macellaio, firmaiolo assenteista, corrisponde un'AP virtuosa sulla carta,
ma disastrosa nell'efficienza;
e se a sindaco pensionato, con cugino medico fiscale rigidissimo,

corrisponde un'AP non virtuosa sulla carta, ma ampiamente efficiente,
sarà bastante, per riportare efficienza nell'amministrazione,
sostituire il sindaco macellaio con il sindaco pensionato?
In verità, la mia esperienza di lavoro dirigenziale insegna proprio questo:
a dirigente, preparato, scrupoloso, responsabile, collaborativo, aperto al dialogo,
capace di comprendere le esigenze di tutte le persone, lavoratori o utenti,
e soprattutto competente e convinto sostenitore dei valori dell'imparzialità e della trasparenza,
pur orbo di un cugino medico fiscale rigidissimo,
corrisponde una PA sempre all'altezza del suo compito
(anche se per qualche "no" a chi conta, può soffrire qualche amarezza),
a dirigente preoccupato solo di sopravvivere, disposto a chiudere un occhio,
perché legato a un sistema di rapporti clientelari,
o a dirigente semplicemente inadeguato,
corrisponde una PA inefficiente.
La qualità del lavoro in una PA dipende molto, molto,

dalla qualità professionale/deontologica dei suoi dirigenti.
Investire sulla formazione professionale dei dirigenti (ma non solo dei dirigenti)

è la strada più trasparente per una PA al perfetto servizio dei cittadini.
Un solo esempio.
Nella scuola X, diretta dal Capo d'Istituto Y, alcuni docenti furbi, ma non necessariamente fannulloni,
erano soliti utilizzare il certificato medico per l'irrinunciabile settimana bianca.
Al solo cambio del capo d'Istituto, preceduto semplicemente da fama di normale "serietà",
l'uso del certificato medico cessò senza necessità di alcun intervento dirigenziale.
Nella PA lavorano e "vivono" persone di grandi qualità, da ogni punto di vista.
E sono queste persone a costruire la civiltà delle relazioni sociali in un paese democratico.
Basta non affidare a un macellaio firmaiolo/festaiolo/fannullone la responsabilità della PA.
O no?

Il tuo ragionamento non fa una (proverbiale) piega. In sostanza il rendimento nella PA, come in qualsiasi altro organismo sia pubblico che privato dipende dal sistema di incentivi individuali e dall'efficacia dei controlli (come non si stancano di ripetere gli economisti). Per esperienza personale, avendo lavorato sia in istituzioni pubbliche che in societa' private, non e' necessariamente vero queste ultime siano piu' efficienti o meglio organizzate. Dipende appunto da come sono strutturate e valutate.

Ma tornando all'esempio didascalico vale la pena di mettere in evidenza un punto cruciale. I sindaci di Rocchetta di Sopra e di Rocchetta di Sotto (cosi' come il governo italiano) sono eletti, non nominati. Quindi dovrebbero essere gli elettori a compiere questa selezione della classe dirigente seguendo il loro interesse.

Perche' lo fanno di rado, almeno in Italia? Perche' il macellaio sotto elezioni regala un po' di carne ai concittadini sapendo che poi si rifara' con le gare di appalto? Perche' il sindaco e' un anticomunista (o anti-qualcosaltro) e gli elettori preferiscono essere amministrati da un incompetente, purche' di provata fede? Perche' il macellaio finanzia il bollettino parrocchiale e la televisione locale diretti da suo cognato che le usa per tessere le lodi del sindaco e dire che i suoi oppositori sono farabutti? Perche' gli oppositori sono notoriamente (sulla base di esperienze passate) ancora piu' incompetenti del sindaco? Perche' gli interessi sono troppo diffusi e quindi le coalizioni (e i processi decisionali) che ne scaturiscono sono paralizzate da veti incrociati? Una combinazione piu' o meno lineare di tutte queste cause?

E, domanda angosciante, una volta individuate le cause si potra' mai raddrizzare la situazione?

E, domanda angosciante, una volta individuate le cause si potra' mai raddrizzare la situazione?

Secondo me sì. Non nel breve e nel medio termine, perché la casta non sembra essere disposta a lasciare la presa e nessuno si è fatto validamente avanti per contendergliela. Per questo bisognerà aspettare che una grossa parte della società Italiana e della sua classe dirigente muoiano o diventino troppo vecchie per continuare a givernare. Quindi io vedo una soluzione a lungo termine, diciamo 15 o 20 anni. Solo a quel punto potranno subentrare i giovani.

Il fatto che mi fa essere positivo che le cose potranno andare meglio invece che neutro riguarda i giovani Italiani di oggi. Si tratta di una generazione che è cresciuta senza particolari ideologie a obnubilargli la mente e delle quali, perciò non dovranno perdere tempo a disfarsi. Inoltre è una generazione cresciuta a forza di mazzate sui denti (università ingiusta, precarietà sul lavoro, stipendi bassi, etc.). Per questo mi aspetto che esprimerà una classe dirigente concreta. Se saranno anche un pò illuminati capiranno che c'è tanto capitale umano Italiano nel mondo, e cercheranno anche il loro aiuto.

Io non ho seguito tutta questa storia, ma mi sembra - ad occhio - che ora Brunetta vi stia dando ragione...

RR

be' mi pare stia continuando a dare ragione a se stesso, perche' attribuisce l'aumento del 20% ad agosto ed ora anche settembre alla riduzione delle ore di reperibilita' per la visita fiscale piuttosto che a possibili problemi con la sua indagine mensile.

forse e' veramente l'effetto del cambiamento delle norme, non lo so. lo scopriremo quando le riportera' (se mai potra' farlo) al livello precedente.

Ma sono già stati comunicati i dati di settembre? sul sito del ministero non li trovo.
Sono stati forse anticipati da qualche parte?

sul sito del ministero non c'e' ancora nulla, ma brunetta stesso li ha anticipati

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