Aria Fritta - II

21 marzo 2009 michele boldrin

Perché scrivere 868 parole senza dire un cazzo?

P.S. Reso edotto di un grande precedente, ho aggiustato il titolo.

Non so chi sia il signor Franco Venturini, ma ora so che è capace di parlare a lungo senza dire un assoluto niente, ossia (in italiano corrente) senza dire un cazzo.

Già me l'immagino alla sera quando torna a casa (o al mattino, che ai giornalisti piace far tardi) tirar la giacca sulla poltrona annunciando "Gioite. Anche oggi mi son guadagnato da vivere vendendo aria fritta." Contento lui, contenti tutti. Ma, visto che scrive per il pubblico, io che sono parte del pubblico mi chiedo perplesso: ma non ha niente di meno irrilevante da dire? Detto in "economichese": quante ore ha perso a scrivere niente? Io, a scrivere del niente, ci sto perdendo dieci minuti. Scommetto che i suoi son stati venti volte di più ...

Domanda: a che serve avere editorialisti che invece di arrischiarsi di esprimere un giudizio, fare un'analisi, avanzare una critica, delineare un'ipotesi di lavoro, allertare ad un rischio, evidenziare un merito, favorire un'opinione foss'anche balzana, altro non fanno che ciurlare nel manico e ripetere (riassumendole in un italiano da terza media) le cose che pure la mia domestica ha appreso al largo delle ultime due settimane? A che serve? Perché lo pagano? Perché così i gonzi pensano d'aver letto un articolo intelligente? Ha lo stesso contenuto intellettuale d'una puntata del Gran Hermano, for Christ's sake!

Direte voi: ma che te ne frega? Rispondo: nulla. Passavo di qua per caso tra una moglie che va a dormire ed un cane che non ancora. Ho dieci minuti da buttar via, insomma.

Ma il più diffuso quotidiano italiano non dovrebbe servire, qualche volta, per dire cose non analoghe a "l'acqua bagna, il fuoco scotta ed i pedi puzzano"? Chiedo, di nuovo: a che servono costoro? Le masse, di cosa si pasciono? Aria fritta? Strano, ingrassano comunque.

Che sia per questo che i Catarrhal Noise (questi nostri fratelli intellettuali in esilio) si chiedono, parmedianamente, "mama mama e scorese pesa?"?

24 commenti (espandi tutti)

Da verificare che siano stati venti volte di più.

È vero. Ho scritto in fretta e questo fatto non ho potuto verificarlo. Per questo "scommettevo" invece di asserire. Magari l'ha scritto in un attimo ed io perdo la scommessa. In un certo senso è una scommessa che mi piacerebbe perdere.

Per il'autore e il testo in questione valgono le stesse considerazioni svolte qui. Un piccollo assaggio con solo frasi dispari. Altre sequenze disponibili su richiesta.

1. Celebrata con entusiasmo su entrambe le sponde dell’Atlantico, quella tra Barack Obama e i suoi alleati europei rischia di diventare una luna di miele tanto appassionata quanto breve.

3. Aspettiamoci, e non saremo noi a dolercene, solenni riaffermazioni di un legame antico, grandi manifestazioni di amicizia e calorose promesse di collaborazione.

5. Ma dietro la barriera dei sorrisi scontati, è in agguato un dissenso profondo e già acrimonioso che ai tempi dell’idillio nessuno avrebbe potuto prevedere.

7. Obama porta in valigia un messaggio chiaro: se si vuole evitare un disastro servono nuovi massicci stimoli fiscali, i governi devono allargare ulteriormente la borsa e favorire il rilancio economico attraverso la crescita dei consumi.

9. Gli europei continentali (perché la Gran Bretagna è piuttosto vicina agli Usa, come spesso le accade) considerano irragionevole spendere per nuovi stimoli prima di aver verificato il funzionamento di quelli già adottati.

11.La disputa risulterebbe soltanto dottrinale (e si scoprirebbe probabilmente che tutti hanno ragione) se non venisse versata, qua e là, qualche goccia di veleno.

13. Inoltre gli europei negano che i loro stimoli siano globalmente insufficienti, dichiarano di voler proteggere la solidità dell’euro e sornionamente «capiscono » che un sistema di regole e di monitoraggio risulti fastidioso per Wall Street o per la City di Londra.

15. Quanto basta per mettere a rischio, dietro la solita facciata consensuale, l’effettivo esito del G-20.

17. Vero, ma questa volta la partita viene giocata al cospetto di arbitri che non perdonano: la crisi economica, la disoccupazione, le borse, la fiducia che manca per rilanciare i consumi.

19. Compromessi di basso profilo nemmeno.

21. Intendiamoci, Barack Obama resta per gli europei un simbolo di speranza e nessuno manifesta rimpianti per il suo predecessore.

23. Obama riapre il dialogo con la Russia, tratta sullo scudo antibalistico e di fatto rinvia l’allargamento della Nato a Georgia e Ucraina?

25. Mano tesa anche all’Iran?

27. Nuova strategia in Afghanistan?

29. E ancora, l’Europa teme il G-2, quel rapporto privilegiato tra America e Cina che oggi pare inevitabile.

31. Gli Stati Uniti vorrebbero una sostanziale diversificazione degli approvvigionamenti energetici dell’Europa, che invece resta dipendente da Mosca e lo resterà malgrado il progetto Nabucco.

33. Problemi minori, quando vengono paragonati all’ampia piattaforma di convergenze che resta tra europei e americani.

35. E si aprirà per questa parte dell’Atlantico il tempo delle illusioni perdute.

La mia domanda è sempre la stessa. Ma come funziona questo sistema degli editoriali? Allora, forse c'è qualcuno del giornale che chiama l'editorialista "x" e dice: Allora, perchè non scrivi un pezzo su questo? E poi, mi chiedo, ma il pezzo è sottoposto ad una qualche approvazione?

Oppure sono gli editorialisti che scrivono spontaneamente e poi sottopongono il pezzo alla trafila dell'approvazione?

Nel primo caso, gli editorialisti mi sembrano dei pennivendoli che, a comando, buttano fuori un commento, quale che sia; nel secondo caso, se non si sottopone a verifica quanto gli editorialisti storici di un giornale propongono, mi sembra che sia il giornale a mettersi in vendita come spazio.

In entrambi  i casi, anche in ragione delle critiche che sono state evidenziate su NFA in merito ad alcuni editoriali, mi sembra che non ci sia nessun controllo.

 

Non molto tempo fa balzò all'onore delle cronache il caso di una bambina brasiliana di 9 anni rimasta incinta a seguito di uno stupro che venne fatta abortire per motivi di salute. Un prelato del posto intervenne, in modo non molto opportuno, a sottolineare che comunque secondo il diritto canonico era scattata per i medici la scomunica "latae sententiae", che vuol dire senza un pronunciamento ma in modo automatico nel momento in cui veniva commesso il procurato aborto.

Qualche giorno dopo un editorialista di Repubblica, alle prese con lo sport più in voga del momento che è quello di infamare e diffamare la Chiesa, scrisse nell'impeto del suo articolo la scomunica aveva colpito non già i medici, bensì la bambina stessa! Quello è davvero un editoriale vergognoso...

Wow....ai wow voglio sempre credere...ma non ci riesco....e quindi provo a controllare...non avendo il lexis-nexis italiano a portata di mano ho provato artigianalmente....sarebbe questo? http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/03/07/la-bambina-la-scomunica.html , cioe' quello di Sofri, che non mi sta per nulla simpatico, ma non mi sembra abbia scritto che sia stata scomunicata la bambina di nove anni...ma che dal Vaticano fanno sapere che la scomunica del Vescovo era un atto dovuto....non la scomunica allo stupratore....ma al medico era un atto dovuto....

ma magari nella fretta ho letto l'articolo sbagliato....

 

Grazie Francesco per aver chiarito la questione. Ho letto anche io l'articolo di Sofri (che neanche a me sta simpatico, anzi) ed è vero quanto tu dici mentre è falso quanto dice l'anonimo Pietro.

Mi sono anche guardato i commenti precedenti fatti da costui ed ho avuto l'ennesima conferma che la mia ossessiva ostilità agli anonimi sia perfettamente legittima. L'anonimato è fonte di incentivi distorti : scrivere cazzate a vanvera senza doversene vergognare. È uno strumento per pavidi (mi veniva un aggettivo più adeguato, ma fa lo stesso) che non solo hanno paura delle proprie opinioni ma sanno, anche, di non poterle sostenere in un dibattito aperto. Quindi si inventano anonimie e vanno in giro a scaricare le loro frustrazioni. Basta confrontare i commenti su questo blog. Chi si firma con nome e cognome discute ed argomenta con serietà, ammette a volte d'aver torto, cerca di verificare i fatti. Gli anonimi (salve rarissime eccezioni che poi anonime non sono perché i redattori conoscono l'identità del soggetto ed intendono le legittime ragioni per l'anonimato) tendono a fare il mordi e fuggi, lasciano dozzine d'affermazioni false, ciurlano per il manico, eccetera.

So benissimo che la mia è una battaglia perdente, ma questa dell'anonimato nei dibattiti è la caratteristica più negativa della rete.

Non posso che essere assolutamente d'accordo. Tuttavia sono, credo, l'unica luciaorsola dell'intero web, per cui mi tengo il nickname visto che anziché nascondermi mi identifica senza possibilità di errore. Comunque, a scanso di equivoci, il mio nome all'anagrafe è Lucia Tundo. Luciaorsola è un miracolo del battesimo, l'unico miracolo finora da me ricevuto.

 

 

So benissimo che la mia è una battaglia perdente, ma questa dell'anonimato nei dibattiti è la caratteristica più negativa della rete.

Vero.Ma la prassi dell' anonimato ha una base nel timore che il governo (o qualche entità privata tipo RIAA) fichi il naso nei nostri comportamenti. Nonchè da questioni di privacy: domani potrei vedermi rifiutato un lavoro per qualcosa che ho scritto qui o magari qualche foto goliardica su facebook.Google troverebbe il tutto in 10'.

Molti stati hanno manie di contollo su quanto avviene in rete, per cui direi che i timori di cui sopra sono almeno parzialmente giustificati.

@luciaorsola:

sono stato "miracolato" anch'io: battezzato Marcellino e cresciuto oltre i 130 kg.

sono stato "miracolato" anch'io: battezzato Marcellino e cresciuto oltre i 130 kg.

Marcellino, tu ti sei miracolato da solo!

P.S. L'argomento "timore del governo" fa acqua da tutte le parti. Se fosse corretto, allora bisognerebbe andare in piazza sempre con i passamontagna (le macchine fotografiche esistono da decenni), ed anche alle conferenze che siano un po' "controverse" (cineprese e registratori abbondano), firmare editoriali con pseudonimi (gli archivi ci sono da secoli) e stare attenti a quello che si dice quando si discute con gli amici la bar, perché magari il GF ci ascolta.

La libertà non si conquista, né tantomeno si difende, nascondendosi. La libertà si conquista, difende ed accresce praticandola con dignità e a viso aperto.

La libertà no, l' impunità forse si.

Molta gente in internet fa e discute cose discutibili (o ragionevoli ma illegali), come:

- scambiarsi file protetti da copyright

- scommettere su siti non autorizzati dal ministero

- acquistare medicinali non vendibili in italia

- accedere a trasmissioni cifrate senza pagarne il canone

- modificare una console per aggirare le protezioni di copia dei videogiochi

Non è possibile sapere se ci sono controlli in corso, e nemmeno facile sapere in anticipo cosa verrà considerato illegale, per cui registrarsi in un forum con dati falsi per evitare seccature mi sembra un comportamento razionale.

Tornando al tuo esempio da vita reale, discutere in rete con nome e cognome equivale a girare con un cartello con le proprie generalità e non curarsi di chi ascolta quando si discute al bar.Alla manifestazione politica potrei farlo, ma se al bar chiedo dove posso comprare del fumo mi assicuro che non ci siano poliziotti o parenti impiccioni in giro, e se vado a comprarlo non metterò il passamontagna ma nemmeno la maglietta da calcio col cognome stampato dietro.

Siccome poi quando mi registro non so di cosa discuterò è sensato mantenersi anonimi per default.

Sono d'accordo con te che qui non ha senso (anche se magari poi rischio grane per aver scritto come aggirare il monopolio ministeriale sul gioco d'azzardo) ed infatti mi sono iscritto subito con nome e cognome (almeno nella mail), cosa che non farei in un sito dove si parla di cracking o P2P.

Non sostengo che sia un comportamento encomiabile, solo razionale.

Un pensiero esaustivo. Credo  inoltre che la forza del pensiero sia indipendente dal nome anagrafico. Penso anche che spesso il nome e cognome facciano più parte di un egocentrismo e di necessità di visibilità . Io preferisco che parlino le mie idee e non il mio nome così come faccio parlare i miei prodotti.

Inoltre la libertà è un' utopia a cui non credo più da un pezzo. Pietro ha detto una cosa inesatta ed  è subito stato ripreso e ricoperto dalla rete. La rete ha delle cose belle e delle cose brutte perchè è lo specchio dell'uomo che come diceva bracardi è una bestia. In italia pubblicamente nessuno vota berlusconi che poi vince alle elezioni. Adesso tramite la rete si può anche cercare di parlare con queste persone, con la "maggioranza silenziosa " . Cercare di analizzare un fenomeno che troppo spesso viene bollato semplicemente come il voto degli ignoranti . Nei blog rigorosamente anonimi si sapeva che in sardegna avrebbe vinto berlusconi, perchè i sardi che scrivevano ( anonimi ), raccontavano le porcate di soru. L'anonimato non permette l'ostracismo da parte dei potenti. L'opinione pubblica esiste indipendentemente dal nome e cognome della singola persona

P.s. Boldrin se ti fa incazzare così tanto l'anonimato, ti contatto su facebook così mi vedi anche in faccia. Però  fino a che qui non arriva un'altro Raf preferisco essere solo raf. Per'altro è come mi chiamano i miei amici e qualche cliente affezionato

Non e' solo la paura del governo, e postare su internet non e' esattamente come manifestare in una piazza, almeno per ora. Quanto scritto rimane potenzialmente per sempre. Ci sono tanti motivi moralmente legittimi per usare l'anonimato. Per esempio, ed e' solo un esempio, ormai e' pratica comune dei datori di lavoro "googolare" potenziali dipendenti. Posso capire che qualcuno non voglia assoggettare la propria capacita' di produrre reddito futuro a quanto scritto in passato su temi irrilevanti rispetto alla propria produttivita'. 

Non è tanto anonimato quanto pseudonimato, e c'è una differenza importante. Come dicono qui, "a large degree of cooperation can still emerge, through a convention in which newcomers 'pay their dues' by accepting poor treatment from players who have established positive reputations".

Per esempio, prendi Slashdot: gli utenti con karma positivo hanno più visibilità dei vari Anonymous Coward.

E in fondo, l'anonimato è il modo per poter fare qualcosa su Internet senza che il mio futuro datore di lavoro lo possa scoprire cercando con Google tra quindici anni. È il problema che quel fesso di Davide Rossi tirava in ballo anche se per lui la soluzione, vallo a capire, è rendere l'anonimato illegale.

Michele, condivido in parte la tua idea sull'anonimato - del resto, le avevi già ribadite in più occasioni.

Io però sono - e tengo a restare - anonimo o, meglio, "pseudonimo". Sia per un certo affetto per la mia identità telematica sia, soprattutto, perchè mi è capitato di scrivere, su questo blog, anche a proposito di questioni che riguardano il mio lavoro. E poichè sono merdesimo dipendente di una grossa società, preferisco decisamente che le mie opinioni restino (almeno formalmente) separate da ciò che faccio e dico per lavoro. E concordo pienamente con quanto dice Andrea, qualche commento più in alto.

Comunque, poichè mi rendo conto che sia utile, quando si discute, sapere qualcosa su chi si ha di fronte, già da tempo ho messo qualche informazione su di me nel mio profilo... spero sia abbastanza, e spero di non rientrare (almeno ogni tanto) nella schiera di quanti, a tuo dire,

tendono a fare il mordi e fuggi, lasciano dozzine d'affermazioni false, ciurlano per il manico, eccetera.

Io ho dei ragionevoli motivi per conservare l'anomimato, o come molti hanno specificato uno pseudoanonimato.

Non ritengo di aver mai fatto affermazioni false, ciurlato nel manico eccetera.

Non ho mai dato giudizi personali negativi sugli altri intervenienti, limitandomi a intervenire soltanto sulle loro affermazioni e opinioni espresse.

Se la cosa puó interessare non ho cattedre universitarie, non ho scritto nulla di rilevanza accademica, non ricopro cariche di vertice istituzionali.

Peró sono un essere umano, e non un programma informatico, lo giuro. E vorrei che le mie opinioni venissero valutate (o ignorate) per il loro valore intrinseco, senza che siano supportate dal influenza e autorevolezza originate al di fuori di NfA (http://it.wikiquote.org/wiki/Il_marchese_del_Grillo )

 

Credo che l'espressione "aria fritta" sia stata usata per la prima volta da Ernesto Rossi.

Ottimo precedente anche quello anche se, credo, che di per se l'espressione esista da parecchio tempo, no?

In un momento di cazzeggio ho messo ''ernesto rossi aria fritta'' in google. Risulta che Ernesto Rossi ha addirittura scritto un libro con tale titolo. Comunque si, ottimo precedente.

Vedo un sollevarsi di scudi ed altra ferraglia.

Io ho espresso la mia opinione svariate volte. Voi esprimete tranquillamente la vostra, più o meno apertamente o anonimamente. Affari vostri.

Non è vero, comunque, che le "opinioni" contano indipendentemente dalla loro fonte. Per due ragioni molto, ma molto banali

1) Ciò che conta indipendentemente dalla fonte sono "asserzioni scientifiche", ossia prove molto convincenti che il fatto X è tale o che da A segue logicamente B e non, come io credevo, C. Certo, questo tipo di cose contano indipendentemente da chi le dica. Ma non sono molto frequenti, per quanto su nFA si faccia uno sforzo notevole per concentrarsi su di esse.

2) Le opinioni, invece, hanno tanto più valore quanto uno è disposto a metterci dietro la sua faccia. Mi dispiace, ma è così. È un fatto, non una teoria mia (ossia, non è un'opinione). Infatti, storicamente, le UNICHE opinioni o idee o valori o principi guida o chiamatelicomevolete che abbiano avuto una qualsiasi rilevanza sono quelle il cui (o i cui) propugnatore/i ci hanno proprio messo la loro faccia e la loro reputazione. Le altre, quelle anonime, si sono sempre dissolte nell'oblio dei più, ed anche dei meno. Ripeto, è un fatto. Corrisponde all'antico detto secondo cui you got to put your money where you mouth is. Non è obbligatorio, sia chiaro, ma così è. Gli esseri umani così funzionano. Date un'occhiata alla rete e chiedetevi: delle centinaia di migliaia di blogs che ci sono in giro, quali sono quelli che contano? Se ne trovate uno fatto da anonimi che conti per davvero, segnalatemelo. Io non lo conosco.

Such is life. Non prendetevela con il messaggero (io) se trovate sgradito il messagio.

Buona settimana a tutti, a quelli con i nomi ed a quelli con gli a-nomi ugualmente.

io credo che l'opinione che più conta sia quella pubblica tipicamente anonima e di massa. Gli interventi anonimi sono solo dei segnali anticipatori. L'opinione pubblica la si può ignorare ( come fa il PD ) o la si può cavalcare come fa BS: ma di fatto esiste . Il 68 , la caduta del muro di Berlino, la fine dell' apharteid, sono eventi che senza l'opinione pubblica non sarebbero successi. Gli arabi raggiungeranno l'indipendenza solo quando l'opinione pubblica araba lo deciderà. E la borsa americana tornerà a salire solo quando gli americani lo decideranno , indipendentemente dai vari opinion leader che passano in televisione. Ho appena sentito del nuovo piano di salvataggio del messia , lui ce la mette la faccia ma il culo è sempre quello degli altri ne più ne meno che il nostro BS.

Il primo esempio che mi viene in mente: si è dibattuto per secoli se "William Shakespeare" fosse o meno uno pseudonimo. Non mi sembra che questo abbia minato la sua autorevolezza. Un esempio più recente è il collettivo "Luther Blisset".

È vero che lo pseudonimo ti permette di dire cazzate senza dovertene vergognare (se sia un bene o un male mi sembra difficile da determinare); è falso che lo pseudonimo non possa avere una reputazione associata.

Infatti, storicamente, le UNICHE opinioni o idee o valori o principi guida o chiamatelicomevolete che abbiano avuto una qualsiasi rilevanza sono quelle il cui (o i cui) propugnatore/i ci hanno proprio messo la loro faccia e la loro reputazione.

Purtroppo a volte il prezzo da pagare per dire quel che si pensa e' sufficientemente alto da scoraggiarne l'espressione: mica dappertutto esiste il Primo Emendamento, e anche in paesi di tradizione liberaldemocratica come la Gran Bretagna le leggi contro la diffamazione o per la "protezione della privacy" possono essere usate per limitare la liberta' di pubblicazione (e prova a pubblicare in Italia con nome e cognome le intercettazioni di BS e Carfagna e poi vedi che ti succede).

Finalmente, certe forme di illegalita' di massa possono essere utili a chiarire che leggi esistenti non hanno il supporto di una grossa parte dei cittadini, e vanno cambiate: il Diciottesimo Emendamento alla fine fu abrogato anche perche' talmente tanta gente frequentava di nascosto speakeasy joints, che avere una legge che proibiva il consumo dell'alcool stava coprendo di ridicolo l'autorita' dello stato. Io penso che andra' a finire cosi' anche col file sharing.

Finalmente, certe forme di illegalita' di massa possono essere utili a chiarire che leggi esistenti non hanno il supporto di una grossa parte dei cittadini, e vanno cambiate: il Diciottesimo Emendamento alla fine fu abrogato anche perche' talmente tanta gente frequentava di nascosto speakeasy joints, che avere una legge che proibiva il consumo dell'alcool stava coprendo di ridicolo l'autorita' dello stato. Io penso che andra' a finire cosi' anche col file sharing.

Enzo, questo avviene in Paesi dove le istituzioni sono sensibili al senso del ridicolo e/o della realta'.

Essendo in Italia, posso dire che quanto dici non e' una garanzia: anche per cose ben piu' importanti c'e' una illegalita' diffusa, tollerata e impunita.

Per tornare in argomento, ho visto l'editoriale seguendo il link qui su nfA e poi ho dato uno sguardo alla lista di articoli accanto: diciamo che ho visto una certa coerenza, quindi non mi stupisco - e ritorno alla mia opinione sulla carta stampata in Italia (ovvero, ripeto, che serve solo per incartare le verdure).

Riguardo invece all'argomento anonimato: e' vero che dietro il nick si puo' nascondere di tutto, ma di motivi per usarlo ce ne possono essere tanti; proprio come le opinioni e gli attributi, ognuno ha i suoi. Io lo uso soprattutto perche' ci sono affezionato e per poter parlare piu' liberamente, ovvero per dissociare quanto esprimo da quello che sono professionalmente - in Italia e' facile confondere le due cose. Usarlo per insultare o sparare cavolate e' un altro conto (non sbagliare: quello accade a tutti, mi pare).

 

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