Assenze per malattia: facciamo i conti

14 dicembre 2009 giulio zanella

La Ragioneria Generale ha pubblicato oggi il Conto Annuale per il 2008. Possiamo finalmente confrontare i dati delle indagini a campione del Ministro (di cui abbiamo parlato a più riprese: prima, seconda, terza, quarta, quinta) con quelli censuari della Ragioneria, limitatamente all'anno 2008.

Non sto qui a riassumere i termini della questione, il lettore che non ci abbia seguito può recuperarli usando i link riportati nel sommario.

I fatti salienti sono tre, che vado subito a riassumere per poi entrare nei dettagli:

  1. Per il 2008 le indagini a campione prevedevano una riduzione di circa il 20% delle assenze per malattia nei comparti monitorati. La riduzione effettiva, in questi comparti, è stata del 18,5%. Quindi la previsione di Brunetta (20%) era piu' vicina al valore realizzato di quella che io feci (10%). Su questo punto l'evidenza è in suo favore e gliene do credito.
  2. La riduzione delle assenze per malattia nell'intera pubblica amministrazione è stata molto minore, pari all'11%. Quindi il risultato dei comparti monitorati non si estende all'intera amministrazione pubblica, per la quale l'effetto è circa la metà di quello annunciato. Questa evidenza farà meno piacere al Ministro.
  3. Il totale delle assenze (per malattia e non) nel comparto pubblico è rimasto invariato. Cosa è successo dunque? Semplice: fatti rientrare dalla finestra dalla quale scappavano, i dipendenti pubblici sembrano essere poi riusciti dalla porta. In altre parole, alla riduzione delle assenze per malattia corrisponde nel 2008 un pari aumento delle assenze per altre cause. Quindi non si è recuperato praticamente nulla in termini di giornate lavorative. Questa evidenza farà ancora meno piacere al Ministro.

Iniziamo dal primo fatto. La figura sotto mostra l'andamento delle assenze per malattia, misurate come giornate annue per dipendente, nei comparti monitorati dal Ministro (ossia tutti tranne istruzione, forze di polizia e forze armate), nel comparto scuola, e nell'intera Pubblica Amministrazione, per le ragioni di cui dirò sotto.

 

Figura 1. Giorni di assenza per malattia (retribuiti e non retribuiti)

assenze per malattia 1999-2008

Fonte: elaborazione da dati Ragioneria Generale

 

L'effettiva riduzione delle assenze nei comparti monitorati è in linea con quella che veniva suggerita dalle indagini mensili di Brunetta. Queste rilevavano per il semestre luglio-dicembre 2008 una riduzione del 41,3% rispetto allo stesso semestre del 2007. Su base annua quindi (assumendo per il primo semestre assenze stabili o in leggero calo lungo il tred pre-esistente) la riduzione prevista per il 2008 era di circa il 20%. Con una riduzione effettiva del 18,5% Brunetta ha avuto ragione: la riduzione registrata nel 2008 è superiore alla riduzione cumulata dal 2003 al 2007 (-15%). In percentuale, ovviamente, non in valore assoluto.

Preciso che questo non significa che le critiche che gli abbiamo mosso fossero sbagliate, infondate, o inopportune. Significa che il problema di autoselezione che avevo sollevato non ha avuto conseguenze di rilievo. In altre parole, a posteriori, la correzione delle stime per l'autoselezione e gli altri problemi di campionamento effettuata dall'Istat ha sostanzialmente funzionato. Trattandosi di una correzione per fenomeni basati su caratteristiche inosservabili delle amministrazioni, questo non era affatto scontato a priori. L'assunzione dell'Istat (le caratteristiche che osservo sono correlate alla propensione, che non osservo, a riportare i dati mensilmente) ha battuto la mia (non sono correlate).

C'è però un fatto singolare da osservare. Nel comparto istruzione (scuola e università), al quale si applicano le stesse norme degli altri comparti monitorati (le norme non si applicano invece a forze di polizia e difesa), la riduzione delle assenze è stata molto minore della media (4,5%). In particolare nella scuola, dove le indagini del Ministero presieduto da Mariastella Gelmini rilevavano tra marzo e maggio 2009 una riduzione di oltre il 40% delle assenze per malattia (i dati si trovavano qui), che farebbe inferire una riduzione del 20% nel 2008 in linea con gli altri comparti, le assenze nel 2008 si sono effettivamente ridotte solo del 3%. Questa minore riduzione è evidente nella figura riportata sopra, dove quello che colpisce è proprio il diverso andamento delle due serie nel 2008. Visto il crollo delle assenze nei comparti monitorati, uno si aspetterebbe una riduzione molto maggiore di quella osservata nel comparto scuola, che da solo costituisce un terzo dell'occupazione pubblica.

Cosa c'è di speciale nella scuola? Perché le assenze non sono diminuite sensibilmente nel 2008 come negli altri comparti? Che i dipendenti pubblici nei comparti monitorati si siano sentiti più sotto pressione? Può darsi, ma sarebbe sorprendente se la riduzione venisse tutta da un effetto di moral suasion generato dal monitoraggio di per sé piuttosto che dall'effetto dell'incentivo monetario, cioé la decurtazione dello stipendio. Ma non possiamo escluderlo sulla base di questi dati, naturalmente. È un punto che merita attenzione.

Questo puzzle (agli economisti piace chiamare puzzle un fatto empirico che non ha un'evidente spiegazione) introduce il secondo fatto. Se nei comparti non monitorati (che costituiscono metà dell'occupazione pubblica) le assenze per malattia si sono ridotte marginalmente, la riduzione nel complesso della pubblica amministrazione deve essere molto minore di quella realizzata nei comparti monitorati. La tabella sotto riporta i giorni di assenza per malattia (retribuita e non) per dipendente nel 2007 e nel 2008 nei diversi comparti.

 

Tabella 1. Giorni medi di assenza per malattia, per comparto


Comparto 2007 2008 Variazione
Ministeri 15.82 12.68
Agenzie 13.27 11.44
Presidenza Consiglio 16.19 14.42
Monopoli 15.03 -
Vigili del Fuoco 16.00 9.16
Magistratura 2.91 2.59
Diplomatici 2.47 2.21
Prefetti 5.03 4.38
Carriera Penitenziaria 10.24 8.50
Enti non economici 13.62 11.72
Enti locali 13.88 11.00
Enti locali Stat. Spec. 9.83 10.68
SSN 16.23 13.33
Enti di ricerca 11.33 8.70
Totale comparti monitorati 14.81 12.07 -18.52%
Scuola 12.57 12.17
AFAM 7.32 6.24
Universita' 8.10 6.31
Corpi di Polizia 17.77 17.13
Forze Armate 5.67 7.67
Totale comparti non monitorati 12.67 12.29 -3.07%
TOTALE PA 13.71 12.18 -11.16%

Fonte: elaborazione da dati Ragioneria Generale

 

Questa tabella mostra quanto riassunto sopra: la riduzione è del 18,5% nei comparti monitorati, solo del 3% negli altri, e dell'11% nel complesso della pubblica amministrazione. La tabella mostra anche che ci sono notevoli differenze tra comparti che con alcune ovvie eccezioni (lavorare nei corpi di polizia ha implicazioni per la salute diverse da lavorare nella magistratura) risultano difficilmente giustificabili. Notate infine che nei comparti dove la decurtazione dello stipendio per assenze causa malattia non si applica (corpi di polizia e forze armate) le assenze diminuiscono molto meno che negli altri comparti o addirittura aumentano, come uno si aspetterebbe.

Veniamo ora al terzo fatto. La tabella qui sotto riporta le giornate annuali di assenza per dipendente nel 2007 e nel 2008, disaggregate per tipologia.

 

Tabella 2. Giorni medi di assenza, per tipologia


Tipologia 2007 2008
Ferie 30.06 29.55
Malattia retribuita 11.69 10.27
Legge 104/92 1.30 1.54
Maternita' 3.29 3.71
Altre assenze retribuite 3.20 3.17
Sciopero 0.25 0.29
Altre assenze non retribuite 2.02 1.91
Formazione - 1.20
Totale 51.82 51.65

Fonte: elaborazione da dati Ragioneria Generale

 

Il totale dei giorni di assenza per dipendente e' sostanzialmente invariato dal 2007 al 2008. Gran parte della riduzione delle assenze per malattia (che, ricordo, include malattia retribuita e non) è compensata da una (per me) misteriosa voce "formazione" che appare per la prima volta nel Conto Annuale. Non so se questa voce sia stata scorporata da una tipologia preesistente (nel qual caso le assenze per formazione venivano contabilizzate anche in passato) oppure no. Nell'attesa di risolvere questo dubbio, se prendiamo per buono il totale contabilizzato dalla Ragioneria Generale la conclusione e' che i giorni di assenza complessivi nel 2008 sono gli stessi del 2007!

Quello che sembra accadere è quindi un fenomeno curioso ma tutt'altro che sorprendente: alla forte riduzione delle assenze per malattia corrisponde un altrettanto forte aumento delle assenze per altre cause. Come dire: si trova comunque il modo di giustificare le stesse assenze che si facevano prima. L'implicazione è che alla riduzione delle assenze per malattia non segue affatto l'aumento delle giornate di lavoro a favore dell'utenza che doveva essere il principale beneficio dell'azione di Brunetta. Segue certamente un risparmio di denaro pubblico nella misura in cui si fanno meno assenze retribuite e più assenze non retribuite. Ma lo scopo delle misure anti-assenze non è far cassa.

Infine, se le stime a campione del 2008 erano sostanzialmente buone, dobbiamo credere che siano buone anche quelle per il 2009. Nell'anno in corso, ad una iniziale riduzione mensile sostanzialmente in linea col secondo semestre 2008 hanno fatto seguito negli ultimi mesi tre aumenti consecutivi che invertono il trend mensile e lo rendono progressivamente più pronunciato: +16,7% ad agosto, +24,2% a settembre, e +28,3% a ottobre. Ci sarà ancora di che discutere.

Modificato il 15 dicembre per rettificare l'interpretazione della Tabella 2. Grazie ai lettori per i loro commenti su questo punto.

50 commenti (espandi tutti)

Giulio questi dati sono a dir poco emblematici. Innanzitutto non capisco il dato delle quasi 30 giornate di ferie annue di cui "godono i dipendenti pubblici, visto che nel privato (PMI) sono 21. Il 30% in meno.

Ancora, forse Brunetta voleva scalare la montagna degli 11 giorni di malattia per dipendente, ma gli è andata molto male, potrebbe anche essere un 10 per cento in meno (non lo è), ma da 11 a 10 mi sembra decisamente poco, visto che nel settore privato i giorni di malattia per dipendente sono molti meno (4 giorni, per chi non volesse leggere il link).

E non vedo nell'azione del ministro alcuna azione nel senso di riportare i parametri del pubblico impiego a un minimo di decenza, nel mentre si parla di aumento del salario degli statali, con il pessimo effetto "trascinamento" sui salari del privato, oltre che i maggiori oneri per tutti noi.

 

Aggiungo a quanto scrivi che Striscia la Notizia documenta ripetutamente con riprese televisive casi aneddotici - che pero' hanno tutta l'aria di essere endemici - di dipendenti pubblici che timbrano oltre al proprio anche 1-5 cartellini di altri dipendenti e poi magari escono per fare la spesa o portare i figli a scuola o addirittura per tornare a casa. Dubito che casi del genere siano diffusi nel settore privato.  Ma cio' che e' documentato e' quanto ci si puo' aspettare in uno Stato dove il servizio pubblico e' inteso come la creazione di posti di lavoro pagati con fondi pubblici piuttosto che come il mezzo per provvedere utili servizi comuni spendendo efficientemente le risorse pubbliche.

Io ho conosciuto uno che lavorava in qualche ministero e che si faceva 4 mesi di ferie l'anno mentre l'amico gli timbrava il cartellino tutti i giorni. D'inverno facevano a cambio. Questi sono quelli che nelle statistiche appaiono come piu' virtuosi perche' non si fanno mai ne' un giorno di ferie ne' di malattia. Chiedo scusa se e' solo evidenza aneddotica ma come fai a fare emergere questa gente in statistica se non responsabilizzando il loro superiore o facendo controlli blitz continui?

Io ho conosciuto uno che lavorava in qualche ministero e che si faceva 4 mesi di ferie l'anno mentre l'amico gli timbrava il cartellino tutti i giorni. D'inverno facevano a cambio. Questi sono quelli che nelle statistiche appaiono come piu' virtuosi perche' non si fanno mai ne' un giorno di ferie ne' di malattia. Chiedo scusa se e' solo evidenza aneddotica ma come fai a fare emergere questa gente in statistica se non responsabilizzando il loro superiore o facendo controlli blitz continui?

In statistica questi imbrogli emergono quando si conteggiano i costi medi e i tempi delle procedure burocratiche in Italia. Se ricordo bene la CGIA di Mestre ha fatto dei rapporti su questi costi e tempi (inclusi tempi e costi di cause civili come recupero credito o di lavoro come licenziamenti) ed emerge chiaramente che a parita' di impresa in Italia si paga molto piu' e i tempi sono molto maggiori della media europea.  L'effetto degli imbrogli emerge anche quando si fanno indagini campionaria sul fatto che la pubblica amministrazione risponda o no e in quali tempi a richieste standard del cittadino.

Per contrastare questi imbrogli sarebbe sufficiente comunque fare controlli periodici a campione con conseguenze in termini di sanzioni pecuniarie, eventualmente nei casi piu' seri penali e con licenziamento.  Si tratta di misure banali che per incompetenza dei vertici e/o connivenza pero' in Italia non vengono attuate. I vertici forse non hanno interesse ad esigere correttezza dai pubblici dipendenti per evitare che si metta in moto meccanismi e aspettative diffuse che col tempo arrivino a sanzionare il loro assenteismo e i loro imbrogi.

Certo e' che se io fossi uno di quelli che invece i giorni di malattia se li prende solo quando deve, mi incazzerei come una biscia prima col collega fregone e poi con Brunetta e i suoi predecessori  che se la prendono con me invece che con l'altro. 

Giulio questi dati sono a dir poco emblematici. Innanzitutto non capisco il dato delle quasi 30 giornate di ferie annue di cui "godono i dipendenti pubblici, visto che nel privato (PMI) sono 21. Il 30% in meno.

Piuttosto ci sarebbe da chiedersi perché sono diminuite (e di mezza giornata all'anno): saranno diminuiti i lavoratori di quei comparti che prevedono un numero maggiore di ferie?

Sinceramente non capisco il tuo "non capire": i giorni di ferie sono stabiliti dai contratti collettivi nazionali, sono a disposizione di tutti e non sono derogabili. Un ministro cosa dovrebbe fare per abbassarle di numero? Rifare tutti i contratti collettivi aumentando di conseguenza gli stipendi dei dipendenti?

A titolo di cronaca per il comparto università si parte da 26+4 (fesitività soppresse) per arrivare (dopo 3 anni) a 28+4; per i bancari (che notoriamente sono privati) mi sembra sia lo stesso.

 

Innanzitutto non capisco il dato delle quasi 30 giornate di ferie annue di cui "godono i dipendenti pubblici, visto che nel privato (PMI) sono 21. Il 30% in meno.

 

La differenza del numero di giorni di ferie tra pubblico e privato è giustificata in gran parte dal fatto che nel pubblico il sabato è considerato lavorativo mentre nel privato non viene conteggiato nel periodo di ferie. In un' azienda privata in  4 settimane  di ferie continuate consumo 20 giorni di ferie ; nel pubblico nelle stesse 4 settimane di ferie consumo 24 giorni di ferie.

Mi sembra facile rispondere che nel privato sono diverse anche le ore/giorno lavorate, che sono molto di più. Il sabato gli statali recuperano solo le ore in meno lavorate. Tra l'altro non è proprio così: moltissimi enti pubblici sono chiusi il sabato (qualcuno, spiritoso, dice anche che non è che il venerdì sia considerato molto lavorativo..).

Solo la scuola (ma non tutte: molte cominciano a fare la "settimana corta" e orario prolungato) mantiene il sabato, e il comparto sicurezza, che ha anche le turnazioni notturne.

I dati sono crudi: gli statali lavorano meno e producono meno.

Per quel che riguarda la mia esperienza diretta di dipendente di ente locale, se si lavorano 5 giorni la settimana i giorni di ferie diventano 26. Compreso il caso della sottoscritta che lavora da martedì a sabato.

Non so se negli altri comparti ci sia una pari riduzione dei giorni di ferie, però.

... scalare la montagna degli 11 giorni di malattia per dipendente, [...]

Grazie Marco, per avere evidenziato l'enormità di questo numero, che anche a me in un certo senso era sfuggito. Perché uno sta li a discutere su quanto siano calate in percentuale le assenze per malattia ma non guarda al valore assoluto: UNDICI giorni all'anno A TESTA! Ed erano 15 o 16! Pensateci, a testa. Se penso a me stesso, la media degli ultimi anni sarà ... uno o due. Se penso ai miei colleghi o anche ai componenti dello staff dei posti dove ho lavorato, viaggiamo magari su 3 o 4. Questi si ammalano tre volte tanto. Come dire: due grosse influenze a testa all'anno! Ma vi rendete conto la follia? Numeri come questi AZZERANO qualsiasi dibattito: sono chiaramente il frutto di un malcostume diffuso e massivo e di frodi trasformate in regole del gioco. Viene veramente la voglia di lanciarsi in arringhe brunettiane contro i fannulloni protetti dai sindacati.

Ma, poi, uno ci pensa e si rende conto che, ancora una volta, il ministro Brunetta arringa troppo e razzola male. Non solo nella sua carriera di dipendente pubblico, ma soprattutto come ministro. Infatti, il buon Giulio è fin troppo generoso con lui. E mi spiego.

1) Si', nei comparti monitorati la caduta su base annua è del 20%, ma non era proprio questo il punto? Ossia che nei comparti monitorati si creava un incentivo a "far bene" assente altrove? Infatti, altrove (e.g. scuola) non è successo nulla, assolutamente nulla. Ho capito che vuoi fare il signore, Giulio, ma non ti sembra di dar troppa rilevanza alla questione "self selection in reporting" all'interno dei comparti monitorati versus il resto? Mah...

2) Poi c'è un altro punto da osservare, sempre nei comparti monitorati. Il grafico che riporti mostra chiaramente che il trend in discesa inizia tra 2003 e 2004. All'interno di questo trend, l'anno 2007 fa eccezione, perché si appiattisce ed anzi risale. Quindi RISPETTO al secondo semestre del 2007 il secondo semestre 2008 sembra indicare una grande discesa. Però se uno fa l'ipotesi, perfettamente ragionevole alla luce di ciò che conosciamo, che il secondo semestre del 2007 sia stato influenzato da un shock "negativo" (ossia, che ha fatto ricrescere temporaneamente le assenze per malattia) e calcola una continuazione nel 2008, esaurito lo shock negativo del 2007, del trend già esistente ... allora l'effetto Brunetta nel secondo semestre 2008 diventa molto minore, ma molto. O no? Non lo dico per il gusto di dir male di Brunetta, che a quello ci pensa lui da solo, ma proprio per capire cosa muova questi dati e cosa faccia effetto, in termini di policy, versus quello che non lo fa.

3) Inoltre, occhio alle percentuali come indicatore di efficiacia. Possono essere misleading. Considerate il seguente esempio (non campato per aria, visto il problema che stiamo studiando). Supponiamo che si parte da un assenteismo uguale a 17 e che si introducano tecniche (costose) di monitoraggio per ridurlo. Facciamo conto che per ogni 100 euro spesi in monitoraggio si riduca l'assenteismo di 1, perché con 100 si creano controlli che arrivano a dissuadere una persona, non due o tre o mezza, una. Allora, se lo sforzo per controllare, misurato dalla spesa di 100, rimane costante, nel primo anno passo da 17 a 16 (-5,88%) nel secondo anno da 16 a 15 (-6,25%), nel terzo da 15 a 14 (-6,67%), nel quarto da 14 a 13 (-7,14)  e nel quinto da 13 a 12 (-7,7%). A questo punto siamo arrivati. Di fatto non c'è stato nessun cambio strutturale o niente, la stessa causa e lo stesso effetto ogni anno. Però in percentuale sembra che abbiamo aumentato il controllo ... Non so se mi spiego.

 

Inoltre, occhio alle percentuali come indicatore di efficiacia. Possono essere misleading.

Già, anche per un altro ovvio, semplicissimo motivo.

Se il numero di assenza per malattia passa da 13 a 12 ho un -7,7%. Ma se faccio il conto sul numero complessivo di assenze, immaginando una situazione invariata per il numero di assenze diverse da malattia (ad esempio, 20) e una riduzione da 13 a 12 delle assenze per malattia, ho un calo delle assenze complessive da 33 a 32 (-3%!).

Per cui enfatizzare che

il totale dei giorni di assenza si è ridotto solo dello 0,3%

non mi pare correttissimo, in considerazione del fatto che gran parte dei giorni in questione (a cominciare dalle ferie) sono in gran parte "dati". Insomma, ragionare sulle percentuali mi pare fuorviante, soprattutto se poi non sappiamo da dove viene la voce "formazione" la quale, di per sè, compensa gran parte della diminuzione delle assenze per malattia.

A proposito della variazione nei giorni di ferie, inoltre, sarebbe interessante verificare se non si possa in parte spiegare sulla base del calendario (ad esempio, sulla base della disposizione delle festività, che può incentivare più o meno la richiesta di qualche giorno di ferie per sfruttare "ponti" o simili).

Ultima considerazione... sarebbe carino comparare l'andamento dei giorni di assenza con l'incidenza delle influenze stagionali. Se qualcuno ha idea di dove trovare dati del genere...

Per cui enfatizzare che

il totale dei giorni di assenza si è ridotto solo dello 0,3%

non mi pare correttissimo, in considerazione del fatto che gran parte dei giorni in questione (a cominciare dalle ferie) sono in gran parte "dati". Insomma, ragionare sulle percentuali mi pare fuorviante, soprattutto se poi non sappiamo da dove viene la voce "formazione" la quale, di per sè, compensa gran parte della diminuzione delle assenze per malattia.

Certo, Marco. Come spiegavo in risposta al commento di Michele ho enfatizzato le variazioni percentuali perche' queste usa Brunetta e stiamo confrontanto i suoi numeri con quelli della Ragioneria.

Tenendo dentro la voce formazione le assenze complessive sono invariate in valore assoluto (ovviamente 51.82 e' uguale a 51.65 anche in una rilevazione censuaria) quindi c'e' sostituzione 1 a 1 con altre tipologie. Se questa voce viene aggiunta al totale dal nulla (il che denoterebbe pessima pratica contabile) il mio punto #3 cade. Non sono riuscito a capire questa cosa dalle note esplicative della Ragioneria. Adesso provo a chiedere direttamente a loro.

1) Si', nei comparti monitorati la caduta su base annua è del 20%, ma non era proprio questo il punto? Ossia che nei comparti monitorati si creava un incentivo a "far bene" assente altrove? Infatti, altrove (e.g. scuola) non è successo nulla, assolutamente nulla. Ho capito che vuoi fare il signore, Giulio, ma non ti sembra di dar troppa rilevanza alla questione "self selection in reporting" all'interno dei comparti monitorati versus il resto? Mah...

C'era una questione in sospeso: ho ripetutamente scritto che la rilevazione di Brunetta non aveva valore scientifico principalmente a causa di selection e che avremmo fatto i conti giusti alla pubblicazione del Conto annuale. Ora che il Conto annuale e' uscito ho voluto innanzitutto esser chiaro per non dare l'impressione di voler ignorare i dati o di volerli interpretare per un altro verso quando questi contraddicono una cosa che ho detto.

Sgombrato il campo da ogni possibile equivoco o strascico di polemica in questo senso, mettiamo da parte la rilevazione di Brunetta e guardiamo al resto, cioe', per cominciare, i fatti #2 e #3 che discuto nel post.

Ho/abbaimo infatti detto tante altre cose, e queste sono confermate dai dati. Primo, che bisogna scorporare il trend per valutare l'effetto delle misure, come tu ribadisci. Escludendo lo "shock" del 2007, dal 2003 al 2006 la riduzione media nei comparti monitorati e' stata di una giornata per dipendente all'anno (-6%; lasciami usare le variazioni percentuali per il momento perche' questo ci forza a fare l'approccio di Brunetta; poi le abbandoniamo per sempre e riflettiamo su magnitudes e variazioni assolute). La stessa riduzione media nel totale della PA e' stata di 0,7 giornate (-5%). Scorporando questo l'effetto delle misure di Brunetta nel 2008, ossia -2,7 giornate (-18,5%) nei comparti monitorati e -1,5 giornate (-11%) nel complesso della PA) e' pari, rispettivamente, a -1,7 giornate (-12,5%) e 0,9 giornate (-5%). La morale e' sempre quella: si tratta di effetti piccoli rispetto alla portata (in termini di costo innanzitutto e di roboanza mediatica poi) delle misure.

Ho aggiunto l'intera PA alla figura 1 per rendere il punto piu' chiaro.

Secondo, avevo anche detto (da qualche parte in un commento che non riesco a ritrovare) che bisognava tenere d'occhio la sostituzione all'interno delle tipologie di assenza. Il fatto #3 e' secondo me il piu' interessante. Brunetta ha sempre enfatizzato che le sue misure facevano recuperare giornate lavorative, con tutta la retorica del caso sui benefici per gli utenti, la produttivita', eccetera. Oggi vediamo che non c'e' assolutamente nulla di tutto questo. Insomma, seppellita la scaramuccia sulla selection e' di questo che si deve discutere secondo me.

3) Inoltre, occhio alle percentuali come indicatore di efficiacia. Possono essere misleading. [...] se lo sforzo per controllare, misurato dalla spesa di 100, rimane costante, nel primo anno passo da 17 a 16 (-5,88%) nel secondo anno da 16 a 15 (-6,25%), nel terzo da 15 a 14 (-6,67%), nel quarto da 14 a 13 (-7,14)  e nel quinto da 13 a 12 (-7,7%). A questo punto siamo arrivati. Di fatto non c'è stato nessun cambio strutturale o niente, la stessa causa e lo stesso effetto ogni anno. Però in percentuale sembra che abbiamo aumentato il controllo ... 

Certo, capisco. Probabilmente passare da 13 a 12 e' piu' difficile che passare da 17 a 16, comunque nessuno (tranne Brunetta :-)) si sogna di interpretare queste percentuali come indicatore di efficacia. Grazie in ogni caso per ricordarlo.

Penso sia molto difficile valutare correttamente il numero di giornate di ferie senza conteggiare qunte sono le ore lavorative contrattuali.

Nell'industria chimica, dove lavoro, i giorni di ferie sono 20, ma ci sono altri 13 giorni conteggiati come Riduzione Orario di Lavoro, esistono nel settore pubblico?

Non negli enti locali. Non solo, i permessi per visite mediche (almeno nel Comune dove lavoro) non sono conteggiabili in ore ma in giorni, per un totale annuo di giorni 3 compresi quelli per prestare assistenza a familiari ricoverati o portarli a loro volta a visite mediche, per cui altre visite, assistenze etc. vengono svolte in giorni di ferie.

Esiste una forma di recupero permessi in ore dagli straordinari già effettuati o da effettuare, ma naturalmente questa "banca delle ore" prevede una minore indennità di straordinario per le suddette ore (a parte che in moltissimi comuni gli straordinari sono pagati solo in parte).

Rimane il fatto che non so esattamente come funzioni negli altri comparti, mi dispiace.

Quello che sembra accadere è quindi un fenomeno curioso ma tutt'altro che sorprendente: alla forte riduzione delle assenze per malattia corrisponde un altrettanto forte aumento delle assenze per altre cause. Come dire: si trova comunque il modo di giustificare le stesse assenze che si facevano prima.

Le variazioni sul totale sono cosi' modeste che l'evidenza della sostituzione secondo me e' poco significativa.  Se cosi' fosse avvenuto, ritengo comunque positivo che assenze mediche dovute a certificati medici disonesti siano state sostituite con assenze per formazione o permessi presumibilmente concessi discrezionalmente dai capouffiicio: ritengo sia piu' grave e indice di manlfunzionamento e corruzione del sistema ricorrere a certificati medici disonesti.

L'implicazione è che alla riduzione delle assenze per malattia non segue affatto l'aumento delle giornate di lavoro a favore dell'utenza che doveva essere il principale beneficio dell'azione di Brunetta. Segue certamente un risparmio di denaro pubblico nella misura in cui si fanno meno assenze retribuite e più assenze non retribuite. Ma lo scopo delle misure anti-assenze non è far cassa.

Finche' le assenze oltre alle ferie dei dipendenti pubblici rimangono superiori a quelle dei settori privati corrispondenti mi sembra appropriato almeno non retribuirle, almeno per la frazione eccedente, e quindi piu' che in passato, presumo.  Si otterrebbero piu' giustizia e migliori incentivi se la parte non retribuita delle assenze fosse calibrata dipendente per dipendente sulla base del totale delle assenze annuali oltre la media che non abbiano una forte ed evidente giustificazione. Fare queste valutazioni presuppone tuttavia purtroppo un livello di correttezza ed efficienza nelle gerarchie del pubblico impiego che temo non sia raggiunto in Italia. In altre parole, indipendentemente dalla qualita' e dall'intelligenza del ministro, rendere piu' efficiente la pubblica amministrazione italiana e' un compito titanico, anche piccoli ma statisticamente significativi miglioramenti, purche' progressivi e consolidati nel tempo, sarebbero apprezzabili.

Domanda banale: qualcuno sa se le assenze per malattia sono in relazione ad una varabile demografica sistematicamente differente tra PA e privato (ad es. età)? Così tanto per capire se c'è una chiave di lettura demografica oltre a quella economica (a cui credo, sia chiaro).

Mi chiedo se i casi di donne in gravidanza lasciate a casa 6-7 mesi prima del parto per motivi medici, pratica che aneddoticamente trovo piuttosto frequente nel settore pubblico (anche perche' nel settore pubblico vengono impiegate donne in misura maggioritaria), vengano contabilizzate come assenze per malattia.

no, c'e' un'apposita voce per la maternita'

Ma l'assenza precedente all'8avo mese non e' maternita'. Viene richiesta dai medici per specifiche cause (per esempio, la postina che non puo' stare in piedi a smistare le lettere, o cose simili)

Esiste l'istituto della cosiddetta gravidanza difficile che consente alle donne di rimanere a casa per tutti i 9 mesi; non credo sia contata come malattia.

Ed e' pure molto diffusa. Sia prima che dopo la nascita:

Fino al compimento del terzo anno del figlio entrambi i genitori possono alternativamente astenersi dal lavoro per la malattia del figlio, senza limiti temporali. Dai tre agli otto anni, ciascun genitore ha diritto a 5 giorni lavorativi ogni anno per le malattie del figlio. Il ricovero ospedaliero del figlio interrompe, su richiesta , la eventuale fruizione delle ferie da parte del genitore.

Questi congedi nel settore privato non sono retribuiti

  • fino a tre anni del figlio le assenze dal lavoro sono coperte da contribuzione figurativa 
  • i 5 giorni annui previsti per malattie del figlio dai tre agli otto anni sono accreditati figurativamente limitatamente ad una retribuzione convenzionale pari al:200% dell'assegno sociale (per il 2006:  €. 9.924,72), con possibilità di integrazione con riscatto o con versamenti volontari dei contributi 

Nel settore pubblico,  fino al terzo anno del figlio, c'è diritto a trenta giorni regolarmente retribuiti per anno per le malattie del bambino, con relativa contribuzione obbligatoria. Fino agli otto anni del figlio, invece, i 5 giorni ogni anno a disposizione di ciascun genitore sono senza retribuzione anche nel settore pubblico, ma hanno la copertura contributiva.

Scusami Giorgio - ti chiedo una cosa piuttosto OT rispetto a questo "ramo" di commenti... ma la chiedo a te, visto uno degli ultimi articoli che hai pubblicato. Dov'è possibile trovare qualche dato circa l'impatto dell'influenza stagionale degli ultimi anni? In teoria, non ci si dovrebbe aspettare una qualche correlazione con l'andamento delle assenze per malattia?

Inizia da qui: http://www.iss.it/iflu/dati/cont.php?id=138&lang=1&tipo=13

Ne avevamo gia' parlato con Giulio di questa cosa, sia qui che via email (considerando per ipotesi influenze e vaccini). Giulio hai poi guardato oltre?

Secondo me pochissime di quelle assenze per malattia sono "legittime" quindi non proverei a spiegarle con motivi legittimi (come appunto l'influenza). L'unico modo per vigilare sulle assenze degli impiegati non e' delegando il loro controllo a roma (cioe' agendo con i tornelli o regolamentando le visite fiscali); l'unico modo e' responsabilizzare il capo reparto: se gli impiegati sotto di te fanno troppe assenze, TU perdi il posto.

 

ah! Ricardo...

ispirati 15/12/2009 - 17:14

quindi il numero di assenze per dipendente rimane pressoche' costante: se diminuiscono da una parte aumentano da un'altra.

mi pare l'ennesima versione dell'equivalenza ricardiana... ;)

 

dipende: resta da chiarire la questione della misteriosa nuova voce "formazione" -- vedi discussione sopra com marcospx

Intervengo per provare ad esprimere qualche sensazione ed a fornire qualche elemento conoscitivo "da dentro", in qualità di dipendente pubblico, scrivendo peraltro "dall'alto" dei miei 3 (tre) giorni di assenza per malattia dal 2002 (anno d'ingresso in servizio) ad oggi.

Ferie: benché sia un privilegio comune ad altri comparti anche privati, sono effettivamente tante. Io, lavorando 5 giorni la settimana, con i miei 28+4 giorni mi posso assentare più di sei settimane ogni anno.

Qualità del lavoro: la convinzione corrente che il nostro lavoro sia improduttivo e comunque di scarsa qualità e per noi fonte di sofferenza costante. Spesso abbiamo l'impressione che dall'esterno non si capisca nemmeno a quale fine certe funzioni esistano: di qui la convinzione che talune siano state inventate tanto per farci fare qualcosa; per quanto riguarda il mio lavoro, assicuro che non è così. Recentemente l'entrata in vigore di alcune norme comunitarie ha causato al mio Ente una perdita di funzioni a favore di soggetti privati, ora incaricati di pubbliche funzioni; ebbene, le imprese interessate ci contattano per lamentare la perdita di efficienza del servizio  a fronte di maggiori costi; paradossalmente, i privati ora responsabili mi risultano a caccia di dipendenti pubblici pensionandi o recentemente pensionati con esperienza specifica, onde recuperare un po' di qualità nelle prestazioni rese.

Assenze per malattia: i dati non sono chiarissimi. Se le assenze per malattia dei figli rientrano fra le malattie o nelle "altre assenze retribuite" fa molta differenza.
Bisogna considerare il diverso atteggiamento dei datori di lavoro. Siccome nelle coppie in cui uno dei due è dipendente pubblico, è quest'ultimo che di regola fruisce del permesso per malattia dei figli, perché il datore di lavoro "non fa storie", considerando il numero di dipendenti pubblici in Italia e pure scremando le "endogamie" e le fasce d'età non fertili, la circostanza ha un sicuro impatto sui dati. Ciò vale anche per gli ulteriori diritti (qualcuno dirà "privilegi") che le leggi assicurano a tutela della maternità, della disabilità, della malattia cronica, ecc.: nel sistema pubblico se ne fruisce serenamente, non necessariamente abusandone (nei quattordici mesi di malattia oncologica di mia madre, ho fruito di otto giorni complessivi di permessi "extra", utilizzando per il resto le mie ferie).
Nel mio Ente non mi risultano abusi né per la malattia, né per gli altri permessi, perché - senza bisogno della pressione gerarchica - funziona benissimo il condizionamento dei "pari": poiché i più sono "naturalmente" corretti, gli altri si adeguano.
Quanto ai numeri, si tenga conto che in un Ente come il mio, con circa 70 dipendenti, l'assenza di un collega per quattro mesi per un serio problema ad una vertebra (facciamo 5x17= 85 giorni), sommato a 20 giorni di assenza per malattia figli di ciascuno dei dodici colleghi interessati (12x20= 240 giorni), fa sì che ciascuno di noi abbia in carico oltre 4,5 giorni medi di assenza per malattia prima ancora di considerare i propri.

Per ora mi fermo qui ed attendo eventuali osservazioni.
(chiusa che rivela inequivocabilmente la forma mentale del burocrate abituato a concludere le proprie missive con una formula di saluto accompagnata dal "si resta a disposizione per eventuali chiarimenti")

 


Quanto ai numeri, si tenga conto che in un Ente come il mio, con circa 70 dipendenti, l'assenza di un collega per quattro mesi per un serio problema ad una vertebra[...] fa sì che ciascuno di noi abbia in carico oltre 4,5 giorni medi di assenza per malattia prima ancora di considerare i propri.

Nel privato la gente ha la stessa probabilita' di avere problemi ad una vertebra ma i giorni di malattia sono comunque piu' bassi in media (il rapporto e' 4 a 1 1.25 a 1 pubblico/privato).

Detto questo, nessuno si aspetta una "giustificazione" dai singoli. Il punto e' far capire il problema della mala-organizzazione esiste, costa ma nessuno si muove seriamente per affrontarlo. Di sicuro non Brunetta.

 

 

Dalla mia esperienza in una media industria è abbastaza normale che quando ci sono inefficenze si applichi il detto "il pesce inizia a puzzare dalla testa", i problemi di inefficenza si risolvono partendo dall'alto, un dirigente incapace fa molti più danni di un dipendente lavativo.

Prendere un responsabile di reparto e metterlo a tenere in ordine un archivio è perfettamente normale in una piccola o media impresa, si riducono i danni e di solito anche i sindacati non protestano.

Il massimo della punizione prevista da Brunetta per i dirigenti incapaci è una minor aumento dei premi e non la falcidiazione di una parte dello stipendio legata ai risultati , mentre un bibliotecario di mia conoscenza che ha dovuto fare 3 giorni di esami per problemi cardiaci si è preso 3 giorni di ferie per non rimetterci troppi soldi.

Molti pubblici dipendenti di mia conoscenza sognano una privatizzazione del loro settore che farebbe strage di dirigenti politicamente targati e incapaci, e, responsabilizzaindo a tutti i livelli mostrerebbe dove stanno veramente i lavativi.

 

 

Il punto e' far capire il problema della mala-organizzazione esiste, costa ma nessuno si muove seriamente per affrontarlo. Di sicuro non Brunetta.

Brunetta finora non ha risolto pressoche' nulla ma non mi pare si possa dire che abbia operato peggio dei precedenti ministi, anzi secondo me almeno come retorica e dichiarazioni programmatiche ha superato nettamente i precedenti ministri degli ultimi governi.

Riguardo le assenze nel pubblico impiego, esse corrispondono non solo ad uno spreco di risorse pubbliche ma anche ad un iniquo privilegio rispetto ai dipedenti privati.  Il lassismo delle gerarchie del pubblico impiego infine puo' essere ritenuto funzionale alla strategia dei partiti al potere di acquisire consenso politico dagli statali tollerando l'assenteismo, oltre che con l'impiego di risorse pubbliche.

 

Nel privato la gente ha la stessa probabilita' di avere problemi ad una vertebra ma i giorni di malattia sono comunque piu' bassi in media (il rapporto e' 4 a 1 pubblico/privato).

Davvero? E dove trovo questa analisi comparata?

La cercavo da tempo, ma l'unico dato era una vecchia analisi della CGIA di Mestre (e le differenze erano minime).

Al di là di tutto, condivido pienamente le considerazioni di CarloB (anche se ho fatto circa 10 giorni di assenza da quando sono stato assunto nel 2001, ma buona parte sono dovuti all'estrazione di un dente del giudizio). :-)

Quello che mi fa, sinceramente, soffrire è il voler mettere in un unico calderone tutte le P.A..

Noi (Agenzie Fiscali), siamo molto diversi dai Comuni, dalla Scuola, dalle ASL, dai comparti di sicurezza.

A loro volta i Comuni e gli enti locali sono differenti dalla GDF, dalle Università, ecc..

Per Giulio Zanella: cercando alcuni dati, ho trovato questo: 

http://www.uglagenziefiscali.it/ca2/not/2009/assemala.pdf

(non so se possa essere utile alle analisi)

 

Davvero? E dove trovo questa analisi comparata?

Urgh mi prendi di contropiede. Ero sicuro di averlo letto qui su nFA. Forse era nei lucidi di Tronti citati in un altro post di Zanella ma il link del ministero non va piu'.

Si, che io sappia l'unico confronto affidabile pubblico-privato e' quello che ha fatto Tronti utilizzando i dati della rilevazione trimestrale Istat. Ne abbiamo parlato nei precedenti post sull'argomento. Guarda la figura nella quarta slide QUI: al massimo la differenza negli anni passati e' stata di 0,3 ore alla settimana per dipendente. Su 48 settimane lavorative fanno 48*0,3 = 14,4 ore all'anno ovvero 14,4/8 = 1,8 giornate lavorative all'anno.

Ah ecco la rivelazione spannometrica di quella slide mi suggeriva un 25% in piu' nel pubblico rispetto privato. Era 1/4 in piu' non 4 volte.

Per Giulio Zanella: cercando alcuni dati, ho trovato questo: 

http://www.uglagenziefiscali.it/ca2/not/2009/assemala.pdf

(non so se possa essere utile alle analisi)

Grazie. Interessantissimi il dettaglio mensile e la scomposizione sia per genere che per fasce di eta'. Riportano i dati solo fino a dicembre 2008, sai se li hanno mensili anche per il 2009?

Nel privato la gente ha la stessa probabilita' di avere problemi ad una vertebra ma i giorni di malattia sono comunque piu' bassi in media (il rapporto e' 4 a 1 pubblico/privato).

Davvero? E dove trovo questa analisi comparata?

Non si tratta esattamente della stessa quantita' ma e' comunque molto affine quanto afferma S.Livadiotti, che mi sembra serio e documentato (pdf):

L'assenteismo nella pubblica amministrazione e' quattro volte superiore al settore minerario, cioe' un dipendente pubblico si ammala quattro volte di piu' di un minatore.

qui una fonte degna di considerazione (Federmeccanica) parla di assenze medie per malattia pari a 79 ore/anno per dipendente. Se stimiamo un giorno di lavoro pari a 8 ore, il tasso di assenteismo nel più numeroso comparto privato (oltre 2 milioni di lavoratori) è di quasi 10 giorni di malattia pro capite.

Come si arriva ad un rapporto col settore pubblico di 4 a 1? Se l'ha scritto "La Repubblica" dev'essere per forza così! Suggerisco di iniziare correggendo i dati di questo articolo perchè, per "La Repubblica", nel 2005 le assenze per malattia nella PA sono 18 giorni/anno, e non i circa 13 che mostra il grafico!

Penny, se l'ha scritto Repubblica non dev'essere cosi' per forza. Io i dati li ho presi dal database della Ragioneria generale, che e' il posto da dove vanno presi, e cosi' spero facciano i giornalisti di Repubblica.

Grazie per l'interessante rapporto di Federmeccanica. Poiche' stiamo guardando alla differenza pubblico-privato, i conti tornano -- Giorgio si e' sbagliato parlando di rapporto 4 a 1, vedi sopra la sua rettifica.

Si, ovviamente il riferimento a "Repubblica" era ironico. Ho commentato proprio per stigmatizzare il dato 4 a 1 - che non ritengo esatto - ma che grazie a quel giornale (ed altri) ha avuto ampia eco (è stato citato ben due volte nei commenti a questo articolo).

cordialità

ah, scusa, non avevo colto... :-)

Buongiorno a tutti. Sono anch'io un dipendente pubblico e volevo fare alcune considerazioni su quanto il collega CarloB ha affermato. Ma non prima di aver fatto i miei complimenti ai professionisti che scrivono con grande competenza su questo blog. E' con sollievo che constato la loro indipendenza dalla mostruosa macchina mediatico-propagandistica costruita intorno a Brunetta. Ed è con soddisfazione che noto come la conclusione a cui arrivano - senza farsi condizionare dalle chiacchiere da bar, oscillanti tra moralismo da retrobottega e segreta invidia, sui fannulloni del pubblico impiego - non sia dissimile dal titolo della famosa, seppure brutta e fatta male, inchiesta dell'Espresso: Brunetta Bluff. Che il sistema Brunetta sia per certi versi un colossale bluff i dipendenti pubblici lo sanno. Purtroppo non è un bluff per quanto riguarda il trattamento e i diritti dei dipendenti pubblici. I quali, se la "riforma" verrà applicata alla lettera, saranno massacrati. Come offerta sacrificale a Confindustria.

Ora a noi, caro collega.

Ferie: 32 giorni all'anno non sono "tante" e non sono un "privilegio" (sento odore di sindrome di Stoccolma o sbaglio?). Io non mi sento per nulla imbarazzato ad avere 32 giorni di ferie. Mi dispiace per i poveracci che ne hanno meno. Sono loro che dovrebbero averne di più. Il lavoro è importante ma la qualità della vita di ciascuno lo è di più. Un ammontare discreto, e nemmeno esagerato, di giorni di ferie ci aiuta a ricordare che non viviamo in funzione della produttività aziendale, ma per qualcosa di più. E' di questi giorni la crescente protesta di lavoratori del settore privato contro la deriva schiavistica del lavoro domenicale forzato. La massiccia quantità di psicofarmaci consumati negli Stati Uniti è molto probabilmente legata anche alla irrisoria quantità di giorni di ferie a disposizione della grande maggioranza dei lavoratori americani. Preferisco avere 32 giorni di ferie e non consumare psicofarmaci, non assumere droghe per essere "più competitivo" e non vivere per lavorare. Facendo di conseguenza una vita - scusate il termine - di merda.

Qualità del lavoro: nell'Ente in cui lavoro è mediamente elevata, su uno standard europeo. La convinzione corrente, e abilmente sfruttata/amplificata da Brunetta, che il nostro lavoro sia improduttivo è falsa e infondata - ho sentito dire che il pubblico impiego produce il 14% del PIL, non so quanto il dato sia affidabile - , ma ci condurrà alla rovina perché l'obiettivo finale del Ministro e dei suoi mandanti è la privatizzazione del settore pubblico. Naturalmente l'equazione privato = più efficienza è una delle tragiche bufale del nostro tempo, come mille esempi di privatizzazioni disastrose per utenti e lavoratori ci mostrano ad abundantiam, e la tua esperienza lo prova. In realtà le privatizzazioni di pezzi del settore pubblico di cui io personalmente sono a conoscenza sono finite o stanno finendo in catastrofi inenarrabili. Specialmente, purtroppo, per chi ci lavora(va). Ma dei lavoratori non frega più niente a nessuno. Si arrangino.

Assenze per malattia: io sto anche dietro al protocollo e vedo i certificati e le visite fiscali dei miei colleghi di servizio. Da quando Brunetta imperversa con il suo populismo furibondo e leggermente teppistico nei toni e nelle intenzioni, sono un po' calate quelle di un giorno, è vero, ma il tasso di assenze per malattia non è e non è mai stato alto. Perché la gente da noi è in linea di massima onesta. Io lo definisco fisiologico, tenuto conto - via, cerchiamo di essere umani - della preponderanza numerica di collaboratori di sesso femminile spesso con figli e/o con genitori malati o malandati. Stipendio medio, lo ricordo agli smemorati, intorno ai 1,200 euro mensili all inclusive. Ovviamente visto che il sullodato Ministro ci bastona sulla malattia, la gente aguzza l'ingegno e alcune tipologie di permessi, retribuiti e non, che ante Brunetta erano poco gettonate ora lo sono di più. Chi se ne meraviglia è un ingenuo, chi se ne scandalizza un ipocrita. O un moralizzatore degli altri, categoria disprezzabile quant'altre mai e ben rappresentata dal Ministro in carica.

Per finire, due notizie.

Come avete sentito, il Ministro si accinge ad allargare ancora una volta le fasce orarie per la visita fiscale, ormai note come "la fisarmonica di Palazzo Vidoni", dopo che si è inventato un aumento delle assenze per malattia (smentito giorni fa da fonte ufficiale, ma Brunetta se ne impippa delle fonti ufficiali se non sono le sue. Straordinario esempio di rigore scientifico). Una modalità di intervento del genere è di una tale e scoperta demagogia imbecille che non metterebbe neppure conto commentarla. Non avrà alcuna incidenza sul reale andamento delle assenze per malattia, ma consente a Brunetta di continuare la mascherata acchiappavoti dell'eroe castigamatti. Tra qualche mese il Ministero pubblicherà la solita statistica, tendenziosa e manipolata come tutte quelle del mancato premio Nobel, la quale ci rivelerà che il colpo di frusta ha rimesso in riga i dipendenti pubblici. E saranno tutti felici e contenti.

Seconda notizia. L'Ente per il quale sono onorato di lavorare ha disposto una franchigia sulle retribuzioni accessorie (quelle colpite dalla tassa Brunetta sulla malattia) per il secondo semestre 2009. Traduzione, chi si è ammalato nel corso del secondo semestre 2009 non si vedrà lo stipendio decurtato per la malattia. Un segno di considerazione dell'Ente nei confronti di lavoratori onesti e mediamente produttivi, e un'indiretta sconfessione di tutto l'impianto terroristico-punitivo-vampiresco messo su dall'uomo di Venezia.

Buon proseguimento a tutti.

 

grazie, giovanni. potresti dirci un po' di piu' su due punti (nelle due "notizie") che mi sembrano molto interessanti?

primo:

[Brunetta] si è inventato un aumento delle assenze per malattia (smentito giorni fa da fonte ufficiale, [etc.])

quale fonte ufficiale ha smentito gli aumenti delle assenze da agosto 2009 in poi?

secondo:

L'Ente per il quale sono onorato di lavorare ha disposto una franchigia sulle retribuzioni accessorie

possono farlo? sai se altri enti lo fanno?

Ciao Giovanni e benvenuto!

Tre note su quello che dici:

- 32 giorni di ferie: qui in America è tanto se te ne danno 24, ma è normale avere gente con una ventina di giorni l'anno. Per questo la percezione è che in Italia si stia meglio, nel senso che la gente lavora meno ore l'anno

- Privatizzare il settore pubblica: su un blog come NfA, va giustificata un'affermazione come "l'equazione privato = più efficienza è una delle tragiche bufale del nostro tempo". Io sono convinto, e penso anche molti altri qui, che invece privatizzare possa avere spesso effetti positivi. Per privatizzare intendo dire, affidare a privati soggetti alle leggi di mercato, alcune cose che adesso fa lo Stato. Penso d'altronde che ci siano cose che lo Stato non dovrebbe privatizzare (e.g. la difesa, la polizia, etc.). Sul fatto che la privatizzazione nuocia ai lavoratori, dobbiamo intenderci. Probabilmente in un'azienda privatizzata il modello sarà diverso: si chiederà a un lavoratore maggiore impegno e maggiore stress, a fronte della possibilità di guadagnare di più

- Stipendio pubblico: 1,200€. Penso che il basso stipendio sia dovuto a una serie di fattori, tra cui il fatto che, come dicevo sopra, in Italia si lavorano meno ore all'anno che in altri paesi, e anche il fatto che in Italia lo stipendio è quasi solo fisso, quindi non ci sono incentivi sulla performance

er privatizzare intendo dire, affidare a privati soggetti alle leggi di mercato, alcune cose che adesso fa lo Stato.

Credo che il lettore sottointenda che perche' si vedano effetti positivi e' importante che ci sia un mercato: se la privatizzazione e' soltanto un passaggio di un monopolio da pubblico a privato, l'utente non e' detto che ci guadagni. Io non sono esperto ma credo che in Italia non siano molto conosciusti i significati degli effetti di privatizzazioni e deregolamentazioni. In particolare deregulation mi sembra che sia quello che serve di piu', prima di privatizzare ma potrei sbagliarmi.

Riguardo ai 32 giorni di ferie pagate vorrei chiedere a Giovanni una cosa. Giovanni: mettiamo che io sia il tuo ministro e ti proponessi la seguente modifica al contratto. I tuoi giorni di ferie pagate passano da 32 a 4. Sei pero' libero di prenderti ferie non pagate - se e quando vuoi. Il tuo stipendio mensile aumenta pero' del 15%. Accetti la proposta?

 

Riguardo ai 32 giorni di ferie pagate vorrei chiedere a Giovanni una cosa. Giovanni: mettiamo che io sia il tuo ministro e ti proponessi la seguente modifica al contratto. I tuoi giorni di ferie pagate passano da 32 a 4. Sei pero' libero di prenderti ferie non pagate - se e quando vuoi. Il tuo stipendio mensile aumenta pero' del 15%. Accetti la proposta?

Scusa, ma non capisco l'esempio.

1) scommetto che neppure il più pro-fannullone dei contratti pubblici permette ovunque e comunque ai dipendenti di "prendere le ferie se e quando vuoi": sarebbe la fine di ogni programmazione del lavoro...

2) Se ho fatto bene i conti l'aumento del 15% stipendio corrisponde all'incirca alle ore lavorate in più medie mensili (20 contro 18 o 22 contro 25, a seconda se la settimana lavorativa è di 5 o 6 giorni).

Insomma, l'aumento dello stipendio dell'entità da te proposta è un semplice effetto "naturale" del ridotto numero di giorni di ferie.

3) Si o no cosa dimostrerebbe? Io, da metalmeccanico con 33 giorni di assenze retribuite, direi di no, ma conosco almeno un mio collega che esulterebbe :)

Alla Regione i dipendenti più assenteisti

di Lucia Russo

Le assenze per malattia nel pubblico risalgono negli ultimi due mesi: dopo lo spauracchio iniziale, torna di nuovo l’opportunismo. Negli uffici dell’amministrazione regionale aumento rispetto a settembre del 2008 pari al 28,3

ROMA - Crescono del 24,2% le assenze per malattia rispetto allo stesso mese del 2008 nelle pubbliche amministrazioni. La stima presentata in questi giorni dal ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, Renato Brunetta, è riferita al complesso delle amministrazioni pubbliche ad esclusione dei comparti scuola, università e sicurezza. La Regione siciliana non si smentisce, nel senso che rispetto alla media nazionale del 24,2 per cento in più di assenze per malattia, alla Regione la media si supera, con un incremento del 28,3 per cento, a differenza di altre Regioni che invece continuano a mantenere una riduzione del numero dei giorni di assenza per malattia, come la Lombardia al -5,1%, ancora meglio la Sardegna al -17,6% , al top la Basilicata al -89,1 %.

 

http://www.qds.it/index.php?id=1970

 

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Uffici pubblici: dipendenti fantasma

di Riccardo Bedogni

Efficienza. Pubblica amministrazione e assenze troppo facili Internet. I dati sono pubblicati sui siti web istituzionali: è l’operazione trasparenza voluta dal ministro Brunetta e inserita all’interno dell’art. 21 della legge 69 del 2009 Esperimento fallito. Dopo una prima fase che ha fatto pensare al cambiamento, le cifre continuano a preoccupare: la “cura” voluta dal Governo non ha ancora dato i frutti sperati

Tags: Assenteismo, Internet, P.A.

PALERMO - Lavorare stanca. Specialmente nella Pubblica Amministrazione, i cui dipendenti per recuperare cadono spesso e volentieri nell’assenteismo. Lo sa bene il ministro Brunetta, che con il comma 1 all’art. 21 della legge n. 69 del 2009, della comunicazione dei tassi di presenza e assenza del personale, negli uffici in cui è preposto un dirigente, ne ha fatto un preciso obbligo per gli Enti pubblici. L’obiettivo dichiarato della norma, che impone di  pubblicare nel sito internet istituzionale le informazioni, è il contrasto all’assenteismo e l’incentivazione della produttività.

 

 

 

http://www.qds.it/index.php?id=2041

Grazie. Interessantissimi il dettaglio mensile e la scomposizione sia per genere che per fasce di eta'. Riportano i dati solo fino a dicembre 2008, sai se li hanno mensili anche per il 2009?

 

Non ne ho idea. Ho trovato quel pdf quasi per caso cercando dati comparati tra pubblico e privato.

Ricordo però che nella nostra intranet fu pubblicato un documento simile (anche se meno accurato, da quel che ricordo).

Nel caso riesca a trovare qualche minuto di tempo, vedrò di recuperarlo e fartelo avere privatamente.

 

(Pardon, ho sbagliato ad inserire il reply correttamente nel thread)

Mi permetto di fare tre osservazioni:

1) L'effetto Brunetta, per ovvi motivi, si ha solo nella seconda meta' del 2008, quando il ministro si insedia ed emana le sue circolari restrittive/vessatorie. Quindi una analisi sull'intero anno non ha molto senso a mio parere. Avrebbe piu' senso esaminare mese per mese per vedere se effettivamente c'e' stato un effetto.

2) Sulla scuola: proprio per le ragioni suddette l'impatto sulla scuola e' stato minimo, in pratica le nuove regole hanno avuto impatto solo sull'ultimo trimestre 2008, visto che le cricolari del ministro sono state emesse mi pare in maggio, ad anno scolastico praticamente concluso

3) Sempre sulla scuola: il combinato disposto della riduzione di stipendio per la malattia e l'obbligo di stare in casa praticamente tutto il giorno (senza neanche poter uscire per comprarsi le medicine, andare dal medico o fare la spesa!) ha fatto si che sulle malattie "brevi" di 1 o 2 giorni, l'insegnante abbia preso 1 o 2 giorni di ferie, mentre sulle lunghe seconde me ha preferito prendersi quelle per maternita'.

Infine nel corso del 2009 la normativa e' ulteriormente cambiata, eliminando le pratiche piu' vessatorie da parte di Brunetta, per cui temo che, a meno di non avere i dati mensili sara' ben difficile quantificare l'"effetto Brunetta", se pure ce n'e' stato uno.

 

Mi permetto di fare tre osservazioni: [...]

Convincenti, tutte e tre le osservazioni.

Un'implicazione delle quali è che la misurazione dell'"effetto Brunetta" andrebbe fatta sulla base dei dati del 2009.

L'analisi di Giulio era diretta a demistificare i mille proclami mediatici, apparsi a partire dall'estate-autunno del 2008, in gran parte opera del ministro Brunetta, secondo cui l'effetto fu istantaneo e di una dimensione enorme, che operava attraverso l'effetto "annuncio", eccetera.

Insomma, si trattava di dimostrare che l'intera operazione era fondamentalmente mediatica e che di sostanza, al momento, non c'era nulla. Fra le altre cose, per le ragioni che tu qui adduci.

Che l'effetto Brunetta sia piu' fumo che arrosto ne son convinto anch'io, anche se effettivamente qualcosa pare essere successo nell'estate 2008, almeno dai dati postati da Calvin.

Ma credo che l'effetto come sia arrivato sia presto sparito, come del resto ben testimonia la retromarcia di Brunetta sulle clausole vessatorie. Sparite quelle, anche la verifica sul 2009 ha ben poco significato, sempre imho, visto anche il trend in decisa discesa di tutti i tipi di assenza negli ultimi 5 anni. 

Piu' che altro sarebbe interessante (ma non so se fattibile) quantificare quanto sia costato al contribuente la politica "brunettiana", visto che nei suoi sei-mesi-sei di furore ideologico le visite fiscali sono state richieste anche per le assenze di 1 o 2 giorni. 

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