Assenze nella PA: aggiornamento annuale

28 febbraio 2011 giulio zanella

Avevo promesso di aggiornare i nostri lettori sulla dinamica delle assenze nella pubblica amministrazione almeno una volta l'anno, quando la Ragioneria Generale rende pubblici i dati amministrativi dell'anno precedente. Mantengo la promessa.

Si fa ormai fatica a contare le puntate precedenti sul tema (1, 2, 3, 4, 5, 6, 7). Mi scuso per la poca fantasia, ma è importante non mollare la presa su questioni controverse come questa.

La Ragioneria Generale, dicevo, ha pubblicato a fine 2010, nel Conto Annuale della PA, i dati amministrativi relativi al 2009. Sorvoliamo pure sul fatto che mentre la raccolta e trasmissione di dati dalle amministrazioni locali a quella centrale è completamente informatizzata, ci vogliano 365 giorni ad aggregare (cioé a scrivere su un foglio excel =somma(A1:A7890)), elaborare e pubblicare i dati.

I dati del Conto Annuale mostrano una riduzione delle assenze per malattia nel 2009 rispetto al 2008 di 1,3 giornate per dipendente a tempo indeterminato (pari al 12,7%), una variazione simile a quella osservata nel 2008 rispetto al 2007, che era stata di 1,4 giornate per dipendente a tempo indeterminato (pari al 12,0%). Poiché le norme di Renato Brunetta sono entrate in vigore a luglio 2008, la velocità della riduzione delle assenze per malattia nel 2009 è stata la metà della velocità di riduzione del 2008. Questo rallentamento è normale perché esiste un livello sotto il quale le assenze non possono scendere, e quel livello viene plausibilmente raggiunto, diciamo così, asintoticamente.

La riduzione cumulata dall'introduzione delle nuove norme di Renato Brunetta nel luglio 2008 a dicembre 2009 è quindi pari a 2,7 giornate per dipendente a tempo indeterminato, ovvero il 23,1%. Questo numero è un po' più basso di quello stimato dal ministro mediante le sue indagini mensili, che a fine 2009 reclamava un -29,8%, e all'incirc in linea con il miglior studio che io conosca sul tema, che è quello di Francesco D'Amuri (Banca d'Italia) -- anche se le stime di Francesco si riferiscono (a causa dei limiti dei dati Istat) alla propensione ad essere assenti anziché ai giorni di assenza.

Fin qui i numeri, per la cronaca. Veniamo adesso a un po' di sostanza economica, che è più interessante. Gli economisti sono abituati a pensare che quando aumenta il prezzo di un bene (in questo caso il prezzo di un'assenza per malattia retribuita) i consumatori non solo ne domandano di meno (da cui la riduzione delle assenze) ma cercano anche di sostituirlo con un altro bene che soddisfi lo stesso bisogno ma il cui prezzo non è cambiato (in questo caso un'assenza per ragioni diverse dalla malattia, ma pur sempre retribuita).

Questo sembra essere, almeno in parte, quello che è successo. La figura qui sotto riporta le serie delle assenze retribuite per malattia e delle assenze retribuite per altre ragioni  (a esclusione delle ferie, che non sono interessanti perché pressoché costanti dal 2001 in poi) e la somma delle due, il tutto misurato in giorni per dipendente a tempo indeterminato.

assenze PA retribuite per malattia ed altre cause (1999-2009)

La figura mostra che, in effetti, le assenze per malattia e quelle per altre ragioni, retribuite entrambe, tendono a comportarsi, nel corso del tempo, come sostituti le une delle altre. Se escludiamo il 2007 (che sembra veramente essere un anno anomalo per le assenze per malattia) le assenze per altre ragioni aumentano quando diminuiscono le assenze per malattia e diminuiscono quando queste aumentano. La correlazione tra la serie rossa e quella blu è -0,64 (-0,82 se escludiamo l'anno 2007).

È vero che l'aumento delle assenze retribuite per cause diverse dalla malattia era già in corso dal 2003 e che non notiamo nessuna accelerazione (anzi notiamo un leggero rallentamento) dal 2008. Ma resta il fatto che anche le assenze per malattia erano già in corso di diminuzione proprio dal 2003 (per questo il 2007 è un anno anomalo) e che nel comportamento delle due serie durante gli anni rappresentati nella figura l'effetto sostituzione è assai evidente.

La morale di quest'anno, quindi, è che mentre Renato Brunetta cerca di trattenere i dipendenti pubblici in ufficio chiudendo la finestra, molti di questi riescono comunque ad uscire comodamente dalla porta senza perdere un solo euro di stipendio (e quelli che non ci riescono sono probabilmente quelli veramente ammalati che o l'euro lo perdono oppure vanno in ufficio a infettare gli altri).

Se calcoliamo infatti la variazione delle assenze dalla media degli anni 2005-2007 al 2009 (una sorta di media mobile de noantri, i raffinati perdonino lo scempio) troviamo una riduzione di 2,2 giorni per dipendente a causa di malattia e un aumento di 1,8 giorni per dipendente per altre cause retribuite. L'effetto netto sul totale delle assenze (0,4) è quindi pressoché nullo. Questo vuol dire che dopo un anno e mezzo (da luglio 2008 a dicembre 2009) di norme Brunetta sull'assenteismo retribuito la pubblica amministrazione spendeva più o meno lo stesso per far andare al lavoro lo stesso numero di giorni, in media, i propri dipendenti. I guadagni di efficienza in termini di ore di lavoro reclamati da Renato Brunetta, insomma, potrebbero non essersi materializzati (per la precisione, si sono contemporanemante ridotte di 1,2 giorni per dipendente, dal 2007 al 2009, le assenze non retribuite, come gli scioperi, ma questo ha poco o nulla a che vedere con le norme Brunetta).

Si tratta di congetture, naturalmente. È possibile che in assenza delle nuove norme le assenze per ragioni diverse dalla malattia (e dalle ferie) sarebbero aumentate comunque. Così come è possibile che le assenze retribuite per malattia sarebbero diminuite comunque, almeno di quella parte che sembra costituire il trend dal 2003 in poi. Insomma, qui tra un trend pre-esistente e un possibile effetto sostituzione l'effetto Brunetta potrebbe essere assai più magro di quello che il ministro continua reclamare. Senza contare che dopo due anni e mezzo non si è ancora visto uno straccio di valutazione costi-benefici dell'intera operazione "riduzione delle assenze nella PA". Va a finire che tocca a farla qui su nFA.

47 commenti (espandi tutti)

Beh, per capire meglio il costo totale dell'operazione Brunetta sarebbe interessante conoscere quanto hanno speso in più le varie amministrazioni in visite fiscali che sono divenute obbligatorie ad ogni assenza per malattia di un dipendente. Molte amministrazioni (per esempio quelle scolastiche) hanno sollevato il problema perchè sembra che costi di più la visita fiscale che la giornata del dipendente.

Vi risulta qualcosa al riguardo?

 

In effetti avevo letto questo articolo di Flavia Amabile, dove c'e' qualche dato (relativo alla vituperata scuola pubblica).

Le visite fiscali hanno per le scuole un costo medio di 36 euro circa. Il loro pagamento alle ASL non è eludibile in quanto si tratta chiaramente di amministrazioni diverse. Le scuole molto spesso, poiché dirette da persone non sempre all'altezza dal punto di vista della gestione finanziaria, non hanno i fondi a disposizione per pagare. D'altra parte i decreti ingiuntivi di pagamento nei confronti della singola scuola, intesa come entità autonoma, sono ridicoli in quanto le stesse non hanno beni pignorabili. Non possiedono l'edificio e tutto ciò che si trova all'interno serve ad erogare il servizio e quindi non può essere toccato.

Ho recentemente acquisito a tal proposito il parere del dott. Sergio Auriemma che è la massima autorità nell'ambito della legislazione scolastica (magistrato della Corte dei Conti) che si è raccomandato di non abusare delle visite fiscali e di utilizzarle quando ve ne sia il motivo, spetta infatti all'autonoma responsabilità del dirigente decidere in merito, valutando correttamente costi e benefici.

Inoltre faccio osservare che ormai nella scuola statale di ogni ordine e grado l'età media del personale a tempo indeterminato è la più elevata in Europa, credo superi i 50, è destinata a crescere ulteriormente per l'aumento dell'età pensionabile e più in generale per gli effetti della riforma Dini. La conseguenza è la presenza di personale portatore di patologie più o meno gravi o con la necessità di assistere congiunti invalidi (in genere i genitori). Questo conduce oltre che all'aumento delle assenze per malattia (vere, purtroppo) all'ottenimento delle garanzie contenute nell'art. 33 della L. 104 che prevede il diriitto insindacabile ad assentarsi per tre giorni nell'arco di un mese.

Per avere un'idea dell'incidenza di questa tipologia di assenze, nella scuola dove lavoro, su circa novanta docenti una quindicina fruiscono dei benefici della L. 104 e, a parte qualche eccezione, tutti prendono i tre giorni spettanti.

Per brevità non mi soffermo sulle altre possibilità, non legate alla malattia, che prevede il contratto in essere, permessi retribuiti, permessi orari, ferie con sostituzione ecc.

Non credo che rimanendo all'interno di questo sistema ci sia molto da fare, comunque appena possibile scatto una foto al manuale dedicato alla gestione delle assenze del personale della scuola, credo che la visione di quel mattone sia più significativa di qualsiasi discorso.....

La conseguenza è la presenza di personale portatore di patologie più o meno gravi o con la necessità di assistere congiunti invalidi (in genere i genitori). Questo conduce oltre che all'aumento delle assenze per malattia (vere, purtroppo) all'ottenimento delle garanzie contenute nell'art. 33 della L. 104 che prevede il diriitto insindacabile ad assentarsi per tre giorni nell'arco di un mese.

Osservazione corretta. G. Zanella ha utilizzato i dati relativi alle assenze medie, che, immagino, siano gli unici disponibili. Tuttavia la storia così descritta fa sorgere qualche punto interrogativo. In effetti non è molto verosimile che tutti coloro che prima si assentavano per malattia oggi abbiano facilmente trovato il modo di sostituire qs tipo di assenza con una di altro tipo ma ugualmente retribuita. Questa sostituzione dovrebbe essere stata possibile solo per una parte dei soggetti. In tal caso si dovrebbe assistere ad un aumento abbastanza sensibile della dispersione dei dati intorno alla media: ovvero coloro che, ad esempio, hanno ottenuto i benefici della L. 104 avranno aumentato il numero delle assenze (3 gg al mese, come riportato sopra), mentre coloro che non hanno avuto tale possibilità dovrebbero averli ridotti. In caso contrario RB farebbe meglio a dare  uno sguardo attento alla normativa prima di partire con le sue "crociate".

Piano, piano. Le assenze giustificate dalla legge 104/92 sono "contabilizzate separatamente", quindi si puo' vedere se e' questo a guidare il risultato. La risposta e' NO. Dai dati della Ragioneria si vede che dal 2006 i giorni di assenza per dipendente provenienti da questa categoria sono aumentate solo di 0,6. Costanti invece le assenze retribuite per maternita', paternita', e permessi parentali in genere. Il grosso viene quindi dall'aumento nella categoria "altre assenze retribuite" che e' un po' una black box.

Ma non si sa proprio niente sul contenuto di questo box? Cosa sono le "altre assenze retribuite"?

mi spiego.  la ragioneria generale da' questo dato, disaggregato:

assenze retribuite = ferie + malattia retribuita + legge 104/92 + maternita', paternita', permessi parentali + altro.

la black box e' questo altro.  forse puo' aiutarci qualche lettore che lavora al posto giusto nella PA.

Sono i permessi retribuiti (personale a tempo indeterminato).

Il CCNL del 4 agosto 1995 ha sancito la scomparsa oltre che dell'aspettativa per motivi di salute anche dell'istituto del congedo straordinario, sostituendolo con i permessi retribuiti attualmente disciplinati dall'art. 15 del CCNL 2007.

Le assenze per gravi motivi, regolamentate in termini generici (fatta salva l'ipotesi dei congedi obbligatori) dal precedente ordinamento pubblicistico, sono denominate permessi retribuiti.

Il personale della scuola ha diritto a:

- 8 giorni complessivi per anno scolastico, per la partecipazione a concorsi od esami, comprensivi di quelli eventualmente richiesti per il viaggio;

- 3 giorni in caso di lutti per perdita del coniuge, di parenti entro il secondo grado, di soggetto componente la famiglia anagrafica e di affini di primo grado. Il CCNL del 26 maggio 1999 ha precisato che i giorni non devono essere necessariamente consecutivi, come previsto originariamente;

- 3 giorni di permesso retribuito per particolari motivi personali o familiari documentati anche al rientro dell'assenza o mediante autocertificazione. Per gli stessi motivi è possibile fruire anche dei 6 giorni di ferie che il personale docente può richiedere nel corso delle attività didattiche: in questo caso si prescinde dalle condizioni di sostituibilità da parte di personale in servizio nella scuola e dall'assenza di oneri per l'amministrazione, che consentono la concessione delle ferie non motivate.

Viene mantenuto il diritto ad assentarsi per 15 giorni in occasione del matrimonio, con la specificazione che tali giorni debbono essere consecutivi (non se ne può chiedere, cioè, una fruizione frazionata) ma comunque fruibili da una settimana prima a due mesi successivi al matrimonio stesso.

In conclusione osservo che le assenze del personale docente della scuola incidono direttamente su un diritto costituzionalmente sancito che è il diritto allo studio. Considerato il vincolo, presente nella scuola secondaria (medie e superiori) dei 15 giorni continuativi di assenza (certificati) per la nomina di un supplente, spesso la sostituzione viene effettuata da docente di altra classe e altra disciplina che è ovviamente limitato nella sua azione e spesso si limita alla sola sorveglianza. Senza contare la brutale decurtazione di orario conseguente la pratica di far entrare e uscire le classi (previo avviso i giorni precedenti) o quella di dividere in altre classi gli studenti.

Nel rispetto delle ultime riforme legislative relative alla "trasparenza" e a un corretto rapporto tra la P.A. e i cittadini, le scuole dovrebbero rendere pubblico il tasso di assenze registrato dal personale attraverso un report mensile. Si tratta di un elemento obiettivo e importante per registrare se non altro la quantità del servizio reso, che non può scendere al di sotto di un livello minimo senza mettere a rischio la possibilità di fornire una qualità accettabile.

 

 

Ma i dipendenti del settore pubblico dispongono delle ore di permesso a titolo di "riduzione dell'orario di lavoro", ROL, previste nel settore privato?

Il grosso viene quindi dall'aumento nella categoria "altre assenze retribuite" che e' un po' una black box.

Riassumendo: si sa che costoro sono assenti, si sa che sono comunque retribuiti, ma non si sa perché. Ottimo, direi :-)

in questa diminuzione delle assenze retibuite per malattia non si vede il tornaconto che potrebbe essere economico , derivante dalla riduzione degli organici per mantenere costanti le presenze ,  o di qualità , derivante da un miglior servizio prestato.

Senza uno dei tornaconti di cui sopra la riduzione dell'assenteismo comporta solo aumenti di costo : buoni mensa  e indennità di presenza ( Sicilia ) in più.

Pare che se in alcuni uffici postali un giorno si presentassero tutti al lavoro molti non si saprebbe dove metterli. 

Pare che se in alcuni uffici postali un giorno si presentassero tutti al lavoro molti non si saprebbe dove metterli.

Siccome siamo in Italia, e questo ritornello l'ho letto piu' di una volta, non vorrei che passasse il messaggio che va tutto bene cosi': ci sono cosi' tanti dipendenti pubblici che gli uffici sono troppo affollati, per cui e' meglio che ci sia un buon tasso di assenteismo ed e' sbagliato affannarsi a ridurre l'assenteismo.

Se e' vero cio' che scrivi sugli uffici postali, non solo Brunetta fa benissimo a combattere l'assenteismo, ma dovrebbe fare molto di piu', per esempio dovrebbe fare licenziamenti collettivi di dipedenti pubblici (o parastatali nel caso delle Poste) in esubero come del resto ha fatto pochi anni fa Tony Blair in Inghilterra.

dovrebbe fare licenziamenti collettivi di dipedenti pubblici (o parastatali nel caso delle Poste) in esubero 

be', lo stanno gia' facendo in modo politicamente indolore, ovvero col blocco del turnover nella PA. politicamente indolore ma shortsighted: il risultato e' un'occupazione pubblica con elevata eta' media, quindi piu' costosa e, presumibilmente, meno innovativa di quello che sarebbe altrimenti.

Nel mio paesello i dipendenti della posta si presentano tutti in ufficio, sono gentilissimi e disponibili e ti aiutano per tutto quel che riguarda: Bancoposta, investimenti, buoni postali e telefonia. Però la posta (raccomandate escluse) ci viene consegnata ogni 7/10 giorni !!!

L'aneddoto è solo per dire: quanto di questa inefficienza è relativo alla organizzazione stessa del servizio ? E, ad esser "complottisti", quanto tutto cio è voluto?

Sono sempre più le aziende che ricorrono a TNT o simili invece che alla posta ordinaria, chi mi assicura che il disservizio non venga consentito di proposito per favorire i privati ?

L'aneddoto è solo per dire: quanto di questa inefficienza è relativo alla organizzazione stessa del servizio ? E, ad esser "complottisti", quanto tutto cio è voluto?

Sono sempre più le aziende che ricorrono a TNT o simili invece che alla posta ordinaria, chi mi assicura che il disservizio non venga consentito di proposito per favorire i privati ?

Io credo invece che siano piu' le pastoie burocratiche a fare la differenza. L'obiettivo di TNT e' consegnare in tempo per farsi pagare, alle Poste l'obiettivo di chi sta allo sportello e' una cosa, di chi sta magari all'ufficio controllo qualita' un'altra.

Non sono poche le volte che vedo dipendenti pubblici che per fare il loro lavoro per tempo forzano le procedure interne, senno' ci perdi dei giorni o peggio.

A rileggermi mi sembro un paladino della PA, e vi posso assicurare che non e' cosi' :)

Non so se tu abbia avuto la fortuna di passare dalla provincia di Milano a quella nuova di Monza e della Brianza fortemente voluta dalla Lega per riequilibrare domanda ed offerta di posti pubblici elettivi e non.

Dopo un anno e mezzo dell'entrata in funzione della nuova provincia le Poste hanno pensato bene di cambiare i CAP dei comuni da 200XY a 208ZW (20900 per Monza )

Poichè la relazione Comune / CAP era univoca non ne capisco la ragione ma ho ben presente i costi che hanno dovuto affrontare cittadini ed imprese per : aggiornare tutti gli accounts internet dove è richiesto l'indirizzo , cambiare i biglietti da visita , cambiare le pubblicazioni pubblicitarie ed eventuali cartelli pubblicitari , cambiare la modulistica e così via.

Non mi risulta che il brillante dirigente che ha avuto questa idea sia stato licenziato e neppure ho visto pubbliche la mentele sui giornali : segno di rassegnazione?

Non so se tu abbia avuto la fortuna di passare dalla provincia di Milano a quella nuova di Monza e della Brianza

ho avuto anche questa fortuna!

Qui va citato Newman (il postino/nemesi di Seinfeld):

Let me tell you something about ZIP codes:

.... they're meaningless aaaaahahahahahaha

dovrebbe fare licenziamenti collettivi di dipedenti pubblici (o parastatali nel caso delle Poste) in esubero

be', lo stanno gia' facendo in modo politicamente indolore, ovvero col blocco del turnover nella PA. politicamente indolore ma shortsighted: il risultato e' un'occupazione pubblica con elevata eta' media, quindi piu' costosa e, presumibilmente, meno innovativa di quello che sarebbe altrimenti.

Anche qui pero' meglio la limitazione del turnover che continuare con le assunzioni pubbliche a go-go (e senza concorsi o con concorsi poco seri).  Certo sarebbe meglio fare licenziamenti collettivi specie se chirurgici dove veramente ci sono gli esuberi, anche per colpire il sistema clientelare sottostante, ma ci ritroveremmo con Vendola sulle barricate con le bombe molotov.

Anche qui pero' meglio la limitazione del turnover che continuare con le assunzioni pubbliche a go-go (e senza concorsi o con concorsi poco seri).  

Guarda che i concorsi possono anche essere seri, ma c'e' poco da fare: se assumi dove non ti serve (o non assumi dove serve), non migliori.

Ho visto recentemente concorsi per *dirigenti*, e in Italia di dirigenti pubblici ne abbiamo fin troppi.


Secondo me bisogna differenziare a riguardo dell'incidenza sul'innovatività data dall'elevata età media del dipendente della PA, ovvero il problema non sta principalmente sul dipendente di livello impiegatizio.

Il problema è principalmente dovuto dalla dirigenza e dai politici degli enti locali e nazionali che non si fanno promotori, in quanto per loro l'infrastruttura ICT è solo un accessorio e non un motore, dovuto sia alla loro elevata età media ma anche da una generale bassa cultura tecnologica anche da parte dai dirigenti e dai politici più giovani.

Il patto di stabilità che impedisce le assunzioni anche per gli enti virtuosi lo sto rivalutando fortemente, infatti è una delle poche armi che stanno costringendo gli enti minori ad aggregarsi e quindi a valutare nuove soluzioni anche tecnologiche che possono sopperire per l'erogazione dei servizi.

l'ìhai letto tutto il post?

tornaconto che potrebbe essere economico , derivante dalla riduzione degli organici per mantenere costanti le presenze 

Non sapevo che la Sicilia si distinguesse al punto da arrivare a pagare un'indennità di presenza ai dipendenti: puoi cortesemente postare maggiori informazioni?

Certo che, a quanto pare, è proprio vero: meno i danari sono tuoi, e più grande è la generosità .....

Caro prof. Zanella, sono più che d'accordo sulle conclusioni, cioè sulla sostanziale inutilità di fatto delle sbandierate riforme Brunetta.

Mi lasci però dire, essendo io un libero professionista frequentatore per necessità della PA, che è la ratio stessa delle riforme Brunetta ad essere demenziale.

E' ben vero che, mediamente, nella PA si lavora poco e male (lo constato frequentemente di persona), ma sarà difficile che le cose migliorino semplicemente chiudendo a chiave i dipendenti nell'orario d'ufficio, ancorchè malati o per altre ragioni impediti.

Efficienza e razionalità operativa si conseguono riorganizzando mansioni e attività, e dedicandovi le risorse umane ragionevolmente commisurate (nè il doppio nè la metà) e dotate dei giusti mezzi. Di questo le riforme Brunetta non parlano, e del resto nemmeno quelle Gelmini della scuola.

Trovare che con queste tecniche si è risparmiato uno zero e qualcosa percento manda in visibilio il Ministro, ma non cambia niente.

Non metto in dubbio che riformare la PA e la scuola, realtà da decenni incancrenite nella loro prevalente natura di sacche assistenziali, sia un compito titanico. Saremmo quindi più che ben disposti ad applaudire un Governo che facesse anche un passo millimetrico ma reale e misurabile in termini di efficienza.

Efficienza che non si misura col tasso di assenze, ma col numero dei giorni e nei costi professionali occorrenti ad ottenere, ad es., un permesso di costruire. A quando un'indagine su questi parametri? Riforme di facciata sono controproducenti, imbestialiscono i dipendenti che possono solo sfogare le loro frustrazioni sul cittadino-utente-contribuente. L'unico felice resta il Ministro.

Certo che non era affatto necessario aspettare la "verifica" delle statistiche (in realtà meri conteggi) per aver un idea dell'isterismo delle nuove norme anti-assenteismo introdotte dal ministro. certo che la dimensione manageriale del singolo reparto è stata drammaticamente "tolta" dalla responsabilità di ogni dirigente. è proprio in assenza di efficienza del dirigente che si verificano i casi piu assurdi di assenteismo.

Se poi  alla fine scopriamo che è il dirigente stesso a dare l'esempio, allora non bisogna stupirsi del risultato.

La questione dell'assenteismo non puo essere affrontata fuori dal confronto con i dati statistici del privato (cosa vogliamo fare? definire una performance in assoluto? o definire un valore attendibile, ragionevole?) ne tantomeno escludersi dalla questione manageriale. Il mito dell'assenteismo usato per evitare il "sovraffolamento" dei reparti è una altra cosa: cui siamo al livello di spreco di personale. Se un dirigente non è in grado di fornire un adeguata struttura di personale al suo proprio reparto, per eccesso, la dice lunga sulla sua propria efficienza.

 Questo doveva essere il vero progetto del ministro, immediatamente a ridosso del tanto sbandierato progetto assenteismo. Purtroppo, come tanti (è un attimo corregermi con "tutti"...) prima di lui, e come tanti dopo di lui, fa solo scena sparare parole e poi.... pfuitt!!! sparito nel nulla.

Dove sono i giornalisti che gli facevano la corte? dove sono adesso che dovrebbero andarci con i dati alla mano e chiedere, come minimo: "ministro, e adesso? embè? cosa vogliamo fare per fare meglio?"

Come sapete meglio di me...non c'è risposta pronta, ma se viene a mancare persino la domanda da fare...

 

Efficienza che non si misura col tasso di assenze, ma col numero dei giorni e nei costi professionali occorrenti ad ottenere, ad es., un permesso di costruire. A quando un'indagine su questi parametri?

A dire il vero indagini su questi parametri ce ne sono già ma forse non fa tanto comodo citarle. Ad esempio questi sono i tempi e costi per ottenere un permesso di costruzione in un campione di 183 paesi analizzati dalla World Bank.

Una considerazione: in un mondo che corre non basta migliorare da un anno all'altro, bisogna anche farlo più velocemente degli altri. Noi nonostante (o a causa) di RB stiamo ovviamente perdendo posizioni: questa è la pagella data all'Italia dal Doing Business Report 2011 della World Bank.

Chiedo venia per la pignoleria ma non posso trattenermi da fare un paio di critiche stilistiche al grafico qui presentato.

Da quel che leggo nel post deduco che i dati sulle assenze abbiano cadenza annuale. Ergo gli unici dati veri e popri riportati nel grafico sono quelli sulla verticale degli anni. Fra il 2006 ed il 2007 il numero di assenze non è cresciuto linearmente. Non è nemmeno cresciuto quadraticamente/esponenzialmente/logaritmicamente ecc. Molto banalmente, siccome i dati sono annuali, fra il 2006 ed il 2007 non ci sono punti che abbiano un qualche valore informativo. Tuttavia fare un grafico unendo i punti con delle linee conitnue lascia intendere che tutti i punti della linea abbiano uguale dignità e questo non è vero.

Per facilitare la comprensione di un grafico del genere da parte di un lettore mediamente incompetente in materia (come il sottoscritto) sarebbe stato infinitamente meglio graficare solo i punti corrispondenti ai dati e, eventualmente, unirli con delle linee sottili e/o tratteggiate come "guida per gli occhi".

Al prezzo di un paio di click in più sul vostro foglio di calcolo preferito avrete un grafico molto più leggibile e meno prono a faintendimenti.

Per facilitare la comprensione di un grafico del genere da parte di un lettore mediamente incompetente in materia (come il sottoscritto) sarebbe stato infinitamente meglio graficare solo i punti corrispondenti ai dati e, eventualmente, unirli con delle linee sottili e/o tratteggiate come "guida per gli occhi".

Jacopo, non mi pare una gran questione (cioe', quello che dici mi pareva sottinteso), comunque ti accontento (ho cambiato la figura) se questo aiuta la corretta interpretazione della figura.

Sarà deformazione professionale ma adesso il grafico è chiaro e leggibile mentre prima non lo era nella maniera più assoluta.

Grazie per aver assecondato le mie ubbie ;-)

Ci sono dati sulla natura di queste "assenze retribuite per altre ragioni"?

Articolo interessante. Le riflessioni statistiche sono basate su ispezione visiva dei dati o su analisi (tipo time series)? Non sarei d'accordo che il 2007 sia un dato anomalo, o almeno non lo sono se manca il conforto statistico: inoltre, dal tuo argomento sembra che tu consideri il dato come outlier rispetto al segmento di trend che l'ha preceduto, e non rispetto all'andamento generale, come mi pare necessario (es., il 2003 ha un dato simile al 2007). Se ho capito bene, suggerisci la presenza di un trend di diminuzione costante dal 2003 delle assenza per malattia, che però visivamente non sembra presente: gli anni 2004..2006 suggerirebbero piuttosto un plateau. Benché non possa giudicare della reale efficacia delle mosse di Brunetta, la diminuzione dal 2007 delle assenze totali sembra un vero effetto, nonostante le assenze per altri motivi, sul cui valore compensativo e sui limiti che ne derivano concordo con te. Mi sembra che accorpando i dati 2005-2009 si perda il cambiamento di trend, sempre se c'è, e quindi l'effetto di variazione delle assenze sembra minimo. Grazie dei dati e delle riflessioni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Abbiamo dati, comparabili con questi, relativi ai dipendenti di aziende private? Sarebbe interessante verificare se anche lì abbiamo degli incrementi relativi al 2003 e al 2007, dovuti chissà - a pensar bene - a epidemie influenzali particolarmente perniciose o - a pensar male - a combinazioni di calendario favorevoli alla realizzazioni di ponti (con un giorno di malattia mi faccio cinque giorni a casa).

E dati relativi alle PA di altri paesi da comparare?

Ma non, non pensiamo male Ardemagni! solo che nel privato, spesso, carico di lavoro permettendo e tendo conto dell'impegno dei propri colleghi, magari uno si gode il ponte, togliendosi un giorno dalle proprie ferie...

Penso che quelli che battono tutti, persino il ministro, sono i siciliani con l'indennizzo di presenza. Sembra una battuta da Caterpillar!!!!

Abbiamo dati, comparabili con questi, relativi ai dipendenti di aziende private?

Si, Marco, li abbiamo. Se apri il paper di D'Amuri che ho linkato nel post trovi il confronto pubblico-privato nella figura 2 a pagina 30. La fonte qui e' l'Istat, survey trimestrale sul mercato del lavoro, e ci sono alcuni "caveats" illustrati nel paper sulla non perfetta osservabilita' dei dipendenti pubblici in questi dati, ma il confronto e' abbastanza accurato.

Il punto sul quale battiamo da due anni e' proprio che ci sono (almeno) due cose da fare per calcolare l'effetto delle nuove norme: primo, depurare da un trend sottostante nella PA; secondo, secondo, depurare dal trend comune con settore privato. Il paper di D'Amuri fa esattamente questo e infatti sembra trovare un effetto un po' piu' basso (anche se, come ho spiegato, guarda alla propensione ad assentarsi).

E dati relativi alle PA di altri paesi da comparare?

Si, ci sono anche questi. Guarda la tabella 1 a pagina 2 in questo paper.

È vero che l'aumento delle assenze retribuite per cause diverse dalla malattia era già in corso dal 2003 e che non notiamo nessuna accelerazione (anzi notiamo un leggero rallentamento) dal 2008. Ma resta il fatto che anche le assenze per malattia erano già in corso di diminuzione proprio dal 2003 (per questo il 2007 è un anno anomalo) e che nel comportamento delle due serie durante gli anni rappresentati nella figura l'effetto sostituzione è assai evidente.

Se per assenze retribuite intendiamo, anche, i rol, i permessi per riduzione di orario di lavoro, è possibile che l'andamento della "linea blu" sia stato influenzato dall'introduzione nel 2003 del Decreto Legislativo n. 66 in "Attuazione delle direttive 93/104/CE e 2000/34/CE concernenti taluni aspetti dell'organizzazione dell'orario di lavoro", dove si introduce l'obbligo da parte del datore di rimborsare entro una tempistica prestabilita i giorni di assenza dal lavoro maturati e non goduti, mentre prima, non era proprio così.


è possibile che l'andamento della "linea blu" sia stato influenzato dall'introduzione nel 2003 del Decreto Legislativo n. 66 in "Attuazione delle direttive 93/104/CE e 2000/34/CE concernenti taluni aspetti dell'organizzazione dell'orario di lavoro", dove si introduce l'obbligo da parte del datore di rimborsare entro una tempistica prestabilita i giorni di assenza dal lavoro maturati e non goduti, mentre prima, non era proprio così.

Non capisco. Intendi dire che dal 2003 un dipendente puo' scegliere se prendere un permesso retribuito oppure andare a lavoro rinunciando al permesso e farsi pagare di piu'? Be', in questo caso la linea blu dovrebbe, quantomeno, non salire.

 

 

Direi che intende che l'azienda ti incoraggia fortemente a smaltire i tuoi giorni perche' non vuole pagarli.

Inoltre hanno piu' tempo per liquidare, prima liquidavano credo dopo un anno, ora sono due o tre.

E' quello che e' successo a me.

Dal 2004 ho decisamente cambiato abitudini e smaltisco quasi tutto, mentre prima accumulavo almeno 15gg tra ferie e par(ex rol). Se accumuli troppo HR ti chiama e ti propone spintaneamente un bel "piano di smaltimento personalizzato".

 

Direi che intende che l'azienda ti incoraggia fortemente a smaltire i tuoi giorni perche' non vuole pagarli.

Capito, grazie. Be', questo conferma il mio punto.  SE le norme Brunetta mi fanno perdere parte dello stipendio in un giorno di malattia, ALLORA quando sono malato preferisco usare un giorno di permesso retribuito. Cioe' sostituisco assenze retribuite per malattia con assenze retribuite per altre cause.

Scusa se ti rispondo dopo un po'

Capito, grazie. Be', questo conferma il mio punto.  SE le norme Brunetta mi fanno perdere parte dello stipendio in un giorno di malattia, ALLORA quando sono malato preferisco usare un giorno di permesso retribuito. Cioe' sostituisco assenze retribuite per malattia con assenze retribuite per altre cause.

Beh, non proprio, infatti volevo chiederti se si puo' avere la fonte dei dati per studiare le causali in maniera meno aggregata.

Il fatto e' (perdona il linguaggio ma non sono un tecnico) che con la malattia tu usi un diritto che non ti costa nulla, mentre i permessi sono un pool di risorse finite che spendi per non andare al lavoro.

Lato datore di lavoro le ferie (e credo anche i permessi) sono un debito contratto con il lavoratore, quindi se tu non vai e prendi i permessi usufruisci di un tuo diritto limitato e valorizzato e diminuisci il debito del datore di lavoro nei tuoi confronti.

Se prendi malattia il pool dei permessi rimane li, fa debito e si aggiunge alle possibili assenze.

 

Sì, adesso o usufruisci dei permessi retribuiti maturati o il datore di lavoro deve pagarteli entro un certo tempo, penso 18 mesi, prima invece non era così, e forse quelli non goduti si perdevano.

Non so se la linea debba almeno non salire, nel mio caso io sono incentivato a utilizzarli e a non farmeli pagare.

 

Credo che oggi Brunetta abbia parlato di voi da Giannino (minuto 17:30 circa)

Poco pragmatici, che dall'estero non possono capire bene quel che succede... o sono loro oppure Brunetta, e prima di lui la Marcegaglia, hanno degli "amici" immaginari.

Cavolo ma "noisefromAmerika" è un nome così difficile da ricordare? Oppure non vogliono farvi troppa pubblicità?

Confermo,

l'ho sentito oggi.

Propaganda allo stato piu' puro.

Ha detto che ha ridotto l'assenteismo del 35% mentre quei poveretti degli inglesi hanno un obiettivo di riduzione del 2-3% ed altri il problema non se lo sono proprio posto.

E che adesso fanno la fila per venire a imparare da noi.

Giannino, che in genere mi piace abbastanza, in queste occasioni con rappresentanti governativi tace ed ascolta in religioso silenzio.  

 

Ascoltato anche io. Un vero ciarlatano il Brunetta Renato.

E Oscar (che ha la pessima abitudine di interrompere frequentemente i suoi interlocutori anche quando dovrebbe evitare di farlo e lasciarli finire) lo fa parlare liberamente anche se l'altro dice volgari bugie!

Ma che pena, ma come si fa?

A proposito, nessuno che gli ricordi (al Brunetta) che ha plagiato un libro di testo e che dovrebbe vergognarsi e dimettersi? Mi domando, infatti, come sia possibile che Oscar intervisti uno squallido plagiaro del genere senza chiedergli se si sente più affine a Stefano Zamagni o a Theodor von Guttenberg ...

Ma che paese! Non c'è proprio speranza ...

In generale Oscar mi sembra ben intenzionato, ma vive camminando sul filo di un rasoio, ogni tanto deve pagar pegno.Almeno questa è la mia impressione.

Considerando che quello è il suo lavoro e non un hobby non mi sento di biasimarlo, ce ne fossero come lui nella professione!

Come ho detto mi piace abbastanza, è uno dei pochi podcast che seguo regolarmente, anche se spesso ho opinioni diverse (istinti cattocomunisti direbbe MB ;-) )

Tuttavia proprio perchè lo seguo, in generale le puntate monotematiche le salto proprio perchè si comporta regolarmente così. Ad esempio, ricordo una con la Moratti che parlava di Milano ed Expo a fine anno scorso.

E poi se uno fa equilibrismo, non dovrebbe poi sottolineare che so l'indipendenza dal suo Editore in altre occasioni.

Intendiamoci relativamente al contesto italiano sono pagliuzze, però...

 

Inizia una nuova discussione

Login o registrati per inviare commenti