In bocca al lupo a Guido Tabellini

27 maggio 2008 redattori noiseFromAmeriKa

Il Sole 24 Ore riporta oggi che Guido Tabellini sarà il prossimo rettore della Università Bocconi.

Questa è una grande notizia per la Bocconi e per l'accademia in Italia. Guido Tabellini è un economista di primissimo piano a livello internazionale. Per esempio, è uno dei sette italiani ad essere Fellow della prestigiosa Econometric Society, solo due dei quali lavorano in università italiane (oltre a Guido c'è anche Luigi Pasinetti, professore emerito alla Cattolica di Milano). Per come lo conosciamo, Guido è persona schiva, non ama la politica accademica, ma ha idee forti e di valore, e non è affatto docile (ha gestito il gruppo di economia del comitato di valutazione delle ricerca, il CIVR, con grande piglio - alcuni di noi vi hanno partecipato, e solo perché è stato lui a chiederlo). Non abbiamo dubbi che se accetterà l'incarico sarà per spirito di servizio. Non abbiamo dubbi che saprà definire standards di qualità per la Bocconi che saranno, speriamo, applicati da altre istituzioni accademiche nel paese.

Speriamo lo lascino lavorare.

In bocca al lupo, Guido.

16 commenti (espandi tutti)

Pero', notiziona. Davvero curioso di seguire il suo operato, qualora accettasse.

In ogni caso, in bocca al lupo!

Si accettan scommesse su quanto durerà. Considerando la forza relativa degli economisti politici in Bocconi, direi meno di un anno...

p.s. Ovviamente in bocca al lupo al Prof. Tabellini, di cui ricordo con affetto l'assoluta incomprensibiilità delle lezioni. :)

Invece Moratti ha cacciato Mancini. Che giorno movimentato.

Il che prova, fra le altre cose, che la Bocconi è al momento molto, ma molto meglio amministrata dell'Inter!

Anche perchè non abbiamo tutti i milioni che Moratti getta via senza problema.

essendo interista fino al midollo, posso ben dire che abbiamo un presidente di una ciulaggine senza uguali.......sigh.....:-((

Sono interista da 3 generazioni e dico: finalmente Mancini andrà a fare danni da qualche altra parte!  Moratti ha fatto la cosa giusta. Dopo essere usciti dalla Champions per colpa sua ora sono sicuro che arriveranno le soddisfazioni:

up for the special one!

Beh, faremo semplicemente a meno di lui nel corso di Politica Economica (per cui rosico)...chissà che non rinasca l'attenzione per l'Economia Politica, in questa università! Attualmente siamo due classi su 18 o 19, e quando si pianifica la didattica contiamo meno di nulla (vedasi lo scandalo di matematica a crocette)

Beh, raccontaci lo "scandalo di matematica a crocette"; stiamo parlando del plurale della stazione metropolitana, di tante piccole croci,.... che cosa hanno a che fare con matematica?

Penso che il buon Luca si riferisca alla possibilita' di passare gli esami quantitativi solo attraverso "compitini" a risposta chiusa. "A li tempi mia" questo non era possibile, almeno ad economia politica (DES). Adesso, non sono sicuro...

Una "semplificazione" di questo tipo e' in atto in tutta Italia, d'altronde: ricordo commenti schifati di quadriennalisti di Matematica della Bicocca per lo stesso "problema"...

I test di matematica a risposta vero/falso o a risposta multipla non sono sempre da buttare. Ricordo (ca 1965) un test a risposta vero/falso per i nostri studenti del corso di Real Analysis all'MIT che consisteva di cento affermazioni che si dovevano identificare come vere o false.  Si prendeva un punto per la risposta corretta, zero per la non risposta, e meno uno per la risposta sbagliata. Divieto di consultare libri o appunti o di chiedere aiuto a chiunque. Tempo per consegnare l'elaborato: infinito. L'ultimo studente ha consegnato a mezzogiorno del giorno dopo con tutte le risposte corrette, eccetto una lasciata senza risposta. Nelle ultime dodici ore aveva cercato di rispondere a quell'unica domanda lasciata senza risposta. Questo esempio non è replicabile in Italia. Tuttavia si possono progettare test a risposta multipla in modo intelligente.  Nel caso dell'analisi reale, dove le risposte giuste spesso contraddicono l'intuizione, mi capita spesso di dare problemi che chiedono di "dimostrare o confutare" una proposizione. In questo caso una parte importante del problema è capire se si deve dimostrare o confutare. 

Temo, ma spero ovviamente di sbagliarmi, che siamo su ben altro piano.

se ti può consolare, credo che tu sia in buona compagnia.
La matematica, a economia, pare che in tutta italia sia considerata demodé.
Io faccio una LS in finanza a indirizzo quantitativo (niente di spinto: dopo le carenze della triennale si spende un sacco di tempo a recuperare quelle che un tempo credo fossero le basi): nel primo anno in comune con gli "aziendalisti" eravamo una cinquantina di frequentanti. Ora che ci siamo divisi, siamo rimasti in 12. Sembriamo una riserva indiana :) Eppure è pur sempre una LS in finanza, un campo dove molti di quelli che sapevano un po' più di matematica degli altri, negli ultimi anni, si sono guadagnati delle belle sommette.

Confermo. e by the way: sto raccogliendo adepti per il certificate in quantitative finance di Paul Willmot dove noi italiani siamo clamorosamente sottorappresentati...

Il fatto che la matematica sia demodè in questo caso è anche colpa dei prof. che secondo me non la fanno studiare bene.

Se il prof. che  viene ad insegnare ad economia parte dalla supposizione che siamo di base non interessati alla materia e cerca da te il minimo indispensabile, di certo non stimola il ragazzo ad apprendere con passione.

C'è quasi l'assunto ideologico che la matematica ad economia serva solo a livello base e stop, quando poi andando avanti(ma proprio di poco) con gli studi ti accorgi che il livello di formalizzazione matematica nelle scienze economiche è alto e avresti voglia di maledire tutti i tuoi ex docenti di matematica perchè spesso devi ridurti ad uno studio di auto-didatta.

Alla fine il vero "rischio" a fare matematica I decente (e a non far fare Matematica II corposa) è che nessuno si iscrive ai corsi di economia (intendo economics)...Ma forse correresti il "rischio"  opposto che economics diventerebbe un corso di eccellenza, dove le persone si iscrivono per il prestigio di aver fatto un corso realmente selettivo.
Sono scelte di politica universitaria delle facoltà di economia a livello nazionale che io, da studente, non capisco.

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