Brexit: ma fate sul serio?

28 giugno 2016 Lucio Di Gaetano

Se c’è una cosa che il referendum di giovedì scorso nel Regno Unito ci ha insegnato è che con il voto non si scherza: i dilettanti non sono ammessi al gioco della democrazia e chi viola questa regola ne paga le conseguenze in maniera devastante, soprattutto in termini di credibilità.

Se c’è una cosa che il referendum di giovedì scorso nel Regno Unito ci ha insegnato è che con il voto non si scherza: i dilettanti non sono ammessi al gioco della democrazia e chi viola questa regola ne paga le conseguenze in maniera devastante, soprattutto in termini di credibilità. Comunque la si pensi, che si fosse tifosi del “Leave” o del “Remain”, non si può nascondere la clamorosa impreparazione con la quale le classi dirigenti inglesi hanno affrontato il referendum. Meglio, le sue possibili conseguenze e quella della vittoria del "Leave" in particolare.

Poche ore sono bastate per dimostrarlo: già venerdì Nigel Farage ha dichiarato in diretta TV che uno dei cavalli di battaglia del fronte favorevole all’uscita – la possibilità di riversare sul sistema sanitario nazionale i danari fino ad oggi versati all’UE - era una panzana bella e buona, “uno degli errori della campagna del Leave”; con la stessa faccia di tolla, e sempre a poche ore dal responso delle urne, l’altro leader dei brexiters, Boris Johnson, si è lasciato andare a un discorso estremamente conciliante verso la UE, condito di inviti alla cautela, addirittura affermando che “nulla cambierà nel breve termine” e che non c’è “alcuna fretta” di affrontare i negoziati per l’uscita.

Nel frattempo il premier scozzese Nicola Sturgeon, forte della larga maggioranza riscontrata dal “Remain” nel suo Paese, fa gentilmente presente che di lasciare la UE senza il consenso del Parlamento di Edimburgo non se ne parla, e ciò non per semplice amore del caos, ma perché le leggi sulla “devolution” (leggi britanniche, leggi in materia costituzionale) prevedono che, guarda un po’, quel consenso, probabilmente, è necessario.

Infine, ieri mattina, il Cancelliere dello Scacchiere Osborne ha dichiarato candidamente: “Usciremo dalla UE solo quando avremo un piano”, implicitamente ammettendo di non averne uno! Oggi invece, come sappiamo, il Parlamento Europeo, su esplicito invito del Presidente della Commissione Juncker, ha votato a grande maggioranza per l'avvio immediato delle trattative con il governo UK per l'uscita del medesimo dalla UE. È istruttivo dare un'occhiata alla distribuzione dei voti ed alle motivazioni espresse dai vari capi-gruppo per il voto a favore e, soprattutto, contro tale mozione. Potrebbe far capire a qualcuno come il campo "anti-UE" abbia un disperato bisogno della UE medesima come uomo di paglia su cui riversare l'animosità dell'elettorato "arrabbiato" al solo fine di raccoglierne il voto. Il quale, una volta raccolto, verrà usato per ben altri fini. Ma andiamo avanti e torniamo al Regno Unito.

In altre e meno diplomatiche parole, cari attoniti cittadini continentali dell’UE, i brexiters volevano solo fare un po’ di casino, divertirsi un po’, buttarla in caciara: loro per primi non pensavano che potesse vincere il “Leave”. Stavano solo scherzando.

La confusione istituzionale britannica si riflette, inevitabilmente, anche nella confusione di decine, forse centinaia di migliaia, di cittadini inglesi che hanno (almeno a dare credito alle molte dichiarazioni di queste ore) votato per il “Leave” ed hanno ammesso di averlo fatto “solo per  protesta”, confidando che il senso di responsabilità degli altri alla fine avrebbe fatto prevalere il “Remain”.

Insomma, se fino al 23 giugno avevamo un popolo di euroscettici, oggi ci troviamo davanti a un popolo di pentiti.

Come finirà non lo sapremo presto.  Ci vorranno mesi o anche anni per capire quali saranno le reali conseguenze del voto del 23 giugno sull’Unione Europea e sulla Gran Bretagna, sulla tenuta di un sistema istituzionale che, almeno dai tempi di Guglielmo d’Orange, si era sempre contraddistinto per un amore incondizionato per la stabilità e per la conservazione.

Alcune riflessioni però possiamo farle già ora:

1)      È altamente probabile che molti dei movimenti politici e d’opinione comunemente etichettati come “euroscettici”, e sorti un po’ ovunque in Europa, non abbiano la minima idea delle conseguenze delle varie proposte che sbandierano;

2)      È, anzi, altamente probabile che l’unico vero obbiettivo di molti di questi movimenti sia semplicemente “agitare lo stomaco” dell’elettorato, senza curarsi di dare un vero costrutto all’alternativa che propongono;

3)      È ancor più probabile, infine, che questo pressappochismo sia il sintomo di un’altra più profonda debolezza: la sfiducia di quegli stessi movimenti nella bontà delle proprie battaglie. Credono che la disgregazione dell’Unione sia un valore solo perché sanno che in fondo non vinceranno mai e mai dovranno assumersi la responsabilità di gestire le conseguenze delle proprie “vittorie”.

Del resto anche il dibattito italiano sull’Euro rimane asfitticamente privo di valide risposte ai numerosi, banalissimi, quesiti che nascono innanzi alle incomprensibili certezze di chi propaganda l’uscita dall’Unione e altre amenità: e poi? Un minuto dopo la liberazione dalla “dittatura di Bruxelles” che si fa? A chi lo vendiamo il debito pubblico italiano? Come finanziamo l’enorme macchina amministrativa di questo infelice Paese? Chi sostituisce la BCE nel ruolo di stampella delle banche italiane piene zeppe di sofferenze?

Non voglio annoiarvi coi soliti, noiosissimi, slogan europeisti del tipo “Ci vuole più Europa” o “L’Europa si cambia da dentro” (che peraltro reputo gli unici sensati, di questi tempi); non voglio fare terrorismo prevedendo il disastro per gli inglesi e minacciando il disastro a italiani, francesi e olandesi: la verità è che nessuno, davvero nessuno, sa cosa succederebbe se l’UE deflagrasse, nessuno dei vari Otelma anti-UE ha anche solo uno straccio di modello di previsione, una striminzita statistica sulla quale ragionare. Anzi, nemmeno hanno idea di dove sia Dublino.

E, dunque, mi limito a chiedere ai molti espertoni della sovranità monetaria, neo-nazionalisti della quota-latte, revanchisti della vongola, imbonitori del popolo affamato: ditemi, miei cari, fate sul serio?

84 commenti (espandi tutti)

Ripetizione

gual 28/6/2016 - 17:21

Il terzo paragrafo e il quarto sono uguali al primo...

sommario

marcello urbani 28/6/2016 - 19:17

E' il sommario che viene ripetuto nell'articolo.

Ho provato a toglierlo ma non funziona

Giusto per far notare come avrebbero anche potuto scopiazzare, ben prima del voto, Frank Vibert e Gunnar Beck, perdendoci quel paio d'ore necessarie a scrivere un articolo, avevano stilato un programma di massima su come si potesse uscire dalla UE in 7 giorni, anzi 6:

Day 1: immediate effect

 

The government informs other EU member states that it is leaving the EU under VCLT Art 62 (a) with immediate effect. It would inform the EU and the global community that in respect of trade relationships it will comply with World Trade Organisation obligations and become a free trade zone. This will still allow the UK to impose anti-dumping controls on, for example, steel from China.

 

Day 2: immigration

 

The government announces that all EU citizens who wish to work or reside in the UK will be admitted on the same terms and conditions as non-EU citizens, under a new ‘points’ system that would favour those who are well-qualified (for example to take up jobs in the financial sector or sectors with labour shortages.) Existing workers, or residents, as of the day of the referendum would be grandfathered. An exception would be made for Irish nationals who could continue to have free entry and the right to work and reside.

 

Day 3: deregulation

 

All existing EU regulations applicable to the UK would be declared valid by Parliament through appropriate legislation, as provided for under Art 18 of the 2011 Act on European Union. Domestic primary and secondary legislation adopted to give effect to EU law under the ECA 1972 before the referendum would remain in force. The Act providing legal continuity would however, at the same time, repeal the 1972 European Communities Act so that no post-referendum EU law would take effect, and the case law of the Court of the Justice of the EU would no longer be binding, in the UK.

 

The continuity of EU based law would remain intact, pending sector by sector review and cost/benefit analysis by British bodies. In particular, regulations flowing from international obligations, such as those accepted from the G20 and its Financial Stability Board, would remain in force. This would provide a basis for the mutual recognition of the equivalence of standards between the UK, US and EU in respect of the financial sector.

 

Day 4: farming

 

The government would announce income subsidies to cushion farmers from the effect of the end of the EU’s Common Agriculture Policy and the removal of tariffs on agricultural and food imports. Income support would be limited to small farmers and to environmentally sensitive areas.

 

Day 5: financial stabilisation

 

A mini budget would be presented to reassure investors that the UK remained on course to reduce its budget deficit.

 

Day 6: human rights

 

The government would announce its withdrawal from the European Convention on Human Rights and repeal of the Human Rights Act 1998. Although the EU is not yet party to the ECHR, the latter has effect on and through the development of EU law. Judge-made law under ECHR has strayed far from the original purpose of ECHR to prevent a return to fascism.

 

Day 7: The Brexit government rests.

Ovviamente non sto sostenendo che il programma di Fred & Gunnar sia il migliore possibile immaginabile, anzi, usando l'articolo 62 del VCLT del 1969 é proprio un atto ostile (che i paesi UE potrebbero a loro volta fare al Regno Unito per buttarci fuori dalla UE), ma che non ci volesse molto a proporre una qualche strategia, e stilare un programma di azioni concrete per attuarla.
Sarebbe bastato che la mattina dopo Boris Johnson, Nigel Farage o chi per loro si fosse presentato di fronte ai microfoni subito dopo le dimissioni di David Cameron, ed avesse presentato un qualsiasi piano minimamente possibile, con una serie di azioni e magari date indicative, magari bluffando.

Invece "there is no plan". Buffoni e cialtroni.

Fortuna ha voluto che mia moglie mi abbia dichiarato suo proxy, e mi abbia chiamato per ordinarmi perentoriamente di andare a dare 2 voti al Remain, se non fossi andato a votare o avessi votato Leave non me lo sarei mai perdonato, ma non in se, ma per la cialtroneria ed il pressapochismo dei personaggi a capo dei Leavers.

Mi pare molto semplicitico, un ennciato di azioni che non tocca minimamente i problemi veri della brexit per UK

Non stavo sostenendo la validitá di quel piano.

Concordo con l'autore sulla sua analisi. Al punto che ho voluto capire meglio chi fosse.
Il risultato di questa breve ricerca è che il primo risultato di ricerca su google recita:

"E tutto questo per distruggere la nostra economia, per distruggere le nostre aziende, per portare a una disoccupazione che non si è mai vista nel nostro paese, ma dico io… non è il caso di iniziare a sbagliare con la nostra testa? Non è il caso di ripartire a votare e a decidere il suicidio collettivo di massa magari, come stiamo facendo, però senza farcelo dire da altri, perché no?

Piero Ricca- Stai parlando di sovranità popolare?

Lucio di Gaetano- Sto parlando di sovranità popolare, di libertà di scelta, che ormai è negata a tutti i Paesi periferici dell’area Euro, ma in Italia come al solito eccelliamo e abbiamo una legge elettorale peraltro che non ci fa neanche eleggere i nostri deputati scegliendoli, non è un caso!"

Fai sul serio?

Certo!

Lucio Di Gaetano 28/6/2016 - 20:10

Caro g_ze quell'intervento dovresti leggerlo tutto: scopriresti che parla delle deficit di legittimazione democratica dell'Unione e che si conclude con un invito al voto (eravamo in piena campagna elettorale per le europee) al fine di "contagiare" le istituzioni europee con la democrazia. Sono sempre stato convinto (e lo sono tuttora) che le istituzioni dell'Unione soffrano una debolezza strutturale  dovuta alla scarsa importanza del parlamento, alla mancanza di un vero vincolo fiduciario con la Commissione e (di questo parlavo specificamente quando mi riferivo allo "sbagliare con la propria testa) alla assoluta autoreferenzialita' della Bce, aggravata dagli scarsi risultati (all'epoca il Qe era ancora chimera...). Quindi si, faccio sul serio, e credo che l'Unione vada intensificata e legittimata dall'elezione diretta degli organi esecutivi, non distrutta come vorrebbero molti.

...un risultato che nessuno, a Londra, si aspettava!

Da Italiano emigrato nella City, negli ultimi giorni mi sono fatto una cultura su un referendum che avevo completamente snobbato, ecco quello che ho capito:

- Il referendum nasce per decisione del primo ministro, David Cameron, che nella scorsa legislatura decidere di usare questa arma per contenere le spinte degli anti-europeisti, sia fuori dal suo partito (e.g., Farage) che dentro (e.g. Boris Johnson).  Non ho nulla contro il fatto di fare un referendum e far votare le persone, l'unica cosa che noto e' una sproporzione tra il fine e il mezzo. Il fine era la sopravvivenza politica di Cameron e il mezzo che ha scelto per farlo e'  uno immensamente piu' grosso e far reaching

- Per gli expa Europei nello UK il risultato di questo referendum e' lose-lose. A cinque giorni dal voto ne' io, ne' i miei amici expat europei siamo riusciti a trovare alcuna conseguenza positiva per noi

- A livello di sistema puo' sicuramente essere un'occasione per avviare una discussione consapevole e a viso aperto sul futuro dell'Europa e decidere in che direzione andare (un po' piu' d'Europa, un po' meno, molta meno, molta di piu'?)

- Il problema e' nel periodo di transizione. Nessuno sa cosa succedera'. E' chiaro che a Londra nessuno ha fatto un piano completo e ben pensato. Per questo ci sara' incertezza e l'incertezza nel breve termine e' male per l'economia. Molti vedono una recessione nel breve

- Il secondo problema e' l'equilibrio che si instaurera' nel  lungo termine. Dopo il singhiozzo short term, l'economia inglese tornera' sui suoi livelli potenziali, oppure si avra' un new normal con un livello di ricchezza piu' basso? Cosa succedera' a Londra? Cosa succedera' nel mercato del lavoro? Cosa succedera' alla facolta' di spostarsi e lavorare dei cittadini Europei? Sono tutte domande che dipendono sia da come vanno le trattative, ma anche dalla gestione del transitorio

azzardo una previsione: faranno di tutto per conservare l'accesso al mercato unico, pur senza poterne influenzare la regolazione. Ma non escluderei l'eventualità che,nei prossimi due mesi, si formi un governo che decida di non notificare affatto l'uscita dell'UK dall'UE.

C'erano due campagne per il Leave: Vote Leave (quella di Boris Johnson) e Leave.EU (quella di Nigel Farage). La promessa sul sistema sanitario nazionale era un cavallo di battaglia di Vote Leave.

Come può Farage rimangiarsi una promessa che non ha mai fatto? 

Mi aspettavo da NoiseFromAmerika un livello di approfondimento maggiore dell'Huffington Post... 

L'averlo detto una volta non ne fa certo il cavallo di battaglia della sua campagna, come hai scritto.

Era invece il cavallo di battaglia dell'altra campagna per il Leave.

Come sa chiunque abbia seguito la campagna sul serio, al di là dell'eco spuria che arriva sui media italiani.

Scusa, a parte la differenza tra "averlo detto una volta" e "farne il cavallo di battaglia" che mi sfugge e denota una certa tolleranza per il cazzarismo propagandistico, mi spieghi perché al posto di balbettare Farage non risponde dicendo "che volete da me? Questa è una battaglia di quelli del Leave"?

Uno normale risponde così, lui invece balbetta. 

O tu inventi.

Sul serio?

Valeria Z 29/6/2016 - 11:20

Sul serio non capisci la differenza tra "averlo detto una volta" e "farne un cavallo di battaglia"?

Dimmi se la capisci o non la capisci, altrimenti credo non possiamo discutere in modo proficuo. Al contrario, invece spero che potremo fare una discussione ragionata. 

Detto questo, non sono l'avvocato difensore di Farage, avrà i suoi motivi e la sua linea politica, che sinceramente a volte capisco poco. Facevo notare che il tuo articolo è superficiale e prende fischi per fiaschi.  

Bah

Lucio Di Gaetano 29/6/2016 - 11:53

Francamente la discussione mi sembra abbastanza inutile. Ho riportato fatti corretti linkando le fonti, mentre tu cerchi di attribuire credibilità un tizio non credibile usando come argomento "l'ha detto una volta, non era il suo cavallo di battaglia". Ok, diamo per un attimo per scontato che l'abbia detto una sola volta (e la totalità dei media inglesi si è fatto una gran risata quando Farage ha provato a difendersi così, ma certo tu sei più autorevole della totalità dei media inglesi vero?), ti sembra una bella cosa? Quand'è che una bugia detta in campagna elettorale diventa grave? Dopo 5 volte? 10? 100? Contenta tu...

It's all there, it's all clear ... 

Fischi e fiaschi: signora mia, occorre stare attenti quando li si tira in ballo ed il meglio che si ha da dire è "l'ha detto una volta sola" e "avrà i suoi motivi" ... Quella "volta sola", nel caso in questione, è una di troppo perche' una menzogna e' una menzogna quando la dici una volta; se la ripeti 9  volte son 9 menzogne.

L'articolo, comunque, è al 94% su qualcos'altro. Ma, appunto, fischi e fiaschi, lucciole e lanterne.

P.S. Mai capito e mai capirò perché certi personaggi, come  la "liberale e libertaria" Valeria Z non abbiano il coraggio di mettere nome e cognome in calce alle loro lucciole e di dichiarare: son d'accordo con Farage e BJ per i motivi A, B e C. Niente, non ce la fanno e sappiamo anche il perche'. 

Eh?

Matteo 30/6/2016 - 10:48

Ma quale sarebbe la tesi?

- Ci sono due campagne con target diversi (Vote Leave per quelli gia` interessati in politica e cross-party, Leave.EU per il voto di protesta). In _entrambe_ lo UKIP gioca un ruolo piu` o meno domninate.

- Farage e` il leader dello UKIP, e lo UKIP ha posizione unita sulla questione; Farage sarebbe quindi responsabile per l'_intero_ partito, anche per i suoi amici in Vote Leave

- Farage ha detto almeno una volta la balla dei soldi al NHS, e non se ne e` mai distanziato (ovviamente)

- La domanda l'han fatta _a Farage_, non a Boris Johnson; e Farage, da buon paraculo, ha detto che 'e` stato un errore della campagna del leave' e ha subito cercato di distanziarsi, dicendo che "it wasn't one of mine [adverts]".

 

Ma poi, ragioniamo per assurdo: ammettiamo che Farage non abbia _mai_ detto che i soldi si sarebbero potuti reinvestire nel NHS. La tesi dell'articolo e` che la campagna del "Leave" sia stata imbastita su una forte base di balle; e` una tesi falsa? Vera? Da migliorare? Possiamo lasciare perdere i sofismi e magari parlare del bulk dell'articolo?

Cazzate a buccia.

http://leave.eu/en/local-groups/group/swansea-campaign-to-leave-the-eu/n...

 
Finally, if we vote to leave the EU, we can save £11 billion of contributions a year - that is £350 million every week. Not only is the NHS safe from TTIP but we can invest this money in new hospitals, doctors and nurses.

Durante il voto di ieri all'Europarlamento i gruppi cosiddetti euroscettici hanno votato contro la risoluzione sulle conseguenze del referendum britannico e con loro i rappresentanti dei Tories. Fin qui niente di straordinario. Lascia invece perplessi che Farage e i rappresentanti di UKIP si siano lasciati scappare la possibilità di premere sull'acceleratore dell'uscita.

"In altre e meno diplomatiche parole, cari attoniti cittadini continentali dell’UE, i brexiters volevano solo fare un po’ di casino, divertirsi un po’, buttarla in caciara: loro per primi non pensavano che potesse vincere il “Leave”. Stavano solo scherzando."

Questo è quello che ci raccontano in questi giorni i fautori del "remain", che, detto in romanesco, "nun ce vonno stà".

Il fatto che Boris Johnson, si sia "lasciato andare a un discorso estremamente conciliante verso la UE, condito di inviti alla cautela, addirittura affermando che “nulla cambierà nel breve termine” e che non c’è “alcuna fretta” di affrontare i negoziati per l’uscita" è un segno di responsabilità.

"il Cancelliere dello Scacchiere Osborne ha dichiarato candidamente: “Usciremo dalla UE solo quando avremo un piano”, implicitamente ammettendo di non averne uno!"

Giusto: il governo era contrario a prendere quella strada, ha lasciato la decisione al popolo, dopo di che Cameron lascerà il posto a un governo favorevole a ciò, che pertanto potrà fare i piani che ritiene più opportuni. Mi pare una sequenza decisionale assolutamente logica.

"Nicola Sturgeon, forte della larga maggioranza riscontrata dal “Remain” nel suo Paese, fa gentilmente presente che di lasciare la UE senza il consenso del Parlamento di Edimburgo non se ne parla"

Non sta al consiglio regionale scozzese decidere o mettere veti.

"il Parlamento Europeo, su esplicito invito del Presidente della Commissione Juncker, ha votato a grande maggioranza per l'avvio immediato delle trattative con il governo UK per l'uscita del medesimo dalla UE"

Il parlamento europeo può votare tutte le mozioni che vuole, ma non sta a esso decidere quando le trattative inizieranno.

"Comunque la si pensi, che si fosse tifosi del “Leave” o del “Remain”, non si può nascondere la clamorosa impreparazione con la quale le classi dirigenti inglesi hanno affrontato il referendum. Meglio, le sue possibili conseguenze e quella della vittoria del "Leave" in particolare."

Di grazia, come lo avrebbero dovuto invece affrontare? Suvvia, cerchiamo di essere sinceri: qui l'autore dell'articolo era per il "remain" e, a referendum perso, sta ora cercando ogni possibile recriminazione per delegittimare la vittoria del "leave": campo impraticabile, arbitro cornuto, meteo avverso, il rigore non c'era, calendario congegnato male, giornalisti che remano contro, il palazzo è contro di noi.
Il brexit era un referendum consultivo di cui il futuro governo britannico terrà assolutamente conto avviando concretamente la procedura per l'uscita della GB dall'UE. Che avverrà, con la conseguenza che oltre a Islanda, Norvegia, Svizzera e Liechtenstein, ci sarà un quarto paese europeo (questa volta uno parecchio grande) che non fà e né intende far parte dell'UE. Sono paesi che vivono abbastanza bene, dunque qual è il problema?

Il problema?

Ryoga007 29/6/2016 - 12:59

Beh, e' scoppiata una bomba mica da ridere e nessuno ha capito cosa accadra' nei prossimi mesi, se non anni, in UK, che al momento hanno un primo ministro dimissionario.
Un'incertezza del genere avra' conseguenze ben tangibili per l'economia britannica.
Vediamo di essere sinceri, si: un action plan in caso di un evento del genere devi avercelo. Devi poter presentare a partner europei (a passi) e soprattutto ai mercati (fondamentale!) un piano B che chiarisca quali siano i next steps. Interno al governo, in accordo con il fronte del leave, con l'opposizione... qualche messaggio devi darlo!

Magari sara' stata la magata della vita, magari avranno sbagliato una consonante, questo non lo so (posso avere le mie opinioni, ma queste cose si valutano a consuntivo nel medio-lungo). Certo che arrivare ad un momento del genere e cadere dal pero in questa maniera e' da dilettanti.

@ tutti

Uno Qualunque 29/6/2016 - 18:13

@ Ryoga007

I mercati non amano l'incertezza, tuttavia il governo britannico non poteva presentare il piano B, per il semplice motivo che la realizzazione di esso dipende da una variabile che non controlla: l'atteggiamento dell'UE.
Non sei d'accordo? Tu quale piano B avresti presentato?
Comunque non drammatizzerei: il sole continua a sorgere al mattino in Gran Bretagna e la vita, al netto dell'isteria mediatica collettiva, va avanti come prima.

@ Emiliano Panizon:

Cominciamo dalle "responsabilità" di Cameron, che viene ora ingiustamente criticato dai fautori del "remain" per avere concesso il referendum (o forse per non averlo vinto): ha semplicemente fatto la cosa giusta.
In GB c'è un partito - lo UKIP - che in relativamente pochi anni è passato dallo zero al 27.5% (2014 - elezioni europee con la proporzionale) e al 12.6% (2014 - elezioni nazionali col maggioritario secco). La voglia di uscire dall'UE era poi condivisa da parte del partito conservatore (con casi di deputati tory che sono passati allo UKIP) e laburista (alcuni hanno fatto campagna per il leave, lo stesso Corbyn in passato era contro l'UE). Due dei quattro ex leader conservatori Howard e Duncan-Smith erano per il leave, così come lo erano Nigel Lawson (ministro dell'economia nel governo Thatcher) e Norman Tebbit (il ministro più thatcheriano ancora in vita).
In questo contesto chiedere un referendum era una cosa sacrosanta. E alla luce del risultato, non concederlo equivaleva a negare la sovranità democratica.
Accusare poi Cameron di avere fatto il politicante di breve periodo invece di avere fatto lo statista di lungo postula il concetto che, se non avesse concesso il referendum, il brexit non sarebbe mai avvenuto. Ripeto: si rileggano i dati elettorali dello UKIP (nonché quelli all'opposto dei Lib-Dem) e non si potrà non ammettere che il brexit prima o poi in qualche modo sarebbe arrivato.

Io non so che tipo di accordo la GB avrà in futuro con l'UE, né se quello che ha la Norvegia sia troppo poco per Johnson (ma un ipotetico governo Johnson dovrà tener conto di tutti gli interessi in gioco, mica solo delle sue convinzioni). Ma in realtà non sappiamo neanche se l'UE reggerà all'uscita della GB o se invece il brexit innescherà la trasformazione dell'UE in qualcos'altro (a cui la GB potrebbe voler aderire).

Oppure la GB otterrà un accordo come lo ha ottenuto la Svizzera. E a tal proposito, la Svizzera ha un accordo sull'immigrazione 'asimmetrico', nel senso che può subordinare l'immigrazione comunitaria (e lo ha fatto in questi anni) all'ottenimento di un permesso di lavoro. Oltre a ciò, a febbraio del 2014 gli Svizzeri hanno votato per tornare indietro in maniera di immigrazione al regime precedente a quello degli accordi bilaterali. Non è ancora chiaro a cosa ciò porterà (ci sono delle trattative in corso con l'UE), ma di certo nessuno per quel referendum ha fatto lo psicodramma collettivo del brexit.

@ luciano pontiroli (già luponti)

È un problema, per usare i nostri termini, di gerarchia delle fonti del diritto. Il diritto emanato dal parlamento di Westminster è sovraordinato a quello emanato da Edinburgo, che legifera in quanto Westminster gli ha delegato (o devoluto) tale potere. Di qui il mio riferimento, volutamente estremo - per far capire il concetto, di "consiglio regionale".

@ Francesco Forti

Uno dei motivi del leave era l'impossibilità per la GB di firmare accordi di libero scambio. La Norvegia invece può. La situazione nell'UE è che per una ragione o un'altra vari accordi di libero scambio (con Canada, USA, India, Cina) stagnano nelle trattative. È invece ragionevole pensare che la GB da sola possa concluderli più rapidamente.

La negoziazione degli accordi bilaterali fra Svizzera e UE è durata sei anni: dicembre 1992 - rifiuto del SEE via referendum; dicembre 1998 conclusione delle trattative.
Nel caso dei futuri accordi fra GB e UE si tratterà solo di emendare delle normative già esistenti, che rimarranno in vigore fin quando saranno sostituite dalle nuove.
Si dice che passati due anni dall'avvio della procedura ex art. 50, in caso di non accordo, la GB verrà trattata più o meno come la Bielorussia. Innanzi tutto le trattative (quelle informali, quelle che contano) possono essere fatte al di fuori dell'art. 50, nonché lontano dai riflettori. Poi anche se il governo attivasse l'art. 50 domani, non è che il 1 luglio 2018, in assenza di accordo, le merci inglesi subirebbero i dazi: la GB sarebbe fuori dall'UE, ma l'acquis communautaire rimarrebbe in vigore, almeno finché ognuna delle due parti non procedesse a modificarlo unilateralmente.

È vero che la GB è spaccato secondo le divisioni che hai elencato, ma divisioni simili esistono anche in Italia. O in Svizzera: i sopra citati referendum spaccarono la Svizzera in due, con la parte di lingua tedesca opposta a quella di lingua francese.

Appunto, viene in gioco proprio quella. Ma potrebbe essere intesa in maniera diversa: potrebbero esserci delle materie nelle quali la competenza di Edimburgo è esclusiva ed altre nelle quali Westminster può interferire, magari entro certi limiti.

Questione da approfondire.

Mi chiedo se la tua posizione (non è vero che i promotori del Brexit non avessero un piano e siano rimasti spiazzati dalla vittoria Leave) sia da rivedere dopo che Boris Johnson ha rinunciato a candidarsi per la leadership del partito conservatore (e quindi per il posto di Primo Ministro).

Per quanto riguarda la Svizzera: non ho capito bene dove vuoi arrivare dicendo che 'non si è fatto 'lo psicodramma collettivo del brexit' per il referendum che limita l'immigrazione dei cittadini comunitari. Intendi che c'è un pregiudizio favorevole agli svizzeri? Non sarà che è un paese che non ha mai fatto parte dell'Unione Europea, i cui rapporti con quest'ultima sono come si è detto complessi e frutto di decenni di negoziazioni, l'ultima delle quali in merito appunto al referendum sull'immigrazione. Ammesso che l'UE lasci passare e accetti la decisione dei cittadini svizzeri in deroga al principio della libera circolazione, questo semmai potrebbe essere un precedente perché la Norvegia e l'Islanda (il cui status è comunque diverso facendo parte dello Spazio Economico Unico) chiedano qualcosa di simile, ma in nessun modo perché lo possa ottenere il Regno Unito perché a quel punto la dissoluzione del progetto europeo sarebbe inesorabile.

Ammettiamo anche che ciò sia un bene, che il principio di libera circolazione sia una cavolata e che tutti starebbero meglio con frontiere aperte alle merci e chiuse alle persone. Il piano di Johnson e Farage, persone che vedono l'EU come un'istituzione oppressiva e disfunzionale, prevede che questa porti avanti le negoziazioni in maniera benevola e lungimirante? A me sembra che la possibilità che effettivamente NON avessero un piano e che probabilmente non si aspettassero nemmeno la vittoria sia abbastanza concreta.

Infine: i nomi dei fautori del Brexit in parlamento mi interessanto poco. Erano la maggioranza? Not even close. I rappresentanti democraticamente eletti dagli inglesi non erano a favore del Brexit. Né l'uscita dal Regno Unito era una priorità per i cittadini del Regno Unito (salvo gli elettori dell'UKIP): è stata solo una valvola di sfogo per un malcontento che poteva essere indirizzato in mille altri modi. Che la proiezione di un trend (composto da due punti) del successo elettorale di un partito possa dire che 'sicuramente il Brexit ci sarebbe stato' è affermazione piuttosto impegnativa. Con un ragionamento del genere, nel 1947 probabilmente avresti pensato che il Fronte dell'Uomo Qualunque avrebbe vinto le successive elezioni politiche.

"Mi chiedo se la tua posizione (non è vero che i promotori del Brexit non avessero un piano e siano rimasti spiazzati dalla vittoria Leave) sia da rivedere dopo che Boris Johnson ha rinunciato a candidarsi per la leadership del partito conservatore (e quindi per il posto di Primo Ministro)."

Mi pare che i sostenitori del Leave abbiano un paio di candidati alla guida del partito conservatore. Per cui è falso sostenere che ora, sorpresi da una cosa più grande di loro, stiano scappando.

"A me sembra che la possibilità che effettivamente NON avessero un piano e che probabilmente non si aspettassero nemmeno la vittoria sia abbastanza concreta."

Non stava a loro avere un piano, visto che non sono al governo e né hanno la maggioranza in parlamento. Anzi: il fatto che Johnson abbia rinunciato e quanto la candidatura di Gove sia difficile a candidarsi mostra quanto sarebbe stato futile per loro approntare anche un piano post-brexit.

"Né l'uscita dal Regno Unito era una priorità per i cittadini del Regno Unito (salvo gli elettori dell'UKIP): è stata solo una valvola di sfogo per un malcontento che poteva essere indirizzato in mille altri modi."

Il brexit non è un semplice un voto di protesta. I suoi semi iniziano a essere seminati negli anni 80, quando la CEE comincia a sognare di diventare una specie di stato federale e mette la Thatcher regolarmente in minoranza. Dopo di che il rubicone viene passato col trattato di Maastricht, col mandato d'arresto europeo, col fallimento dell'euro, con la perdurante stagnazione dell'eurozona e allo stesso tempo la crescita delle aree extraeuropee.

Il fatto di non essere al governo non vuol dire che proporre e ottenere un referendum per l'uscita dall'Unione Europea senza alcuna idea chiara su come gestire la negoziazione non sia totalmente irresponsabile. Per non parlare di Nigel Farage (altra persona che si è eclissata al momento critico, tanto male che vada può chiedere la cittadinanza tedesca e vivere con la pensione da europarlamentare) che lotta per l'uscita dall'Europa dall'inizio della sua carriera politica: dovrebbe essere il massimo esperto nazionale di articolo 50 e possibilità per accedere al mercato unico ormai.

Mi chiedo veramente cosa spinga a difendere l'indifendibile. Johnson e Farage erano i volti (anche a livello internazionale, cosa che evidentemente conta) della campagna Leave. Il loro abbandono non fa che aumentare l'incertezza e la sfiducia. Le 'difficoltà' della candidatura di Gove non dimostrano nulla (se non lo scarsissimo appeal del personaggio), semmai è la sua stessa candidatura che dimostra come il fronte Leave non avesse un minimo di pianificazione nell'occasione di una vittoria (se avessero unito le forze avrebbero quasi sicuramente preso in mano il partito conservatore).

'allo stesso tempo la crescita delle aree extraeuropee.'
Lasciando perdere l'estremo oriente che evidentemente non è pertinente, quali sono le economie paragonabili a quelle europee avvantaggiate dal fatto di non appartenere all'UE (NB UE, non eurozona, visto che il Regno Unito non aveva l'euro né rischiava di adottarlo nel medio termine)? Se ti riferisci alla Norvegia, ricordiamo che appartiene al mercato unico e rispetta il principio della libera circolazione delle persone, e non è certo che in fase di negoziazione il Regno Unito otterrà la prima condizione e/o accetterà la seconda. Forse la Moldavia è cresciuta più della Romania dopo la crisi del 2008? Non mi risulta. La Russia e la Bielorussia guardano con sdegno e compassione ai vicini del Baltico?

Per avere le idee chiare su come gestire la negoziazione occorre avere le idee chiare su cosa si vuole ottenere. Non è il caso del fronte pro-leave, perché esso è una coalizione di persone con idee politiche diverse e visioni diverse del futuro status della GB.
Farage dimettendosi ha fatto la cosa giusta, e anzi tanto di cappello: ha ottenuto ciò per cui il partito era stato fondato, per cui ora il partito può essere dissolto.
Difficile che Johnson e Farage potessero prendere in mano il partito conservatore. Forse Johnson, di certo non Farage, che non fa parte del partito.
Perché la GB deve lasciar perdere l'estremo oriente? Oramai viviamo in un'epoca in cui commerciamo con la Cina, al punto che molti degli oggetti che compriamo vengono da lì. Il mondo è oramai un grande mercato, ed è più grande del mercato unico europeo. Gli Inglesi, non avendo l'Europa come ideale, questo lo vedono con più chiarezza di noi.

Risposta

Francesco Forti 30/6/2016 - 20:10

@ Francesco Forti

 

Uno dei motivi del leave era l'impossibilità per la GB di firmare accordi di libero scambio. La Norvegia invece può. La situazione nell'UE è che per una ragione o un'altra vari accordi di libero scambio (con Canada, USA, India, Cina) stagnano nelle trattative. È invece ragionevole pensare che la GB da sola possa concluderli più rapidamente.

La negoziazione degli accordi bilaterali fra Svizzera e UE è durata sei anni: dicembre 1992 - rifiuto del SEE via referendum; dicembre 1998 conclusione delle trattative.

Norvegia sta in AESL e quindi ha 1 (un) accordo di libero scambio con gli altri aderenti AESL (Svizzera, Islanda e Liechtenstein). Non con UE.  Poi Norvegia sta in SSE (accordo tra UE e AESL) e questo implica libertà di movimento di merci, persone, capitali e servizi. Ma Londra non ha mai voluto sentirci, sulle persone, per cui mi pare che sarebbe assurdo se chiedesse l'adesione al SEE. Avrebbe accordi piu' stringenti di prima ma senza diritto di voto. Il che mi richiama alle leggi delle stupidità umana di Calo Cipolla.

Per quanto riguarda i bilaterali svizzeri in effetti sono dodici anni, non 20. Bisogna però considerare bilaterali I e II (conclusi nel 2004) e poi i vari accordi di estensione alle new-entries europee (ora - 2016 - di discute di croazia).

Scusa se sono un po' brusco ma mi pare che manchino alcune informazioni abbastanza fondamentali per capire qual è 'il problema'.

E' vero che David Cameron (che ha una responsabilità enorme in quello che sta succedendo, e la fine della cui carriera è l'unico silver lining della vicenda) non era tenuto ad avere un piano per il Leave, a cui si è opposto. Ma è altrettanto evidente che i principali promotori del Brexit, Johnson e Farage, non hanno assolutamente le idee chiare non dico sul programma pratico, ma neanche su ciò che veramente vogliono ottenere. Farage (che non ha nè, ci si augura, avrà mai responsabilità di governo) non ha fatto nessuna dichiarazione coerente. Boris Johnson ha invece detto che l'Inghilterra manterrà l'accesso al Mercato Unico, quindi come accenni tu andrebbe a trovarsi nella situazione di Norvegia e Islanda (la Svizzera ha accordi un po' diversi).

C'è un problema però: Norvegia e Islanda per partecipare al mercato unico
a) sottoscrivono alla maggior parte degli accordi comunitari, con RELATIVI COSTI
b) accettano il principio della libera circolazione, per cui i cittadini comunitari possono soggiornare in Norvegia e Islanda senza limitazioni

Fare come la Norvegia vorrebbe dire quindi: pagare le tasse (quelle che Johnson voleva ridare all'NHS), beccarsi comunque tutti i polacchi, i rumeni e gli italiani che vogliono lavorare in Regno Unito, e non avere nessun modo di influenzare le decisioni dell'UE. A Norvegia e Islanda tutto sommato va bene: sfuggono alle regolamentazioni comunitarie sulla pesca, nessuno rompe loro le scatole per entrare nell'Euro-zona, e sono tutti felici (in più: la Norvegia ha il petrolio e l'Islanda diventerà campione d'Europa. Forza Islanda).

Per Johnson portare a casa dopo il Brexit le condizioni della Norvegia (ricapitolo: con tasse, immigrazione comunitaria, ma senza il petrolio, e dopo mesi o anni di incertezza dei mercati) sarebbe un fallimento politico devastante.

Forse mettendo le mani avanti in quel capolavoro di vaghezza e mezze verità di dichiarazione che tu definisci un gesto di 'responsabilità' Johnson dice che in realtà per il voto Leave l'immigrazione non era mica un argomento centrale, l'importante è sottrarsi dai dettami anti-democratici della Corte di Giustizia Europea. Sicuro, dalle bianche scogliere di Dover alle miniere di carbone di Newcastle gli onesti sudditi della regina non riuscivano a dormire la notte al pensiero della Corte di Giustizia Europea.

Quello di Edimburgo è il Parlamento della Scozia, antico regno integrato nell'UK. L'atto di devoluzione ha trasposto nel diritto scozzese - sistema diverso da quello di Inghilterra e Galles - la legislazione europea, garantendo che il Parlamento dell'UK non interverrà nell'ordinamento scozzese senza il consenso del Parlamento locale. Altro che consiglio regionale!

Già ottimistico parlare al singolare.
Cominciamo dal primo. Islanda, Norvegia, Svizzera e Liechtenstein fanno parte di AELS (UK ne faceva parte ma poi è uscita per entrare nella CECA e da lì poi in UE). Alcuni fanno parte anche di SEE (Spazio Economico Europeo, trattato tra AELS e UE, che è come stare nella UE ma senza diritto di voto: se UK spera un questa strada dimostrano imbecillità totale: avere meno privilegi e non avere nemmeno diritto di voto, tribuna, parlamento, commissione).

La Svizzera non è in SEE  ma ha siglato mi pare 17 bilaterali e ci sono voluti 20 anni e 3 referendum.

Diciamo che la strada è nettamente in salita, perché AELS ha già fatto sapere che fintanto che la situazione UK non è definita e stabile (se esce, quando esce, come, nel senso di quali accordi raggiunge) non si parla di adesione ad AELS. Inoltre se la data di inizio trattativa non è certa, lo è quella di fine. Dopo due anni dalla richiesta art 50, i trattati decadono, indipendentemente dallo stato della trattative. UK sarà fuori, under the bridge.

Ma veniamo agli aspetti per me più gravi.
Il referendum ha mostrato al mondo un Regno Unito che lo sarà di nome ... ma non di fatto.

1) il paese è spaccato sul piano generazionale (voto di giovani ed anziani)
2) il paese è spaccato sul piano città-campagna, come diverse mappe dimostrano
3) il paese è spaccato territorialmente, con Scozia e Irlanda del Nord che votano in modo opposto a Galles ed Inghilterra
4) il paese è spaccato sul piano culturale, come l'analisi sulla differenza di voto a seconda del livello di istruzione dimostra.

Sono inoltre lacerati i partiti (conservatori e laburisti) e la cosa non sorprende, tanto è lacerato il paese. Ora simili lacerazioni non si risolvolno in due anni e forse nemmeno in un decennio. E necessitano di una grande leadership, cose che per ora non si profila.

Senza voler fare il provocatore e precisando subito che sono un europeista convinto, dispiaciuto per l'esito del Referendum, voglio tuttavia obiettare qualcosa sulla supeficialità con cui ci si dispone all'analisi, qui, come un poco da tutte le parti.
La Brexit sarebbe la conseguenza dell'ignoranza, della stupidità e del razzismo dei votanti, cavalcata dai soliti insulsi politicanti opportunisti e improvvisati che imperversano ovunque nel tempo dei "populismi".
Disaggregando i dati per fascia di età si è voluto insinuare che il voto per il Leave era roba "da vecchi", cioè da rincoglioniti, oppure da egoisti che se ne infischiano delle generazioni future.
Disaggregandoli per livello di istruzione si è voluto dimostrare che il voto per il Leave era "da ignoranti", e quello per il Remain da sapienti illuminati.
Si è insinuato infine che il Leave sarebbe stato il voto anti-migranti, e quindi dei razzisti ottusi; e quello per il Remain il voto dei nobili spiriti capaci di altruismo e solidarietà.

Ma signori: l'esito del referendum è stato 52% Leave. Dare degli imbecilli o degli ignoranti al 52% dei cittadini inglesi è come minimo da presuntuosi.  Da uomo più dispiaciuto che preoccupato da questo risultato dico: piantiamola di dare degli idioti agli altri, e chiediamoci perché l'EU sta crollando, e in cosa abbiamo sbagliato.
Se no crollerà davvero, e pure in fretta.

i brexiters volevano solo fare un po’ di casino, divertirsi un po’, buttarla in caciara: loro per primi non pensavano che potesse vincere il “Leave”. Stavano solo scherzando.

Davvero? E pure chi ha votato Leave, lo avrebbe fatto così, un po' per protesta un po' per gioco, convinto che tanto il Leave non avrebbe vinto mai? Possibile che uno voti Leave solo per sollevare un po' di polvere, essendo per il Remain? Un inglese, per di più? Non è un po' surreale?
Forse in qualche caso sarà stato così, ma se non tutti, io penso che una buona parte di quel 52% rivoterebbe nello stesso modo domani. Non sarebbe meglio chiedersi perché?

I mercati e la Sterlina hanno subito un violento contraccolpo nell'immediato, ma l'UK non crollerà per questo, la UE non crollerà per questo. Se crollerà, sarà per altre ragioni, non per questo. E se si rivotasse oggi, sì, forse il risultato sarebbe un pochino diverso. 48% invece di 52%. Che basterebbe per restare nell'unione, ma NON muterebbe l'analisi in modo sostanziale.
Il dato è: circa la metà degli inglesi in questa Europa non ci vuole stare.
Perché? Perché sono imbecilli, razzisti, ignoranti? Questa è la risposta?
Se fosse invece che nella UE c'è qualcosa che non va? Se ci domandassimo cosa abbiamo sbagliato?

C'è in questo voto anche una forte componente anti-migranti, vero. Che però non è solo dei vecchi, ma di tutti; e non è mero "egoismo" ma ha anche quella le sue ragioni e non può essere schernita, né sottovalutata.
In termini economici/politici invece c'è la evidente convinzione (sbagliata o meno che sia) che questa Europa non va bene, e va rivista dalle fondamenta.
Convinzione che si rinforzando ovunque, e condurrà alla disgregazione dell'UE, se si reagisce ad essa con lo scherno anziché indagarne le ragioni.

Riassumo quelle che secondo me sono le due ragioni maggiori del Leave. Non perché necessariamente le condivida ma per metterle a fuoco. Sono le stesse per tutta la UE.

-) I cittadini europei mal digeriscono essere etero-diretti da Bruxelles, da poteri che sfuggono alla giustificazione democratica.
Che sia la Commissione, il FMI o peggio la BCE, che si è ritrovata spesso, anche se controvoglia, a far da supplente e prendere decisioni politiche.

-) La crisi dei migranti non si può gestire (anzi: NON-gestire) in questo modo. La libertà di circolazione delle persone è possibile a condizione che ci sia un controllo efficace dei confini esterni. Il vero "demagogo" è quello che ignora, o peggio tratta con disprezzo, il legittimo sentimento di preoccupazione degli strati più deboli della popolazione nei confronti dell'immigrazione fuori controllo, facendo il filantropo mentre sta bello comodo a fare e-trading in un fresco ufficio della City.

Qui ci sono un po' di ragioni per il Leave, fornite il 13 giugno, prima del Referendum, dal professor Domenico Mario Nuti, che è stato presente insieme a me anche alle giornate nFA a Villa La Fonte, nella ottima sessione sulla crisi dei migranti tenuta da Tim Hatton (ringrazio i redattori per l'ospitalità).
Le considerazioni qui espresse possono essere non condivise, e discusse quanto si vuole, naturalmente. Ma Nuti non è Farage, non è Boris Johnson.
Si provi ad ascoltare anche le ragioni del Leave, per capire quanto è avvenuto.

Il paradosso però è che se la direzione dell'Unione Europea diventasse veramente democratica, cioè eleggessimo un governo europeo, questo governo avrebbe il mandato per governare davvero l'Europa. Il contrario del ritorno alla sovranità nazionale che invocano gli euroscettici.

Per quanto riguarda l'immigrazione: è vero, ignorare le preoccupazioni della popolazione o derubricarle pregiudizialmetne a xenofobia è ingiusto, classista e controproducente. Ma è altrettanto discutibile creare una narrazione per cui da una parte ci sono persone pragmatiche, che dicono pane al pane e vino al vino, e non chiudono gli occhi di fronte a un problema che rovina la vita alla gente, e dall'altra le elite radical chic che nelle loro torri d'avorio degustano manicaretti etiopi e leggono poesia persiana del 13o secolo esaltando il multiculturalismo. Intanto, perché non è detto che le persone che hanno una visione meno negativa dell'immigrazione siano quelle che vivono lontane dalla stessa (per quanto riguarda il voto Leave vedi qui: http://www.theguardian.com/politics/2016/jun/24/voting-details-show-immi...). Poi, perché se è vero che le conseguenze negative dell'immigrazione sono sopportate soprattutto dalle fasce di popolazione più povere i politici che le utilizzano come bandiera non hanno nessuna intenzione ad eliminarle in maniera ragionata (celebre l'esempio della Lega, che nel suo programma ufficiale praticamente non affronta il problema) e confondono colpevolmente i diversi piani del problema (multiculturalismo, che non riguarda per forza cittadini stranieri, clandestini, migrazione economica, richiedenti asilo).

La mia posizione, maturata nel tempo, provo a riassumerla così:
1) l'immigrazione, specie se in rapida crescita e poco integrata, puo' essere un problema
2) i sentimenti anti-immigrazione però esistono anche dove non è un problema
3) la componente di immigrazione legata ai richiedenti asilo è un problema in mancanza di una politica europea comune perchè colpisce sproporzionatamente pochi paesi (Germania, Svezia, Austria, Grecia e in certa misura Italia.); quindi l'UE è sì colpevole, ma non certo ai danni del Regno Unito
4) il voto Leave è stato influenzato dal sentimento anti-immigrazione anche se l'emigrazione comunitaria in UK è 'immigrazione buona', generalmente qualificata, che paga in tasse molto più di quello che prende in welfare (a differenza dei pensionati inglesi in Spagna, per dire).

Che dobbiamo osservare.
Come già avevo scritto sono pro-Europa e dispiaciuto da questi eventi.
Ma le analisi che vedo, che danno la colpa ai vecchi, agli ignoranti, ai razzisti, eccetera, con la solita presunzione, e arrivano fino a mettere in discussione il suffragio universale, sono la migliore illustrazione delle cause di tutto questo.
Che sono lo scollamento delle elités dal mondo reale, la loro incapacità di riconoscere l'essenza del processo storico, e la loro insoffribile presunzione.
Si sono voluti disaggregare i dati in tutti i modi più tendenziosi: hanno votato Leave i vecchi, Remain i giovani; hanno votato Leave gli ignoranti, Remain gli istruiti; hanno votato Leave i razzisti, Remain gli illuminati.
Nessuno qui in italia almeno ha provato a disaggregarli in termini di classe. Hanno votato Leave i lavoratori delle periferie urbane, di Londra e delle città industriali; i meno istruiti e mediamente più anziani membri della Working Class. Hanno votato Remain i colti, raffinati, ricchi e mediamente più giovani colletti bianchi della City.
Alle elités europee, soprattutto a quelle che si dicono "di sinistra", domanderei: ma non dovreste essere voi i rappresentanti della Working Class?
Se alle legittime preoccupazioni di quei workers voi rispondete con quell'aria di superiorità, con lo scherno, se non addirittura col disprezzo, poi vi stupite se perdete consensi ed avanzano i "populismi"?

Il referendum lo aveva voluto Cameron e si è dato una zappata sui piedi clamorosa, ma c'è da dire che probabilmente solo due anni fa avrebbe vinto il Remain: il processo storico in corso, di disaffezione alla UE, è estremamente rapido, ed è ovviamente accelerato dalla crisi dei migranti.
Disapprovo però la posizione elitista (e un po' aristocratica) che si riconosce anche in questo articolo, che è molto diffusa specie tra sedicenti "democratici".
Il referendum è lo strumento democratico per antonomasia, e il suo uso è legittimo. La popolazione può benissimo essere chiamata a esprimersi in casi come questo.
Unione Europea: Leave or Remain. Era un quesito abbastanza chiaro.
Credo che per evitare che il progetto europeo fallisca del tutto - se siamo ancora in tempo - ora si debba fare autocritica, non dare degli idioti, degli ignoranti, dei vecchi, dei razzisti a questi e quelli; ed ascoltare il grido di allarme che si solleva ad ogni parte del continente.
La gestione della crisi dei migranti è centrale. La legittimazione democratica delle istituzioni è propedeutica ad essa: non si può governare l'Europa contro il popolo. Per gestire l'emergenza serve una governance efficace; perché la governance sia efficace serve che sia politically acceptable, cioè serve che l'opinione pubblica sia disposta ad accettarla. Perché ciò sia possibile, non c'è da imbonire ancora l'opinione pubblica bombardandola con altra propaganda, come si fa coi deficienti: lo si è fatto già anche troppo e si è visto NON funziona.
C'è da dare ai cittadini europei delle forze politiche europee, cioè costruire dei partiti europei, e far eleggere direttamente i governanti, sul modello per esempio del governo federale degli USA.
Se Junker e Shauble prendono decisioni politiche che coinvolgono me, io devo poter dare e togliere il mandato a Junker e Schauble. Solo così può funzionare.
A questo punto sarà possibile anche destinare al bilancio UE una quota più significativa dei bilanci nazionali, parlare di armonizzazione (perlomeno) delle politiche fiscali, e parlare finalmente anche di difesa comune europea; per poter finalmente pianificare una politica estera unitaria.
Le forze armate sono il fulcro di ogni federazione o confederazione di stati. 
Ci sono da pattugliare i mari, c'è da organizzare il filtro sul confine orientale, c'è probabilmente da intervenire in Libia.
C'è da spicciarsi.

In primo luogo, Juncker è stato eletto dal Parlamento europeo, eletto dai cittadini europei (Schauble no, perché è un ministro della Repubblica federale). Non basta? vogliamo che il popolo europeo - ammesso che esista - elegga il governo dell'UE?

Allora dobbiamo capire in quale organo sieda il governo dell'UE: allo stato attuale, non nella Commissione che è, essenzialmente, un organo tecnico-politico, ha poteri di proposta ma non decide da solo. Il Parlamento, come di regola avviene, non è organo di governo ma organo politico e legislativo, insieme con il Consiglio; se vogliamo ravvisare in esso qualcosa di simile ad un governo dell'UE, con qualche sforzo, dobbiamo considerare che è composto dai governi degli Stati membri e, di conseguenza, gode di legittimazione democratica.

Per andare oltre, vale a dire creare un governo che risponda ai cittadini europei - direttamente o tramite i loro rappresentanti eletti - occorre trasferire all'UE la sovranità piena, non frazioni di sovranità. Non credo che questa prospettiva metta a tacere i vari Farage, Le Pen, Grillo, Salvini, ecc.   

ai Farage, Le Pen eccetera. E' quella che piacerebbe a me. E sono convinto che in questo modo si toglierebbero consensi ai Farage e Le Pen. So che Junker è eletto nel parlamento europeo, e in quanto tale democraticamente legittimato. Ciò che Lei dice è ineccepibile, però è vero formalmente: il difetto dell'Europa sta nella mancanza di una governance che sia davvero efficace. Come bene dice Lei, la commissione è un organo tecnico-politico, il parlamento un organo legislativo. Manca un organo esecutivo. Ma prima di tutto manca una forma di rappresentanza che sia accettata dall'opinione pubblica. I cittadini percepiscono come distanti da loro, e al di fuori del loro controllo, quei poteri che decidono sulle loro teste, e sono insofferenti per questo motivo; e ciò proprio mentre sarebbe necessario al contrario un potere maggiore del governo centrale europeo per far fronte alle emergenze in corso, prima fra tutti quella generata dalla crisi dei migranti e dalla escalation del terrorismo islamico.

Come dicevo prima, mi pare lapalissiano che un controllo più efficace dei confini esterni sia necessario, se si vuole la libertà di circolazione all'interno della UE. E puntavo il dito contro la presunzione delle elités europee (di sinistra soprattutto, ma non solo), che reagiscono alla batosta insultando quelli che non hanno votato come sarebbe garbato a loro, anziché facendo autocritica.

Per inquadrare la questione migranti la si deve osservare in termini di accesso ai servizi, sanità, sicurezza (reale e percepita, non importa) qualità della scuola, welfare.
"Diluizione del capitale sociale" [Nuti].
E poi in termini di disgregazione del tessuto sociale e annienamento di quel che rimane del senso comunitario; le comunità essendo ciò che offre protezione, da sempre, alle classi popolari.
Una questione troppo complessa per essere discussa in poche righe, ma che non si riduce alla mera concorrenza al ribasso nel mercato del lavoro (specie di quello unskilled) come spesso la si intende. Che esiste anche quella, senz'altro, ed è una triste guerra fra poveri. Solo che i privilegiati e profumati rappresentanti delle sinistre europee non possono permettersi il lusso di fare i filantropi, prendendo le difese dei più poveri tra i poveri - che sono ovviamente i migranti - mentre ignorano le preoccupazioni dei lavoratori indigeni, o peggio pretendono di dar loro lezioni di "umanità" dal caldo delle loro poltrone.
Rischi un tracollo elettorale se ti va bene (Cameron), una pistolettata se ti va male (Cox).

In inghilterra si è fatta anche l'analisi per classi del voto referendario, per esempio qui.
Qua non si vede nulla di simile, qua si parla solo di vecchi, rincoglioniti, razzisti, ignoranti, stupidi. Qua rimbalzano solo le spiritosaggini e le battutine, lo scherno e la solita aria di superiorità degli intelligentoni.
Le sinistre e i liberal europei devono smettere una buona volta questo sussiego, e prendere atto dei fatti. Non c'è nessuna "deriva", c'è uno spostamento dell'opinione pubblica europea, un change in minds, causato dalla crisi dei migranti in corso [Hatton].
Non ha nessuna importanza se questo sentimento popolare sia giusto o sbagliato: la politica non può ignorarlo e andare contro di esso, pena la propria dissoluzione.
Il flusso di migranti senza limiti e fuori controllo di questi ultimi due anni l'opinione pubblica europea NON lo vuole.
Dall'altro lato una immigrazione è persino necessaria, visti i trend demografici da estinzione della popolazione indigena.
Ma l'opinione pubblica vuole una immigrazione regolata, possibilmente selezionata, e sicuramente under-control.
Se ne prenda atto e si cominci a cambiare disco, prima ancora che a mutar politica. Se non lo sapranno fare, saranno puniti alle elezioni, e il loro posto preso da qualcun'altro che almeno a parole promette di farlo.
That's it.

 

...l'Europa ha gestito male la crisi dei richiedenti asilo, d'accordo, ma qual è stato il contributo del Regno Unito? Se avessero avuto più voce in capitolo, la gestione sarebbe stata migliore? Sarebbe contento Farage o Johnson di mandare soldati delle isole britanniche a pattugliare il Mar Egeo o i confini tra Ungheria e Serbia? Non è che sono proprio gli opposti egoismi dei singoli paesi europei (Francia e UK in primis) ad aver impedito una soluzione condivisa ed efficace?

E poi: se non ci fosse stata l'Unione Europea, sarebbe andata meglio? Forse al Regno Unito sì, non certo a noi italiani o ai greci!

Poi: lo scherno è evidentemente da evitare, ma gli elettori vanno trattati da adulti. Il voto del 23 giugno è stato un errore, per motivi che non hanno nulla di sentimentale ma sono di ordine logico (il Regno Unito non può fare a meno del mercato unico, e non può accedere ad esso alle condizioni che vuole). L'ostilità e ancora peggio l'aggressività verso i cittadini comunitari che vivono e lavorano in Regno Unito, secondo le leggi comunitarie, è eticamente inaccettabile. Non dire queste cose chiaramente è una forma di accondiscendenza e di mancanza di rispetto verso gli elettori di estrazione meno abbiente.

Ciò detto, ci sono anche analisi che mettono in discussione la polarizzazione economica del voto e sottolineano invece fattori culturali (da prendere con le pinze però interessante: https://flipchartfairytales.wordpress.com/2016/06/28/looking-behind-the-...)

Possibile che uno voti Leave solo per sollevare un po' di polvere, essendo per il Remain? Un inglese, per di più? Non è un po' surreale?

Basta che il 5% lo pensi e lo faccia ed il risultato cambia. Non è indispensabile che tutti vogliano sollevare polvere ma in un esito 50-50, basta un soffio per cambiare.

ndy100.independent.co.uk/article/people-are-really-really-hoping-this-theory-about-david-cameron-and-brexit-is-true--bJhqBql0VZ

L'incubo inglese potrebbe ripetersi presto anche in Italia, con il no al referendum sulla riforma istituzionale, le nuove elezioni e il governo al M5S, con il referendum sull'euro e 93 miliardi di spesa per il salario di cittadinanza di 780 euro a 10 milioni di persone.

non è grave

dragonfly 30/6/2016 - 09:24

con il referendum sull'euro e 93 miliardi di spesa per il salario di cittadinanza di 780 euro a 10 milioni di persone.

sarebbero a quel punto 93 miliardi di nuove lire, una bazzecola. anzi farei cifra tonda, 100 migliardi!!!! maccheddico: millllioni!!!!!

.. se il Sig. Renzi non spacchetta.

Non accetteró mai la riduzione dei poteri del Senato e la riduzione del numero dei Parlamentari. 

E nemmeno la legge "elettorale" del Senato, se é inclusa.

Se non lo é ,sinceramente sono talmente contrario al "superamento" del  bicameralismo paritario che mi basta quello per decidere di votare NO, non mi interessa nemmeno sapere quale possano essere le altre cose che vorrebbero cambiare.

E se spacchettano voto ovviamente NO  anche alla riduzione del numero dei parlamentari.

 non ho mai sentito alcuno difendere il bicameralismo perfetto ed opporsi al taglio del numero di parlamentari

Il bicameralismo perfetto è un freno ai tentativi di sopraffazione del potere esecutivo, e rappresenta una maggiore garanzia per noi cittadini nel processo legislativo. Meglio ancora se le due camere non venissero elette insieme, in modo da incentivare ulteriormente le differenze.

Il taglio del numero di parlamentari é quanto di più populista si possa immaginare. Già ora trovare un parlamentare disposto ad ascoltarti e capire quello di cui gli stai parlando è una impresa, ridurli chiaramente riduce la democraticità del sistema.

Fosse per me la Sicilia (meglio Repubblica dei Siciliani, magari federata in una Repubblica Federale Italiana, che Regione Siciliana) domani avrebbe anche un Senato da 100 seggi, e porterei i deputati da 90 a 200, almeno, non a 70. Dimezzerei lo stipendio, quello certamente.

Spacchettamento

floris 6/7/2016 - 00:32

Sembra impossibile, a meno di non rifare da capo un percorso parlamentare separato per ogni modifica ( come provò a fare Letta ).

Qui la spiegazione del perché. In pratica, per quanto riguarda i referendum costituzionali all' elettore è data solo la possibilità di approvare o meno un disegno preciso dell' organo legislatore, pensare che un organismo terzo possa spacchettarlo significherebbe la possibilità di poter modificare l' intento politico della legge, questione su cui solo il parlamento è titolato a decidere.

e mi risparmio pure dal dover capire cosa altro avrebbero voluto cambiare.

Peccato, una occasione persa.

guardando oltre

beppyz 30/6/2016 - 10:02

personalmente sono rimasto sorpreso ma non troppo dai risultati del referendum, alla fine della fiera han sempre tenuto un piede e mezzo fuori dalla porta (come ha evidenziato Junker nel suo twitt).

senza spendere troppo tempo sulle cause che han portato a questi risultati (cialtroneria dei politici e ignoranza dei votanti in un mix di responsabilità difficile da stabilire), penso che sarebbero però degne di maggiore attenzione le varie dichiarazioni e le prospettive future (e spero che qualcuno degli autori proponga a breve qualcosa di interessante): hanno votato per il leave, so what?

è evidente che rinegoziare tutti gli accordi commerciali abbia dei costi non da poco per tutte le parti (il che non so quanto renda credibili le minacce della merkel e junker) e soprattutto le ripercussioni politiche all'interno della stessa UE, ormai sempre più germano-centrica con tutti i limiti che questo comporta non son cose da sottovalutare.

In sostanza, è possibile e ha senso punire commercialmente una scelta politica di uno stato che esce dall'UE (e che comunque ne è stato sempre ai margini) e infliggere dei costi a tutte le parti? questa UE così com'è disegnata funziona (alta integrazione commerciale e bassa integrazione politica), ha senso così com'è?

per quanto sia convinto che la brexit sia stata una scelta scellerata, penso che sia anche un segno da non sottovalutare per la stessa UE che qualcosa va radicalemnte cambiato (pare che il messaggio che stia passando è che alla fine chi ha votato leave eran solo vecchi ignoranti e rincoglioniti e un po' è dovuto al fatto che gli inglesi son un po' ritardati di fondo) soprattutto alla luce del crescente movimento euroscettico in tutti i paesi.

Scusi ma questi sono stati ingannati dai propri politici e affabulatori e siamo noi a doverci fare le domande e i cambiamenti radicali? loro sono stati fregati da loro stessi, nessuno dice che devono essere puniti o che lo saranno, ma di fatto si sono puniti da soli, ora dovranno stringere un accordo che sarà comunque peggiore del precedente, con 27 peasi UE che hanno praticamente diritto di veto su ogni cosa , non si tratta di fare un bilaterale con la Merkel, se tutto fila liscio fanno un accordo in stile Norvegia, ma deve andare tutto liscio e passeranno alla storia per l' idiozia commessa, tuttavia il popolo inglese imparerà un' utilissima lezione di vita...

P.S. Sinceramente dal punto di vista politico all' interno dell' UE, meglio senza UK: mia opinione!

sicuramente gli isolani si sono dati una bella zappa sui piedi e i mercati - al netto della immancabile speculazione - li hanno puniti, ma rinegoziare gli accordi in modo selvaggio per punirli (dico questo perché mi baso sui toni delle dichiarazioni della merkel e junker, poi magari è un bluff) è come il marito che si taglia la p***e perché la moglie l'ha tradito...

sul discorso della UE son d'accordo sul fatto che senza UK si possa essere più veloci nel processo legislativo dato che mettevano un sacco di veti e avevano possibilità di fare un po' i fatti loro, però non son l'unico a dire che un UE con scarsa integrazione politica rimane un opera incompiuta destinata alla disintegrazione...
i movimenti di separatisti e ultra-nazionalisti in costate ascesa un po' ovunque dovrebbero mettere un la pulce nell'orecchio che qualcosa di base non sta andando: saran vecchi (guardando in casa nostra in realtà molti sono in realtà giovani), ignoranti e bifolchi, ma trascurare i loro malessere pensando che la loro condizione sia ascrivibile solo ad una loro colpa e proseguire così come siamo sicuro non aggiusterà la cose...

Non entro nel merito del post, ma segnalo che nell'industria dell'A.M. il voto inglese sta creando più problemi per le possibili conseguenze sull'EuroZona che per la dipartita della GB in se. Molti operatori, anzi, stanno aumentando quote di  Aziende Inglesi esposte all'Export e Gilt a medio alta duration (ovviamente coprendo il cambio) contando su un nuovo QE della BoE e su un cambio che  renderà molto più competitive le aziende GB.

Ma la notizia forse più significativa di come sia il contagio all'Euro Area il vero worst case scenario è che alcuni operatori iniziano a presentare commenti e/o ad ospitare nei loro incontri con i distributori le voci dissezienti. E' il caso a cui ho assistito ieri a Milano.

Seminario organizzato da Raiffeisen Capital A.M. (la filiale italiana del colosso austriaco): hanno chiamto a presentare lo scenario macro economico e le possibili implicazioni del Bexit Alberto Bagnai. Vi allego sotto l'indirizzo e-mail dal quale potete scaricare le presentazioni.

Bagnai è stato rigoroso e vale la pena di leggere le slides.

Da parte del Raiffeisen, olte al capo della filiale italiana, era presente il loro Strategist che ha candidamente confessato che da tempo loro non hanno banche europee in portafaoglio sia  perché il settore bancrio ed assicurativo, soprattutto quello tedesco, soffre e soffrirà di bassissima redditivita a seguito della ZIRP indotto dal QE della BCE, sia perché ora, con il rischio contagio post Brexit, è il settore sul quale si scaricano tutte le tensioni finanziarie.

ecco il link

http://www.rifaitalia.it/emailmarketer/link.php?M=91614&N=1599&L=940&F=H

buona lettura

 dalle slides postate Bagnai scrive:

1)Per UK non è razionale essere legati a UE, perché UE quando arriva una crisi:

• Comprime la propria domanda (export UK soffre)

• Compromette le proprie finanze, quindi:

 La sterlina diventa un bene rifugio e si apprezza (import esplode)

 Aumenta il rischio di dover partecipare a «salvataggi» altrui

Ora nella mia ignoranza, tolto il rischio di dover partecipare ai salvataggi altrui che mi sembra irrilevante,  perchè UK dovrebbe essere immune agli effetti di cui sopra con il Brexit ? cioè qual' è la logica qui?

Letto

michele boldrin 1/7/2016 - 01:18

La presentazione di Bagnai è comica, e voglio essere gentile. Infatti, è intellettualmente disonesta. 

Piccolo elenco veloce di dati truccati (le citazioni vuote, quelle le saltiamo ...)

1) Slide a/5: che diavolo vuol dire? Cosa sarebbe la "gamba sana"? Cosa c'entrano i giapponesi con la non svalutazione europea, visto che i giapponesi HANNO svalutato? Il Giappone si è fregato una decade, or more, per le banche  zombi. Se è questo il parallelo ci sto, ma nella mente di AB non lo è. Quindi? Chiunque oggi studi  il Giappone sa che la scarsa crescita cum low inflation è fondamentalmente dovuta al fattore demografico ed al peso del debito pubblico. Quindi? What's the point here, other than confusing rhetoric?

2) Per provare che il problema è il debito privato e non ANCHE (in Italia soprattutto) quello pubblico la tabella di pagina  a/6 usa dati sino al 2oo7! Se avesse usato dati sino al 2015 avremmo una differente picture, no? Questo, ovviamente, non vuol dire che sia SOLO il debito pubblico il problema, vuol dire che è ANCHE il debito pubblico il problema e che lo è ORA. Il privato lo è stato nel 2008, dopo l'esplosione della bolla immobiliare USA mentre il problema europeo si è rivelato (dal 2009-10) quello pubblico. Un'analisi seria si sarebbe  focalizzata su entrambi i problemi distinguendo un paese dall'altro. In Italia il pubblico è problema maggiore del privato ed il privato è problema nella forma NPL delle banche. Il punto rilevante è che la tabella è, intenzionalmente, misleading. Pretty bad.

3) Chart 5 in pagina a/7 è un capolavoro televisivo. Il testo a sinistra racconta una storia che il grafico a destra smentisce se uno ha la pazienza di guardare FUORI del rettangolo rosso su sui il vate vuole che ci si focalizzi! Un capolavoro ... ma alla Raiffeisen se le bevono queste storie?

4) a/9, ci risiamo. Le sofferenze bancarie le crea la "austerita'"? Ma allora le banche Irlandesi (per dire) dovrebbero essere scomparse post-2010! Per non parlare delle inglesi ... e di quelle USA visto che, per i parametri del nostro, gli USA sono pure in austerità. L'idea che i loans delle banche alle imprese vadano male per effetto (supposto) di una riduzione (in realtà mai avvenuta) del debito pubblico è ilare.

5) a/11, qui siamo a UK. Bene, che è successo in UK post crisis? Che ha fatto la bilancia commerciale UK a seguito della svalutazione del pound post crisis? Ha oscillato rimanendo in media dov'era prima ... http://www.tradingeconomics.com/united-kingdom/balance-of-trade

6) Ed infine (mi sto annoiando) che è successo allo USD post crisis? Crollato per permettere la ripresa interna? Claro que no! Anzi, rivalutato. Ma la disoccupazione USA oggi è da miraggio per un paese come l'Italia nonostante l'USD sia oggi molto più forte di quanto fosse nel 2010 e paraggi. Quindi? Come hanno fatto gli USA a rivalutare la moneta e, allo stesso tempo, ridurre il tasso di disoccupazione di cinque punti? Perche' li' (ed in cento altri posti) non vale la supposta regola del vate secondo cui o ben c'e' svalutazione della moneta o ben c'e' recessione interna con disoccupazione?

Ke noia signora mia, ke noia le balle che i guru raccontano a chi ha bisogno di crederle.

Hugs.  

Ho segnalato questo evento, dopo avervi partecipato, perché mi sembra che sia un "segno dei tempi", di come, cioè stanno cambiando (ed anche velocemente) i sentimenti sull'Unione Europea e sull'Euro Area.
Lavorando nel settore dei servizi finanziari, lato clienti e non mercati, vi posso assicurare che sei mesi fa nessuna casa d'investimento si sarebbe sognata di invitare Bagnai, tanto di nicchia era la sua posizione.
Il sentimento di disappunto, poi delusione che diventa disaffezione e poi rabbia e subito dopo ribellione verso questa UE sta prendendo sempre più campo in larghi strati di risparmiatori. E gli operatori più sensibili agli umori dei clienti si adeguano!
La mia segnalazione, al di là dei contenuti dell'intervento di Bagnai sui quali si può discutere a lungo, ma non era questo il mio obiettivo, voleva in qualche modo segnalare all'autore del post che forse l'approccio con cui etichetta i partiti anti UE e anti Euro non è il solo modo di interpretare il risultato. Chi ha a che fare, per il suo business, con i comuni cittadini europei, sempre più euroscettici, non può permettersi di non ascoltarli.
Forse sarebbe utile, e lo dico come suggerimento per una approfondimento per i redattori di NfA, indagare sui motivi di questa montante insoddisfazione.

Non ci posso credere. Siamo alla frutta.

a supporto dell'azione di vendita, fa fico tratteggiare scenari, muovere esperti esterni, offrire i salatini etc.

in realtà il loro impegno di gestione attiva è minimale (per lecita scelta), inferiore a quanto dichiarato (questo, un pochino meno lecito). è così ed è noto da sempre, ultimamente se ne accorta anche qualche autorità di controllo e finanche qualche giornale.

gli investimenti che vengono fatti in analisi economica sono allora molto modesti, perchè non è affatto strategico per loro. basta appunto "far bella figura" con poco, un po' come chiamare a un matrimonio la bionda dei "ricchi e poveri". o anche oscar giannino a una convention.

il bagnai si presta e non c'è nulla di male. è afflitto da solitudine intellettuale, l'affetto e il sostegno della clacque non gli bastano, non sono quelli  i sostenitori che voleva e anzi li disprezza, nemmeno troppo velatamente.

Mi sono sempre chiesto una cosa su bagnai. Lui spesso e volentieri cita nelle sue teorie uno sproloquio di altri economisti più o meno famosi (a volte travisando le loro parole!). Comunque sia, questo suo citare compulsivo fa sembrare al lettore non esperto che effettivamente le sue teorie siano largamente condivise dagli economisti più importanti. Per cui chiedo: c'è un qualche economista degno di questo nome (o perlomeno suo pari grado!) che gli da retta? che citi positivamente le sue teorie? e quando prepara le sue teorie, si confronta con qualcuno? non chiedo tanto, anche solo uno o due? Insomma, fa qualcosa che gli scienziati, bene o male, sono obbligati a fare perchè le loro teorie vengano prese in considerazione? Grazie per le eventuali risposte.

E' parafrasando William Shakespeare che forse si può riepilogare la situazione di un' Europa oggi in mezzo al guadoFacile preda, in questa condizione, di quell'orda crescente di spietati sciacalli (politici, giornalisti, persone comuni attraverso i social) che approfittano del reale disagio e della doppia ignoranza di molti cittadini: ignoranza sul merito (tecnico, economico e sociale) della questione; ignoranza (ancor più grave) delle modalità stesse con cui la loro emotività viene manipolata, in modo scientifico e sistematico, dai suddetti sciacalli.

Ignoranza spesso colpevole, perchè se non si può pretendere che tutti siano a conoscenza dei "principi di influenza etica" del Prof. Robert Cialdini, è altrettanto vero che in ogni caso, per chi lo desidera davvero, non è poi così difficile riconoscere, se non gli abili manipolatori, quanto meno i bugiardi più spudorati.

Ma veniamo al dunque, la mia opinione è che:

1)  l'Europa che vorrebbe progredire verso una "genuina unione economica e monetaria" ha fatto scelte di politica economica sbagliate, frutto di leadership opache ma che  si inseriscono anche in una architettura sostanzialmente inadeguata;

2) le performances della lira italiana, un paese che in 53 anni dal 1948 al 2001 ha cambiato 53 governi,  non sembrerebbero poi così esaltanti (questo andrebbe ricordato almeno due volte al giorno, prima e dopo i pasti principali, ai geni del no-euro);

3) la sovranità monetaria di un singolo paese (e specialmente il nostro) in un contesto globalizzato è semplicemente una grande boutade. Lo è certamente ancor più oggi, ma lo è stata almeno anche nei 20 anni prima dell'Euro, in cui la politica monetaria la decideva la Germania in perfetta solitudine (perchè evidentemente il marco era la valuta "àncora" dello SME);

4) se non cominciamo a lavorare sulla produttività, in vari modi, e sulla credibilità, anzitutto smontanto l'esercito di "orchi e goblin" (vedi signore degli anelli) che gli sciacalli di cui sopra stanno costruendo giorno dopo giorno incitando alla rabbia e ai vaffa, non si andrà da nessuna parte... una continua e interessata narrazione tutta e solo in negativo ha lo stesso impatto sulla fiducia della diossina sulla respirabilità dell'aria... e la fiducia è l'unico vero motore per gli investimenti (come dimostra la diversa efficacia del QE e dei tassi negativi nei vari paesi come USA, Eurozona e Giappone...).

Ho condotto uno studio sul tema euro, italia ed unione bancaria (per il quale ho attinto a piene mani anche agli interessantissimi articoli pubblicati nel tempo da NFA) che è stato pubblicato come supplemento alla rivista AIAF online n.98 e che è scaricabile attraverso questo mio post su linkedin  

 

https://www.linkedin.com/today/post/article/italia-ed-euro-banche-moneta-e-regole-parte-prima-marcello-bredice?trk=prof-post

Ringrazio anticipatamente chi vorrà farmi pervenire commenti ed eventualmente contribuire a diffonderlo

 

 

Uno sbrodolamento di luoghi comuni.

Non se la prenda.

anzi sono davvero ammirato di come abbia fatto, in soli 13 minuti, a scaricare dal link indicato e a leggere un articolo abbastanza corposo di oltre 30 pagine pubblicato dalla rivista AIAF

... lui secerne adrenalina e 13 minuti gli passano come un'ora.
Comunque i 4 punti qui sopra espressi non mi sembrano luoghi comuni, caso mai decisamente condivisi / condivisibili in questo blog. Non ho invece la competenza per discutere dell'articolo "corposo". Forse Biffis, se ci legge ....

Le fornisco io, in due ore, la competenza per leggere l'articolo "corposo". Si legga "Ci prendono per fessi", Robert J. Shiller, George A. Akerlof.
Due ore.
Mi scuso per la bieca pubbliciità, contrapposta alla propaganda bancaria implicita nell'articolo "corposo".
Saluti , ho un carateraccio.

Con riferimento alle slide di Bagnai, ieri Boldrin non ha esitato a dichiarare che

La presentazione di Bagnai è comica, e voglio essere gentile. Infatti, è intellettualmente disonesta.

Ora la questione non è se si è d’accordo o meno con questa valutazione. L’elemento cruciale è che Boldrin ha investito parte del suo tempo per leggere le slide di Bagnai e per commentarle nel merito, avendo peraltro la competenza per farlo. Da parte mia, prima di farmi un’opinione, ho provato a fare altrettanto, mettendo a raffronto le singole slide con i singoli commenti (trovandomi peraltro pienamente d’accordo con Boldrin).

Personalmente non credo proprio che un blog di alto livello come questo abbia bisogno di commenti in forma anonima, senza alcuna argomentazione di merito e totalmente fuori tema.

Caro signor Ernesto, avrà pure un caratteraccio ma a me in fondo fa tenerezza. Anche perchè mi consente di precisare (non se la prenda ☺ ) che quando parlavo di “orchi e goblin” da signore degli anelli mi riferivo proprio a situazioni di questo tipo.

A lei non è piaciuto il mio commento postato alle 12.24 ed alle 12.37 aveva già emesso la sentenza di primo grado. Non le è piaciuto nemmeno il ricorso in appello e quindi sproloquia di “propaganda bancaria” dopo aver citato un libro che, mi scusi, non c’entra assolutamente nulla con l’articolo (non voglio nemmeno pensare cosa sarà in grado di tirar fuori al terzo commento, ormai in cassazione).

Detto questo, desidero precisare che dietro il mio lavoro (su cui lei ironizza virgolettando) ci sono, fra l’altro, molte ore di accurato studio e ripresa della gran parte degli articoli sul tema euro pubblicati negli ultimi 5 anni sul Blog NFA (a cui sono ovviamente molto grato). Ci sono anche un po’ di richiami storici e teorici di base, a mio avviso necessari, oltre che riferimenti alle vicende più recenti della politica monetaria e dei tassi negativi.

Il tempo è una risorsa scarsa e commentare non è obbligatorio. Chi lo fa deve prima aver letto e possibilmente contribuire portando argomenti … non siamo allo stadio ... come si diceva una volta “astenersi perditempo” ☺

Lei chiede tramite questo blog di "divulgare" quanto lei ha scritto attingendo a quanto più volte espresso "in questo blog". Per quanto riguarda il tempo, effettivamente il mio interesse è scemato alla "parabola" del pastorello che aumenterebbe i propri coefficienti patrimoniali acqustando bond subordinati della banchetta\e padronale locale(il "corposo articolo" è fondamentalmente uno spot). Saluti e le ripeto, non si picchi; voleva un commento? Il mio lo ha avuto e le assicuro tenero, morbido. Quasi non mi riconosco.

Sara l'età.

Lei chiede tramite questo blog di "divulgare" quanto lei ha scritto attingendo a quanto più volte espresso "in questo blog".

E’ un punto di vista. In realtà potrei anche essere d’accordo con lei sei io avessi scritto un anonimo post appropriandomi indebitamente del lavoro altrui. Si dà il caso, invece, che io abbia indicato con il massimo rigore tutte le fonti dei riferimenti bibliografici, dedicando circa il 30% dello spazio dell’intero paper a 15 articoli pubblicati da NFA (su un totale di 63 fonti bibliografiche consultate e citate). Si dà anche il caso che l’articolo è stato già pubblicato lo scorso aprile come supplemento speciale della rivista dell’Associazione Italiana degli Analisti Finanziari, un’associazione indipendente accreditata su scala internazionale, formata da oltre 1.000 soci, professionisti che seguono un codice deontologico ben preciso orientato alla promozione della buona finanza e della cultura finanziaria, e che non rappresentano in alcun modo le istituzioni di provenienza, costituite da banche, fondi d’investimento, investitori istituzionali, consulenti finanziari ecc.

Dunque provo a suggerire un punto di vista alternativo, ovvero che la condivisione (sempre con rigorosa citazione delle fonti) dei vari e numerosi argomenti tratti da NFA possa aver rappresentato una buona tribuna divulgativa per le molte cose intelligenti scritte sul bolg (il che ovviamente non significa che si debba sempre tutti essere d’accordo su tutto).

Per quanto riguarda il tempo, effettivamente il mio interesse è scemato alla "parabola" del pastorello che aumenterebbe i propri coefficienti patrimoniali acquistando bond subordinati della banchetta\e padronale locale (il "corposo articolo" è fondamentalmente uno spot).

Finalmente un’ osservazione di merito, anche se ancora una volta si rischia di andare fuori tema rispetto a brexit. Ma a ben vedere forse neanche tanto, visto che la questione banche, insieme ai migranti, è uno dei nodi oggi più spinosi del dibattito europeo. Il problema ancora una volta sono le facili generalizzazioni e l’analfabetismo finanziario.

Ho provato a smontare un po’ di luoghi comuni sull’argomento in questo articolo pubblicato su Milano Finanza del 24 febbraio 2016.

Limitare la libertà dei cittadini di sottoscrivere obbligazioni subordinate perché troppo rischiose, consentendo però loro di sottoscrivere azioni, è semplicemente un non senso finanziario. Sul fronte opposto, invece, incentivare o anche solo permettere a un funzionario bancario di allocare l'intero portafoglio di un cliente (peggio ancora se pensionato o con un basso profilo di rischio) nei titoli della propria banca è non soltanto illegale, ma anche un crimine particolarmente odioso.

La parabola del pastorello a cui lei fa riferimento, tuttavia, è semplicemente una metafora per indicare che non tutti i risparmiatori sono stati veramente truffati come amano raccontare gli “orchi e i goblin”. In non pochi casi c’è stata la pretesa di investire in strumenti che si chiamano “subordinati” fingendo di non essersi nemmeno chiesti perché si chiamano in questo modo e perché la loro remunerazione è superiore a quella delle obbligazioni ordinarie  o dei certificati di deposito.

A scanso di equivoci, e per completezza, riporto quanto avevo già scritto nell’articolo del pastorello da lei ripreso (“who whatches the watchers”), pubblicato in gennaio, dopo la risoluzione delle 4 banche, ma ben prima che venisse fuori in tutta la sua dimensione lo scandalo dei finti aumenti di capitale delle popolari venete.

Nel caso delle banche, e sempre su un piano generale, bisognerebbe tenere ben distinti i comportamenti da tenersi nella fattispecie della consulenza finanziaria alla clientela, dove esiste un potenziale conflitto d’interessi regolato dalle norme, dall’attività di promozione della raccolta diretta e/o di capitali freschi da parte della Banca. Per quest’ultimo caso dire che la Banca non dovrebbe promuoverla perché è in conflitto d’interessi è come dire che all’oste dovrebbe essere impedito di promuovere il proprio vino. Altra cosa è se l’oste promuove per buono del vino adulterato, lo vende a dei minorenni, o ancora minaccia l’avventore di non servirgli la cena (cioè il mutuo) se non compra anche il vino. Orbene, siccome ci sono anche casi in cui sono state fatte tutte e tre queste cose contemporaneamente, ancora una volta, non resta che ribadire che le pratiche commerciali scorrette e/o fraudolente vanno prevenute e combattute in sé, denunciate e severamente punite, anche a tutela degli operatori del settore…".

Aggiungo che la Wolkswagen sta per pagare una quindicina di miliardi in USA per questo.

Chi conosce un po’ di storia economica dei fallimenti bancari negli states e in UK (come avrà potuto verificare leggendo il primo dei tre articoli pubblicati nel supplemento in parola), oppure chi ha visto il film “la grande scommessa”, o ancora chi conosce le enormi cifre del costo per i contribuenti fino al 2013 nei blasonati e virtuosi paesi del nord-europa, o infine la situazione tutt’ora opaca dell’esposizione, ad esempio, in derivati per molte banche di quei paesi, sa bene che i banchieri coinvolti negli scandali nostrani si muovono in fondo lungo la scia di un sistema paese dove prevalgono i soliti “furbetti del quartierino”, che ben si sovrappongono ad una buona parte di quella sottocultura e analfabetismo finanziario tutt’ora diffusi.

Analizzando stampa, social e talk show è davvero curioso constatare come gli italiani: 1) non vogliono che i contribuenti paghino per la mala gestio delle banche; 2) quando soci, non vogliono assumersi la responsabilità di aver concorso alla scelta di amministratori inadeguati; 3) non vogliono, a maggior ragione, che con il bail-in siano anche gli investitori a partecipare ai costi dei salvataggi. Non meravigliamoci poi se in Europa, anche quando abbiamo buone ragioni da spendere (tipo la stupidità del bail-in retroattivo), tutti si mostrano poco inclini a darci ascolto.

PS

Sono andato lungo, ma tanto legge solo chi ne ha voglia e sono convinto che lei in fondo è meno impaziente di come potrebbe apparire inizialmente J

tuttavia

Nasissimo 4/7/2016 - 09:57

Questo che lei propone come paradosso

dire che la Banca non dovrebbe promuoverla perché è in conflitto d’interessi è come dire che all’oste dovrebbe essere impedito di promuovere il proprio vino

Si potrebbe anche dire.
Che l'oste non faccia il vignaiuolo. Venda e promuova solo vini prodotti da altri, così non si troverà mai in conflitto di interessi, e potrà ben consigliare l'avventore esclusivamente in base al rapporto qualità/prezzo del vino che mesce.

Il "Sig. Ernesto" non ha alcun caratteraccio, come sostiene.

E' semplicemente mona e parla a cazzo.

Insomma, e' un troll e l'errore piu' grave che le persone serie che frequentano ancora questo blog (da mesi in sereno letargo, ma ci si sta per svegliare ... aspettate l'autunno con calma) possono fare e' perdere tempo con lui.

Do not feed the troll. E' una perdita di tempo.  

Recepisco

Sig.Ernesto 4/7/2016 - 08:31

Che solo io trovo disgustoso leggere che una banca, per rafforzare i propri coeffcienti patrimoniali, sia costretta a vendere (proprie)obbligazioni subordinate al pastorello semianalfabeta del paese.
Che forza sto liberismo. Saluti :)

se non sa di cosa si tratti le consiglio di approfondire...

è evidente dal testo di risposta del dott. Bredice che è una situazione anomala e di forte conflitto di interessi quella che la banca venda obbligazioni ai propri clienti in modo deliberato ed evidenzia che andrebbe severamente punita...

cosa ha a che fare questo con il liberismo è poi un completo mistero (a parte il mandare fuori dai gangheri il Prof. Boldrin, che è sempre abbastanza divertente), dato che è evidente il fatto che un soggetto che si comporti dolosamente avviene in qualsiasi mondo, che sia socialista ("bettino vuoi anche queste" dovrebbe essere uno coro noto) o liberale...

se vuole contribuire alla discussione, cerchi di farlo in modo sensato evitando prese di posizione aprioristiche e magari leggendo più di una volta, spesso serve se la prima è infruttuosa. se vuole fare il troll continui così, ma presto o tardi finisce l'attenzione che le persone le prestano (come il pastorello di "al lupo al lupo")...
mandi!

Ovviamente per qualunque analista finanziario indipendente tuƩo ciò appare chiaramente incomprensibile, sebbene, al contrario di come molƟ sostengono, non si traƩa solo di migliorare presunte carenƟ “competenze” finanziarie individuali. In Italia, ad esempio, perfino un ipoteƟco professore universitario di finanza emigrato negli States, che avesse deciso di comprare obbligazioni retail della banca dell’ameno Paese di origine dove ancora vive la sua amata mamma che di tanto in tanto va poi a trovare, avrebbe soƩoscriƩo dei bond sì poco reddiƟzi, ma con una percezione di rischio esaƩamente pari a zero (almeno fino alla pubblicazione della BRRD nel 2014) deƩata dalla storia e non dalle competenze. Così come, di contro, perfino il pastorello del Paese, a mala pena capace di leggere, non avrebbe esitato – pur di spuntare un tasso di rendimento più alto – a comprare un bond subordinato emesso della sua banca per rafforzare i propri coefficienƟ patrimoniali, anche se fosse stato vivamente sconsigliato a farlo, e sulla prima pagina del prospeƩo ci fosse stato scriƩo “LA BANCA PUO’ FALLIRE” , che è poi sempre meno grave de “IL FUMO UCCIDE" che può leggere sul suo  pacchetto di sigarette tranquillamente a fumare.


Riporto con il permesso dell'autore (spero).


Cosa non va?

a) la similitudine bonds subordinati (domestici?) - "sigarette" e nello specifico prospetto informativo - avvertenze sul pacchetto, non regge. La vendita di sigarette E' VIETATA per i minori d anni 18(maggiore età) proprio perchè il legislatore ritiene che le avvertenze sul pacchetto possano risultare incomprese(o financo incoprensibili) all'acquirente sprovvisto della necessaria esperienza(di vita). Allo stesso modo, risulta complicato ritenere che il pastorello semianalfabete(venuto evdentemente a conoscenza delle obbligazioni subordinate tra una caciotta ed una transumanza) sia dotato di coompetenze tali da, accecato da una irrefrenable sete di rendimento a rischio, correre in filiale, stravolgere il questionario mifid precedentemente compilato, implorare di sottoscrivere obbligazioni subordinate dell'istituto che lo vede cliente da generazioni ignorando gli avvertimenti che il probo addetto ai privati profonde a ripetizione. Conosco qualche pastorello..ed anche qualche professore universitario.  I primo sogna di aumentare la pezzatura del del terreno agricolo da adibire a pascolo; l secondo sogna sovente vite diverse e soddisfazioni che la vita reale sembra non concedergli(tra esse veder universalmente riconosciuta l'incredibile intelligenza che ritiene appartenergli.) E' assolutamente più probable che le subordnate le acquisti, scientemente, il secondo.

Vien poi da chiedersi se una banca che vende(chiede soldi con trasferimento di rischio da se stessa al cliente) obbligazioni subordinate al pastorello semianalfabeta abbia fatto in passato il mestiere di "banca" con la necessaria perizia e la dovuta dligenza morale oppure..cosa ritenuta quasi certa dallo scrivente(io) stia cedendo al più bieco azzardo morale pur d raccattare soldi e rafforzare quei coefficienti patrimoniali che non è riuscita a rendere compatibili con gli standard minimi...facendo il proprio lavoro: "la banca".

Diverso sarebbe se, come accade per il tabaccaio che viene pizzicato a vendere per la seconda volta sigarette ai minori, venisse ad essa ritrata la licenza (e messi in galera dopo giusto processo i responsabili) ed inibita all'esercizio delle proprie funzioni statuarie.  Ma così non è..e le conseguenze (è di oggi il nuovo proclama di Renzi), sono sotto gli occhi di tutti..seppur da molt ignorate. C'entra cn la brexit? No; e mi scuso per l'offtopic.

 

nb: "sgangherare" il Prof.Boldrin è fonte di enorme soddisfazione ma mai quanto vederlo scrivere da illuminato.  Vezzi da troll.

 

Saluti,

ed in generale Lei tende ad esagerare. Si capisce che il tema "imbrogli delle banche" le interessa particolarmente, e va benissimo, ma se qui il tema è brexit restiamo su quello.
Se poi Lei interviene nel blog solo per farse uscire dai gangheri il prof. Boldrin (o qualchedunaltro) allora il prof. Boldrin ha ragione: Lei è un "troll", cioè un rompicoglioni (pardòn), e merita solo di essere ignorato.

Tuttavia almeno nel parlar di banche si intuisce anche che lei è piuttosto informato, ed ha le sue opinioni, chiare e motivate. Le porti pure allora, ma non in questo modo.
E perché nascondersi dietro l'anonimato. "Sig. Ernesto"? Ma chi è?
Di che si vergogna? Ci metta faccia nome e cognome, come fanno gli altri contributori, e forse la considerazione nei suoi confronti aumenterà.

dal commento "la questione banche"

“Nel caso delle banche, e sempre su un piano generale, bisognerebbe tenere ben distinti i comportamenti da tenersi nella fattispecie della consulenza finanziaria alla clientela, dove esiste un potenziale conflitto d’interessi regolato dalle norme, dall’attività di promozione della raccolta diretta e/o di capitali freschi da parte della Banca. Per quest’ultimo caso dire che la Banca non dovrebbe promuoverla perché è in conflitto d’interessi è come dire che all’oste dovrebbe essere impedito di promuovere il proprio vino. Altra cosa è se l’oste promuove per buono del vino adulterato, lo vende a dei minorenni, o ancora minaccia l’avventore di non servirgli la cena (cioè il mutuo) se non compra anche il vino. Orbene, siccome ci sono anche casi in cui sono state fatte tutte e tre queste cose contemporaneamente, ancora una volta, non resta che ribadire che le pratiche commerciali scorrette e/o fraudolente vanno prevenute e combattute in sé, denunciate e severamente punite, anche a tutela degli operatori del settore…".

comunque, sui fatti italiani i comportamenti dolosi son stati riscontrati ed evidenziati dalle dichiarazioni dei clienti e degli sportellisti-consulenti, ora bisogna capire cosa accadrà, anche se in un paese come il nostro dove la certezza della pena è prossochè nulla, non mi aspetto molto.

per chiudere, per quanto la discussione si sia spostata su una aspetto decisamente off-topic rispetto alla discussione brexit, rimane una questione di base in comune con quello che era il tema trattato dove l'approccio alle competenza e alle conoscenze dei soggetti può essere discutibile: in una società dove l'educazione e la formazione stanno diventando commodities molto costose (soprattutto per le fasce di redditto più basse), ad una maggiore complessità dei temi trattati (metterei più o meno sullo stesso piano la difficoltà di comprendere cosa comporti la brexit con quella di un investimento finanziario) corrisponde una sempre minor competenza da parte della popolazione per poterli comprendere affondo, il che lascia parecchio campo a chi su questa ignoranza costruisce le proprie fortune politiche/finanziarie...

c'est la vie, del resto viviamo di asimmetrie informative...
saluti

Sandro Brusco salvaci dalla noia mortale

continua a postare con  cadenza settimanale

le letture consigliate 

perche' sotto l'ombrellone se no che si fa?

Noto, in molti interventi, una populistica impazienza di vedere le teste di alcuni banchieri inflizate sulle picche di moderni sanculotti e portate in macabro corteo sulla pubblica via. Non vi è dubbio che negli ultimi mesi siano stati portati a conoscenza del pubblico molti comportamenti, in apparenza, irregolari sia sotto il profilo della mancata cura dell'interesse dei clienti meno provveduti, sia sotto quello del conflitto tra gli interessi dei clienti e quelli della banca (o dell'intermediario di altra natura).

A questi comportamenti l'ordinamento giuridico reagisce mediante sanzioni di tipo amministrativo, penali in alcuni casi, civili in tutti. Ma viviamo in uno stato di diritto, benché imperfetto: le sanzioni si applicano seguendo procedimenti diversi secondo la loro natura, in particolare quelle amministrative e penali dipendono dall'iniziativa delle Autorità di vigilanza e dell'Autorità giudiziaria (leggasi Procura della Repubblica competente per territorio), quelle civili dall'iniziativa dei clienti danneggiati.

Tutti questi procedimenti richiedono tempi non brevi, anzi alquanto lunghi. Ma esistono, sono promossi, conseguono risultati. Stracciarsi le vesti di fronte alle disavventure del pensionato o del pastore indotto ad acquistare titoli rischiosi soddisfa, forse, il desiderio di indignarsi ma non incide sulla realtà. nFA dovrebbe essere un sito di analisi e discussione, non una "Gabbia" in sedicesimo.   

anche del curioso (ma ben osservato empiricamente) fenomeno per cui strepitano, minacciano, ricorrono nelle sedi competenti e spesso con successo non i pastorelli, bensì prevalentemente lupi dal pelo lungo.

Il Sole di oggi? Alexandria, Santorini, Fresh...(non sono compilations estive)..si patteggia, si versa qualche soldo e ci si defila (parole estrapolate dalla dichiarazione ufficiale) dal procedimento(penale).

Questa la realtà..ragioneria\ingegneria sociale.

Saluti, mi autosospendo per almeno due mesi. Buone vacanze a tutti voi

Il patteggiamento è un istituto adottato nei paesi civili per applicare la sanzioni penali meno gravose in tempi ragionevolmente brevi.

Se poi il Procuratore della Republica, il Giudice e - se del caso - la Parte Civile considerano adeguato il risarcimento, chi ha titolo ad indignarsi?

Caro dragonfly, è nell'ordine delle cose che il pastorello, se non è spalleggiato da un'associazione di consumatori, non ricorra.

I lupi, di solito, cacciano in gruppo: sta al Giudice valutare il fondamento delle loro doglianze. Di fatto, spesso c'é ed è solido.

Leggo testualmente da wikipedia che “Un troll, nel gergo di internet e in particolare delle comunità virtuali, è un soggetto che interagisce con gli altri tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente senza senso, con l'obiettivo di disturbare la comunicazione e fomentare gli animi”.

La finta operazione di analisi logica e grammaticale delle mie metafore paradossali (peraltro estrapolate dal contesto in cui sono state formulate) è semplicemente stucchevole e dunque raccolgo di buon grado l’invito del Prof. Boldrin a non alimentare ulteriormente i troll anonimi.

Dai vari commenti deduco che il senso delle mie metafore e paradossi è stato ben compreso: nessuna indulgenza verso la criminalità finanziaria (purtroppo abbastanza diffusa worldwide, invito a consultare anche ESRB 2015 “Report on misconduct risk in the banking sector”); ma anche nessuna indulgenza verso le stupide generalizzazioni, il festival dei pregiudizi, i fustigatori rabbiosi in conflitto d’interessi, le verginelle travestite che fingono sempre di non sapere o di non aver capito, mischiandosi abilmente con la (purtroppo ampia) pletora di truffati veri (facilmente riconoscibili peraltro anche guardando soltanto il grado di concentrazione del loro portafoglio).

La vera nota dolens è che la conseguenza di questi fenomeni di pirateria finanziaria, da una parte, e la successiva gogna mediatica indiscriminata, dall’altra, accrescono il livello di analfabetismo finanziario e producono effetti sociali devastanti, a partire dalle limitazioni delle libertà individuali dei cittadini, fino al deterioramento degli equilibri macroeconomici complessivi.

Mi riferisco al fatto che, in conseguenza delle condotte criminose italiane, ci siamo sentiti subito proporre (anche in sedi molto qualificate) il divieto di sottoscrizione di obbligazioni subordinate per tutti gli investitori retail (quindi se io volessi allocare il 10% del mio portafoglio in questi titoli, assumendomene il rischio non potrei più farlo, pur restando libero di sottoscrivere qualsiasi titolo spazzatura estero); sull’altro fronte non si vuole ammettere che dietro l’esplosione delle sofferenze italiane c’è molto tipico malcostume nazionale, ma anche tanta prociclicità regolamentare di ritorno, figlia in qualche modo della “big-short” e del precedente lassismo.

E vengo dunque al tema brexit, rilevando che prima o poi i cittadini inglesi dovranno rendersi conto che le file davanti agli sportelli della Northern Rock nel 2009, pur non essendo un fenomeno solo britannico, hanno poco a che fare con l’Europa  (peraltro molto “interne” e “piratesche” furono già le crisi bancarie UK degli anni ’70); dovranno anche comprendere che non è più eticamente tollerabile pretendere di dissociarsi sempre e di continuo dalle regole europee (compresa da ultimo la gestione condivisa del dramma dei rifugiati) e pretendere nello stesso tempo di poter continuare a fare affari a condizioni privilegiate. Non è solo una questione di “cosa” conviene a “chinell’immediato, come sembrerebbe emergere dal topolino recentemente partorito dalla montagna Consiglio Europeo. C’è un problema più generale di sfaldamento dei valori europei e di cattivi maestri.

Questo Blog, esattamente un anno fa, ha giustamente messo in evidenza che la Grecia è stata chiamata a pagare forse più di quanto strettamente necessario, e questo solo per i casini negoziali che ha combinato. E’ vero, il Regno Unito (resterà tale ?) non è la Grecia, ma è anche vero che gli altri Paesi europei non potranno avere per sempre l’anello al naso e non saranno disposti ad accettare svalutazioni competitive e/o altri vantaggi concorrenziali derivanti dal mancato rispetto di vincoli condivisi e regole comuni che tutti gli altri sono invece obbligati a rispettare.

No

Sig.Ernesto 5/7/2016 - 09:03

La vera nota dolens è che la conseguenza di questi fenomeni di pirateria finanziaria, da una parte, e la successiva gogna mediatica indiscriminata, dall’altra, accrescono il livello di analfabetismo finanziario e producono effetti sociali devastanti, a partire dalle limitazioni delle libertà individuali dei cittadini, fino al deterioramento degli equilibri macroeconomici complessivi. Mi riferisco al fatto che, in conseguenza delle condotte criminose italiane, ci siamo sentiti subito proporre (anche in sedi molto qualificate) il divieto di sottoscrizione di obbligazioni subordinate per tutti gli investitori retail (quindi se io volessi allocare il 10% del mio portafoglio in questi titoli, assumendomene il rischio non potrei più farlo, pur restando libero di sottoscrivere qualsiasi titolo spazzatura estero); sull’altro fronte non si vuole ammettere che dietro l’esplosione delle sofferenze italiane c’è molto tipico malcostume nazionale, ma anche tanta prociclicità regolamentare di ritorno, figlia in qualche modo della “big-short” e del precedente lassismo.

No. Lei si è sentito proporre in sedi altamente qualificate (vigilanza d sistema europea) il divieto di sottoscrizione di obbligazioni subordinate per il retail italiano per un motivo banale; Dati consob alla mano (2010,2011 a memoria), su 290miliardi di obbligazioni vendute al retail circa 72(25%) sono ascrivibili a:

obbligazioni subordinate

derivati(obbligazoni che contengono cap floor più o meno occulti)

strutturati(mix di quanto sopra più innovazioni contrattuali "creative")

ovvero roba che perfino io, notoriamente incline all'uso smodato delle più sofisticate tecniche di pricing , avrei difficolta'(o sarei impossibilitato) a prezzare (sfido chiunque a cimentarsi con una subordnata quotata nel circuito interno all'istituto emittente...). Premesso quanto sopra..e rilevata l'incongruenza macroscopica (cazzo ci fa pastorello con un prodotto strutturato? Esempio..) tra quanto è "meglio" per il retail(che è un obiettivo obbligato da perseguire) e quanto è stato fatto(che casualmente concide con il "meglio" per gli istituti emittenti\venditori) si è pensato..in modo al lei stranamente incomprensibile, di punire l'immaturità del sistema bancario italiano (il 25% è una fetta troppo grande per essere imputata a sparute\circoscritte eccezioni criminose ed evidenzia un malcostume generalizzato) togliendo la possibilità di utilizzare il canale "retail" per piazzare merce...come definirla..troppo complessa (quanto sono buono) dirottandola verso un mercato istituzionale(istituzionalmente più informato del pastorello). Ora, ha qualcosa che io non riesca a smontare in 13 secondi o la finiamo qui(ed io mi ritiro nel mio eremo per almeno due mesi)?

ps: sono assolutamente convinto che lei debba accogliere l'invito del Prof. Boldrin ad ignorarmi; tenga anche conto però del complimento fattomi dall' Ing.Nasissimo. Io sono un "rompicoglioni informato" il che fa di me, parafrasando Liam Neeson in Taken(Pierre Morel\Luc Besson - Francia 2008) , un incubo per quelli come lei. E non solo. Saluti :)

a palesarsi, come richiede la policy di questo forum e come fanno gli altri contributori.
Ed a rinunciare alle provocazioni quando sono fini a se stesse, cioè tese solo a fare uscire dai gangheri qualcheduno. Che quando lo fa riesce interessante, e si vede che in tema imbrogli bancari è bene informato. Buen retiro.

La "fanciullesca" impreparazione alla propria vittoria era stata molto evidente dopo il successo elettorale del M5S a Parma. Nessuno di loro si aspettava di vincere. Forse qualche elettore ha votato solo per protesta contando che la maggioranza avrebbe votato PD, molti altri però hanno votato sperando in un cambiamento e non possiamo dimenticarci di loro.

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