Campane suonate (a intervalli sospetti)

6 settembre 2009 Marcks

Ancora una volta, politici, intellettuali e star system di sinistra suonano i rintocchi per la morte imminente della democrazia italiana. Ma a quale scopo suona la campana? E sopratutto, chi la suona?

Le ultime vicende politiche italiane, con la decisione del primo ministro di querelare alcuni giornali italiani e stranieri, hanno sollevato l'ennesima riflessione circa la qualità della democrazia italiana, i rischi di una sua involuzione in senso autoritario e provocato la conseguente mobilitazione per evitare simili rischi. Come è  naturale, è da parte dell'opposizione che si levano le grida più accorate, perchè a giudizio di quest'ultima sarebbe grave, se non esiziale, il rischio che corre la democrazia italiana dinnanzi alla dismisura del potere politico, economico e mediatico del quale l'attuale presidente del consiglio dispone. Ovviamente non è certo la dismisura di quel potere che intendo contestare, quanto piuttosto la poca credibilità con la quale l'opposizione contrasta quel potere. Sui limiti di efficacia dell'azione politica dell'opposizione non mi esprimo nemmeno, perchè come tutti possono vedere essa è semplicemente afasica e pure quando ritrova la favella diventa comunque inconcludente. Il problema di credibilità dell'allarme sullo svuotamente della democrazia si estende su più piani. In primo luogo vi è il limite oggettivo derivanti dalla ripetizione di un allarme: una sirena che suona sempre, non segnala più nulla di eccezionale, perde credibilità e diventa solamente una fonte di rumore inutile e fastidioso; inoltre, un vecchio adagio suggerisce che a forza di gridare al lupo al lupo, nessuno crederà più all'arrivo del lupo, anche quando questo dovesse realmente arrivare.

Ma assumiamo pure che la regolarità (nel senso di non eccezionalità) di un sistema di allarme , per quanto limitativo della credibilità dell'allarme stesso, possa comunque essere giustificato: del resto se i pericoli sono frequenti, pure l'allarme lo sarà. Poniamo dunque che la frequenza dell'allarme ancora non ci dica nulla sulla realtà del pericolo che esso intende segnalare.

A mio avviso rimane però che esiste una preoccupante regolarità temporale negli allarmi lanciati dal centro-sinistra, e tale regolarità coincide con il suo permanere all'opposizione: fintantochè la sinistra è al governo questo tipo di preoccupazioni, per non parlare delle petizioni e delle chiamate a raccolta, non hanno molto spazio né tra i dirigenti né tra i militanti ed elettori. Se dunque la regolarità delle diagnosi sul reale stato di salute della democrazia in Italia è collegato in maniera significativa al ruolo politico ricoperto dalle opposizioni attuali (secondo il seguente schema “se siamo al governo, la democrazia è sana; se siamo all'opposizione c'è il rischio di autoritarismo”) allora sorge il dubbio che il nobile sdegno possa occultare dinamiche di lotta per l'accaparramento di potere...che poi è quello che da che mondo e mondo i politici sempre fanno. Insomma, in linea di massima un allarme ripetuto eccessivamente e proposto “in tempi sospetti” diventa poco credibile e sospetto anch'esso.

Sulle circostanze che hanno condotto alla stesura dell'appello del giornale Repubblica mi preme sottolineare che anche esponenti del centro-sinistra hanno in passato querelato non solo giornalisti, ma anche vignettisti e che la cosa non ha suscitato allora la sorpresa e la rabbia suscitata oggi da iniziative di eguale tenore. Sorprende poi che Repubblica, allo scopo di dare enfasi e pubblicità alla sua azione di contrasto del primo ministro aggiorni in tempo reale i nomi di coloro che aderiscono all'appello: alcuni giorni fa campeggiava il viso di Adriano Celentano, e poi via via di tutti gli altri nani e ballerine che si sono aggiunti ai primi giuristi firmatari dell'esimio consesso virtuale. I due aspetti appena richiamati sono a mio avviso rivelatori della natura strumentale di iniziative del genere. Una stessa condotta (parliamo della querela contro un giornalista o un vignettista- come nel caso D'Alema vs Forattini, una querela che peraltro D'Alema ha poi ritirato) non può in alcuni casi essere anche solo tollerata e in altri assolutamente contestata; se le querele di D'Alema contro Forattini ed altri giornalisti non erano necessariamente un attentato alla democrazia, allo stesso modo dovranno essere considerate querele sporte da una parte politica avversa a quella di D'Alema. Così come non si comprende perché se volti noti della televisione parteggiano apertamente per il centro-destra, magari anche ricoprendo cariche politiche, esse sono la manifestazione plastica della telecrazia berlusconiana, mentre se analogo impegno politico è profuso, poniamo, da Jovanotti o Allevi, allora in quel caso essi non fanno che esercitare una sincera e generosa sorveglianza democratica.

Ma queste, lasciatemelo dire, sono facezie. Le cose serie stanno altrove.

Innanzitutto, una democrazia non è mai uno statico hic et nunc, perché è sempre suscettibile di miglioramenti e peggioramenti: pensare che possa bastare una querela ad un giornalista per dare il tono all'intero funzionamento di una democrazia significa esagerare gli effetti di una decisione singola. Se volessimo prendere il significato più minimale possibile di democrazia, e volessimo stabilire se esso è attualmente in pericolo in Italia, ebbene io credo che potremmo trarre da un simile "test" motivo di tranquillità. Al momento, nessuno intende privare arbitrariamente i cittadini, o alcuni fra essi, del diritto di voto; tantomeno si registra il tentativo di abrogare per via maggioritaria quei diritti che rendono libero e consapevole l'esercizio del diritto di voto; infine, grazie a Dio, non si registrano fenomeni di violenza politica generalizzata né in prossimità, né durante, né dopo le elezioni  in misura tale da rendere l'espressione di una volontà democratica impossibile o anche solo difficoltosa. Nessuno credo che sarebbe seriamente disposto a negare i fatti che ho riportato sopra con riferimento all'Italia di oggi: pur con tutti i limiti che le nostre istituzioni mostrano, esse ancora garantiscono i diritti fondamentali dei cittadini.

Ma alcuni paventano che il rischio alla democrazia sia più subdolo e sottile: esso verrebbe da un'accorta manipolazione del consenso dell'opinione pubblica, operata in condizioni di semi-monopolio commerciale sulle reti televisive private esistenti, e su un controllo politico delle reti pubbliche. La cosa di per sé è vera e incontestabile: magari in condizioni di mercato dei media differenti da quelle attuali il consenso per l'attuale maggioranza di governo sarebbe inferiore, ma non è questo il punto. Il punto vero è che l'attuale opposizione assume che questi due punti siano dirimenti rispetto al “conclamato” peggioramento della qualità della nostra democrazia. Rimane però che l'opposizione politica di sinistra non solo non ha fatto nulla per sanare questa situazione quando ne aveva il mandato popolare, ma ha anche cogestito uno dei due corni del problema (il controllo politico sulla televisione pubblica) legittimadolo e assumendo quella forma perversa di spoil system come del tutto fisiologico; e quando l'attuale opposizione faceva tutto ciò, adagiandosi beatamente nella stanza dei bottoni politici e mediatici, puntualmente metteva in naftalina il problema del conflitto d'interessi del suo principale competitore politico. Dal momento che l'opposizione ha adottato questa condotta più volte, sorge il dubbio che essi non siano errori, ma piuttosto parte di una tattica di potere collaudata.

In conclusione, l'assetto del mercato dei media in Italia è quello che è da diversi anni, e se quell'assetto è denunciato come pericoloso solamente quando non si riesce, per le più svariate ragioni, ad averne anche solo un controllo parziale; se quell'assetto è messo in discussione solamente quando una parte ritiene la spartizione del bottino come ingiusta, allora non di salvare la democrazia da una parte politica si tratta, ma di comprendere quanta affinità di metodi e finalità più generali vi sia fra quanti governano e quanti stanno all'opposizione...e in tutto questo la democrazia, e la sua salvaguardia c'entrano ben poco. Se proprio si vuole migliorare la democrazia italiana si potrebbero firmare appelli affinchè la Rai venga venduta di modo che la politica non possa  stenderci sopra i suoi tentacoli; affinchè i contributi all'editoria concessi dallo stato siano totalmente abrogati; e affinchè sia approvata infine una seria legge sul conflitto di interessi.

 

Aggiornamento 9/9/2009

A proposito di star system di sinistra ecco come, al Festival di Venezia, Michele Placido risponde ad UNA domanda ("è vero che il tuo film è prodotto da Berlusconi con Medusa Film?")... figuratevi se la giornalista spagnola gliene avesse fatto 10 di domande...guardate come parte in quarta e attacca la giornalista che è spagnola ma lui pensa che sia inglese; si difende attaccando Hollywood (l'invidia penis di chi è bravo di lui) e le guerre degli inglesi e degli americani in un minestrone immondo di idiozia e antiamericanismo...che schifo di spettacolo; che schifo di cinema...con Chavez applauditissimo ospite di questi dementi che mentre firmano contro la "dittatura" di Berlusconi, accolgono a braccia aperte, alla mostra di Venezia, quel cialtrone venezualano.

Ps: ovviamente Michele Placido ha firmato l'appello di Repubblica.

87 commenti (espandi tutti)

Parliamo di tre cose diverse.

libertà di stampa, democrazia, stato di diritto.

Non stanno bene da tempo, in Italia. Per questo ogni ulteriore minaccia è un dramma.

La prima è minacciata dalle querele a quotidiani che hanno osato fare domande e dalla merda vomitatata su i direttori come quello dell'avvenire (unite alle querela all'Unità, alla Litizzetto, a Di Pietro). Nella normale dialettica (anche al calor bianco) che puo' avvenire tra politica e stampa, mai era successo che solo fare domande innescasse simili reazioni. L'appello che in questi giorni si firma http://temi.repubblica.it/repubblica-appello/?action=vediappello&idappello=391107 mi pare sia una cartina al tornasole di una situazione fuori dall'ordinario e se fosse successa durante un governo di centro sinistra ....apriti cielo!!!

La seconda da tempo è stata messa in crisi da una legge elettorale che il suo stesso ideatore ha definito una porcata. Non occorre aggiungere altro. Non risulta che i governi di centrosinsitra abbiano fatto simili maialate.

La terza riguarda le leggi ad personam, come i vari "odo alfano". E compagnia cantate. Anche qui non mi risulta che mai cose simili siano state fatte da Prodi I e II e nemmeno da Amato e D'Alema.

Premesso questo, non comprendo il senso del post che ho letto ed a cui replico.
Ma sono ovviamente tardo e quindi attendo che qualcuno pazientemente me lo spieghi.
Leggo un vago sapore di cerchiobottismo e di benaltrismo, artatamente costruito per sminuire le nefandezze di SB e della sua banda, che noi da decenni all'estero notiamo con evidenza, anche se non sono le uniche cose che notiamo.

Nefandezze che forse ad alcuni amici che vivono in Italia non fanno piu' impressione, vuoi per assuefazione, vuoi che a furia di stare all'inferno, nel girone della merda, la puzza non la si sente più.
Soprattutto se non la si vuol sentiire.

Francesco

Non sempre sono d'accordo con quanto scrive Marco. Talvolta gli rimprovero di indulgere - com'è oggi prassi comune in qualunque organo di propaganda d'informazione, a prescindere dallo schieramento d'appartenenza - in qualche giudizio un po' troppo tranchant, correndo sul filo del rasoio rappresentato dalla tentazione di non valutare i fatti separati dalla provenienza. Ma gli riconosco quella onestà intellettuale che, da liberale simpatizzante di sinistra - prima o poi mi dovrai spiegare che significa, però, Marco ..... :-) - conferma con quest'analisi che condivido pienamente, al punto da ritenere la cosa self evident.

Anzi, s'io fossi in lui, non riuscirei a capire l'accusa di

un vago sapore di cerchiobottismo e di benaltrismo, artatamente costruito per sminuire le nefandezze di SB e della sua banda

rivolta a chi ha sempre detto "peste e corna" dell'uomo di Arcore. A meno che tu non ritenga che la missione debba essere combattere SB sempre e comunque, anche a costo di chiudere gli occhi davanti a tutto il resto. A me non parrebbe serio, però.

Quanto alle porcherie compiute da qualunque esecutivo precedente, in tanti anni di continuo malgoverno, non mi sembra sia davvero il caso di elencarle. Non voglio scrivere fino a domattina ...... :-)

 

le nefandezze fatte da altri non sono attenuanti per la situazione odierna, non diminuiscono le responsabilità di SB.

Sul tema leggo anche Ernesto Galli della Loggia e non mi convince.
Nel finale dà un colpo al cerchio ed uno alla botte, dicendo che è sbagliato chiedere le dimissioni  di SB per casi di cui si discute. Qui si dimentica che Clinton subì l'empeachment per il caso Lewinsky (fu assolto dal Senato ma la procedura fu cosa dovuta, in uno stato di diritto) e che quindi è doveroso rispondere alle domante (come fece Clinton) e pagarne le conseguenze (la procedure di destituzione).

Poi non mi risulta che i supporter di Clinton utilizzassero come giustificazione, il fatto che in fondo anche i repubblicani ne avevano fatte di cotte e di crude e che anche un presidente repubblicano fu portato alla procedure di destituzione.

Francesco

Francesco, qui non si tratta di fornire attenuanti.

La domanda è, semplicemente: bisogna parlare esclusivamente delle porcherie commesse da una parte, consentendo all'altra (ammesso che davvero sia "altra" ......) di fingersi venuta or ora da Marte, dopo un lungo sonno cosmico?

Non è meglio ricordare anche le corresponsabilità e la totale mancanza di credibilità dei pulpiti dai quali provengono le prediche, chiedendo a tutti un po' di serietà ed un vero cambiamento, magari a partire da una riflessione che - tanto per cambiare - non si rifugi nei consueti schemi ideologici e nei personalismi, ma prenda atto che il mondo è lievemente cambiato, diciamo negli ultimi due-tre secoli?

A me non pare cerchiobottismo, ma solo presa d'atto della realtà e monito, rivolto a chiunque, a garantire un minimo di coerenza.Tra l'altro io non sarei così convinto di un miglioramento, se al governo, invece di SB, si trovassero l'ex.vice-nulla.ora.nulla.in.carica Franceschini con la sua compagnia di prefiche, ne abbiamo avuto ampia evidenza in passato. Tu sì?

A me non pare cerchiobottismo, ma solo presa d'atto della realtà e monito, rivolto a chiunque, a garantire un minimo di coerenza.Tra l'altro io non sarei così convinto di un miglioramento, se al governo, invece di SB, si trovassero l'ex.vice-nulla.ora.nulla.in.carica Franceschini con la sua compagnia di prefiche, ne abbiamo avuto ampia evidenza in passato. Tu sì?

Mai visto Franceschini al governo e non mi risulta che Prodi abbia mai denunciato i gironalisti o i giornali. Lo fece D'Alema ma è di un'altra pasta. Ti risulta che I governdi del centro sinistra abbiamo mai fatto leggi elettorali porcata o messo in crisi lo stato di diritto con leggi ad-personam?
A proposito di marte, ma viviamo sullo stesso pieneta?

FF


Chiarisco che l'impeachment Clinton lo subì per aver detto il falso sotto giuramento, e aver commesso "obstruction of justice" sul caso Lewinski, non per il caso Lewinski.

da liberale simpatizzante di sinistra - prima o poi mi dovrai spiegare che significa, però, Marco .....

 

Franco, c'è poco da spiegare. Va bene essere analitici, conseguenti e rigorosi in tutto, anche in politica. Ma la politica è anche tradizione, educazione, una storia personale, modesta forse ma signficativa per il singolo... io voto a sinistra perchè ho sempre votato lì... perchè il primo amore non si scorda mai... capire tu non puoi, tu chiamale se vuoi emozioni... ;)

Ps: cmq sei il compagno Fini o chi per lui continua così e crea davvero una destra seria e la sinistra rimane quello che è...cercherò emozioni nuove!

 

Siamo d'accordo, libertà di stampa, democrazia e stato di diritto son messi male in Italia.

Però son d'accordo con Marco: questi si straccian le vesti in modo completamente strumentale e per una situazione di cui sono corresponsabili.

Vogliono libertà di stampa? Privatizzino la RAI come richiesto da referendum (in teoria sarebbero obbligati dalla costituzione che dicono di adorare) e smettano di foraggiare giornali e giornaletti.E visto che ci sono mandino Rete4 sul satellite (come da deciso da un tribunale anni fa) ed obblighino Silvio a decidere se vuol fare l' editore o il politico

Non piace il porcellum? Perchè diavolo non hanno cambiato la legge elettorale?

Ci son troppe leggi ad personam? Perchè non ne hanno abrogata almeno una, giusto per fare il gol della bandiera? Troppe protezioni per i politici? Le combattono con gli indulti.

Sarebbe bello avere un' opposizione minimamente decente e credibile, ma questi mi sembrano meno pericolosi di BS solo per conclamata incompetenza.

Parliamo di tre cose diverse. libertà di stampa, democrazia, stato di diritto.

 

Le tre cose non sono del tutto diverse. La libertà di stampa è parte della libertà di parola, e ogni stato di diritto dovrebbe tutelarla (se non si intende stato di diritto la semplice produzione di leggi a mezzo di altre leggi, nel qual caso anche nazismo e fascismo allora erano "stati di diritto"). Quanto al rapporto tra stato di diritto e democrazia il legame è essenziale: senza diritti esterni al processo decisionale democratico, e che rendano l'espressione di voto libera, l'esercizio della democrazia è una burletta.

 

Leggo un vago sapore di cerchiobottismo e di benaltrismo, artatamente costruito per sminuire le nefandezze di SB e della sua banda, che noi da decenni all'estero notiamo con evidenza, anche se non sono le uniche cose che notiamo.

 

In realtà, io ho scritto precisamente che non intendo sminuire il problema della dismisura del potere mediatico del premier e ho anche chiuso il post sostenendo che sia necessaria, fra le altre cose, una legge sul conflitto di interessi. Sostenere che il post, al di là delle mie parole messe nere su bianco, sia un tentativo di sminuire le responsabilita di BS, significa fare un processo alle intenzioni e pretendere che nella lotta finale si decida con chi stare: perchè chi non è con noi è contro di noi. A me le nefandezze che tu sottolinei creano problemi, ma altrettanti me ne creano atteggiamenti ipocriti e strumentali da parte dell'opposizione. Io ho solo riportato dei fatti, per quel che ne so incontestabili: a) esponenti del centrosinistra hanno querelato giornalisti o vignettisti, senza che si pensasse che la cosa fosse così grave; b) il centrosinistra non ha MAI mostrato di voler risolvere il problema delle norme che regolano il mercato delle frequenze televisive; c) il centrosinistra utilizza la battaglia per la libertà di informazione con una cadenza che lascia supporre che il tema sia sollevato non in osservanza a questioni di principio non negoziabili, ma al solo fine di acquisire e conservare potere politico; d) esiste una variegata e variopinta compagnia di giro di intellettuali più o meno seri, oltre a buffoni di corte ed escort del pensiero "critico", che si prestano a queste battaglie di parte; e nel mentre che contestano la parte politica avversa, accusandola di spettacolarizzazione della politica, costoro ricorrono agli stessi metodi.

Ps: prendi per esempio il nuovo sito di Bersani, candidato alla segreteria del PD. Bersani è Rock, dicono loro. E questo spot, di un'anno fa, per le politiche? Meno male che Walter c'è. Ecco, è evidente che sono tutte scimmiottature patetiche del metodo comunicativo berlusconiano...che prima aborriscono e poi replicano, quando è tardi però, tardissimo... e sempre con la bocca a culo di gallina per dire: noi siamo la parte sana e morale dell'Italia.

Ps:Io non sono assuefatto a nulla, nè alle fesserie del centrodestra, nè tantomeno alle fesserie del centrosinistra...ogni giorno è un incazzo sempre nuovo e speciale, come se fosse sempre la prima volta... :)

@Marco Boninu: non ho capito se, al di là di quello che l'opposizione e la sinistra diffusa fa e dice in italia, tu pensi che ci sia un "problema informazione" legato al conflitto di interessi ed alla posizione monopolistica del presidente del consiglio. C'è o non c'è? E se c'è pensi sia una patologia grave e mortale o qualcosa di cui non curarsi troppo perché i problemi veri stanno altrove?

Non pensi, per chiudere, di fare di tutta l'erba un fascio? Tu parli di "politici, intellettuali e star system di sinistra" come se le loro posizioni fossero intercambiabili. L'appello per la libertà di stampa è uscito da repubblica ad esempio, mentre i problemi di controllo del tg3 non ce li ha repubblica ma il Pd. La differenza mi sembra lapalissiana. Scalfari non è De Benedetti per quanto possa esserne in parte una cinghia di trasmissione così come De Benedetti non è il PD e non è sovrapponibile al segretario che uscirà dalle prossime primarie.

Il passaggio dal manuale cencelli in Rai all'attuale predominio di un uomo solo nel campo dei media è, a mio avviso, ben marcato. Come non accorgersene?

Ripeto. La situazione dei media in Italia è un problema. Detto questo, l'opposizione sbaglia il modo di affrontare la questione.

Va bene. Rimane il fatto che qui dentro, quando Berlusconi fa quello che fa, si attacca l'opposizione. Non mi sembra smart e avrei sommessamente da obiettare sulle tempistiche però ognuno è libero di fare quello che vuole. Al prossimo direttore sputtanato da il Giornale con informative deviate degne del Betulla dei tempi migliori si potrebbe pubblicare un post contro l'ipocrisia dell'IdV o dei Radicali spiegando che, in fondo, se la situazione è questa è tutta colpa loro e che comunque "sono tutti uguali". Sono sicuro che qualcuno ne sarebbe molto felice. Però poi, a forza di fare i terzisti e di smarcarsi dalla "merda" che abita a repubblica, si andrebbe ad assomigliare terribilmente al giornale stesso, si proprio a quello. Ma insomma pare che tra i lettori di questo blog molti lo leggano con soddisfazione e quindi anche in questo caso non ci sarebbe nulla da dire.

I rilievi mossi al centro-sinistra sono esatti come veritiero è considerare irrilevante l'opposizione del PD. Sta di fatto che i termini della questione così come posti nell'articolo tendono a parificare ciò che è imparagonabile per la ragione che nel centro-destra domina un signore che riunisce in sé una somma di poteri il cui controllo è messo in discussione dalla legge elettorale e dall'irrilevanza nella quale è stato ridotto il parlamento. Che d'Alema o altri del centro-sinistra, ad esempio, abbiano querelato vignettisti o giornalisti ed hanno sbagliato,è vero. Che non abbiano regolato il conflitto di interessi è vero. E' vero molto Anche che è assai diverso che querele e denunce le presenti berlusconi. In ogni caso e fino a prova contraria, il monopolio mediatico ed informativo è di per sé una diminuzione degli spazi di democrazia e di libertà.

luigi zoppoli

In ogni caso e fino a prova contraria, il monopolio mediatico ed informativo è di per sé una diminuzione degli spazi di democrazia e di libertà.

Certo che lo è. Ma la situazione non migliorerà mai se coloro che sono contrari a quel monopolio sono talvolta disposti a tutelarlo e talaltra lo vedono come la fonte di tutti i mali. Se è vero che un'azione sbagliata non ne rende un'altra più giusta, è anche vero che due azioni possono essere entrambe sbagliate e capaci di rafforzarsi reciprocamente. Tutto  qui.

Oh, ma dico si può ancora in Italia disertare la guerra Hutu contro Tutsi senza essere accusati di intelligenza col nemico?

si può ancora in Italia disertare la guerra Hutu contro Tutsi senza essere accusati di intelligenza col nemico?

No, ahimé no, Marco. Lasciatelo dire da chi, nella sua vita, è sempre stato accusato di quest'orrendo crimine - da lavare col sangue - per manifesta impossibilità caratteriale a schierarsi acriticamente ..... :-)

Non mi sono permesso di pensare ad una guerra radicale e tanto meno accusarla di intelligenza con nessuno. La mia osservazione rilevava solo l'imparagonabilità oggettiva di maggioranza ed opposizione per manifesta diapsrità di condizioi e di operato. Che poi d'Alema ed i suoi Veltroni compreso siano stati sovente complci di SB è un fatto che nessuno potrebbe sensatamente negare. Così come innegabile è la loro pochezza inconcludente.  Sono perfino d'accordo che le grida continue sminuscono la lamentazione di oggi che ha ragioni ben più fondate rispetto ad altri precedenti momenti.

luigi zoppoli

Vorrei fare una domanda da profano del settore delle telecomunicazioni: quando si afferma che il monopolio mediatico ed informativo è di per sè una diminuzione degli spazi di democrazia e libertà viene messo in assoluto rilievo l'aspetto strutturale del "mercato delle informazioni", presumendo che necessariamente si formi un collo di bottiglia attraverso il quale passino esclusivamente certe notizie e certe idee.

Non sarebbe più corretto effettuare una analisi dinamica della situazione, cioè se effettivamente solo alcune idee e notizie siano trasmesse?

Questa domanda sorge dalla considerazione di un parallelo, la situazione di posizione dominante di Google sul mercato motori di ricerca e quindi con effetto sui mercati a valle, come denunciato dalla Fieg nei giorni scorsi: sono assolutamente d'accordo che l'analogia deve tener conto delle differenze tra le situazioni, e tra il "monopolio mediatico e informativo" di BS e la posizione dominante di Google c'è differeza sulla scala di valori da tutelare, ma d'altra parte, se non si considera negativa una situazione di potenza sul mercato quando questa venga esercitata in modo tale da non appropriarsi di rendite non proprie (e quindi è necessario effettuare una analisi sul campo, concreta per valutare il comportamento del soggetto in posizione di superiorità), allora perchè invece si considera a priori negativa la struttura del mercato delle informazioni?

Marco, questo è un bell'articolo, come molti altri qui. Sono contento di seguire NfA

Excellent point, Marco. Il "partito di La Repubblica" è uno dei tumori più gravi di cui patiscono il corpo, già gravemente malato, ed il cervello (a volte apparentemente inesistente) della sinistra italiana.

In un certo qual senso La Repubblica e la "ganga" pseudo intellettuale che le gira attorno stanno alla sinistra come la Lega Nord sta alla destra italiana: sono i Re Mida alla rovescia. Qualsiasi tema tocchino, per importante e grave che sia, lo trasformano in fecame politico, inutilizzabile dalla gente per bene.

 è uno dei tumori più gravi

A proposito di tumori, ecco come il Daily Telegraph, noto quotidiano della destra britannica, riporta le smargiassate del Berlusca.

RR 

Come per il "caso" Di Pietro che acquistò una pagina su un giornale americano a prezzi irrisori, anche qui c'è un problema di "pubblicità occulta".

Marco centra il problema quando dice che l'opposizione si ricorda della democrazia solo quando è all'opposizione (tra parentesi anche BS ha fatto lo stesso), diverso secondo me è il caso di "repubblica": qui siamo di fronte al classico caso di pubblicità al traino: viene dato risalto a un evento (la raccolta di firme per la libertà di stampa, che mi ricorda le firme contro la guerra, salvo poi distinguere fra guerre "giuste" e "ingiuste"), poi si dice ha firmato XXX e YYY, firma anche tu, così i fessi pur di vedere il proprio nome accomunato a XXX vanno sul sito web di "repubblica" (boom di contatti), si beccano la loro pagina pubblicitaria e ... e non succederà niente fino alla prossima volta (il nucleare ? la scuola ? il tanga obbligatorio alle belle ragazze ? gli argomenti non mancheranno).

Tecnica pubblicitaria di basso livello, che solo nel paese dei gonzi può attecchire. Lo sa bene anche il nostro Presidente del Consiglio..

Nel frattempo i fatti sono spariti, sia dai giornali, che dalle televisioni e questo giova solo a chi detiene il potere, sia esso maggioranza che opposizione, ma della scomparsa dei fatti parla solo Travaglio, che è indigeribile, salvo quintali di Maalox.

il tanga obbligatorio alle belle ragazze 

Marco, mi è sfuggito ..... dov'è che si firma?

Magari potremmo abbinarlo (con qualche speranza di una messe di firme) ad un nuovo appello per la vendita immediata - e rigorosamente in guisa di spezzatino - della RAI ........ la cui esistenza Adriano - parvemi, certamente errando ..... - sta ancora soffrendo alquanto, peraltro avendone tutte le ragioni ...... :-)

Sic

palma 7/9/2009 - 10:55

come assunsi il ruolo di rompicoglioni di Nfa, quello che scrive in un dialetto caucasico etc. mantengo che Marco abbia ragione.

MA, la campana (mia) non viene suonata ad intervalli sospetti.

I punti che Boninu solleva sono seri, e non sono meno seri per il fatto (irritante, ammetto, anche per me) che siano questa volta ri-eretti da un'opposizione composta di cretini e di direttori di giornali che non son in Italia.

 

Il punto e' semplicissimo. Per una quantita' di ragioni, alcune auto-evidenti, alcune meno, non sarebbe cosa buona (ovunque) se, per far un nome M. B. Gates fosse allo stesso tempo il capo di Microsoft e delle autorita' che decidono se si possa aver o meno un browser aut-inserito in sistema operativo di un compuer quando uno lo compra. Egualmente malefico e' che vi sia una ed una sola persona che decide quanto debbano prender le sue figliole dalla pubblicita' durante le partite di calcio e chi faccia il capo delle strutture della RAI.

Il resto son chiacchere. Se il capo di un governo vuol fare il capo del governo tutto va in blind trust gestito dall abanca Pictet e non da sua moglie, figlio, zia etc. 

 

Cio' detto, siccome mantengo il ruolo di rompicoglioni, le persone che alzano alti lai e gridi, sia quando sono minoranza e quando sono maggioranza, non hanno

1. abolito la RAI (si prega di rileggere le risposte del Sig. Borghesi di Italia dei valori, alla mia domanda : si deve chiudere la RAI e esigere la restituzione del maltolto? la risposta e' NO, va "salvaguardato" il "servizio pubblico" e idiotiche scemenze simil-pelle [la traduzione corretta e': la RAi va bene cosi' se trasmette cretinate che dicono che io ho ragione, che stipendiano i miei parenti, che fornisce tramezzini per i miei amanti, e soprattutto insiste nel "servizio pubblico" che significa : il pubblico deve servire la prosopea vaniloquente di 5000 teste di pene che si esibiscono non stop in sedi le piu' opportune, 24/7]

2. modificato le strutture istituzionali (chi non e' d'accordo a parole --e mai nei fatti-- con un senato di 100 persone, con 0 provincie?) e costituzionali.

3. nemmeno hanno prodotto alcuna legge che estirpi il conflitto di interesse. La ragione della mia acredine e' semplice: quando le sinistre ebbero tutte le maggiornze necessarie, fecere i patti delle crostata e delle ciambelle.

Ergo io firmo nulla con chi adopera temi (in un senso stretto sacrosanti) per aver il mio voto, che non avranno.

Se Bersani vuole il mio voto, dica ora che la RAI va CHIUSA, che le provincie vanno CHIUSE.

Il resto, diceva il bardo, e' molto rumore per nulla.

Re: Sic

johnny23021981 8/9/2009 - 14:34

la RAI va CHIUSA

non basta chiudere la Rai... ci sarebbe sempre e comunque un monopolio mediatico evidente.

Il post di Marco mi pare talmente pieno di buon senso da risultarmi persino superfluo (senza offesa per Marco!), poi ho letto i commenti e sono rimasto un po' stupito. Non che sia un fan del pensiero unico, ma alcune osservazioni mi sembrano più riflessi pavloviani dell'eterna lotta tra il bene e il male che pare svolgersi in Italia da quasi 20 anni a questa parte piuttosto che osservazioni circostanziate agli argomenti esposti.

A me la situazione, soprattutto dall'estero, appare stucchevole. Faccio l'esempio dell'informazione: in Italia fa schifo per la sola presenza di SB oppure perché i mezzi d'informazione sono tutti nelle mani di gruppi d'interesse (tra cui SB) che li utilizzano nelle loro lotte di potere? Ovvio che quando c'è SB al Governo oltre all'influenza sulle SUE tv c'è anche quella sulla tv di Stato, ma che credibilità ha gente che quando è al Governo si comporta in modo assolutamente identico? Avessero a cuore davvero il pluralismo dell'informazione avrebbero già venduto due canali RAI e costretto SB a vendere almeno uno dei suoi. Invece la RAI non si tocca perché è un serbatoio di posti di lavoro per amici/parenti/amanti, Mediaset perché è "un patrimonio per il Paese" (leggi: "un patrimonio per i nostri amici/parenti/amanti che non riusciamo a sistemare in RAI") e tanti saluti al pluralismo.

Secondo me Marco fa un punto sacrosanto: in Italia la difesa della "democrazia" è considerato un argomento politico prerogativa di una parte, ragione per cui se il Governo Prodi fa trasferire De Magistris la democrazia sta tranquilla e al massimo "è colpa di Mastella", se SB dice che il Giudice Gandus è un suo nemico politico scatta la raccolta firme per salvare lo stato di diritto italico. Alla fine il popolo potrebbe pensare che stanno provando a "coglionarlo".

Di solito mi produco in rarissimi commentini che vengono ignorati. Stamattina ho saputo, data le qualità organizzative della mia azienda, (che, anche grazie a tali qualità immagino, è entrata in una crisi che porterà i battenti a chiudersi) che possono starmene a casa, e voglio commentare con un pò di più sugo se riesco l'articolo che ho letto. Vi leggo sempre con attenzione, per quanto mi sia possibile, date facoltà/tempo. Prendetela come l'opinione di un lettore qualunque, le impressioni che mi ha suscitato l'articolo con qualche riga di troppo. Don't shoot me.

Le ultime vicende politiche italiane, con la decisione del primo ministro di querelare alcuni giornali italiani e stranieri, hanno sollevato l'ennesima riflessione circa la qualità della democrazia italiana, i rischi di una sua involuzione in senso autoritario e provocato la conseguente mobilitazione per evitare simili rischi. Come è  naturale, è da parte dell'opposizione che si levano le grida più accorate, perchè a giudizio di quest'ultima sarebbe grave, se non esiziale, il rischio che corre la democrazia italiana dinnanzi alla dismisura del potere politico, economico e mediatico del quale l'attuale presidente del consiglio dispone.

 

 

L'espressione "Le ultime vicende politiche italiane" andrebbe sostituito, senza troppo errore, con "gli ultimi scandali sessuali che coinvolgono il primo ministro, e le reazioni giornalistiche che hanno suscitato", con l'accortezza chiro di usare un sinonimo nella subordinata successiva. Perchè è anche qui che sono nate le cose, con l'odiosa simpatia con cui Repubblica le ha pubblicate. La prima frase dell'articolo mi sembra ben fatta, ma nel tentativo di sintetizzare l'accaduto, tralascia e minimizza cortesemente, con diplomazia linguistica, tutto quello che c'è di grottesco, da una parte e nell'altra, nelle ultime vicende politiche/giornalistiche italiane. Ecco, è questo il clima che personalmente ho notato nell'articolo: una minimizzazione cortese e necessaria, vista la mole di dati da affrontare, dell'impeachment e del trust italiano, ed un'accattivamente dimostrazione come la sinistra sia incapace di affrontarlo. Che firmerei, anche, comunque, sia chiaro.

Come è  naturale, è da parte dell'opposizione che si levano le grida più accorate, perchè a giudizio di quest'ultima sarebbe grave, se non esiziale, il rischio che corre la democrazia italiana dinnanzi alla dismisura del potere politico, economico e mediatico del quale l'attuale presidente del consiglio dispone. Ovviamente non è certo la dismisura di quel potere che intendo contestare

Questo frasi mi sembrano in lieve contraddizione, ma forse sono io che “penso male”. La frase che comincia con “Ovviamente”, in cui personalmente l'autore dice di non aver dubbi sul fatto che il potere di Berlusconi sia eccessivo è in sottile attrito con la precedente. Ma se è “a giudizio” della sinistra che tale potere (politico, economico e mediatico) minacci la democrazia, in cosa consiste il pericolo di una dismisura di potere (politico, economico e mediatico)? In cosa consisterebbe allora la sua dismisura, in una dismisura in qualche modo a chiusura stagna, che non tracima negli ambiti che pertengono ad una democrazia? Nella frase “Ovviamente” le parole “tale potere” prendono per buono le specifiche della frase precedente, cioè che tale politico sia “economico, politico e mediatico”? Perchè se così fosse la frase sarebbe già in un certo senso una dimostrazione della democrazia italiana è in crisi, e che l'allarme è giustificato. A seconda di cosa si pensa che sia una democrazia e dalla capacità di convincere gli altri di cosa sia una democrazia :-) Il problema sarebbe non tanto quindi cercare di dimostrare la coincidenza tra allarmi della sinistra e governi di centrodestra, o magari viceversa, ma di insospettirsi se l'allarme smettese di suonare e Berlusconi contemporaneamente fosse ancora politicamente vivo. Appunto.

 

Ovviamente non è certo la dismisura di quel potere che intendo contestare, quanto piuttosto la poca credibilità con la quale l'opposizione contrasta quel potere. Sui limiti di efficacia dell'azione politica dell'opposizione non mi esprimo nemmeno, perchè come tutti possono vedere essa è semplicemente afasica e pure quando ritrova la favella diventa comunque inconcludente.

 

Anche questo estratto, in cui collego anche il precedente, è curioso, in un certo senso si fà una domanda e per me si dà una risposta, tra le righe: non è appunto come si diceva proprio la dismisura di quel potere che contribuisce a determinare la poca credibilità con cui la sinistra lo contrasta? Non sono appunto le infiltrazioni, legali, mediatiche, culturali di quel potere smisurato ad orientare e far slittare, (anche se di poco in qualcuno), la percezione della situazione da parte dei elettori/lettori/spettatori/politici stessi? Non è proprio il modo sfuggente con cui tale potere affronta ogni tipo di critica a determinare la reazione malata e scorrettissima di Repubblica in un certo senso? "l'efficacia dell'azione politica della sinistra è afasica e quando ritrova la favella diventa comunque inconcludente". A parte che in questa frase c'è forse ancora un briciolo di speranza che a dichiarazioni politiche debbano/possano corrispondere delle realtà, che è poco italiano.. ma, ancora, non è la dismisura di quel potere che ha fomentato, alimentato continuamente ed esattamente questo pensiero? Sebbene non credo che Berlusconi, anche per un suo personale vitalismo superumano, sappia cosa vuol dire afasico, ma abbia giornalisti che cercano tutti i sinonimi possibili di "morto" per condirne i propri editoriali, ogni quando? E in ogni caso Berlusconi stesso non ha ripetuto con insistenza maccartista e goebbelsiana, da brava vedetta: "Comunisti-Comunisti-Comunisti", per anni (e la ripropone anche oggi-oggi sui giornali nella variazione rutelliana "Catto-Comunisti", liquindando chi pensa che il polo sia in attrito con la chiesa ad un barzellettiere afflitto da italica schizofrenia). In passato, non saprei la butto lì, per un'ossessione personale nonostante gli esordi socialisteggianti, e per coagulare l'ala più emotiva e ancora traumatizzata da Santa Madre Russia di qualche "liberista"; oggi per rassicurare l'elettorato che aver macellato Boffo su pubblica piazza, (invece che averlo fatto nella sordina di un confessionale come prescrive da sempre la cricca Vaticana in delicate questioni di spirito e deviazioni sessuali: riflessione, prudenza, perdono) è una barzelletta che racconta solo chi ha pericolose inclinazioni politiche. Domani, sicuramente, per rassicurare nuovamente che il lupo, stavolta travestito da magistrato, dopo che altri lupi travestiti da magistrati avranno magari bocciato il lodo alfano, lo sta accusando per ragioni squisitamente politiche. Grottesco è che “al lupo al lupo" Berlusconiano funzioni da anni (quando è da quando il lupo è morto che i comunisti/similia hanno vergognosamente ritrattato, abiurato, riconfenzionato o tentato di riconfezionare il proprio prodotto) e in qualche modo la gente gli creda, o per abuso, cominci a credere, continui a credere, finisca per credere, fabbrichi in base a supposizioni, creda in base a ciò che ha fabbricato o varie. Grottesco, per precisare ulteriormente, è ad esempio che D'Alema arrivi ad dire, amplificato sempre da Repubblica: "Dopo Boffo, chi ha notizie rischiose contro il premier rischia ritorsioni". Tale tempismo (visto che si parla di tempistiche) e in generale il tempismo dell'appello del gruppo di De Benedetti, non tiene conto di passate epurazioni, addomesticazioni senza numero, e sembra adattarsi ad un universo parallelo del tutto identico al nostro ma privo, ad esempio, de Il Giornale, di Libero, di Biagi e di Luttazzi. Grottesca è la ferocia di Repubblica in generale in questa situazione. Grottesca è la pretesa di Repubblica di paventare rischi per la democrazia strillando al regime e brandendo foto, lepidezze sessuali, minacce legali antidemocratiche per aver pubblicato le oscenità del premier. Grottesco è che per attaccare un personaggio grottesco come Berlusconi non servano civiltà, seria politica, non serva, praticamente, la verità. Berlusconi si è reso impermeabile alla legge, con la manipolazione dell'informazione ha tentato di dare sempre un'immagine positiva di sè, e ha avuto il cattivo gusto di farlo con una manovra troppo evidente e spudorata rispetto all'astuzia con cui i politici, di ogni direzione cardinale, cercano di farlo. Grottesco il colpo di mano(?) livoroso di Feltri. Però devono aver pensato quelli di Repubblica: Sarà mica impermeabile anche all'ipocrisia italiana in fatto di sessualità?

Innanzitutto, una democrazia non è mai uno statico hic et nunc, perché è sempre suscettibile di miglioramenti e peggioramenti: pensare che possa bastare una querela ad un giornalista per dare il tono all'intero funzionamento di una democrazia significa esagerare gli effetti di una decisione singola.

Questa frase è molto bella ma spudoratamente retorica. Retorica perchè dire "un giornalista" non è equivalente, almeno dal punto di vista della retorica, a dire "un giornale" o tipo “un giornale italiano e alcuni giornali stranieri”. Dal punto di vista legale, non so se abbia querelato un giornalista singolo o tutta la baracca, non ho abbastanza fiducia a sinistra per pensare che non possano usare, almeno in parte, il tutto per la parte quando sono attaccati. Ovviamente la querela a Repubblica, per aver pubblicato delle notizie vere, non è che un pretesto, la goccia che fà traboccare eccetera, cattiva pubblicità per qualcosa, che, comunque, dovrebbe essere fatto in qualsiasi modo: cioè smantellare questo potere. Poi, come gli americani con gli afgani, ci occuperemo anche degli afgani.

Ma alcuni paventano che il rischio alla democrazia sia più subdolo e sottile: esso verrebbe da un'accorta manipolazione del consenso dell'opinione pubblica, operata in condizioni di semi-monopolio commerciale sulle reti televisive private esistenti, e su un controllo politico delle reti pubbliche. La cosa di per sé è vera e incontestabile: magari in condizioni di mercato dei media differenti da quelle attuali il consenso per l'attuale maggioranza di governo sarebbe inferiore, ma non è questo il punto. Il punto vero è che l'attuale opposizione assume che questi due punti siano dirimenti rispetto al “conclamato” peggioramento della qualità della nostra democrazia.

 

Anche qui vedo tracce della contraddizione precedente sottolineata, e tracce dell'identico modo di costruire: il consenso dell'opinione pubblica non è il problema di per sé, il potere smisurato non è a tenuta stagna, chiaramente; le opinioni sono manipolate proprio in vista di fini politici, di accaparramento di posizioni di potere, nella possibilità di fare delle leggi, e questo non può che risultare evidentemente in un danno per l'intero stato italiano e le sue istituzioni democratiche. A meno che non si assuma che una concentrazione di potere con la volontà e le capacità finanziarie per manipolare 60 milioni di persone non voglia invece rispettare, una volta al potere, l'opinione dei cittadini che ha preventivamente manipolato. A me sembra un'infestazione, un progetto eversivo, non una semplice crisi democratica strillata in tempi sospetti da un'opposizione che usa il megafono di un altro editore per dare voce ai propri sussurri. Inoltre credo che sulla scadenza degli allarmi abbia anche a fare l'organizzazione di palisesti e menabò vari; il contenuto è esatto solo se si assume che i media possano contenere l'intera realtà. Prima di chiedersi se c'è una corrispondenza diretta tra "sinistra" e "credibilità", o tra la "Minaccia alla Democrazia" di Repubblica e "minaccia alla democrazia" in senso stretto, sarebbe meglio controllare quanto c'è di vero nella correlazione tra "giornali" e "realtà". Il problema è che le opinioni non sono una scienza sperimentale, immagino. Non credo che uno scienziato possa immaginare dov'è un elettrone/quale sia la sua carica in base ad un resoconto.Credo anche Berlusconi non abbia del tutto torto quando dice che "Sui giornali c'è tutto il contrario della realtà", solo, che anche lui lo dice, si apprezzerà magari la simmetria, quando la situazione gli è sfuggita di mano

 

In conclusione, l'assetto del mercato dei media in Italia è quello che è da diversi anni, e se quell'assetto è denunciato come pericoloso solamente quando non si riesce, per le più svariate ragioni, ad averne anche solo un controllo parziale; se quell'assetto è messo in discussione solamente quando una parte ritiene la spartizione del bottino come ingiusta, allora non di salvare la democrazia da una parte politica si tratta, ma di comprendere quanta affinità di metodi e finalità più generali vi sia fra quanti governano e quanti stanno all'opposizione...e in tutto questo la democrazia, e la sua salvaguardia c'entrano ben poco. Se proprio si vuole migliorare la democrazia italiana si potrebbero firmare appelli affinchè la Rai venga venduta di modo che la politica non possa  stenderci sopra i suoi tentacoli; affinchè i contributi all'editoria concessi dallo stato siano totalmente abrogati; e affinchè sia approvata infine una seria legge sul conflitto di interessi.

 

E qui non c'è niente da dire, se non che c'è una fiducia nel mercato che non condivido, come se le grandi industrie con interessi nell'informazione, o che magari ne vogliono, siano così gentili e rispettose del pubblico da dirgli sempre tutto anche quello che c'è di sgradevole sui propri azionisti. Un piccolo fatterello: per esempio ho notato sul corriere un articolo contrario alla Roche. Dopo un pò di tempo, ho notato della pubblicità Roche molto "buona", molto "We care", sulle pagine del corriere. Per me è una dimostrazione, ma forse perchè non ho conoscenze matematiche sufficienti. Se non altro si potrebbe ringraziare Berlusconi con un ghigno amaro di aver smascherato, nella sua troppo vorace e poco fine corsa al potere, in modo evidente, che ci avevano sempre preso per il culo, e adesso gridano “al lupo al lupo” perchè il lupo alla tavola dove mangiano tutti pretende di mangiare un po' troppo, senza usare le posate.

 

matteo p.

Scusami, ma mi perdo nel leggerti. Dimmi stringatamente su cosa non sei d'accordo. Scusa.

scusa tu. riformulo: mi sembra solo che nell'articolo il rischio per la democrazia sia minimizzato e distorto. La "dismisura" del potere economico, politico e mediatico di Berlusconi, come tu l'hai definito, è un problema democratico self-evident, che altera la percezione stessa di tale problema. La misteriosa intermittenza degli allarmi fà comunque riflettere, sì, sulle capacità e sull'onestà intellettuale della sinistra; niente da obiettare.           

Innanzitutto, una democrazia non è mai uno statico hic et nunc

Infatti da tempo la democrazia italiana è in una condizione malconcia, e non solo per colpa di Berlusconi. Dipende un po' da tutti gli Italiani, se vogliamo dirla chiara. Dal loro comportamento e dalle forme di relazioni sociali e politiche che si sono dati, e a cui danno vita ogni giorno.

Poi, Al Tappone ci mette del suo e compie azioni che in tempi di Democrazia Cristiana non erano concepibili in questa forma. Diciamo che in molti hanno scosso e scuotono l'albero della democrazia e dello Stato di diritto, e lui compie quelle azioni del tipo raccoglierne i frutti e mangiarci sopra.

Della democrazia in quanto tale me ne fregherebbe anche poco - io sono per la meritocrazia. Ma dello Stato di Diritto non se ne puo' fare a meno; la vita sociale si basa anche su un sistema di regolarità, garantito dall'attesa che i tuoi diritti saranno rispettati e fatti rispettare, e che tutti siano soggetti al diritto.

RR

Scusate se ho osato interferire e criticare ma mi ritiro in buon ordine.

In fondo, come dice SB, sono solo barzellette e quindi non è una discussione seria.

Ringrazio teo per aver espresso pensieri molto simili ai miei e soprattutto aver avuto piu' tempo di me da dedicare al tema. Io, come molti e come microimprenditorie ho la perenne ricorsa della michetta da portare a casa e non sempre posso avere il tempo necessario per discussioni forbite. Ed in piu' all'estero i miei problemi sono altri, non SB.

Ciao e scusate ancora.

Francesco

 

Scusate se ho osato interferire e criticare ma mi ritiro in buon ordine.

Non ti devi ritirare qui - altrimenti fai appunto il gioco di chi avvelena i pozzi per guadagnare territorio.

Certe condotte hanno corso solo in Italia; qui in Europa la gente se ne frega altamente dell'Italia e di Berlusconi, che è considerato un barzellettaro megalomane. Ma ovviamente, nella misura in cui l'Italia dispone di una quota di influenza - e per via della interdipendenza globale - c'è chi dedica un po' di tempo per esprimere le stesse preoccupazioni di chi suona la campana in Italia. 

RR 

Francesco,

ma cos'è? Un malinconico addio? Uno spensierato arrivederci? O un brutale vaff...? :-)

Scusate se ho osato interferire e criticare ma mi ritiro in buon ordine.

 

Ma quando mai è un intruso chi dice la sua? E perchè ritirarsi in buon ordine?

Ma quando mai è un intruso chi dice la sua? E perchè ritirarsi in buon ordine?

No, non mi sento un intruso, affatto.
Solo non mi sento adeguato a discutere un tema importante come quello della situazione democratica italiana conducendolo sul filo che hai impostato.
Ho marcato il mio disaccordo ma non ho tempo (colpa mia, non dovevo) per entrare nei dettagli.

Domenica quando sono uscito di casa ed ho impostato male l'allarme. Non è la prima volta che succede e la centrale mi ha avvisato subito.
Lo ha fatto in modo professionale, come da protocollo. Se mi avessero detto che non era la prima volta e quindi non si fidavano tanto, che i tempi erano sospetti, che certi abbonati sembrano paranoici e gridano sempre "al lupo"  e non hanno fatto nulla per migliorare la situazione quando potevano, avrei disdetto il contratto.
Ed un "vaffa", linguisticamente adattato, lo avrei mandato.

A me pare che la situazione italiana si stia aggravando parecchio e che ironizzare su " politici, intellettuali e star system di sinistra suonano i rintocchi per la morte imminente della democrazia italiana" sia non rendersi conto veramente di quello che sta succedendo.

Perché ritirarsi in buon ordine? Perché no? Si chiama strategia di exit!

Se ne sento la necessità, tra tu le conclusioni. 

Francesco

 

 

A me pare che la situazione italiana si stia aggravando parecchio e che ironizzare su " politici, intellettuali e star system di sinistra suonano i rintocchi per la morte imminente della democrazia italiana" sia non rendersi conto veramente di quello che sta succedendo.

Io non sono per nulla d'accordo sul fatto che la situazione italiana si stia aggravando parecchio. Lo Stato italiano e' sempre costantemente vissuto dalla sua nascita nel 1861 a oggi come una Repubblica delle banane.

Era piu' grave la situazione durante il fascismo, in cui tutti i poteri dello Stato e dell'economia agivano nocivamente sostanzialmente all'unisono. Era piu' grave di oggi la situazione nei primi 2 decenni dopo la seconda guerra mondiale, secondo quanto sto finendo di leggere in "La forza del destino" di C.Duggan. In quel periodo le forze anti-comuniste egemonizzate dalla DC hanno protetto e si sono alleate con tutti gli ex fascisti nella magistratura e nelle istituzioni in funzione anti-comunista, e Duggan documenta diverse agghiaccianti sentenze della magistratura che qualificano bene quel periodo.  In una sono assolti alcuni fascisti perche' avevano bendato e fatto violentare una prigioniera ma quell'atto non rientrava nella categoria penale delle "sevizie". Un uso tipicamente italiano della giustizia, documentato in sentenze e motivazioni scritte mai piu' riviste ovviamente.  Va detto che se fossero stati i comunisti ad egemonizzare l'Italia nel dopoguerra avrebbero fatto sicuramente peggio della DC e ora saremmo ridotti piu' o meno come la Romania, per cui tra le due alternative Repubbliche delle banane almeno siamo stati fortunati ad aver vissuto quella relativamente migliore.

Oggi come oggi poteri economici (e relativi giornali), magistratura e intellettuali sono contigui al blocco politico di centro-sinistra per cui i pericoli maggiori di involuzione fascistoide si verificano quando il centro-sinistra va al potere.  Tutto cio' per fortuna e' bilanciato dal fatto che il consenso elettorale pende dalla parte del centro-destra, e quando il centro-destra e' al potere si verifica un approssimativo equilibrio in cui potere politico, magistratura, grandi imprese confindustriali e intellettuali si fronteggiano e per fortuna dei poveri sudditi italiani non riescono ad agire all'unisono ai loro danni e a vantaggio di una Casta coesa.  Certo anche cosi' l'Italia rimane una Repubblica delle banane ma lo e' sempre stata.

 

Va detto che se fossero stati i comunisti ad egemonizzare l'Italia nel dopoguerra avrebbero fatto sicuramente peggio della DC e ora saremmo ridotti piu' o meno come la Romania, per cui tra le due alternative Repubbliche delle banane almeno siamo stati fortunati ad aver vissuto quella relativamente migliore.

Lo dice Duggan? Penso tu confonda Stalin con Togliatti e la volante rossa con tutti i comunisti ed i socialisti post 45.

Va detto che se fossero stati i comunisti ad egemonizzare l'Italia nel dopoguerra avrebbero fatto sicuramente peggio della DC e ora saremmo ridotti piu' o meno come la Romania, per cui tra le due alternative Repubbliche delle banane almeno siamo stati fortunati ad aver vissuto quella relativamente migliore.

Lo dice Duggan? Penso tu confonda Stalin con Togliatti e la volante rossa con tutti i comunisti ed i socialisti post 45.

Lo dico io non lo dice Duggan. Per favore correggi l'ortografia di "Duggan" nel tuo commento, io te l'ho corretta nella mia citazione.  Non confondo nulla, i comunisti sono riusciti a rovinare anche luoghi civili e progrediti come la Germania Est, e avrebbero fatto peggio in un Paese arretrato culturalmente e semi-analfabeta come l'Italia. La DC era il male minore nel dopoguerra. Il tipo di modernizzazione che sarebbe conseguita da un'egemonia comunista nell'Italia del dopoguerra sarebbe stato un miscuglio di statalismo fascista del ventennio con sfumature di Ceausescu e comunismo bulgaro, orchestrato da Togliatti corredato di amante di 27 anni piu' giovane e fatta eleggere coi voti PCI nella Costituente e in Parlamento.

Interessante visione delle cose. Quasi quasi sarebbe da rivalutare allora pure Licio Gelli, campione della lotta al comuismo che tentò con qualche successo di sottrarre ai rossi sanguinari il controllo dei media italici. Il sincero liberale Berlusconi si inserisce in questo degno filone tentando giorno e notte di strappare l'egemonia culturale ai catto-comunisti italiani insediati come serpi sotto ogni sasso e dentro ogni rovo. Poco importano i mezzi da lui utilizzati e la rozzezza dei suoi servitori, la sua è una nobile battaglia di principio che nel mondo ridà lustro al popolo italiano.

Non penso che l'influenza della sinistra nel sud italia sia stata negativa. Ma potrei sempre sbagliarmi, cannoli mafiosi e servitù della gleba vanno sempre più di moda.

Duggan, corretto. Ti giuro che non volevo sfottere nessuno, mi sono perso una g e basta.
Per gli amministratori: oggi appaiono un sacco di server error navigando nel sito. Magari c'è qualche problema.

In democrazia i mezzi sono altrettanto importanti del fine, perciò il fine non giustifica i mezzi!

Quasi quasi sarebbe da rivalutare allora pure Licio Gelli,

Siccome scrivo spesso contro corente e poi mi tocca  difendere quanto ho scritto, e siccome ho come tutti un tempo limitato per i blog, vorrei difendere solo quello che ho scritto e non certe indebite estrapolazioni come queste che hai scritto, che spero non indichino assenza di argomenti validi a supporto delle tue critiche.

Non penso che l'influenza della sinistra nel sud italia sia stata negativa.

Ero incline a pensarla anche io cosi' prima di aver constatato i disastri senza fine prodotti da Bassolino in Campania. E Vendolo promette di seguire la stessa strada. Il PCI si e' mostrato della stessa pasta dei precedenti reggitori del Paese delle Banane.

A proposito lo sai che il PD ha piu' iscritti nella provincia di Salerno che in tutto il Piemonte?  Questa e' una misura della meridionalizzazione del PCI italiano nella sua presente incarnazione: l'esercizio del potere clientelare fa acquisire consensi al Sud e li fa perdere al Nord, facendo male a tutto lo Stato. La meridionalizzazione del potere in Italia e' sempre progredita fino alla rottamazione finale come e' avvenuto per i notabili della sinistra storica, per il fascismo e la monarchia (cui poco e' servito avere l'80% dei voti a Napoli nel referendum sulla Repubblica), e infine per la DC e il PSI.

A proposito lo sai che il PD ha piu' iscritti nella provincia di Salerno che in tutto il Piemonte?  Questa e' una misura della meridionalizzazione del PCI italiano nella sua presente incarnazione: l'esercizio del potere clientelare fa acquisire consensi al Sud e li fa perdere al Nord, facendo male a tutto lo Stato.

In alcuni casi, forse, sarebbe meglio non generalizzare (almeno, così ho capito.). Lo dico solo perchè a Salerno il sindaco De Luca (PD..nonostante sia stato eletto con una lista civica) è al suo terzo mandato (ovviamente non consecutivo), con ottimi risultati agli occhi della cittadinanza. Probabilmente è per questo che riscuote un così grande successo il PD da quelle parti rispetto al Piemonte. Rincaro la dose dicendo che non mi meraviglierei se alle prossime elezioni regionali in Campania (o alle successive...forse è meglio) ci fosse lui alla guida del PD.

Bassolino in Campania.

Stavo parlando di sinistra. La generazione dei giovani che hanno fatto la Bolognina io non la considero del club perché incapace e sostanzialmente nulla politicamente. Comunque intendevo storicamente, diciamo nel dopoguerra, dove penso che il PCI abbia portato un contributo di civiltà non indifferente in una zona, il meridione, per molti versi ancora feudale. Il PCI non è il PDS così come non è i DS. Bassolino ha una rete clientelare enorme e può, da quello che ho capito, addirittura imporre la sua candidatura alla segreteria presente e futura del PD. Potrebbe anche correre da solo, magari alleandosi ad un Mastella a caso. Il PD in Campania pare sia lui. Le sue responsabilità poi sono così grandi ed estese nel tempo che dovrebbe solo andarsene a zappare la terra. In Campania pare ce ne sia tanta e di ottima qualità, sempre che non sia appestata da qualche discarica abusiva o legal-abusiva (vedi quelle del mitico Bertolaso e dei suoi soci).

A proposito lo sai che il PD ha piu' iscritti nella provincia di Salerno che in tutto il Piemonte?  Questa e' una misura della meridionalizzazione del PCI italiano nella sua presente incarnazione: l'esercizio del potere clientelare fa acquisire consensi al Sud e li fa perdere al Nord, facendo male a tutto lo Stato. La meridionalizzazione del potere in Italia e' sempre progredita fino alla rottamazione finale come e' avvenuto per i notabili della sinistra storica, per il fascismo e la monarchia (cui poco e' servito avere l'80% dei voti a Napoli nel referendum sulla Repubblica), e infine per la DC e il PSI.

Bisognerebbe vedere quanti ne ha portati la Margherita. Hai informazioni in merito?
Perché dalla grande lista escludi il PdL?

A proposito lo sai che il PD ha piu' iscritti nella provincia di Salerno che in tutto il Piemonte?  [...]

Bisognerebbe vedere quanti ne ha portati la Margherita. Hai informazioni in merito?
Perché dalla grande lista escludi il PdL?

Non so quanti degli iscritti siano di provenienza Margherita.  Il PdL e' il prossimo della lista, ma secondo le mie stime si avvia alla meridionalizzazione e successiva rottamazione dopo il PD.

Oggi come oggi poteri economici (e relativi giornali), magistratura e intellettuali sono contigui al blocco politico di centro-sinistra per cui i pericoli maggiori di involuzione fascistoide si verificano quando il centro-sinistra va al potere.

Come ad esempio nella vicenda Alitalia-CAI?

luigi zoppoli

Oggi come oggi poteri economici (e relativi giornali), magistratura e intellettuali sono contigui al blocco politico di centro-sinistra per cui i pericoli maggiori di involuzione fascistoide si verificano quando il centro-sinistra va al potere.

Come ad esempio nella vicenda Alitalia-CAI?

Non ti sembra logicamente scorretto replicare ad una considerazione di consuntivo con un singolo fatto aneddotico? E se fosse l'eccezione che conferma la regola? Spero sia assodato che la politica non e' una scienza esatta e non e' possibile invalidare una tesi provvedendo un singolo controesempio aneddotico.

 

Certo che è logicamente opinabile un singolo esempio. E' la logica che denota ad aver senso. I casi poi sono molti e, lo riconosco volentieri, trovano patria in tutto il contesto politico. Ma blocchi economici contigui al PD,forse per mia insufficienza non riesco proprio a vederli.

luigi zoppoli

Ma blocchi economici contigui al PD,forse per mia insufficienza non riesco proprio a vederli.

Facciamo un po' di ripasso di recente storia italiana.

Dall' editoriale del direttore dell Corriere della Sera, Mieli, prima delle elezioni del 2006

A dispetto di quel che da tempo attestano, unanimi, i sondaggi, il risultato delle elezioni che si terranno il 9 e 10 aprile appare ancora quantomai incerto. È questo un buon motivo perché il direttore del Corriere della Sera spieghi ai lettori in modo chiaro e senza giri di parole perché il nostro giornale auspica un esito favorevole ad una delle due parti in competizione: il centrosinistra.

Lascio come esercizio vedere chi possiede la RCS e chi siede nel suo consiglio di amministrazione. I sudditi italiani, la cui pressione fiscale e' arrivata ai massimi storici con la sgangherata coalizione di Prodi nel 2006-2008, ringraziano.

Quando alle due maggiori banche, Profumo e' noto elettore anche delle primarie del centro-sinistra, e Passera e' similmente schierato. Certo poi ci sono le eccezioni, ma non sono poche le grandi imprese italiane schierate col centrosinistra.

E vogliamo poi parlare di Consorte? Del mondo assicurativo? Del mondo "cooperativo"? Della grande distribuzione? Il pd ha parecchi blocchi economici intorno, sarebbe stupefacente il contrario.

 

Oggi come oggi poteri economici (e relativi giornali), magistratura e intellettuali sono contigui al blocco politico di centro-sinistra per cui i pericoli maggiori di involuzione fascistoide si verificano quando il centro-sinistra va al potere

mi pare un pò forte come affermazione.

ho parecchi dubbi sia che il grosso dei poteri forti (magari le banche ma non gli industriali) , della magistratura (magari un pezzo di MD, ma gli altri?) , dei giornali ( a me più o meno paiono divisi in due...) sia contiguo al centrosinistra in maniera talmente netta da rischiare una involuzione fascistoide. Certo gli intellettuali sono stati e sono in molti di sinistra, ma non penso abbiano mai smosso molto.

Mi stupisci però che non parli di TV, che raggiungono diversi cittadini in più dei giornali: ecco, quelle mi paiono un tantino schierate, e non solo a me.

 

Condivido lo scetticismo di cui sopra.

Aggiungo che trovo l'articolo in generale condivisibile (pur con certe obiezioni che sono già state sollevate da altri); mentre mi lasciano sempre baffled certi commenti che si sentono in giro e talvolta si leggono anche in questo sito e che, stringi stringi, tendono ad assolvere o tollerare Silvio in quanto farebbe da contraltare a gente con tre narici e che mangia i bambini. A certe altre critiche negative è stato rimproverato di volere la guerra per bande, "o con noi o contro"; ma a me pare proprio che siano questi commenti a cui mi riferisco a essere delle dichiarazioni di schieramento convinto e non negoziabile... Forse sono sentimenti di vecchia data espressi da persone che hanno vissuto (e vivono ancora, evidentemente) il dualismo comunisti/anti-comunisti. Ma comunista chi? D'Alema? Rutelli? Parisi?

Insomma, trovo abbastanza sorprendenti da parte di alcuni i commenti improntati al "è tutto un magna magna (anzi de llà magnerebbero pure dde ppiù), son tutti uguali, sora mia", commenti che implicano: allora meglio votare l'originale che le copie.

Ma certo che i sinistri non salverebbero l'Italia. Certo che i soggetti in questione sarebbero incapaci. Soprattutto, certo (eccome) che hanno le mani in pasta e sono degni burattinai del sistema della casta e del foraggiamento di determinate clientele. Ma ragazzi, tutti uguali non sono per niente. Quelli sono parassiti di professione, e politici parolai per diletto (come ce ne sono in tutti paesi del mondo, a iniziare dagli States). Come si fa francamente a paragonare questi al caso Silvio?

E poi: golpe fascistoide? Chi? I sinistri? Quelli che ho citato? Quelli che una volta al governo non sono riusciti a fare una legge che una, a parte liberalizzare le aspirine, e nemmeno a cancellare i provvedimenti precedenti? Magari giova ricordare con un filmato satirico che capacità organizzative hanno tali soggetti.

Fabrizio

a ragazzi, tutti uguali non sono per niente. Quelli sono parassiti di professione, e politici parolai per diletto (come ce ne sono in tutti paesi del mondo, a iniziare dagli States). Come si fa francamente a paragonare questi al caso Silvio?

Non e' chiaro cosa vuoi comunicare, quali sono le differenze sostanziali?

E poi: golpe fascistoide?

Involuzione, non golpe.

E' la stessa cosa giornali o TV: un monopolista mediatico, proprietario di giornali come premier controlla i finanziamenti pubblici ai giornali (che andrebbero aboliti) e come inprenditore li soffoca attraverso la pubblicità televisiva cannibalzzata da Publitalia a danno di tutti: giornali e RAI.

luigi zoppoli

ho parecchi dubbi sia che il grosso dei poteri forti (magari le banche ma non gli industriali) , della magistratura (magari un pezzo di MD, ma gli altri?) , dei giornali ( a me più o meno paiono divisi in due...) sia contiguo al centrosinistra in maniera talmente netta da rischiare una involuzione fascistoide. Certo gli intellettuali sono stati e sono in molti di sinistra, ma non penso abbiano mai smosso molto.

Mi stupisci però che non parli di TV, che raggiungono diversi cittadini in più dei giornali: ecco, quelle mi paiono un tantino schierate, e non solo a me.

Le TV sono un vantaggio del centro-destra e' vero. Ma come si e' visto nel 2006 non sono determinanti per conservare il potere.

Quanto all'involuzione fascistoide, credo che le condanne inflitte ai Serenissimi per "eversione dello Stato" in base alla legislazione emergenziale degli anni di Piombo, durante la prima legislatura dell'Ulivo siano abbastanza indicative della natura dello Stato italiano, della magistratura italiana, e della cultura della sinistra italiana. Condanne oltrettutto fulminee, in netto contrasto con usi e costumi della giustizia italiana, ma in accordo con la tradizione italiana di applicare le leggi solo ai nemici. E non ricordo appelli dei tromboni di sinistra che invece si sono spesi in difesa di Silvia Baraldini, con la scusa che non aveva a suo carico fatti di sangue, per farla tornare e infine liberarla in Italia.

Le TV sono un vantaggio del centro-destra e' vero. Ma come si e' visto nel 2006 non sono determinanti per conservare il potere.

Scusami ma questa mi sembra una bestialità. Che non si vinca solamente con le tv è ovvio. Che le tv però ti permettano, qualsiasi cosa tu faccia, di cadere sempre in piedi mi pare evidente. Nel 2006 Berlusconi perse per pochissimo e solo a causa del voto degli italiani all'estero che, forse, leggono e guardano altri giornali e tv che quelle italiane. A proposito: che fine hanno fatto le rapine in villa dei violentissimi slavi che durante il periodo pre-elettorale del 2006 colpivano su rai2 e reti mediaset tutta la brianza ed il veneto?

Le TV sono un vantaggio del centro-destra e' vero. Ma come si e' visto nel 2006 non sono determinanti per conservare il potere.

Attribuire le proprie sconfitte alla potenza della propaganda delle TV ha permesso (e continua a permettere) ai dirigenti sconfitti di non riconoscere che la sconfitta e' dovuta ad errori propri, scaricare la colpa su fattori esterni e non abbandonare le proposte e le idee che sono state piu' volte bocciate dagli elettori (altri invocavano un "destino cinico e baro").

Insomma, fungono da comodo alibi per le sconfitte subite e non doverne rispondere.

NOn e' percio' conveniente per i leader della sinistra privarsi di questo alibi e dover rispondere in prima persona dei risultati elettorali ottenuti.

 

Verissimo. Però i fattori esterni ci sono almeno dal 94.

A me pare che la situazione italiana si stia aggravando parecchio e che ironizzare su " politici, intellettuali e star system di sinistra suonano i rintocchi per la morte imminente della democrazia italiana" sia non rendersi conto veramente di quello che sta succedendo.

Concordo che la situazione stia degradando. L' articolo ironizza su quelli che lo urlano ai 4 venti solo se questi soffiano nella direzione giusta.Sono parte del problema ed è giusto bacchettarli.

 Sono perfettamente d'accordo con Marco Boninu nel ritenere l'opposizione ben poco credibile quando si straccia le vesti, ritenendo la democrazia in pericolo. Ha anche ragione Alberto Lusiani, quando dice che l'Italia è da sempre uno "Paese delle Banane" (prima era un regno, ora una repubblica). Devo tuttavia rilevare che il tasso di democrazia e di libertà tende a diminuire, come si può rilevare da numerosi concordanti segnali: apparati dello stato sempre più al servizio delle caste più potenti, informazione esclusivamente in mano a gruppi di interessi, economia (credito, lavoro) in mano a pochi. E contrariamente a quanto ritiene Alberto, penso che la situazione fosse meno plumbea negli anni dell'immediato dopoguerra. Su questo punto vorrei ricordare una vera "primavera" dell'Italia, legata al "miracolo economico": la scuola svolgeva ancora il ruolo di "ascensore sociale", le arti sono fiorite. Basta pensare al cinema: registi come Monicelli, Fellini, Visconti hanno segnato la storia di questa arte. E pensare che la situazione politica non dipenda dalla cultura e dall'economia, ritengo sia un errore.   BS non è certo la causa del peggioramento: è solo uno dei sintomi.

Francesco è un militante del PD e persona a mio avviso assai vispa. Leggete il suo post di oggi su PD e RaiTre. A quanto  pare Bersani e Franceschini stanno ritardando le nomine a RaiTre in attesa di sapere chi vincerà il congresso.

Questo è uno degli aspetti più sconcertanti della gestione politica dell'informazione in Italia.

Primo, il fatto che letteralmente pezzi dello cosa pubblica vengano trattati come proprietà privata dei partiti. Ora, per prevenire critiche, lo so che RaiTre è il caso minore, trattandosi della rete con minori spettatori, e che (per esempio) la nomina di Minzolini al TG1 da parte di Berlusconi è quantitativamente e qualitativamente più scandalosa. Ma qui il punto è che l'opposizione ha essenzialmente zero credibilità quando urla all'occupazione del potere da parte degli altri, e questo è giusto dirlo forte  e chiaro. Il fatto che poi si accontentino di un piatto di lenticchie (la rete meno vista della Rai, i quattro soldi per RedTV,...) peggiora solo le cose e li rende ancora più esecrabili.

Secondo, il livello a cui l'occupazione della cosa pubblica è ridotta a guerra per bande che poco hanno a che vedere con gli schieramenti politici e ideali. Qui infatti la questione non è più se il tal canale debba avere un orientamente generalmente di sinistra o progressista. Nemmeno se il tal canale debba essere pregiudizialmente a favore del PD. No, qua siamo alla gestione correntizia. Tizio va mandato avanti perché è amico di Franceschini o Bersani, non perché meglio aiuta a inculcare valori progressisti nel popolo.

Se di Francesco così ce ne fossero tanti, tra i militanti di entrambe le parti, la tragedia della politica nostrana sarebbe un poco meno ridicola.

Sulle tessere aggiungo. Io sono iscritto al PD. Ho pagato 15 euro, a dicembre 2008. C'è un congresso imminente, hanno tutti i miei dati (tel. indirizzo ecc) ma nessuno mi ha mai invitato in una sede, a una riunione o qualcosa d'altro. Nulla, mai niente di nulla. Io apprendo delle mirabolanti scelte di questi sottomultipli del niente alla televisione...però la politica l'ha degradata BS con il partito del predellino e con il partito di plastica, mentre il Pd si che è radicato...e vive di contenuti...

Trovo le preoccupazioni e le parole e i giudizi di Francesco Forti condivisibili e per niente di parte. Quando è in discussione/pericolo la libertà d'espressione, non solo per le botte dei mazzieri, ma per qualunque altra ragione, non esiste parte, non esistono distinguo da operare nell'immediato: esiste solo la tua libertà, da difendere, sia pure ognuno a suo modo, perché la libertà è indivisibile. E se non sbaglio è questo un valore/caposaldo per la cultura liberale.

Anch'io, da lettore, non ho capito, a proposito di libertà di stampa e democrazia, la logica liberale del discorso di Marco Boninu (ma appare evidente l'inconsistenza dell'accusa “benevola”di cerchiobottismo nei suoi confronti), per non dire della logica del discorso, sempre liberale, di E. Galli Della Loggia, sul Corriere di oggi. Anche se per il Corriere è questo, in ogni caso, un passo avanti: l'interruzione di un imbarazzato silenzio, a lungo durato. Anzi trovo (almeno questa è la mia sensazione) in molti, anche qui in nFA, timidezze espressive e analisi deviatorie, quasi incapaci di affrontare la questione alla sua radice. Per quanto mi riguarda, questa: esiste in democrazia un limite oltre il quale a nessuno è consentito di andare, sempre e comunque? Ed esiste un guardiano di questo limite? A mio avviso, sì! Quando è chiaro, ed è stato spavaldamente esplicitato, il progetto di un gruppo (Feltri/Berlusconi) di distruggere violentemente una persona (ieri Boffo), tutti, guardiani di diritto, devono intervenire a difendere la dignità di “persona” della persona/bersaglio, a prescindere, perché attraverso la difesa della dignità/libertà del singolo si difende la libertà/dignità di tutti. Senza paure. Specie se nel gruppo c'è il Presidente del Consiglio. A me pare un'ovvietà. Ma in Italia, dove da sempre è assente, anche nelle scuole, una diffusa, partecipata, interiorizzata cultura liberale, è tema di discussione e divagazioni. Un mio vecchio professore esortava sempre noi giovani liceali con queste parole: !

Per nessuna ragione. Forse un po' tutti bisogna ammettere la fragilità storica del pensiero liberale in Italia, almeno nella versione gobettiana, con il suo fermo, vissuto, "che ho da spartire con gli schiavi?" Sarà anche per questo che non riesco a spiegarmi come fa Gianni Letta, intellettuale moderato, cattolico, liberale a giustificare la sua collaborazione con il responsabile morale, o almeno padronale, di un così meditato/costruito, non fortuito, comportamento violento (l'attacco a Boffo è violento?) e antidemocratico (il tentativo di impedire ogni critica giornalistica è comportamento antidemocratico?) del suo, e nostro, capo del governo.

Ma si sa, esiste e conta/pesa in Italia, ora, una cultura ufficiale, tra giornali, tv e governo, capace di "soffrire" e, se necessario, pronta a giuramento facile.

O no?

 

 

 

Scusa ma l'appello in questione non riguarda le querele che ha fatto SB a Unità, Repubblica e non so chi altro? Cosa c'entrano le dimissioni di Boffo, sputtanato sul Giornale per un fatto noto urbi et orbi ma ovviamente taciuto dall'omertà mafiosa che contraddistingue l'ambiente degli amici e degli amici degli amici? Non ho seguito bene la vicenda, ma se non ho frainteso, Feltri - della banda dei neri - per attaccare l'Avvenire - organo ufficiale della banda dei paraculi, ma nelle ultime settime avverso al capobanda dei neri ufficialmente per questioni di buon gusto, ufficiosamente chi lo sa - ha tirato fuori la condanna per molestie sessuali del suo direttore, condanna che era ben nota anche alla CEI ma che evidentemente per i sepolcri imbiancati della banda non costituiva problema in quanto non di pubblico dominio. Immagino che a seguito al rifiuto di Boffo di addurre una bella spiegazioncina pubblica (qualcosa del tipo "sono vittima di un complotto giudiziario", immagino), la CEI per salvare la faccia l'abbia cortesemente invitato a levarsi di torno.

Tornando all'argomento dell'appello, ma è vero che la causa dell'Unità verte sul fatto che l'organo del PD avrebbe scritto che a SB non gli s'alza? Se non ci fosse da piangere ci sarebbe da scompisciarsi dal ridere...

Quando è in discussione/pericolo la libertà d'espressione, non solo per le botte dei mazzieri, ma per qualunque altra ragione, non esiste parte, non esistono distinguo da operare nell'immediato: esiste solo la tua libertà, da difendere, sia pure ognuno a suo modo, perché la libertà è indivisibile. E se non sbaglio è questo un valore/caposaldo per la cultura liberale.

Si questo è vero. Però siccome la libertà si difende in mille modi, non vedo perchè il mio esercizio di libera critica nei confronti del modo in cui l'attuale opposizione starebbe difendendo la libertà di stampa debba trovare particolari giustificazioni rispetto ai tempi e ai modi del suo esercizio. Io DOMENICA  ho scritto del PD, un altro giorno scriverò del PDL. In tutta libertà. Se invece di fare solfeggio di quello che ho scritto per capire se l'intonazione, il ritmo o il tempo sono giustificati, si entrasse nel merito delle cose scritte, forse le cose sarebbero più semplici.

Anch'io, da lettore, non ho capito, a proposito di libertà di stampa e democrazia, la logica liberale del discorso...

Francamente, il liberalismo non c'entra nulla; anzi ti dico che se ti piacciono molto le posizioni politiche, anche quelle personali e idiosincratiche, difese a colpi di: "io dico questo perchè è liberale e la mia posizione è più liberale di quella di Tizio o Caio ecc. ecc.", allora leggi Ostellino che ammanta sempre le sue idee con il sacro crisma del liberalismo, di cui poi distribuisce patenti taroccate. Io ho notato un problema di coerenza nella condotta politica dell'opposizione. Tale difetto di coerenza è tale a prescindere dall'ideologia politica professata da quanti la mettono in luce o da quanti la mettono in atto. Non c'entra nulla che io sia liberale, potrei essere anche un sardista ;).

 

Ps: aggiungo una cosa qui in questa replica, anche se essa si può riferire a molti dei commenti critici che mi sono stati fatti. Se io argomento dicendo che non vedo rischi per la democrazia in Italia, sostenendo che l'attuale opposizione drammatizza a fini politici una situazione che nella sua sostanza  ha contribuito a creare, conservare e cogestire, non mi si può rispondere intensificando i rintocchi a morte delle campane e ribadire semplicemente che invece la democrazia è a rischio e che piuttosto che sottilizzare devo preoccuparmi e schierarmi con voi per la difesa della democrazia medesima. Dove sarebbe il vulnus della democrazia nell'avere Minzolin invece di Riotta? Perchè dovrei fare il garibaldino di complemento e contestare una pratica di nomina politica dei direttori del Tg che anche gli altri applicavano? La migliore garanzia per la libertà politica di tutti noi non è sperare che una parte politica sia più morale o istruita dell'altra, ma che la politica si riduca al massimo. Si capisce il punto? Io non mi fido più di gente che sostiene che quando vince BS la gente è rintronata dalle TV e quando vincono loro è il paese che è migliore.

Uno però potrebbe rispondermi che, a prescindere dalla coerenza del PD o dell'opposizione tutta, io come singolo starei certamente meglio se il governo non fosse retto da un monopolista prescritto salito alla ribalta dell'economia nazionale grazie all'amicizia politica di un tale morto da latitante. Io sono d'accordo. Però non sono più d'accordo a che la critica a questa situazione sia gestita da personaggi politicamente fallimentari e incoerenti che considerano il mio voto come una delega in bianco per prendermi per il naso; e non considero serio che la discussione sia impostata ogni volta come se letto l'ultimo ispirato editoriale di Scalfari (questo liberale gobettiano, anzi Gabettiano, visto che fa la morale in franchising ogni domenica: lui ci mette la barba e la "saggezza" e il gruppo editoriale l'Espresso-Repubblica ci mette il logo) non rimanesse altro che scendere in piazza o salire in montagna.

La mia fiducia che la democrazia non sta male, o non così male come la dipingono alcuni, è nel fatto che i diritti fondamentali che definiscono a grandi linee la nostra democrazia non sono del tutto disponibili al capriccio di chi ci governa.

 

Marco, io sottoscrivo la tua "aggiunta" in toto.

La condivido non solo per i concetti che esponi, ma anche perché esprime indipendenza di giudizio e sforzo di prescindere dalle proprie simpatie politiche, e soprattutto perchè aborro il soffocante conformismo che vedo intorno a me, la necessità quasi fisica di scindere il mondo con l'accetta in buoni e cattivi, il fastidio per chi non si dichiari disponibile a combattere la sacra battaglia .....

Trovo tutto ciò molto triste.

Non ho validi motivi per ancora replicare, perché nella sostanza (da che parte stare, se...) si esprime insieme un onesto ed essenziale (e liberale) punto di riferimento comune: la tua libertà è anche la mia. E conosco molto bene gli avversari della democrazia per polemizzare con te!
Pieno accordo quindi anche sulla libertà di criticare qualsiasi "parte". Anzi è opera meritoria: del resto la sinistra in Italia non è stata mai "diversa" (anche se Riotta, in verità, non è Minzolini).
Ma le preoccupazioni politiche, a volte, appartengono solo al "sentire" di ognuno di noi: e se sei anche tu convinto che un'azione di violenza personale è stata appaltata a Feltri, con l'accordo/connivenza di Berlusconi, Presidente del Consiglio, contro la persona Boffo per il suo esercizio di libera critica, devi ammettere che almeno in parte (e che parte!) "i diritti fondamentali che definiscono a grandi linee la nostra democrazia" sono già stati nella disponibilità del "capriccio di chi ci governa".
O no?

Premettendo che mi trovo sostanzialmente d'accordo con Marco, vorrei proporre alcune considerazioni allargando l'orizzonte d'analisi: dall'annus horribilis 1994 (discesa in campo di Berlusconi e rigori sparati in curva a Pasadina) ad oggi, B., come lo chiama l'amabile Cordero, ha partecipato a cinque campagne elettorali. Tre vinte e due perdute e le due perdute, fatto non di poco conto, proprio dopo che era stato al governo (e quindi il suo conflitto di interessi era al massimo livello). Tra l'altro esiste una legge sul conflitto di interessi, fatta nel 2004 (se non erro) dalla maggioranza di centrodestra: certo, una mezza farsa, eppure esiste...
Inoltre, conviene distinguere tra i mass media per quanto riguarda il pluralismo: escludendo internet e radio (luoghi comunque in cui la voce del padrone risuona di meno, per usare un eufemismo), restano televisione e stampa. La stampa "politica" si articola in due grandi gruppi: a diffusione nazionale (compresi i settimanali) e locale. Nella prima, la voce del padrone è ben bilanciata e probabilmente di minoranza: soprattutto di minoranza a livello di copie vendute. Nella stampa locale, invece, la situazione è più variegata (e sinceramente non conosco tutti i giornali locali d'Italia), ma credo si possa dire che anche qua c'è un certo bilanciamento (il gruppo L'Espresso ha il controllo di parecchi quotidiani locali). Certamente, gli Italiani leggono poco (magari leggono CHI, settimanale di gossip, appartenente al gruppo editoriale che fa capo a B. e non a caso B. è apparso in alcuni numeri per tentare di ricostruire l'immagine privata dopo il noto troiaio: si può pure ridere di una simile strategia, ma credo che così facendo se ne sottovaluterebbe la forza di persuasione per quel target che è anche un target poco attento alle vicende politiche. Stesso discorso vale per il TG4) e certamente il principale canale informativo è il medium televisivo, formato da quattro poli di diversa consistenza. Sky, Mediaset, la7, Rai. Sky e la7 mi sembra vivano in una zona grigia, nè acriticamente a favore, nè a priori contro: certo, non hanno la maggioranza degli spettatori, ma neppure una minoranza marginale. Di Mediaset possiamo dire che sia la voce del padrone. La RAI la conosciamo tutti: comunque, attualmente abbiamo RAI3 rete di critica, RAI2 rete allineata, con voci critiche non irrilevanti (Santoro e le sue trasmissioni), RAI1 allineata, con un TG1 "servile" e un programma di approfondimento politico, PORTA A PORTA, che non pratica un giornalismo che sia il cane da guardia del potere, ma non rappresenta neppure un megafono di mera propaganda.
Quindi, personalmente, ritengo che il pluralismo dell'informazione sia in qualche modo salvaguardato: non gode di buona salute, ma non è neppure a rischio. Il pluralismo esiste, non è ampio e completo come potrebbe essere, ma c'è: se poi il popolo è pigro, per abitudine alle otto della sera accende la tv da trent'anni sull'UNO, non vuole o non sa leggere un giornale, magari cambiando ogni tanto testata così giusto per sentire anche cosa dicono gli altri, non è colpa del pluralismo carente, ma del popolo. Del quale chiederemo poi le dimissioni...
Allora dovremmo cantare tutto bene, madama la marchesa? Certo che no, il conflitto di interessi resta e pesa, soprattutto alla luce del fatto che a ogni cambio di maggioranza la quota di elettori che muta orientamento è tutto sommato esigua. Oggi il partito delle mele vince contro il partito dei cachi per tre ragioni principali: da un lato una parte del partito dei cachi non vota per delusione, dall'altra una quota di ex delusi del partito delle mele torna a votare le mele come frutto meno peggiore, infine una parte di elettori delle mele si sposta al partito dei cachi. Insomma, in altre parole, essendo la distanza tra mele e cachi non eccessiva, il conflitto di interessi gioca la sua parte non indifferente e mi sembra da tanti sottovalutata.
Inoltre, io sono convinto che B. sia per (in)cultura, natura e  un uomo poco propenso ad accettare una voce fuori dal coro, una voce contraddittoria, una critica forte e costante: sono da anni convinto che l'uomo sia più un caso da analisi psicologica che da analisi politica: insomma, un enorme (si fa per dire...) bambinone che si offende e minaccia di portare via il pallone se non si fa come dice lui. Grazie a dio (si fa sempre per dire...), il bambinone è tale anche a livello di conoscenza del diritto e molti dei suoi tentativi di demolire le garanzie costituzionali si sono rivelati dei buchi nell'acqua (insomma, per rivoltare senza un colpo di forza le norme giuridiche e costituzionali ci vuole intelligenza e capacità, qualità delle quali difetta la sua corte di "giuristi", dato che chi le ha scritte sarà stato anche democristiano e comunista, ma di certo non era mona...). Inoltre è bambinone anche per ingenuità (se facesse buon viso a cattivo gioco, tollerasse strumentalmente alcune voci dissenzienti senza troppi clamori, minacce, querele ed editti bulgari probabilmente ne guadagnerebbe in consenso politco...) nonchè per forza: non ha la forza politica e la statura (ancorchè tragica e aberrante, se si vuole) di un dittatore.
Ancora, riguardo al caso specifico della querela: la querela a l'Unità - tra l'altro non è l'organo del PD - non la trovo scandalosa. In fondo parlare di uccelli che non tirano o che tirano dopo ore di frizioni pompini e iniezioni non mi pare sia un argomento giornalistico, ma pura insinuazione infamante. La querela a la Repubblica, pur se non condivido tutta questa morbosità con cui da mesi svangano sulle frequentazioni notturne di B., la trovo senza senso: hanno posto dieci domande, mica hanno calunniato o diffamato. Per altro, delle dieci domande, due o tre mi sembrano sensate e anche qua delle risposte banali e ragionevoli avrebbero potuto chiudere il caso facendo anche uscire B. come "vincitore".
In conclusione, l'appello specifico mi sembra legittimo e per certi versi anche condivisibile, il gridare costantemente da 15 anni al lupo al lupo no (tra l'altro si è mai vista una dittatura nascere nel breve periodo di 15 anni, con in mezzo due elezioni perse e probabilmente una carriera politca esaurita, se solo la coalizione dei cachi vincitrice nel 2006 non si fosse sparata sui piedi da sola permettendo così a B. di rinascere?). Resta inoltre che B. non rappresenta un buon esempio di rispetto delle distinzioni dei poteri, delle opinioni difformi dalla sua, della libertà di parola, espressione e di critica, anche corrosiva, pesante e "falsa". Non so davvero se e quanto, avendo il potere di farlo, chiuderebbe i giornali di opposizione e metterebbe a tacere le voci contrarie: certo, i suoi atteggiamenti legittimano il dubbio e alimentano il circolo vizioso di lamenti, accuse e timori, permettendo così a molti di fischiettare "Bella ciao" nel proprio salotto, insultando così chi davvero rischiò e perse la vita combattendo una vera dittatura.

Ottima analisi.Discordo solo su un punto:

Insomma, in altre parole, essendo la distanza tra mele e cachi non eccessiva, il conflitto di interessi gioca la sua parte non indifferente e mi sembra da tanti sottovalutata.

Forse è sottovalutata da molti commentatori, ma non certo dai politici: come ricordi la legge barzelletta l' ha fatta la destra (che evidentemente sentiva il bisogno di tranquillizzare gli elettori), mentre la sinistra che deve ad esso buona parte della propria competitività se ne è guardata bene.

Se ci fosse una legge seria sull' argomento gli esiti probabili serebero 2:

  1. BS resta in politica per continuare a pararsi il culo dai vari processi. Non ha più mediaset, ma resta ricco e potente, ed ha buone probabilità di tornare a controllare la RAI.Non so quanti giornalisti nostrani lo attaccherebbero a cuor leggero. Inoltre se perde in deferenza guadagna in credibilità intrinseca.Insomma, politicamente l' uomo non è certo morto.
  2. BS lascia.Il PDL avrebbe una grossa crisi di leadership, magari si dividerebbe e perderebbe molti voti a favore della lega.In compenso qualche elettore che oggi di astiene o vota sx per disgusto verso BS tornerebbe all' ovile.Che il saldo netto sia negativo per la dx è tutto da dimostrare.

In entrambi i casi la sinistra perderebbe il suo principale collante ed argomento polemico.Oggi parlano al 90% delle loro beghe interne, al 10 del pericolo BS. Tolto quel 10, di cosa parlerebbero? Voglio dire, esiste un solo argomento su cui vadano almeno un po' d'accordo? E se esiste, perchè non ne parlano ora?

Sono convinto che nello scenario 2 il PD si scioglierebbe come neve al sole, e sia il PD che il PDL si dividerebbero in 2 o più partitini.Insomma, ci sarebbe un rimescolamento analogo a quello degli anni 90.

Anzi, ripensandoci c'è un' altro punto su cui non sono d'accordo: il 1994 non poteva iniziare meglio, con BS che mette insieme dal nulla una barriera contro il partito unico di Occhetto, parte con un'agenda di riforme liberali quasi credibile (se non ricordo male la riforma delle pensioni era molto più incisiva ed equa della successiva Dini), progetti di federalismo più o meno sinceri ma controllati da una lega non ancora collusa con "Roma ladrona", gli strascichi di Mani pulite ancora impressi nella mente di tutti. E' stata la nostra occasione perduta, l' unico momento in cui è stato plausibile riformare seriamente l' Italia. Purtroppo Bossi si è venduto per un piatto di lenticchie ed ha mandato tutto a puttane, BS dalla seconda elezione è stato molto più populista e la colpa è nostra: gli abbiamo dimostrato che perde molto più tentando una riforma seria che facendosi gli affari suoi e sorridendo.

La serenità condivisibile dell'intera tua analisi riesce ad alleviare anche le mie preoccupazioni per il pericolo in Italia di un attacco (velleitario?) alla libertà di stampa.
Ma in politica esistono anche sentimenti/comportamenti.
Anch'io non so davvero se B. coltiva (prova a coltivare) l'intenzione di chiudere i giornali di opposizione, ma registro il suo continuo, rozzo, -e insopportabile/inammissibile in una democrazia, almeno nel caso Boffo (o no?)- darsi da fare per ampliare il suo dominante controllo, anche con l'invenzione, oltre i limiti, dell'hybris mediatica; e in un paese a scarsa formazione liberale i pavidi, benché intellettuali, abbondano (da ogni parte). E sgomitano per dar gioia ai potenti. Suonare le campane dunque è comportamento non ridondante, specie se nei rintocchi si fa riferimento a una Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo ad incoraggiamento  degli intimoriti. O no?

A proposito di star system di sinistra ecco come, al Festival di Venezia, Michele Placido risponde ad UNA domanda (è vero che il tuo film è prodotto da Berlusconi con Medusa film?)... figuratevi se la giornalista spagnola gliene avesse fatto 10 di domande...guardate come parte in quarta e attacca la giornalista che è spagnola ma lui pensa che sia inglese; si difende attaccando Hollywood (l'invidia penis di chi è bravo di lui) e le guerre degli inglesi e degli americani in un minestrone immondo di idiozia e antiamericanismo...che schifo di spettacolo; che schifo di cinema...con Chavez applauditissimo ospite di questi dementi che mentre firmano contro la "dittatura" di Berlusconi, accolgono a braccia aperte, alla mostra di Venezia, quel cialtrone venezualano.

Ps: ovviamente Michele Placido ha firmato l'appello di Repubblica.

...... e indubbiamente anche Chavez, quello straordinario campione di democrazia e tolleranza, l'avrà firmato ....... :-)

e indubbiamente anche Chavez, quello straordinario campione di democrazia e tolleranza

non conosco Chavez, che ha fatto di male a parte essere un po' sopra alle righe?

Di tutto.

Tra l'altro se non sbaglio si autodefinisce peronista. Credo che piaccia a sx solo per la massa di gente che non ha la minima idea di chi sia ma solo di chiè amico (Cuba) o "nemico" (USA).

A me sembra una grandissima fiction. Si finge che il Venezuela sia una bella democrazia liberale di stampo europeo con un bel sistema mediatico equilibrato, libero e non golpista. Poi arriva il dittatore Chavèz e tutto inizia ad andare in merda. I sinceri liberali dell'opposizione, poveretti, non riescono più a fermare il sanguinario e feroce caudillo rosso (con gli aggettivi usati dal Corriere e dal Giornale ci poniamo ai massimi livelli della categoria, a pari merito di Jean-Bédel Bokassa o Ceauşescu) che piano piano elimina tutte le libertà politiche ed economiche faticosamente conquistate. Questo modo di fare è ridicolo ed è lo stesso che ad esempio viene applicato, ma al contrario, in quella grande democrazia che è il Messico. Da quel poco che ho trovato io le elezioni in Venezuela sono più trasparenti di quelle americane dell'era Bush. In compenso il grosso del sistema mediatico è lo stesso che ha appoggiato il golpe del 2002 e che incita in tv ad uccidere il presidente ogni 3x2.

I link da te citati non dicono poi molto. Ad esempio questo: http://www.elpais.com/articulo/internacional/Chavez/amenaza/acciones/mil.... Si dice che Chavèz abbia minacciato di ecc ecc perchè "ha calificado a Rosales de ser "un politiquero barato y mafioso" y lo ha acusado de haber convertido al Zulia en refugio de paramilitares, de mafias del narcotráfico y de grupos de extrema derecha venezolanos y colombianos." Dunque? Chavèz compra armi dai russi? Dovrebbe comprarle solo dagli usa? Chavez può essere rieletto all'infinito perché a maggioranza i Venezuelani hanno votato per modificare in questo senso la costituzione. E in Italia il premier non può ripresentarsi all'infinito? Chavez non rinnova la licenza alle tv golpiste che incitavano fino all'ultimo al suo omicidio? Atto davvero liberticida e antidemocratico devo dire.

Io penso invece che Chavèz non piaccia ai media occidentali ed alla destra solo per la massa di gente che sa solamente di chi è amico (Cuba) e di chi è nemico (Usa). Un appunto: essere nemici degli usa nel cortile di casa america latina non è assolutamente difficile e per mille buone ragioni.

Da quel che ho capito, Chavez sta instaurando una dittatura di stampo socialista in Venezuela. Per esempio, ha nazionalizzato diverse aziende.

Ne parlavo ieri con un mio amico Venezuelano. Pare che riesca a rimanere al potere nonostante espropri la proprietà privata, perché controlla capillarmente ciò che sta attorno alle elezioni (commissioni elettorali, media, giustzia) e la grande maggioranza della popolazione è molto povera e quindi non ha niente da perdere.

Certo che è una fiction, e tu sei lo sceneggiatore.

Hai chiesto cosa non va in Chavez: da quei link (e quelli correlati) ne esce come un caudillo sudamericano eversivo e peronista.Sospettato pure di connivenze coi narcos.

Ti concedo che molti suoi pari son stati trattati meglio dalla stampa per meriti politici, il resto delle tue obiezioni son fuffa.

PS: mai dubitato che sia arrivato al potere regolarmente, come molti dittatori o aspiranti tali prima di lui.

Prendiamo tutti nota: prende il potere regolarmente, tutte le elezioni sono regolari e certificate, accetta un referendum che perde per 200mila voti senza fare storie, nazionalizza il settore petrolifero ed elettrico rimborsando le compagnie espropriate, subisce un golpe appoggiato dalle tv private e non le chiude tutte con la forza appena può ma solo una e allo scadere della licenza, per evitare spargimenti di sangue si consegna pacificamente durante il golpe, convive con un sistema mediatico che spinge al colpo di stato ed al suo omicidio, non reprime gli scioperi generali con i carri armati o le truppe a cavallo. Chi è? E' l'eversivo.

Hai dimenticato di leggere quello che ho linkato sopra:

  1. fa arrestare il prefetto di Caracas (ordine so, non della magistratura o polizia)
  2. minaccia reazioni militari in caso di sconfitta nelle elezioni statali
  3. manda effettivamente i militari ad occuopare gli stati in cui è in minoranza
  4. arresta gli avversari politici, ed emettemandati di cattura internazionali su quelli espatriati
  5. espelle attivisti che lo criticano sul rispetto dei diritti umani

Già, ha vinto diverse elezioni e non ha chiuso il parlamento, dev'essere un liberaldemocratico.O forse è solo lento: dopo la prima volta che ha tentato un golpe si sarà fatto prudente.

non so che parametri state usando per giudicare Chavez, immagino che il benchmark sia un ideale di presidente democratico e inclusivo alla Zapatero o alla Obama? (per rimanere tra quelli "de gauche").

Chavez non e' peggio (e forse e' meglio) di molti esempi di presidenti che hanno calcato la scena politica venezuelana o, piu' in generale, latinoamericana. I venezuelani (di destra e di sinistra) non hanno molti esempi da imitare. Allende o Jean-Bertrand Aristide (per fare due esempi lontani tra loro nel tempo e nello spazio) sono stati tolti di mezzo in modi spicci. E Chavez ha avuto la sua dose.Chavez non e' un campione di democrazia e liberta', ma nemmeno a Singapore lo sono in termini di liberta' di stampa, nonostante usino un sistema di common law.

Poi per andare nello specifico degli esempi negativi chaveziani, i mandati di arresto citati, leggendo la stampa latina, sono stati emessi da delle corti venezuelane e non dall'esecutivo. La questione quindi e' quanto indipendenti dall'esecutivo sono le corti venezuelane. La mia impressione e' che siano poco indipendenti oggi, come erano poco indipendenti prima che chavez andasse al potere. solo che prima al potere c'era una minoranza bianca, ora al potere vi e' una sinistra pro maggioranza indios e meticcia. Chavez sta dando a questa gente quello che ha promesso: servizi pubblici coi soldi del petrolio. L'alternativa sarebbe stata quella di sempre: una elite che rimane elite. Colpa di Chavez e dei suoi supporters che hanno altre priorita' rispetto all'ideale di democrazia liberale, ma e' anche colpa dei sedicenti democratici liberali che lo hanno proceduto e non hanno fatto nulla in quella che doveva essere la loro priorita' #1.

 

 

Nessun benchmark. Johnny ha chiesto cos'ha che non va ed io ho risposto.Sei sicuro sugli ordini di arresto? Ho dato solo una rapida scorsa a quel materiale, ma sembra dipendere dai casi in oggetto.

Non so molto di politica Venezuelana, specie pre-chavez, ma quel poco è consistente con le tue osservazioni.Queste considerazioni però sono rilevanti per il Venezuela ma non per dare valutazioni sul suo caudillo.

Se uno legge i rapporti di Amnesty International vede che in Venezuela le violazioni dei diritti umani ci sono e sono gravi...che poi una analisi comparativa possa attutire o sminuire quelle responsabilità non mi interessa, del resto citavo Chavez perchè a Venezia era lui la star acclamata da firmatari che vedono la dittatura in arrivo in Italia. Tutto qui. Se a Venezia avessero applaudito Castro, o qualche notabile di Singapore avrei fatto ironia su quell'incoerenza.

Ps: poi c'è tutto il discorso dell'uso delle forniture di petrolio a fini politici a regimi impresentabili...

@Marcello: secondo la stampa Latina un tribunale ha ordinate l’arresto sia nel caso di dell’ex governatore dello stato di Zulia Rosales  che del prefetto di Caracas Richard Blanco

Come gia’ detto questo pone piu’ un problema sul grado di indipendenza dell’ordine giudiziario dall’esecutivo federale, ma anche dall’esecutivo statale, visto che e’ uno stato federale.

@Marco: il rapporto di amnesty international non distingue tra governo federale, statale o violenza domestica. Quindi la colpa e’ di Chavez, ma anche del suo oppositore Rosales, che ha governato uno degli stati piu’ ricchi e popolosi del Venezuela (Zulia ha ancora un governatore del partito di opposizione), ma anche di una societa’ povera e arretrata. In ogni caso, per fare un esempio, lo stesso rapporto di amnesty per la Colombia, guidata da Uribe, che viene portato sul palmo di una mano da States e europei, presenta violazioni molto piu’ corpose, per numero e qualita’ (Rapporto Amnesty International: Colombia). Colpa di Uribe?

"Chavez sta dando a questa gente quello che ha promesso: servizi pubblici coi soldi del petrolio."

 

D'accordo ma davvero i venezuelani poveri ci guadagnano dalla politica di Chavez?

Se guardiamo al paese nel suo complesso, la performance economica non è brillante, nonostante ogni anno si scaopar qualche nuovo giacimento di petrolio. Il paese rischia di avvitarsi nell iperinflazione, come già altri paesi sudamericani prima di esso.

il prossimo che glorifichi con gli stessi argomenti chi è? Putin? Ahmadinejad?

Il titolo non è riferito ne al post e neppure ai vari commenti, (ammetto di non essere riuscito a leggerli tutti), ma al fatto che

1) ci fossero discussioni di questo genere sui media nostrani, avremmo svoltato ma ciò non è possibile per le ragioni di cui sopra.

2) purtroppo, e parlo da indigeno innamorato, ha ragione chi scrive, ho perso il commento, che è dal 1861 che non siamo messi molto bene, però all'epoca c'erano i Cavour, i Minghetti ed i Sella

Quindi? Da una parte direi che possiamo essere ottimisti: in un modo o nell'altro siamo sempre riusciti a saltarci fuori; d'altra, potrei sbagliare, ho l'impressione che da un pò di anni a questa parte la classe dirigente  sia davvero patetica e sempre peggio e questo mi preoccupa molto.

Beh, non molto, ma grazie per averlo segnalato. Io ci capisco alcune cose.

Frasi come queste

Più del titolo, è indicativo il sottotitolo: 'Ba­sta appariré, come dice appunto Lele Mora. La società ha sposato totalmente i principi del mercato: competizione a tutti i costi. Ma non è una competizio­ne in cui vince il migliore. Vince il più spregiudicato. Quello disposto a tutto. Perché nella gara tutto è lecito, anche le gomitate sui denti.

provano che Franceschini e quelli come lui non devono governare né oggi, né domani, né mai. Perché sono così ignoranti (o così in malafede) da confondere il "mercato" con la particolare cultura television-cratica che è una deformazione tutta italiana dovuta, fra le altre cose, al fatto che in Italia NON C'È IL MERCATO televisivo, ma il duopolio che quando governa BS diventa monopolio.

Il poveretto non è in grado di capire che, da un lato, la "competizione a tutti i costi" in se e per se non c'entra nulla, visto che dipende su COSA si compete, e che, dall'altro, il mercato non è la competizione "a tutti i costi" ma, invece, la competizione "a certi costi". Nel caso specifico della televisione se la SUA PARTE POLITICA avesse usato il proprio potere, quando ce l'ha avuto, per creare mercato televisivo invece di usarlo per piazzare i propri portaborse e le proprie bambole in TV, ci sarebbe competizione, in quel mercato, e non sarebbe "a tutti i costi" ma "ai costi che una regolazione di mercato semicivile permette."

Ma, ripeto, Franceschini e la sua banda sono troppo sciocchi, ignoranti o in malafede (or all of the above) per arrivare a capire/dire questo.

Il resto che dice mostra come questa casta di subnormali che controlla la sinistra italiana non sappia vedere più in là del proprio naso. Tutto viene girato per fare polemica spicciola, con un orizzonte temporale di 6 mesi.

Siccome ora il problema è attaccare BS, le sue TV, le puttane di cui le riempie e che poi si porta in casa o manda in passerella a Venezia (ma la Mostra del Cinema non la controllano forse gli intellettuali di sinistra?) e via dicendo, ALLORA quella scatola cranica cava ma parlante che è Franceschini ci spiega che la caduta nell'accumulazione di capitale umano, lo sfascio della scuola e dell'università italiana sono DOVUTE alla TV e non viceversa:

L’impatto del model­lo televisivo sui giova­ni, sostiene Franceschini, è devastante. «Viene trasmessa l’idea che studiare e sacrificarsi sia del tutto inutile.

Lui ed i suoi imbarazzanti seguaci (e concorrenti interni al PD, che domani Bersani dirà di sicuro una fregnaccia equivalente) non riescono a capire una banalita' come la seguente: la gente non investe in capitale umano perché in Italia non rende, mentre dare via il culo per andare in TV rende! La responsabilità di tal fatto è sua e della casta di cui far parte per aver costruito un paese in cui studiare, lavorare, saper fare le cose non rende!

D'altra parte, se in Italia studiare, conoscere, esser preparato, saper fare le cose rendesse, gli incompetenti politici di professione che non sanno fare nulla come Franceschini, Veltroni, D'Alema, Brunetta, Sacconi e compagnia sarebbero a fare i conducenti d'autobus e non i ministri o aspiranti tali!

 

Lui ed i suoi imbarazzanti seguaci (e concorrenti interni al PD, che domani Bersani dirà di sicuro una fregnaccia equivalente) non riscono a capire che la gente non investe in capitale umano perché in Italia non rende, mentre dare via il culo per andare in TV rende! E che la responsabilità è sua e della casta di cui far parte per aver costruito un paese in cui studiare, lavorare, saper fare le cose non rende!

D'altra parte, se in Italia studiare, conoscere, esser preparato, saper fare le cose rendesse, gli incompetenti politici di professione che non sanno fare nulla come Franceschini, Veltroni, D'Alema, Brunetta, Sacconi e compagnia sarebbero a fare i conducenti d'autobus e non i ministri o aspiranti tali!

 

Again, standing ovation!!!

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