La carica degli 800

8 ottobre 2008 pietro senesi

Le iniziative di riforma della scuola e università proseguono celermente. Fra le innovazioni, è senz'altro da sottolineare quella che, raccogliendo l'antico appello di Michele a Mussi, consente alle università italiane di trasformarsi in fondazioni. Ben 800 docenti universitari hanno sottoscritto un appello in direzione contraria.

Infatti, la Legge 6 agosto 2008, n. 133, occupandosi di Università e Ricerca al Capo V, titola l'art. 16 come

"Facoltà di trasformazione in fondazioni delle università".

In particolare, il comma 1 recita

"In attuazione dell'articolo 33 della Costituzione, nel rispetto delle leggi vigenti e dell'autonomia didattica, scientifica, organizzativa e finanziaria, le Università pubbliche possono deliberare la propria trasformazione in fondazioni di diritto privato. La delibera di trasformazione è adottata dal Senato accademico a maggioranza assoluta ed è approvata con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. La trasformazione opera a decorrere dal 1° gennaio dell'anno successivo a quello di adozione della delibera."

È questa una possibilità del tutto nuova, che amplia l'autonomia universitaria e consente di intraprendere un cammino in direzione del cosiddetto (ma solo cosidetto) "sistema americano" dove l'assetto istituzionale di organizzazione senza scopo di lucro consente alle università di attuare politiche più efficienti di ricerca, reclutamento dei professori e offerta didattica.

Ciò è particolarmente rilevante se si tiene conto dell'entità dei tagli che il sistema di finanziamento statale sta apportando ai mezzi finanziari iscritti nei capitoli con cui lo Stato (attraverso il MIUR) alloca risorse alle università.

Tale trasformazione non implica alcun pregiudizio patrimoniale alla università che la attua, infatti il comma 2 dice

"Le fondazioni universitarie subentrano in tutti i rapporti attivi e passivi e nella titolarità del patrimonio dell'Università. Al fondo di dotazione delle fondazioni universitarie è trasferita, con decreto dell'Agenzia del demanio, la proprietà dei beni immobili già in uso alle Università trasformate."

Né la trasformazione è disincentivata da considerazioni di ordine fiscale, ovvero il comma 3 è non-distorsivo

"Gli atti di trasformazione e di trasferimento degli immobili e tutte le operazioni ad essi connesse sono esenti da imposte e tasse."

Il comma 5 testimonia la rilevanza che il legislatore riconosce al finanziamento delle università da parte dei privati quale sostituto al finanziamento statale. Infatti,

"I trasferimenti a titolo di contributo o di liberalità a favore delle fondazioni universitarie sono esenti da tasse e imposte indirette e da diritti dovuti a qualunque altro titolo e sono interamente deducibili dal reddito del soggetto erogante. Gli onorari notarili relativi agli atti di donazione a favore delle fondazioni universitarie sono ridotti del 90 per cento."

Da un lato le donazioni sono percepite integralmente (poiché esenti da tasse e imposte) dalle fondazioni. Dall'altro, è creato un incentivo a donare alle fondazioni universitarie, incentivo costituito
dalla deducibilità totale delle somme dal reddito imponibile. Ciò riveste duplice importanza in un contesto, quale quello italiano, dove comportamenti atti a ridurre il reddito imponibile sono in qualche misura ampiamente diffusi ma scarsamente orientati al bene pubblico. Ebbene, donare alle fondazioni consente ai privati di ridurre il proprio reddito imponibile senza commettere evasione fiscale :O :D La logica di "incentive compatibility" che fonda la norma è un'eccezione nel panorama legislativo italiano e splende come un'alba a mezzogiorno.

Ma l'apporto di risorse da parte dei privati può avvenire anche nella forma di

"...ingresso nella fondazione universtaria..."

se previsto dallo statuto adottato contestualmente alla delibera di trasformazione (comma 6).

Le buone nuove, però, finiscono qua anche se, con buona pace della loro comprensione dell'italiano, gli 800 e conta di cui si parla più tardi, sembrano non essersene resi conto. Il comma 9, infatti, gioca, in termini di ampliamento delle possibilità di azione e quindi dell'autonomia delle università-fondazione, un ruolo straordinario ma, ahimé, non straordinariamente positivo. Se il comma 5 segnala una qualche comprensione della nozione di incentivo, il 9 indica la non comprensione dell'idea di crowding out. Esso afferma chiaramente che

"Resta fermo il sistema di finanziamento pubblico; a tal fine, costituisce elemento di valutazione, a fini perequativi, l'entità dei finanziamenti privati di ciascuna fondazione."

Lasciamo stare l'espressione "Resta fermo il sistema di finanziamento pubblico...", forse che voleva andare in giro a fare i propri bisogni? Riflettiamo invece su cosa il sistema di finanziamento pubblico provochi, restando fermo, agli incentivi per le università di cercarsi donazioni private.

Tale riflessione si può fare con un esempio, improbabile ma suggestivo, delle nuove opportunità che la normativa apre alle università statali. Si immagini che Soros, frustrato per non aver comprato la Roma, voglia comprare il Napoli e non gli vendano nemmeno quello. Allora, non sapendo che fare, decide di donare 100 milioni di euro all'univeristà Federico II, all'uopo trasformata in fondazione. La Federico II potrebbe accettare la donazione SENZA rinunciare al finanziamento pubblico e, a seguito del comma 9, vedere i 100 milioni trasferiti (a fini perequativi) a un'altra fondazione (ossia, università cosicché l'incentivo a trasformarsi è duplice :D) che nulla ha fatto per meritarsi. Detto altrimenti: chi cerca nel privato rischia di perdere nel pubblico! Crowding out, appunto.

[Magrissima consolazione: la Federico II potrebbe, nell'esempio di cui sopra, pagare ai suoi professori il medesimo stipendio che avrebbero percepito senza adottare la trasformazione e senza ricevere i 100 milioni di Soros, evitando però di complicarsi la vita con incentivi legati a risultati di ricerca sottoforma di pubblicazioni fatte senza passare per la questura (che comunque sta li vicino). Se non avete capito cosa intendo qui dire non importa, in un certo senso è solo una cattiveria mentre in un altro è una verità.]

I commi successivi al 9 non fanno nulla per dissipare l'inviluppo di mummificazione necessario a garantire che tutti, comunque, continuino a ricevere lo stesso indipendentemente dai loro sforzi. Apparentemente a questo serve la cosidetta "perequazione", parolina magica che da sola, in un tardo comma 9, riesce a vanificare tutte le speranze che i commi precedenti avevano sollevato. E gli 800, forse non giovani ma certo ben forti, non se ne sono accorti ... L'ha messo involontariamente, la ministra Gelmini, quel comma 9 o l'ha fatto per testare l'acutezza dei suoi contestatori? Dovrò vivere, temo, senza saperlo. Mi chiedo, però, se l'han visto quelli della Lega e che ne dicono: ma come, gli danno il federalismo con una mano e glielo tolgono, imponendogli la perequazione universitaria, con l'altra? Ma che scherzi sono?

A volte, comunque, non ci si sbaglia nemmeno sbagliando. Alcuni professori hanno rivolto un appello contro la trasformazione dell'università in "fondazioni all'americana". È come una predestinazione quella di costoro: essere difensori delle libertà democratiche, nonostante e contro tutto, e nonostante non si sia compreso da che cosa le si difenda. È giusto difendere l'università statale da questa normativa liberista e capitalista, anche se di università-fondazione all'americana, purtroppo, in tale normativa non c'è nulla. La difesa procede speditamente: in pochi giorni i difensori sono diventati più di 300, addirittura 800! Chissà se han letto il testo della legge che contestano ...

37 commenti (espandi tutti)

E' questa una possibilità del tutto nuova, che amplia l'autonomia universitaria e consente di intraprendere un cammino in direzione del cosiddetto "sistema americano" dove l'assetto istituzionale di fondazione consente alle università di attuare politiche più efficienti di ricerca, reclutamento dei professori e offerta didattica.

Faccio notare anche in commento a questo articolo che non è appropriato parlare di "sistema americano"; se si vuole indicare un "sistema" con riferimento al tema in questione si può casomai indicare quello inglese, ove TUTTE le Università sono Fondazioni. In particolare, tutte tranne UNA sono state fondate da consorzi di benefattori/imprese/enti/altre fondazioni di natura privata, tipicamente raccolti attorno interessi di una certa comunità locale (o natura ecclesiastica per le classicissime). La Open University è l'unica Università sorta per iniziativa dello Stato che, in maniera del tutto ovvia agli occhi degli Inglesi, ha pensato bene di istituirla anch'essa in forma di fondazione. E d'altra parte, per esemplificare, fareste voi una forneria in forma di Pubblica Amministrazione? Lo stesso per gl'Inglesi: l'Università NON E' una Pubblica Amministrazione, "concettualmente".

Purtroppo agli occhi degli 800, che vengono da decenni di disinformazione di regime, non è evidente il fatto che la questione del finanziamento non c'entra, di per se', con quella della natura giuridica. Le Università britanniche sono finanziate dallo Stato ben più di quelle italiane. Naturalmente c'e' anche dell'altro. L'Italiano pensa sempre all'Università come UNA, diciamo come al Sistema Sanitario Nazionale, per questo parla sempre di Sistema Universitario. Invece e' ovvio che se uno pensa alle Università come fondazioni, le pensa necessariamente ab ovo come distinte le une dalle altre. E poi l'accademico italiano pensa ai settori scientifico-disciplinari come agli ordini professionali, a delle gilde che sono titolari della qualità (del reclutamento, in primis) in forma collettiva. Per questo i SSD sono le più potenti briglie di unificazione fra le varie sedi. E infine l'accademico meriodionale pensa, senza avere tutti i torti, che le propriue Università siano peggiori della media e quindi qualsiasi allentamento del Sistema Unitario vedrebbe rapidamente crescere il divario, non necessariamente in termini di finanziamento (si possono immaginare numerosi "modelli", e financo più egualitari in linea di principio), ma di "status", se vogliamo dire così.

Il punto fondamentale per fare una fondazione è la questione dei rapporti di lavoro e della governance. I "nostri" non ne vogliono sapere di non essere più dei travet. Ma poi ci sono tante altre questioni che vengono tirate in ballo, come avevo comiciato a segnalare qui.

RR

Grazie per aver indentificato e sottolineato questa grandissima stupidaggine del comma 9 dell'art. 16 della legge 133/2008, che promette di ridurre i finanziamenti statali alle universita' capaci di ottenere contributi privati, in modo che tutte le universita' siano perequate allo stesso finanziamento indipendentemente da ogni considerazione di merito.

Non c'e' nulla da fare, la Gelmini e tutto il centro-destra stanno mostrando una stupidita' sconfinata. Non sanno nemmeno copiare, sono come quegli studenti senza speranza che copiano agli scritti, ma non sono nemmeno capaci di copiare e non solo sbagliano ma mostrano anche di aver copiato. 

Nei sistemi dove le universita' sono fondazioni senza fini di lucro e dove il sistema funziona bene (es. USA) ovviamente i fondi statali vengono aumentati proporzionalmente ai contributi privati che le universita' riescono ad ottenere (matching funds). Si tratta di una regola banale per incentivare le donazioni, per incentivare la reputazione delle universita' a sollecitare donazioni, e cosi' via. La regola del comma 9 rende la riforma complessivamente nociva e dannosa rispetto al sistema di finanziamento statale ora vigente. Sono tentato di unirmi agli 800, a patto di non dover firmare certe farneticazioni, ma solo per oppormi al comma 9 che avvelena l'effetto complessivo della riforma.

Aggiungo che la prescrizione "perequativa" che prevede di compensare con maggiori finanziamenti statali chi riceve meno contributi privati e' ovviamente patrimonio condiviso delle elites intellettuali italiane  a tutti i livelli: ho anche esperienza diretta della sua applicazione indipendentemente e prima ancora della legge 133. Non si tratta di un'invenzione estemporanea, ma di una convinzione fortemente maggioritaria in Italia.

A mio vedere questo appello porta una buonissima occasione per stilare e divulgare un controappello da far firmare da coloro che nell'universita' pensano che la colpa non sia soltanto del governo ma anche dell'establishment universitario. Un controappello in cui si chiede che i tagli siano accompagnati da una chiara ed oggettiva valutazione meritocratica da parte della comunita' internazionale.

La gelmini sono mesi che si riempe la bocca di parole come "merito". Diamole la possibilita' di dimostrare le buone intenzioni. Facciamolo per lei.

 

naturalmente, io ci sto! e se qualcuno si prende la briga di scrivere l'appello (in questo periodo non ce la faccio proprio), posso dare una mano garantendo il passaggio sulla mia mailing list per la raccolta firme. 

Giorgio, go ahead. Ti do una mano stasera e facciamo girare. Son certo che troveremo abbondanti firmatari sia all'estero che in Italia.

Se vi vanno bene degli umili assegnisti di ricerca firmo volentieri anch'io (e, volendo, faccio anche girare qui da me)

domanda

johnny23021981 9/10/2008 - 11:05

a proposito di fondazioni americane, qualcuno sa come si regolano al loro interno i singoli dipartimenti (il sistema di potere interno insomma) e come si relazionano con chi assegna i fondi (altra gente ovviamente)

Le mie conoscenze sono approssimate e aspetto anche io di leggere testimonianze da chi insegna in Amerika, ma come ho scritto altrove mi risulta che:

  • ogni dipartimento ha un "dean" che e' piu' (o solo) espressione della fondazione (o dello Stato) che non dei docenti, e che decide sostanzialmente dello stipendio dei docenti in base ai loro meriti, che sono proporzionali alla capacita' di competere per fondi di ricerca e forse anche attirare studenti paganti
  • ogni dipartimento ha fondi dalla Fondazione o Stato che sono minimali e sufficienti solo per stipendi e funzionamento della struttura
  • ogni docente, inclusi i giovani in tenure-track, competono per i fondi di ricerca presso enti finanziatori e privati; per le scienze "dure" come fisica delle particelle i fondi vengono sostanzialmente dallo Stato anche se ci sono mecenati (caso recente i fondi che hanno creato il Kavli Institute) le cui donazioni vengono supplementate da fondi aggiuntivi pari o superiori dallo Stato
  • una percentuale (tipo 20%) dei fondi di ricerca viene incassato dal Dipartimento che fornisce le strutture amministrative per gestirli

Il funzionamento negli USA e' sostanzialmente diverso dall'Italia. I docenti competono tra loro per i fondi ma non tra di loro all'interno del Dipartimento ma tra di loro in tutto lo Stato. Piu' specificamente la competizione e' disciplina per disciplina in tutto lo Stato, piuttosto che tra discipline diverse ma appartenenti allo stesso Ateneo per i fondi comuni assegnati indivisi. E' evidente che e' molto piu' facile competere onestamente tra progetti della stessa disciplina piuttosto che tra progetti di discipline diverse nello stesso Ateneo come in Italia, dove non a caso prevale la divisione a pioggia.  I docenti hanno interesse ad avere colleghi prestigiosi e capaci di attirare fondi e il loro Dipartimento e' penalizzato dall'assunzione del cognato incompetente sia dalla pressione sociale sia dalla incapacita' di quest'ultimo di attirare fondi il cui overhead va a beneficio di tutto il dipartimento. In Italia invece una buona parte dei fondi viene assegnato indiviso agli Atenei e la competizione e' tra discipline diverse all'interno degli Atenei. In Italia il Rettore e' elettivo ed espressione unicamente dei docenti. Se potesse aumentarebbe all'infinito lo stipendio a tutti, promuoverebbe tutti, assumerebbe tutti.  L'unico limite all'abbuffata e' al livello centrale dello Stato cui pervengono corali richieste di aumentare il finanziamento all'Universita', che trovano limite esclusivamente nella capacita' dello Stato di affondare le mani nelle tasche dei contribuenti e nelle sue scelte tra privilegiare forestali, camionisti o docenti universitari.

Ad ennesima riprova dell' accuratezza dei nostri quotidiani, ecco una lista di doppioni dalla pagina di Repubblica (fatta in excel, potrei averne  persi alcuni).

Benvenuti Marco
Gabrielli Pier Giuseppe
Mazza Patrizio
Mula Guido
Pasquali Susanna
Varcamonti Mario
 

1) qui si parla della raccolta firme degli "800". va fatto però notare che le mobilitazioni non riguardano i docenti strutturati ma i ricercatori precari. sono loro che stanno protestando e alzando il polverone.
ora, se si ascoltano le dichiarazioni di questa gente, si capirà come queste critichino anche lo status quo e il sistema feudale mafioso dell'università italiana. ovviamente la mobilitazione è contro la mezza - o nemmeno questo - riforma gelmini perchè, e qui penso tutti siano concordi, non si tratta solo dell'ennesima occasione persa ma di un modo per buttar tutto ancora di più in merda. scusate i termini.

2)qui c'è qualcosa di interessante. qualcuno che ci capisce può dire qualcosa a riguardo?

Mentre lo Stato italiano privatizzava, al fine di garantire la concorrenza nel mercato dei lavori pubblici e delle pubbliche forniture, la Comunità europea pubblicizzava, imponendo agli Stati membri la figura giuridica dell’organismo di diritto pubblico (Direttive 89/440; 36 e 37 del 1993 e direttiva sui servizi 92/50).
 
Definizione comunitaria di “organismo di diritto pubblico”

Per la Comunità Europea se la disciplina speciale prevista per una fondazione  “privatizzata”  contiene anche uno soltanto dei seguenti indici sintomatici: la gestione è soggetta a controllo da parte dello Stato, degli enti pubblici territoriali o di altri organismi di diritto pubblico; l’attività è finanziata in modo maggioritario da questi ultimi; gli organi di amministrazione direzione o vigilanti sono costituiti da membri dei quali più della metà è designata dallo Stato, dagli enti pubblici territoriali o da altri organismi di diritto pubblico, non si tratta di una fondazione di diritto privato, bensì di un ente pubblico, qualunque sia il nomen usato dal legislatore (Merusi).

3) c'è abbastanza incertezza sulle intenzioni del ministero. dovrebbero uscire circolari e regolamenti riguardo alla faccenda fondazioni. il ministro non sono io e nemmeno voi. E' lui che dovrebbe dire qualcosa e farsi sentire, che dovrebbe spiegare esattamente cosa si intende e perchè, che dovrebbe diffondere una bozza dei regolamente attuativi ecc ecc per indirizzare il dibattito pubblico e per rispondere ai "suoi" lavoratori.
Oppure dobbiamo darci all'ermeneutica della legge o affidarci alla divinazione? Perchè le interpretazioni sono tra le più varie e disparate e così le prese di posizione a favore o contro.
Da agosto sono partite le mobilitazioni e ci sono già le prime occupazioni, come nel dip. di Fisica di roma da parte dei ricercatori. Invece la Gelmini si diletta nel partecipare a appuntamenti come questo: "La passione tinge dei
propri colori tutto ciò che tocca".

Ora se il ministro non parla che si deve fare?  Ecco qui il sanguinario "andare a prenderla in ufficio".

conoscenti di siena mi dicono che gli stipendi non sono pagati già ora (e non solo come d'uso i contributi) e che l'anno prossimo sarà dimezzato il fondo per ricercatori e dottorandi. il debito è di 140 milioni, la stessa cifra che invece poco tempo fa è stata regalata cortesemente a catania.
i prof. ordinari a lettere sono pochissimi quindi blocco turno over e sui precari si abbatterà praticamente su tutti. alcuni dottorandi se ne sono già andati perchè "hanno figli e devono portare a casa i soldi". sono davvero sull'orlo del fallimento - perchè non si sono mossi prima? immagino di saperlo, il sistema feudale c'è ovunque - e questo tentando di non far sapere nulla alle matricole, altrimenti ci sarebbe una bella fuga verso cosa non si sa visto che firenze è in condizioni simili.
http://corrierefiorentino.corriere.it/universita/articoli/2008/09_Settembre/26/ateneo_firenze_siena_pisa_crac.html

inizio a sospettare che quando si parla di "scaricare le colpe altrui su dottorandi, ricercatori e studenti" forse ci sia qualcosa di vero.

mi piacerebbe avere però conferme. qualcuno qui dentro sa qualcosa esattamente? non sarà un panico stile borsa?
inutile però aspettarsi risposte dal ministro. lui è impegnato in ufficio.

Oggi pomeriggio assemblea dei ricercatori precari. Domani ti faccio sapere con un po' di esattezza (spero) quale sia la situazione dell'ateneo senese.

Leggendo sulla stampa sembra che la situazione di Siena non sia veramente cosi' tragica: si sono svenati per comperare immobili di pregio (l'ultimo, 100 MEuro) che potrebbero rivendere senza perdite significative per fare cassa. Curiosamente a Siena hanno preferito spendere per immobili invece di pagare i contributi obbligatori per legge per i dipendenti, e tutto cio' senza che la magistratura e lo Stato finanziatore abbiano nemmeno alzato un sopracciglio. Dall'INPS non si sono degnati di fornire alla magistratura nemmeno una minuscola notizia di reato? Misteri della Repubblica delle Banane. Sembra messa peggio Firenze, che negli ultimi anni ha venduto praticamente tutti gli immobili in suo possesso per pagare le spese correnti.

Curioso poi che queste due universita' della Toskana democratica abbiano potuto condurre questa vita spericolata pur essendo statali. A questo punto non capisco quali pericoli sorgano nella paventata conversione a fondazione ... forse minori possibilita' di soccorso statale a carico dei contribuenti e minori immunita' per i cattivi amministratori in caso di bancarotta?

 

Ti dirò di più. L'università di Firenze ha pure problemi ha pure problemi a vendere i suoi immobili. Si tratta infatti (nella stragrande maggiornaza dei casi) di edifici "storici" la cui unica possibile destinazione (dal punto di vista del privato che ci voglia investire) è quella di diventare alberghi di lusso o atelier di moda. Considerando i vincoli imposti (anche giustamente) dai beni culturali queste destinazioni d'uso non sono plausibili e quindi l'università non riesce a vendere.

In compenso, negli ultimi anni, l'università di Firenze si è lanciate nella costruzione di un "polo scientifico" (dove attualmente hanno sede la facoltà di Fisica, di Chimica, di Biotecnologie ed il CNR) ed un "polo delle scienze sociali" (Giurisprudenza, Scienze politiche ed affini) nella cui realizzazione sprechi e passaggi poco chiari sono stati all'ordine del giorno.

A parer mio il grosso del buco all'università di Firenze non è dovuto all'inefficenza della ricerca (che pure c'è) ma ad una inefficenza amministrativa che definire criominale sarebbe fargli un complimento.

La riforma del 1994 che ha istituito il fondo di finanziamento ordinario delle università unificando una ventina di capitoli diversi aveva mantenuto invece un capitolo diverso per l'edilizia. Se le cose non sono cambiate l'ipotesi di pagare direttamente o indirettamente gli stipendi con i fondi ministeriali ricevuti per l'edilizia configurerebbe una irregolarità (non più un reato, a causa di una legge  varata per salvare diversi amminisratori, tra i quali, mi sembra, Burlando) e cioè il "peculato per distrazione".

Se le cose non sono cambiate l'ipotesi di pagare direttamente o
indirettamente gli stipendi con i fondi ministeriali ricevuti per
l'edilizia configurerebbe una irregolarità

Mi risulta che tu abbia ragione, anche a me torna che i fondi statali per l'edilizia sono separati da quelli del finanziamento ordinario. Tuttavia almeno nel caso di Siena, ma credo in molti altri casi, ci sono anche fondi privati e overhead su fondi di ricerca che l'Ateneo puo' spendere senza vincolo di destinazione. Ovviamente bisognerebbe controllare, ma e' possibile che Siena abbia usato i generosi fondi del MPS per investimenti immobiliari piuttosto che per pagare i contributi INPS. Sono tutte ipotesi sia chiaro, bisognerebbe vederei i bilanci per capire. Vuoi vedere che se fosse stata una fondazione Siena avrebbe avuto meno vincoli e avrebbe potuto pagare i contributi INPS piuttosto che acquistare immobili di pregio nel centro storico di Siena?

Il decreto della Gelmini dice che quando le universita' diventano fondazioni lo stato regala loro qualsiasi possedimento immobiliare di cui gia' dispongono. Una postilla che girava da tempo.

Mi sa quindi che qui quello che e' successo e' che qualcuno a Siena e altrove ha fatto il furbo comprando immobili, che poi sarebbero divenuti di proprieta', e accumulando debiti che con ogni probabilita' ripasseranno allo Stato.

Tra l'altro se c'e' una universita che e' buona candidata per diventare una fondazione e' proprio siena perche' ogni anno il monte dei paschi le regala un pacchettino di milioni.

Hai indovinato Giorgio. Infatti dei tre atenei toscani quello che (in una riunione a livello di presidi e rettori) si è dichiarato a favore del passaggio a fondazione è Siena, mentre Firenze ha risposto "ni" e Pisa è decisamente contraria anche perché lamenta l'assoluta mancanza di tessuto industriale o bancario che potrebbe erogare i finanziamenti.

Il decreto della Gelmini dice che quando le universita' diventano
fondazioni lo stato regala loro qualsiasi possedimento immobiliare di
cui gia' dispongono. Una postilla che girava da tempo.

Alla luce degli investimenti immobiliari di Siena e della svendita quasi totale del patrimonio immobiliare di Firenze mi sfugge cosa cambi con la trasformazione in fondazione. Sembra a me che gia' ora come entita' statali le universita' acquistino e vendano immobili come se fossero di loro proprieta'. Ci vorrebbe un esperto di burocratese e di normative della Repubblica bananifera.

Il decreto della Gelmini dice che quando le universita' diventano
fondazioni lo stato regala loro qualsiasi possedimento immobiliare di
cui gia' dispongono. Una postilla che girava da tempo.

scusa puoi fare una citazione esatta perfavore, con riferimenti precisi e magari il link al testo? 

Articolo 16 comma 2 e 3, no? li citi pure nel tuo articolo.

Confermo quanto detto da Alessandro. Il buco di Siena è saltato fuori "improvvisamente" pochi mesi fa. Prima si lodava Siena come Ateneo in regola, anzi all'avanguardia. Si vede che i controllori non controllano praticamente mai. Oppure fanno finta di controllare (come succede dappertutto!). Confermo anche che dovrebbero riuscire a cavarsela vendendo o svendendo immobili.

 

(ops, era una risposta al commento di Alessandro Figa Talamanca, scusate).

art. 16 comma 2:

Le fondazioni universitarie subentrano in tutti i rapporti attivi e passivi e nella
titolarità del patrimonio dell'Università. Al fondo di dotazione delle fondazioni
universitarie e' trasferita, con decreto dell'Agenzia del demanio, la proprietà dei beni
immobili già in uso alle Università trasformate.

se subentrano in tutti i rapporti attivi e passivi come fa lo stato a regalargli qualsiasi possedimento immobiliare di cui già dispongono? a meno che con questo giorgio non intenda che ti paghi il mutuo sul regalo se mutuo c'è.

Nè può lo stato regalare qualcosa che l'università ante trasformazione aveva comprato magari accendendo un mutuo, poichè allora si tratterebbe già di immobile di proprietà dell'università.

Mi pare che la norma voglia chiarire come l'università che si trasforma in fondazione non perde immobili e, una volta trasformata, vede la proprietà dei beni dell'università ritrasferiti alla fondazione.

 

Non vedo come ne segue la possibilità 

che qualcuno a Siena e altrove ha fatto il furbo comprando immobili,
che poi sarebbero divenuti di proprieta', e accumulando debiti che con
ogni probabilita' ripasseranno allo Stato. 

Comunque, non sono un giurista e potrei sbagliarmi. 

già in uso

quindi anche quelli, poniamo il caso, proprietà del demanio o della regione ma che l'università usa stabilmente. Cosa succeda all'università di bologna invece non so. Moltissimi stabili in centro città sono infatti concessi da Unicredit all'Alma Mater ma sono ovviamente di Unicredit. penso ritornerebbero a unicredit a meno di non fare ovviamente una fondazione :)

sono d'accordo. secondo me non possono esserre altro che beni di proprietà in uso alle università, di altre cose lo stato non potrebbe trasferire la proprietà che non ha almeno finché, nel caso di bologna, non nazionalizzano le banche per salvarle. si veirifcherà allora l'opposto dell'espropriazione....

L'ESDEBITAZIONE :D !

 

cioè la politica con cui lo stato si appropria dei debiti delle banche private in modo lump-sum, cioè senza modificare il comportamento delle banche che seguiranno ad essere inefficienti :D

 

... c'è un enorme problema "ideologico" ma questo si basa su una differenza non di poco conto (anzi)

 che divide l'essere università ente di diritto pubblico rispetto all'essere un ente di diritto privato

oggi stiamo assistendo nell'uragano finanziario come tutto diventa relativo ... dipende potremmo dire

...  legge salva banche ... solo una domanda: perchè sostenere l'irriformabilità del e dei sistemi ?

 

dipende ... dipende da come gli "intellettuali" ... riescono a convincere ed organizzare le masse ... !!!

avete una grande responsabilità ... un'immensa responsabilità !!!

no no! la responsabilità è delle masse perché è con il loro patrimonio presente e futuro che si ripaga il debito pubblico accresciuto eventualmente dei debiti delle banche nazionalizzate

 

è comunque immensa :D visto quanto ci sarà da pagare!

 

 

pietro, stavo facendo una speculazione maliziosetta non sul fatto che gli immobili rimangono dell'universita', quello e' un fatto. ma dicendo:

accumulando debiti che con
ogni probabilita' ripasseranno allo Stato.

E qui che pensavo con malizia. Quanti sono gli atenei in attivo? Mi sembra ben pochi. Se lo Stato ad un certo punto facesse (o avesse lasciato intendere di voler fare) un bel prestito ponte alitalia-style per incentivare la formazione della fondazione allora tutto mi tornerebbe. Anche perche' senno' con tutta la buona volonta' faccio davvero difficolta' a capire perche' una universita' dovrebbe preferire di comprare immobili a destra e manca invece di pagare l'inps ai propri dipendenti. 

con tutta la buona volonta' faccio davvero difficolta' a capire perche'
una universita' dovrebbe preferire di comprare immobili a destra e
manca invece di pagare l'inps ai propri dipendenti.

Perche' e' piu' facile che lo Stato sborsi qualcosa extra per pagare i contributi INPS non versati piuttosto che per comperare immobili di pregio, egualmente e' piu' facile mobilitare dipendenti, precari e opinione pubblica contro lo Stato che nega soldi se c'e' un debito INPS piuttosto che se i soldi extra sono motivati dall'investimento in immobili di pregio da acquistare.

mi risulta siano state chieste le dimissioni del rettore da parte di ricercatori e studenti

cioè lo stato prima riduce la dotazione finanziaria delle università per fare poi un prestito ponte a quelle che si trasformano in fondazioni?

 

boh, difficile a dirsi, almeno io non riscontro quest'intenzione nella legge e forse il rettore a Siena ha pensato di fare un buon investimento. Potrebbe affittare dei locali per genenrare i redditi per pagare l'INPS quando gliela chiederanno... boh

 qualcuno di Siena con più informazioni?

 

magari avere un quadro della situazione patrimoniale delle università italiane. La CRUI non la pubblica? dovrebbe essere nel suo interesse 

 

In molti casi le università hanno in uso beni demaniali. Nel caso di trasformazione in fondazione i beni demaniali passerebbero alla fondazione. E' per questo che si parla di decreto dell'agenzia del demanio.

[Magrissima consolazione: la Federico II potrebbe, nell'esempio di cui
sopra, pagare ai suoi professori il medesimo stipendio che avrebbero
percepito senza adottare la trasformazione e senza ricevere i 100
milioni di Soros, evitando però di complicarsi la vita con incentivi
legati a risultati di ricerca sottoforma di pubblicazioni fatte senza
passare per la questura (che comunque sta li vicino). Se non avete
capito cosa intendo qui dire non importa, in un certo senso è solo una
cattiveria mentre in un altro è una verità.]

I commi successivi al 9 non fanno nulla per dissipare l'inviluppo di
mummificazione necessario a garantire che tutti, comunque, continuino a
ricevere lo stesso indipendentemente dai loro sforzi. Apparentemente a
questo serve la cosidetta "perequazione", parolina magica che da sola,
in un tardo comma 9, riesce a vanificare tutte le speranze che i commi
precedenti avevano sollevato. E gli 800, forse non giovani ma certo ben
forti, non se ne sono accorti ... L'ha messo involontariamente, la
ministra Gelmini, quel comma 9 o l'ha fatto per testare l'acutezza dei
suoi contestatori? Dovrò vivere, temo, senza saperlo. Mi chiedo, però,
se l'han visto quelli della Lega e che ne dicono: ma come, gli danno il
federalismo con una mano e glielo tolgono, imponendogli la perequazione
universitaria, con l'altra? Ma che scherzi sono?

Scusa ma credo di non capire. nella 133 si parla anche di blocco del turnover, nella misura di una precisa percentuale che ora non ricordo ma che piu' o meno sta significare che si potrà assumere un nuovo contratto solo con la partenza di 3 o 4 altri. Quindi se capisco bene senza fondi privati col piffero che la Federico II puo' pagare gli stessi stipendi...

Puo' reggere per un po', tenendo in cattedra professori e ricercatori ultranovantenni .... se li perde è fottuta, senza fondi privati sostitutivi.

Ogni funerale sarà un dramma e per il pianto collettivo non sarà necessario far precedere il corteo funebre da quelle figure che nell'antica grecia e roma erano le lamentatrici professioniste (prefiche)

A parte questa cosa, sono d'accordo che l'idea di una perequazione che dia meno fondi a chi ha ricevuto quelli privati (e viceversa) è una solenne stupidata. Tuttavia credo che bisognerebbe anche sostenere con mano pubblica alcune di quelle università che non dovessero interessare fondi privati.

Per esempio se nessun privato sostenesse la psicologia, o la storia, credo che sarebbe un danno.

O no?

Ciao,

Franz

Scusa ma credo di non capire. nella 133 si parla anche di blocco del
turnover, nella misura di una precisa percentuale che ora non ricordo
ma che piu' o meno sta significare che si potrà assumere un nuovo
contratto solo con la partenza di 3 o 4 altri.

La 133 non entra molto nei dettagli ma per quanto capisco le universita' pagano gli stipendi col finanziamento ordinario (FFO) e per legge non devono assumere nessuno se il monte stipendi non rimane entro il 90% dell'FFO. La 133 prevede che l' FFO venga ridotto proporzionalmente alla riduzione della pianta organica a seguito della limitazione del turnover al 20%, quindi in prima approssimazione rimarra' sufficiente a pagare tutti gli assunti presenti e futuri. Il monte stipendi aumentera' anche per scatti di anzianita' e per promozioni interne, queste ultime pero' sono sotto il controllo delle universita' che non possono permetterle se sfondano il 90% del FFO.

A parte questa cosa, sono d'accordo che l'idea di una perequazione che
dia meno fondi a chi ha ricevuto quelli privati (e viceversa) è una
solenne stupidata. Tuttavia credo che bisognerebbe anche sostenere con
mano pubblica alcune di quelle università che non dovessero interessare
fondi privati.

Certamente puo' essere condivisibile l'affermazione: "resta fermo il livello di finanziamento statale medio esistente oggi a tutte le universita'", che sosterrebbe pariteticamente tutte le universita' incluse quelle che non dovessero ricevere finanziamenti privati.  Quello che appare inaccettabile e ridicolo per chi afferma di voler promuovere il merito e' modulare il finanziamento statale per favorire gli atenei che non riceveranno fondi privati.

 

 

Scusa ma credo di non capire. nella 133 si parla anche di blocco del
turnover, nella misura di una precisa percentuale che ora non ricordo
ma che piu' o meno sta significare che si potrà assumere un nuovo
contratto solo con la partenza di 3 o 4 altri. Quindi se capisco bene
senza fondi privati col piffero che la Federico II puo' pagare gli
stessi stipendi...

con stessi stipendi non intendevo "stesso monte stipendi" cioè "stessi stipendi con uguale numero di prof" intendevo "stessi stipendi alle persone che già li percepiscono" per sottolineare che la trasformazione in fondazioni probabilmente non creerà risorse per premiare/incentivare chi fa più ricerca.

 

tu, invece, poni attenzione al "numero di stipendi". Cosa faresti, allora, la "perequazione interna" assumendo nuovi prof anziché dare di più a chi fa più ricerca?

è in questa chiave che dobbiamo interpretare il tuo

 

Per esempio se nessun privato sostenesse la psicologia, o la storia, credo che sarebbe un danno.

O no?

 ?

 

ciao,

 

pietro

Ho compreso quel "stesso stipendio a chi già lo percepisce".
Io invece mi riferivo al volume generale , che puo' aumentare solo con fondi privati, i quali ovviamente guardando al merito piu' che alla gloria (anche se non escludo che ci sia questa seconda forma pubblicitaria di mecenatismo) agiscono sul merito dei risultati. 

Come farei? Beh, mai scelte pubbliche su base nazionale. Secondo me la scelta pubblica sul finanziamento universitario deve essere su base statale-locale (federalistica) e quindi in ordine alla conoscenza delle caratteristiche del territorio in cui le università sono inserite. Scelte nazionali possono essere solo sussidiarie. Nel concreto non saprei che scelte operare o consigliare, perché non sono un tecnico di management universitario, ne privato ne pubblico. So che all'ente pubblico serio e virtuoso, di qualiasi livello, piace destinare fondi precisi e fissi, possibilimente stabili e certi. Finalizzati ad un risultato. Si stabilisce l'obettivo e da li si parte per capire come raggiungerlo, finanziamenti compresi. 

Ciao
Franz 

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