I censori del Grande Firewall

3 dicembre 2006 giorgio topa
...o dello Scudo Dorato, come lo chiama il partito comunista cinese.

Secondo l'Economist (2-8 dicembre, technology quarterly), i censori al soldo del governo cinese sono piu' di 30,000 e giocano al gatto e al topo con quelli che cercano di evadere la internet-censura in Cina, sia dall'interno che dall'esterno. Evidentemente il governo cinese prende molto sul serio la possibilita' che permettere la libera circolazione di idee fra la Cina e il mondo esterno costituisca una seria minaccia per la stabilita' del regime cinese. Ovviamente la stessa cosa succede in Iran, e in qualsiasi altro posto piu' o meno totalitario.

Una cosa affascinante, sempre riportata dall'Economist, e' l'esistenza di siti che forniscono proxy anonime a chi, per esempio in Cina, vuole esplorare il web senza restrizioni censorie (confido nel fatto che il nostro grande timoniere mi corregga, se dico delle cazzate tecniche). Ad esempio, questo sito consente di accedere a qualunque pagina web senza rivelare alcuna informazione personale, come ad esempio il proprio IP address, e senza che la pagina in questione venga bloccata dal paranoico censore [vedo gia' possibili applicazioni anche all'interno di altre istituzioni poco democratiche, come ad esempio la famiglia...].

I censori, ovviamente, dopo un po' scoprono queste "finestre" verso il mondo aperto e le chiudono, ma sempre con leggero ritardo. E nuove finestre spuntano in continuazione. Da qui il classico gioco fra gatto e topo. La cosa, vista da qui, sembra ridicola, ma viene presa mortalmente sul serio da chi, come il governo cinese, vuole evitare che certe idee sfiorino troppo la mente della gioventu' cinese (che pare passi un sacco di tempo in rete), oppure da chi invece, come i dissidenti cinesi e le organizzazioni occidentali che vogliono seminare certi semi in certe menti, cerca di scardinare questa nuova muraglia cinese.

Ma le restrizioni imposte dal regime cinese non si limitano alla rozza censura. C'e' anche la "moral suasion" altrimenti nota come "bastone e carota". Ad esempio, il governo cinese poco tempo fa ha detto a Google: "cari signori, volete accesso ad un mercato gigantesco che vi fa venire nei pantaloni da quanto e' redditizio? Bene, allora auto-censurate il vostro motore di ricerca" [libera traduzione del sottoscritto].

L'amministrazione di google giustifica la propria decisione di scendere a compromessi con il governo cinese sostenendo che, nonostante le restrizioni all'accesso, la presenza del piu' popolare motore di ricerca fara piu' bene che male alla popolazione cinese. Diversamente si e' comportato Jimmy Wales, il fondatore di wikipedia, rifiutandosi categoricamente di limitare la liberta' degli utenti/scrittori della famosa enciclopedia libera. Per piu' di un anno, l'intera wikipedia rimase bloccata dal grande firewall; recentemente il governo cinese ha scelto di permettere l'accesso alla maggioranza delle voci in inglese e, in alcune citta', alla versione cinese. In questo caso, il governo conta sull'autocensura. I wikipedisti cinesi, pur di mantenere non oscurato dai censori l'accesso al proprio sito, hanno accettato il compromesso di sterilizzarne il contenuto riguardo a voci delicate per il governo cinese, come ad esempio il lascito di Mao (dittatore sanguinario o statista illuminato?), lo status giuridico di Taiwan (stato indipendente o per sempre parte della madrepatria cinese?), eccetera.

Alla faccia di chi pensa che la libera circolazione di idee sia una cazzata, e che l'internet sia solo noise. Chiedetelo ai cinesi.

 

 

8 commenti (espandi tutti)

e gli ipocriti del COI.

Mentre i dittatori cinesi emettono i loro ultimatum contro il popolo tibetano e si preparano ad un bel massacro (massacro che ovviamente sparirà dalla storia ufficiale della pacifica Cina, come sparì Tien-an-men: i miei studenti cinesi scoprono di Tien-an-men solo quando vengono a studiare qui negli USA e qualcuno gliene parla!) non posso che riandare a 28 anni fa, quando Jimmy Carter chiese di boicottare i giochi di Mosca, proposta che (seppure a volte oscillando) Ronald Reagan appoggiò.

Cominciò allora, a mio avviso, la presa di coscienza dell'occidente libero che "si poteva fare", ossia si poteva far crollare il folle impero comunista sovietico esercitando su di esso pressione economica, politica e militare. Crollò, infatti, solo dieci anni dopo. Nel caso cinese non vi è un impero da far crollare, ma un impero in fieri da bloccare. Non sarebbe male cominciare a pensarci: anche il Tibet e le olimpiadi di Pechino sono una buona occasione. Anche perché i precedenti della politica cinese in Tibet, sono abbastanza orrendi. 

P.S. Per quelli che invece pensano con entusiasmo al viaggio in Cina per le Olimpiadi: soldi buttati via. Pechino è una città orrenda, inquinata e sostanzialmente brutta, fatta eccezione per la zona di Tien-an-men e la Città Proibita, ed un paio di templi in condizione decenti ed artisticamente interessanti. Il resto della megalopoli sembra Queens, rifatto in fretta, con palazzi più alti e con molto più inquinamento a causa d'un trafffico che non è bestiale, è ridicolo. Ad ogni  buon conto, c'è più arte in provincia di Siena che in tutta la Cina; le bellezze naturali nelle zone raggiungibili da "turisti olimpici" non ci sono e le gare si vedono meglio in TV. Raccomando le isole del Mediterraneo in luglio, soldi spesi molto meglio.

Sono d'accordo. Boicottiamo i giochi di Pechino. Non che i monaci del Tibet siano dei santerellini, ma questo non giustifica certo un massacro.

Boicottaggio, boicottaggio! 

Uhm, non che me ne freghi molto delle Olimpiadi, ma dai filmati da Lhasa non mi e' parsa precisamente una pacifica manifestazione buddhista: mi assomigliava piu' all'Intifada, o magari ai Los Angeles riots del 1992: con assalti a negozi di proprieta' cinese, pestaggi di passanti dall'aspetto cinese (tra cui tre turisti giapponesi) e assalti a uffici di Bank of China da parte di gente armata di machete...

Senza dubbio alcuno, è esattamente come tu dici. I popoli oppressi, quando l'oppressione non è più sopportabile e raggiungono consapevolezza che forse è meglio rischiare la vita ribellandosi che patire in silenzio, si ribellano contro i loro oppressori anche con atti di violenza, nel tentativo legittimo di riconquistare l'indipendenza nazionale e la libertà. Così facendo seguono - oltre all'istinto naturale di ogni essere umano che desidera essere libero dal giogo altrui - anche gli insegnamenti del Presidente Mao sulla lotta di liberazione nazionale.

Come in ogni movimento di questo tipo, anche se la strategia generale e' non-violenta, ci sono sempre elementi che scelgono la protesta violenta. Ci sono anche quelli che hanno deciso di immolarsi per la causa. Parlando con amici che hanno contatti in Tibet, la strategia sembra essere quella di provocare una reazione molto violenta da parte di Pechino, per richiamare l'attenzione dell'opinione internazionale sul Tibet e far si' che essa eserciti pressioni su Pechino per concedere maggiore autonomia, la possibilita' di trovare lavoro, libera espressione, eccetera.

Percio', le cose si infiammeranno ancora di piu' nei prossimi tempi. Sul boicottaggio delle Olimpiadi invece, non mi faccio alcuna illusione. Troppi gli interessi in gioco. 

Come in ogni movimento di questo tipo, anche se la strategia generale
e' non-violenta, ci sono sempre elementi che scelgono la protesta
violenta. Ci sono anche quelli che hanno deciso di immolarsi per la
causa. Parlando con amici che hanno contatti in Tibet, la strategia
sembra essere quella di provocare una reazione molto violenta da parte
di Pechino, per richiamare l'attenzione dell'opinione internazionale
sul Tibet e far si' che essa eserciti pressioni su Pechino per
concedere maggiore autonomia, la possibilita' di trovare lavoro, libera
espressione, eccetera.

Be', piu' che di immolarsi mi pare sia il caso di parlare di "strategia del tanto peggio, tanto meglio" da parte di frazioni che scelgono la lotta armata (chi si immola sacrifica se stesso, non gli altri). Comunque, le rivendicazioni prevalenti non sono tanto di liberta' religiosa e di espressione come negli anni '60, quando le Guardie Rosse distruggevano i templi, quanto di indipendenza nazionale (che sarebbe piuttosto costosa in termini economici, dato che il governo centrale cinese spende in Tibet circa 2 miliardi e mezzo di dollari all'anno in investimenti infrastrutturali e non pratica imposizione fiscale). La vedo molto difficile per loro, data l'importanza strategica del Tibet per la Cina in termini militari: la sua annessione permette il controllo della frontiera naturale dell'Himalaya. La situazione e' molto simile a quella del Kashmir, un altra regione la cui popolazione chiede da decenni in modo non sempre pacifico l'indipendenza (raccomandata anche da una risoluzone dell'Onu nel 1947), ma che e' considerata vitale per la difesa da parte dell'India. In qualche misura anche l'Alto Adige/Sudtirol ha caratteristiche simili per l'Italia, anche se in questo caso gli episodi di violenza sono rimasti sporadici.

Percio', le cose si infiammeranno ancora di piu' nei prossimi tempi.
Sul boicottaggio delle Olimpiadi invece, non mi faccio alcuna
illusione. Troppi gli interessi in gioco.

Heh, i boicottaggi... Quello delle Olimpiadi di Mosca fu motivato con l'invasione dell'Afghanistan. Ricordi? Erano i tempi in cui persino Rambo era mobilitato per aiutare gli eroici Mujaheddin (tra i quali un ancora poco noto Osama bin Laden) contro i Russi invasori. Oggi l'Afghanistan e' invaso dalla Nato, i missili terra-aria Stinger inviati ai Mujaheddin tengono svegli la notte chi si occupa di sicurezza dei voli civili, e come suprema ironia la Nato sta discutendo con i Russi l'offerta di aiuti militari avanzata da Putin (in cambio di mano libera in Ucraina e Georgia). E poi mi dicono che sono troppo cinico...

Be', piu' che di immolarsi mi pare sia il caso di parlare di "strategia
del tanto peggio, tanto meglio" da parte di frazioni che scelgono la
lotta armata (chi si immola sacrifica se stesso, non gli altri).

Vedi anche quest'articolo del Times. Mi pare che il Dalai Lama stia correndo il rischio di diventare il Mahmoud Abbas dei Tibetani, considerato il leader riconosciuto in occidente, ma con un'autorita' progressivamente erosa da elementi estremisti nella nazione che rappresenta.

Due cose, tanto per non far finta che il Tibet non esista, anche se non possiamo farci nulla.

La prima, su come il Grande Fratello (ma perché fra i due scelgono sempre Caino?) cinese si prepara a prendere per i fondelli il mondo in occasione dei giochi.

La seconda: i cinesi ovviamente non sanno praticamente nulla, al momento, di quanto sta accadendo in Tibet. Le radio, le televisioni ed i giornali parlano solo delle sporadiche violenze compiute dai tibetani, non della repressione militare cinese. La stampa straniera è, ovviamente, proibita dall'avvicinarsi alla regione. Vari amici residenti in Cina confermano che, per il cinese medio di Pechino o Shanghai, in Tibet sta avvenendo il seguente: pochi elementi violenti ed antipatriottici, criminali foraggiati e coordinati da potenze estere nemiche della grande patria cinese, hanno attaccato violentemente e senza alcuna ragione i negozi e le case dei pacifici ed inermi 汉族, uffici statali e cose simili. La popolazione tibetana, d'ogni
etnia od estrazione sociale, è solidale con il governo di Pechino e chiede a gran voce che l'ordine venga ripristinato. L'amato esercito
popolare sta facendo il proprio meglio per ripristinare l'ordine e la
calma, catturare e punire i pochi responsabili e far si che la grande
armonia celeste, che da Tien-an-men s'irradia in tutta la Cina, ritorni
a valere anche in Tibet, come dev'essere e come è sempre stato prima che le potenze del male anglo-americane fomentassero la violenza di pochi criminali anticinesi.

In antico cinese (sì, i caratteri li ho copiati da Wikipedia, mica lo so il cinese) gli 汉族 sono i cittadini di etnia Han, l'etnia cinese arianamente "pura" e dominante ... se proprio andate in Cina per le olimpiadi, consiglio una rapida visita al quarto o quinto piano del Museo di Shanghai, dove il Grande Fratello vi illustrerà come le minoranze vivano armoniosamente nella grande patria nazionale, siano perfettamente integrate e fondamentalmente "cinesizzate", anche se loro ancora non lo sanno ... presto o tardi, a colpi di cannone, lo apprenderanno.

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