Il CETA e l'Italia: uno sguardo ai fatti.

15 luglio 2018 marco esposito

Il 5 Luglio 2016 approdava in Commissione Europea la ratifica di un trattato commerciale con il Canada, chiamato comunemente CETA. È un accordo di tipo “globale”, ovvero non riguarda solo le merci, ma anche i servizi, come ad esempio quelli finanziari. 

La firma del 2016 era l'approdo di un negoziato terminato il 1° Agosto 2014 e reso pubblico il 26 Settembre del 2014. Esso sostituisce ed integra una serie di trattati già esistenti fra la UE e il Canada ed anche alcuni trattati bilaterali fra singoli stati UE e il Canada stesso: per effetto dell'entrata in vigore del CETA tutti gli accordi precedenti sono cancellati. In questa sede non entreremo nei dettagli dell'accordo, per chi vuole leggerlo qui c'è il testo, che è davvero interessante, ma illustreremo un aspetto importante: le conseguenze di una eventuale mancata ratifica da parte del Parlamento Italiano, dopo che il governo precedente aveva espresso il proprio parere positivo rendendolo "temporaneamente" (in attesa di rattifica) effettivo. 

Cominciamo da un aspetto non di poco conto: chi ha firmato l'accordo. L'accordo è stato firmato dal Governo Canadese e dal Presidente della Commissione Europea, ovvero l'organo di “governo” dell'Unione Europea, ed è entrato in vigore nel 2017. Nella relazione accompagnatoria c'è un punto interessante relativo alla base giuridica:

“Il CETA persegue obiettivi identici ed ha essenzialmente gli stessi contenuti dell'accordo di libero scambio con Singapore (ALS/UE-S). La competenza dell'Unione è pertanto la stessa in entrambi i casi. Dati i dubbi emersi sulla portata e sulla natura della competenza dell'Unione a concludere l'ALS/UE-S, a luglio 2015, in forza dell'articolo 218, paragrafo 11, del TFUE, la Commissione ha sollecitato il parere della Corte di giustizia (causa A-2/15). In tale causa la Commissione ha sostenuto che l'Unione ha competenza esclusiva a concludere da sola l'ALS/UE-S e, in alternativa, che nei settori in cui la competenza dell'Unione non è esclusiva essa ha almeno competenza concorrente. Molti Stati membri hanno tuttavia espresso un parere diverso. Ciò considerato e per non ritardare la firma dell'accordo, la Commissione ha deciso di proporre la firma dell'accordo quale accordo misto. Ciò lascia tuttavia impregiudicato il parere espresso dalla Commissione nella causa A-2/15. Quando la Corte avrà emesso il proprio parere nella causa A-2/15, sarà necessario trarre le debite conclusioni.”

Ovvero: la Commissione ritiene di avere il potere di decidere autonomamente sui trattati internazionali globali; alcuni stati membri hanno l'opinione opposta e c'è già stata una causa davanti all'Alta Corte di Giustizia Europea, conclusasi nel febbraio del 2017. Nella sentenza finale l'Alta Corte di Giustizia Europea conclude che la Commissione Europea abbia il potere di firma, vincolante per tutti gli stati membri, di accordi globali con paesi non membri della UE. Qui c'è la storia e le 129 pagine della sentenza (dovete seguire il percorso e scaricarvi il .pdf), ma qui c'è il commento e il sunto giuridico della questione.

Ma allora, se c'è il potere di firma della Commissione Europea e il Trattato è già in vigore, di che stiamo parlando ? Beh, nell'attesa della decisione dell'Alta Corte di Giustizia Europea, la Commissione aveva deciso di far entrare in vigore il CETA come “accordo misto”. L'accordo misto prevede la ratifica di tutti gli stati nazionali per entrare in vigore, questo perchè nell'accordo rientrano anche norme che sono definite “concorrenti” dal Trattato di Lisbona, l'attuale Costituzione Europea, ed anche l'Alta Corte di Giustizia in alcuni punti molto marginali della causa ALS 2/15 aveva riconosciuto che alcuni punti rimanevano dubbi.

Cosa potrebbe succedere al CETA se l'Italia non lo ratifica ? Che il CETA come accordo misto non avrebbe più valore, ma che la Commissione Europea potrebbe eliminare dall'accordo le norme (molto marginali) che lo rendono non un accordo esclusivo, ovvero "misto", by-passando in questa maniera tutta la trafila dell'approvazione degli stati membri. Alternativamente, si dovrebbe investire di nuovo l'Alta Corte di Giustizia Europea del problema (storicamente la Corte ha sempre dato torto agli stati membri che cercavano di sabotare accordi di libero scambio). Insomma urteremmo contro altri interessi, sia economici che politici, senza averne alcun vantaggio salvo la tutela del formaggio di capra aromatizzato alla mosca bianca di Roccacannuccia, che non avrebbe tutela in Canada con il CETA (e che non ce l'ha nemmeno oggi).

Ovviamente ci sarebbe l'opzione nucleare: l'Italexit. A questo punto vale la pena avanzare il personale dubbio che la ratifica del CETA sia solo un escamotage per creare un ulteriore casus belli con l'Europa. Ne abbiamo visti a iosa in questi due mesi e la mancata ratifica del CETA si aggiungerebbe alla triste lista. 

1 commento (espandi tutti)

a mio avivso la minaccia italiana di non ratificare il CETA ha il solo scopo di avere merce di scambio nel confronti della UE, su altri dossier. 

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