Che fine hanno fatto gli squilibri commerciali dell'area euro?

16 ottobre 2013 giulio zanella

Uno dei pilastri dell'edificio teorico anti-euro è la tesi secondo cui la moneta unica europea avrebbe causato prima e perpetuato dopo squilibri commerciali (imbalances) tra i paesi dell'area: surplus commerciale per la Germania, corrispondente deficit commerciale per l'Europa mediterranea. La prima, quindi, starebbe risucchiando la ricchezza della seconda solo a causa di una valuta troppo forte per le economie mediterranee. Ebbene questi squilibri sono oggi spariti, in un modo che rivela chiaramente che quel pilastro, come tutte le favole, è fatto di carta pesta.

La figura qui sotto illustra, per gli 8 principali paesi dell'area euro, il saldo delle partite correnti (PC, non esattamente ma all'incirca uguale alla differenza tra esportazioni ed importazioni di beni e servizi; una spiegazione più dettagliata la trovate qua) in miliardi di euro correnti dal primo trimestre del 2000 al secondo trimestre del 2013. Si vede dalla figura che dal 2001 al 2011 l'avanzo aggregato di fondamentalmente due paesi (Germania e Olanda, e in piccola parte la Francia fino al 2004) corrisponde più o meno al disavanzo aggregato di tutti gli altri. Secondo molti questa è una pistola fumante: l'apprezzamento dell'euro dalla sua nascita fino al 2003 avrebbe reso non competitive le economie del sud Europa mentre avrebbe avvantaggiato quelle del nord europa, la Germania in primis, che grazie all'euro sono riuscite ad accumulare sostanziali avanti commerciali esportando al sud beni e capitali.

imbalances

Ma guardate cosa succede a partire all'incirca dalla metà del 2012. Mentre il saldo delle PC della Germania continua a crescere e quello dell'Olanda resta pressoché invariato, il disavanzo di tutti gli altri (eccetto la Francia) si riduce progressivamente, fino a diventare esso stesso un avanzo. Oggi Irlanda, Portogallo, Spagna e Italia hanno tutti un avanzo, e persino la Grecia ha azzerato il suo disavanzo.

Beh, si dirà, questa è l'ovvia conseguenza delle politiche di austerità adottate in questi paesi: i redditi diminuiscono e quindi la gente domanda meno beni di importazione. Questo è vero, ed è un senso in cui le politiche di austerità hanno funzionato, ma il punto è un altro. Il punto è che la dinamica degli ultimi 4 trimestri dimostra chiaramente (se ce ne fosse stato bisogno) che non c'è relazione di necessità tra gli avanzi commerciali di Olanda e Germania da un lato e il saldo commerciale del sud Europa dall'altro. Olandesi e tedeschi continuano a esportare (il saldo delle PC tedesche è ormai superiore ai livelli pre-crisi) anche se il sud Europa ha smesso di importare.

Forse non era l'euro la causa degli squilibri commerciali europei. Forse non era sulla nostra pelle che i tedeschi prosperavano. Forse, scrollandoci di dosso l'atteggiamento compiacente che molti assumono e che afferma che il nostro destino è nelle mani di qualche oscura cospirazione planetaria anziché nelle nostre, e con un po' di riforme, anche noi ce la possiamo (ancora) fare.

118 commenti (espandi tutti)

E' possibile avere lo stesso grafico separando il saldo verso i paesi intra-euro e quelli extra-euro?

Francia-Germania

valerio 16/10/2013 - 17:53

Ad una analisi superficiale, ma un filino più approfondita, viene fuori che l'unica correlazione negativa con un valore un po' significativo è quella fra Francia e Germania...

Stessa richiesta

PZ 16/10/2013 - 19:27

E' stranoto che l'euro è equivalente a un cambio sottovalutato per il marco. Quindi scomponendo gli effetti tra avanzi/disavanzi nei confronti dei paesi dell'eurozona versus paesi extra-eurozona, e sottraendo il surplus della Germania verso l'esterno, la storia delle asimmetrie potrebbe essere ancora valida. Anzi, per mera algebra il totale delle partite correnti vs. eurozona dei paesi dell'eurozona dovrebbe essere zero!

Ciò che non si spiegherebbe molto semplicemente piuttosto, semplicemente guardando al totale del surplus commerciale dell'Eurozona, è come mai l'Euro sia così debole sul mercato dei cambi (il contrario di ciò che si è chiesto una volta Francesco Trebbi su Twitter). Ma sappiamo che quello dei cambi è un mercato strano...

Attenzione a non fare autogol e aiutare inconsapevolmente Bagnai...

Si, e' possible ma richiede un po' piu' di lavoro dei 10 minuti necessari a fare questa figura. Mi riprometto di tornare sull'argomento in modo dettagliato.

Non vedo l'ora che tu lo faccia! Se in 10 minuti di lavoro hai smontato mesi di teorie e ciance consolatorie e complottiste chissà cosa combini se ti metti d'impegno :-)

Grazie

valerio 17/10/2013 - 13:16

Grazie

Se posso fare una richiesta anch'io si possono visualizzare i grafici non solo in termini assoluti ma anche in % sul PIL?

Bagnai

Andrea Grenti 16/10/2013 - 18:04

Quindi Bagnai cosa ha scritto a fare il suo libro?

Questa è cattiva... ;)

Bagnasti

Marco Marincola 16/10/2013 - 23:04

A migliorare la sua personalissima bilancia commerciale! :)

Caro Zanella, non riesco a capire come i fatti del 2012-2013 possano cambiare quelli del 2000-2011.  L'avanzo commerciale attuale, che lei stesso imputa all'austerità, non cancella i disavanzi precedenti intra-UE.

Certo, non li cambiano. Piuttosto li illuminano, nel senso detto nel post:

non c'è relazione di necessità tra gli avanzi commerciali di Olanda e Germania da un lato e il saldo commerciale del sud Europa dall'altro

Certamente, ma si tratta di due situazioni molto differenti. Gli avanzi attuali derivano in larga parte dalla contrazione della domanda interna. Ora, a meno che non si voglia sostenere che sia possibile mantenere per decenni un livello di domanda che in alcuni casi rasenta il Terzo Mondo in paesi che sono (erano?) tra le economie più avanzate del pianeta, occorre riconoscere che è un equilibrio insostenibile.

Guido, il mio punto non e' questo, il mio punto e' un altro. Provo a ripeterlo usando altre parole.

Questi dati mostrano che per avere un avanzo commerciale la Germania non ha bisogno che Italia, Spagna, ecc. abbiamo un disavanzo commerciale. Siamo d'accordo su questo?

Se si, allora siamo d'accordo sul fatto che  l'euro non e' lo strumento imperialistico necessario alla Germania per inondare il sud Europa con le proprie esportazioni. L'inversione del disavanzo dell'Europa mediterranea (a qualunque cosa l'inversione sia dovuta, qualunque cosa succeda alle partite correnti italiane, spagnole, ecc., quando queste economie usciranno dalla recessione) non ha minimamente intaccato l'avanzo tedesco, che continua a crescere.

Questo semplice punto e' l'unico punto che mi interessava fare nel post.

Senz'altro è possibile, non ho difficoltà a riconoscerlo, ma non in condizioni normali. Il mio punto è che se accade, è solo per le particolarissime condizioni attuali. Il suo punto quindi mi pare meno generale del mio.

Detto in altri termini: nel momento in cui vi fosse una ripresa che coinvolgesse i paesi periferici dell'Eurozona e quindi uscissimo dalla particolare situazione attuale, essi si ritroverebbero nuovamente come durante i 2000s (o come la Francia adesso). O forse peggio: l'austerità ha ridotto la competitività dei paesi periferici, (cfr. questo articolo di Francesco Saraceno, OFCE). Se è così, i deficit con l'estero potrebbero essere anche più larghi di quelli negli anni pre-crisi.

Tu ammetti che il surplus commerciale della Germania non richiede necessariamente un deficit della periferia. Dunque, esattamente che cosa impedisce alla periferia di seguire l'esempio della Germania? Loro sono di pura razza ariana e noi no? Pizza, paella e moussaka sono meno nutritivi delle salcicce? La musica di mandolini e chitarre causa inevitabili perdite di produttivita' che possono essere compensate solo con la svalutazione?
Nota che la Germania nel 2003-2005 con le riforme Hartz ha seguito una politica di compressione della domanda interna, con moderazione salariale e spostamento della tassazione da quella diretta a quella indiretta. Se l'Italia ha una qualche speranza di uscire dalla crisi, questa passa attraverso lo stesso tipo di percorso: smantellamento di rigidita' nel settore privato e sprechi in quello pubblico, e in generale miglioramento della competitivita' del paese, non certo in  politiche reflattive come quelle promosse sul tuo blog.

Dunque, esattamente che cosa impedisce alla periferia di seguire l'esempio della Germania?

La logica. Se tutti vogliamo esportare, abbiamo bisogno di un altro pianeta a cui vendere. Attualmente ci stiamo spartendo delle briciole di domanda estera, la Germania è messa meglio e prende più briciole di noi. Gli Stati Uniti sono in una stagnazione, gli emergenti sono in difficoltà e comunque cresceranno molto meno che nel passato, nessuno può ragionevolmente pensare che l'intera Europa, la prima area economica del pianeta (mica una piccola economia aperta), diventi una macchina da esportazioni, tanto più in queste condizioni. 

Se poi il discorso è farsi concorrenza tra noi per raccogliere le briciole, beh a questo punto è legittimo che ce la facciamo riallineando i cambi. Ma non è questo quello che dovremmo fare, è una strategia che ci consegna, se tutto va bene, alla crescita tra zero e uno. Infatti come vedi la Germania ora è lì, nonostante le esportazioni. No, non è un gran successo. Se persino la Germania cresce sotto l'1% (la stima per quest'anno è un mirabolante 0,4%), come pensi che potrebbero tornare a crescere Spagna Italia, Grecia e Portogallo? 

Ma davvero pensi che il commercio internazionale sia un gioco a somma zero? Dico, nel medio-lungo periodo... comparative advantages?

Lei sta tirando fuori un altro argomento che non ha molto a che vedere con la questione che ho posto. Io dico solo che non è possibile che tutto il mondo sia in surplus commerciale. Spero che almeno questo sia universalmente accettato. Anche riferendosi alla sola Europa, non è praticabile una crescita basata sulle esportazioni di tutto il continente (la prima economia mondiale) verso l'extra-UE. E spero che anche questo sia abbastanza scontato. 

Io dico solo che non è possibile che tutto il mondo sia in surplus commerciale. Spero che almeno questo sia universalmente accettato.

Certo, ma il punto di partenza dell'articolo era la critica alla teoria secondo la quale:

- la periferia dell'Eurozona e' condannata a permanenti deficit commerciali col "core", e  alla stagnazione perenne, dall'uso di una moneta unica in assenza di trasferimenti fiscali; 

- questa e' la conseguenza di una subdola strategia teutonica per instaurare il Quarto Reich more œconomico;

- e l'unico modo di tornare a crescere e' "riacquistare la sovranita' monetaria" (cioe' svalutare le monete della periferia).

Nei fatti, i deficit commerciali della periferia in poco tempo si sono quasi azzerati: e il fatto che questo sia accaduto tramite la riduzione dell'import anziche' espansione dell'export dipende da problemi strutturali nella periferia (e in Italia in particolare) che andrebbero affrontati con opportune riforme che ripristino la competitivita' e incoraggino gli investimenti, piuttosto che con continue svalutazioni come vorrebbero B&B. La Germania fece queste riforme tra il 2003 e il 2005, l'Italia mai, e i rispettivi risultati si vedono.

Perdona, ma tu mi stai dicendo che è possibile che l'Europa, la prima economia del mondo, divenga tutta intera una macchina esportatrice netta verso la Cina. E i cinesi a chi esportano? Su. Neanche la Germania se la passa bene ormai, ma di che parliamo?. E anche se ci riuscisse è una strategia sarebbe? Abbassare i salari e diventare un po' più poveri per essere più competitivi dei cinesi.

Le economie emergenti hanno una potenzialita' di crescita del mercato interno molto superiore a quelle avanzate, e la Cina in particolare sta passando da un modello di crescita trainato dall'export a uno piu' basato sui consumi. E poi perche' la competizione dovrebbe essere sul prezzo di ogni singola merce? Non erano i keynesiani italiani attenti lettori di David Ricardo? Mai sentito parlare di vantaggi comparati?

Ma a parte questo, al di la' dell'immediato l'unica fonte sostenibile di crescita e' la tecnologia, che permette di aumentare la produttivita' globale. Tutto questo concentrarsi neo-mercantilista sulla bilancia commerciale e' fuorviante e distoglie l'attenzione da quello che dovrebbe essere l'obiettivo centrale: metter su un sistema economico che allochi le risorse umane e finanziarie in modo efficiente e ricompensi chi investe nella crescita.

Essere "attenti lettori di Ricardo" non significa essere d'accordo con tutto ciò che ha scritto Ricardo. Soprattutto contando che nel modello ricardiano i capitali non erano mobili.
Quanto agli emergenti, dubito che abbiano così tanta voglia di diventare importatori netti.

Dovrebbe

Andrea Grenti 17/10/2013 - 19:36

Dovrebbe essere chiaro che il problema dei PIGS e della stessa Germania non è il saldo commerciale, a questo punto. I vari Paesi hanno problemi simili all'interno dei propri confini, a livello statale, burocratico, nei mercati interni, ecc., oltre al fatto che l'eurozona è divenuta zona a rischio per via delle proprie carenze istituzionali che non danno sufficienti garanzie.

Poi non so se può valere qualcosa, ma per esempio USA e Australia sono in deficit commerciale da decenni (a parte qualche sporadico episodio) e continuano a crescere.

Germania

Giovanni Vera 17/10/2013 - 20:20

Nel leggere i dati tedeschi bisogna ricordarsi di una cosa: la Germania è, come il Giappone, in stagnazione se non in declino demografico. Ad una piccola crescita reale corrisponde una crescita pro capite di pari entità, se non superiore. Paesi come la Francia o gli Stati Uniti invece sono in espansione demografica e la crescita reale pro capite è più bassa di quella reale. I dati comunque sono questi: (http://epp.eurostat.ec.europa.eu/tgm/table.do?tab=table&init=1&language=...) . Dal 2007(anno precrisi) al 2012 il Pil pro capite americano è calato dello 0,2%, quello francese -2,1%, quello del Regno Unito -6,6%, quello tedesco è cresciuto del 4,2%. Il -9,3% dell'Italia e il -21% della Grecia non necessitano di commenti ulteriori

Il mio punto è che se accade, è solo per le particolarissime condizioni attuali

Il mio punto e' che accade.

"E' stranoto che l'euro è equivalente a un cambio sottovalutato per il marco."

Davvero?  A chi sarebbe "stranoto"? 

La "prova" dove la trovo? 

P.S. "Caro Zanella non riesco a capire ...". Ci e' noto da tempo, figliolo, ci e' noto da tempo. Ma e' rincuorante sapere che te ne sei reso conto anche tu finalmente ... 

quindi, krugman.
lo dice krugman, è Verità.
poveri i disgraziati che hanno perso la vita per spiegare che aristotele non conosceva, per definizione, la Verità.

ma comunque, tralasciando questi deliri, è carino il fatto dell'eventuale nuovo marco che si rivaluterebbe. e se la BuBa cominciasse allegramente a stampare marchi?

Stravizi

Marco Marincola 16/10/2013 - 23:39

Ok, quindi l'Euro è un modo per tenere artificialmente bassa la valutazione del Marco e altrettanto artificialmente alta la valutazione delle altre valute dell'area.

Questo porta, come corollario, che il potere di acquisto dei Tedeschi è minore, con l'Euro, di quanto sarebbe con il Marco, mentre quello degli Italiani (o dei Francesi) è maggiore.

Detto in termini terra terra, posso permettermi (io Italiano) di acquistare un Mac a prezzi ragionevoli perché sto lucrando sulla produttività tedesca grazie alla moneta unica, mentre i Tedeschi non possono cogliere pienamente i frutti del loro lavoro. Il piano della Merkel è quindi veramente diabolico!

Se guardiamo le cose da un altro punto di vista, possiamo affermare che il problema è il disallineamento tra valuta e produttività, intrinseco nel fatto che la valuta è una e le produttività sono molte e diverse fra loro.  La soluzione non è quindi (secondo i detrattori della moneta unica) allineare valuta e produttività migliorando quest'ultima, ma svalutando/apprezzando la prima (dopo averne dissolto l'unità ed essere tornati a valute nazionali).  Detto in altre parole, non portare le persone a guadagnarsi veramente il loro stipendio, quanto piuttosto abbassare la retribuzione.  La cosa buffa, in questo caso, è che i detrattori - che si dicono vicini alla "gente" - non vedono chi pagherà il conto di tutto questo.

Stragiusto...

PZ 17/10/2013 - 02:22

... riallineare salari e produttività.

Allora perché la Germania non alza i salari?

Ah no già: voi volete vivere nel mondo in cui i tedeschi hanno un potere d'acquisto relativamente troppo basso, gli italiani troppo alto, e gli industriali e capitalisti tedeschi più alcuni capitalisti della periferia accumulano profitti e crediti esteri ai danni degli altri (finché il giochino dura).

P.S. Concordo con il post principale di Gabriele qui di sotto. Ancora una volta, il vero puzzle è perché l'Euro è così debole sui mercati FOREX dato il surplus commerciale enorme che si sta creando nell'Eurozona riducendo il deficit dei periferici a botte di austerità. Probabilmente le ragioni sono complesse e un modello semplice non può tenerne conto, e l'incertezza sul futuro dell'Euro ha ancora un ruolo nel determinare la volontà da parte degli investitori di comprare Euro-denominated assets. Incidentalmente, per la gioia di Merkel, Draghi, Confindustria tedesca e Giulio Zanella.

La risposta al perché la Germania non alza i salari dovresti darmela tu, dal momento che è tua la tesi secondo la quale l'Euro è equivalente a un cambio sottovalutato per il Marco.

Io mi sono limitato a evidenziare come, da questa premessa, ne discende una posizione non così vantaggiosa per i Tedeschi.  Loro sono avvantaggiati, sì, ma dalla loro produttività: un prodotto tedesco e uno francese sono quindi venduti allo stesso prezzo (estremizzo e semplifico, ma spero che il punto sia chiaro), ma il primo è percepito come scontato rispetto al suo valore reale, mentre il secondo è percepito come troppo caro.

Il fatto che entrambi vendano usando la stessa valuta permette ai secondi di incamerare parte del valore dello "sconto" praticato dai primi.

Salari

Andrea Grenti 17/10/2013 - 21:36

Anche sta storia dei salari che non crescono in Germania non è vera.

Non è vera, ma è un caposaldo degli anti-Euro.

In realtà i salari tedeschi sono rimasti maggiormente allineati alla produttività di quanto non abbiano fatto quelli dei PIIGS e della Francia, quindi il "costo per unità di lavoro" è rimasto grossomodo costante mentre da altre parti è aumentato.  Chiaramente la produttività tedesca è messa bene, quindi i salari reali crescono al ritmo giusto.

Proviamo ad immaginare che sia vero.
Già qui la logica vacilla: un conto è credere ad un paese che studia un supertrappolone (l’Euro) per diventare egemone in Europa (mentalità complottista ma con una, almeno potenziale, plausibilità), un conto è pensare che qualcuno, dei malvagi “padroni”, abbiano deliberatamente sottopagato i loro operai per esportare di più allo scopo di affamare gli operai degli altri paese. Cattivoni a 360 gradi. Ovviamente la “logica” non vacilla se pensiamo come un catto-comunista anni 70 : i padroni sono nemici del popolo, guadagnare è peccato e minchiate similari.
Comunque, ripeto, immaginiamo che sia vero.
I tedeschi sono sottopagati. Dovrebbero guadagnare “di più”. In modo da diventare meno competitivi e consentirci di tornare concorrenziali. Ovviamente questo impoverirebbe i fatturati delle loro aziende (meno export e più costo del lavoro) e potrebbe portare ad un aumento della disoccupazione.
Cosa ci guadagnerebbero? Attualmente questi sottopagati tedeschi hanno un costo della vita inferiore a quello italiano, guadagnano leggermente di più, hanno uno stato sociale di tutto rispetto e la disoccupazione molto bassa. Infatti sono una metà molto ambita dagli emigranti degli altri paesi.
Quindi: rispetto a cosa sarebbero sottopagati?
A me il comportamento di questi “anti euro” che parlano di tedeschi sottopagati ricorda i bambini piccoli. Quello che si lamentano che il fratello grande corre troppo veloce e loro non vincono mai ed invocano la mamma di farlo andare piano così possono vincere anche loro.

La soluzione (...) è quindi (...) allineare valuta e produttività migliorando quest'ultima

Il che è un po' come dire che la soluzione alla crisi della FIAT è che diventi forte come la VW. Facile e rapido da ottenere.

non portare le persone a guadagnarsi veramente il loro stipendio, quanto piuttosto abbassare la retribuzione.  La cosa buffa, in questo caso, è che i detrattori - che si dicono vicini alla "gente" - non vedono chi pagherà il conto di tutto questo.

E chi crede che pagherà il conto di un quindicennio (sino ad ora) di stagnazione, di un tasso di disoccupazione "galoppante", sempre più imprese che chiudono, più emigrazione, più invecchiamento della popolazione, etc.?

Veramente è come dire che la soluzione alla crisi della FIAT è che raggiunga i livelli di produttività della VW (non so se intendevi questo con "forte"); sarà pure lapalissiano, ma allora spiegatemi perché non viene dato per scontato.

Beninteso: è solo una delle soluzioni possibili, ma è l'unica soluzione che permetta a FIAT di competere con VW.  Si può benissimo scegliere di giocare in un'altra categoria, ma sono appunto scelte.

Il conto del quindicennio lo stiamo già pagando noi (chi più, chi meno, ma non vedo a chi altri possa toccare), e alcune delle cose citate sono proprio parte del conto che stiamo pagando.  C'è solo da decidere cosa vogliamo fare "da grandi": rimboccarci le maniche o alzare bandiera bianca e andare a fondo.

Detto ciò, credo che smetterò di rispondere alle argomentazioni (?) degli anonimi.

Il che è un po' come dire che la soluzione alla crisi della FIAT è che diventi forte come la VW. Facile e rapido da ottenere.

Nessuno ha detto che sia rapido e facile ma non c'è altro modo. Perchè in Italia bisogna sempre discutere l'ovvio?

10 anni fa dire che il gruppo Inditex (Zara) sarebbe diventato il numero 1 in Europa, meglio delle "corazzate" italiane, sarebbe sembrato fantascienza, oggi è realtà.

Sembriamo bambini.

"Mammaaa!!! La VW vende più macchinine di me e sono anche più belle digli di smettere"

Stragiornale

PZ 1/11/2013 - 02:20

http://www.economist.com/news/europe/21588962-will-european-commission-d...

"[S]urplus countries, including Germany, the Netherlands and Austria, enjoy an artificially low exchange rate. Were Germany still using the Deutschmark, its currency would surely appreciate."

Be', Prof. Boldrin, è "stranoto" quantomeno all'Economist.

io coi cambi non ci ho mai capito niente e mi sento di ripetere la domanda: anche l'euro è da ritenere sottovalutato rispetto al dollaro? a me sembra che la germani a esporti parecchio anche in quella valuta.

La buona notizia di quel grafico e' che il saldo Italiano e' tornato positivo negli ultimi trimestri.

Per il resto grande grafico. I saldi commerciali mi hanno sempre affascinato.

Errore logico

hard_rock 16/10/2013 - 21:09

Ho l'impressione che questo post sia fallato da un punto di vista logico.

In sostanza considera gli 8 paesi riportati come un sistema chiuso. In realtà è ben possibile che gli avanzi tedeschi siano basati su esportazioni verso gli altri paesi riportati, paesi a cui nulla vieta a loro volta di essere in avanzo "globalmente" pur essendo in disavanzo con la Germania.  
L'affermazione fatta (che potrebbe anche essere vera), non è quindi supportata dai dati riportati

 è ben possibile che gli avanzi tedeschi siano basati su esportazioni verso gli altri paesi riportati, paesi a cui nulla vieta a loro volta di essere in avanzo "globalmente" pur essendo in disavanzo con la Germania.

Certo, e' ben possibile, ed e' una possibilita non in contraddizione con la proposizione centrale del post (quella messa non a caso in neretto):

non c'è relazione di necessità tra gli avanzi commerciali di Olanda e Germania da un lato e il saldo commerciale del sud Europa dall'altro.

Se per "l'affermazione fatta" intendi questa mi pare che sia un'implicazione ovvia dei dati.

Questo, invece:

In sostanza considera gli 8 paesi riportati come un sistema chiuso. 

Il punto del post e' esattamente che gli otto paesi NON sono sistema chiuso, altrimenti, si, la proposizione centrale di cui sopra non varrebbe.

Non vedo fallacia, quindi.

Il fatto è che il grafico, a rigor di logica, dovrebbe servire da supporto alla sua affermazione. Ma il grafico è fuorviante (ad es, guardando i dati istat sulla bp italiana ad agosto 2013 si vede che il saldo globale è positivo, mentre quello con la germania è negativo).

In altre parole in che modo l'affermazione "non c'è relazione di necessità tra gli avanzi commerciali di Olanda e Germania da un lato e il saldo commerciale del sud Europa dall'altro" sarebbe dimostata dal grafico ? Attenzione, io non sto dicendo che l'affermazione sia vera o falsa, sto dicendo che semplicemente dai dati e dal grafico non è possibile dedurre nessuna evidenza

 in che modo l'affermazione "non c'è relazione di necessità tra gli avanzi commerciali di Olanda e Germania da un lato e il saldo commerciale del sud Europa dall'altro" sarebbe dimostata dal grafico?

Nel seguente modo: il grafico mostra che Germania e Olanda hanno da un anno un avanzo commerciale mentre il sud Europa ha da un anno un avanzo commerciale.

Si ma non prendiamoci in giro, dal titolo dell'articolo è chiaro che la questione siano gli equilibri intra UME. Non è quindi rilevante, ripeto il saldo globale in quanto, e ripeto, i surplus tedeschi potrebbero derivare tutti dai paesi appartenti all'unione monetaria che quindi sarebbero in disavanzo con la Germania (ed il punto rilevante è questo, non il saldo globale). Questa comunque è una precisazione di tipo logico.

 

A prescindere da ciò, anche qualora i saldi siano calcolati "propriamente", presentarli senza nessun tipo di spiegazione che ne spieghi la dinamica non aiuta certo a corroborare la sua tesi. Anche perchè gli squilibri commerciali introdotti dall'euro sono assodati perfino nella letteratura mainstream. Ai fini del problema quindi è anche necessario considerare le conseguenze che gli squilibri hanno prodotto, sia dal lato dei paesi in surplus che da quello dei paesi in deficit: penso ad esempio ai saldi target2 e alle politiche deflattive suicide. Questo anche a ricordare che, se sicuramente i disavanzi esterni sono un problema più grave, anche i surplus prolungati portano a qualche problema. Questo ovviamente non significa che la Germania sia cattiva e ci "rubi" ricchezza come dicono alcuni, ma dovrebbe far riflettere sulla qualità di una classe politica che in nome di non si sa bene quale scopo ultimo ci ha condotto alla situazione attuale.

cresce ,sia che l'euro si apprezzi sia che si deprezzi

Grafico storico dei dati

http://download.repubblica.it/pdf/2012/economia/trade-balance02.pdf

 

(il grafico si riferisce all'andamento extra area euro)sia che esporti dentro l'eurozona 

 sia che esporti fuori l'eurozona

http://download.repubblica.it/pdf/2012/economia/trade-balance03.pdf

questo l'andamento della germania nei confronti dell'eurozona che continua a declinare ma a cui non corrisponde una diminuzione del saldo della bilancia commerciale

Grafico storico dei dati

risposta

giulio zanella 18/10/2013 - 09:10

La risposta e' nel post successivo.

Giulio, hai pensato che gli altri Paesi del mondo usano altre valute e che, stantibus rebus, potrebbero essere svalutate per riequilibrare i saldi delle partite correnti? In caso contrario, mi stai dicendo che rimarremo in perenne credito con il resto del mondo....fino alla prossima crisi finanziaria.....

Hai ragione, basta guardare l'andamento delle esportazioni verso paesi UE e verso paesi extra UE dell'italia per rendersi conto che tutto l'impianto logico dell'articolo è completamente e definitivamente sbagliato. 

In italia sono crollate importazioni ed esportazioni verso UE, l'aumento delle esportazioni verso paesi extra UE ha permesso alla bilancia di migliorare.

In Germania sono calate le importazioni, crollate le esportazioni verso UE e aumentate quelle verso extra UE, e anche qui la bilancia è migliorata.

Gli squilibri all'interno della UE sono ancora presenti, e non si possono apprezzare nel momento in cui uno considera la bilancia dei pagamenti coi paesi extra UE che NULLA ha a che vedere con gli squilibri di cui sopra. Bilancia Commerciale Italia

Boh

giulio zanella 16/10/2013 - 23:17

 basta guardare l'andamento delle esportazioni verso paesi UE e verso paesi extra UE dell'italia per rendersi conto che tutto l'impianto logico dell'articolo è completamente e definitivamente sbagliato. 

Boh, o tu usi un sistema logico del tutto nuovo originale oppure io ho scritto in aramaico.  Se prendi le due affermazioni nel tuo commento:

Primo,

In italia sono crollate importazioni ed esportazioni verso UE, l'aumento delle esportazioni verso paesi extra UE ha permesso alla bilancia di migliorare.

Secondo,

In Germania sono calate le importazioni, crollate le esportazioni verso UE e aumentate quelle verso extra UE, e anche qui la bilancia è migliorata.

E ci rifletti un attimo con calma ti rendereai conto che sono del tutto coerenti con la proposizione centrale del post (quella che deve essere scritta in aramaico perche' e' gia' la quinta volta che la copio/incollo in risposta a commenti):

non c'è relazione di necessità tra gli avanzi commerciali di Olanda e Germania da un lato e il saldo commerciale del sud Europa dall'altro.

...

Gabriele 17/10/2013 - 07:54

No non hai scritto in aramaico, semplicemente hai scritto una cosa sbagliata: gli squilibri commerciali tra i paesi dell'area Euro ci sono esattamente come prima!!! Non si vedono nel tuo grafico non perché non ci sono ma perché permetti ai dati di commercio con l'extra UE di nasconderli. Per me c'è pura e semplice malafede.
Puoi copiare e incollare l'affermazione tutte le volte che vuoi ma chi ha letto l'articolo ha capito la tua tesi: dato che G e O sono in avanzo commerciale quando tutti gli altri sono in equilibrio vuol dire che non ci sono squilibri nell'EU... e questo è semplicemente, oggettivamente e matematicamente FALSO.
La prossima volta incolla questa frase che rispecchia di più la tesi dell'articolo:"Forse non era l'euro la causa degli squilibri commerciali europei"

Rileggi la proposizione di giulio. Non parla di squilibri TRA paesi dell'euro.

Credo che Giulio non abbia bisogno di essere difeso, ma se qualcuno ha capito (leggendo l'articolo) che "non ci sono squilibri nell'area Euro" allora il problema è del lettore, non certamente dell'autore, che ha addirittura evidenziato l'esistenza e l'andamento di questi squilibri.

Quello che capisco io, leggendo sempre lo stesso articolo, è che non c'è una correlazione forte fra avanzo "germanico" e disavanzo "latino".  Questa assenza di correlazione mi fa sospettare che sia assente pure un legame di causalità fra le due cose; sospetto rafforzato dal fatto che i  modelli con cui leggo il mondo che mi circonda mi evidenziano altre cause alla base di questi avanzi e disavanzi. 

In ogni caso, togliendo dalla scena una causa comune, mi aspetto di trovare che ogni avanzo/disavanzo abbia una sua causa "autonoma".  Hai visto mai che la responsabilità della bilancia commerciale (leggi: produttività) italiana sia degli Italiani?

Suvvia il titolo del post e' "Che fine hanno fatto gli squilibri commerciali DELL'area Euro?". 

La proposizione 

non c'è relazione di necessità tra gli avanzi commerciali di Olanda e Germania da un lato e il saldo commerciale del sud Europa dall'altro

e' certamente corretta (difficile dare la colpa all'Euro proprio di tutto), il punto e' che la tesi dei "negazionisti", per usare la simpatica definizione di NFA, e' che l'Euro ha causato squilibri commerciali ALL'INTERNO dell'area Euro. Tesi parecchio difficile da confutare, infatti in questo post si sbandiera il miglioramento dei saldi commerciali dei PIIGS (dovuto, come gia' ricordato, a un calo delle importazioni) riferendosi alle tesi "negazioniste", anche se poi prudentemente tutto il post si conclude con la banale proposizione di cui sopra.

Grazie al c***o mi verrebbe da dire... Non voglio credere alla malafede, ma si possono attaccare tesi dei "negazionisti" molto meno solide su basi empiriche molto piu' concrete (il post di monacelli su produttivita' e euro e' un esempio perfetto).

Precisazione

Gabriele 16/10/2013 - 21:10

Per capirci, intendete sostenere che se io da domani vengo a casa voistra a rubare di tutto, e quando non c'è più niente da rubare mi sposto a rubare in un'altra casa vuol dire che non c'è "relazione di necessità" tra i miei furti e la sparizione dei vostri mobili e valori in genere?

Buono a sapersi, dov'è che abitate? :)

Quale sarebbe il presunto furto nel caso della Germania e altri Paesi?

I 5 miliardi dati ad Alitalia 5 anni fa li ha ordinati la Germania?

Di cosa stiamo parlando?

Tralasciando la curiosa concezione per cui il commercio sarebbe un furto da parte di chi vende, se proprio vogliamo usare questa metafora allora suonerebbe cosi': se tu domani vieni a casa mia a rubare di tutto, e dopodomani ti sposti a rubare in un'altra casa questo dimostra che per essere un ladro non avevi bisogno di far sparire i miei mobili e valori in genere (che peraltro sono a valore di mercato essenzialmente zero i primi e inesistenti i secondi, a parte una copia dei Principles di Marshall ereditata da Art Goldberger alla quale sono molto affezionato).

quindi, insomma, mi stai dicendo che se l'industria X1 del paese Y1 è più efficiente dell'industria X2 del paese Y2, e quindi l'industria X1 prospera e quella X2 fallisce, si tratta di FURTO del paese Y1 ai danni del paese Y2.
ah, ma certo, c'è il cambio. le variabili reali, quelle non esistono.
andiamo bene, andiamo. tre secoli di teoria economica, addio.

L'Euro, dicevano i Grandi Padri, serviva ad incrementare il commercio intra-europeo.

 

Se adesso la Germania è riuscita a mantenere (MANTENERE non aumentare) il proprio surplus sulla media dal 2005 in poi (dopo un anno di ridimensionamento, il 2012) con un po' di commerciò con Cina Usa e Giappone (i famigerati Extra-Ue, che però non sembrano godere di ottima salute), mentre negli altri stati crolla la domanda di importazioni, non mi pare proprio un successone.

 

E nemmeno un segno di sostenibilità.

Per altro

Andrea Grenti 16/10/2013 - 22:01

Ma infatti in sé l'euro è servito soltanto ai politici e ai banchieri per risparmiare sui mercati finanziari e nel commercio internazionale. Tuttavia presunti complotti o rivalse tedesche sugli altri Paesi non hanno nulla a che vedere con questo.

Queste considerazioni andrebbero verificate considerando i volumi, non i saldi.
Il volume totale intra UE è aumentato o diminuito (considerando anche i cicli economici)?

Twitter

Leonardo Donati 16/10/2013 - 22:42

Il contenuto di questo articolo è ciò che ho provato insistentemente a spiegare su Twitter ai complottisti vari, ma ai complottisti non piace la verità, alle nuove evidenze risponderanno con nuove teorie del complotto

a parte che l'analisi non tiene conto dei flussi interni ed esterni alla UE, le conclusioni non mi appaiono corrette per il semplice fatto che fanno discendere le correzioni delle bilance dei pagamenti dalle politiche di austerity, senza tenere in nessun conto il fatto che non si siano ridotte solo le importazioni ma anche tutta la spesa complessiva. Secondo me la crisi ha ridotto la spesa generale, l'austerity ha sottratto ulteriore reddito disponibile alla spesa, aggravando la situazione. Oggi sopravvivono solo le aziende che esportano, perchè la domanda interna è moribonda. Da tutto questo, trarre conclusioni pro o contro l'euro è fuorviante ed inutile.

Mi permetto di rispondere io l'articolo aveva come scopo quello di dimostrare che l'euro non è la causa dello squilibrio della domanda dei pagamenti tra Germania e paesi periferici.

 

I dati statistici nel grafico incluso nel articolo dimostrano che negli ultimi anni i paesi periferici sono riusciti a portare in attivo la loro bilancia dei pagamenti senza uscire dall'euro e che dopo questa correzione la Germania ha continuato ad avere una bilancia dei pagamenti in attivo.

 

Quindi la tesi dell'articolo è dimostrata. Lei sign. John Low, cui faccio i miei complimenti per la sua capacità di continuare a scrivere nonostante la sua veneranda età di oltre 300 anni, ha invece cambiato argomento affermando che " Secondo me la crisi ha ridotto la spesa generale, l'austerity ha sottratto ulteriore reddito disponibile alla spesa, aggravando la situazione. Oggi sopravvivono solo le aziende che esportano, perché la domanda interna è moribonda." Il che è almeno in parte vero ma:

 

1 la Germania avrebbe l'interesse che la domanda dei paesi periferici resti forte in maniera tale da poter esportare sempre di più;

 

2 la Germania con il riposizionamento verso una maggiore vocazione all'esportazione delle aziende dei paesi periferici si ritrova a che fare con concorrenti più numerosi e più agguerriti.

 

Quindi non si vede perché la Germania abbia voluto imporci l'euro per ritrovarsi con clienti meno ricchi e con concorrenti più agguerriti.

 

 

Se si vuol criticare la politica europea lo si dovrebbe fare per ciò di cui è veramente responsabile come l'aver concesso ai politici tedeschi di influenzare pesantemente le loro banche locali e non averle sorvegliate abbastanza, infatti le banche tedesche al momento della crisi dei mutui subprime erano molto più esposte di quelle italiane, come l'aver concesso ai politici italiani di sperperare il denaro pubblico nel clientelismo di massa, (fondi a regioni a statuto speciale, costi della politica, salvataggio di ritarditalia, costi per la costruzione d'infrastrutture nettamente maggiori che in altri paesi, inutili e distorsivi finanziamenti alle imprese inutili e distorsivi ecc ecc. senza gli sprechi delle pubblica amministrazione oggi potremmo avere allo stesso tempo servizi migliori e tasse più basse quindi una maggiore competitività.

 

Poi se ho sbagliato a scrivere qualcosa nella mia risposta chiedo venia e spiegazioni.

 

P.S. Consiglierei ai docenti che scrivono su questo sito di dare spiegazioni più estese ed esaustive perché la maggior parte delle persone, me compreso, in ambito economico hanno solo un infarinatura, quindi se questo sito deve servire a comunicare anche al di fuori della cerchia ristretta dei docenti e degli studenti d'economia è necessario che siate più divulgativi, perché se comunicate in questo modo in aula magari i vostri studenti si spremono il cervello e arrivano a capire il problema senza troppi problemi ma la maggior parte di noi no. Se volete farvi capire dalla gente comune  dovete fare vostro uno stile comunicativo simile a quello di Piero Angela. Poi è ovvio che con i gomplottisti di noi siamo la gggggente non c'è nulla da fare!

uhm

John Law 12/11/2013 - 23:40

Mi scusi ma probabilmente le è sfuggita la conclusione del mio commento. Saluti.

Luigi Zingales in questo articolo del 2010 enuncia quella che qui viene chiamata "favola" e "pilastro di cartapesta" sostenendo che si tratta di un'analisi condivisa dalla "maggiorparte degli economisti":

Dall'introduzione dell'euro il Sud ha avuto una crescita dei prezzi più elevata del Nord. Paradossalmente questa crescita è stata "colpa" dell'euro. L'introduzione di una moneta unica ha prodotto una riduzione dei tassi d'interesse per i paesi del Sud Europa che ha favorito un boom immobiliare. [...] Il risultato di questa segmentazione è che i prezzi nel Sud Europa sono cresciuti per molti anni più che nel Nord, senza che il mercato interno costringesse a un reallineamento. Ora, finito il boom immobiliare, il Sud si trova ad essere molto meno competitivo del Nord.  Senza l'opzione di svalutare, ci sono solo tre possibili forme di aggiustamento. La prima è che i prezzi al Sud crescano meno dei prezzi al Nord. Il problema è che, con la bassa crescita mondiale e la politica monetaria della Bce, i prezzi al Nord difficilmente cresceranno più del 2 per cento.  Per recuperare differenziali del 20-30% (tali sono quelli dei paesi meridionali) il Sud deve subire molti anni d'inflazione a tasso zero o peggio di deflazione. L'elevato livello d'indebitamento privato di paesi come la Grecia e la Spagna, però, rende questa deflazione estremamente costosa. Se i prezzi scendono e il debito rimane fisso in termini nominali, ci saranno fallimenti a catena. La crisi del governo greco "ce n'est qu'un début": il problema si trasferirà presto al settore privato.  Un'alternativa è che i paesi del Nord accettino un livello d'inflazione più elevato, rendendo possibile ai paesi del Sud di recuperare competitività senza dover accettare una pericolosa deflazione. Ma questo equivale a chiedere al proprio coniuge di non essere più se stesso per salvare il matrimonio. I tedeschi non accetteranno. [...] L'unica via d'uscita indolore sarebbe che il Sud Europa guadagnasse di competitività rispetto al Nord aumentando la produttività. Ma questo richiede riforme, tempo e investimenti. [...] Quanti anni di disoccupazione a due cifre sono disposti a sopportare greci e spagnoli?  [...] L'unica soluzione rimasta è riconoscere le differenze insanabili e spezzare consensualmente l'area euro.

Poi io mi domando: dopo che grazie alla recessione si sono riallineati i saldi commerciali dei PIIGS quanto è plausibile che una ripresa della crescita dei PIIGS ai livelli pre-crisi non produca di nuovo gli stessi differenziali di inflazione e gli stessi squilibri? Se è stata necessaria una disoccupazione elevata per riallineare salari e prezzi quanta disoccupazione serve per mantenere i differenziali di competitività stabili? E' un buon affare tenersi la disoccupazione alta per poter avere la stessa moneta della Germania?

Zingales sta parlando di un'altra cosa. In particolare, Zingales non scrive ne' qui ne' altrove che l'avanzo commerciale tedesco richieda un disavanzo commerciale dell'Europa mediterranea.

Ho letto bene

Babbeus 20/10/2013 - 18:30

Zingales parla di differenziali di inflazione che producono perdita di competitività di prezzo nell'europa periferica rispetto al nord, che si manifesta (per l'appunto) in saldi negativi nelle partite correnti e nelle bilance commerciali dei paesi meno "competitivi" a beneficio di quelli più "competitivi". Sta parlando della stessa cosa.

Appunto

giulio zanella 20/10/2013 - 20:28

Zingales parla di differenziali di inflazione che producono perdita di competitività di prezzo nell'europa periferica rispetto al nord

Appunto: parla di un'altra cosa. Nel post che stai commentando si parla della seguente cosa: i dati mostrano che

non c'è relazione di necessità tra gli avanzi commerciali di Olanda e Germania da un lato e il saldo commerciale del sud Europa dall'altro

E nel sua continuazione si parla della seguente cosa: i dati mostrano che

Gli squilibri commerciali all'interno dell'area euro (nel senso dei flussi, naturalmente) sono quindi in forte ridimensionamento, e il saldo positivo della Germania, da un anno e mezzo, e' sia in aumento come mostrato nel precedente post sia dovuto in modo preponderante a un avanzo verso paesi extra-europei.

Zingales, nel pezzo citato, non parla ne' dell'una dell'altra cosa (ne' avrebbe potuto parlarne risalendo il pezzo citato a 3 anni fa).

Per favore stiamo sul pezzo se vogliamo discutere.

Lo ribadisco

Babbeus 28/10/2013 - 19:16

Ma se Zingales ti dice che il problema sta nella perdita di competitività di prezzo del sud a vantaggio del nord sta di fatto implicando che "c'è (eccome se c'è!) relazione di necessità tra gli avanzi commerciali di Olanda e Germania da un lato e il saldo commerciale del sud Europa dall'altro" in quanto c'è una causa comune per entrambe le cose: i differenziali di inflazione (perchè è evidente che se due eventi hanno una causa comune allora sono correlati).

Ma se Zingales ti dice che il problema sta nella perdita di competitività di prezzo del sud a vantaggio del nord sta di fatto implicando che "c'è (eccome se c'è!) relazione di necessità tra gli avanzi commerciali di Olanda e Germania da un lato e il saldo commerciale del sud Europa dall'altro"

Beh, se vuoi metterla cosi' allora sta(va, nel 2010) implicando una cosa che i dati (del 2012-2013) da me riportati contraddicono. I dati sono piu' autorevoli anche di Zingales.

I dati sono relativi al 2012 quindi non possono dire nulla sul 2000-2010 senza una cornice teorica con cui fare deduzioni a ritroso. Non si tratta quindi di dati vs "tesi di Zingales", si tratta di due tesi a confronto (di cui una più recente ma che al momento non ha un riscontro in letteratura pari a quella di Zingales - o almeno non mi risulta).

Fermo restando che non sono un complottista antieuro devo dire che anche a me questo pezzo (nella mia estram ignoranza) risulta un po' monco nel suo voler giustificare la tesi pro-euro. Mi piacerebbe insomma vedere i dati di import ed export intraUE ed extraUE per i vari paesi presi in considerazione in modo da fare valutazioni di dettaglio sulle dinamiche avvenute nel tempo. Il grafico "aggregato" in questo modo consentirebbe agli antieuro di dire che la Germania negli anni ha prima spolpato lo spolpabile all'interno dell'UE per poi rivolgersi ai paesi extraUE, mentre l'Italia ha subìto nel tempo gli effetti catastrofici delle mancate riforme insieme a quelli dell'austerity che hanno portato ad una crescente contrazione della domanda interna a vantaggio dell'export e del saldo commerciale.

Mi rendo conto che dettagliare questa analisi richiede tempo e che forse questo non è nemmeno il luogo consono per disquisire nel dettaglio visto che il sito ha una mission divulgativa, ma si rischia di mostrare il fianco a quelli che sono pronti ad attaccare i pro-euro o a gente come quelli di ROARS.

Qui un riassuntino facile facile, sul sito vi potete divertire a fare tutte le simulazioni che volete.

I paesi manifatturieri (Germania e Italia soprattutto) sono quelli con il surplus commerciale più elevato, fa eccezione l'Olanda, le cui statistiche sono alterate dai suoi porti, vera e propria frontiera d'Europa.

Adesso la proposizione di Giulio è " visto che all'interno della UE ci sono degli aggiustamenti sugli import-export il motivo non può essere la moneta unica".

Sul fatto che la Germania sia un'esportatrice netta da tempo mica lo abbiamo scoperto oggi, il punto era che BB dicevano "la Germania con l'Euro si è arricchita a spese degli altri paesi, tale proposizione non sembra vera, visto che gli altri paesi, in primis l'Italia, che è un paese manifatturiero, hanno aggiustato la propria bilancia commerciale, senza avere alcun controllo sulla moneta, contraddicendo BB che affermano che senza svalutazione competitiva non ripartono le esportazioni.

 

Semplice, basta andare a leggersi i dati, basta poco.

Marco io non sono assolutamente un fan di BB e a pelle non sono convinto affatto come loro che uscire dall'euro sia un bene e penso quantomeno che questo scenario potrebbe scatenare degli effetti devastanti in un paese come il nostro dove la parola "riforma" sembra una bestemmia. Detto questo, tra il non essere d'accordo con BB e dire che questo articolo mi abbia fatto (e faccia in generale) comprendere le ragioni per cui loro hanno torto secondo me manca l'approfondimento di cui parlavo sopra. Il paper che hai girato e di cui ti ringrazio praticamente analizza solo il 2012-13 mentre bisognerebbe utilizzare una finestra temporale paragonabile a quella usata da Giulio (mi scuso se uso i nomi propri non conoscendovi di persona) e poi disaggregare le statistiche paese UE vs. paese UE o vs. extraUE per comprendere meglio le dinamiche (insomma per si dovrebbe analizzare una sorta di cubo matriciale paeseUE x paeseUE/extraUE x tempo). Solo così si riuscirebbe a vedere se effettivamente alla Germania abbia giovato o meno della moneta unica (e nel caso in cui abbia giovato non credo cmq nella sua malafede quanto piuttosto nella sua efficienza/produttività). Sbaglio?

bastava perdere altri 10 minuti e leggersi http://goofynomics.blogspot.it/2012/02/reichlin-vs-tutti-ovvero-germany-vs.html e trovavate tutto ciò che state chiedendo. Ovvero 

 

in cui si vede molto bene come il saldo commerciale tedesco con l' area euro è ben maggiore che con il resto del mondo. Il che significa che la Germania ha impoverito l' Europa più di quanto non abbia impoverito il resto del mondo. 

 

E se avete bisogno di numeri: 

 

A coloro che dicono che l' Italia ha raggiunto l' avanzo commerciale senza svalutare chiedo solo di guardarsi un attimino intorno e vedere in che condizioni siamo. Se per evitare di svalutare dobbiamo tagliare i redditi e ridurre l' import e ridurci a paese del terzo mondo mi sembra che il rapporto costi/benefici sia un attimino troppo alto. (e infatti tutti i paesi che hanno ridotto il deficit o addirittura son passati in surplus sono messi male, o mi si vorrà dire che l' austerità in Grecia sta funzionando?)

 

Inoltre, se qualcuno stesse pensando "eh ma la Germania con le sue industrie è capace di esportare in Cina"  chiedo: "si ma quanto importa però dalla Cinaaaaa?"

diamo uno sguardo allora: 

 

MMM allora non mi sembra proprio sto successo di esportazioni con la Cinaaaaaaa se poi importi notevolmente di più...La cosa che strappa un sorriso è che la Germania sottraeva a noi per dare alla Cinaaaaaaa.....

 

Marco io non sono assolutamente un fan di BB e a pelle non sono convinto affatto come loro che uscire dall'euro sia un bene e penso quantomeno che questo scenario potrebbe scatenare degli effetti devastanti in un paese come il nostro dove la parola "riforma" sembra una bestemmia. Detto questo, tra il non essere d'accordo con BB e dire che questo articolo mi abbia fatto (e faccia in generale) comprendere le ragioni per cui loro hanno torto secondo me manca l'approfondimento di cui parlavo sopra. Il paper che hai girato e di cui ti ringrazio praticamente analizza solo il 2012-13 mentre bisognerebbe utilizzare una finestra temporale paragonabile a quella usata da Giulio (mi scuso se uso i nomi propri non conoscendovi di persona) e poi disaggregare le statistiche paese UE vs. paese UE o vs. extraUE per comprendere meglio le dinamiche (insomma per si dovrebbe analizzare una sorta di cubo matriciale paeseUE x paeseUE/extraUE x tempo). Solo così si riuscirebbe a vedere se effettivamente alla Germania abbia giovato o meno della moneta unica (e nel caso in cui abbia giovato non credo cmq nella sua malafede quanto piuttosto nella sua efficienza/produttività). Sbaglio?


se le interessa credo di averle postato ciò che cercava. :-)

Queste serie arrivano fino al 2010. Qui stiamo parlando del periodo che va dalla meta' del 2012 alla meta' del 2013.

1. Partire dall'euro non ha senso, se vuoi prorpio vedere cosa fa la Germania guardatela pre-unione e post-unione,e aveva rallentato solo in occasione della fase post-unione. Da sempre la Germania è un paese esportatore netto.

2. Scusa, ma il tuo grafico "in cui si vede molto bene come il saldo commerciale tedesco con l' area euro è ben maggiore che con il resto del mondo" non significa niente, se vedi il grafico italiano è praticamente identico a quello tedesco: il nostro saldo verso l'UE è di molto maggiore rispetto al resto del mondo perchè, sembra, gli scambi commerciali di prodotti manifatturieri avvengono prevalentemente fra vicini, però può darsi esista una nuova teoria economica che dice che non deve essere così.

3.

Il che significa che la Germania ha impoverito l' Europa più di quanto non abbia impoverito il resto del mondo.

Quindi il fornaio che mi vende il pane mi impoverisce ? Vabbè vorrà dire che... non mangio. In altre parole sembra che i  tedeschi sembra abbiano puntato una pistola alla tempia degli altri paesi UE dicendo "tu sporco italiano, comprare VW Golf, o AudiQ7, no comprare Fiat Duna, altrimenti io spara te". Ma che ragionamento è: se un paese vende molto si arricchisce a spese degli altri ? Allora noi italiani ci stiamo arricchendo alle spalle di qualcun altro, visto che abbiamo un saldo positivo ? (non diciamolo troppo però sto fatto che ci stiamo arricchendo alle spalle, che so dei francesi, che quelli si arrabbiano e smettono di comprare italiano).

Ovvero il senso di Giulio è proprio questo : se i cattivi tedeschi si sono arricchiti alle spalle dei poveri europei grazie alla moneta unica, come mai alcuni paesi, Italia in primis, esportano, ma non si arricchiscono? Dov'è il trucco ? Ma soprattutto è la moneta la causa dell'esportazione tedesca, o il fatto che magari i tedeschi producono bene quello di cui gli altri hanno bisogno ?

1. Partire dall'euro non ha senso, se vuoi prorpio vedere cosa fa la Germania guardatela pre-unione e post-unione,e aveva rallentato solo in occasione della fase post-unione. Da sempre la Germania è un paese esportatore netto.

 

Anche no: 

dove è che la Germania è sempre stata esportatore netto? no perchè io la linea marrone la vedo sotto lo 0 per un bel po' di anni...

2. Scusa, ma il tuo grafico "in cui si vede molto bene come il saldo commerciale tedesco con l' area euro è ben maggiore che con il resto del mondo" non significa niente, se vedi il grafico italiano è praticamente identico a quello tedesco: il nostro saldo verso l'UE è di molto maggiore rispetto al resto del mondo perchè, sembra, gli scambi commerciali di prodotti manifatturieri avvengono prevalentemente fra vicini, però può darsi esista una nuova teoria economica che dice che non deve essere così.

Ma qua siamo perfettamente d'accordo infatti allora. la parte maggiore del surplus della Germania dacchè è entrata nell' euro proviene dall' eurozona ovviamente perchè si commercia di più coi paesi vicini che con quelli lontani. Sta di fatto che allora gli squilibri europei centrano molto col surplus della Germania non trovi? Se la Germania è in surplus con l' EZ qualcuno nell' EZ dovrà essere in deficit (come infatti è avvenuto). L' euro è lo strumento con la quale è avvenuto tutto questo. Bloccando i rapporti di cambio e impedendo alle bilance di riequilibrarsi attraverso le rivalutazioni o le svalutazioni delle monete nazionali ha permerso a questi squilibri di sussistere permanentemente. Inoltre, con il cambio fisso i differenziali d'inflazione hanno continuando ad accumularsi alterando il cambio reale bilaterale dei vari paesi con la Germania diventando causa ulteriore di questi squilibri.

Quindi il fornaio che mi vende il pane mi impoverisce ? Vabbè vorrà dire che... non mangio. In altre parole sembra che i  tedeschi sembra abbiano puntato una pistola alla tempia degli altri paesi UE dicendo "tu sporco italiano, comprare VW Golf, o AudiQ7, no comprare Fiat Duna, altrimenti io spara te". Ma che ragionamento è: se un paese vende molto si arricchisce a spese degli altri ? Allora noi italiani ci stiamo arricchendo alle spalle di qualcun altro, visto che abbiamo un saldo positivo ? (non diciamolo troppo però sto fatto che ci stiamo arricchendo alle spalle, che so dei francesi, che quelli si arrabbiano e smettono di comprare italiano).

Su cerca di capire. Non sto dicendo che la Germania ci sta impoverendo nel senso che fa una cattiva azione. Con impoverendo intendo la sottrazione di ricchezza. Non mi sembra nulla di male nel constatare (e i numeri lo dimostrano con evidenza) che la Germania ha sottratto ricchezza all' Eurozona più di quanto abbia fatto col resto del mondo. Poi puoi dirlo con le parole che più ti piacciono eh...


Ovvero il senso di Giulio è proprio questo : se i cattivi tedeschi si sono arricchiti alle spalle dei poveri europei grazie alla moneta unica, come mai alcuni paesi, Italia in primis, esportano, ma non si arricchiscono? Dov'è il trucco ? Ma soprattutto è la moneta la causa dell'esportazione tedesca, o il fatto che magari i tedeschi producono bene quello di cui gli altri hanno bisogno ?

Esportano ma importano ma importano di più in valore di quanto esportino. Quindi si stanno "impoverendo". I tedeschi riescono a esportare invece perchè avendo compresso i salari sono riusciti a tenere a bada l' inflazione e l' accumularsi dei differenziali d'inflazione ha reso anno dopo anno le sue merci più convenienti rispetto alle merci estere.


Non c'è niente di straordinario nel successo tedesco. Anzi..


C'è una strana (con)fusione di threads, perché sembra che qui si stiano sperimentando sul campo i problemi di capacità di comprensione del testo e delle competenze in matematica. Se ne parla qui ma qui abbiamo la prova del nove.

dove è che la Germania è sempre stata esportatore netto? no perchè io la linea marrone la vedo sotto lo 0 per un bel po' di anni...

Si parlava appunto delle germania come esportatore netto tranne che nel periodo post-fusione. Che per l'appunto è quello che nel grafico mostra un saldo leggermente negativo. per capisci, post-fusione ci si riferisce alla riunificazione tedesca.  Per capirlo basta sapere la storia, conoscere le date, leggere un grafico. 

Sta di fatto che allora gli squilibri europei centrano molto col surplus della Germania non trovi? Se la Germania è in surplus con l' EZ qualcuno nell' EZ dovrà essere in deficit (come infatti è avvenuto). L' euro è lo strumento con la quale è avvenuto tutto questo.

Da notare che allora la germania, imponendo le politiche di austerità è riuscita a sovvertire quella situazione.  Se la situazione avveniva ed ora non avviene piu', come il grafico di Zanella mostra, per quale motivo la Germania ha eliminato contro il suo interesse una sorta di gallina dalle uova d'oro?

Esportano ma importano ma importano di più in valore di quanto esportino.

Anche qui torniamo alla capacità di comprensione dei numeri. I dati postati da Marco Esposito sono abbastanza chiari: germania esportazioni intra + extra UE = 640.6 (JAN-JUL 13) mentre stesso periodo import = 526.2 (sono bn euro)

Il fatto che da alcuni paesi (Cina) le importazioni tedesche superino le esportazioni è un fatto che non inficia il dato generale.

Su cerca di capire. Non sto dicendo che la Germania ci sta impoverendo nel senso che fa una cattiva azione. Con impoverendo intendo la sottrazione di ricchezza.

Ma da quando in qua se compro un'auto tedesca, perché decido che dal punto di vista del mio vincolo di bilancio ho un grosso vantaggio personale (e con me sono d'accordo centinaia di migliaia di consumatori) questo significa che qualcuno in germania mi sta  rubando o sottraendo qualche cosa? Qui non c'èntra la cattiva o la buona azione. È  il senso economico della tua affermazione che non sta in piedi. 

Mi dispiace giocarmi il terzo post così ma tant'è:

 perché sembra che qui si stiano sperimentando sul campo i problemi di capacità di comprensione del testo e delle competenze in matematica. Se ne parla qui ma qui abbiamo la prova del nove.

Si parlava appunto delle germania come esportatore netto tranne che nel periodo post-fusione. Che per l'appunto è quello che nel grafico mostra un saldo leggermente negativo. per capisci, post-fusione ci si riferisce alla riunificazione tedesca.  Per capirlo basta sapere la storia, conoscere le date, leggere un grafico. 

Allora, se mi parli di comprensione del testo forse è meglio che rileggi bene: 

1. Partire dall'euro non ha senso, se vuoi prorpio vedere cosa fa la Germania guardatela pre-unione e post-unione,e aveva rallentato solo in occasione della fase post-unione. Da sempre la Germania è un paese esportatore netto.

 

A casa mia SEMPRE significa SEMPRE, indi per cui se una persona mi dice che la Germania è da sempre esportatore netto questo formalmente è un errore. Punto. Non ci sono altri punti di vista o interpretazioni di sorta a meno che nel tuo dizionario SEMPRE non abbia altre accezioni. Dopo di che il sig. Esposito ha scritto che la Germania aveva rallentato, e qui possiamo dare interpretazioni sia io che te su cosa possa significare rallentare. Rallentare in economia significa crescere a minor velocità che in passato. Se mi dici che il Pil quest'anno è rallentato rispetto all' anno scorso penso che sia cresciuto meno rispetto all' anno prima (o contratto di più se in recessione). Quindi per favore...non venirmi a fare la predica sull' italiano o altro perchè fidati che l'ho capito benissimo al contrario tuo.

Da notare che allora la germania, imponendo le politiche di austerità è riuscita a sovvertire quella situazione.  Se la situazione avveniva ed ora non avviene piu', come il grafico di Zanella mostra, per quale motivo la Germania ha eliminato contro il suo interesse una sorta di gallina dalle uova d'oro?

Forse perchè non esiste UNA Germania ma tante Germanie? alla Germania dell' industria avrebbe probebailmente preferito continuare a esportare verso i paesi EZ. Poi però c'è anche la la Germania delle BANCHE, quella che aveva reinvestito la maggior parte del surplus nei paesi periferici che offrivano alti rendimenti rispetto ai paesi core e la certezza del cambio fisso. Ecco, vedi, magari questa Germania delle Banche a un certo punto (dopo il 2008) ha interrotto questi investimenti e ha voluto ritornare dai crediti verso la periferia? Io dico che i saldi Target 2 stanno li a dimostrarlo. 


Anche qui torniamo alla capacità di comprensione dei numeri. I dati postati da Marco Esposito sono abbastanza chiari: germania esportazioni intra + extra UE = 640.6 (JAN-JUL 13) mentre stesso periodo import = 526.2 (sono bn euro)

Il fatto che da alcuni paesi (Cina) le importazioni tedesche superino le esportazioni è un fatto che non inficia il dato generale.

rispondevo a questa frase in particolare:

Ovvero il senso di Giulio è proprio questo : se i cattivi tedeschi si sono arricchiti alle spalle dei poveri europei grazie alla moneta unica, come mai alcuni paesi, Italia in primis, esportano, ma non si arricchiscono? Dov'è il trucco ? Ma soprattutto è la moneta la causa dell'esportazione tedesca, o il fatto che magari i tedeschi producono bene quello di cui gli altri hanno bisogno ?

 

 

Ma da quando in qua se compro un'auto tedesca, perché decido che dal punto di vista del mio vincolo di bilancio ho un grosso vantaggio personale (e con me sono d'accordo centinaia di migliaia di consumatori, questo significa che qualcuno in germania mi sta  rubando o sottraendo qualche cosa? Qui non c'èntra la cattiva o la buona azione. È  il senso economico della tua affermazione che non sta in piedi. 

Ascolta, non voglio dare nessuna accezione negativa al termine sottrazione di ricchezza, l' ho già spiegato. Se un paese è in surplus significa che si sta arricchendo non convieni? e con arricchendo non sto dicendo che sta rubando (e poi la finisco qua perchè mi sembra di spiegare un concetto veramente elemntare).

Ho a più riprese evidenziato "paese esportatore netto", "paese manifatturiero" per indicare cosa si doveva andare a vedere.

Mi spiace notare che hai messo il grafico della BILANCIA DEI PAGAMENTI. Che c'entra come i cavoli a merenda (può darsi ti piacciano, io ho gusti diversi). Ci vediamo domani, hai tempo per studiare.

Se un paese è in surplus significa che si sta arricchendo non convieni?

Io convengo che chi esporta lavora non solo per il suo mercato interno ma anche per altri mercati e che fornendo beni che vengono valutati positivamente dai consumatori (e degli uffici acquisti) di altri paesi di fatto consente anche a loro di arricchirsi. L'export di eccellenze (che diventa import per chi le compra) è un arricchimento anche per il compratore.  Una delle cose che ho imparato frequentando questo sito è che l'economia non è un gioco a somma zero (come testa o croce, chi vince e chi perde la somma è la stessa che si trasferisce) ma il mercato è un'opzione win-win per cui entrambi trovano un comune vantaggio: chi vende e chi compra. Entrambi si arricchiscono.  E questo vale ovviamente anche nel commercio internazionale.  Se compro a 10 dalla germania un ottimo prodotto che da me non c'è o che da me costa 15, sto realizzando come compratore un vantaggio economico.  Il tuo concetto contabile (parente forse del modello superfisso) implica invece che se uno si arricchisce (producendo e vendendo) allora quello che compra per forza si impoverisce.  Concetto malsano che hai ribadito parlando di una  "sottrazione di risorse" che naturalmente in economia non esiste. 

"Se un paese è in surplus significa che si sta arricchendo non convieni?"

NO. NESSUNO CONVIENE. DA ALMENO DUE SECOLI.

Ho aggiornato il tuo grafico sui saldi commerciali della Germania (i valori sono in milioni di euro, i dati sono presi dal sito dell’Eurostat) si nota che il surplus tedesco verso i paesi dell’area euro è in progressivo riassorbimento, mentre l’avanzo verso i paesi fuori dall’area euro è in decisa crescita.

Quindi ha ragione Zanella quando dice che “Questi dati mostrano che per avere un avanzo commerciale la Germania non ha bisogno che Italia, Spagna, ecc. abbiamo un disavanzo commerciale.”

 

Negli ultimi quattro trimestri (2012Q3-2013Q2) il surplus commerciale verso i paesi dell’area euro ammonta a solo il 27% del saldo commerciale complessivo.

Se poi si fa un ulteriore sforzo e si analizzano anche le esportazioni e le importazioni si nota che l’aumento del saldo commerciale extra euro è dovuto ad un aumento delle esportazioni (non è dunque legato al prezzo delle materie prime o dei prodotti energetici).

 

 Al contrario, il commercio con i paesi dell’euro è sostanzialmente stabile; si può comunque osservare che mentre le esportazioni ammontano a circa 150 miliardi di euro a trimestre e non sono in crescita; le importazioni invece evidenziano un trend positivo e sembrano destinate a chiudere il surplus commerciale.

 

 

 

 

Caro Davide, il calo dell'export Ger vs paesi Euro è frutto del crollo dell'import di questi paesi. Tale crollo è frutto della caduta della domanda interna che è la causa della recessione che ci attanaglia. Ergo: per ri-equlibrare durevolmente i flussi intra euro c'è bisogno di recessione stabile nei PIGS! ma ti sembra logico?

Roberto,

il mio intervento non entrava nel merito se il riequilibrio dei saldi commerciali dell'area euro è sostenibile nel lungo termine o no. Su questo concordo con te: quando ci sarà una ripresa il disavanzo riprenderà. Basta infatti pensare al mercato dell'auto: oggi si vendono poco più di un milione e duecento mila veicoli all'anno e probabilmente i nuovi acquisti non riescono a sostituire i veicoli che vengono utilizzati fino ad esaurimento. Se nei prossimi anni ci sarà la ripresa avremmo una significativo rimbalzo di questo mercato dove i fornitori sono ormai in prevalenza tedeschi e quindi le nostre importazioni aumenteranno.

Nel mio intervento volevo solo confermare che ha ragione Zanella quando dice che il surplus tedesco oggi è principalmente verso i paesi al di fuori dell'area euro (infatti oggi nel suo nuovo post ha postato gli stessi grafici che avevo postato io ieri). Sono intervenuto solo perché alcuni "sostenitori" di Bagnai (il quale,  a mio modesto avviso, ha diagnosticato il problema dell'euro in modo estremamente chiaro e preciso anche se non mi convincono le vie di uscita che suggerisce) affrontano il problema in modo "ideologico" riproponendo i grafici e le tabelle del "maestro" senza neanche verificare se i dati da allora sono cambiati o no.

Caro Yannick...pure tu ti sei fatto ammaliare dal pifferaio magico...

a) punto primo: basterebbe guardare i tassi di crescita degli export tedeschi per rendersi conto della crescita notevole che hanno avuto al di fuori dell'euro gli export tedeschi, segno di una competitività non dovuta esclusivamente alla moneta debole all'interno dell'area euro

b) punto secondo: i pifferai magici starnazzano:"eh no, bisogna guardare al trade balance". Giusto, corretto. Ma con una precisazione: il trade balance ex commodity!!! E perchè? per un motivo molto semplice: perchè le commodity stanno in posti ben precisi, e li bisogna andare a comprarle. Non è che se la moneta dell'arabia saudita è troppo forte, o i lavoratori dell'arabia saudita non sono produttivi, o il prezzo del petrolio arabo è troppo alto, io posso decidere di importare il petrolio dal Portogallo o dalla Francia, capisci?

c) punto terzo: fai attenzione al grafico: non ti sei chiesto perchè lo fa partire proprio dal 1999? vedi come nel 1999 il trade balance tedesco verso il resto del mondo ha uno scatto enorme verso il basso? E cosa sarà mai? Risposta: in quell'anno, il prezzo del petrolio è raddoppiato (e la stessa cosa la vedi nel 2004)...:-)

d) Se ripeti la stessa analisi con quel metodo partendo dal 2000 e non dal 1999 (cioè togliendo un anno particolare in cui un fattore che non ha nulla a che fare con l'analisi di competitività di un paese rende distorta l'analisi), noterai che arrivi alla conclusione opposta: che la germania ha fatto faville sui mercati internazionali. Se, ancora piu correttamente, fai l'analisi sui trade balance ex commodity per tutto il periodo, raggiungerai la stessa conclusione.

okkio

 

P.S.: sorvolo sulla boiata del trade balance con Cina per sostenere che la germania non ha successo in cina..questa è davvero troppo grossa...magari un'altra volta...

 

Noto che praticamente TUTTI i commenti critici contro la tesi esposta nell'articolo sono postati da utenti anonimi o semi-anonimi (solo il nome).  Mi chiedo cosa ciò possa voler dire.  Ovviamente trattasi di domanda retorica perché io una mia teoria ce l'ho.

cetax

cetax 17/10/2013 - 13:48

Io mi chiamo Andrea Incalza e non ho problemi a dire il mio nome, figurarsi. dopodichè se ti riferivi a me - come ho detto in più post - a me non importa imporre una teoria sull'altra. io voglio solo capire. forse perchè sono di formazione un fisico (come molti dei ROARS ma con la differenza che i ROARS mi stanno sonoramente sulle scatole proprio perchè hanno un atteggiamento prevaricatore e saccente che non porta a nulla ed è aprioristicamente sbagliato) ho bisogno di vedere le cose nel dettaglio possibilmente corroborate da analisi ed elaborazioni per provare a chiarire dove sta la ragione. Compatibilmente con il tempo che ho per dedicarmi anche a queste cose che sono alla base delle informazioni che utilizzo per comprendere la realtà e per capire chi o cosa posso votare. Tutto qui. E' un peccato questo? Non credo. Invece di attaccarvi vicendevolmente sarebbe stato meglio vedere un dibattito aperto e onestamente critico sull'utilizzo di dati per spiegare le vostre tesi.

Modello

marcodivice 17/10/2013 - 13:51

Qui la pagina sulla Main Imbalances Procedure. E' aggiornata fino al 2012. Darei un'occhiata all'ULC.

Il punto è sempre il solito: qual è il modello che che spieghi come faccia l'euro a causare gli squilibri oggetto del post? e si torna sempre agli ottimi post di Tommaso Monacelli.

Il breve post di Zanella è incontrovertibile perché basato sui dati.

Si, è vero, una suddivisione fra bilancia intra-Uero ed Extra Euro avrebbe aiutato, ma, anche facendola questa suddivisione (basta dare una rapida occhiata  dati eurostat - chi ha tempo li può lavorare e avrà percentuali precise) il risultato non cambierebbe: l'attivo della bilancia corrente dell'aggregato EURO è in crescita forte perché i periferici (non la Francia) sono tornati in territorio positivo e i Core continuano ad esserlo sempre più. Quindi ha ragione Zanella: l'Euro non impedisce il riequilibrio degli squilibri esterni. In effetti siamo diventati tutti Esportatori netti!

Ora, per allargare la logica, ripeto corretta, che sta sotto i dati presentati, ci si possono porre alcune  domande che credo servano a riportare la discussione Euro si / Euro no, su binari più economici e meno ideologici. Proverò a dire la mia su ciascuna di esse, ma, se vi sembrano pertinenti, mi piacerebbe che fossero oggetto di dibattito e di risposte dai differenti punti di vista.

1) La prima questione è già stata introdotta: come mai nonostante un surplus crescente il cambio non si apprezza se non marginalmente? Eppure non siamo la Cina, dove la Banca Centrale sterilizza i surplus: da noi la BCE non interviene. Si, è vero, lo fanno altre Banche Centrali al suo posto (FED, BoE, BoJ), ma questo dovrebbe, anzi, favorire l'apprezzamento dell'Euro vs valute volutamente "svalutate" da politche monetarie non convenzionali. Dal mio punto di vista l'effetto apprezzativo delle partite correnti è stato più che bilanciato dai flussi finanziari in uscita soprattutto per le logiche di asset allocation di Fondi, Istituzioneli ecc, che, una vota esplosa la crisi Euro, hanno sotto-pesato l'Europa periferica (debito e azioni) nei loro portafogli. In questo senso il $ è stato visto come "porto sicuro", così come lo sono stati, all'interno dell'Euro, il Bund e il DAX. C'è voluto l'intervento "persuasore" di Draghi con la minaccia dell'acquisto illimitato del debito a breve-medio termine (OMT) per riportare pian piao i flussi sull'Euro ed oggi gli effeti si vedono: quando c'è di nuovo "paura finanziaria" (rik-off) il $ non si riapprezza. Cosa impedisce allora l'ulteriore  forte apprezzamento  dell'€? La convinzione, sotto-traccia, che la crisi dell'euro zona non è stata risolta, ma forse solo rimandata. E veniamo, infatti, alla seconda domanda.

2) Anch questa è stata accennata, ma vorrei riproporla con forza: visto che il ritorno all'attivo corrente dei PIGS (senzaG che è ancora negativa) è dovuto più  al crollo dell'import+ che alla crescita dell'Export, che succederà se si arresta il calo della domanda interna (perché se non riparte quella, almento in It e SP, penso si sia tutti concordi nel ritenere che dalla recessione non si esce)? I disequilibri ritorneranno? Io credo che molti degli operatori che muovono i miliardi di investimenti finanziari, siano tatticamente tornati (a tappe) sull'Euro, ma pronti ad uscirne perché consci che tutto si regge sulla "put Draghi" e sui "germogli" di ripresa del PIL. Qualora questa ripresa non si manifestasse o, peggio ancora, se con essa tornassero anche i problemi di deficitc corrente dei PIGS, questi soldi riprenderebbero altre strade. Oltretutto, una nuova crisi di liquidità sul debito italiano (o spagnolo)  si trasformerebbe purtroppo, questa volta, in crisi di solvibilità data la situazione molto più compromessa rispetto al 2011.

3) Da quanto detto ne consegue una terza domanda:  per riequilibrare "durebolmente" il quadro intra Euro non sarebbe forze il caso che la Germania e i suoi satelliti aumentassero la loro domanda interna (riducendo quindi il surplus stratosferico vs l'estero, che è l'uico vero motore della  pur bassa crescita del loro PIL), facendo così da traino all'export intra-euro degli altri paesi? E' direi incontrovertibilmente dimostrato dai dati che  le percentuali risibili di ripresa del PIL aggregato Euro sono (anche) frutto di una logica economica basata tutta sulla domanda estera e sulla compressione della domanda interna. Come si può tornare ad un percorso di crescita adeguato dei periferici (che quindi assicuri la sostenibilità del nostro  debito pubblico) se la domanda interna del più forte paese Euro rimane così bassa? Se questa logica è condivisibile, che cosè che e  impedisce di andare lungo questa strada? Certo la visione a senso unico ed il patto che lega i paesi Euro, rafforzato dal Fiscal Compact, dal pareggio di bilancio in costituzione e da tutte le logiche che individuano negli squilibri del bilancio pubblico il solo ed unico "male", non aiutano a trovare strade armonizzatrici e collaborative. A questa domanda non ho, putroppo risposte da dare, se non solo tenue speranze  che i nostri Politici Europei si convincano  a metter mano a questa tremenda asimmetria (la vedo dura!).

4 - Se si è seguito  il filo fin qui, riname un ultimo, coerente quesito? quanto può durare una unione monetaria che ha al suo interno questi squilibri? O, se la vogliamo mettere in un altro modo, si può pensare di riequilibrare l'Area Euro fondando il tutto solo sulla domanda estera? Siamo certi che ne uscirà un qualche cosa che assicuri crescita armonica e strutturalmente stabile? Faccio solo notare che in 5 anni di crisi (compresa la parentesi del 2010) abbiamo perso quasi il 25% di produzione industriale. Gli Investimenti calano al ritmo del 7% annuo.  Insomma, una nuova crisi di fiducia quasta volta sarebbe molto più difficilmente superata.

Scusate la lunghezza, ma mi sembrano questi i nodi da affrontare, al di la dell'ideologico dibattito su euro si euro no.  

Grazie dello spazio concessomi.

RB

 

Alcune considerazioni sul punto 3)
A me pare che la domanda interna tedesca risulti compressa a causa di una deformazione prospettica. A fronte di grosse esportazioni (640 miliardi) ci sono 526 miliardi di importazioni (piu del doppio dei 214 miliardi importati dall'Italia) e che queste importazioni, a mio avviso di beni economici di largo consumo, consentano ai tedeschi di fare la spesa in modomolto  economico. Tra salari elevati e beni poco costosi, non hanno il problema di arrivare a fine mese.  Differentemente dall'Italia, che deve importare materie prime ed energia, la germania ha una certa sufficenza energetica (centrali nucleari, solare ed eolico molto sviluppati) e quindi puo' proporzionalmente importare piu' beni di largo consumo.  Ed inoltre importa il doppio di noi ma non ha il doppio delle popolazione.

A naso una nazione ricca se importa beni ed ha una struttura distributiva efficente li compra ad un prezzo basso li metterà a disposizione delle famiglie di basso reddito.  La domanda interna sembra compressa (come volume monetario) ma credo che i tedeschi non si facciano mancare niente. Solo che in DE la merce costa molto meno che in Italia. 

In teoria se noi esportassimo molto di più, potremmo fare come la germania (salvo resistenze protezionistiche). Ma per ora i  prezzi tedeschi (in base ad alcuni indizi) sono del 30-35% inferiori a quelli italiani (nei generi alimentari di largo consumo).

Gli indizi li vedo in un sito svizzero che confronta i prezzi di varie categorie merceologiche tra svizzera, francia, germania, austria ed italia.  Sono prezzi rilevati in supermercati di confine. Il confronto CH-ITA è gradualmente passato da un 25% di economicità dei prezzi italiani (generi alimantari) all'attuale 5%. Questo un po' per le oscillazioni di cambio che per IVA ed altre tasse che si ribaltano sui prezzi. Il confronto CH-DE e CH-FRA era attorno al 45% ora è al 36% e quindi per uno svizzero di Basilea o di Ginevra è molto piu' conveniente fare la spesa in germania e rispettivamente in Francia di un luganese che vada a Como o Ponte Tresa.  Sugli alimentari quindi pare che germania e francia siano piu' economici del 31%, rispetto ai prezzi italiani. Considerato che i negozi sulla fascia di confine con la svizzera tendono ad essere piu' cari, probabilmente il dato vero è superiore. Chi vuole dilettarsi, qui trova i 4 confronti per 8 categorie merceologiche.

Un primo indizio lo avevo colto qui (divertente ma ha innescato mia curiosità).

A mio avviso non è che la domanda interna tedesca sia compressa. È la nostra ad esserlo: siamo noi che in gran parte non riusciamo ad arrivare e fine mese perché tutto costa di piu' e siamo quasi a prezzi svizzeri, senza averne i salari.

La domanda è: come mai la merce in germania costa cosi' poco? Per me è perché importano un buon 25-30% di beni a buon mercato. Poi sicuramente avranno strutture e reti di vendita migliori, meno burocrazia, meno imposte sulle persone giuridiche, non hanno IRAP, non hanno 60 miliardi di  corruzione (magari ne hanno 10 ma sempre meno che da noi), insomma meno costi da traslare.

 

Non ho dati al momento sotto mano, ma sono certo che una buona parte dell'import tedesco è fatta di semilavorati (provenienza soprattutto EU lato est) che vengono poi esportati come prodotti finiti (vedi auto).
Per ragionare sul complesso non basta guardare i prezzi. Il differenziali di questi, fra l'altro, si sta riducendo in questi mesi (rischio deflazione in area PIGS). Per il fenomeno complessivo si deve osservare il contributo delle varie voci aggregate alla crescita del PIL: in Germania il contributo viene quasi tutto dall'Export. I consumi ed in parte anche gli investimenti ultimamente) sono ben poca cosa.
Ripeto un concetto banale ed elementare: pensare che tutta la ripresa (crescita del PIL) dell'Area Euro venga dall'exoport (modello tedesco) vuol dire condannare la zona a percentuali di sviluppo risibili. Se non c'è domanda interna vigorosa la crescita solida latiterà sempre!

Nemmeno io ho dati ma se la cosa è interessante non dubito che qualcuno sarà piu' bravo e veloce di me a trovarli. Sul documento indicato da marco, a pagina 3 vedo che nell'area euro (EA-17) abbiamo circa un 6.26% di import per food&drink. Ora si tratta di vedere la stessa percentuale in Germania, Francia ed Italia.

PS: mi pare che la categoria food&drink si riferisca solo ai beni primari, messi insieme alle materie prime. Immagino esistano anche semilavorati e prodotti finiti (alimentari).
L'ideale sarebbe avere la tipologia "generi di largo consumo".

food&drink

valerio 17/10/2013 - 18:30

si tenga conto che in questo settore l'europa importa principalmente cibo per animali e in subordine pesce, mentre esporta alimenti di lusso quali alcolici, vino, formaggi e altri prodotti lavorati (cioccolato, pasta, biscotti, ecc.).
quindi stiamo attenti al considerare gli import/export di food&drinks come scambio di beni di largo consumo.

si', in effetti pochi minuti prima avevo realizzato la inconsistenza della voce rispetto a ciò che vorrei evidenziare. la caccia contiua. La domanda riamane quella: perché la vita in germania costa meno. In termini assoluti (prezzi in euro). Poi su quelli relativi considarandioi salari si vede ... ma non credo che troveremo una realtà a 180 gradi.

Altri 10 minuti (o forse cinque) potrebbero essere investiti per mostrare ai seguaci dei pifferai magici come, nel mondo dopo Lehman, l'EURO si è svalutato (a spanne) il 20% o il 30% nei confronti delle monete dei pricipali partner commerciali (USD, JPY). E cosa hanno fatto gli export di tutti i Paesi dell'Unione (italia e germania compresa)? nel favoloso mondo bivariato dei pifferai magici, sarebbero dovuto decollare, e magari mentre te lo dicono ti mostrano la tabellina con l'elasticità degli export italiano al tasso di cambio (che è molto alta), visto che loro son nati imparati. Purtroppo, in quel periodo, gli export sono drammaticamente crollati, nonostante la pesante svaluatazione. Il motivo, evidentemente, sta nel fatto che la domanda globale crollo' (eh già, gli export hanno una certa elasticità anche a questo, purtroppo)..e il vantaggio di prezzo derivante dalla svalutazione e' stato largamente (ma molto largamente) sopraffatto dallo svantaggio derivante dalla contrazione della domanda globale (potevamo vendere a prezzi piu bassi, ma in un mondo piu piccolo). Ma questo, i pifferai magici, si dimenticano di dirlo. Cosi come si dimenticano di dire che una uscita dall'euro ci porterebbe, con tutta probabilità, nello stesso scenario: moneta piu debole, e domanda globale piu debole. e se le cose vanno come in lehman time, che non è da escludere, la domanda non è piu debole, ma CROLLA. Ah già, ma loro sono per l'uscita "ordinata"...un po come doveva essere il default di lehman, ordinato...no systemic risks...beati loro...:-)

 Ah già, ma loro sono per l'uscita "ordinata"...un po come doveva essere il default di lehman, ordinato...no systemic risks...beati loro...:-)

del tipo "avviarsi ordinatamente verso le uscite di sicurezza. niente panico...ok panic"

Ps: a proposito di trade balance China Germania. secondo i cinesi sono loro ad essere in deficit

...nè uso la carriola per fare la spesa, a differenza di quanto paventano terroristiocamente i pifferai dell'altra sponda.

prova !

Pietro Puricelli 20/10/2013 - 19:31

Fai un giretto in Argentina e Venezuela e controlla cosa succede.
Quando un paese con l'inflazione al 30% cerca di metterci una pezza con le soluzioni di Bibi e Bibò ( Borghi-Bagnai ) è costretto a nazionalizzare i produttori di carta igienica per carenza nei negozi.
Insomma non ci sono carriole per fare la spesa ma neanche carta per pulirsi

Se vogliamo fare a gara a chi affronta argomenti complessi in modo superficiale e lacunoso, gli euro exiters battono tutti alla grande...:-)

a) appena poco sopra, rispondendo a coach Yannick che riportava una analisi degli euro exiters sul trade balance della germania, mi pare di aver dimostrato quanto superficiale quella analisi fosse (del resto, i numeri riportati da Zanella nel post sono la prova provata di quanto approssimative quelle analisi fossero...come ho sempre detto, ci vuole un bel po di fantasia per ritenere che il successo commerciale della germania fosse costruito sugli export a buon prezzo di bmw e mercedes in Spagna/portogallo/grecia/irlanda, che tutti insieme fanno meno del 5% degli export tedeschi - i quali hanno rapporti commerciali pu stretti con svizzera, turchia, polonia)

b) quanto all'uscita dall'euro, io trovo francamente imbarazzante come impostino tutti il ragionamento sulla base degli impatti sull'inflazione (analisi di pass through da seconda elementare) e sugli export (analisi di elasticità degli export al cambio, questa da prima elementare), SENZA MAI CONSIDERARE L'IMPATTO CHE LO EURO BREAK UP PUO' AVERE SULLA DOMANDA GLOBALE, che è il vero nocciolo della questione...la elasticità degli export alla domanda globale l'abbiamo già sperimentata nel 2009, e io non ci vorrei ripassare...anzi, molti di questi euro exiters sono ccosi convinti che "scaricare" costi del riaggiustamento su banche tedesche e francesi, che non si rendono conto che se queste banche dovessere saltare (o ci fosse semplicemente la paura che saltino), l'impatto per l'economia italiana sarebbe devastante...un'economista da loro (una volta) stimato come De Grauwe ha piu volte sottolineato questo rischio (cosi come buona parte degli economisti), giungendo alla conclusione che uno euro break up sarebbe qualcosa di particolarmente negativo. Reazione degli euro exiters? De Grauwe era un buon economista, poi ha cominciato a lavorare per BArroso e si è venduto....really, no comment...

commenti anche sul fatto quotidiano?è come se ti conoscessi:-)

 

hai ragione, i problemi sono tanti, c'è solo l'imbarazzo della scelta...:-)

io mi ero limitato a quello in qualche modo legato al tema del post, vale a dire impatti sulla balance of payment. Come detto, affermare che "se usciamo dall'euro la moneta si svaluta di X% sulla base del PPP, e data la elasticità degli export al cambio, gli export cresceranno di X%, e quindi il gdp crescerà di X%", è francamente imbarazzante, soprattutto se venduta come "scienza" o come "opinione di tutti i piu imporntati economisti del globo"...impatto di euro break up su sistema finanziario europeo, e di conseguenza su economia e domanda globale? Niente, un dettaglio...l'esperienza Lehman non ha insegnato nulla...

Caro PJ, condivido la tua preoccupazione di fondo sulle conseguenze di una rottura dell'area euro, soprattutto se dovesse avvenire senza preventivi accordi (es sull'onda di vittorie dei partiti anti euro, ecc). L'esperienza Lehman è li a ricordarcelo.

Ritorno però a porre la questione di fondo del mio intervento: è pensabile uscire da questa situazione di crescita zero (o negativa) solo emulando tutti quanti la "virtuosa" Germania? Bastano le exportazioni a tirarci fuori dal tunnel? o forse dovremmo far si che chi è in forte surplus (germania e satelliti) espanda la sua domanda interna trainando gli altri?

 Mi sembra che questo sia il nodo che spazza via i dogmi: o si torna a crescere ad un buon ritmo (specialmente noi PIGS e forse anche Francia), o i nodi (leggi crisi di fiducia sulla capacità di ripagare i debiti) torneranno al pettine. A quel punto la tanto paventata crisi stile post Lehman ci piomberà fra capo e collo con o senza euro rottura! Non credi?

Aumentando le esportazioni non si esce da nulla. La svalutazione del 1992 e quelle precedenti hanno aumentato le esportazioni, ma non hanno risolto i problemi strutturali del Paese anche perché le stesse svalutazioni hanno creato o ampliato distorsioni.

In Europa la spesa pubblica è troppo elevata, questo è uno dei problemi. Posso essere d'accordo che in una recessione l'austerità non è la soluzione per il breve periodo, ma prima o poi va fatta insieme ad altro come per esempio le riforme (solite cose dette e stradette qui).

Non si esce da questo, a meno che non ci rassegnamo a diventare meno ricchi di prima e rimodellare le nostre stesse abitudini. Non credo sia il caso di arrivare a questa possibilità (inoltre i cittadini non lo accetterebbero), l'Italia non è diverso da altri Paesi e quindi le prospettive di crescita ci sono e ci saranno solo se si inizia a cambiare il sistema economico nazionale, probabilmente dalla radice.

Anche la Germania ha alcuni problemi simili ai nostri, qualcosa hanno fatto in passato ma ci sono le condizioni per poter fare di più. Politici e popolo permettendo. Uguale l'Italia e gli altri.

o forse dovremmo far si che chi è in forte surplus (germania e satelliti) espanda la sua domanda interna trainando gli altri

Come si otterrebbe questo risultato? Frau Merkel fa una bella legge che obbliga i tedeschi a spendere di piu'? Mi sembra che tu e quelli che tirano fuori l'argomento "non possiamo essere tutti esportatori netti" trascurino un fatto banale, la Germania esporta perche' ha una produttivita' dei fattori piu' alta. Mano mano che il divario diminuisce i beni italiani diventano piu' competitivi e i tedeschi abbandonano le loro Volkswagen per le Fiat. Ma pretendere che i tedeschi non si sa come inizino a consumare di piu' dei beni prodotti in Italia e' una boiata pazzesca, e non capisco come facciano persone intelligenti a sostenerla.

Facciamo le quote

valerio 22/10/2013 - 16:22

Basta fare delle quote, come per la Politica Agricola Comune (PAC).

Imponiamo alti dazi per l'importazioni dei beni nel mercato comune, e se la WTO o chi per esa protesta, basta fare una regolamentazione restrittiva sulla tracciabilità in nome della salute dei consumatori.

Poi, per il mercato interno, fissiamo una quota massima di beni che ogni paese può produrre e sovvenzioniamo i produttori affinché abbiano un reddito garantito se le condizioni di mercato sono avverse.

Lo so: sono un genio.

Speriamo che Fassina non ti legga se no lo ritroviamo nel prossimo programma del PD.

Firmato Tafazzi.

Ormai sei diventato neoliberista pure tu. Com'e' andata la macelleria sociale oggi?

da frequentatore di svariate cantine sociali il termine "macelleria sociale" mi ispira l'immagine di una cooperativa a cui svariati allevatori conferiscono suini, equini e bovini per essere trasformati in succulente bistecche.

a) l'uscita concordata è una cosa che non esiste. Cosi come non esistono i default ordinati delle banche. Tra l'altro chi sostiene che ci si puo sedere a un tavolo e mettersi d'accordo su come uscire (il che implica una comune assunzione di impegni e costi), sono gli stessi che sostengono che a quello stesso tavolo non ci si puo sedere per discutere su come modificare la struttura europea, perchè i paesi "forti" non vogliono assumersi impegni e costi...interesting...:-) Quindi, regola numero uno, diffidate da chi vi parla di uscite ordinate e concordate. Ho già riportato a commento del post del prof Monacelli come economisti (de Grauwe, Roubini, Manasse) e esperti del calibro di Soros concordano nel ritenere che "il gioco non vale la candela", in quanto i potenziali costi (economici e sociali) che si accompagnerebbero ad una break up sarebbero molto ma molto alti.

b) sono d'accordo che l'attuale struttura europea debba essere modificata, ma se mi si propone una cura che è peggio della malattia, allora non ci sto. Soprattutto se a propormi una usciata negoziata sono quelli che ritengono che con certi soggetti è impossibile negoziare, o che analizzano i costi di un break up "dimenticandosi" degli impatti sulla domanda globale.

c) Per quanto riguarda i poveri piigs, spesso rappresentati come "vittime" di un sistema crudele o nel peggiore dei casi di chissà quali complotti internazionali, un bellissimo paper del Levy Institute (“Unit Labor Costs in the Eurozone:The Competitiveness Debate Again”), spiega molto bene come l'attuale ritardo in termini di competitività di alcuni paesi UE non è da ricercare nelle politiche di dumping salariale tedesco (e lo stesso paper sottolinea come agire sulla compressione dei salari non è raccomandabile per i piigs), ma nel ritardo in termini di valore aggiunto dei beni prodotti e nella scarsa competitività nei settori non tradable. Ne consiglio caldamente la lettura. E' pieno di numeri molto interessanti, e soprattutto si sfata il mito che la competitività tedesca è stata raggiunta a colpi di tagli salariali (aumento del valore aggiunto dei beni prodotti e riduzione anche della remunerazione dei capitali- leggi riduzione delle posizioni di rendita - hanno giocato un ruolo determinante. E questi sono gli aspetti virtuosi che devono essere emulati). Eliminazione posizioni di rendita (e quindi riduzione dei costi energetici e dei servizi non tradable alle imprese), aumento del valore aggiunto della produzione (come modo virtuoso per abbassare il CLUP, e non tagliando i salari). Alla fine si torna sempre li. Ma appena qualcuno cerca di affrontare questi problemi, viene fatto accomodare alla porta (il povero Monti, nel suo piccolo, aveva provato a portare questi temi al centro del dibattito, parlando di liberalizzazioni e "premi produttività", ed è stato preso a pesci in faccia da chi starnazza di lotta contro l'imu e cuneo fiscale...)

a, b, c,

dragonfly 23/10/2013 - 10:50

mi piacciono assai, in particolare b).

l''esperienza di lehmam purtroppo ci paralizzerà ancora per anni, e gli euro-exit, azzardando un paragone fuori tema, assomigliano nella sicumera ai riformatori del sistema di rating d'agenzia.

anzi, forse son gli stessi, che si cimentano su un bersaglio ancor più popolare.

http://www.youtube.com/watch?v=2fTHU57ucKQ

Forse non sono stato chiaro: cerco di esserlo in sintesi. Proviamo a immaginare la storia dei prossimi mesi.

 1 - la rottura dell'euro, che tutti sappiamo essere comunque un parto mal riuscito (prematuro, ecc), sarebbe sicuramente un problema, a prescindere da come si verificherebbe, per la stabilità dei mercati. E' un rischio enorme, ma purtroppo non è l'unico.

2 - La "bonaccia finanziaria" con lo spread che si restringe, nonostante  i pessimi dati attuali e previsionali dei ns conti pubblici, è prima il frutto della BCE che ha minacciato i mercati di intervenire (OMT) e nessuno va mai contro il prestatore di ultima istanza, poi la conseguenza di afflussi di fondi dall'estero alla ricerca di un qualche rendimento dato i bassissimi tassi di mercato dei titoli "core". I nostri fondamentali purtroppo (delta PIL, delta Invstimenti, delta Prod. Ind. delta Consumi)  non confermano assolutamente questa positività letta dagli operatori finanziari.

3 - Quindi la stabilità dei mercati è solo "temporanea": quando qualcuno ri-farà  i conti (o deciderà che il rischio di restare sull'Italia  è oramai troppo alto dati i rendimenti che ne ottiene) i flussi si invertiranno ed allora ritornerà prepotente l'attenzione alle prospettive di crescita che sono le uniche che rassicurano gli investitori circa la solvibilità del debitore di cui comprano le obbligazioni.

4 - Giunti a questo stadio le  turbolenze finanziarie (like post Lehman, quelle che tutti noi paventiamo in caso di eruo rottura) torneranno di botto in maniera esponenziale: non sarebbe la rottura euro ad innescarle, ma la paura di una insolvenza del ns paese (e con esso della Spagna, Portogallo.... e forse Francia a seguire!).

5 - Certo, in questo caso la BCE minaccerebbe di  intervenire, ma il mercato questa volta andrebbe a vederne le carte ed allora, sicuramente, Draghi sarebbe con le spalle al muro e dovrebbe chiedere il via libera al suo principale azionista, la Bundesbank. Siamo certi che riceverebbe il via libera? A quanto ammonterebbe il pegno che l'Italia sarebbe costrettta a  pagare per il salvaaggio? Commissariamento? Sovranità ultra limitata del ns Governo/Parlamengto?

6 - Nel frattempo i mercati sarebbero in completa crisi di panico e, come sempre succede in questi casi, la già stentatissima mini-ripresa di Consumi e Investimenti, si bloccherebbe immditamente.  Fine dei giochi! Alziamo bandiera bianca e ci affidiamo alla Troika, ma con il forte rischio che da parte tedesca ci sia un rifiuto di soccorso (se ci dovessero aiutare lo farebbero, ovviamente, per salvare i crediti loro e delle loro banche!).

Risultato finale: lo stesso melt down che si potrebbe rischiare con l'euro exit, ma con l'aggravante di avere, nel frattempo, distrutto completamente la nostra economia reale.

Il canovaccio può sembrare fanta-economia (politica), ma a queste conclusioni si può arrivare davvero se non riparte il PIL! E, purtroppo,  anche in minor tempo di quanto si può credere! Perché il PIL riparta non si può prescindere da un aumento della domanda interna dell'Euro-zona, trainata da coloro che se lo possono permettere: i tedeschi!

Come si può ottenere ciò? con delle politiche fiscali adeguate? Con una ridistribuzione dei redditi che aumenti il potere di acquisto dei salari? con un "concerto" europeo che metta questo al primo posto?

Certo non lo si può fare lasciando operare in modo autonomo i meccanismi di mercato perché il principale fra essi, il cambio, è stato soppresso!

Mi fermo qui, già troppo ho scritto, ma spero di avere espresso i miei timori sul difficilissimo momento che stiamo vivendo e, purtroppo, sui nuvoloni che si addensano sul nostro capo anche senza paventare l'eruo rottura.

 

ok

dragonfly 23/10/2013 - 17:08

abbiamo il fuoco a bordo. la soluzione non è affondare la barca per spegnerlo.

 Con riferimento a questo articolo del Sole e alla sorprendente evoluzione dei crediti della Gremania registrati dalla Banca dei Regolamenti Internazionali, mi chiedo se Bloomberg non abbia ragione ... (Hey, Germany: You Got a Bailout, Too)

Qualcuno ricorda la privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite?

Oggi la Germania ha inventato la .. privatizzazione del surplus e socilizzazione del bailout!

 

 mi chiedo se Bloomberg non abbia ragione

Sulla cassa di ammortizzazione sociale comune non sono convinto, a meno che la UE non si limiti ad un minimo comun denominatore molto modesto: la Bulgaria, oggi ha un PIL pro capite nominale di oltre il 30% inferiore a quello turco, e piú o meno pari a quello del Botswana! Il PIL pro capite bulgaro é oggi una quindicina di Euro a settimana piú in alto del sussidio universale di disoccupazione britannico!

La UE potrebbe realisticamente al massimo aspirare a garantire un max 20% del PIL bulgaro, quindi un massimo di 20-21 Euro settimanali, non di piú.

Ben piú interessante sarebbe costringere gli stati membri a defiscalizzare i redditi bassi, ad esempio niente tributi o contributi fino al 30% del PIL pro capite di ogni stato membro.

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