Che fine hanno fatto gli squilibri commerciali dell'area euro? Altri dati.

17 ottobre 2013 giulio zanella

Nel precedente post ho mostrato che, da circa un anno e mezzo, il saldo delle partite correnti della Germania continua a crescere mentre il disavanzo dei maggiori paesi dell'area euro (fatta eccezione per la Francia) si è invertito. Ne ho dedotto che non c'è relazione di necessità tra gli avanzi commerciali della Germania da un lato e il saldo commerciale del sud Europa dall'altro. In questo post porto altri dati in risposta alle critiche ricevute.

Le critiche si riassumono, essenzialmente, così: quella figura non dimostra che sia in atto un ribilanciamento all'interno dell'area euro, perché il saldo totale della Germania potrebbe essere in gran parte ancora dovuto a un saldo positivo verso gli altri paesi dell'area euro, i quali a loro volta potrebbero aver compensato il disavanzo coi tedeschi con un avanzo verso il resto il mondo.

Le due figure sotto offrono indizi contro questa possibilità. La prima figura mostra che durante gli ultimi 4 anni l'avanzo commerciale tedesco verso i paesi extra-area euro è cresciuto di circa 20 miliardi, mentre nello stesso periodo si è ridotto di circa 20 miliardi quello verso i paesi dell'area euro. La seconda figura mostra che, di conseguenza, l'incidenza dell'avanzo tedesco verso i paesi dell'area euro sul totale dell'avanzo tedesco e' drasticamente diminuito: questa ha oscillato attorno al 60% fino al 2010. Oggi e' al 20%. Gli squilibri commerciali all'interno dell'area euro (nel senso dei flussi, naturalmente) sono quindi in forte ridimensionamento, e il saldo positivo della Germania, da un anno e mezzo, e' sia in aumento come mostrato nel precedente post sia dovuto in modo preponderante a un avanzo verso paesi extra-europei.

saldo-germania1

 

saldo-germania2

 

80 commenti (espandi tutti)

E quindi?!

PZ 17/10/2013 - 22:29

Ma questo lo sapevamo gia': l'austerita' ha ridotto gli squilibri interni all'area euro. Il surplus della Germania verso il Club Med esiste ancora (cui corrisponde un deficit, e quindi un surplus del Club Med verso l'esterno dell'area euro) ma il surplus della Germania verso l'esterno e' aumentato.

Perche'?! Questa e' la domanda cruciale. Perche' l'euro non si apprezza? Sappiamo che il cambio e' un prezzo molto viscoso e non risponde al semplice modello teorico di riequilibrio delle partite correnti, per lo meno nel breve periodo, pero' qualcuno dovrebbe tentare di spiegare questo puzzle nel caso in questione.

Se qualcuno qui pensasse che TUTTI i paesi dell'Eurozona possano ottenere un sistematico surplus commerciale  (il che significa che il surplus verso l'esterno devono essere per tutti maggiori dell'eventuale deficit verso l'interno) beh... auguri.

P.S. Altro punto cruciale: e in ogni caso, a che serve questa discussione? Si vorra' forse negare che la crisi del 2009-2012 e' stata una crisi di bilancia dei pagamenti, e invece era una crisi di debito pubblico? A livello empirico non si puo' sostenere tale tesi (non c'e' identificazione) per il semplice fatto che se e' vero che l'austerita' ha ridotto gli squilibri e ha mitigato le cause della crisi, questo non vuol dire che gli squilibri non l'abbiano causata in principio.

E quindi ... non è vero che l'Euro impedisce la riduzione degli squilibri tra i paesi che lo hanno adottato.  Inoltre significa che non c'è una relazione di necessità che lega il surplus germanico ed olandese con i deficit del paesi europei che si affacciano sul mediterraneo.  Di solito viene dipinta una relazione di rapina, per cui l'Euro è lo strumento tramite cui alcuni paesi forti sottraggono risorse a quelli deboli.  Mi pare che lo scopo di Zanella fosse dimostrare gli aspetti favolistici di queste due tesi.

Dipinti

PZ 18/10/2013 - 09:44

A me queste "relazioni di rapina" non pare averle lette o sentite da nessuna parte. Il discorso, ampiamente accettato dal mainstream, è il seguente: il regime di cambi fissi, unito all'aumento dei divari di competitività di prezzo, ha portato alla crisi dell'euro come crisi di bilancia dei pagamenti. Che oggi la Germania e l'Olanda abbiano dei surplus apparentemente - per ora - persistenti con l'estero, e in misura minore ce li abbiano anche gli altri paesi dell'Eurozona, non c'entra con questo discorso: i surplus/deficit bilaterali interni restano, sono stati amplificati dall'Euro e compressi dall'austerità.

A me questa pare semplice aritmetica, e qua si sta parlando di banane cercando di generare un collettivo "dagli all'untore". Mi pare un pessimo servizio.

A me queste "relazioni di rapina" non pare averle lette o sentite da nessuna parte. Il discorso, ampiamente accettato dal mainstream, è il seguente: il regime di cambi fissi, unito all'aumento dei divari di competitività di prezzo, ha portato alla crisi dell'euro come crisi di bilancia dei pagamenti.

 

No, questa è deliberata confusione. Si è sempre parlato di IMPORT-EXPORT e BILANCIA COMMERCIALE TEDESCA, la bilancia dei pagamenti è tutta un'altra cosa, lo insegnano anche al Tecnico Commerciale per Ragionieri, senza bisogno di arrivare all'università.

Mi comincia a dare fastidio questo tentativo di mistificare basandosi su cose che non c'entrano niente, se siete ignoranti (nel senso che ignorate la differenze fra bilancia commerciale e bilancia dei pagamenti) non c'è che una soluzione: studiare.

Cominciate dall'abc però, che senza le basi non arrivate da nessuna parte.

Ma sta scherzando?!

PZ 20/10/2013 - 01:00

Ma crede che la gente sia stupida?! La bilancia dei pagamenti è data dalla bilancia commerciale più i trasferimenti e redditi netti rispetto all'estero. Quindi, al di là del fatto che la bilancia commerciale possa essere o meno la componente maggioritaria della bilancia dei pagamenti, variazioni nella bilancia commerciale "causano" variazioni nella bilancia dei pagamenti, e in letteratura le crisi da bilancia dei pagamenti possono essere causate da squilibri delle bilance commerciali, che è quello di cui si sta parlando qui. Ragioni, e si documenti!

Qui uno a caso, il primo. Per venire a noi si studi la bilancia dei pagamenti intra UE  e la bilancia commerciale intra UE e scopra le differenze.

 

e in letteratura le crisi da bilancia dei pagamenti possono essere causate da squilibri delle bilance commerciali, che è quello di cui si sta parlando qui.

A parte che le consiglio di studiare un pò di insiemistica riguardo al suo passo precedente, aiuta nel suo caso, pensi che la insegnano alle elementari, la invito anche a iscriversi a un corso di italiano,  il titolo del post recita:  "Che fine hanno fatto gli squilibri commerciali dell'area euro ?"

Mi sono stancato di questa ridicola polemica senza uno scopo. Ho menzionato la crisi di bilancia dei pagamenti perché si parla di "balance-of-payment-crisis" come interpretazione della crisi dell'euro (Krugman, vicepresidente BCE, giusto per fare citazioni "bipartisan"). Gli squilibri commerciali sono centrali nella narrativa in questione. Per cui è ovvio che gli argomenti sono collegati (al di là del fatto che sull'insiemistica ho ragione io, non sofisteggi) per cui, qualunque sia il titolo del post, è naturale estendere la discussione.

Vada a fare il dotto da un'altra parte, e apra gli occhi.

su krugman

Giovanni Vera 23/10/2013 - 13:44

Nel suo libro ''Fuori da questa crisi adesso'' Krugman propone questo modello interpretativo della crisi europea. L'euro ha causato riduzione dei tassi d'interesse ed afflusso di capitali nella periferia dell'Eurozona, la quale ha causato bolle specultive(per lo più immobiliari) ed un boom economico. Lo sgonfiarsi della bolla ha provocato recessione, crollo entrate fiscali, banche in crisi e costi per salvataggi delle stesse. Ciò ha fatto aumentare deficit e debito e provocato la crisi fiscale. Il suo modello spiega cosa è successo in Irlanda ed in parte in Spagna. Lui stesso scrive che la Grecia è un caso a parte di irresponsabilità fiscale e per certi aspetti anche il Portogallo, che in effetti dal 2007 e il 2010 ha aumentato la sua spesa pubblica del 18%. Parla in continuazione dell'Irlanda e della Spagna, mentre l'Italia la nomina raramente. Difatti noi un boom fino al 2007 non lo abbiamo visto, oppure se quello era il boom eravamo già ridotti malissimo.
La soluzione che propone è: la BCE deve acquistare titoli di stato, alzare l'inflazione al 3-4%, la Germania deve praticare stimoli fiscali e i paesi in crisi devono bloccare i salari nominali per recuperare competitività e proseguire con l'austerità fiscale per risistemare i conti.

Esatto. lo stesso Krugman dice :"Italy is often grouped with Greece, Spain, etc. in discussions of the euro crisis. Yet its story is quite different. There were no massive capital inflows; debt is high, but deficits aren’t. The most striking thing about Italy is a remarkably dismal productivity performance since the mid to late 1990s".

La crisi dei Pigs (doe la "i" sta per iralnda) è una crisi di bilancia dei pagamenti, in tutto e per tutto simile a quella di UK e USA (tassi erroneamente tenuti troppo bassi da Greenspan per un periodo troppo lungo, che hanno creato i fenomeni sopra descritti), o, per prendere Paesi europei, Islanda, Hungheria, Romania. Le cause della BoP crises sono da ricercare prevalentemente nei tassi tenuti bassi troppo a lungo da Greenspan (e questo errore ha creato cicli "boom and bust" in molti paese EU ed extra EU). Quanto all'italia, come appunto dice krugman, parlare di BoP crises è fuori luogo, visto che non c'è stato nessun ciclo "boom and bust" con tassi reali molto negativi, current account deficit a doppia cifra, massicci capital inflow per finanziarli, etc etc. L'italia è un altro film.

...in economia è la dinamica e non i livelli a contare. Nel caso dell'Italia, un'estensione dell'interpretazione della crisi come crisi di BoP è quella per cui l'Italia fosse su un sentiero di peggioramento del saldo con l'estero, a partire dall'ingresso nell'euro (siamo passati da un attivo a un passivo crescente della bilancia commerciale). Anche e soprattutto a causa del crescente differenziale di competitività con la Germania, dovuto tra le altre cose alla nostra scarsa dinamica della produttività (qualunque fossero le cause, anche se non vedo perché se la produttività fosse cresciuta di più avremmo dovuto mantenere i salari fermi).

Per cui, nella fase più acuta della crisi dell'euro - intorno al 2011 - le aspettative dei mercati (inclusi gli interventi speculativi) si sarebbero convogliate sul rischio Italia "too big to bail out", assumendo un peggioramento crescente del saldo con l'estero e un rischio break-up dell'euro con conseguente ridenominazione dei rapporti di credito con l'Italia. Questo concetto viene tipicamente aggiunto al discorso che fa De Grauwe sull'euro come valuta estera e conseguente indebitamento pubblico non garantito da un prestatore di ultima istanza.

Questo senza invocare interventi esogeni sul mercato dei titoli sovrani.

Purtroppo, è difficile testare empiricamente alcuna di queste ipotesi.

avevo già lasciato un

PJ 27/10/2013 - 18:30

avevo già lasciato un commento su questo punto (post del prof Monacelli). Te lo copio qui volentieri (l'italia, come stock e dinamica di debito totale, debito estero privato e current account, oltre che di inflazione, non è un PIGS, ma è molto molto simile alla Francia, come riconoscono tutti gli economisti. L'unica differenza, appunto, e' data dalla composizione del debito totale (piu sbilanciato sul debito pubblico, in italia) e del debito estero (anche qui, piu sbilanciato a finanziamento del settore pubblico). Il copia incolla della crisi PIGS all'italia (che PIGS non è, non solo per livelli assoluti, ma anche per dinamica..pure la dinamica italiana non è stata tale da portare a una crisi del genere..la francia ha avuto la stessa dinamica, ad esempio) è sbagliato: come spiego sotto, con il sudden stop, i problemi di eccessivo debito pubblico (totale e estero) si sono trasferiti al settore privato, e non viceversa. Ed è questo il motivo per cui, da Krugman in giu, nessun economista serio parla di crisi da bilancia dei pagamenti e cicli boom&bust per l'italia (l'italia non ha avuto nessun boom negli anni di bassi tassi per tutti). Altra piccola cosa, che spesso molti dimenticano: l'euro non è la causa principale della crisi da bilancia di pagamenti (infatti la stessa crisi ha interessato usa, uk, islanda, romania, hungheria,..), ma è l'errore di politica monetaria nel periodo 2003-2007 con tassi tenuti troppo bassi per troppo lungo tempo; la differenza sta nel dopo crisi, con i paesi euro che hanno scelto una terapia diversa. Se non si parte da qui, tutte le analisi che si fanno poggiano su fragili fondamenta. Comunque, ecco il mio precedente commento:

 

b)      L’italia, come Spagna e Irlanda, sta vivendo una crisi di bilancia dei pagamenti causata dall’euro: il debito pubblico non c’entra, l’origine della crisi sta nell’esplosione del debito privato finanziato con capitale estero: falso. Questa diagnosi, corretta per Paesi come Spagna e Irlanda (anche se , come abbiamo visto, l’euro non è la sola e piu importante cause del capital flight&sudden stop, che ha interessato anche paesi con cambi flex) non lo è per l’italia (Krugman dice: “Italy is often grouped with Greece, Spain, etc. in discussions of the euro crisis. Yet its story is quite different. There were no massive capital inflows; debt is high, but deficits aren't”). L’evoluzione del current account italiano e della posizione finanziaria netta dell’italia non ha niente a che vedere, per dinamica e dimensioni, con quella dei PIGS. Il CAD è peggiorato di pochi punti percentuali, mentre nei PIGS ha toccato il -10% o -15%! (non si puo certo parlare di “crisi”, ed il peggioramento è stato dovuto il larga misura all’evoluzione del prezzo del petrolio ed alla perdita di quote di mercato su beni a basso valore aggiunto per la concorrenza dei paesi emergenti, e non da attacchi imperialistici tedeschi a suon di tagli di stipendi. Vai a dare un’occhiata al trade balance italiano UE ed exUE, cosi come al trade balance con energía e senza energía, cosi come alla composizione merceologica degli export italiani e tedeschi,  e ti accorgerai di questo).

Lo stesso vale per gli afflussi di capitale per finanziare debito privato,che sono stati quasi inesistenti: l’italia ha un debito estero netto di 15% o giu di li, i PIGS han toccato picchi di 80% e 100% (il debito totale dell’italia è molto piu basso di quello dei PIGS ma sbilanciato nella sua composizione sul debito pubblico, la quota finanziata dall’estero è pure bassa e concentrata nel debito pubblico…il trigger della crisi è stato causato dal fatto che l’elemento di vulnerabilità italiano risiedeva nell’alto debito pubblico italiano finanziato in parte da capitali esteri e dalle banche nazionali. Col sudden stop after Lehman, i capitali esteri che finanziavano il debito PUBBLICO sono stati richiamati, causando problemi al settore pubblico che sono arrivati poi a catena alle banche – piene di titoli di stato ­- e al settore privato. Il meccanismo è l’esatto opposto di Spagna e Irlanda: con il sudden stop due to Lehman, i problemi di leverage del settore pubblico si sono trasferiti al settore privato, e non viceversa).

Riporto anche quello che scriveva Bagnai nel 2010 (non in un blog, ma in un paper) a proposito delle caratteristiche strutturali dell'economia italiana e delle differenze rispetto ai PIGS (a parte la lettura  affrettata e approssimativa che l'italia stesse superando la crisi in modo migliore rispetto a paesi come spagna e irlanda - time will tell - quello che è interessante e condivisibile, a mio avviso, è appunto la considerazione che l'italia PIGS non è)

 

"There has been some debate in the media about the meaning of the capital “I” in the
PIGS acronym. We belong to those that believe that the “I” country is Ireland, rather than Italy. This conclusion does not rest on nationalism (an attitude that economic crises usually foster, but that should not shape economic reasoning), but on the analysis of some key macroeconomic indicators. First, according to the last release of the World Economic Outlook database (IMF 2010), unlike Portugal, Ireland, Greece and Spain, Italy did not feature a two digit government deficit in 2009, while being at the same time the only country in this group with positive growth prospects for 2010;7 this means that Italy was able to withstand the impact of the global financial crisis thanks to its structural features (in particular, to its high rate of private saving) rather than by loosening the public purse strings. Second, unlike Portugal, Ireland, Greece and Spain, in the decade since the inception of euro Italy featured a below unity inflation differential with Germany;this means that the Italian economy did not experience as dramatic a loss of competitiveness as PIGS did. This casual evidence is reinforced by more formal econometric testing."

"This suggests that external debt (be it private or public) rather than public debt per se
should be a matter of concern.
Take Italy as a counterexample. As a matter of fact, Italy has withstood so far the
global financial crisis, despite having a debt of around 120 GDP points. In 2007 its public
debt was 117 GDP points, larger than the Greek one, but its external debt was only 21 GDP
points (as compared to 104 GDP points in Greece). Another counterexample is provided by
Japan, that has the largest public debt worldwide (over 200 GDP points, some 17% of world
GDP). Nobody is worried by a Japanese financial crisis, perhaps because Japan is also the
largest net external creditor, with net foreign assets equal to about 50% of its GDP." 

 

grazie della risposta e buona serata

Risposta a cosa?!

PZ 28/10/2013 - 04:56

E' difficile criticare questi argomenti, mi paiono fondamentalmente corretti. :) Credo di aver letto entrambi i passaggi in passato, riguardarli insieme fa un effetto più forte.

Sono fondamentalmente un economista empirico, e vedo molta difficoltà a identificare alcuna relazione di causa effetto con poche osservazioni combinate a correlazioni spurie lungo le serie temporali. Qui andiamo tutti per analisi qualitativo-anneddotiche.

Credo, però, che alcune ipotesi siano quantomeno falsificabili. Mi sembra ad esempio inverosimile che sia il rapporto tra stock di debito pubblico in relazione al PIL e crescita economica a causare i problemi finanziari dell'Italia in assenza di interazioni con altre variabili esogene. Nel 2013 ogni variabile è peggiore che nel 2010, o nel 2001, e il picco della crisi si è toccato due anni fa.

beh..questa non la

PJ 28/10/2013 - 09:57

beh..questa non la accetto...:-) dai della correlazione spuria a me, e "difendi" uno che sul suo blog mostra la linea di produttività dell'italia che piega dal 98, e dice che è colpa dell'euro, o che mostra che la spesa primaria italian rimane stabile dall82 al 90 mentre quella per interessi sale, e conclude che il debito pubblico italiano è esploso a causa della spesa per interessi...o che nel 2010 diceva che l'italia aveva high private savings, salvo poi trattare l'italia come un paese affossato dal debito privato estero un anno dopo..questoè troppo anche per una persona paziente come me..:-)

ho capito, i fondamentali di debito privato estero italiani  sono franati dal maggio 2010 al luglio 2011, è quello il motivo per cui siamo in crisi...maddai, maddai...:-)

 

scusa il tono, si fa per scherzare...ma cerchiamo di non arrampicarci troppo sugli specchi...cercare di far entrare l'italia nella categoria di paesi colpiti da crisi da biliancia dei pagamenti è semplicemente falso, mi spiace. Se vuoi chiedi a Krugman cosa ne pensa al riguardo..:-)

:-)

PZ 28/10/2013 - 17:35

Una sola nota: io non "difendo" nessuno, e in particolare non credo molto alla storia "l'euro fa crollare la produttività" (anche se Bagnai dice che quello può essere uno dei canali, insieme ad altre cose). Cerco solo di capire, visto che il dibattito pubblico mi pare viziato; per questo commento qui e cerco di porre domande che "provochino" sui punti che mi sembrano deboli delle argomentazioni di chi scrive i posts. Ma non ho difficoltà, come vedi, a riconoscere i punti deboli delle argomentazioni di altri. ;-)

Il mainstream non parla di deficit interni all'area euro, ma di deficit interni all'area euro a vantaggio della Germania, la stessa - tra l'altro - che imporrebbe l'austerità che gli impedisce di esportare all'interno dell'area euro. Delle due l'una...no?

leggiti

giovanni federico 18/10/2013 - 10:03

un qualsiasi manuale di macro e scoprirai che il tasso di cambio dipende dalla domanda e dall'offerta di valuta e che domanda ed offerta dipendono anche dai movimenti di capitale

Scoperte

PZ 20/10/2013 - 01:07

E dove avrei scritto che non è così?! Certamente. Lei vede massicci deflussi di capitale dall'eurozona?! Guardi che assumere certezze rispetto alle determinanti del tasso di cambio è esercizio rischioso, e che qua vogliamo tutti capire la verità. La domanda rimane: perché l'euro è così debole se l'area valutaria ha un surplus commerciale sostenuto verso l'esterno?! Lei mi sa rispondere?!

La domanda

giulio zanella 20/10/2013 - 09:06

La domanda rimane: perché l'euro è così debole

Cosi' debole rispetto a cosa?

Non si sa

Francesco Forti 20/10/2013 - 16:34

L'euro infatti appare forte, recentemente, contro il dollaro. 
Al massimo valore degli ultimi sei mesi.

La vulgata dei talebani dell'euro exit è che avere una moneta debole che riduce il potere di acquisto della plebaglia è un sintomo di forza dell'economia, non importa il fatto che con una moneta debole io in cambio del lavoro di un mese potrò avere una minore quantità di beni, l' importante è che molti più beni escono dai sacri confini in cambio di una quantità molto inferiore di beni, perchè io lavoro molto di più.

Al momento solo al franco svizzero, tanto che hanno impostato un livello minimo di cambio contro l'euro, per tutularsi dalle magheggiate espansive della BCE tipo LTRO dell'anno scorso e roba simile (che io ricordi). E la solita sterlina.

La sterlina

valerio 21/10/2013 - 07:48

La sterlina direi proprio di no, durante la crisi si è deprezzata contro l'euro.

Ecco: aggiungerei al franco, solo i dollari australiani, neozelandesi e di singapore. E lo yen, ma adesso che hanno iniziato a stampare, l'euro sta recuperando.

La sterlina direi proprio di no, durante la crisi si è deprezzata contro l'euro.

Sì, l'euro stava raggiungendo la parità però poi la sterlina ha recuperato in seguito.

Lo yen si è apprezzato ma rimane comunque sempre debole rispetto all'euro.

Ci sono tanti siti dove le nullità si possono sfogare, da quello di Grillo a quello del Giornale dove scrivono i Borghi di questo mondo. Non capisco quale disturbo induca uno che, conscio della propria insussistenza, si copre dell'anonimato per intervenire su questioni di cui non riesce ad afferrare gli aspetti basilari, anche dopo che gli sono stati spiegati in termini elementari.

La bilancia dei pagamenti ha come corrispettivo i movimenti di capitale. Quindi la questione e' molto semplice e la metto in termini comprensibili anche ad un pulcinella anonimo.

I capitali stranieri che arrivano in un paese vanno ripagati con gli interessi. Se tali capitali vengono utilizzati per comprare beni di consumo dall'estero (e la bilancia dei pagamenti va in rosso) ad un certo punto gli investitori stranieri capiscono che stanno facendo un pessimo investimento prestando a degli scialacquatori e bloccano i fondi.

Quindi i capitali stranieri andrebbero utilizzati per investimenti che consentano di onorare gli impegni. In Italia i capitali esteri sono stati utilizzati per alimentare inefficienze pubbliche, sprechi, incompetenze e corruzione. Adesso per le cicale e' arrivato l'autunno. Anzi e' appena cominciato. Fra un po' sara' inverno e sara' molto piu' duro. 

commento perfetto. Purtroppo le cicale non vogliono capirlo e trovano molti imbonitori fra i politici che le cullano nelle loro illusioni e (pochi) accademici o sedicenti economisti che danno una patina "scientifica" alle illusioni

"La bilancia dei pagamenti ha come corrispettivo i movimenti di capitale" Caso mai è la bilancia dei pagamenti correnti che ha come corrispettivo i movimenti di capitale, o più precisamente il saldo degli stessi.

Q.E.D.

PZ 22/10/2013 - 22:03

...

Ma lei ci è o ci fa?!

PZ 22/10/2013 - 21:56

Anziché insultare, ultimo argomento degli stolti (e comune ad alcuni suoi sodali, atteggiamento che nel lungo periodo vi renderà influenti oltre che ridicoli nel dibattito pubblico, anche se per quello basterà attendere lo sviluppo inevitabile degli eventi) può degnarsi di rileggere la discussione. La spiegazione su bilancia dei pagamenti e corrispettivi può tenersela per sé, visto che sono abituato a farla io (ed è roba da libri di testo).

Il riferimento che facevo ai deflussi di capitale era relativo al punto fatto da Giovanni Federico rispetto al quale la domanda e l'offerta di valuta dipendono anche dai movimenti di capitale. Le riassumo il punto della discussione, vista la sua mancanza di volontà (continuo a essere magnanimo e a non sospettare l'incapacità) di comprendere:

a) se l'Eurozona nel suo complesso ha un surplus commerciale con l'estero, questo ha un effetto di aumentare la domanda relativa di euro;

b) tuttavia non abbiamo visto il cambio dell'euro verso le altre principali valute apprezzarsi troppo nell'ultimo anno al punto di ridurre (fino ad annullare) le esportazioni nette dell'Eurozona verso l'esterno; anche se come ha fatto notare Francesco Forti l'Euro si è recentemente rafforzato;

c) questo significa che ci sono altri fattori che hanno contribuito a tenere il cambio dell'Euro particolarmente basso, oppure che un modello così semplicistico del tasso di cambio non va bene, oppure che il cambio è un prezzo particolarmente vischioso (perché?) o più probabilmente una combinazione di queste cose: insomma un classico puzzle di economia monetaria internazionale.

Io mi chiedo: può l'Eurozona mantenere un surplus commerciale stabile nel tempo verso l'esterno?! Se lo riesce a fare (temporaneamente) ora, quali sono i fattori che paiono (forse) impedire un riaggiustamento?! Io sto cercando di capire, pormi e porvi domande sulla base della teoria economica, e invece voi la buttate in caciara, in guerre tra bande, e vi sentite attaccati nella vostra "divulgazione" (ovvero, quattro grafici in croce che non dimostrano nessun punto, e che spesso dovete aggiornare o rivedere per via di lampanti errori o limiti concettuali resi evidenti dai commenti, specie quando si parla di euro e macroeconomia; e di cazzate ne avete fatte un bel po').

Sapete voi forse offrire una spiegazione?! Qui si sta cercando di capire la verità, mentre voi fate becera propaganda a difesa di interessi minoritari benché influenti (e qualcuno di voi pensa pure di diffondere il sacro lume della scienza). Finora, l'unico commento intelligente che ho letto è stato quello di Gabriele (mi pare) sull'altro post, che attribuisce la relativa debolezza dell'Euro a una serie di vari fattori sostanzialmente connessi all'incertezza sull'effettiva risoluzione della crisi dell'Euro.

P.S. Ribadisco: mi conviene restare anonimo perché il network degli economisti italiani non è un luogo meritocratico, ma un luogo dove si ragiona per appartenenza e in alcuni casi - come sull'euro - per pregiudizi e ideologia. Vorrei tanto non fosse così.

Sapete voi forse offrire una spiegazione?

Non saprei, a me pare che rispetto alla grandezza del mercato FX spot in EUR (vado basso, 200 miliardi di EUR?) la bilancia commerciale (da inizio anno +40 miliardi) abbia un impatto ridotto, se poi ci si mette dentro la grandezza del mercato FX complessivo diventa marginale. Ovvero al momento flussi di capitale >>> flussi commerciali.

 

 mi conviene restare anonimo perché il network degli economisti italiani non è un luogo meritocratico, ma un luogo dove si ragiona per appartenenza e in alcuni casi - come sull'euro - per pregiudizi e ideologia. 

Come scriveva il sommo "Il coraggio se uno non ce l'ha non se lo puo' dare"

Grazie...

PZ 23/10/2013 - 22:49

...questo è il tipo di discussione che volevo avviare. Sarebbe interessante andare ad analizzare la componente di flussi di capitale del mercato FX.

Tralascio il commento sul coraggio; evidentemente non si è colto il senso del mio commento precedente; credo di mantenere una visione più complessa e sfumata della questione.

BIS

Vincenzo Pinto 24/10/2013 - 12:51

Purtroppo non si trova l'oggetto della transazione nei dati BIS, e non mi pare ci sia una riconciliazione con i national accounts. Tra l'altro credo di aver sottovalutato la grandezza del mercato che riguarda il dollaro, visto che il totale dell'EURUSD giornaliero da solo sono 1.2tn (in dollari). 

Sull'anonimato, direi che fare commenti sul "network degli economisti italiani" quando gli unici economisti che hanno partecipato alla discussione sono Giulio Zanella, Sandro Brusco e Giovanni Federico (Fabio Scacciavillani lavora per i Bilderberg) mi pare piuttosto vittimista, sono tutte persone intellettualmente oneste e aperte alla discussione. Libero di mantenere l'anonimato ma evitiamo le cazzate sulla terribile e potentissima lobby che poi ti stronca la carriera, per favore.

Bene

PZ 26/10/2013 - 23:23

Ma non si vegano a fare doppie morali sulle ragioni di convenienza. Ricordo che in un recente intervento, Bisin ha pre-annunciato un post qui su NfA da parte di un "illustre economista monetario che manterrà l'anonimato e userà lo pseudonimo di 'Brighella' per ragioni di convenienza" (o qualcosa del genere). Non venitemi a dire che la discussione pubblica su questi temi è serena.

Gli euro-exit dovrebbero vedere il grafico di pagina 6 di questo comunicato istat (http://www.istat.it/it/archivio/101000). I cinque maggiori deficit commerciali sono con Cina, Belgio, Paesi Bassi, Russia e paesi OPEC . La Germania non è menzionata. A pagina 2 invece possiamo notare che siamo in avanzo commerciale sia con i paesi UE, sia con i paesi extra-UE.

Difatti...

marco esposito 18/10/2013 - 09:01

...è notorio che i cattivi tedeschi ci obbligano anche a importare la nota manifattura araba e russa.
Come ho già spiegato altrove con l'Olanda saremo sempre in deficit: attraverso i port di Rotterdam e Amsterdam arriva ogni ben di dio, che ovviamente gli importatori nazionalizzano per motivi fiscali e rispediscono nel resto d'Europa. Non sarà mai possibile riequilibrare la bilancia commerciale con l'Olanda, a meno di bombardare i loro porti.

a meno di bombardare i loro porti.

o a meno di riuscire a fargli concorrenza ;)

porti

st 18/10/2013 - 18:23

non esiste nessun motivo per cui la bilancia commerciale con l'olanda non possa essere riequilibrata.

Gentile Zanella, se vede i post in sua replica sono per lo più faziosi e polemici. Il suo è un discorso pragmaticamente e logicamente corretto. Il problema sta nel chi lo ascolta (se lo vuol fare), lo elabora (spesso non si sa come), inserisce esternalità negativa (B&B project) e fa uscire un prodotto che anche uno studente alle prime armi con un testo base di macro potrebbe smentire. Inutile parlare con i sordi che non vogliono sentire

Questo post almeno corregge la fallacia logica del precedente.

Continua tuttavia a sfuggirmi il senso globale. Cosa si vuole affermare ?

1) Che la Germania non ha bisogno dei disavanzi del sud per fare surplus correnti ? Siamo d'accordo, e quindi ?

2) Che l'Euro non abbia introdotto squilibri commerciali (e non solo) tra i paesi del nord e quelli del sud ?
Questo è ovviamente falso. Il fatto che quegli squilibri adesso stiano "rientrando" (ma non dimentichiamo i saldi Target 2, cui qui non si accenna nemmeno) è un dato del tutto naturale; nessuno ha mai detto "sarà impossibile rientrare dagli squilibri", la questione è: a quale prezzo e a quale velocità si rientra dagli imbalances se la moneta è unica e le economie diverse ? E' su questo che si dovrebbe pacificamente riflettere e dibattere.

Poi ognuno può avere l'opinione che vuole, Biagini si scriva pure il suo personale libro di Macroeconomia, perchè quelli che ho letto io e la maggior parte della letteratura recente (e parlo di letteratura ortodossa che c'è arrivata anche se un po' in ritardo rispetto a quella eterodossa) concordano coi punti che ho appena ricordato.

Questa polemica tra pro-euro e anti-euro sta assumendo francamente toni ridicoli da parte di entrambe le parti, sembra nè più nè meno di assistere alle diatribe tra tifosi di due squadre di calcio. Da una parte la "Germania" cattiva che sottrae ricchezza, come se qualcuno ci costringesse a importare, dall'altra la negazione in toto degli squilibri creati e dei costi connessi all'euro. Mah.

2) Che l'Euro non abbia introdotto squilibri commerciali (e non solo) tra i paesi del nord e quelli del sud ?
Questo è ovviamente falso. Il fatto che quegli squilibri adesso stiano "rientrando" (ma non dimentichiamo i saldi Target 2, cui qui non si accenna nemmeno) è un dato del tutto naturale; nessuno ha mai detto "sarà impossibile rientrare dagli squilibri", la questione è: a quale prezzo e a quale velocità si rientra dagli imbalances se la moneta è unica e le economie diverse ? E' su questo che si dovrebbe pacificamente riflettere e dibattere.

 

Sulla prima parte: l'ovviamente falso richiede una dimostrazione, perchè per me è ovviamente vero. E comunque su nFA quando si mette l'ovviamente lo si dimostra, quantomeno con un link ad un paper o testo affidabile, altrimenti si tace.

Sui saldi target2 : nessuno ne parla perchè si parla di import-export e bilancia commerciale, quando si aprirà un post sulla bilancia dei pagemnti ri-apriremo anche target2 (di cui abbiamo già parlato abbondantemente qui). Per favore non confondete i saldi commerciali con quelli di pagamenti e/o finanziari (traget 2 è un saldo finanziario), vi prego, dimostrate ignoranza e confusione, senza aggiungere nulla al dibattito, ma facendo perder tempo.

Sull'ultima parte: si rientra anche velocemente, visto che in due anni si è riaggiustato, tra l'altro senza aver ancora fatto uno straccio di riforma.

1)

hard_rock 18/10/2013 - 12:22

1) http://www.imf.org/external/pubs/cat/longres.cfm?sk=24269.0 http://www.imf.org/external/pubs/ft/wp/2012/wp12236.pdf https://lirias.kuleuven.be/bitstream/123456789/377575/2/WD%20No%20368%20...

Di De Grawe, in particolare, consiglio ai tanti soloni la rilettura di "Economia dell' unione monetaria" visto che sono sempre tirati in ballo i testi di macroeconomia.

La ringrazio per la lezioncina sui saldi target 2. Peccato che io abbia scritto "... abbia introdotto squilibri commerciali (E NON SOLO)". In ogni caso la relazione tra i saldi target 2 e i deficit di parte corrente c'è un acceso dibattito, e quindi liquidarli come non importanti nel ragionamento in quanto "saldi finanziari" non mi sembra del tutto corretto.

Mi indicate invece voi i vostri paper di riferimento in cui leggete che l'euro non è stato causa di importanti squilibri intra-ume? p.s.: i video youtube di boldrin non sono considerati paper.

Il primo è vecchiotto (si ferma al 2008) ma in fondo è pregevole che parli, a proposito di "trade imbalances among euro area members"  di "permanent asymmetries in trade competitiveness". Si è visto che le assimmetrie di imbalances permanenti non sono, quindi lo studio non mi sembra una buona prova, visto che suggeriva "trade tends to be more balanced when nominal exchange rates are flexible". Anche sotto l'euro c'è stato un rapido bilanciamento, quando si è riusciti a forzare le cicale ad essere meno cicale. Il secondo riguarda aspetti del curent account, quindi la bilancia dei pagamenti. Cosa che è stata piu' volte detta (lo capisco pure io) è cosa diversa dalle tematiche import-export di cui ci occupiamo qui. Idem per il terzo. Basta leggere gli abstract per capirlo.

Tutti i paper da lei linkati riportano ad analisi di flussi finanziari, quello dell'IMF (datato 2010) poi è perfetto:

 

VII. CONCLUSION
In this paper, we provide consistent evidence that imbalances in trade among euro area
member countries have widened markedly after the introduction of the common currency. This increase went along with a higher degree of persistence, which appears to lengthen the impact of shocks on external accounts. These findings are in line with additional observations that imbalances tend to be lower among trade partners with a flexible nominal exchange rate and that bilateral trade surpluses are decreasing in the real exchange rate, which will move more slowly in the absence of nominal exchange rate flexibility.
Although bilateral trade relationships need not necessarily be balanced, the emergence of large and persistent trade imbalances between a pair of countries may reflect underlying policy tensions or rigidities. Indeed, our results strongly confirm that policy and market institutions affect external balances. Countries with relatively less flexible labor and product markets tend to display larger trade deficits; some of the higher intra-euro area persistence in trade imbalances is explained by higher average levels of employment protection. Moreover, trade surpluses tend to be higher (and deficits lower) in countries that have relatively volatile economies (and, thus high buffer savings) and prudent fiscal policies.
Our findings imply both bad and good news for policymakers. The bad news is that
irrevocably fixed nominal exchange rates do come at the cost of larger and more permanent trade imbalances, just as Friedman (1953) claimed more than half a century ago. The good news is that these imbalances are not completely unavoidable. With a fixed exchange rate, trade imbalances are all the smaller and their adjustment to shocks all the faster, the more flexible the national labor and product markets are. Similarly, structural reforms that smooth the business cycle (e.g., by increasing growth contributions from domestic sources in very open trade surplus economies) can help reduce precautionary savings and thereby lower trade surpluses

Finally, measures to improve the fiscal balance are likely to aid efforts to reduce large deficits in international trade.

In altre parole il paper rileva che:

 

1.Un regime di cambi fissi (come è l'euro) rende eventuali deficit commerciali più difficili da riassorbire (nessuno ha mai detto il contrario).

2. Ci sono forti evidenze anche che però i deficit stessi dipendano da fattori interni, politici e di mercato. Che è quello che diciamo qui da secoli.

Adesso mi faccia capire: dove è scritto che senza l'euro tutto si aggiusta ? Anzi il suo paper dell'IMF dice l'esatto opposto: con i cambi fissi il riequilibrio è più lungo, ma lo squilibrio dipende da altri fattori, che nulla hanno a che vedere con la moneta. Addirittura sti bastardi dell'IMF scrivono nell'ultima frase che politiche di aggiustamento di bilancio sono necessarie  (saranno tedeschi fissati con l'austerità ?)

 

Mi indicate invece voi i vostri paper di riferimento in cui leggete che l'euro non è stato causa di importanti squilibri intra-ume?

Mi basta il suo paper dell'IMF, grazie di avermi risparmiato la fatica di andarlo a cercare. Lo ha letto ?

 

 

In this paper, we provide consistent evidence that imbalances in trade among euro area member countries have widened markedly after the introduction of the common currency.

the emergence of large and persistent trade imbalances between a pair of countries may reflect underlying policy tensions or rigidities. Indeed, our results strongly confirm that policy and market institutions affect external balances.

L'Euro al massimo ha approfondito degli squilibri preesistenti, ma non ha causato un piffero, gli squilibri già c'erano. Gli squilibri sono frutto di politiche e di istituzioni. L'euro non è la causa (lo dice il suo paper), ma un sintomo del male, una volta il male lo nascondevi con la svalutazione, adesso non lo puoi più fare.

1) mai parlato del TARGET2 che si basa su saldi finanziari (e che non c'entrano assolutamente nulla con quanto da Lei detto)
2) mi può indicare i suoi paper di riferimento? tanto per avere l'illuminazione che mi manca vista che nei suoi scritti ne vedo uno che un riferimento.
3) in merito poi alle sue futili e sterili polemiche non perdo nemmeno tempo a rispondere

polemiche

marco esposito 18/10/2013 - 12:58

Ne faccio una sola: se legge il thread vede che non rispondevo a lei, ma al signore con propensioni musicali, quindi ho difficoltà a comprendere il suo commento.
Non se ne bruci uno per rispondermi:  va bene così.

P.s.: I miei testi di macroeconomia sono un pò troppo datati per rispondere alla sua domanda sui miei testi preferiti, non faccio l'economista, ma se vuole ci fu un post in cui furono elencati testi di economia con solide basi. Non è polemica, ovviamente.

A me pare che, seguendo le righe verticali della nidificazione, l.biagini rispondesse anche lui al signore con passioni musicali, non a te.

Rispondevo ad hard_rock non certo a lei Marco Esposito. (@NfA Cmq questa nidificazione non permette di capire molto delle repliche)

Questa polemica tra pro-euro e anti-euro sta assumendo francamente toni ridicoli da parte di entrambe le parti, sembra nè più nè meno di assistere alle diatribe tra tifosi di due squadre di calcio. 

No, mi spiace, non sono della partita, ne' sul campo ne' sugli spalti. Non sono un pro-euro (e non permetto che altri mi definiscano cosi'), ma sono un pro-fatti. Se uno mi dice che euro implica che surplus della Germania implica deficit del sud Europa e vedo dati che mostrano la falsita' dell'implicazione mi piace riportare questi dati. Tutto qui.

Al tempo della lira esistevano squilibri tra la Lombardia e la Calabria. Era colpa della lira? Per risolvere il problema si sarebbero dovute creare la lira del Sud e quella del Nord? O ritornare alle monete pre-unitarie?

Francamente continua a sfuggirmi il senso di questi due post. Già in un passato articolo avevo pubblicato un paper della BIS, "Caveat Creditors", nella quale si palesavano gli squilibri intra-europei fino al 2011 e le responsabilità dei paesi creditori in questi, (e dove, tra le altre cose si mostrava come in germania, il paese delle fantasiche riforme, gli agenti economici non investono, ma preferiscono investire i propri risparmi nel Club MED).

Ora mi si dice che, da un anno, a causa del crollo della domanda interna nei PIIGS (ma persino in Olanda sta incominciando a presentarsi) e quindi delle importazioni, gli squilibri si sono ridotti, e la Germania  ha sostituito come partner commerciali, nemmeno troppo gradualmente, i paesi Extra-EZ a noi.

 Io questa cosa la chiamo Fallimento del Progetto Euro.

 

E non è un fallimento solo per noi "paesi straccioni e nullafacenti", ( che, se contiamo anche la Francia e probabilmente nel prossimo futuro l'Olanda,  rappresentiamo la maggioranza dell'Eurozona), ma anche per la Germania stessa.
Infatti i tedeschi, adesso, dipendono sempre più da paesi lontanissimi geograficamente e che, non solo hanno ancora a disposizione tutte le armi monetarie e di cambio per operare  delle politiche di "guerra commerciale", come Cina e Giappone ma forse anche USA, ma che potrebbero anche farsi trascinare da una vampata di neo-protezionismo.
Una dimostrazione è proprio la recente politica della Germania  in tema di fotovoltaico, atta a contrastare i produttori cinesi di pannelli, più convenienti.

E questo tacendo del fatto che la domanda interna Europea, in ogni paese è al collasso.

Mi permetto di dirvi che il vostro atteggiamento da fuori sembra quello di chi è rimasto intrappolato nel proprio personaggio di "censore del vizi italiani", è che è incapace di ormai di attribuire le responsabilità (non le "colpe") di una crisi di vastissima portata fuori dai confini nazionali e dalla nostra classe dirigente.
E' come se pensaste che ammettere che una buona responsabilità dell'attuale disastro sia ANCHE e SOPRATTUTTO di chi ha dato vita a questa pessima architettura europea, implicasse negare le lacune, i difetti e anche le gravi colpe dell'Italia di lungo e lunghissimo periodo.
Non è così, le due cose non si escludono a vicenda.
Il problema maggiore è che, se non si risolve l'attuale crisi europea (di domanda), è impossibile per l'Italia, ma anche per qualsiasi altro paese dell'Eurozona, intervenire per risolvere i problemi strutturali dal lato offerta. La Germania delle riforme Hartz IV non è un buon esempio nè un buon modello epr l'attuale contesto.

Periodo drammatico, certamente,  quando le soluzioni ad una  crisi di breve periodo contrasta con le soluzioni ad una crisi di lungo periodo.

paesi lontanissimi geograficamente e che, non solo hanno ancora a disposizione tutte le armi monetarie e di cambio per operare  delle politiche di "guerra commerciale", come Cina e Giappone

Ma scherzi? Il Giappone sta stampando Yen come se non ci fosse un domani, e la Cina ha addirittura una valuta non convertibile in conto capitale (ed e' spesso accusata di essere un "currency manipulator"). La verita' e' che le BMW sono buone macchine e i cinesi ricchi se ne comprano in gran quantita', e le Fiat fanno schifo... I prodotti italiani che sono ambiti nelle economie emergente sono semmai i beni di lusso (moda etc.), il cui valore peraltro ha una grossa componente di proprieta' intellettuale (le royalties per il marchio), e che pertanto dubito abbia molto peso nelle statistiche dell'export italiano dato che puo' essere facilmente spostata in paesi a piu' bassa tassazione (tipicamente Lussemburgo).  Una cosa simile del resto capita agli Stati Uniti con i guadagni realizzati all'estero da ditte hi-tech.

Onestamente fatico a seguirti. Che la costruzione dell'Euro sia imperfetta è stato chiarito anche nei due post sull'Euro, ma da qui a dire che l'Euro è la causa di tutti i mali ce ne corre.

Ora mi si dice che, da un anno, a causa del crollo della domanda interna nei PIIGS (ma persino in Olanda sta incominciando a presentarsi) e quindi delle importazioni, gli squilibri si sono ridotti, e la Germania  ha sostituito come partner commerciali, nemmeno troppo gradualmente, i paesi Extra-EZ a noi.

 Io questa cosa la chiamo Fallimento del Progetto Euro.

La relazione: calo della domanda interna = meno import di prodotti tedeschi è la stessa che lega l'innalzamento degli oceani alla raccolta delle banane in Centrafrica: tutta da dimostrare. Difatti qui si afferma senza mezzi termini che gli squilibri erano preesistenti all'Euro, poi se la Germania sta indirizando il suo export altrove per motivi vari, a scelta, significa che l'Euro è neutrale rispetto all'export tedesco, e quindi a maggior ragione dei PIGS verso paesi extra-UE (cosa esportino Portogallo e Grecia non mi è dato di capire, non essendo, storicamente paesi manifatturieri).

La mia impressione è che si cerchi di negare alcuni dati di fatto:

1. La Germania è un paese manifatturiero, di gran lunga il paese europeo maggiore da questo punto di vista, e ciò storicamente. Le riforme su salari e produttività hanno fatto sì che la Germania sia stata poi in grado di soffrire di meno per la crisi globale, tanto che ha acquisisto grosse fette dell'import-export mondiale.
2. L'Euro è un regime di cambi fissi che ha consentito un boom nelle transazioni finanziarie intra UE, ma che non ha ancora un regime regolatorio interno degno, ad esempio, dell'area dollaro.
3.Sì, la crisi dell'Italia e di alcuni paesi del Mediterraneo è frutto di scelte politiche sbagliate, che persistono, e che nulla hanno a che vedere con la costruzione dellEuro, in particolare una spesa pubblica eccessiva che ha costretto a incrementare la pressione fiscale a livelli mai visti, deprimendo i consumi e la domanda interna.

P.s.
Una dimostrazione è proprio la recente politica della Germania  in tema di fotovoltaico, atta a contrastare i produttori cinesi di pannelli, più convenienti.

Mi spiace, l'esempio è sbagliato, i produttori cinesi sono accusati di dumping, cosa assolutamente vera, come dimostrato dal sovvenzionamento a fondo perduto continuo del maggiore produttore cinese di pannelli fotovolatici, che in un paese normale avrebbe chiuso da tempo.

 


 

> P.s.
> Una dimostrazione è proprio la recente politica della Germania  in tema di
> fotovoltaico, atta a contrastare i produttori cinesi di pannelli, più convenienti.

Mi spiace, l'esempio è sbagliato, i produttori cinesi sono accusati di dumping, cosa assolutamente vera, come dimostrato dal sovvenzionamento a fondo perduto continuo del maggiore produttore cinese di pannelli fotovolatici, che in un paese normale avrebbe chiuso da tempo.

E' sbagliato doppiamente, perche' l'azione era stata intrapresa dall'UE ed e' stata bloccata per iniziativa della Germania (che, al contrario dei paesi guidati da cialtroni protezionisti, e' competitiva e ha poco interesse a invocare barriere al commercio internazionale): http://www.scmp.com/news/china/article/1247729/merkel-vows-try-stop-eu-putting-special-duty-chinese-solar-panels

germania.

st 19/10/2013 - 21:18

Da quello che ho letto è stato raggiunto un accordo per un prezzo minimo di vendita dei pannelli cinesi e un contingentamento della quantita' dei pannelli importabili,l'azione percio' non è stata bloccata.
Poi da un singolo caso inferire che la germania sia disinteressata alle iniziative antidumping è azzardato,in effetti il global antidumping database
http://econ.worldbank.org/WBSITE/EXTERNAL/EXTDEC/EXTRESEARCH/EXTPROGRAMS...
racconta da quello che ho potuto vedere che le aziende tedesche sono ben rappresentate in buona parte delle cause untidumping dell'eu
che da quanto ho capito partono da segnalazioni delle stesse.
A me pare che il comportamento della germania e di altri paesi
piu' che dovuto alla competitivita' sia dovuto alla convenienza,
i tedeschi non hanno grandi costruttori di pannelli solari,qualcuno e pure fallito negli
ultimi tempi e le misure avrebbero fatto scattare le ritorsioni cinesi
con la possibilita' che a venire presi di mira fossero i prodotti tedeschi
o le aziende tedesche in cina.

dubbio

Francesco Forti 19/10/2013 - 09:11

3.Sì, la crisi dell'Italia e di alcuni paesi del Mediterraneo è frutto di scelte politiche sbagliate, che persistono, e che nulla hanno a che vedere con la costruzione dellEuro, in particolare una spesa pubblica eccessiva che ha costretto a incrementare la pressione fiscale a livelli mai visti, deprimendo i consumi e la domanda interna.

Beh, qui un qualche dubbio me lo farei. In effetti lo scudo protettivo dell'euro ed i bassi tassi di interesse del primo periodo, hanno indotto la politica italiana non ad essere virtuosa ed approfittarne per fare riforme ed uscire dalla situazione che sappiamo ma al contrario per continuare sperperi, malaffare, clientelismi. D'accordo che questo non è "colpa" dell'euro ma dei politici che hanno governato dopo l'euro. Tuttavia una qualche relazione  pur indiretta indiretta, un "qualcosa a che vedere " esiste. Forse fuori dall'euro saremmo crollati subito e ci saremmo rialzati prima, ma naturalmente non esiste controprova. L'euro, costruito così, ci ha messo in condizione di continuare piu' a lungo la vita da cicale.

Via Thomas Manfredi segnalo questo post di Antonio Fatas. Anche i link all'interno del post sono molto interessanti.

Purtroppo la malafede è evidente nel pubblicare dati NON in relazione con la tesi.
Per parlare di squilibri all'interno dell'EU è stupido prendere in esame i dati col resto del mondo.
I due grafici pubblicati oggi descrivono i saldi della Germania con il mondo, e in particolare quale percentuali del totale sono verso l'area Euro.
Per dire che lo sbilanciamento interno all'area Euro è in calo bisognerebbe pubblicare i dati tra i paesi dell'area euro, o no?
Volete dire che la Germania ha interessi fuori dall'area euro? Pacifico, si vede dai dati che avete pubblicato. Volete dire che gli squilibri si stanno riducendo? I dati pubblicati non confermano ne smentiscono la tesi, NON SONO IN RELAZIONE CON ESSA.

Beh...

giulio zanella 18/10/2013 - 16:12

Per dire che lo sbilanciamento interno all'area Euro è in calo bisognerebbe pubblicare i dati tra i paesi dell'area euro, o no?

La Germania da un lato e l'area euro meno la Germania dall'altro sono paesi dell'area euro, no?

Giulio non è umano. La pazienza con cui risponde ai commenti più strampalati semplicemente non può essere di questo mondo.

e si sta guadagnando il paradiso :-)

Per rispondere a commenti dell'altro mondo il blogger deve trasfigurarsi

Pazienza maturata durante gli appelli ad aspettare la Z ;-).

Andava peggio ai miei compagni di classe Zazzeri e Zingoni

Gentile dott. Zanella,

l'integrazione dei dati sulle dinamiche intra-area euro che lei ha portato confermano la validità delle sue affermazioni. Nel mio commento all'articolo precedente lo avevo già ampiamente riconosciuto.

Se possibile riproporrei l'invito che in quella note le ho rivolto (ed inviterei anche  il Prof. Brusco ed il dott. Esposito su questo) ad allargare il ragionamento sul come gli squilibri si stanno riducendo e su cosa ci sta riservando il prossimo futuro se continuiamo su questa strada. Lo ripeto: tutto questo uscendo dalle polemiche preconcette e puramente teoriche  e, alla fine,  sterili sulla permanenza o sull'uscita dalla moneta unica (mi sembra, in questo di interpretare - senza voler introdurre ulteriore polemica  - le osservazioni del sig. Gianluca Frattini nel tread precedente).

Nella sostanza i dati dimostrano che in Area Euro stiamo diventando tutti (o quasi)esportatori netti.  Ora questo avviene perché un paese continua a crescere grazie al suo export di proporzioni stratosferiche (poco, ma cresce), mentre gli altri continuano a de-crescere perché la domanda interna collassa (e grazie a questo tornano in attivo coin l'estero via crollo dell' import, non certamente per il decollo dell'export).

La domanda basilare che ponevo e che sinteticamente ripropongo è la seguente: è mai possibile che l'area euro ritrovi una crescita adeguata e sostenibile se la domanda interna, soprattutto quella della Germania, continua a rimanere  così debole?

L'altra domanda che ne consegue è: dobbiamo accettare, noi PIGS una disoccupazione perenne a 2 cifre per tenere bassa la domanda interna e con essa l'import così da non avere più deficit corrente? 

Ed ancora: secondo voi è un dato normale che un paese come la Germania registri  un così forte surplus di partite correnti per anni e anni senza che il cambio, lasciato libero e non controllato,  come ad esempio avviene in Cina,  si apprezzi e riequilibri? C'entra forse qualche cosa che l'Euro sia la valuta anche di paesi che solo  da pochi mesi,  hanno riagguantato un (leggero) surplus con l'estero?

 Ripeto: è pensabile, secondo voi,  uscire dalla crisi profonda che ci attanaglia pensando che tutta l'Europa faccia leva solo sulla domanda estera?

Per inciso, il riequilibrio che Zanella ben documenta è frutto (per l'Italia), della perdita di quasi il 25% di produzione industriale in pochi anni (ossevate i grafici Istat al riguardo).

Grazie in anticipo se vorrete seguire questa linea di approfondimento (nel commento all'articolo precedente essa è espressa in modo molto più analitico).

Con la consueta stima per la vostra onestà intellettuale e, ovviamente, per l'impeccabile professionalità.

...vorrei saperlo anche io, l'unica cosa che mi sento di dire, riprendendo quel paper dell'FMI linkato da uno che manco lo aveva letto, è che per uscirne si devono fare quelle riforme che possano ridare competitività a questo paese, che, non dimentichiamolo, ha il secondo settore manifatturiero d'Europa, dopo la Germania (difatti abbiamo il surplus maggiore dopo Olanda e Germania, dove l'Olanda non è in competizione).

Dal mio punto di vista l'alternativa è un'altra domanda : fine tuning o shock?  Ecco, su questo la risposta sarebbe molto più articolata, però devo dire che l'uscita dall'Euro sarebbe comunque una terapia shock a rischio elevato, le riforme anche pesanti e consecutive sarebbero una terapia shock a lente dosi e rischio basso.

sarebbe una terapia shock per il mondo- rischiamo una crisi finanziaria mondiale. Anche se il rischio fosse del 50%, sarebbe un prezzo troppo elevato per salvare le piccole rendite di qualche milione di abitanti di un piccolo paese periferico. 

Vorrei sapere se quando parlate di domanda interna (al suo crollo, collasso, in calo, al suo essere "debole") vi riferite alla proporzione rispetto al totale (e quindi in un paese che esporta tanto la domanda interna puo' essere proporzionalmente inferiore rispetto a chi esporta meno) oppure se piu' semplicemente si valutano i consumi delle famiglie procapite?In germania sono aumentati o diminuiti dopo la riunificazione?

Inoltre, sempre in tema di calo o debolezza della DI, come si valuta il punto di partenza? Se precedentemente la DI era drogata e gonfiata (come per esempio lo fu per la Grecia pre crisi) o si è  in presenza di bolle che scoppiano, il calo della DI è un fatto "sano" che indica che si sta andando verso la guarigione, non un fatto negativo. Non vi pare?

vincoli normativi

saul 27/10/2013 - 10:54

Sembra pero' che la crescita della germania sia superiore ai tetti imposti dalla UE; alla luce di questo fatto si puo' ancora escludere la relazione di necessita' tra avanzi tedeschi e saldi degli altri paesi?

immagino ti riferisci a questo.

malgrado quanto lascia intendere l'articolo, non c'è alcun fulmine a ciel sereno ma la Macroeconomic Imbalance Procedure

alla luce di questo fatto si puo' ancora escludere la relazione di necessita' tra avanzi tedeschi e saldi degli altri paesi?

Assolutamente si. La logica non dipende dai regolmenti, semmai dovrebbe essere vero il contrario.

Con la crisi del debito pubblico americano (lo shutdown) molti investitori internazionali, giustamente preoccupati, nell'ultimo mese hanno tolto investimenti dagli USA per spostarli in Europa. Essa appare per ora piu' forte e credibile, con un valuta in rialzo, non svaluata da continue iniezioni di liquidità, con un saldo commerciale positivo (mentre quello USA è endemicamente negativo).

Obama, e chi per lui, si è accorto di questa fuga e, anche lui giustamente preoccupato, tuona contro la potenza europea cercando di dividere (et imperare).

Quindi si dà colpa alla germania.

Lui tuona e i giornalisti economici keynesiani starnazzano.

Singolare ma IBL proprio questa settimana pubblica la nona puntata di "Liberi di scegliere" di Milton Friedman. Che parla proprio delle differenze tra le politche economiche americane e e tedesche (e piu' in generale dell'inflazione). Mi sembrano 60 minuti molto attuali.

Qualcuno mi sa spiegare questo grafico? http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/11/02/obama-merkel-leurozona-e-silenzi-di-letta/764048/

salari

Francesco Forti 2/11/2013 - 17:52

Parliamo di salari. Se un paese, per essere competitivo, cerca di mantenere ad un livello accettabile la dinamica salariale, con la indispensabile complicità dei sindacati, in cambio di una maggiore possibilità di essere competitivi sui mercati internazionali (soprattuto extra-euro) e quindi di maggior lavoro per tutti, questo ha un senso.

Se a livello comparativo altri paesi invece non si creano questo problema (ed i rispettivi sindacati) e quindi il rate tra salari DE e PIIGSF diventa a favore di DE, ecco, questa è una colpa di DE?
A me pare che il grafico dimostri che oltre ad un vantaggio di competitività i tedeschi hanno saputo anche gestire meglio di altri le dinamiche salariale? Colpa grave?

Notizia: la BCE ha abbassato il tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali allo 0,25%.

Da quel che ho capito io, la BCE è ad un passo dal "regalare" i soldi.

Domanda: perché uscire dall'euro, se questo euro viene gestito come fosse una lira?

Re: Tasso

tizioc 9/11/2013 - 21:37

Mah questo mi sembra un luogo comune.  I tassi erano già da tempo molto bassi, e sono stati tagliati di un quarto di punto, sostanzialmente perché i dati sull'inflazione europea si erano abbassati a loro volta fino allo 0.7% per quanto riguarda ottobre (su base annuale, contro un obiettivo "poco sotto" il 2%).  Ciò che a suo modo è strano è che questa mossa abbia colto i mercati di sorpresa, pur essendo considerata inderogabile e quasi un'ovvietà nei commenti della stampa internazionale (un esempio dall'Economist).  È difficile sfuggire alla conclusione che questa volta la ECB abbia fatto il suo lavoro meglio di quanto ci si aspettava.  Ora la palla passa agli stati nazionali: all'Italia ed altri converrà sfruttare l'occasione per iniziare seriamente la strada delle riforme, mentre la Germania dovrà fare i conti, ad esempio, con i recenti segnali di bollicine nel mercato immobiliare...

Articolo sullo stesso argomento.

 

Questo articolo di Daniel Gros è inedito (almeno per me).

1) il surplus di Olanda, Norvegia, Svezia e Svizzera è superiore a quello tedesco;

2) a questo surplus corrisponde il deficit dei paesi anglosassoni;

3) un aumento delle importazioni tedesche non favorirebbe i Piigs ma aumenterebbe il surplus dei paesi più competitivi.

Insomma ... forse le critiche del Governo USA alla Germania sono dovute allo "scippo" delle politiche espansive della FED da parte di un paese .. vulnerabile.

 

 

La "qualità" del surplus tedesco mi sembra sospetta.

I dati del Prof. Zanella sono incontestabili ma ..

1) il surplus cinese sembra essere "vero" (in contanti) e con accumulo di riserve tali da consentire di abbassare il tasso yuan/dollar con politiche monetarie efficaci (che la BCE non ha ancora attivato);

2) il surplus tedesco è "a credito", con scarse riserve, e .. se il creditore poi non paga? ci pensa la BCE!

Secondo il Sole lo ha già fatto ... e lo rifarà.

Questo documento della BCE pone interrogativi sulla capacità dei manager delle banche tedesche di gestire il rischio di credito, creando un surplus potenzialmente pericoloso.

"The financial crisis eventually disclosed the imbalance in form of excess risk-taking that German banks had accumulated in their foreign investment positions." (pag. 79)

"While the surplus with other European countries has fallen since the crisis, that with the rest of the World is on a steep increase (Graph 5.2)." (pag. 86)

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