Che stiano arrivando le prime fatture?

24 ottobre 2009 michele boldrin

Come abbiamo sottolineato varie volte, le crisi sono due. Per l'Italia la seconda potrebbe essere molto peggio della prima, e sembra cominciare ora. Non lo dico io, l'ha detto oggi Morandini Giuseppe. Che, però, sembra non coglierne le radici. Qualcuno cerchi di spiegargliele: non comincia ora, continua solo e si aggrava. Viene da lontano e richiede cure drastiche. Non T-Holdings.

La crisi sono due, come ripetiamo da quando abbiamo iniziato il blog più di tre anni fa (esempio a caso). Anzi, prima parlavamo solo della seconda, che era già in corso da quasi un decennio, poi è arrivata quella finanziaria ed allora le crisi son diventate due.

Quella "finanziaria"-USA è forse (temporaneamente) "finita", solo perché le amministrazioni, Bush prima ed Obama poi, hanno messo in conto alla collettività (USA, per il momento) i costi del salvataggio delle grandi istituzioni finanziarie. Istituzioni che ora "regolano" in un connubio basato su "obbedisci e ti garantisco che non fallirai, in cambio farai profitti da oligopolio". Questa storia non è certo finita, anzi ci sono da "gestire": quasi 3000 miliardi di dollari nello stato patrimoniale della Fed, un deficit pubblico al 10% del PIL USA, un debito che viaggia verso il 100%, un sistema finanziario che è profittevole perché sussidiato & oligopolistico ma che non genera credito a condizioni competitive. Ma non è questo il punto di cui voglio parlare ora.

Il punto che mi interessa è che c'è anche l'altra crisi, quella "reale"-mondiale che affligge tutte le economie occidentali, Italia compresa, non solo gli USA. Questa non solo continua, ma "comincia ora" nella misura in cui molta della produzione industriale (e di servizi vendibili, ma lì le PMI contano poco), evaporata di colpo nel periodo agosto 2008 - luglio 2009, potrebbe non tornare più là dov'era un paio di anni fa. Questo vale senz'altro per il manifatturiero italiano e, all'interno del medesimo, per la PMI particolarmente. Se così fosse, se la domanda andasse altrove e la produzione con essa, allora la fosca previsione di Morandini potrebbe avverarsi. Ed allora saranno veramente amari, amari come non sono stati per decenni.

Notate che Morandini, questa volta, squarcia con la sua diagnosi il velo dei racconti fantasiosi (vero BS!) secondo cui da noi la ripresa era cominciata alla grande e prima che altrove, ed erano le banche "cattive" l'unica fonte del problema: sono gli ordinativi che mancano, riconosce Morandini, prima ancora che il credito. Se gli ordinativi mancano, è perché probabilmente stanno andando alla concorrenza, alla quale fai fatica a tener testa. E se gli ordinativi non ce li hai, il credito a che serve?

Altro che IRAP, posto fisso, Banca del Sud ed economia sociale di mercato. Altro che "vada avanti Presidente". Ed altro che "T-Holding", caro Morandini: non saranno le misure finanziarie d'emergenza a salvarvi. Pensate in grande - quella è una vecchia lista della spesa: serve solo a dare l'idea di cosa intendo quando dico "in grande", non serve prenderla letteralmente ... anche se non guasterebbe - e fatelo presto.

Il decennio perso raccontandosi bugie e legiferando perché BS non andasse in galera comincia a passar fattura. Non so se sia già troppo tardi, ma certamente non è troppo presto per guardare in faccia la realtà che certi disfattisti vanno tristemente descrivendo e diagnosticando da anni.

P.S. A quella lista della spesa è proprio il caso d'aggiungere, al punto 13, la questione morale. Alla faccia di chi irride i "giustizialisti", della cui sanguinaria congrega faccio parte. Un'eccellente reiterazione del perché la questione morale non possa non essere al centro della rinascita nazionale l'ha offerta oggi Giovanni Guzzetta.

16 commenti (espandi tutti)

Nella realtà che vedo io ci sono ancora pochissimi disposti a mettersi in discussione e a smettere di fare le cose che hanno sempre fatto nel modo in cui le hanno fatte, nonostante il "livello" del fluido misterioso stia crescendo.

Il limite delle proposte che ho letto e della "rivoluzione liberale" di stampo gobettiano è che è sono sempre molto teoriche e verticistiche.

A quella lista della spesa è proprio il caso d'aggiungere, al punto 13, la questione morale. Alla faccia di chi irride i "giustizialisti", della cui sanguinaria congrega faccio parte. Un'eccellente reiterazione del perché la questione morale non possa non essere al centro della rinascita nazionale l'ha offerta oggi Giovanni Guzzetta.

Bene il giustizialismo - anch'io sono a favore, come tutti coloro che ammirano the rule of law (traduzione in inglese di giustizialismo), cioè la maggioranza degli Europei.

Invece il Guzzetta scantina alquanto nei suoi ragionamenti, proponendo le solite visioni ideologiche sullo "Stato criminogeno". Non è lo Stato criminogeno, sono i cittadini italiani che sono dei malviventi. Essi vivono male, cioè trascurando (o, meglio, contorcendo) l'etica, base della comprensione del concetto di valutazione delle azioni. I malviventi italiani ragionano in termini di familie, o gruppi, rivaleggianti in ogni momento. Vogliono l'applicazione delle Norme al nemico, l'interpretazione per l'amico, l'esenzione per se stessi. La stessa epistemologia (quindi non solo l'etica, fondata su valori ovviamente personali) ne viene distorta, perchè i Fatti, anche quelli Quotidiani, vengono maneggiati, "filtrati" e indi soggiogati ai propri interessi di parte, che dominano per ogni dove.

La fattura arriverà, certo - ne arriveranno tante.

RR

La stessa epistemologia (quindi non solo l'etica, fondata su valori ovviamente personali) ne viene distorta, perchè i Fatti, anche quelli Quotidiani, vengono maneggiati, "filtrati" e indi soggiogati ai propri interessi di parte, che dominano per ogni dove.

Applausi.

 

Non è lo Stato criminogeno, sono i cittadini italiani che sono dei malviventi.

Interessante teoria razziale. Credo Borghezio ne proponesse una analoga per i rumeni.

Non è lo Stato criminogeno, sono i cittadini italiani che sono dei malviventi.

Interessante teoria razziale. Credo Borghezio ne proponesse una analoga per i rumeni.

Non è razziale, è sociologica. Va letta (capisciamme) come situazione ambientale, delle mores che vigono in una comunità, un territorio. Non si sta parlando del patrimonio genetico, ovviamente. Qui si parla di cultura, di società.

Tant'è che sono piene le aneddotiche di francesi o perfino inglesi che, venuti a vivere/lavorare in Italia, vi si adeguano anche nei comportamenti. Per converso, un italiano all'estero si può adeguare (o, banalmente, deve) a costumi locali.

RR

Punto 14

Paolo Casillo 24/10/2009 - 11:40

Noto con grande preoccupazione che le persone sembrano non percepire affatto lo stato di degrado cui siamo giunti: l'Italia finisce dietro tutti gli stati europei in ogni classifica, ma noi facciamo spallucce e andiamo avanti. Quando parlo di queste cose con amici coetanei mi prendono per pazzo e ci può stare: i 30enni non possono avere un quadro completo della situazione se non andandosi ad informare (attività difficile e tediosa). Quello che mi preoccupa di più è che anche i 50enni sembrano indifferenti: hanno vissuto gli anni del boom, ma non si rendono conto che ora stanno semplicemente "campando di rendita" e che questa rendita si sta esaurendo.

Chissà, forse quando si accorgeranno che per loro (50enni che sperano nella retributiva) i soldi per le pensioni non ci sono forse si sveglieranno; o forse quando l'Albania ci supererà per PIL pro capite si risveglieranno. Ma ne dubito: Grecia e Slovenia l'hanno fatto / lo faranno tra poco e, non più tardi di 10/15 anni fa questi due paesi erano per noi quello che oggi è l'Albania.

Tornando in tema col titolo del post credo che manchi il punto sugli ammortizzatori sociali: degli ammortizzatori seri che consentano alle imprese di licenziare a fronte di pagamenti di stipendi via via decrescenti (modello danese se non erro), abrogando la cassa integrazione a discrezione governativa (con distribuzione generosa di soldi pubblici ai lavoratori di aziende amiche - vedi Alitalia).

Se ci fosse qualche dubbio sul fatto che gli ammortizzatori sociali italiani siano una piaga basta ricordare il fatto che il nostro più famoso premio nobel in pectore (anzi, mi scuso, il secondo più famoso dopo lui) li ha definiti "i migliori al mondo".

punto sugli ammortizzatori sociali

Colgo l'occasione per segnalare i riferimenti della politica sociale europea, e segnatamente la raccomandazione in materia di flexicurity.

RR

E se gli ordinativi non ce li hai, il credito a che serve?

R&D?

Mah, ho pesanti dubbi che R&D sia in questo momento in cima alle preoccupazioni delle piccole imprese. Però in effetti dati non ne ho, one way or the other.

io ho gli stessi dubbi...ma ciò non toglie che se il problema vero è la perdita di competitività la risposta deve essere R&D. Lo stato, direttamente o indirettamente, dovrebbe favorirne il finanziamento: quale è il miglior modo?

anche io concordo sulla tesi della R&D... ma partire con la R&D durante la crisi? Bisogna essere davvero coraggiosi e lungimiranti... e se non lo si è fatto in tempo di vacche grasse..

R&D?

E se non hai la dimensione per farla, se non hai la cultura per farla, se non l'hai mai fatta? Comincia adesso quando ti arrabatti alla ricerca angosciosa di ordini per non chiudere? Credo che ai problemi vadano aggiunte le irrilevanti dimensioni di troppe imprese e la insufficiente diffusione della cultura imprenditoriale che ne limita le potenzialità. Compreso quanto si riferisce a R&D.

 

 

Boldrin, a me sembra che i risultati delle tue politiche sarebbero supperggiu' quelli che si vedono in UK.

Con questi risultati:

http://www.ilgiornale.it/esteri/vergogna_noi_inglesi_sorpassati_dallitalia/25-10-2009/articolo-id=393635-page=0-comments=4

... ma il Contabile Prestato alla Filosofia (secondo una felice definizione letta su NfA), il suo padrone ed i suoi sodali le hanno riposte in un cassetto sperando che lo scudo fiscale (o illusioni analoghe, e.g. La Mitica Ripresa) portino in cassa i soldi per saldarle. Secondo me, il decreto ingiuntivo e' gia' stato emesso e presto arrivera' l'ufficiale giudiziario a pignorare.

Fuor di metafora, il sistema produttivo non riesce a competere con le produzioni asiatiche sui mercati internazionali nei segmenti bassi (per il costo del lavoro troppo alto e le tasse a livello scandinavo) e non riesce a produrre beni ad alta tecnologia (o servizi avanzati) perche' le imprese da anni non investono in ricerca, mentre le universita' -- dove i baroni si azzannano per sistemare congiunti e portaborse -- sfornano asini. Per carita' non metto in dubbio che ci saranno le tante eccezioni, i centri di eccellenza, tanti bravi ricercatori che si dannano l'anima e tanti studenti che si fanno valere anche all'estero (e per la maggior parte ci rimangono), ma il dato complessivo (quello che conta) non cambia. Nella competizione non basta correre, bisogna quantomeno stare al passo con gli altri.

Insomma, le piccole e medie imprese chiudono per asfissia, quelli che hanno accumulato qualche gruzzolo se lo consumano (finche' dura), i precari si illudono che tutto sommato questa e' solo una pausa un po' piu' lunga tra un contratto e l'altro, il resto (pubblico impiego e ceti protetti) tirano a campare come hanno sempre fatto (e magari danno la colpa agli immigrati o alla casta, che loro stessi hanno eletto).

Come finira'? Difficile dirlo, perche' quando una struttura non regge il peso, puo' sfasciarsi in qualsiasi punto e in qualsiasi istante. Pero' i politici hanno un istinto analogo a quello dei cavalli che imbizzarriscono prima del terremoto. Infatti le manovre oscure riportate sui blog, i documenti anonimi attribuiti a tizio o caio, le minacce di dimissioni di Tremonti, il veleno del Giornale contro il Ministro del Tesoro, le spaccature nel Pdl, i giochetti di sponda con il PD, (che descrive Sandro Brusco nel suo post) sono generati da questo istinto. Nessuno sa bene cosa potrebbe accadere ma si agita, nella speranza di essere piu' furbo degli altri e trovarsi con il deretano protetto o almeno foderato.

Io prevedo una riedizione in forme piu' o meno nuove del periodo 92-93, quando finirono i soldi che tenevano in piedi il sistema di corruzione pentapartitico ed i servi si ribellarono ai padroni di allora, sperando di trovarne di nuovi piu' generosi (anche la mafia a quanto pare, se dobbiamo credere alla storia del "papello"). Da allora si sono persi 15 anni durante i quali le zavorre del sistema Italia sono aumentate progressivamente e l'unione monetaria ha precluso le svalutazioni che in passato riportavano la barca temporaneamente a galla. Questa volta quindi c'e' una probabilita' molto alta che i contraccolpi siano molto piu' violenti perche' le vie d'uscita facili sono tutte bloccate.

L’ufficiale giudiziario, come il postino, suona sempre due volte.

 

 

Da allora si sono persi 15 anni durante i quali le zavorre del sistema Italia sono aumentate progressivamente

 

Si, anni persi! La scuola, l'università, la formazione, il capitale umano, l'innovazione, la ricerca, la riduzione del peso dello stato, la riduzione delle tasse (sic!), il cuneo fiscale, la riforma delle pensioni (doppio sic! in barba alle dichiarazioni di Tremonti), il federalismo (?). Tempo perso. Non solo a Roma. Anche in periferia, anche tra i tanti campanili del Nord Est. Incluso quelli che avrebbero potuto e dovuto fare il "grillo parlante": fondazioni bancarie, associazioni di categoria, camere di commercio, ecc. Al massimo qualche bel discorso. Poi tutti a coltivare l'orticello.

Il tempo perso non torna indietro. E' perso e basta. Mentre altri hanno corso e forte.

Adesso il treno viene incontro, altro che fine del tunnel.

Visto dalla parte delle aziende del Nord Est, la sensazione è che abbiamo davanti qualcosa che non si è mai neppure lontanamente provato fino ad ora. E non sono sensazioni positive. Che ci aspetta un mondo completamente diverso da quello fin qui praticato. Ben più difficile.

Sono forse troppo ansioso / pessimista?  E' forse questione di un autunno che mi vede un pò più depresso del solito? Mah!

   

Non ero riuscito a commentare prima, lo faccio ora.

Bene, Michele, in primis credo che dovresti esser contento della diagnosi di Giuseppe Morandini, dal momento che è pragmaticamente simile alla tua (ed alla mia, ed a quella del 99% degli imprenditori, magari piccoli, ma veri ...).

Non a caso noi PI continuiamo a battere il tasto delle riforme strutturali (liberalizzazioni, merito e concorrenza, istruzione, legalità, efficienza ......), talvolta anche ponendoci in un non facilmente gestibile (e troppo spesso inconcludente) contrasto con i plenipotenziari economici d'ogni governo, immancabilmente statalisti.

Nemmeno serve dire che la tua vecchia "lista della spesa" sia ampiamente condivisibile da chi fa impresa né - per la verità - che tale summa di desiderata abbia scarsissime possibilità di approdare al concreto, in un ambiente culturale quale quello italiota. Non si demorde, comunque.

Inoltre, il tema fiscale non può essere trascurato, trattandosi di aspetto rilevante dell'anomala situazione presente in questo disgraziato Paese, in particolare oggi che territori comparabili (ad esempio Francia e Germania) stanno lavorando realmente ad una riduzione del carico impositivo. Rimane in primo piano la lotta contro quell'assurdità chiamata Irap, che solo una mente contorta e prevenuta come quella di Vincenzo Visco poteva partorire, pur nella totale consapevolezza che il problema di fondo stia nell'eccesso di spesa pubblica - e nella sua inefficienza - e che lì si debba affondare con decisione il bisturi.

Occorre, però, dire che rimangono necessarie anche misure emergenziali - di carattere finanziario - tra le quali, peraltro, non è possibile classificare la proposta delle T-Holdings, che vuole affrontare un problema caratteristico del nostro sistema manifatturiero: le difficoltà legate alla dimensione media troppo esigua per competere efficacemente, anche in considerazione del fatto che spalle non così forti rendono problematico dedicare ingenti risorse all'indispensabile lavoro di R&D.

Non saprei dire se il tentativo darà buoni frutti - ancora, tra l'altro, non ho elementi sufficienti a proporre un giudizio ragionato - ma è una strada da battere, forse anche allo scopo di ridurre quel particolarismo tipicamente italiano che rende così difficile la crescita dimensionale tramite aggregazioni ed acquisizioni. Chissà che il problematico momento non serva almeno a tale scopo.

Quanto a "posto fisso" e "Banca del mezzogiorno", la posizione è chiaramente di aperta critica. Nemmeno val la pena di perder tempo a discuterne qui, se non per irriderne la cultura (?) che sta a monte e per rammaricarsi, ancora una volta, della sua diffusione.

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