Chi paga le associazioni dei consumatori

2 gennaio 2008 marcello urbani
Secondo il Corriere della Sera il denaro pubblico finanzia fino all' 85% del bilancio delle associazioni dei consumatori, che sono tante ed in aperta lotta fra loro. Ora che anche in Italia è arrivata la class-action (in una versione apparentemente orrenda, ed anche di questo sarebbe il caso di discutere) le associazioni dei consumatori, la loro attività, trasparenza e gestione diventano questioni molto importanti. Su cui, apparentemente, poco si discute. Vediamo se fra i lettori v'è in giro qualche esperto.

L'articolo in questione è a pagina 8 della versione cartacea del Corriere del 29 dicembre; nella versione online e' un po' difficile da trovare, ma eccolo qui. Anche La Stampa sembra averci dedicato un articolo piuttosto agressivo, in data 11 dicembre. 

I due articoli contengono alcune informazioni interessanti sulle associazioni dei consumatori, che mi hanno spinto a fare qualche piccolo controllo personale. Esse sono riunite in un ente di natura para-statale chiamato CNCU (Consiglio Nazionale Consumatori eUtenti) vengono finanziate da stato e regioni per una percentuale che arriva all'80/85% delloro bilancio. Dal 2003 parte dei finanziamenti vengono dalle multe comminatedallAntitrust, per un totale di 47.7 milioni di euro in 5 anni. Un bel pacco di soldi: qualcuno ha idea di come vengano spesi? Una visita, sommaria, al sito del CNCU non mi ha permesso di scoprirlo ...

Le quote di fondi pubblici vengono attribuite in base al numero diaderenti, che di conseguenza viene gonfiato a dismisura (da voci dicorridoio, riportate dal Corriere, anche di 10 volte). Qualcuno si ricorda dei vari giochetti partitici sulle tesseramento, e via dicendo? Sembra che i vizietti italiani rimangano invariati, anche se cambiano i soggetti.

Paolo Martinello di Altroconsumo (che non trovo elencata nel sito CNCU, nemmeno nella funzione search di associazioni ...) ammette saggiamente: "In queste condizioni è difficile contestare le scelte di governo o Regioni." Osservazione di difficile contestazione.

Le associazioni sono molto litigiose, soprattutto fra di loro. In particolare il Codacons haottenuto per via giudiziaria l'espulsione di due concorrenti - Altroconsumo e Cittadinanza attiva - ora capisco perche' non trovavo Altroconsumo! - dal CNCU. Nulla di sorprendentevisto che così amplia la propria fetta di torta. Carine le associazioni consumatori, no?

Pare che i fondi per il 2008 siano stati marginalmente tagliati, ma SergioD'antoni - sottosegretario del ministero dello sviluppo ed ex-segretario della CISL oltre che ex-capo partito proprio in Sicilia - illustra comestia cercando di infilare 6 milioni nel "decreto milleproroghe" e disbloccarne altri 36 (TRENTASEI!) provenienti da multe dell'Antitrust, con cui "Potremmoanche aiutare i possessori di mutui prima casa e le vittime dell'usura". Usa proprio la prima persona plurale; insomma, le associazioni dei consumatori sono un'ulteriore emanazione dello stato. Invece dell'emergere della società civile in Italia abbiamo la sua incorporazione nell'apparato dello stato e l'assimilazione dei suoi dirigenti a membri della casta. Qualcuno mi spiega perché queste categorie debbano godere diparticolari incentivi? In particolare i primi mi pare sian messi megliodi tutti quei giovani precari che il mutuo non riescono ad ottenerlo eda cui vengono continuamente alzati i contributi.

A proposito del "decreto milleproroghe": è la prima volta che lo sentonominare ma il nome è tutto un programma, mi sa che alla fine lafinanziaria non è più "l'ultimo treno per Yuma".

Vengono anche indicate alcune affiliazioni politico/sindacali delle associazioni:

Purtroppo la lista non è completa, le altre si dichiarano tutte indipendenti, non so quanto in buona fede. Ho fatto una piccola ricerca in rete sulle altre associazioni, mi scuso :

Non conosco queste associazioni abbastanza da farmene un'idea precisa, dalle apparenze buona parte sono "contigue" a qualche formazione politica o sindacale, e il numero di associazioni mi fa pensare che molte servano più che altro come mezzo di sostentamento e autopromozione dei propri dirigenti.

L' indipendenza delle associazioni dei consumatori diventa ancora più importante dopo che il parlamento ha concesso a questi soggetti il monopolio sulle azioni collettive (class action) .

Sui difetti di questa legge ha scritto qualcosa il corriere nella stessa pagina e più estesamente lavoce.info.

17 commenti (espandi tutti)

"Dal 2003 parte dei finanziamenti vengono dalle multe comminate dallAntitrust, per un totale di 47.7 milioni di euro in 5 anni. Un bel pacco di soldi: qualcuno ha idea di come vengano spesi?"

Altra domanda: se l'80/85% dei finanziamenti vengono dallo stato, come si può pensare che le associazioni di consumatori proteggano contro lo Stato? Cioè, contro gli aumenti, per esempio, delle tariffe di servizi gestiti dallo stato (gas, energia, rifiuti, ecc). Trovo inoltre molto pericoloso il principio che una quota dellle multe comminate dall'Antitrust finiscano nelle casse di dette associazioni. Mi sembra un evidente caso di conflitto di interessi, o forse sarebbe meglio dire: conflitto per interessi.

 

 

 

Aggiungiamo pure la Rai alla lista dei predatori pubblici da cui non possiamo aspettarci alcuna difesa da parte delle associazioni consumatori.

Aggiungiamo pure la Rai alla lista dei predatori pubblici da cui non
possiamo aspettarci alcuna difesa da parte delle associazioni
consumatori.

Ma non importa, perche' a tenere sotto controllo la RAI ci pensa l'occhio vigile di Cosimo Chianese

Invece dell'emergere della società civile in Italia abbiamo la sua
incorporazione nell'apparato dello stato e l'assimilazione dei suoi
dirigenti a membri della casta.


Questo accade perché la società civile in Italia è diversa da quella che c'è negli USA. A tutti appare normale che le associazioni dei consumatori, svolgendo una funzione pubblica, vengano finanziate con soldi pubblici. Di trasparenza non si sente alcun bisogno, e il conflitto d'interesse è un lontano ricordo.

Solo su una cosa non sono d'accordo: a mio parere è abbastanza fisiologico che alcune associazioni dei consumatori facciano riferimento ad altri tipi di organismi, quali partiti e sindacati. Il problema è che non dovrebbero essere finanziati pubblicamente, altrimenti esse verranno considerate dall'organismo "padre" come poco più che delle mucche da soldi e funzioneranno male, anzi malissimo (la mia personale evidenza aneddotica al riguardo è ampia).

Grazie a Marcello Urbani per l'utilissima lista di associazioni consumeristiche italiane, non di immediato reperimento.  

 

Che alcune facciano riferimento a sindacati o partiti mi sembra naturale, anche se gradirei più trasparenza in proposito. Ho sempre sentito dire che lo sono tutte, e questo sarebbe davvero patologico, ma da quanto ho scovato in rete non è così.Il fatto che il presidente di un'associazione si candidi alle elezioni pone degli interrogativi sulla sua indipendenza, ma non implica certo che l'associazione sia succube del partito.

Tra l'altro nell' indagare sulle associazioni ho avuto la sensazione (ripeto: sensazione, non ho alcun indizio definito) che a volte anche i loro dirigenti le trattino come mucche da mungere, oltre il livello fisiologico in qualunque organizzazione.

Quanto al finanziamento statale siamo tutti d'accordo. 

Un altro caso nel quale appare evidente l'esigenza di una migliore comprensione reciproca tra economisti e giuristi: chi conosce un po' di diritto dell'economia non è rimasto per nulla sorpreso dall'articolo del Corriere, bastava avere letto con attenzione le leggi - di origine comunitaria, come al solito - sulla protezione dei consumatori e poi, più recentemente, il codice del consumo. Era evidente che l'attribuzione di poteri d'azione alle associazioni cosiddette rappresentative e la loro inclusione in un organo consultivo costituito presso il Governo avrebbe condotto a quei risultati ...

L'introduzione della class action, cui sono legittimate in ogni caso le associazioni partecipanti al CNCU (altri soggetti lo sono solo previo accertamento della loro rappresentatività effettiva della classe da parte del giudice), crea a questo punto un serio rischio: l'esercizio dell'azione collettiva contro un impresa sgradita al potere politico, non già per conseguire il risarcimento di danni ai consumatori - le cause si possono sempre transigere con un sacrificio economico - ma per ricondurla sulla retta via, magari per costringerla a non commercializzare OGM.

Che ne dite?

Luciano Pontiroli

Qui da noi la Magistratura spesso assume il ruolo che Luciano teme assumano le Associazioni Consumatori. E' una distorsione tutta italiana, e come tale potrebbe facilmente estendersi ad altri settori. Spero non accada. Ma ahimè al peggio non c'è limite...

"Decreto mille proroghe" è il nomignolo che viene dato al decreto-legge di fine anno che, ogni anno, proroga i termini (fissati dalle  norme più diverse) che non si riesce a rispettare. A queste proroghe si aggiungono piccoli provvedimenti ritenuti "urgenti". Ad esempio quest'anno il "Decreto mille proroghe" contiene la riesumazione (e rianimazione) per l'anno 2008 delle norme sui concorsi universitari ad associato e ordinario in vigore prima della cosiddetta "riforma Moratti" una riforma che non è mai stata applicata e che forse è in effetti così confusa da risultare inapplicabile.

È divertente l'Italia, no? Un governo "governa" (si fa per dire) per 5 anni, fa una riforma dell'università e questa non viene mai applicata. Il governo seguente, che aveva promesso di ri-fare una diosolosachebenfatta ri-ri-forma, non fa assolutamente nulla (danni documentati altrove a parte) ed un anno e mezzo dopo non trova niente di meglio che reintrodurre la normativa precedente^2 (^2 = iterata due volte) ...

Ma a Mussi & Co (e nella "Co", ci sta anche l'ex rettore dell'università di Pisa che, anche se tutti dicono che con Mussi non ci va proprio d'accordo, lì al suo posto di potere rimane, invece di denunciare lo sfascio e dimettersi ...) nessuno gli ha detto in pubblico che dovrebbero vergognarsi? Ripeto, VERGOGNARSI! Chiedo così per chiedere, curiosità accademica ovviamente ... tanto son certo che agli accademici italiani l'idea non e' venuta proprio in mente.

Visto che siamo in tema, quali sarebbero le norme di reclutamento che costui ha reintrodotto? Con le mille riforme annunciate e le proroghe di questo e di quello, ho perso il conto e non ho voglia d'andare a cercare.  

 

Visto che siamo in tema, quali sarebbero le norme di reclutamento che
costui ha reintrodotto? Con le mille riforme annunciate e le proroghe
di questo e di quello, ho perso il conto e non ho voglia d'andare a
cercare.

 

Niente nuove norme. Hanno messo da parte l'idea che era stata ventilata in passato di usare commissioni esterne e hanno ripreso la legge berlinguer togliendo pero' il concetto di idoneita' (che in effetti non serviva a nulla) quindi ad un bando, un vincitore. Invece per i concorsi da ricercatore dovrebbero bandirne tra il 2008 e il 2009 1000 con le vecchie regole (berlinguer) e 3000 con le regole nuove. Qualcuno invece sa che fine ha fatto la famosa mozione Alemanno, quella che doveva dare 40 milioni di euro in piu' ai dottorati? E' stata trovata la copertura o han dato pure quei soldi ai camionisti?

L'abolizione delle idoneità (cioè un posto un vincitore) non mi sembra di per sè negativa, anzi. Ma mi sembra che i punti più importanti siano altri. Della riforma Moratti mi sembrava giusta l'idea che ci dovesse essere l'equivalente della tenure track. Troverei sbagliatissima la mancata conferma di questo punto da parte di Mussi. L'altro pilastro della riforma Moratti, il ritorno ai concorsi nazionali, invece, non l'ho mai trovato convincente e anzi, in contrasto con l'idea della tenure track. Quindi non griderei allo scandalo se Mussi decidesse di non confermare il ritorno ai concorsi nazionali.

Per il 2008 i concorsi da associato ed ordinario verranno svolti localmente, con la tipologia di commissione utilizzata fino ad ora (mi pare 5 commissari di cui un ordinario locale) ed avranno un unico vincitore, non ci saranno le abilitazioni ulteriori (le cd. "terne" di vincitori).

Tutto cambia per restare uguale, visto che e' quanto era in vigore nel 2007.

Pero' ho saputo che l'assegnazione dei nuovi posti da ricercatore verra' fatta in funzione del rapporto studenti/docenti (ma i ricercatori non devono ricercare, invece di insegnare?), mentre la valutazione dei dipartimenti verifichera' la produzione scientifica degli afferenti secondo calcoli semi-cabalistici (ed i SDD che non hanno riviste ad alto impact factor su cui pubblicare si attaccano).

Non ho capito il discorso sull'impact factor, che penso concorderai e' un ottimo sistema di valutazione delle performance di ricercatori/dipartimenti (ok ci sara' qualche cretino che ha fatto studi statistici per dimostrare il contrario)

Un lettore mi ha inviato una tabella compilata da lui con più dati di quanti ne ho raccolti io.

Mi ha segnalato anche un buon articlo del sole 24 oresull'argomento, temo sia visibile solo  a pagamento.

ASSOCIAZIONE


RIFERIMENTO

RAGGRUPPAMENTO

RAPPRESENTATIVITA’

VISIBILITA’

CONFLITTUALITA’

FINANZIAMENTI

ACU

Organizzazioni

Agroalimentari

Nessuno

Media

Scarsa

Scarsa

Pubblici

ADICONSUM

Cisl

Nessuno

Alta

Alta

Scarsa

Pubblici

ADOC

Uil

Intesa
Consumatori

Media

Scarsa

Media

Pubblici

ADUC
(*)

Radicali

Nessuno

Scarsa

Media

Media

N. D.

ADUSBEF

Indipendente

Intesa
Consumatori

Media

Alta

Alta

Pubblici

ALTROCONSUMO
(*)

Test Achat (multinazionale
editoriale consumerista)

Nessuno

Alta

Media

Scarsa

Autofinanziamento
(abbonamenti)

ASSOUTENTI

Indipendente

Nessuno

Scarsa

Scarsa

Scarsa

Pubblici

CASA
CONSUMATORE

Forza
Italia

Nessuno

Scarsa

Scarsa

Scarsa

Pubblici

CITTADINANZATTIVA

Centrosinistra

Consumatori
Indipendenti

Alta

Media

Scarsa

Pubblici e
privati

CODACONS

Indipendente

Intesa
Consumatori

Media

Alta

Alta

Pubblici e
privati

CODICI

Indipendente

Nessuno

Scarsa

Scarsa

Scarsa

Pubblici

CONFCONSUMATORI

Ex Sindaco Socialista
Parma

Consumatori
Indipendenti

Scarsa

Scarsa

Scarsa

Pubblici

CTCU

Provincia di
Bolzano

Nessuno

Scarsa

Scarsa

Scarsa

Pubblici

FEDERCONSUMATORI

Cgil

Intesa
Consumatori

Alta

Media

Media

Pubblici

LEGA
CONSUMATORI

Acli

Nessuno

Alta

Scarsa

Scarsa

Pubblici

MDC

Legambiente
-

Espresso

Consumatori
Indipendenti

Media

Scarsa

Media

Pubblici e
privati

MOV.
CONSUMATORI

Arci

Consumatori
Indipendenti

Media

Scarsa

Scarsa

Pubblici

UNC

Indipendente (ex
DC)

Consumatori
Indipendenti

Alta

Media

Scarsa

Pubblici e
privati

(*) Non fanno parte del CNCU del
Ministero dello Sviluppo Economico

 

Marcello Urbani ci conferma, con la sua tabella (ma forse non ce n'era bisogno) che la nostra classe politica è geniale, forse la più geniale del pianeta...il controllato che controlla il controllore al 100%...anche meglio del capitalismo senza capitali...o del sindacalismo padronale...o del confindustrialismo statale.

Il Sole 24ore -
03/09/2006

Il
«partito consumerista». Le urne non premiano i candidati dei movimenti:
Paladini dei consumatori, aspiranti politici - Serena
Danna


Il
consumerismo italiano ha perso il suo pioniere. Vincenzo Dona, presidente
dell’Unione nazionale consumatori, l’uomo considerato da molti il “Ralph Nader” nostrano, ha
lasciato in balia di liberalizzazioni e guerre intestine le associazioni
dei consumatori. Una galassia di sigle in continua espansione ma in
costante contatto intreccio con il mondo della politica, sia essa quella
nazionale o quella locale.

È di
pochi giorni fa il nuovo arrivato, l’ultima creatura di Carlo Rienzi, presidente del
Codacons: il Comitato lavoratori precari con i consumatori (Colprecons).
Il progetto parte da un’idea: il lavoratore precario, stanco e frustrato,
maltratta i consumatori. Per evitare la spirale di soprusi, il Comitato
assisterà i lavoratori “flessibili” nelle vertenze contro le aziende
colpevoli del doppio danno: al dipendente e al consumatore. Ma l’obiettivo
di Rienzi è portare il Colprecons fuori dalla sede dell’associazione e
ottenere dal ministero del Lavoro l’istituzione di un servizio di
assistenza in tutti i Comuni italiani.

Ancora
una volta sembra confermarsi la natura del consumerismo all’italiana,
creatura ibrida, divisa com’è da sempre tra il consumatore e il
Parlamento.

Guardando la storia dei protagonisti, pare che i leader delle
associazioni ci abbiano provato in tutti modi a conquistare una poltrona.

Il partito dei
consumatori

Le prime a
manifestare un’appartenenza “politica” sono state le tre associazioni
legate ai sindacati di base: Adiconsum della Cisl, Federconsumatori della
Cgil e Adoc della Uil, le quali, pur dichiarandosi libere da qualsiasi
vincolo con la sigla di riferimento, hanno nei curricula diversi episodi
di “ingerenza sindacale”. Alle europee del 2004 arriva, capitanato da
Carlo Rienzi, il primo esperimento di partito italiano dei consumatori.
Dopo il buon risultato delle Europee, la “Lista dei consumatori” si è
presentata alle amministrative. Ma qui l’«indipendenza da Berlusconi e da
Prodi» è stata sostituita dall’appoggio alle coalizioni, entrambe. Così
nella primavera di due ani fa, il simbolo della Lista spuntava sia sui
manifesti di centrodestra, sia su quelli di centrosinistra. Alle ultime
elezioni politiche, Rienzi ha però deciso di sacrificare la fiera
“trasversalità” e si è schierato con l’Unione. L’avvocato, capolista alla
Camera, non è però stato eletto. Ci ha riprovato alle amministrative di
maggio, quando ha deposto la bandiera di «Storace presidente dei
consumatori» e afferrato quella di «Veltroni sindaco dei consumatori».
Niente da fare anche stavolta.

Altri fallimenti
elettorali

Non molto diversa
la storia dei «Consumatori uniti», la lista capeggiata dal segretario
nazionale dell’Adusbef Bruno De
Vita
, che alle scorse elezioni ha corso al Senato insieme con i Verdi
e il Pdci. Il partito, che vedeva la presenza di altri esponenti del
consumerismo, tra cui Remigio del
Grosso
della Lega consumatori, non ha avuto buoni risultati. De Vita
ha incassato solo il titolo di primo dei non eletti della Lombardia.
Mentre il segretario lottava per il Senato, il presidente dell’Adusbef, Elio Lannutti, ci provava alla
Camera con i Verdi (dopo l’esperienza nel 2001, anche questa finita male,
con l’Italia dei Valori). Lo spartiacque presidente segretario si ritrova
nel Codacons. Francesco Tanasi, segretario nazionale della sigla, dopo
aver “testato” una candidatura alla presidenza della Regione Sicilia nel
2006 con la lista «Consumatori indipendenti», ha dato il suo appoggio al
candidato della Cdl, Totò Cuffaro. Attualmente Tanasi è consigliere
regionale del turismo. Lo scorso maggio, in occasione di una
manifestazione a favore del Ponte di Messina, il segretario ha annunciato
la nascita del comitato «Proponte», dando la presidenza onoraria del
gruppo all’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Sigle di
centrodestra

Dichiaratamente di
centrodestra è la «Casa del consumatore»: a partire dal presidente
Alessandro Fede Pellone (ex consigliere lombardo di Forza Italia) fino ai
responsabili del consiglio direttivo (Ennio Castiglioni della Lega, Pietro
Cerullo ex parlamentare di An), quasi tutti i membri dell`associazione
vantano una militanza nella Cdl. A nulla sono valsi i ricorsi al Tar delle
altre associazioni, la «Casa del consumatore » resta legalmente iscritta
al Consiglio nazionale consumatori e utenti percependo i finanziamenti
statali.

Traslochi e altri
incarichi

È entrato da poco
a far parte della squadra del ministro Livia Turco, Stefano Inglese ex
presidente del Tribunale dei diritti del malato, legato a
Cittadinanzattiva. Inglese è stato nominato consigliere presso il
ministero della Sanità. Dalla segreteria del Movimento difesa del
cittadino a quella di Ermete Realacci (Margherita) è passata invece
Antonella Teppati, mentre Donatella Poretti dell’Aduc siede in Parlamento
tra i banchi della Rosa nel pugno. Per quanto riguarda il Movimento
consumatori legato all’Arci, se il presidente onorario Gustavo Ghidini è
stato candidato dalla lista Ferrante alle comunali di Milano, il
segretario Alessandro Miano si è presentato alle stesse elezioni con
l’Ulivo. Nota di merito alla “lady di ferro” parmigiana Mara Colla: già
sindaco socialista di Parma, eletta alle scorse elezioni regionali con
l’Ulivo, continua a tenersi stretta la presidenza della Confconsumatori.

Un lettore che vuole restare anonimo e pare conoscere bene l'ambiente (è l'autore della tabella di cui sopra) mi ha mandato questo commento:

Il problema del finanziamento pubblico è sorto
tempo fa (1994), quando alcune associazioni (Codacons e Federconsumatori) hanno
ricevuto svariati miliardi da Telecom Italia per transigere alcune cause
intentate davanti al Tar per contestare l'aumento delle tariffe telefoniche.
D'altronde le associazioni dei consumatori, per fornire un servizio decente ai
propri soci (ed alla collettività) non possono vivere di sole quote associative
(intorno ai 30/40 euro), anche se la maggior parte di quadri e dirigenti sono
volontari; ma il discorso vale soprattutto per quelle associazioni che, per così
dire, hanno una casa madre (sindacati o altro). I massimi responsabili delle
associazioni indipendenti (?), invece, devono pur campare e quindi si
assegnano uno stipendio; come stipendiati o, comunque, pagati, sono gli esperti
delle associazioni (in genere avvocati). Il problema è che i finanziamenti
pubblici, spesso ma non sempre, servono proprio a far "tirare a campare" le
associazioni e non per fornire un reale aiuto ai consumatori. Alcuni, poi, si
fanno un vanto di avere anche finanziamenti privati, perchè - affermano - è
proprio con i soldi di chi inganna, froda, inquina che si devono aiutare ed
informare i consumatori. Legambiente ha fatto la sua fortuna (anche politica:
Realacci, Gentiloni, Ferrante, ecc. sono tutti parlamentari usciti dalle
sue fila) con i progetti (sulla cui validità non c'è nulla da dire) finanziati a
suo tempo dall'ENI.  Il problema della visibilità eccessiva di alcune
associazioni, rispetto alla reale rappresentatività, è tutta colpa dei media (TV
e carta stampata), da sempre più sensibili nei confronti di chi contesta (e si
inventa qualche dato) rispetto a chi propone. E' pur vero che i maggiori
risultati li ha finora ottenuti, con le sue mirate e pregevoli azioni legali,
civili e amministrative, una delle associazioni più "arrabbiate", il Codacons,
che non si cura molto di fare associati o creare sportelli sul territorio.
Mentre le migliori proposte, quasi tutte inascoltate, le ha fatte Altroconsumo
che, con i suoi oltre trecentomila abbonati (ma non associati, come vuole la
legge) alle sue riviste è la più rappresentativa. Per quanto riguarda la politica, la Sinistra ha per
cosi dire "istituzionalizzato" le associazioni dei consumatori varando
un'apposita legge. La destra le ha ricoperte di soldi, senza badare a come
venivano spesi, per tenerle buone. La Sinistra di oggi continua a foraggiarle,
aprendo un occhio sull'utilizzo delle risorse pubbliche, ma chiudendoli tutti e
due sulla verifica della reale rappresentatività. La tesi di Ralph Nader, padre di tutti i
consumatori e recentemente invitato in Italia dall'UNC, è che le associazioni
dovrebbero essere realmente indipendenti e non usufruire di finanziamenti
pubblici (nè tantomeno privati) ma vivere dei proventi delle class action.
Purtroppo, la class action italiana non è nemmeno la lontana parente di quella
americana.

 

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