Come tagliare i prezzi a tavola

25 agosto 2008 ne'elam
Dove si riportano alcuni passi scelti tratti da un'istruttiva intervista dell’attuale Ministro per le Politiche Agricole e Forestali

Luca Zaia, attuale Ministro per le Politiche Agricole e Forestali, ha rilasciato un’intervista al Giornale. Alla domanda su come trovare una soluzione al caro prezzi dei prodotti alimentari ha fornito la seguente risposta

«È necessario sedersi a un tavolo con tutti i protagonisti della cosiddetta filiera alimentare e fare una riflessione seria. Le faccio un esempio: un litro di latte in stalla costa 40 centesimi. Al bar, dunque, un caffè lo paghiamo quanto due litri di latte. È chiaro che qualcosa nel meccanismo non funziona».

Più avanti l’intervistatore subdolamente lo incalza e gli domanda

Lei cosa ha in mente?
«Io credo ci si debba sedere attorno a un tavolo con tutti gli attori della filiera, dal produttore al consumatore, e dare vita a un paniere low cost».

E poi implacabile

Si spieghi.
«Le faccio l'esempio della pasta. Decidere un determinato tipo di pasta, che siano spaghetti o pennette è lo stesso, da vendere a un prezzo più basso. Invece di fare la confezione da mezzo chilo si fa quella da cinque chili scegliendo magari il prodotto non di primissima gamma, nessuna pubblicità e si risparmia sul packaging, anonimo e a basso costo».

Il sostantivo riflessione usato dal Ministro nell'intervista e più ancora l'aggettivo seria, che incautamente lo accompagna, ci dicono che su una cosa Egli ha ragione. Per usare le sue parole «È chiaro che qualcosa nel meccanismo non funziona».

17 commenti (espandi tutti)

Era tempo che volevo scrivere proprio di questo esempio di quanto venga apprezzata in Italia l'idea di "libero mercato".

Per motivi familiari seguo le vicende del pane, rimanendo via via sempre piu' disgustato da quanto viene riportato dai giornali. Tutto nasce da una campagna portata avanti da mesi dal presidente della Coldiretti, tesa a dimostrare che il pane ed il latte costano troppo, ma di cui non ho capito lo scopo reale. A lui si sono accodate varie associazioni di consumatori. A forza di tuonare, e' arrivata la pioggia: prima l'iniziativa propagandistica e fallimentare di "Mister Prezzi" del precedente governo, poi il Ministro Zaia, che gia' in passato, prima di diventare Ministro, aveva espresso pareri  che lasciavano pochi dubbi sulla sua fiducia nel libero mercato, ha avuto la bella pensata di rilasciare una serie di dichiarazioni il 22 agosto sera:

ANSA: "Prezzi calmierati per pane, pasta, latte e altri generi di prima
necessità per aiutare le famiglie italiane messe in difficoltà dalla
crisi economica. E' quanto si propone il Ministro delle Politiche
Agricole Alimentari e Forestali Luca Zaia che ha fissato al primo posto
nella sua agenda di lavoro l'apertura di una serie di incontri con gli
attori delle filiere di latte, carne, pane e pasta per raggiungere un
accordo su un paniere di generi di prima necessità, che il ministro
definisce "la razione K", a prezzi medi definiti."

"la Repubblica": "'Trovare una serie di prodotti di prima necessita' (pasta, pane e latte) e stabilire per loro prezzi calmierati."

"il Corriere della Sera": "«Non si tratta di un' imposizione dall' alto, non avremmo l' autorità
per farlo - spiega il ministro -. Ma è arrivato il momento di chiedere
un intervento solidale alla filiera».

Insomma, il ministro non puo' imporre un prezzo per il pane, non ne ha il potere (nessuno puo' farlo: l'Unione Panificatori di Roma e' stata condannata
a pagare una multa dall'Antitrust quando ha distribuito ha divulgato un
listino con un prezzo suggerito per i tutti i fornai, proprio perche'
c'e' un divieto di distribuire listini prezzi. Qualcuno avvisi il
signor ministro).

Se si vuole pensare di abbassare i prezzi, il Ministro dovrebbe cominciare a snellire, uniformare e coordinare le pratiche necessarie all'apertura ed alla gestione di un panificio (credo ci vogliano piu' di una decine tra nulla osta e permessi, da quello per avere un bruciatore a gas, a quello per le insegne esterne, per non parlare dei continui adeguamenti da fare per seguire le contrastanti imposizioni dei vari funzionari addetti al controllo), di reinstaurare tariffe differenziate per l'energia consumata di notte, di rendere piu' semplice la gestione del personale, di

Si puo' discutere se il prezzo del pane e' alto (a mio parere non lo e': se si vuole essere in regola con le infinite assurdita' che vengono richieste dai vari organi preposti ai controlli, non si finisce _mai_ di adeguare le strutture di produzione ai deliri dei diversi funzionari), se c'e' spazio per una abbassamento dei prezzi (certo che c'e', a Napoli gli abusivi lo vendevano a 1 euro al kg o anche meno, solo che per scaldare il forno usavano legname di recupero, in particolare quello delle bare, mentre a Bologna i carabinieri dicono che ci si e' limitati ad usare personale in nero, anche se con la sponsorizzazione del Comune), se ci possono essere qualita' diverse di pane economico da mettere in vendita (ovvio che si': i supermercati costringono i fornitori a vendergli a 95 centesimi al kg una certa quantita' di pane, se vogliono mantenere la fornitura di tutto il resto. Potete immaginare che qualita' puo' avere il pane fornito, imbottito di prodotti chimici, quali E300 acido ascorbico, E472 esteri di mono- e digliceridi e tanti altri, per panificarlo il piu' in fretta possibile), ma l'idea di fissare un calmiere unico per tutto il territorio nazionale per il pane industriale e quello artigianale, senza distinzione, e' una mossa che ci riporta ai tempi delle grida manzoniane e che ha costantemente fallito ogni volta che e' stata applicata.

 

 

 

Un giorno per lavoro sono capitato dalle parti di vignola. Avendo finito prima del previsto mi sono fermato dal contadino a prendere dei buonissimi duroni. Tornato a casa ho detto con mia moglie "guarda che belle ciligie !!!!". Lei tira fuori il cestino comprato all'esselunga guarda il prezzo e mi chiede "quantto le hai pagate ? . Udite udite le avevo pagate uguali  !!!!!!!. E da allora che mi chiedo dove inizia e dove finisce questa fantomatica filiera.

Se il pane cresce la gente non lo mangerà e alla fine calerà. Certo non possiamo contare sul buon cuore della " filiera " 

P.s. Per il ministro : I discount esistono già

 

 

Da completo profano mi chiedo se abbiano senso (al di là della legalità di imporre dei prezzi e del tradimento delle leggi del libero mercato) queste procedure se l'obiettivo dichiarato è quello di venire incontro all'incremento del costo della vita. Quale è l'incidenza della spesa per pane e pasta rispetto a bollette, assicurazioni e balzelli vari che una famiglia si ritrova a pagare?

Non hanno senso, ovviamente, proprio perche' il libero mercato ha le sue regole. Se obblighi i panettieri a vendere pane sotto costo, o ad un prezzo non remunerativo del capitale investito, i panettieri cominceranno non a vendere pane di minore qualita' (cosa che, se non fanno gia' ora significa che o non e' conveniente vendere, o che i consumatori non vogliono acquistare), ma smetteranno di vendere il pane e cominceranno a vendere banane.

Quale è l'incidenza della spesa per pane e pasta rispetto a bollette,
assicurazioni e balzelli vari che una famiglia si ritrova a pagare?

Giusto per fornirti qualche dato al volo: secondo
l'ISTAT ("I consumi delle famiglie - anno 2007", pubblicato l'8/7/08 e scaricabile QUI),
su una spesa media mensile per famiglia di Euro 2.480, i consumi
alimentari ammontano a Euro 466 (quindi pari al 18,8% dei consumi
totali).

In percentuale la spesa alimentare non è
cambiata molto negli ultimi anni (nel 2001 incideva per il 18,9%, per
un valore nominale di Euro 410), però secondo l'ISTAT
(copio&incollo): "la quota di famiglie che ha dichiarato di aver
limitato l’acquisto o scelto prodotti di qualità inferiore rispetto
all’anno precedente è sempre superiore al 30%; in particolare si
attesta al 33,2% per il pane, al 38,5% per la pasta, al 45,3% per la
carne, al 47,4% per il pesce e al 43,2% per la frutta
".

Sull'utilità ed opportunità del provvedimento, vedi quanto ha scritto Andrea Moro qui sopra... ;)

A parte l'ovvia inopportunità del provvedimento - sulla quale nemmeno è il caso di dilungarsi - e volendo limitarsi ad uno solo dei tanti ragionamenti possibili, dai dati ISTAT segnalati si calcola facilmente che la spesa media mensile per "pane & cereali" vale € 79.36, mentre quella per "combustibili & energia elettrica" arriva ad € 94.66.

Dal momento che quest'ultima voce è alquanto influenzata dall'inefficienza di un mercato in mano ad aziende pubbliche monopolistiche (solitamente comunali), una strada per consentire ai cittadini di avere un reddito spendibile in ascesa (anziché in regresso) balza facilmente agli occhi.

Volendo agire seriamente, anziché far demagogia come sempre, ovviamente.... :-)

Io non ho proprio idea di come fermare la corsa dei prezzi delle materie prime, mi adeguo e aumento. (Non sono nel settore aliemntare, tranquilli). Però ho capito una cosa: non quadra nulla: a Napoli un fornaio che conosco (non brucia bare, garantito) mi ha detto che lui si è solo adeguato agli aumenti degli altri perchè non voleva essere il più fesso, comunque il pane da lui costa € 1,30/kg e vi posso garantire che è eccezionale. Qualcuno mi spiega perchè ? In Sardegna quest'estate (e il pane sardo non è un granchè) lo pagavamo € 4,50/kg, in Gallura, perchè quando mi sono spostato per due giorni in quel ritrovo cafone che è la Costa Smeralda l'ho visto anche a € 7,00/kg. Dov'è l'inghippo ?

Provo a dire la mia, da modesto ex-studente di economia:

lui si è solo adeguato agli aumenti degli altri perchè non voleva essere il più fesso

Una frase del genere, a prima vista, dovrebbe far accapponare la pelle a qualunque studente di microeconomia. Che ha studiato che il nostro amico fornaio, se tiene i prezzi più bassi di tutti degli altri, (a parità di costi di produzione) non è il più fesso, ma è piuttosto dritto poichè molta più gente andrà a comprare il pane da lui, soprattutto se è così buono come dici. Questo, ovviamente, in caso di corretta concorrenzatra i fornai.

Come si potrebbe giustificare, allora, la situazione che descrivi? Varie ipotesi (sempre ammettendo che i costi di produzione siano sostanzialmente simili per tutti i fornai di Napoli).

1) Il profitto che il nostro fornaio ottiene aumentando il prezzo è maggiore di quello che gli verrebbe dall'avere prezzi più competitivi, anche perchè magari molti napoletani non sono disposti a cambiare abitudini, e continueranno a preferire il solito pane del fornaio "sotto casa". Oppure, perchè la sua capacità produttiva è limitata - non è in grado di sfornare pane per tutto il quartiere!

2) Esiste un accordo più o meno tacito tra i fornai di Napoli per alzare i prezzi. A chi devia - cioè non rispetta l'accordo - gli si fa molto semplicemente saltare in aria il negozio!

 

Rispetto alla differenza di prezzi tra Napoli e la Sardegna, poi, i fattori possono essere moltissimi. Molti dei quali non credo siano "inghippi", dopo tutto.

Alcuni riguardano la produzione. Produrre il pane in Costa Smeralda può essere più costoso che a Napoli perchè, boh, far arrivare il grano su un'isola costa di più, perchè gli affitti dei locali sono più alti, perchè una parte minore dei costi sono pagati in nero (lavoro, materie prime, affitti...), perchè ci sono più controlli fiscali per cui è meglio fare gli scontrini ai clienti, ecc.

E' poi possibile che in Costa Smeralda ci siano meno forni che a Napoli (rispetto al numero di consumatori). Ma soprattutto, evidentemente, tanta gente che va in Costa Smeralda se ne frega di pagare il pane uno, due, tre euro di più o di meno... sono in vacanza e non saranno in genere gente che stenta ad arrivare a fine mese. E sono dunque disposti a pagare di più pur di non doversi porre il problema di trovare pane a buon mercato. Magari non fanno neanche caso al prezzo, vogliono sono andarsene a mare tranquilli!

Domanda temporaneamente alta, ricca ed inelastica.

Offerta rigida (nessuno apre una panetteria che lavora solo d'estate) ed anche "collusa", nel senso che si conoscono tutti e di certo non si mettono a competere fra loro come pazzi abassando il presso. Risultato: prezzo alto.

Risolto l'inghippo.  

Infatti, che non vi sia grande "entrata" nel mercato del pane è provato dalla storia del tuo panettiere. Lui dice di aver aumentato perché hanno aumentato gli altri, non perché doveva aumentare a causa costi. Questo vuol dire che, forse, avrebbe potuto tenere il prezzo vecchio o almeno più basso della concorrenza. Questo probabilmente gli avrebbe procurato nuovi clienti. Ma lui, al momento, probabilmente vende tutto il pane che produce. Per soddisfare la clientela addizionale avrebbe dovuto allargarsi, assumere più gente, produrre più pane. Insomma, aumentare la capacità produttiva. Invece non lo ha fatto, evidentemente non gli conviene (non ci ha pensato?) perché allargarsi per poche decine anche un centinaio di clienti in più non conviene, vista la tecnologia della panetteria. Non avrebbe avuto migliaia di clienti in più perché, alla fine, perdere mezz'ora per risparmiare un euro al giorno sul pane non conviene, quindi relativamente poca gente avrebbe trovato conveniente cambiare panettiere.

Si chiama "competenza monopolistica", se la inventarono Chamberlain e Robinson una settantina d'anni fa. Ti fa capire perché, se si vogliono ridurre i prezzi di cose come il pane al livello dei costi effettivi riducendo o eliminando i profitti monopolistici, occorre far entrare la grande distribuzione e permettergli di uccidere i piccoli commercianti. Esattamente come sarebbe stato necessario far entrare altre grandi compagnie aeree in Italia e lasciare che quella cacca volante di Alitalia, con a bordo tutti i suoi ratti/ratte romani, andasse a fondo. Ma così non è stato per Alitalia, e quindi non sarà per i signori panettieri.

la cacca volante di Alitalia

mi ha appena "riposizionato" in un volo diverso da quello prenotato - un paio di settimane orsono - per la fine della settimana prossima. L'addetta che mi ha avvisato telefonicamente ha bellamente sostenuto che, tanto, l'importante è arrivare a destinazione e quattro ore di ritardo non fanno alcuna differenza.

Evidentemente sarebbe necessario fissare appuntamenti di lavoro tenendo conto - previa consultazione di regolamentare sfera di cristallo - dei "capricci romani" che considerano il tempo (degli altri) un fattore ininfluente.

Era un po' di tempo che riuscivo ad evitare i "magliari" e questa volta non mi era possibile: mal me ne incoglie ......

Perché è proprio dal lato dell'offerta l'inghippo?

Il pane nelle grandi catene distributive costa uguale a Napoli come a Milano(per esperienza personale diretta, e dove in pratica esiste solo la grande distribuzione). E' proprio il salumiere della piccola distrubizione a mantenere prezzi accessibili a Napoli.

Forse non è anche una questione riguardante anche il lato della domanda, cioè se fissi il pane a 4 euro al kg. a Milano qualcuno te lo compra ancora(gli stipendi sono anche più alti lì), a Napoli te lo tirano dietro e rischi una rivoluzione sociale mettendo il pane a 4€ al kg. E poi se vogliamo per il piccolo panettiere l'aumento in proporzione c'è stato. Quando avevo 8 - 9 anni costava 1000 lire ora 1,30€...

Perchè i prezzi sono inferiori a Napoli? Credo per costi fissi minori, cioè il piccolo panettiere non ha un mercato superiore alle 5 salumerie di zona, e per rifornirle è sufficiente il proprio lavoro utilizzando un forno a legna che chissà quanti anni fa è stato costruito(il cui costo quindi è stato ampliamente ammortato).

Insomma fin quando ci sarà qualcuno che lo compra il pane  a quei prezzi, per quale arcano motivo i fornai dovrebbero abbassare i prezzi? Anche loro ci stanno speculando un po' su questi aumenti e dato che non siamo in Unione Sovietica, e quindi non credo che il governo possa imporre un prezzo di stato, bisogna aspettare che il mercato faccia il suo corso.

Faccio il confronto con Milano perché è naturale che in zona di vacanze(la sardegna),in periodo estivo i prezzi siano più alti.

Grazie per le risposte, in effetti il problema del pane a € 7,00/kg in Costa smeralda non me lo ero creato, anzi, fanno bene a venderlo a quel prezzo, anche perchè fra un mese non lo vendono proprio.

Comunque anche io penso che l'offerta è abbastanza rigida, che è molto difficile produrre di più per una serie di vincoli, e che manca la concorrenza, anzi, hanno capito di essere sostanzialmente monopolisti e si adeguano.

E qui torniamo al mercato e ai suoi problemi, ma il discorso si fa lungo e faccio prima ad aumentare i miei prezzi, che comunque erano più bassi della mia concorrenza.

Centro Formazione e Ricerca Don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana 

 

 

Un chilo di pane fresco di qualità venduto al prezzo di un euro. Sembra impossibile, eppure è ormai una realtà consolidata, che si sta diffondendo a macchia d’olio in molte regioni del nostro Paese.

 

Iniziativa portata al successo grazie all’attività del Centro Formazione e Ricerca Don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana, con la collaborazione della EMI (Editrice Missionaria Italiana), Coop Adriatica, SPI CGL e il patrocinio di Pianoro, un piccolo comune del Bolognese, in cui questa iniziativa è nata nel 2005.

 

Un nuovo progetto di solidarietà, destinato a rappresentare un esempio, una piccola soluzione che certo, non risolve il problema, ma che, orientandosi in questa direzione, può aprire la strada ad altre iniziative per fronteggiare il rincaro dei prezzi che sta mettendo in ginocchio i bilanci delle famiglie italiane, ma non solo.

 

Il continuo aumento del costo della vita mette gli anziani tra le categorie più a rischio. Pensionati che si aggirano tra i banconi dei supermercati tentando di rubare cose che non possono più permettersi, per alcuni commercianti , sono ormai all’ordine del giorno.

 

Un’iniziativa piccola sì, ma non irrilevante dunque, se si pensa che in una famiglia media di quattro persone, il consumo di pane all’anno arriva a pesare quanto uno stipendio.

 

Apprezzato da una vasta utenza di consumatori, questo progetto si diffonde: ora anche la provincia di Milano aderisce al progetto con un accordo sottoscritto assieme a Cooplombardia e Conad Centro Nord.

 

A partire dal 2 maggio fino al prossimo autunno, metteranno in vendita nei loro supermercati il pane di tipo “0” a un euro al chilo. La provincia di Milano provvederà inoltre a favorire la massima informazione ai cittadini con una campagna di educazione al consumo del pane.

 

Un’altra intesa in questa direzione è stata recentemente siglata tra la Regione Emilia-Romagna e le associazioni delle cooperative Ancd (Associazione nazionale cooperative tra dettaglianti) e Accda (Associazione cooperative di consumatori del distretto adriatico) e in particolare con Nordiconad, Conad Centro Nord, Commercianti indipendenti associati, Coop Nordest, Coop Estense, Coop Adriatica, Coop Reno e Coop Eridana.

 

Elemento imprescindibile, per la realizzazione e diffusione di questa importante iniziativa, è stata proprio la possibilità di avere un pane sano e di qualità a tale prezzo, come assicurano i rappresentanti delle cooperative.

 

Vengono quindi respinte al mittente le accuse mosse dai panificatori artigiani che il pane a un euro al chilo sia ad un prezzo “civetta”, perché lo “sconto” verrebbe recuperato rincarando altri tipi di pagnotte.

 

Coop e Conad assicurano che, seppur risicati, restano margini di guadagno anche a un euro al chilo e, inoltre, rassicurano  i consumatori sull’alta qualità di questo tipo di pane, essendo  prodotto da fornitori di fiducia e sottoposto a controlli  sia alla produzione che in negozio.

 

Si tratta soprattutto di una iniziativa sociale e non promozionale. Si stima che questo prodotto rappresenti dal 3 al 5 % di tutto il pane venduto in questi supermercati. Da qui l’importanza di far conoscere e diffondere il più possibile l’iniziativa, compito delle istituzioni, ma anche dei cittadini.

 

Perché, come anche questa vicenda insegna: quando qualcuno si muove, nessuno può rimanere fermo.

 

 

di Mariangela Cofone

ragazzi ragazzi ragazzi. è vero che abbassare i prezzi aumenterebbe i clienti(cosa nn certa però) ma come BERTRAND ci insegna, a parità di mezzi e di tempo L'IMPRESA IN CONCORRENZA MONOPOLISTICA NON CREA UTILI perchè se si parte a concorrersi sui prezzi , si va a finire che il prezzo minimo corrisponderà al costo del prodotto, qualsiasi configurazione di costo si scelga. e quindi niente utili. Zaia ha fatto bene a fare una pressione sulla creazione di filiere corte, se il mercat non arriva alla pareto efficenza oppure se il emrcato non si sveglia, lo stato puo avere un ruolo, il fatto è che questo deve essere limitato e temporaneo, ma deve averlo. sopratutto se una parte della filiera potrebbe approfittare e speculare, per via di "colli di bottiglia" o situazioni simili

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