Contratti di lavoro temporaneo: critica alla proposta di Ichino

11 maggio 2006 andrea moro

Il Corriere questa settimana ha dato risalto alle proposte della voce.info sulla riforma del mercato del lavoro. Voci di corridoio nel ristretto ambiente degli economisti accademici danno gli economisti della voce come futuri consiglieri economici del costituendo governo Prodi. Le loro proposte vanno quindi lette con attenzione. Va detto subito che le tre proposte, di Boeri e Garibaldi, di Massimo Pallini e Marco Leonardi, e di Andrea Ichino, vanno nella direzione giusta e sono un sicuro miglioramento rispetto alla situazione attuale, che e' pessima. Allo stesso tempo pero' si caratterizzano per quello che non chiedono. Il futuro governo si trovera' nella condizione di dover contrattare con le parti sociali le riforme del mercato del lavoro, e non son sicuro che il compito degli economisti sia quello di cercare da subito una possibile mediazione; al contrario, credo spetti agli economisti dire con chiarezza perche' e' giusto liberalizzare il mercato del lavoro, come lo si deve fare, e quali sono i costi di eventuali compromessi. In questo primo articolo mi soffermo sulla proposta di Ichino, che si concentra sul problema della precarieta' nel mercato del lavoro, e cerca delle soluzioni per ridurla.

Va detto innanzitutto che la precarieta' non e' necessariamente un'aspetto negativo in un mercato del lavoro, come chiaramente spiegato in questo sito da elbrusco e alberto bisin. Ma sono d'accordo che questo concetto in Italia e' difficilmente digeribile, quindi diamo come dato di fatto che la precarieta' sia un male da ridurre. Si noti bene: nessuno suggerisce di eliminare il precariato, cosa facilmente ottenibile rendendo illegali tutti le forme di contratto a tempo determinato. Questo perche' senza un minimo di flessibilita' contrattuale la domanda di lavoro da parte delle imprese, gia' asfittica in Italia, si ridurrebbe in misura letale e dannosa per tutti.
Ichino propone invece l'abolizione di tutte le forme di contratto temporaneo esistenti, e l'istituzione di un contratto temporaneo limitato (CTL) con queste caratteristiche principali:

  1. il contratto ha durata non inferiore ai tre anni (dopo un eventuale periodo di prova di qualche mese) e non e' rinnovabile dall'impresa, che puo' alla scadenza trasformarlo in contratto a tempo indeterminato;
  2. Ciascuno lavoratore può usufruire al massimo di tre contratti temporanei limitati, ciascuno con un’azienda diversa, prima di un’assunzione a tempo indeterminato.

Ichino giustifica la proposta sostenendo che in questo modo "I giovani in cerca di primo impiego troveranno aziende maggiormente disposte ad assumerli. Questo perché nel caso di cattivo incontro fra esigenze aziendali e qualità del lavoratore (nonostante il patto di prova), l’azienda sa che al massimo dovrà pagare il lavoratore per tre anni". Su questo nulla da dire, anche se non si capisce perche' la limitazione sulla durata del contratto debba essere di tre anni piuttosto che sei mesi, o cinque anni; immagino che la determinazione di questo periodo spetti alla contrattazione fra le parti sociali e politiche; compito dell'economista pero' sarebbe quello di spiegare che non andrebbe posto nessun limite, piuttosto che cercare di ipotizzare una media sul quale si potrebbe trovare un'accordo. Nell'ambito accademico per esempio, nella nostra disciplina molti ritengono che sei anni siano pochi per valutare compiutamente le capacita' di un ricercatore. Ma credo tutti siano d'accordo che bastino pochi mesi per valutare le capacita' di un autista o di un portalettere, tanto per fare un esempio. Quindi, perche' stabilire un limite uguale per tutti? Anche volendo differenziare, quanti limiti diversi andrebbero posti? E perche' deve farlo il legislatore? Ogni volta che si propone di limitare la liberta' contrattuale delle parti, si pongono vincoli che hanno costi concreti per tutti (anche se non immediatamente visibili), quindi andrebbero spiegati bene quali siano i vantaggi che tali limitazioni portano.

Sulla seconda parte della proposta Ichino sostiene che "Il giovane assunto con Ctl non rischia di rimanere bloccato in una  sequenza infinita di contratti temporanei perché potrà essere assunto con questa forma di contratto al massimo per tre volte. Inoltre, la durata di almeno tre anni di ciascuno di questi contratti offre un orizzonte relativamente lungo di stabilità".

Questo e' secondo me l'aspetto piu' debole della proposta. L'onere della riduzione della precarieta' del mercato del lavoro sta tutto sulle spalle dei giovani (aspiranti) lavoratori, che devono cercare di trovare al piu' presto possibile un'azienda disposta a (e capace di) rinnovare il contratto; esaurite le tre possibilita' il giovane si trovera' letteralmente sulla strada, visto che nessuna azienda tranne quella dello zio o del padrino sara' disposta ad assumerlo direttamente a tempo indeterminato. Nella proposta nulla vieta alle aziende di impiegare continuamente lavoratori con contratti a tempo determinato assumendo un giovane diverso ogni tre anni. In questo modo ci troveremmo nel 2015 con un esercito di quarantenni disoccupati e non impiegabili. L'unica speranza e' che questa limitazione alzi il prezzo del contratto limitato (e cioe' il salario minimo richiesto) al punto tale che diventi poco conveniente alle aziende il loro utilizzo. Ma questo avrebbe conseguenze poco desiderabili sulla domanda di lavoro: se i contratti diventano troppo costosi, allora poche aziende saranno disposte ad utilizzarli. Non mi soffermo poi sui costi amministrativi di tale proposta: chi dovrebbe farsi carico di contare i contratti a tempo limitato utilizzati da ciascun cittadino? L'anagrafe?

A me pare che se la precarieta' fosse davvero un male (il che, ripeto, e' discutibile), l'unico modo per limitarla sarebbe di imporre alle aziende di non abusare dei contratti a tempo determinato, per esempio impedendo in qualche modo la possibilita' di rinnovo di tali contratti, o limitandone l'utilizzo in certi settori della produzione, o imponendo una percentuale massima di lavoratori a tempo determinato. Concordo con la conclusione di Ichino che "anche se non coincidente con quello che gli economisti definirebbero il `First Best', la proposta dei CTL domina, dal punto di vista di lavoratori e imprese, sia la situazione attuale sia la situazione auspicata dalla CGIL", ma sono sicuro che, anche volendo cercare una proposta di compromesso fra le parti, si potrebbe fare di meglio.

Il precariato in Italia e' certamente un problema, ma lo e' perche' eccessive protezioni del mercato del lavoro rendono estremamente difficile al lavoratore licenziato trovare un nuovo lavoro in tempi ragionevoli. Rendendo piu' difficoltosa la possibilita' di ottenere un contratto dopo tre tentativi, mi pare che questa proposta vada nella direzione di esacerbare il problema.

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