Il Corriere e la tolleranza.

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Abbiamo già parlato sul sito del dibattito che si è sviluppato sul Corriere riguardo agli immigrati di fede islamica. L'asimmetria degli interventi è abbastanza bizzarra. Dopo il primo intervento di Giovanni Sartori, il Corriere ha pubblicato un intervento di Tito Boeri. A quel punto il Corriere ci ha ammannito soltanto un paio di controrepliche di Sartori.

Apprendiamo ora che tale asimmetria è il frutto di una scelta editoriale. Il Corriere ha rifiutato di pubblicare interventi successivi di Boeri. Forse ritengono che le cose di Sartori facciano vendere di più, il che apparentemente dà a Sartori il diritto di offendere dicendo al contempo cose insensate, mentre toglie agli altri, in particolare agli oggetti dei suoi attacchi personali, il diritto di replicare. Da parte di un foglio che si mostra tanto preoccupato per la libertà, la tolleranza, e la nefasta influenza che su di esse possono esercitare gli immigrati, diremmo che non c'è male.

Detestiamo la censura in tutte le sue forme e in tutte le sue manifestazioni. Per questa ragione abbiamo deciso di pubblicare l'intervento di Tito Boeri che il Corriere ha rifiutato. Non perché ci prema prendere posizione a favore dell'uno o dell'altro, ma perché riteniamo che solo la discussione libera e senza censure possa produrre buoni ragionamenti e buone decisioni. Sfortunatamente per il Corriere (e per i tanti intolleranti che girano per il mondo) le tecnologie moderne rendono la diffusione del pensiero molto più facile che nel passato. Siamo coscienti che il nostro blog è poca cosa rispetto al Corriere, ma sappiamo anche che la goccia scava la pietra. E noi non siamo l'unica goccia.

Quella che segue è una versione estesa dell'intervento che Tito ha mandato al Corriere. Tito ci ha comunicato che il direttore, Ferruccio de Bortoli, aveva invitato a mandare una replica di 50 righe, ma poi ha cambiato idea e ha deciso di non pubblicarla. Le ragioni non sono note, possono solo essere congetturate ...

 

Caro Direttore

i terribili avvenimenti di Rosarno mostrano in modo inequivocabile quanto sia cruciale il tema dell’integrazione degli immigrati nella società italiana, su cui lei ha deciso di aprire un dibattito sul suo giornale. Ci dicono che i flussi migratori sono non solo fonte di grandi benefici economici, ma anche di gravi tensioni sociali per le comunità che li ospitano. Dimostrano al contempo come sia riduttivo (e intellettualmente disonesto) confinare alla dimensione religiosa il problema dell’integrazione. La tesi sull’”impossibile integrazione degli islamici” è stata sostenuta sulle sue colonne con riferimenti storici quanto meno azzardati (non è vero che i mussulmani hanno imposto la propria fede con forza in India sotto l’impero dei Moghul, non è vero che solo la cultura islamica ha prodotto chi si fa uccidere per uccidere, basti pensare ai kamikaze o ai guerrieri Tamil), e su testi di autori, come Toynbee, scomparsi 35 anni fa, quindi impossibilitati a studiare il lungo processo di integrazione delle minoranze islamiche nelle società europee contemporanee. Non un solo dato è stato citato a supporto di questa tesi così impegnativa. Né sono stati presi in considerazione le statistiche che avevo fornito e che documentano che l’integrazione di minoranze mussulmane nei paesi a più antica immigrazione è difficile, ma tutt’altro che impossibile.

Il compito di uno studioso è quello di fornire informazioni sui casi tipici, sui grandi numeri (di aneddoti ed eccezioni è costellata la nostra vita quotidiana). Approfitto allora di questo spazio per far nuovamente parlare i dati, questa volta sulla realtà dell’immigrazione nel nostro paese, alla luce della prima indagine rappresentativa degli immigrati clandestini condotta in Italia, a cura della Fondazione Rodolfo Debenedetti, nel novembre-dicembre 2009. Primo dato: un italiano su tre non vorrebbe avere un mussulmano come vicino di casa; pochi meno di quanti non vorrebbero estremisti (di destra o sinistra) o malati di aids nella porta accanto; tre volte la percentuale di italiani che non vorrebbero ebrei come vicini di casa. Secondo dato: gli immigrati in provenienza da paesi mussulmani parlano più spesso l’italiano, mandano i loro figli alla scuola pubblica e hanno più frequenti contatti con italiani delle altre minoranze, soprattutto dei cinesi. Terzo dato: gli immigrati, di tutte le etnie, lavorano più degli italiani (il loro tasso di occupazione è del 15 per cento superiore al nostro) sebbene circa un quarto di loro sia presente irregolarmente nel nostro paese, non abbia permesso di soggiorno e regolare contratto di lavoro.

Il primo dato spiega molte reazioni dei lettori; fa riflettere anche sul comportamento di chi, dopo aver compiaciuto la vox populi, conta il numero di commenti favorevoli raccolti sul sito web del suo giornale. Il secondo dato apre speranze sull’integrazione dei mussulmani nel nostro paese; soprattutto se sapremo investire, come in altri paesi, nel sistema scolastico, come strumento per trasmettere la nostra identità culturale. Pone dubbi sulla decisione di imporre un tetto del 30 per cento agli immigrati nelle nostre scuole. Ci sono comuni in cui l’80 per cento della popolazione è straniera: dovremmo forse impedire ai figli di questi immigrati di andare a scuola? Il terzo dato è cruciale per capire come contrastare davvero l’immigrazione clandestina, nei fatti e non con le parole. Rafforzando i controlli sui posti di lavoro per contrastare l’impiego in nero degli immigrati si può essere molto più efficaci che introducendo nuove leggi (come quelle che istituiscono il reato di immigrazione clandestina) destinate a non essere applicate.

Non ho le rocciose certezze di alcuni suoi editorialisti che hanno risposte su tutto: dalle riforme costituzionali, al rapporto fra islam e immigrazione, al modo con cui salvare la Terra dagli effetti del cambiamento climatico. Essendo indiscutibilmente più limitato, temo di non avere risposte a molti quesiti posti dai lettori. Ma di una cosa sono convinto: queste risposte non possono alimentarsi sui pregiudizi né essere trovate nelle (peraltro autorevoli) pagine di libri scritti alcuni decenni fa. Dovremo avere tutti l’umiltà di dubitare, di osservare per imparare, di farci aiutare dai dati e dai numeri. In fondo è proprio questo che trovo interessante nel mio lavoro

 

La ringrazio ancora per lo spazio che mi ha gentilmente concesso

 

Tito Boeri

 

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Commenti

Ci sono 80 commenti

E il bello è che questa gente del Corriere prima propone pubblicità simili, e poi si produce nelle condotte che qui riportate. Manco i pesci del mercato meritano di essere avvolti in quel foglio.

Non so cosa gli sia preso a Sartori. Ma questa cosa la dice molto lunga sugli intellettuali italiani. Almeno quelli acclamati.

qui 

 

Ma non sull'edizione cartacea. La differenza di diffusione tra il sito e il giornale è tuttora enorme.

 

A me sembra che, in questo caso, non ci sia nulla di particolarmente sospetto: in genere i dibattiti sui giornali si sviluppano secondo il "format" intervento-replica-controreplica.

Penso pertanto che sia una questione di "format" piuttosto che di censura.

Certo: da un giornale come il Corriere (se non altro per la tradizione) ci si potrebbe aspettare un maggiore sforzo di approfondimento, per esempio con la pubblicazione di interventi "terzi" (in modo da evitare cheil dibattito si avviti in una contrapposizione 'personale').

Detto questo, confesso che le posizioni si Sartori mi sembrano abbastanza deliranti.

Mi permetto insistere nella mia tesi: ognuno a casa sua fa come gli pare. Un giornale ad una polemica che sfocia in un attacco piuttosto violento, al di là delle argomentazioni, dovrebbe offrire la possibilità di replicare offrendo il medesimo formato. Non faccio dietrologia ma deontologia.

Le repica di Sartori a Boeri, al di là delle argomentazioni, per il modo rozzo ed arrogante con cui è stata svolta, rendeva il Corriere responsabile della replica di Boeri nelle stesse modalità. Quindi non solo sull'edizione web ma su quella cartacea.

Sartori ha detto delle baggianate, Boeri nel primo intervento gli ha effettivamente messo in bocca cose che non aveva detto ma lo ha anche messo in mora sui dati. Sartori nella controreplica ha continuato a dire bagginate (pure con arroganza). Secondo me si è molto piccato anche perchè Sergio Romano, sempre sul Corriere, nelle risposte ai lettori che chiedevano un suo parere sulla querelle aveva dato (senza dirlo esplicitamente) ragione a Boeri.

La pubblicazione della lettera di Boeri era comunque doverosa, data la virulenza delle osservazioni di Sartori.

Un sorriso from italy

C.

Semplicemente il Corriere voleva sottolineare una tesi che la borghesia del nord Italia (bacino culturale di riferimento del Corriere) ha da tempo fatto propria contro l'Islam e la cultura islamica, la replica di Boeri serviva anche per far vendere un pò a sinistra.

Visto che la replica di Boeri ha trovato dei "seguaci", via alle bordate di Sartori per far contento il mercato di riferimento, le controrepliche di Boeri online solamente, dove il target è miscellaneo, e non solo quello del mercato di riferimento.

Io sottolinerei il fatto che i giornali, e il Corriere si è allineato, vendono informazione secondo il mercato di riferimento, e hanno ormai smesso il ruolo di informatori "tout court", ammesso e non concesso che lo abbiano mai avuto.

L'ultimo arrivato in questo allineamento è il "sole24ore", che con Riotta alla direzione ha riorientato il suo modo di fare giornale, divenendo funzionale al suo mercato di riferimento (anche se io non ho ancora capito quale è..).

Per quel che riguarda la "querelle" devo dire che entrambi prendono una topica, non dividendo l'islam secondo le varie culture islamiche (principalmente sciita e sunnita, ma ce ne sono anche altre), difatti, secondo me, non tutti gli islamici hanno un orientamento tollerante e di facile integrazione, il mondo sunnita è molto più aperto e tollerante, il mondo sciita è molto più chiuso. Sarebbe meglio prima avere dati sui diversi gradi di integrazione fra i diversi islam, e poi parlare. E' come se gli islamici dicessero che l'etica protestante è identica a quella cattolica. Max Weber si rivolterebbe nella tomba (e Lutero pure).

 

il mondo sunnita è molto più aperto e tollerante, il mondo sciita è molto più chiuso

 

Probabilmente hai ragione, ma la mia impressione è diversa.Wahabismo, al quaida, talebani ed affini sono sunniti, come il mio vicino che ha ammazzato la figlia troppo occidentale. Inoltre, tra il 35% ed il 40% degli shiiti sono iraniani, e quelli che incontro in giro sono più cosmopoliti e tolleranti di me. In Iran le donne giran velate ma votano e vanno all' università, in vari stati sunniti sono più discriminate.

 

Probabilmente hai ragione, ma la mia impressione è diversa.Wahabismo, al quaida, talebani ed affini sono sunniti, come il mio vicino che ha ammazzato la figlia troppo occidentale. Inoltre, tra il 35% ed il 40% degli shiiti sono iraniani, e quelli che incontro in giro sono più cosmopoliti e tolleranti di me. In Iran le donne giran velate ma votano e vanno all' università, in vari stati sunniti sono più discriminate.

L'islam come noi lo conosciamo è l'islam Arabo, l'islam Sciita duodecimano è una forma di islam per molti versi diverso dall'Islam da noi conosciuto poiché integra in sé molti aspetti culturali Persiani, derivati dallo Zoroastrismo. I persiani ora iraniani se dovessimo inserirli in un insieme in alternativa tra quello degli europei e quello degli arabi sarebbero essenzialmente inseriti nel primo. Conoscenti e amici che hanno frequentato l'Iran per lavoro e/o piacere hanno sempre detto che sono più simili agli europei di quanto siano i turchi(che si vogliono far entrare nell'UE). 

a pag. 29 del corsera di oggi, nella rubrica "interventi & repliche", è riportata una nota di boeri che informa di aver pubblicato sul suo sito della bocconi la replica già inviata e non pubblicata da de bortoli. il direttore gli risponde che la replica dell'apprezzato editorialista di repubblica è già stata pubblicata il 23 dicembre. e aggiunge: "In ogni caso Corriere.it ospita anche il suo ultimo intervento insieme a tutte le altre opinioni, molte di lettori".

Credo che non si possa chiedere al Corriere di essere sede di una discussione simmetrica tra un editorialista sostanzialmente inserito nella politica editoriale del quotidiano (G.Sartori) e un esterno, per quanto qualificato, come Tito Boeri.  Anche lavoce.info ospita usualmente commenti agli articoli, seguiti da contro-repliche degli autori, ma di regola non ospita contro-contro-repliche.

Detto questo, G.Sartori si sarebbe comportato meglio se avesse usato il suo pulpito in maniera meno arrogante e piu' equilibrata nella contro-replica alla lettera di Boeri cui poteva presumere che non sarebbe seguita una ulteriore riposta pubblicata.

 

Credo che non si possa chiedere al Corriere di essere sede di una discussione simmetrica tra un editorialista sostanzialmente inserito nella politica editoriale del quotidiano (G.Sartori) e un esterno, per quanto qualificato, come Tito Boeri.

 

Alberto,

la tua considerazione sarà anche neutrale e avalutativa, ma se davvero l'atteggiamento della redazione del Corriere nel discutere i contributi che ricevono, in merito ai grandi dibattiti che loro stessi lanciano, fosse fondata su quel discrimine in-out rispetto a predeterminate politiche editoriali...beh, allora il Corriere sarebbe non molto diverso dall'Unità anni '50 del secolo scorso: anche lì non si pubblicavano contributi non il linea con la politica editoriale scelta in anticipo. Il Corriere della Sera ambisce ad essere equilibrato e ad esprimere il dibatto che nasce nella parte più evoluta e colta della società italiana, ma a conti fatti si dimostra molto, molto deludente.

Comunque tutta questa storia è strana. Una replica a Boeri che prima è negata e poi ammessa sul web e poi parzialmente riportata sul giornale cartaceo. Un blog, la Voce, che rimane proprio senza voce quando si tratta di dare spazio al suo illustre animatore e fondatore; la redazione della Voce che, per paura di offrire il destro ad accuse di essere Boeri-centrica, nega a maggioranza che sia pubblicato un contributo di Boeri che sembra "personale"...non capisco, Fausto, come molti abbiano potuto intendere quel contributo come "qualcosa di personale di Boeri", era solo una lettera molto pacata e ragionevole.

E' evidente che non appena si parli di giornalismo italiano si sentano cattive vibrazioni...mi immagino sempre, che anche dinnanzi a vicende piccole, nelle redazioni si scateni un giro di telefonate incrociate dove il merito delle cose scompare e la preoccupazione è capire cosa se ne potrebbe pensare "colà dove si puote ciò che si vuole". Sembra sempre di avere a che fare con un mondo di specchi, obliquo quanto basta per far capire a chi di dovere che si è persone "responsabili" e "giudiziose".

Sartori è (era?) il più importante politologo italiano. Il suo articolo su concept formation del 1970 su ARPS è ancora un articolo fondamentale in metodologia per chi fa social science (da sociologia a scienza politica). Basti dire che alcuni dei più importanti contributi in metodologia degli anni '90 hanno ancora preso come punto di partenza proprio sartori (penso a Collier, Mahoney, Goertz, Gerring, etc.) Altrettanto importanti sono i suoi contributi alla teoria della democrazia. Per chi si occupa di comparative politics, ma anche political science più in generale, Sartori rappresenta uno dei massimi pensatori del secolo scorso.

Che quindi abbia la prima pagina del Corriere è più che comprensibile. Visto il suo ego, narcisismo e caratter...ino, Sartori ha poi strabordato, scrivendo tutto ciò che gli passa per la testa. Il punto è che dovevano fermarlo... perchè non è successo?

1) debolezza politico-editoriale;

2) assenza di autorità alternative nel suo campo.

aa

Andrea capisco che la gloria passata possa assicurare scranni elevati nel presente...e diciamocela tutta: una società gerontocratica come l'Italia succursale ideale di Giza (con una differenza però: lì le mummie le mettono sottoterra, noi le mettiamo ai vertici della società), ecco una società del genere non mi stupisce che metta sempre gli stessi editorialisti al vertici, a prescindere poi dai meriti reali o presunti degli editorialisti stessi. Tra l'altro al Corriere come a Repubblica hanno questa politica della monocoltura che impoverisce i lettori esponendoli sempre alle stesse colture: una tale renitenza al cambiamento è sconcertante, puzza di immobilismo e di lotte di potere dove non conta un accidente quello che si scrive.

A questo punto sorgono due domande. Perchè un editorialista ha così potere presso un certo giornale? Non faccio l'anima bella, davvero non lo capisco! Perchè Sartori ha quel potere? E Ostellino, e Panebianco e Galli della Loggia? Me lo spiegate? Io sono solo un provinciale poveretto e ristretto che non capisce come funzionano queste istituzioni tanto blasonate.

Seconda domanda. Ma dopo tutto quello che stiamo dicendo del Corriere, possibile che nessuno, dico NESSUNO dal Corriere ci risponda? Chessò un fattorino, un segretario che in un sussulto di amor sui e del suo lavoro dica: "Ma che diavolo dite. Le cose stanno così e così e voi non avete capito un caspita!"...certo questo silenzio è giustificabile con il canonico "Aquila non capit muscas"! Chi penseremo mai di essere!? Però il fatto che questo grande giornale non trovi il desiderio di spiegarsi dinnanzi a quelli che, seppure criticamente, sono suoi lettori, seppure critici, la dice lunga anche sul rispetto che questi hanno nei confronti (ripeto) dei loro lettori. Possibile che la redazione, così impegnata a diffondere e pubblicizzare il caso di Alberto Stasi e la pubblicazione del Dossier che hanno pubblicato su quel triste episodio, non trovi un minuto per rassicurare i suoi lettori, noi, della loro serietà? O la nostra unica colpa è quella di prendere seriamente quello che si scrive sul Corriere della Sera, far notare gli orrori che ci sono scritti sopra (vedi articoli di Alberto...altro che orrori di Garlasco!) e continuare imperterriti a comprare ogni mattina il Corriere della Sera?

 

Andrea, anche ammettendo che non ci siano ad oggi alternative migliori al Sartori politologo non mi sembra una buona ragione per fargli scrivere di global warming.

Ti sbagli. L'Insigne, il solo Illuminato, Colui che ha visto la Luce della Conoscenza e perde tempo a riferircelo è molto di più.

Traggo da Storia della Filosofia Bompiani, Filosofi italiani contemporanei, vol. 14, Bompiani.

"Da quanto risulta sopra [precede elenco delle pubblicazioni, con annessa lista dei Paesi in cui sono state tradotte e sperticati e spericolati elogi su quanto siamo belli e siamo bravi], Giovanni Sartori è tra i maggiori filosofi e teorici della seconda metà del ventesimo secolo, e forse il più noto di tutti in termini di diffusione dei suoi testi. La sua attività è prodigiosa, sia nella sua molteplicità di interessi sia in originalità di pensiero."

Considerate che le sintesi di ogni autore non sono redatte, salvo eccezioni, da altri studiosi: in altri termini sono voci autobiografiche. Ognuno se l'è scritta da sè. Nei casi in cui le voci siano scritte da altri compare la firma del redattore. Nel caso di Sartori non compare alcuna firma.

Mi mette un po' tristezza vedere un Sartori scrivere cosi'.

Devo dire che il suo saggio sulla multiculturalita' era ben scritto e anche condivisibile (La tesi fondamentale era: l'integrazione e' possibile solo se tutti condividiamo i valori base della democrazia, della tolleranza e della multiculturalita').

Ora leggendolo sul Corriere non lo riconosco piu'.

Solo per segnalare che La Voce interviene oggi con un articolo di Maurizio Ambrosini sui temi della polemica Sartori-Boeri. Apprendo tra l'altro dall'articolo che l'intervento di Boeri è stato anche pubblicato sul blog di Corrado Giustiniani del Messaggero, dove però non si menziona la riluttanza del Corriere a dar spazio all'intervento di Boeri, almeno nella versione cartacea.

 

A Boston ci sono alcuni signori che tengono un blog dal titolo Dan Shaughnessy Watch. Dan Shaughnessy è ormai da tanti anni (almeno 20, per esperienza diretta) il principale commentatore sportivo del Boston Globe (quello che al Corriere è Mario Sconcerti). Il sottotitolo del blog è "We read him so you don't have to". Diciamo che non è proprio un fan club di Shaughnessy. Potremmo fare lo stesso noi con Sartori. Fare un riassunto dei suoi editoriali così da consentire ai lettori di noise di saltarli la mattina quando comprano il Corriere.

A ripensarci bene, sarebbe una iniziativa crudele. Perchè prendere di mira solo Sartori? Perchè allora non anche Alberoni? Ma se si allarga il bersaglio diventa la replica di "Niente resterà impunito" di Cuore.

 

Calma Fausto.

Sartori sarà megalomane e sclerotico, ma quando sta nel suo campo dice cose sensate.Alberoni è questo, e nel mezzo ci sono un sacco di lecchini e mezze calzette.

Se non c'è la legalità vuol dire che sono paesi fuori dall'Italia (salvo per trasferimenti di denaro e poco altro). neanche nel far west.

http://www.unita.it/news/italia/93678/svista_del_corriere_c_un_cardigan_galeotto

Beh, si direbbe che quantomeno sono per la libertà dei costumi e hanno il senso dell'umorismo... (O forse semplicemente non guardano nemmeno ciò che pubblicano?)

Fabrizio