Data la data

24 aprile 2010 palma

25042010

1. "Bella ciao" non s'ha da cantare

In questi tempi grami la grande Lega del Nord, decide di irritarmi con queste indegne buffonerie. Il "Piave fiume sacro alla patria" (dice chi? Heidegger da Codroipo?)

2. Alle cortesi lettrici

Si usava a Venezia dare alle donne i bocoli. Questa nota è per tutte voi, il 25 di aprile del 2010.

3. In memoriam

Questo documento è la certificazione del massacro di Stromboli (nome di guerra di mio zio, Toscano Palma) in una delle imboscate sul Cansiglio, ricevuto da mia nonna dal comando generale del CLNAI, il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia.

 

certificazione massacro toscano palma


125 commenti (espandi tutti)

Sono indignatissimo anch'io. A me non interessa se erano comunisti, cattolici, monarchici o altro perché il dissenso di idee si esercita nella libertà, per la quale tanti dettero la vita E non m'importa da quale parte proviene "Bella ciao", perché è stata ed è l'inno della Liberazione.

Ho avuto uno zio ufficale di artiglieria che, benché in cura in sanatorio a Pineta di Sortenna, una volta dimesso prese parte alla lotta partigiana e fu deportato in campo della morte a Mannheim. Ne tornò vivo solo per consumarsi in una lunga agonia.

Così mi associo a questo messaggio: per non dimenticare e, peggio, stravolgere il passato.

Domani è il 25 Aprile: ognuno ha una storia da raccontare, credo.

 

 

 

commento

ne'elam 24/4/2010 - 20:18

un solo commento, palma: shreibt un fershreibt

Data la data

marcodivice 24/4/2010 - 22:44

dovremmo tenere viva la memoria di tutto quel che accadde, invece si pensa di vietare le insegne in lingua straniera...

Re: Data la data

Malthus 26/4/2010 - 07:26

1. se non "forzi" l'insegnamento della lingua maggioritaria contribuisci alla ghettizzazione della gente (cinesi, arabi, qui la ghettizzazione è lapalissiana) non dico cambiare i cognomi ma rischi di fare la fine dei turchi in germania: si autoghettizzano e amen (alcuni la cittadinanza tedesca non la vogliono proprio pur essendo nati la)

2. Bella ciao , diamo a cesare quel che è di cesare, è canzone non nazionale, mentre l'inno del piave (che è stato inno italico durante il periodo della costituente dopo il referedum sulla monarchiae che personalmente trovo piu ispirante della marcetta di Mameli -dedicata dall'autore a V.E.II ....-) lo è. il fatto preoccupante è che sia un leghista a ergersi a favore (nelle note successive non ha detto di aver vietato nulla....bah) della canzone sui fanti.

3.ovviamente bisognerebbe chiedere a quelli di Bolzano cosa ne pensan del 25 aprile, e magari del 150° visto che sono stati obbligati ad entrare in italia (e dopo almeno 1000 anni di appartenenza alemanna, non trovo perchè ce li siamo annessi, non volevamo solo trento?)

 

Questo revisionismo d'accatto è sempre più insopportabile.

Per una valutazione della resistenza, alla base di tutto, sfrondati gli eventi da ogni retorica,  c'è una sola domanda essenziale alla quale occorre dare e darsi una risposta: bisognava stare dalla parte di coloro che aiutavano i nazisti a deportare gli ebrei nei campi di sterminio o dalla parte di coloro che combattevano i nazisti ?

Tutto qui.

Tu poni l'accento sull'aspetto moralmente più importante. Ho diversi amici/colleghi tedeschi che vivono quello che hanno fatto i loro genitori/nonni sempre abbassando il capo. Per loro vedere questo revisionismo d'accatto, e questo rifiutare la resistenza, è inconcepibile, per loro è chiaro che sono le uniche cose che distinguono la condotta dei nostri nonni da quella dei loro. Al di là delle balle sugli italiani brava gente e di Mussolini che manda i dissidenti in vacanza che ci raccontiamo fra di noi, a cui non credono più gia a Merano.

1. "Bella ciao" non s'ha da cantare

E chi e' il sindaco di Mogliano, Ahmadi Nejad?

 

Per me è tutto fumo negli occhi, sia Cirielli con quel manifesto sia la storia di Bella Ciao che non si puo' cantare, secondo il sindaco leghista. Vogliono .... anzi devono distrarre l'opinione pubblica dalla rottura tra Berlusconi e Fini e l'unico modo di farlo è sventolare un drappo rosso davanto al toro approfittando del 25 aprile, in modo che si parli d'altro. Possibilmente di comunismo, visto che l'anticomunismo è l'unico collante che tiene insieme il populismo della lega, l'affarismo degli ex DX e PSI berlusconiani e lo statalismo corporativo degli ex di AN. Sull'altro fronte ... peggio che andar di notte visto che l'antiberlusconismo è l'unico collante che mette insieme certo cattocomunismo e una visione statalista illiberale e centralizzatrice. In pratica la stessa casta che cerca di beccare voti a destra ad a manca per cercare di sopravvivere, ostacolando ogni modernizzazione.

Penso che chi si è sacrificato per la liberazione d'Italia dal nazifascismo, se oggi potesse vedere come siamo messi, si metterebbe le mani nei capelli.

Francesco

 

 

X F. Forti

Concordo con l'idea che l'anticomunismo sia un modo per stornare l'attenzione dalle beghe interne al centro destra, come l'opposta illusione frontista  è un modo per mascherare l'insipienza del csx. Non sottovaluterei, però, la forza corrosiva della propaganda di Lega-PDL. Tanto più che è una valenza tattica, quindi non calcola gli effetti a medio e lungo termine: cosa ancora più insidiosa.

La propaganda è parte integrante di una guerra psicologica le cui menzogne, a furia di essere ripetute senza essere adeguatamente discusse e meditate, finiscono per diventare degli assiomi, dei dogmi cui si finisce per prestare ciecamente fede. E questo ne fa, alla lunga, la cosa più temibile, a mio parere.

Credo che a complicare ogni discussione, al di là di aspetti sentimentali, emozionali e di valore, giochi l'ignoranza storica. Ma appare strano, stupido e miserabile accreditare la resistenza come fenomeno esclusivamente comunista. Non fu così. Peccato che per troppa gente, la storia "giusta" la si legge sui manifesti di un qualunque cirielli o la si apprende dalle parole di un cretino color verde ramarro che vieta di cantare Bella ciao.

"Bella ciao" e' stata abusata dai militanti della sinistra, ma questo non mi sembra motivo sufficiente per non farla eseguire dalla banda municipale.  Piuttosto il sindaco leghista di Mogliano potrebbe reinterpretarla alla data di oggi, in cui l'invasore a Mogliano e' piu' o meno lo Stato italiano, che incassa tasse a livelli scandinavi per pagare una classe politica indecente con i piu' alti compensi del mondo e in cambio ritorna servizi pubblici miserabili...

Re:

ne'elam 25/4/2010 - 14:41

mi ero ripromesso di non intervenire però queste osservazioni mi impediscono di tenere fede al mio proponimento

il sindaco leghista di Mogliano potrebbe reinterpretarla alla data di oggi, in cui l'invasore a Mogliano e' piu' o meno lo Stato italiano, che incassa tasse a livelli scandinavi per pagare una classe politica indecente con i piu' alti compensi del mondo e in cambio ritorna servizi pubblici miserabili

E allora reinterpretiamo, diamola una mano al sindaco, in effetti senza un aiutino da solo non fa grandi passi in avanti poiché dichiara

io credo che i partigiani che hanno combattuto in queste terre per la mia libertà fossero innanzitutto partigiani veneti

Siccome la canzone mobilita contro gli invasori (i tedeschi) e i loro scherani (i repubblichini) vediamo come si declina in concreto il suggerimento di Lusiani. Non riesco a decifrare completamente cosa significhi essere l'invasore più o meno. Assumo che sia più. Al posto del crucco mettiamo lo stato italiano, per i collaborazionisti sono possibili versioni diverse: in versione contingente i finiani, i comunisti, e la sinistra in generale, ci stanno sempre bene come il prezzemolo; oppure, per non sbagliare, tutti i non leghisti. In effetti la soluzione Lusiani dimentica la ricostruzione più ovvia ed elementare: gli invasori sono gli immigrati, più invasori di così; gli organi dello stato come i repubblichini che collaborano per vessare la popolazione locale, in particolare quegli impiccioni della guardia di finanza. In effetti messa così potrebbe suonare strana, ma in fondo che importa, una volta che si comincia ad essere creativi nella ricostruzione del passato ai fini del presente, questo é il minimo che possa capitare..

Non so se sia stata abusata dalla sinistra. Mai stato comunista e Bella ciao la apprezzo ed oggi l'ho cantata. Il sindaco di Mogliano, non essendo un suo esegeta, potrbbe anche aver traslato l'idea di resistenza in resistnza contro uno stato predone,  ma in questo caso sarebbe stato più onesto a telefonare ai suoi colleghi verde ramarro che siedono anzi stanno stravaccati sui banche del governo ad introdurre nuovi Gosplan e piani di produzione ed occupazioni dell'economia.

sindaco leghista di Mogliano

Mi auto-correggo. Il sindaco di Mogliano, Giovanni Azzolini, non e' leghista.

Sono caduto anche io nella usuale disinformazione di sinistra, opera in questo caso dei quotidiani locali del gruppo Repubblica-Espresso, da cui origina dichiaratamente l'intervento di Palma. Azzolini si dichiara apolitico, ed e' stato sindaco a capo di una maggioranza di centro-sinistra fino al 2008, quando la giunta e' caduta per le dimissioni di un gruppo di consiglieri della Margherita (ovviamente coadiuvati dalle opposizioni, vedi http://www.oggitreviso.it/node/16328). Alle successive elezioni del 2009 Azzolini si e' alleato con la Lega Nord e ha rivinto le elezioni. Nell'ultima elezione (e anche nella precedente, credo) Azzolini si e' presentato con una sua lista civica apolitica che ha preso la maggioranza relativa dei consensi a Mogliano (elezionistorico.interno.it).  Il fatto che Azzolini prendesse piu' voti delle liste partitiche con cui si era alleato sembra essere stato all'origine dei suoi problemi con gli alleati di centro-sinistra. La popolarita' di Azzolini a Mogliano e' evidente dal fatto che la LN che ha preso nelle ultime regionali il 34% in Veneto e il 50% nella provincia di Treviso di cui Mogliano fa parte, ha preso solo il 15% alle comunali del 2009, contro il 19% della lista di Azzolini.

Complessivamente ignobile e indecente risulta la manipolazione dei fatti e la strumentalizzazione della Resistenza al fine di fare propaganda politica di partito. Come si legge sulla stampa locale, Azzolini stesso era iscritto all'ANPI fino al 2009, ma nel 2010 l'ANPI non gli ha rinnovato la tessera, qui le affermazioni degli esponenti locali ANPI tribunatreviso.gelocal.it:

«La tessera non gli è più stata rinnovata nel 2010 - spiega - Nel 2009 abbiamo fatto il tesseramento all’inizio dell’anno e gli è stata data, quest’anno però anche se ce la chiede non la rilasceremo. Il suo comportamento niente ha a che vedere con i valori a cui si ispira l’Anpi. Non mi riferisco solo all’ultimo episodio di Bella Ciao, ma alla sua decisione di passare con la Lega Nord, la scelta di campo è e legittima, ma ben distante dalla nostra sensibilità»

Tutto mostra che si tratta quindi dell'abituale strumentalizzazione, tipica da parte della sinistra italiana, della Resistenza in funzione di propaganda politica.  Approfondendo su quanto riportato dai quotidiani Repubblica-Espresso emerge la spiegazione piu' plausibile delle scelte del sindaco tribunatreviso.gelocal.it:

Secondo il presidente dell’Anpi le resistenze alla canzone dei partigiani arrivano non solo dall’a mministrazione, ma anche dalla Banda: «Bella Ciao crea mugugni perchè dicono che è troppo politicizzata - commenta - L’anno scorso ho dovuto insistere non poco per farla suonare, ma hanno eseguito solo un pezzo. L’anno prima l’avevamo cantata in aula consigliare, oggi il nuovo strano boicottaggio».

Leggo infine che saggiamente il sindaco ha deciso di far suonare anche "Bella ciao" dopo aver sollecitato una richiesta ufficiale da parte dell'ANPI tribunatreviso.gelocal.it

Pace fatta a Mogliano, il 25 aprile la banda suonerà 'Bella ciao'

Il primo cittadino, Giovanni Azzolini, ha confermato che l'inno dei partigiani verrà suonato domenica 25 aprile dalla banda comunale. La richiesta all'amministrazione è arrivata ufficialmente dall'Associazione partigiani, e Azzolini ha detto sì

Purtroppo ancora una volta la sinistra italiana "sporca" la Resistenza, dando seguito in farsa alle ignobili gesta della malga Porzus e degli altri episodi narrati ne Il sangue dei vinti di G.Pansa. Tutto cio' non rimuove le colpe ancora piu' ignobili della destra italiana, ovviamente, e tutto si combina a danno del progresso civile in Italia.

Mi auto-correggo. Il sindaco di Mogliano, Giovanni Azzolini, non e' leghista.

Sono caduto anche io nella usuale disinformazione di sinistra.

e allora vuol dire che io che avevo letto sul Giornale

Treviso - Il sindaco leghista di Mogliano Giovanni Azzolini ha vietato alla banda comunale di intonare Bella ciao in occasione della celebrazione per la Liberazione

sono caduto nella usuale disinformazione della destra

 

 

Hai ragione Ne'elam, in questo caso abbiamo disinformazione di destra oltre che di sinistra, sono d'accordo.  L'intervento di Palma partiva dalla disinformazione della varieta' di sinistra ma la disinformazione e' caratteristica pervasiva del circo mediatico italiano, nessuno escluso. Rimane pero' disinformazione, e rimane che viviamo in in contesto di indecente guerra per bande caratterizzata da disinformazione e strumentalizzazione pervasiva. Ogni tanto - data la sub-cultura bianca in cui sono cresciuto - mi illudo che il peggio stia primariamente da una parte, ma va detto che anche l'altra parte mostra sempre di voler competere al ribasso.

Tutto mostra che si tratta quindi dell'abituale strumentalizzazione, tipica da parte della sinistra italiana, della Resistenza in funzione di propaganda politica.

E' ridicolo. L'Anpi ha tutto il diritto di dare o non dare la tessera a chi vuole. Noto con piacere che su certi argomenti molti si trasformino in parenti di Scodinzolini. Il tuo post poi, specie nell'ultima parte, assomiglia molto ad un comunicato dell'ufficio stampa di Zaia. 

E' ridicolo. L'Anpi ha tutto il diritto di dare o non dare la tessera a chi vuole.

Hai perfettamente ragione! Pero' mi viene un dubbio, cosa dovrebbe concludere una persona normodotata nel leggere (a patto sia vero, s'intende) che

Non mi riferisco solo all’ultimo episodio di Bella Ciao, ma alla sua decisione di passare con la Lega Nord, la scelta di campo è e legittima, ma ben distante dalla nostra sensibilità

Cioé, uno che condivide la sensibilità partigiana non puo' governare con la Lega Nord? Manco ha preso la tessera eh, ci ha fatto un accordo elettorale! Mah, perplimo.

Cioé, uno che condivide la sensibilità partigiana non puo' governare con la Lega Nord?

Beh, non dimenticatevi che fuori dall'Italia la Lega Nord e' nota come "il partito xenofobo italiano". Per non parlare di Borghezio...

Beh, non dimenticatevi che fuori dall'Italia la Lega Nord e' nota come "il partito xenofobo italiano". Per non parlare di Borghezio...

Quella e' primariamente propaganda contro avversari politici a beneficio delle masse ignoranti e di scarsa memoria, se parliamo del complesso del partito della LN. Quando l'Ulivo si e' alleato elettoralmente con la Lega Nord in Toscana per le regionali del 1995 la LN stessa veniva definita in maniera ben diversa, per es. come partito rappresentante dei lavoratori e costola della sinistra.

Alberto, aridaglie con la propaganda, io non parlo di quello che dicono gli avversari politici della LN in Italia. Io parlo di come la LN viene percepita in Francia o in UK. O pensi davvero che The Economist (che solo il 31 marzo 2010 ha definito la LN come "populist and xenophobic") passi sulle sue pagine le veline della sinistra italiana?

E che dire di Le Figaro, altro noto giornale comunista francese, che l'8 giugno 2009 in occasione delle elezioni europee scrive: "(...) la Ligue du Nord, le parti populiste et xénophobe d'Umberto Bossi doublerait son score de 2004 à 9,6 %."

Che poi la LN non sia solo xenofobia e rappresenti un fenomeno piu' complesso sono d'accordo. Ma una forte componente xenofoba e' evidente a (e scioccante per) chiunque osservi dall'estero le cose Italiane.

"Ma una forte componente xenofoba e' evidente a (e scioccante per) chiunque osservi dall'estero le cose Italiane."

Mica solo a chi osserva dall'estero, e non è nemmeno necessario andare a sud del Rubicone, anche se ammetto che il secondo punto inizia ad essere più problematico...

E questo c'entrerebbe con la guerra di resistenza nella misura in cui? Posso capire se il signore in questione avesse la tessera dell'MSI in tasca e il gagliardetto della X Mas appeso in ufficio, sarebbe vagamente inopportuna la richiesta di una tessera dell'ANPI. Ma ha fatto un accordo di governo con la Lega! Poi a me tutta la vicenda non crea di certo disturbi del sonno, solo mi pare assurdo che si rivendichi poi una condivisione universale degli ideali resistenziali... Si dica chiaramente che non sono degni di richiamarsi a quegil ideali i simpatizzanti dei seguenti partiti <inserire lista>

C'entra cha la xenofobia e' considerata incompatibile con gli ideali resistenziali. Ergo i signori dell'ANPI non trovano compatibile con gli ideali resistenziali fare accordi con un partito che molti considerano xenofobo.

Un po' come in Francia, dove nessun politico sano di mente si sognerebbe di fare un accordo di governo con il FN di LePen.

i) battersi affinché i principi informatori della guerra di liberazione divengano elementi essenziali nella formazione delle giovani generazioni;

l) concorrere alla piena attuazione, nelle leggi e nel costume, della Costituzione Italiana, frutto della Guerra di Liberazione, in assoluta fedeltà allo spirito che ne ha dettato gli articoli;

Questo dallo statuto dell'Anpi. Non capisco perché si pretende che un'associazione - non un'istituzione - debba per forza abbracciare tutte le posizioni politiche. Mi sembra una posizione pretestuosa.

Pensavo (evidentemente sbagliando) che gli ideali resistenziali fossero riassumibili in Libertà e Democrazia, ragion per cui non riuscivo a pensare a nessuna ideologia politica (tranne ovviamente nostalgici e monarchici) da tenere cautelativamente fuori da un'associazione che si richiama a quegli ideali. Poi per quanto mi riguarda l'ANPI puo' promuovere anche l'eguaglianza sociale, la lotta alla precarietà o i fumetti di Bill Watterson, devono renderne conto ai loro associati non a me (tranne che nell'ultimo caso, essendo un fan accanito di Calvin&Hobbes).

Pensavo che gli ideali resistenziali fossero riassumibili in Libertà e Democrazia. Ragion per cui non riuscivo a pensare a nessuna ideologia politica da tenere cautelativamente fuori da un'associazione che si richiama a quegli ideali.

Resterebbe da discutere cosa significhino Libertà e Democrazia, e se per caso non siano incompatibili con la xenofobia (che peraltro mi sembra una delle componenti del fascismo). Ripeto, in Francia il Front Nationale di Le Pen, una forza sostanzialmente xenofoba, e' legale ma di fatto ghettizzata da tutte le altre forze politiche.

Poi ripeto, la lega e' un fenomeno sicuramente piu' complesso, ma con i vari fascisti e razzisti d'accatto alla Borgezio che si ritrova nelle sue fila dovrebbe prima o poi fare i conti.

Beh, non dimenticatevi che fuori dall'Italia la Lega Nord e' nota come "il partito xenofobo italiano"

La LN ha frequentemente cattiva stampa anche all'estero per vari motivi, i giornalisti tendono ad essere progressisti, sono superficiali anche all'estero, a volte sono inquinati da corrispondenti italiani che si portano dietro faziosita' politica e scarsa onesta'.

Questa sera Floris a Ballaro' ha chiesto a E.Luttwak, ospite in studio, come vedevano la LN negli USA e Luttwak ha citato due punti: un partito che vuole il federalismo, che ormai e' una condizione comune a tutto il mondo civile e avanzato, inclusa la Francia, e un partito della rivolta fiscale, del tutto giustificata in Italia dagli sprechi esorbitanti dello Stato che paga i giudici della Cassazione il triplo dei giudici della Corte Suprema USA, paga il presidente della provincia di Bolzano piu' del presidente USA, i parlamentari di Roma, quelli europei e gli ambasciatori in giro per il mondo con stipendi agganciati ai giudici della Cassazione e cosi' superiori a quelli di Francia, Germania e Inghilterra da provocare fortissime invidie, mentre gli operai italiani sono pagati pochissimo rispetto a quelli dei Paesi avanzati.  Nessun accenno invece alla xenofobia...

(...) i giornalisti tendono ad essere progressisti (...)

Certo, certo, sul Figaro e sull'Economist tutti progressisti.

(...) a volte sono inquinati da corrispondenti italiani che si portano dietro faziosita' politica e scarsa onesta'.

Problema antico questo, se quasi 90 anni fa gia' qualcuno scriveva che: "L'on. Matteotti, non contento di esercitare nell'aula della Camera dei Deputati la sua dialettica irritante, alimentato da una inarrivabile acidità di spirito, si diletta a sparlare dell'Italia e del Fascismo all'Estero."

un partito della rivolta fiscale, del tutto giustificata in Italia dagli sprechi esorbitanti dello Stato che paga i giudici della Cassazione il triplo dei giudici della Corte Suprema USA, paga il presidente della provincia di Bolzano piu' del presidente USA, i parlamentari di Roma, quelli europei e gli ambasciatori in giro per il mondo con stipendi agganciati ai giudici della Cassazione e cosi' superiori a quelli di Francia, Germania e Inghilterra da provocare fortissime invidie, mentre gli operai italiani sono pagati pochissimo rispetto a quelli dei Paesi avanzati.

E gia', infatti la LN e' notoriamente in prima linea contro gli sprechi, come nel caso di Malpensa, di Alitalia o come quando il governo a cui partecipa ripiana la bancarotta contratta dal comune di Catania (guidata dal medico di Berlusconi). E non passa giorno senza che un leghista denunci il costo scandaloso raggiunto degli appalti pubblici in Italia o l'indecente occupazione che la politica fa di banche e televisioni. E non parliamo poi dell'abolizione delle province...

Comunque continua pure a sognare che sotto l'illuminata guida di un tizio che per anni ha millantato una laurea in medicina (e che appena ha potuto si e' intascato una tangente come tutti gli altri) la LN fara' giustizia di tutti gli sprechi italiani. Bisogna avere fede.

Piuttosto il sindaco leghista di Mogliano potrebbe reinterpretarla alla data di oggi, in cui l'invasore a Mogliano e' piu' o meno lo Stato italiano, che incassa tasse a livelli scandinavi per pagare una classe politica indecente con i piu' alti compensi del mondo e in cambio ritorna servizi pubblici miserabili...

Ah, non mi ero accorto che ai cittadini di Mogliano, a seguito della vile invasione straniera, fosse stato revocato il diritto di voto.

Mi domando quando vi renderete conto che la nostra scadentissima classe politica altro non sia che lo specchio fedele dei cittadini che anno dopo anno la eleggono.

 

Probabimente sono un illuso io o magari ho la memoria corta, ringrazio chiunque voglia correggermi.

Mi pare che 20-25 anni orsono, quando facevo le elementari, certe cose fossero assodate. Che la resistenza era una cosa "buona" che i partigiani gente a cui dobbiamo ancora dire grazie e che i repubblichini stessero dall'altra parte.

Quelli che non rinnegavano il fascismo erano pochi, tipo 3 o 4% e qualunque cosa dicessero il 25 aprile non erano semplicemente visibili perchè non significativi.

Scusate che cazzo è successo nel frattempo?

C'è il rischio che per mia nipote che ha 5 anni e certe cose scontate non siano e che a scuola non le raccontino più come sono andate?

Data la data

Zamax 25/4/2010 - 19:20

Quante storie. E quanta ipocrisia. Evidentemente pur essendo liberali, arciliberali e superliberali, una certa durezza laico-repubblicana arciveterosinistrorsa e mortalmente vecchia rimane sempre. Per cui si fa finta di non vedere, di non sapere, di non capire semplicemente che "Bella Ciao" a moltissimi, ma proprio moltissimi italiani, è una canzone - direi anche piuttosto becera, anzichenò - sta sulle balle. Nell'articolo linkato lo si legge pure: i componenti della banda hanno e hanno avuto in passato ben poca voglia di suonarla. Insomma erano a disiagio. Non li potete capire, poverini? O dalla ggggente continuate ad essere sideralmente lontani, come quando eravate avanguardie che avevano capito tutto della vita? Perché? Lo devo pure scrivere? Perché è l'inno di una parte politica, di una vera e propria fazione - quella fazione che passa il tempo puntandoTi il dito contro e ricattandoTi se non ti adegui alle loro parole d'ordine: insomma, è il solito istinto del branco - altro che società civile!!!! - quello che se non bevi in compagnia sei un ladro o sei una spia... ovvero un "revisionista" o un fascista... che noia... che tristezza... che vecchiezza... che sapore di rancido...

Oggi anch'io ho partecipato nel mio paesello del profondissimo veneto al 25 aprile. Ad un mio stretto parente ottantottenne hanno consegnato pure la medaglietta in memoria del sacrificio ecc. ecc. Atmosfera moderatamente e serenamente festosa, come si addice a questo tipo di manifestazioni. Alza bandiera, alpini, tricolori, il trombettiere che suona lentamente l'Inno di Mameli, la gente che piano piano prende coraggio e canta a voce bassa, prima un ronzio, poi un coro "verdiano". [preciso: nel senso dello stile musicale, si trattava sempre dell'Inno di Mameli. Tra l'altro a me il Va' pensiero manco piace] E basta. "Ecco" mi son detto "per fortuna che qui non si fa vedere la plebaglia che tutto avvelena, da 65 anni, la truppa degli Arditi Antifascisti di Bella Ciao"...

Il genio è morto. Fece semplicemente così…Ma morì qualche giorno dopo, in uno scontro con la loro cavalleria a Verduno, cominciato bene per noi finito pessimamente, appunto perché ci perdemmo Gabilondo. Nessuno s’illude, dovremo rimanerci tutti, per lasciare il posto ai ragazzi della primavera, quelli che vinceranno, ma veramente Gabilondo doveva esser l’ultimo di noi a morire. - Comunista? - Gabilondo? Dalla testa ai piedi. Perfetto. - E tu? - Puah, - fece lui, lo spregio era per sé, non per l’idea. - Del resto, guarda i miei compagni oltre la strada. Guardali, sono quindici. E sono la crema della nostra brigata. Ebbene, uno solo è comunista: quello tarchiato, con le lentiggini e gli occhiali. Ed io sono il meno comunista dei quattordici non comunisti. Eppure son pronto a mangiare il cuore al primo che facesse appena un risolino alla mia stella rossa.

Ma questo zamax non riuscirà mai a capirlo.

Prigione di Pavullo, 26.11.1944

Mia adorata Pally, sono gli ultimi istanti della mia vita. Pally adorata ti dico a te saluta e bacia tutti quelli che mi ricorderanno. Credimi non ho mai fatto nessuna cosa che potesse offendere il nostro nome. Ho sentito il richiamo della Patria per la quale ho combattuto, ora sono qui... fra poco non sarò più, muoio sicura di aver fatto quanto mi era possibile affinché la libertà trionfasse.

Baci

Non c'entra neanche questo assolutamente nulla con quanto ho scritto. Se non si vuole capire quanto ho scritto - non mi sorprende - è inutile che mi si ciondoli davanti agli occhi la tragedia o l'epica o il dolore di quegli anni. Dico di più: è un piccolo ricatto. Ma non mi fa neanche il solletico.

Eppure non mi sembrava che il testo fosse stato composto nel 2010, né da nostalgici del tempo che per loro mai è stato, ma da chi quei suoi due et cetera li ha vissuti ed ai quali son costati un po' di più di due secondi di pressione su una tastiera.

ne'elam, sabino, veramente non vale la pena di rispondere. Certe cose o le capisci da solo oppure è inutile che qualcuno provi a spiegartele.

Non si disperi e non scrolli tristemente la testa, caro Ne'elam. Zamax ha capito benissimo. Ma non c'entra proprio un bellissimo nulla con quanto ho scritto. Lo leggano piuttosto quelle migliaia di giovanotti perfettamente conformisti che con sprezzo eroico del ridicolo nell'anno 2010 s'iscrivono all'ANPI giusto per far capire che l'Italia è sempre in pericolo e loro sono la meglio gioventù ... o nuovi balilla... e tu invece è meglio che presenti le credenziali, visto che di questa retorica becera ne hai piene le palle. E già!

(che olte a non entrarci per nulla, "Il padrone paga male" è uno dei racconti di Fenoglio che più si cercò di evitare che allora gli italiani leggessero....

proprio monsù Vittorini, allora redattore di Einaudi, impose a Fenoglio di cancellare quello e altri due-tre capitoli da "La paga del sabato", altrimenti non l'avrebbe pubblicato (e dire che anche senza quei due-tre capitoli i partigiani non ci facevano una figura poi tanto splendida....)

insomma, tirare le orecchie a qualcuno che non apprezza la deformazione postbellica di un canto delle mondine che nulla aveva a che fare con la guerra, e che i partigiani iniziarono a cantare intorno al 1947..... usando oltretutto un brano di un racconto e di uno scrittore che fu in effetti partigiano..... ma che non combatté nelle brigate Garibaldi, e che per questo, e per averlo scritto, dovette masticare parecchia sabbia..... e nemmeno capire  in tutta questa sacra indignazione, il senso profondo e durissimo proprio dell'ultima riga del brano, quel " Ed io sono il meno comunista dei quattordici non comunisti. Eppure son pronto a mangiare il cuore al primo che facesse appena un risolino alla mia stella rossa." che spiega invece tantissimo di quei tempi, di quelle persone, di quelle idee.... e che monsù Vittorini aveva capito benissimo perché era comunista, ma per niente cretino (come il commissario Némega), e che proprio perché aveva capito s'era precipitato a far cancellare.....

a me pare che abbia ragione Zamax, in questo caso, e che BellaCiao in QUELLA versione sia nient'altro che una bandierina da sventolare a comando....

poi magari mi sbaglio, eh?)

si assomigliano, ma il passaggio citato é tratto da il partigiano johnny. Quello da il padrone paga male é questo

Non sono comunista e nemmeno lo diventerò. Ma se qualcuno, fossi anche tu, si azzardasse a ridere della mia stella rossa, io gli mangio il cuore crudo.

vero, andavo a memoria...

d'altro canto compare anche ne "L'imboscata", credo ancora leggermente diverso (non ho sottomano il libro, sottrattomi a tradimento da mia sorella)

le sorelle a volte ti fregano. comunque, sempre per fare il precisino, il commissario nemega compare nel partigiano johnny, nel racconto si chiama ferdi, però anch'io vado a memoria...

Io non sono troppo sicuro che "Bella ciao" non si cantasse gia' nell'inverno '44-'45 tra i partigiani emiliani, ma mi riservo di chiedere a testimoni oculari.

Comunque, se la proposta e' non cantarla perche' troppo banalizzata e storicamente non rilevante, sono d'accordo. Passiamo direttamente a cantare tutti insieme "Fischia il vento", altrettanto celebre e che almeno e' stata indubbiamente scritta ben prima del '45 da una medaglia d'oro della Resistenza... o il problema e' che il partigiano che l'ha scritta, e che e' morto per questa Italia, aveva il grave difetto di essere comunista?

Io ho in mente di iscrivermi all'ANPI nel prossimo futuro. Non lo faccio perchè l'Italia potrebbe essere in pericolo, ma per tenere vivo il ricordo di chi ha combattuto per la democrazia, dato che molti giovani di oggi pensano che ormai sia qualcosa di scontato, anche se il mondo dimostra che non lo è. E' così un fatto grave?

A molti italiani come te sta sulle balle una canzone che parla di lotta contro il fascismo e di morire per la libertà, ad altrettanti italiani sta sulle balle l'imposizione del crocifisso nelle scuole pubbliche, chissà perchè quelli come te si ritengono tanto superiori.

Vorrei ricordare che nel testo di Bella ciao non c'è assolutamente nessuna frase becera nè assolutamente niente che possa ricondotto neanche lontanamente ad un idea di sinistra

parla solo di invasori e lotta per la libertà cose che ad un infiammato sostenitore di un partito che proprio alla libertà si richiama a partire dal nome dovrebbero essere pane quotidiano.

Lo sanno anche i sassi che la Lega è piena di ex militanti di organizzazioni neofasciste come Borghezio a cui certe cose danno fastidio.....

Ma va a ciapà i ratt.......

Gentile Zamax, a lei e agli altri che provano fastidio per bella ciao suggerisco questa lettura breve.

Le auguro di non far parte degli omosessuali che la chiesa cattolica del 2010 considera ancora persone da curare (oggi dicono salvare, ma fa lo stesso) o di non leggere mai su un giornale che la lega nord vuole far dissotterare la sua bambina dal cimitero. Non lo auguro a nessuno degli italiani che non sopportano "bella ciao" (che poi non è "fischia il vento infuria la bufera" o l'internazionale, ma fa niente).

Lei dice che i giovani che si iscrivano all'ANPI siano degli stupidi, può anche essere. Mi permetto di pensare gli atteggiamenti di sufficienza come il suo si trovano al principio di quella strada che termina nei campi di concentramento. Magari potrò sembrarle esagerato nel sostenerlo, tuttavia prima che le tolgano dai programmi scolastici, penso che certe cose faccia bene ricordarle almeno una volta all'anno.

Buon 25 aprile

Re: Gentile Zamax

Zamax 26/4/2010 - 08:13

IL mio non è un atteggiamento di sufficienza. Il mio è un attehghiamento di chi si rifiuta di cantare nel coro. Sono quelli che cantano in coro che s'incamminano per la strada che termina nei campi di concentramento, se proprio vogliamo spararle grosse. Sono queli che vogliono piegare gli italiani ad una visione settaria della storia ad essere gli eredi del fascismo, se proprio vogliamo sparale grosse. Hanno la loro liturgia, le loro letture edificanti e i loro canti; e Bella Ciao fa parte di queste liturgia. Che dà fastidio a tanta Italia, e credo proprio alla maggioranza degli italiani.

Il mio è un attehghiamento di chi si rifiuta di cantare nel coro.

Bella Ciao fa parte di queste liturgia. Che dà fastidio a tanta Italia, e credo proprio alla maggioranza degli italiani.

Io non vorrei neanche perdere tempo a risponderti, ma queste due affermazioni fatte nello stesso post gridano davvero vendetta. Allora Zamax, stai cantando coraggiosamente fuori dal coro o ti allinei alla maggioranza degli italiani che -- dici tu -- non amano Bella Ciao?

A me i finti arditi avanguardisti d'accatto fanno davvero tristezza.

 

 

Sofismi. Esiste, su certe cose e su certi temi, una maggioranza silenziosa che non parla solo perché intimidita.

Sofismi. Esiste, su certe cose e su certi temi, una maggioranza silenziosa che non parla solo perché intimidita.

Ma dai, siamo seri, intimidita da chi o da cosa? Sei in grado di argomentare o parli solo per slogan che ascolti qua e la'?

 

Esiste, su certe cose e su certi temi, una maggioranza silenziosa che non parla solo perché intimidita.

Intimidita ? Da chi ? Forse non è interessata. Comunque il fatto principale è che qs maggioranza silenziosa può comunque esprimere democraticamente la propria opinione. E questo è un merito della Resistenza. Questa è la sostanza delle cose, il resto, proprio come dici tu, sono sofismi.

Re: Data la data

Lucalds 25/4/2010 - 23:15

Pardon... quando si parte col creazionismo?

Re: Data la data

Zamax 26/4/2010 - 07:19

Specifico. a scanso di equivoci, che quando parlo di coro "verdiano" intendo solo che aveva qualche assonanza con lo stile musicale dei cori verdiani: si trattava sempre dell'Inno di Mameli.

Perché è l'inno di una parte politica, di una vera e propria fazione

Per farla breve: la gente di sinistra ti sta sulle balle, quindi "bella ciao" ti sta sulle balle per riflesso pavloviano.

Tu hai un'opinione sulla canzone, su quella che definisci retorica. Benissimo! E' la tua, Hai commentato. Bene! Ma perchè insistere e chiosare con tono che pare da maestrino? Perchè pretendere che tutti coloro che hanno un atteggiamento e decidono di cantare Bella ciao o si iscrivono all'ANPI non dovfrebbero essere in buona fede ed avere i loro rispettabili motivi per faro? O per essere attuali bisogna fare come zaja e la minuscola non è un errore ma segno di disprezzo, che ha definito i partigiani vietcong? O forse per non essere considrati di "sinistra" pur non essendolo dovrebbero cantare un coro Verdiano? Perchè così piace a qualcuno? Ma per favore.....

 

O per essere attuali bisogna fare come zaja e la minuscola non è un errore ma segno di disprezzo, che ha definito i partigiani vietcong?

Ritengo che tu non abbia riportato onestamente le notizie sulla stampa.  Zaia, che ha ricordato i suoi parenti partigiani, ha affermato che i dirigenti ANPI sono come i viet kong, perche' non si accorgono che la guerra e' finita, e questo e' diverso. Dato il comportamento dell'ANPI a Mogliano riguardo la tessera del sindaco Azzolini, rilasciata fino a quando era sindaco del centro-sinistra, e revocata nel 2010 perche' si era alleato alla Lega Nord, senza peraltro confluire nella LN stessa, per quanto mi risulta, mi sembra che Zaia abbia complessivamente ragione.

come i viet kong, perche' non si accorgono che la guerra e' finita,

veramente quelli erano i giapponesi...

come i viet kong, perche' non si accorgono che la guerra e' finita,

veramente quelli erano i giapponesi...

Qui lascio che Zaia si difenda da solo, me ne lavo le mani perche' hai ragione ancora una volta, io mi limito a dire di aver riportato onestamente quanto ho letto via stampa corrieredelveneto.corriere.it contrariamente a quanto hanno fatto altri:

Invoca una tregua il governatore Luca Zaia: «Sono almeno 15 anni che l’Anpi rovina ai veneti un giorno di festa doppia con inutili polemiche. Quest’associazione non rappresenta il pensiero comune, è come i Viet Cong, a cui nessuno ha ancora detto che la guerra è finita. Vuole politicizzare il rispettoso ricordo di tanti giovani morti per la libertà e il dolore delle loro famiglie. Tra cui la mia: i fratelli del nonno erano partigiani. Così facendo, l’Anpi trasmette un messaggio negativo ai giovani, perciò invito tutti alla moderazione e a fare un passo indietro».

come i viet kong, perche' non si accorgono che la guerra e' finita,

veramente quelli erano i giapponesi...

Qui lascio che Zaia si difenda da solo, me ne lavo le mani perche' hai ragione

Forse ha ragione Zaia, almeno in una certa misura, personalmente ho una conoscenza solo minimale e approssimativa dei fatti menzionati, in ogni caso riporto nel seguito per completezza quanto scrive Zaia stesso sul Corriere del Veneto del 1/5/2010:

Mi sono permesso, con il rispetto e gli onori dovuti a chi la Resistenza
l’ha fatta davvero, di polemizzare invece con l’Anpi, che non ha mai na-
scosto il suo schierarsi da una parte. Ho paragonato i suoi componenti
ai Vietcong. Infatti, come qualsiasi intellettuale dovrebbe sapere, anche
dopo gli accordi di Parigi del ’75 e difesi finché fu quasi indecente dagli
intellettuali cari al professor Ferrucci, i Viet continuarono a combattere,
a mettere la gente nei lager, a sparare sulla popolazione, a lavorare per
un regime totalitario e sanguinario. Mi piacerebbe essere smentito.

(...) Ho paragonato i suoi componenti
ai Vietcong. Infatti, come qualsiasi intellettuale dovrebbe sapere, anche
dopo gli accordi di Parigi del ’75 e difesi finché fu quasi indecente dagli
intellettuali cari al professor Ferrucci, i Viet continuarono a combattere,
a mettere la gente nei lager, a sparare sulla popolazione, a lavorare per
un regime totalitario e sanguinario. Mi piacerebbe essere smentito.

A quanto ne so gli accordi di Parigi sono del '72-73, non del '75.

Piu' o meno prevedevano, un cessate il fuoco, l'unificazione pacifica del vietnam, il ritiro di tutte le forze americane e libere elezioni al Sud. Di fatto sia Nord che Sud vietnamiti se ne fregarono e continuarono a combattere, mentre in effetti gli americani arrestarono i bombardamenti sul Nord e ritirarono progressivamente le loro forze, fino alla presa di Saigon e alla vittoria del nord nel '75.

 

Diceva Zaia:

i Viet continuarono a combattere, a mettere la gente nei lager, a sparare sulla popolazione, a lavorare per un regime totalitario e sanguinario. Mi piacerebbe essere smentito.

Neanche a dirlo, è appena stato smentito? :-)

Qualche associazione leghista dovrebbe, forse, pagargli una vacanza nel Vietnam ... biglietto di sola andata.

 

avrà visto troppe volte Rambo II

Diceva Zaia:

i Viet continuarono a combattere, a mettere la gente nei lager, a sparare sulla popolazione, a lavorare per un regime totalitario e sanguinario. Mi piacerebbe essere smentito.

Neanche a dirlo, è appena stato smentito? :-)

Oggi e non so esattamente da quando il Vietnam e' sostanzialmente un paese pacifico e sulla via dello sviluppo, pero' mi pare sia corretto (dopo aver letto F.Ginelli e Wikipedia) affermare anche che i nord-vietnamiti e i vietcong hanno continuato a combattere nonostante gli accordi di pace di Parigi del 1972 /1973 e dopo la conseguente ritirata dei soldati USA, fino a completare la conquista del Vietnam del Sud nel 1975.  Poi presumo anche abbiano continuato per diversi anni ad opprimere i dissidenti e i cittadini compromessi col regime precedente espellendo un considerevole numero di "boat people".

@ Alberto Pur non conoscendoci e pur nella civile, accesa discussione il termine "onestamente" mi pare davvero, diciamo, ridondante. Vero che il senso si modifica sia pure parzialmente nel contesto della dichiarazione e mi spiace essere stato poco diligente. La sostanza comunque cambia poco

Una volta non era così, almeno non pareva così essere, ma da circa 30 anni la "Celebrazione della Resistenza e della Liberazione dai nazi-fascisti" è fonte di controversie spesso stucchevoli ma, a mio avviso, alquanto chiarificatorie.

Le controversie, sino ad allora sopite, cominciarono a farsi esplicite durante il regno di Bettino Craxi, che le alimentò strumentalmente in funzione anti-PCI ("strumentalmente" perché il suo partito, il PSI, aveva beneficiato ampliamente del manto "resistenziale" sino ad allora ...). Per una volta un atto strumentale ed ipocrita del Bettino risultò essere utile sul piano storico, almeno, se non su quello strettamente politico. Vediamo perché.

- La Resistenza partigiana fu fenomeno assolutamente minoritario nel complesso del paese. Assente completamente al Sud (l'argomento secondo cui fu assente perché non necessaria a causa della rapida avanzata alleata è ovviamente aria fritta) fu attiva solo al Nord ed anche lì abbastanza minoritaria, pur con variazioni da regione a regione. Questa prima e grande differenza costituisce, piaccia o meno, una delle tante ragioni per cui (o sintomi del fatto che) il Nord ed il Sud dell'Italia son due paesi diversi che vengono tenuti assieme dall'improbabile, e costosa, "cerniera" romana.

- L'argomento "anti-antifascista" - In italiano due "anti" si elidono? - secondo cui la liberazione del paese è dovuta agli Alleati e non al CLN ed ai partigiani, ragione per cui celebrare la Resistenza è inutile retorica e bisognerebbe invece ringraziare gli USA ed il Regno Unito, è (oltre che falso, vedi sotto) controproducente per i suoi sostenitori stessi. Per una semplicissima ragione: se dovessimo ringraziare e sentirci debitori SOLAMENTE di coloro i quali hanno svolto il ruolo quantitativamente più grande sul campo di battaglia non dovremmo ringraziare USA e RU ma l'Armata Rossa e Stalin! Perché son stati loro, quantitativamente parlando, a vincere la WWII ed a distruggere sia il ridicolo esercito fascista italiano (qui occorrerebbe aggiungere i Greci ed i partigiani comunisti di Tito ...) che la molto più temibile Wehrmacht! Poiché non credo sia questo il desiderio degli "antiantifascisti" nostrani (ve l'immaginate Borghezio e Gasparri a rendere omaggio all'Armata Rossa ed a Josif!?), raccomando a tutti costoro di ficcarsi nelle chiappe l'argomento "quantitativo" su chi abbia vinto la guerra (quella contro i tedeschi la vinse la Russia, gli USA vinsero quella contro i giapponesi) e a considerare quello "qualitativo" o, se volete, "marginale" (nel senso economico della parola: nel senso di "contributo al margine o addizionale" all'impresa).

- Come le invasioni di Nord Africa, Francia ed Italia furono marginalmente utili a vincere la guerra contro Hitler e Mussolini (quest'ultimo era comunque alla frutta, ma se Hitler avesse potuto utilizzare sul fronte dell'Est le divisioni che impegnò a contrastare USA e RU qualche mese in più, forse addirittura un anno, sarebbe durato) così (proporzionalmente) le azioni partigiane (parecchio a) Nord della Linea Gustav qualche mese (o settimana, fa lo stesso!) lo fecero risparmiare. Soprattutto, la presenza di formazioni partigiane e l'azione delle medesime ridussero d'alquanto i danni che i criminali italiani arruolatisi nella RSI avrebbero causato alle popolazioni del Nord, ai soldati italiani che dopo l'8 Settembre avevano disertato l'esercito fascista, agli ebrei italiani e a chiunque manifestasse al tempo tendenze anti-fasciste. Piccole o grandi che siano QUESTE E NESSUNA ALTRA sono le uniche note di merito che combattenti armati italiani possono avocare, in nome e per conto del popolo italiano, nel periodo che va dal 1939 al 1945, ossia durante l'intera seconda guerra mondiale! Altro non c'è, d'onorevole: tutto il resto è solo disonore. Anche solo per questo, o la fine della seconda guerra mondiale in Italia non si celebra o, da celebrare ed esser fieri, c'è solo quel fenomeno piccolo e minoritario che fu la Resistenza partigiana!

- Sgombriamo anche in campo da un'altra ipocrisia. Sul perché il comportamento dell'esercito italiano "ufficiale" nel periodo 1940-43 non sia degno d'encomio si son scritti volumi e non ci torno. Ovviamente l'indegnità pertiene a generali, colonnelli, maggiori e capitani, ministri e sottosegretari, membri di casa Savoia, gerarchi del regime e quant'altri organizzarono e diressero quelle tragiche avventure. I fantaccini - abbiano pur commesso come commisero a volte atti brutali - tali solo erano: fantocci nelle mani di un regime brutale, povera carne da cannore. Stendiamoci sopra un velo pietoso senza però scordare mai le responsabilità del regime fascista, dei Savoia e delle classi dirigenti italiane che quella guerra vollero.

- Più importante è negare sempre e comunque l'equivalenza fra i partigiani e coloro che si arruolarono nelle criminali milizie della RSI. Entrambi gruppi lo fecero volontariamente, la qual cosa permette e richiede un giudizio morale. E questo non può che essere di condanna dei secondi e di encomio ai primi. La ragione primaria l'ha detta chiaramente Sabino. Ma non v'è solo quella. I valori morali e sociali per cui un individuo sceglie di combattere in una guerra civile NON sono irrilevanti, al contrario. In un caso del genere sono, invece, tutto. Il criminale e la vittima sparano entrambi e scelgono di sparare cercando d'uccidere, ma non sono essi moralmente equivalenti. In questo paese (gli USA) nessuno neanche lontanamente si sogna di stabilire una qualche equivalenza morale fra i due lati della guerra civile, per la semplice ragione che un gruppo aveva deciso di combattere per mantenere lo schiavismo e l'altro per abolirlo. Lo stesso vale per la guerra civile italiana del 1920-45 (non ho sbagliato date ...): le due parti combattevano per sistemi socio-politici alternativi e per sistemi morali fra loro incompatibili. Non possono essere trattate in modo equivalente: l'una merita l'encomio, l'altra il biasimo e l'oblio. Ad una parte dobbiamo il poco di democrazia liberale che abbiamo, all'altra 23 anni di dittatura, crimini innumerabili, distruzioni e, se avessero vinto, una dittatura criminale ed impazzita. Nessuna equivalenza è possibile ed occorre ricordarsi di non dimenticarlo mai.

- Che la Resistenza fosse fenomeno minoritario non è cosa da nascondere, come sembrano fare da sempre i rappresentanti politici di quello che si chiamava l'arco costituzionale, né di cui vergognarsi. È cosa da tenere in conto e sui cui riflettere. La creazione della Repubblica fu, probabilmente, l'unico atto di "giacobinismo" delle classi politiche italiane post-fasciste: bene! Elogiamolo: la Resistenza merita ancor più considerazione, onori e lodi PROPRIO PERCHÈ ERA COMPLETAMENTE MINORITARIA! Siamo capaci tutti a fare gli eroi quando siam sicuri di vincere perché dietro a noi c'è la stragrande maggioranza della popolazione. Molto più coraggio, abnegazione e saldezza morale richiede il fare la stessa cosa nella consapevolezza d'essere una sparuta minoranza che opera in un territorio occupato da criminali stranieri coaudiuvati da criminali nazionali che agiscono con l'appoggio di una porzione sostanziale e forse maggioritaria della popolazione! La Resistenza fu l'atto coraggioso d'una minoranza illuminata, possiamo solo ammirarli.

- La Resistenza non fu, e qui veniamo ad una questione chiave, solo fenomeno comunista e socialista né fu monopolio di PCI e PSI. Che quest'ultimi ne fossero le componenti principali, almeno in termini di uomini, non v'è dubbio. Mio suocero c'era ed anche mio zio Biscaccia c'era, ma c'erano anche mio padre e suo cugino (l'uno, come il suocero, a far da postino, l'altro più grande a comandare una brigata). I primi due erano comunisti senza ahi né bahi, i secondi due cattolici e democristiani con ancor meno ahi e bahi. E c'erano anche lo zio di Pama (apolitico) e Bruno Trentin (Giustizia e Libertà). Anche in questo caso il problema non è fare i conti della serva e distribuire percentuali in modo tale che la Resistenza diventi "comunista" perché fra i partigiani i comunisti ed i socialisti erano la maggioranza. E nemmeno fissarsi sul fatto che, all'interno della medesima, alcune componenti pensavano al colpo di mano per la creazione di uno stato socialista mentre altre si opponevano a tale progetto. Se c'è un merito storico (e ce ne sono davvero pochi, pochissimi) che mi sento di poter attribuire al PCI di Togliatti è proprio questo: non aver ceduto (per paura o per scelta politica cosciente, la differenza conta ma NON inficia il giudizio di fondo) alla tentazione militare ed aver accettato il gioco democratico. Anzi, aver contribuito, mio suocero e mio padre assieme pur da campi diversi ed opposti, fare l'Italia molto più democratica e libera di quella in cui entrambi erano cresciuti.

- Il giudizio storico di fondo non può astrarre dal fatto che questi pochi ed eterogenei, ma coraggiosi e lungimiranti, giacobini riuscirono, tra il 1943 ed il 1948, a stare assieme, lottare assieme, mediare le proprie differenze, fare dell'Italia una Repubblica, darle una Costituzione (debole e piena di difetti ma democratica perdinci!), un parlamento, delle elezioni, la pace civile (fin troppa: continuo a considerare l'amnistia togliattiana un grave errore storico e politico), la minimizzazione delle vendette, persino un'economia di "quasi mercato"! Vi par poco? Pensate a cos'era l'Italia di qualche anno prima, l'Italia dei fascisti, dei Savoia e di Mussolini! I meriti di costoro, del CLN e della Resistenza, vanno valutati in termini relativi avendo a mente cosa era l'Italia del 25 Aprile 2945, non quella di oggi. Con quel paese sullo sfondo a me, costoro, sembrano oggi ancor più di ieri non solo degli eroi ma dei grandi e coraggiosi uomini di stato, altro che i quaquaraqua che oggi sgovernano il paese.

- Non scordiamoci, infine, che proprio perché costoro erano minoranza, infima minoranza, tali sono probabilmente rimasti anche se non più infimi in numero. L'Italia del 1945 era antifascista forse al 10-20%, fascista almeno il doppio e né carne né pesce per il resto. La grande maggioranza degli italiani di allora non era anti-fascista e, io credo, una buona percentuale degli italiani di oggi anti-fascista non è. Non so se è antiantifascista (nella versione in cui i due "anti" si elidono) ma l'impressione forte ed argomentabile è che così sia. Da qui, io credo, le controversie e le tensioni che sempre più frequentemente emergono ogni 25 Aprile.

- Qui si apre un discorso lunghissimo, più lungo e complicato di quello che questo già enorme commento permette, sul perché la democrazia liberale e la costituzione repubblicana non siano diventate patrimonio di tutti e non si siano quindi potute evolvere, finendo imbalsamate in quella cosa che abbiamo oggi e che, chiaramente, non funziona più né per gli uni né per gli altri. Gli errori stanno da parecchi lati - ovviamente anche e forse soprattutto dal lato di coloro che sino al 1994 gestirono la prima repubblica definendone l'arco costituzionale per 48 anni. Ma il problema di un corpo sociale che non è completamente antifascista e democratico-liberale, e nel quale vive una componente forte, incazzata, vendicativa e vigliacca (vigliacca: perché non ha il coraggio di manifestarlo e s'inventa le polemiche su Bella Ciao per coprire il proprio antiantifascismo) che in questa costituzione e nei suoi fondatori non s'identifica per nulla, questo fatto va riconosciuto! Vengono anche qui, ed anche qui, da vigliacchi qual sono, non hanno in coraggio delle loro opinioni, dei loro nomi, dei loro valori. Non hanno il coraggio - che non ebbero negli anni '20 mentre si celavano dietro alle squadracce, né nel dopo guerra perché timorosi della punizione che avrebbero meritato - di articolare e giustificare il sistema politico-sociale che vorrebbero, che è, alla fine, quella cosa che io da tempo chiamo "peronismo": il vecchio fascismo italiano (tutto italiano, non facciamo confusione!) adattato al mondo del XXI secolo. L'Italia, piaccia o meno, anche nel 2010 non è antifascista e liberal-democratica al 100%, signori miei. Infatti non lo è, temo, neanche al 51% ... chiediamoci il perché, invece di far tante finte discussioni su una canzone o l'altra. Il problema non è Bella Ciao, il problema è che la maggioranza d'Italia non s'identifica neanche con i principi essenziali della sua carta costituzionale e con i valori di coloro che la scrissero.

Rimane, infine, la necessità di affermare che se vi è stato un momento grande nella storia dell'Italia moderna (quella cosa inventata dai Savoia, Cavour, Garibaldi e compagnia circa 150 anni fa) quella fu la Resistenza Partigiana del 1943-45. Per la quale vale, sempre e comunque, quanto scrisse Pier Paolo:

Così giunsi ai giorni della Resistenza 
senza saperne nulla se non lo stile:
fu stile tutta luce, memorabile coscienza 
di sole. Non poté mai sfiorire, 
neanche per un istante, neanche quando 
l'Europa tremò nella più morta vigilia. 
Fuggimmo con le masserizie su un carro 
da Casarsa a un villaggio perduto 
tra rogge e viti: ed era pura luce. 
Mio fratello partì, in un mattino muto 
di marzo, su un treno, clandestino, 
la pistola in un libro: ed era pura luce. 
Visse a lungo sui monti, che albeggiavano 
quasi paradisiaci nel tetro azzurrino 
del piano friulano: ed era pura luce. 
Nella soffitta del casolare mia madre 
guardava sempre perdutamente quei monti, 
già conscia del destino: ed era pura luce. 
Coi pochi contadini intorno 
vivevo una gloriosa vita di perseguitato 
dagli atroci editti: ed era pura luce. 
Venne il giorno della morte
e della libertà, il mondo martoriato 
si riconobbe nuovo nella luce...

Quella luce era speranza di giustizia:
non sapevo quale: la Giustizia. 
La luce è sempre uguale ad altra luce. 
Poi variò: da luce diventò incerta alba, 
un'alba che cresceva, si allargava
sopra i campi friulani, sulle rogge..
Illuminava i braccianti che lottavano.
Così l'alba nascente fu una luce
fuori dall'eternità dello stile...
Nella storia la giustizia fu coscienza
d'una umana divisione di ricchezza,
e la speranza ebbe nuova luce.

 

Se c'è un merito storico (e ce ne sono davvero pochi, pochissimi) che mi sento di poter attribuire al PCI di Togliatti è proprio questo: non aver ceduto (per paura o per scelta politica cosciente, la differenza conta ma NON inficia il giudizio di fondo) alla tentazione militare ed aver accettato il gioco democratico.

Googlando da autodidatta, ho trovato questo libro, pubblicato abbastanza recentemente, in cui si sostiene, basandosi su fonti di archivio URSS, che  fu Stalin ad "imporre" a Togliatti il gioco democratico. In altre parole, Togliatti faceva quello che gli diceva Stalin, e Stalin non voleva la rivoluzione in Italia.  Se c'e' qualche storico che ne sa, sarebbe interessante capirne di piu'.

Poi ovviamente, 25 aprile, nessuna ricorrenza, ora e sempre, Resistenza ~lol

esatto, fra l'altro si può vedere anche un altro libro di Zaslavzky, "Lo Stalinismo e la sinistra italiana", Mondadori 2004

Re(1): letture

ne'elam 26/4/2010 - 18:21

un saggio meno militante di questi due è quello di pons, uno che qui non è tenero con togliatti e che altrove non lo è neppure con berlinguer. btw, non sono uno storico.

non è questione di essere militanti o no, è questione che ci sono i documenti

anche perché in caso di guerra civile in italia (probabilmente soffocata, visto che la jugoslavia titina non avrebbe aiutato i bolscevici italici, al piu avrebbe preso Trieste), avrebbe dato la scusa alla Nato per  intervenire in scenari che i russi ritenevano futuribili e  avveratisi come Praga e Budapest

Mi fa piacere tu abbia letto il libro ed altri, a cui pure le domande seguenti sono rivolte, abbiano letto altri e documentati libri. Poiché quei libri che citati non ho avuto l'opportunità di leggerli, mi piacerebbe conoscere cosa PROVANO che io non so e che contraddice la mia affermazione.

In altre parole, sarebbe interessante capire COSA provano i documenti e COSA Stalin impose a Togliatti.

Faccio alcuni esempi specifici di cose che sarebbe bello ci venisse spiegato e documentato sulla base dei nuovi documenti in questione (qui "Togliatti" sta per "gruppo dirigente del PCI" mentre "Stalin" sta, effettivamente, per Stalin, visto che comandava lui ...):

- Togliatti voleva l'insurrezione armata in Italia? Quando, come, dove e da parte di chi?

- Togliatti chiese l'intervento militare dell'Armata Rossa o l'aiuto dei partigiani di Tito per raggiungere tale obiettivo?

- Togliatti chiese, più in generale, aiuti militari e finanziari per fomentare un'insurrezione popolare che instaurasse una dittatura social-comunista?

- Si fecero piani centralizzati al proposito, o ben a Mosca, o ben in altri luoghi dove la direzione del PCI in esilio operava o nel CLN, per esempio, in compagnia di Enrico Mattei?

- COSA esattamente Stalin impose a Togliatti contro i desideri, la voglia, gli argomenti ed i piani del medesimo?

- Altre ed eventuali ...

Rimango in attesa di cosa ci sia di nuovo al proposito.

P.S. Fra me e te: la battuta finale ci voleva proprio?

il libro lo presi tempo fa in biblioteca e non ricordo i particolari, so che era supportato da fonti. ecco una recensione:

Le documentazioni degli archivi sovietici, insieme a quelle dei servizi segreti americani e italiani e a quelle acquisite dalla Commissione stragi del Parlamento, dimostrano ad esempio l’esistenza di un esercito clandestino approntato dal PCI negli anni dell’immediato dopoguerra e pronto a una eventuale insurrezione, che fino al 1948 venne ritenuta dalla direzione del partito come un’opzione concretamente praticabile. Fu solo in quell’anno che l’ipotesi venne scartata, e non per iniziativa del Partito italiano ma per disposizione del governo sovietico, sulla base del risultato delle elezioni del 18 aprile ma anche di fattori di politica internazionale che orientarono Stalin al definitivo disimpegno dallo scacchiere mediterraneo: il tramonto dell’insurrezione greca, che di quella italiana doveva rappresentare una sorta di «prova generale», e la rottura con la Jugoslavia, che avrebbe dovuto costituire un sostegno politico e militare imprescindibile per il partito italiano. Se dopo il 1948 l’apparato militare venne in parte smantellato e ridotto alla dimensione di «apparato di vigilanza» molto più snello con compiti di sicurezza, di raccolta di informazioni e di sorveglianza interna al Partito stesso, è da quella data che assunse invece una dimensione sempre più consistente il finanziamento occulto da parte sovietica al PCI, sia nella forma di versamenti diretti sia in quella del sostegno indiretto a organizzazioni e imprese collaterali al partito, e destinata a protrarsi (almeno quella indiretta) fino al crollo dell’URSS nel 1991.

Commento chiarissimo, esaustivo, informativo, convincente e anche commovente!!! meglio del post stesso :)

Quando si affrontano certe discussioni (la Resistenza è una delle più calde) mi pare spesso di assistere a una causa di beatificazione. Ovunque, non specificamente in questa sede e non per tutti gli interventi. Come se la storia fosse una sorta di Corte di cassazione capace di ripulire i giudizi dalle passioni e dagli errori umani e di consentire una “sentenza definitiva”, Non sono uno storico, sia chiaro, ma questo mi sembra un approccio sbagliato: 1. perché le nostre passioni inevitabilmente investono i fatti del passato; 2. perché le passioni allora in gioco inevitabilmente si propagano fino a sommarsi alle nostre; 3. perché le passioni possono sempre essere superate (dunque si va oltre esse solo attraverso esse) da chi si prefigge di accedere alla valutazione storica.

Ma succede, che so, quando si parla di Riccardo III o di Danton e Robespierre, di Cassio, Cesare e Bruto, di Luigi XVI e di Maria Antonietta di Francia e compagnia cantante. E così spesso la storia diventa occasione per creare “santini” la cui immagine parte dalla facile contrapposizione di buoni e cattivi cui ricondurre quasi in essenza questa o quell'azione . Cosa che, naturalmente, non regge al vaglio dei fatti perché è fin troppo ovvio che tutti siamo buoni e cattivi insieme. E così crediamo di poter qualificare le azioni a partire dalle intenzioni che le sottendono. Ma temo che la realtà storica abbia poco da spartire con le intenzioni.

Non c'è dubbio: probabilmente alcuni tra comunisti e socialisti miravano a instaurare una dittatura. Non c'è dubbio: alcuni aderirono opportunisticamente alla lotta partigiana. E non c'è dubbio che dopo il 25 Aprile, come sempre accade in queste circostanze, si scatenò molta canaglia, anche  tra quanti erano stati fascisti di quarta fila o "maggioranza silenziosa" e connivente ("tengo famiglia") e ora, divenuti "antifascisti",  tentavano di farsi una verginità con la ferocia zelante che nessuno che avesse degli obiettivi minimamente politici poteva tollerare; o che si scatenassero vendette, violenze, odii, rese dei conti assolutamente estranee e gratuite rispetto alle finalità in gioco. E non c'era, credo, tanto bisogno di Giampaolo Pansa per sapere cose non molto diverse, nella sostanza, da quelle che Giorgio Pisanò è andato scrivendo sistematicamente per tutta la vita.

Il punto è che: 1. quei marxisti non fecero la rivoluzione d'Ottobre né instaurarono la dittatura del proletariato; 2. quegli intenti opportunistici furono piegati a un disegno politico di ben altro respiro; 3. le bassezze umane fanno parte del gioco: qualsiasi gioco; specie in situazioni di guerra e di “guerra civile”.

Ciò che conta è l'opera che si compì con la Resistenza, al di là e per mezzo anche di talune bassezze e calcoli opportunistici. Al di là di tante buone o cattive intenzioni e motivazioni personali. Che solo la buona politica sa piegare e forgiare in vista dei fini che si propone. E buona politica, nei fatti, fu complessivamente quella di Togliatti e Longo quanto quella di Pertini e di Saragat, dei cattolici, dei liberali, degli azionisti. E persino degli ufficiali italiani, per lo più (è vero) insulsi e arroganti, che iniziarono azioni armate o di spionaggio e raccordo fra formazioni partigiane e truppe alleate che premevano da sud. O quanti, in città e paesini sperduti che, per ragioni tutte loro, durante il Ventennio avevano taciuto e sopportato e ora si svegliavano per dare una mano a partigiani e alleati. Colpevoli? Molto saggiamente Churchill diceva “soldato che fugge, è buono per un'altra volta”. E comunque, penso semplicemente che alcuni erano rimasti a lungo, per ovvie ragioni, privi di una guida che desse speranza a qualsiasi possibile sacrificio. Pochi? Molti? Non lo so. Certo il fascismo ebbe un largo consenso popolare. Ma la forza dei CLN, in particolare del CLNAI fu esattamente quella di saper incanalare su precisi obiettivi tante disparate ragioni e persino opportunismi. Persino, forse, un “fascismo rivoluzionario” della prima ora, che aveva visto nel fascismo e ora vedeva nella RSI un'occasione di vera rivoluzione sociale, si animò: parlo dei cosiddetti “fascisti di sinistra” di Stainis Ruinas (Giovanni De Rosas) e di PN, eredi del sansepolcrismo e dei loro rapporti col PCI. Che non demonizzo affatto per questo.

Progetto politico che mancò al sud, dove pure Matera, nella mia regione, era stata la prima città d'Italia a ribellarsi, il 9.9.1943, e poi Rionero in Vulture, Napoli ecc. Ma, prive di efficace guida e consapevolezza politica, quelle rivolte furono i cruenti fuochi di paglia che conosciamo: non Resistenza o Liberazione, concordo in pieno con Boldrin.

E qui una parentesi andrebbe aperta: al sud non andò così, a mio avviso,  durante il Risorgimento, quando molte regioni meridionali si erano ribellate all'esercito borbonico (l'esercito di “Francischiello”, ridotto all'ombra di sé stesso dal dissesto finanziario in cui era caduto il Regno dopo la recente “crisi dello zolfo”, ma pur sempre temibile) vincendolo, cacciandolo e instaurando governi provvisori in attesa dei garibaldini, a partire proprio dalla mia regione (Lucania o Basilicata che dir si voglia: dal 2000 sono legittimi ambo i nomi) dove mazziniani (e non solo), persone come Nicolò Mignogna e Giacinto Albini, alla guida di volontari, liberando cittadine come Montemurro e Corleto giunsero a prendere Potenza e l'intera regione. Certo: anche quello fu un moto “di parte”, mancherebbe. E ne furono estranei i contadini: basta rileggere Salvemini e Gramsci per capire quanto fosse seria la questione.

S'era capito già con la Repubblica napoletana del 1799, del resto; i cui capi, come il giovane Mario Pagano, finirono decapitati o impiccati a Napoli perché male avevano fatto i conti: pensavano che contadini e braccianti si sollevassero, per le misere condizioni di vita in cui versavano. Ma i più non erano nemmeno in grado di capire che quelle condizioni potevano essere ribaltate solo con un'energica azione rivoluzionaria. Non a caso, molti anni dopo, battaglia centrale di 2 grandi pugliesi, Salvemini e Di Vittorio, fu quella per l'istruzione delle classi povere.

S'era capito, poi,  con i moti del 1830-31, finiti miseramente, che occorrevano obiettivi più coraggiosi e meno "localistici". Fu allora che i liberali, figli dell'illuminismo meridionale e napoletano, di Vico e di Vincenzo Cuoco, compresero che l'unità d'Italia era la parola d'ordine e l'obiettivo da perseguire, se si voleva sperare che funzionasse. La conferma si era avuta quando la flotta inglese aveva circondato Napoli minacciando di bombardarla, se Ferdinando II, per compensare le minori entrate conseguenti all'abolizione della tassa sul macinato, avesse osato vendere lo zolfo siciliano (il 90% del fabbisogno mondiale dell'epoca) alla Francia, che era disposta a pagarlo il doppio rispetto ai monopolisti inglesi. Uno stato piccolo come il Regno di Napoli, ancorché il meglio armato e più popoloso d'Italia, poco poteva contro la superpotenza inglese. E questo aveva aperto gli occhi a molti.

Come sia, a ben guardare,  credo che nessun processo storico può dirsi di tutti: “se è di tutti, vuol dire che non è di nessuno” disse, se non erro, il Cuoco nella sua "Storia della Repubblica Partenopea".

Allora: non può esserci memoria condivisa della Resistenza. Mi pare quasi scontato. A un'amica fascistissima di vecchia data che diceva “il 25 Aprile è la commemorazione di 2 schieramenti che combattevano tutti e 2 per degli ideali” risposi che, fatto salvo il suo pieno diritto di dire la sua, non possono stare sullo stesso piano gli ideali di chi combatteva per conservare la dittatura e chi, intenzionalmente o no, ce ne ha liberato.

Certo, i paragoni col Risorgimento vengono spontanei: fu il riferimento dell'antifascismo fin dalla prima ora. Per ovvie ragioni: una fu che era il punto del passato più vicino che presentava maggiori affinità con la situazione (allora) presente. E la retorica è d'obbligo, ma non fa parte del giudizio storico.

Non confondiamo. E non demonizziamo la retorica (o, se si preferisce, l'oratoria), per favore: esiste da quando esiste l'umanità, e svolge un compito importante. Ma col giudizio storico non c'entra nulla, temo. La retorica evoca immagini per incitare all'azione, alla vita. Tutto il contrario del mio mestiere, che osserva la vita per estrarne immagini. Proprio per questo comprendo e rispetto la retorica, purché non si spacci per architettura, pittura o scultura, riducendole a propaganda, come tentò di fare il fascismo al pari di tutti i dispotismi. Dir male della retorica è più facile che farne a meno. E cmq trovo assai meglio quella resistenziale di quella del “popolo di santi, eroi, poeti e navigatori”: quando riusciremo a fare a meno di eroi e martiri, saremo un paese molto migliore.

Cosa è emerso di nuovo e positivo, dalla lotta di liberazione? Un paese che è passato dal liberalismo “classico” ed elitario a uno democratico: non del tutto, certo, con sacche enormi di attrito e reticenza, ma le libertà è più facile concederle che toglierle; un paese che, se è vero che non “sente” troppo la Costituzione, è riuscito a portarla nelle fabbriche con lo Statuto dei Lavoratori: piaccia o meno, così è andata; che ha dato più volte prova (divorzio e aborto sono solo 2 esempi) di saper distinguere molto bene la morale personale dall'etica dell'ordinamento e questa dallo Stato “etico”: e col concorso del voto “cattolico” e missino; un paese che con la Riforma fondiaria, che bene o male funziona ancora, è riuscito a dare terre incolte ai contadini del sud: secolare problema. Nel 1799 monsignor Serrao, detto “il vescovo giacobino”, aveva pubblicamente proclamato di aderire alla neonata Repubblica, promesso le terre ai contadini e fu assassinato da ignoti sicari calabresi 2 giorni dopo. L'elenco sarebbe lungo. Quello dei problemi che abbiamo davanti forse di più.

Ma non c'è via d'uscita, se non si cercano soluzioni nell'ambito del dettato costituzionale nato, guarda caso, dalla Resistenza. Ha molti difetti? Certo. Qualcuno sa indicarmi una via migliore ?

Assente completamente al Sud

Dissento.

Dissenti pure. Non fu "resistenza" in alcun senso degno del termine. Se vuoi ci passiamo giorni a discutere, ma il verdetto storico mi sembra banalmente definitivo. Una rondine non fa primavera.

Giorni no, per carità. Però guarda le date: l'8 Settembre si firma l'armistizio (gli alleati erano già in Calabria e preparavano Salerno), il 1° Ottobre erano a Napoli, in 23 giorni è praticamente impossibile organizzare alcunchè, ma proprio Napoli dovrebbe far capire che la volontà di cacciare nazisti e fascisti era viva anche al Sud.

La Resistenza, peraltro, era quindi fuori luogo: contro chi dovevano resistere ?

Concordo. Questa è una delle poche pecche del bel commento di boldrin. Semplicemente il sud fu liberato rapidamente, contro chi avrebbe dovuto fare la resistenza, contro gli alleati?

Re: Data la data

Malthus 26/4/2010 - 07:52

non è che non fosse assente, ma per durata d'azione (nel 43-44 mezza italia era libera mentre la guerra è finita ufficialmente nel 1945 il 28 aprile) e azioni (nessuna "repubblica partigiana" tipo Alba si ricorda al sud) non si può paragonare "alla pari" con il nord, non è padanismo, è verità. però si, le stragi ci son state anche al sud. innegabile

senza la Royal navy non ci sarebbero stati sbarchi, senza la resistenza britannica niente D-day, senza commonwealth niente liberazione italia (nella penisola eran di piu i sudditi di sua maestà in genere che US o francesi), senza sconfitta da parte tedesca  nella battaglia d'inghilterra, nemmeno stalin avrebbe resistito (si lo so, niente invasione da parte inglese in francia, ma eran obbligati a mantenere esercito là i tedeschi). Ok usciti dalla guerra la supremazia sui mari passò dalla royal navi (che l'aveva da Trafalgar) alla marina statunitense , ma senza gli sforzi britannici la guerra non sarebbe durata a lungo: gli stati uniti avrebbero fatto la guerra al giappone e basta perchè trovarsi soli contro i tedeschi non sarebbe stato facile. Però abbiamo Aviano, Ederle, Ghedi e quindi dimentichiamoci di tutti i Tommy morti a Gela e Anzio

Beh, a voler cavillare, la guerra l'ha vinta il sistema industriale e logistico USA. Non solo perchè non era bombardabile. Andate a leggere la produzione di aerei e tank USA e confrontatela con quella tedesca. Non c'è partita. Anzi la meraviglia è che la vermacht abbia retto così tanto, frutto di una superiorità sia tecnica che di preparazione militare. Poi è chiaro la massa umana russa e la capacità di resistenza britannica hanno dato un valido contributo (più la prima) ma senza zio sam che sfornava tank a getto continuo...

Beh, a voler cavillare potremmo cavillare, che se c'è un argomento su cui gli storici si son lanciati a man bassa è quello. Dubito alquanto che il consenso coincida con quanto sostieni ... Il che non implica che la conclusione sia l'opposto (il sistema industriale USA non è servito a nulla). Semplicemente, rimane diffusa ed altamente dominante la convinzione, motivata, che la guerra contro Hitler, alla fin fine, la vinsero i russi a Stalingrado. Con pessime maniere, certamente, ma la vinsero loro.

Non è il momento, ma se proprio fosse necessario, la letteratura sull'argomento è abbastanza imponente.

stalingrado fu senza dubbio l'evento militare chiave, molto più del D-DAY, ma la sola lettura dei dati di produzione lascia esterefatti. Gli USA hanno de facto pagato di tasca loro la produzione bellica UKolte la loro e buona parte di quella URSS, producevano più di dieci volte gli aerei dei tedeschi hanno triplicato la loro flotta mercantile in tre anni, hanno sostenuto con mezzi (soprattutto aerei) e soldi i russi. Qualcosa di mai visto nella storia.

Ciò sicuramente non inficia il tuo discorso di fondo:alla fine si dovrebbe ringraziare Stalin, perchè il materiale umano ce l'hanno messo loro.

Sempre senza voler cavillare, ma la guerra in Europa (quella nel pacifico è un'altra storia) - militarmente parlando -  è stata vinta dall'URSS e molto probabilmente l'avrebbe vinta anche senza l'aiuto degli alleati.

Una occhiata alle date è indicativa: la battaglia di Stalingrado venne combattuta nell'inverno del 1942 e l'ancor più decisiva (ma meno simbolica) battaglia di  Kursk nel luglio del 1943, prima di qualsiasi intervento in Europa continentale da parte degli anglo-americani e  prima che iniziassero il terror bombing sulle città tedesche. A seguito di queste due battaglie la disfatta tedesca era solo questione di tempo.

Del resto la "vera" guerra totale, per la sopravvivenza e l'annientamento dell'avversario, fu quella combattuta sul fronte orientale, quella sul fronte occidentale fu, per  uomini e materiali, molto meno importante e decisiva.

I numeri lo dimostrano: oltre 400 divisioni sovietiche e tedesche combattevano sul fronte est e si stima che un totale di oltre 600 divisioni tedesche (nonchè rumene, ungheresi, finlandesi e - anche - italiane) distrutto in questo teatro di guerra tra il 1941 e il 1945, mentre, per dare un'idea, nella fase decisiva dello scontro in Francia dopo il D Day, si affrontarono 15 divisioni alleate e 15 tedesche (su un totale di 50, mediamente poco efficienti).

Anche nella produzione di armi l'URSS surclassava la Germania, senza bisogno dell'aiuto USA, che fu invece importante nella motorizzazione dell'esercito e negli apparati radio).

Ecco qui un po' di dati:

AEREI

                 1940              1941                   1942                       1943                  1944                 1945

UK        15.049            20.094              23.672                26.263             26.461            12.070 

USA      12.804            26.277              47.826                85.998            96.318             49.761

URSS    10.565            15.735              24.436                34.900             40.300             20.900

GERMANIA 10.247         11.776             15.409                 24.807            39.807              7.540

 

TANKS

                 1940              1941                   1942                       1943                  1944                 1945

UK         1.390             4.841                8.611                 7.476              5.000               2.100 

USA          400            4.052               24.997                29.497            17.565             11.968

URSS      2.794            6.590              24.446                24.089             28.963             15.400

GERMANIA 2.200          5.200                9.200                17.300             22.100              4.400

 

Una buona lettura per approfondire questi argomenti è: "Why the allies won" di Richard Overy, ma come dice Michele la letteratura sul punto è sterminata.

senza voler tediare, buona parte della produzione URSS è pagata dagli USA, la produzione di tank russa non può esser presa come benchmark perchè concettualmente era radicalmente diversa da quella tedesca e anglo americana.Erano carri più semplici ed economici da fabbricare. Anche qui puntavano sul numero, più che sulla qualità.

La produzione aeronautica (di buon livello) invece è paragonabile a quella tedesca, chi è fuori scala sono gli USA (come per le navi).

Inoltre solo in materiali i russi hanno ricevuto l'equivalente di circa 11mld di $ con la legge Land-Lease.

Non è minimamente in discussione, invece, l'importanza decisiva del fronte e l'immenso tributo di vite umane pagate dai russi per la vittoria di tutte le forze alleate.

 

senza voler tediare, buona parte della produzione URSS è pagata dagli USA, la produzione di tank russa non può esser presa come benchmark perchè concettualmente era radicalmente diversa da quella tedesca e anglo americana.Erano carri più semplici ed economici da fabbricare. Anche qui puntavano sul numero, più che sulla qualità.

Premesso che non sono un esperto(!), ma sei proprio sicuro?

Mi risulta che il T-34 (pur pieno di difetti) fosse, all'inizio dell'Operazione Barbarossa, il miglior carro armato pesante al mondo, nettamente superiore, per armamento e corazzatura, agli omologhi tedeschi e inglesi (gli USA sono, in questo confronto, nettamente perdenti, avendo sempre privilegiato la mobilita' e l'agilita', utili nelle guerre anfibie del Pacifico, rispetto alla potenza e corazzatura necessarie nelle pianure dell'Ucraina o dell'Africa settentrionale)

 

Non voglio tediare con tecnicismi, sottolineo che la scelta della facilità di costruzione era appunto una scelta voluta per avere tanti carri a disposizone nel più breve tempo possibile. Vado a memoria, ma credo che i russi producessero in un mese tanti T34 quanti Tiger facevano i tedeschi in un anno.

Filosofie rimaste nella guerra fredda quando i russi producevano tanti carri più semplici e la NATO pochi carri più qualitativi.

Tutto questo per dire che essendo le filosofie di realizzazione diverse, le produzioni non possono esser paragonate.

Ps: per l'efficacia del singolo tank basta guardare la lista dei cosiddetti assi. Quelli russi hanno all'attivo una sessentina di successi di solito nella prima parte della guerra, i tedeschi viaggiano su medie più che doppie.

La maggiore importanza del fronte orientale (inteso in senso allargato, non solo gli scontri diretti tra Germania e URSS) secondo me è esemplificato da un dato: praticamente la Yugoslavia ha avuto lo stesso numero di vittime degli americani (impegnati nel Pacifico, in Europa e in Africa).

gli stati uniti avevano la legislazione piu segregazionista dopo quella tedesca (vedi leggi tipo "come sedersi sul bus" negli stati uniti del sud) ed entrando in guerra uscirono definitvamente dalla depressione (investimenti a raffica nel settore militare e a cascata sugli altri). si, gli stati uniti sfornavano tank piu facili da costruire ed in serie (eran dei giocatttoli in confronto ai tedeschi e i t38 russi avevan la stessa base di quelli tedeschi - per aggirare Versailles i tedeschi produssero la molta parte dei loro primi panzer) ma la royal navy (rule britannia eheh) pattuglio le coste sull'atlantico prima della discesa effettiva usa eprima che gli usa iniziassero a produrre navi-lego in serie (ingegneria davvero basilare, per essere riprodotte all'infinito), e contribui per il possibile allo sforzo russo (per per lo piu riceveva aiuti da vladivostock e alaska). poi certo, le tattiche eran diverse: i britanni eran per una guerra d'attito, ai fianchi: forti sul mare tentavan di affamare il nemico e sfiancarlo : vedi malta nel mediterraneo, gli yankee invece, forti di una popolazione quel 20 volte maggiore e senza dover tener soldati in patria per difesa del suolo (il canada e messico non avrebbero mai attaccato di sicuro) avevan piu carne da macello ma ripeto: senza resistenza britannica stalin avrebbe ceduto a stalingrado probablmente (avrebbe avuto contro l'intera wehrmacht, ricordo) e di conseguenza gli usa non sarebbero mai entrati, nemmeno indirettamente, probabilmente avrebbero fatto guerra al giappone e inglobato il canada e le restanti colonie britanniche.

Beh! continuando a cavillare, un cruciale punto di debolezza della Germania fu il pretendere di battersi su troppi fronti disperdendo le forze. Le ubbie da stratega dilettante di Hitler diedero una buona mano ai russi soprattutto nella prima parte, nel 41 quando decise di mutare lo svolgimento originario del piano d'attacco. Quanto ai russi, già prima della battaglia di Stalingrado ricevevano aiuti cospicui dagli Alleati via Murmansk (Liddel Hart, History of II WW)ma producevano dal 1941 quello che fino alla fine del conflitto rimase il miglior tank del mondo, il T34 superiore ai carri americani ed inglesi. Solo il carro tedesco noto come Tigre  che fu impiegato in massa per la prima volta proprio durante la battaglia per il saliente di Kursk poteva competere quasi ad armi pari. Sulla strategia tedesca della campagna di Russia, è di eccezionale interesse Lost Victories scritto dal Maresciallo Erich Von Manstein mai tradotto in italiano. (Dovrebbe essere reperibile su Amazon). I russi da soli, senza i rifornimenti anglo-americani non so se sarebbero riusciti a vincere.

Il dopoguerra ed il destino dell'Europa fu deciso a Yalta ed a Teheran. La rivolta comunista in Grecia fu sconfitta per l'ostinazione inglese nel rammentare ai Russi che la Grecia apparteneva all'aria di influenza occidentale. E così l'Italia. Che sia stato Stalin ad imporre la via democratica a Togliatti, è sicuramente vero nei fatti quando questi, verso la fine del 1943 tornò dalla Russia e stupendo l'universo mondo, non solo non chiese subito l'abdicazione del re o l'instaurazione della repubblica, ma fu tra i promotori del primo governo costituito dopo la fuga del re a Brindisi. Sul seguito, se Stalin impose a Togliatti di continuare a seguire la democrazia, che risulti dalle mie letture non ci sono documenti. Ma per fortuna è quello che è avvenuto.

sarebbe il caso di avere il coraggio di dire che l'80% di quelli che si scannavano nel 1945 non voleva demorazia, ma qualche forma di dittatura. Sulla menzogna non si costruisce niente di buono. Non considero il 25 aprile una "mia" festa (del resto nessuna festa "statale" la considero tale, ma questa meno di altre).

Quale menzogna? 

Sarebbe il caso di avere il coraggio di dire che fino al 1943 coloro che appoggiavano o tolleravano italianamente la dittatura erano la grande maggioranza, e che il CLN (comunisti compresi) contribuì a far nascere in italia una democrazia. Se questo tuo 80% avesse desiderato in primis una nuova dittatura non credo si sarebbe optato per il confonto democratico a fine conflitto.

infatti loro mica lo volevano il confronto democratico, da abitante della zone dei "triangoli rossi" ne so qualcosa; se in Italia nel dopoguerra si è imposta la democrazia lo dobbiamo al fatto che eravamo occupati dagli americani e non dai sovietici: o dovremmo credere che gli stalinisti italiani (molti dei quali, fra l'altro, come dici anche tu fino al 24 luglio o poco prima erano fascisti) fossero intrinsecamente migliori di quelli cecoslovacchi, polacchi o ungheresi?

gli stalinisti italiani (molti dei quali, fra l'altro, come dici anche tu fino al 24 luglio o poco prima erano fascisti)

Abitare in "triangoli rossi" non rende meno ridicole le proprie affermazioni, vedi qui sopra... al massimo e' un segno di astio, che e' un'attitudine legittima ma sgradevole quando si giudicano vicende storiche complesse.

Tutti i comunisti-stalinisti-rossi-cattivi pensavano solo a portare la dittatura in Italia, vero? Come se si trattasse di un controfattuale... Sento ripetere questa filastrocca dal Piemonte all'Emilia da molte persone che reputo intelligenti, troppe per non pensare che ci sia sotto un astio davvero profondo...

 

Non ho capito quello che neghi. Se neghi che tipici campioni della Resistenza e dell'Italia democratica e "antifazista" fossero stati fascistissimi fino alla soglia del 25 luglio, posso farti degli esempi documentati. Se neghi che il PCI del 1945, governato da un tipo che nella Russia di Stalin era stato un volenteroso carnefice delle purghe, fosse un movimento stalinista, credo non ci sia neanche bisogno di controbattere.

Trovo ridicola l'affermazione che il grosso dei comunisti (se ti piace chiamali stalinisti, non mi interessa) non volesse un confronto democratico, visto il contributo importante che hanno dato alla nostra imperfetta democrazia per una quarantina d'anni. Un'affermazione cosi' anti-intuitiva rispetto all'evidenza storica andrebbe giustificata solidamente, e personalmente non ho mai visto giustificazioni convincenti. Capisco che non pochi dei comunisti militanti sognassero la rivoluzione, ma mi sembra abbastanza chiaro che la maggioranza abbia sostenuto la democrazia.

Mi sembra anche molto difficile sostenere che che il grosso dei comunisti fosse stato fascistissimo (a meno che con questo non si intenda l'aver preso la tessera del partito, ovviamente, visto che molti erano obbligati a farlo per lavorare). Poi le eccezioni sono ben note, cosi' come e' ben noto il fenomeno dei partigiani dell'ultima ora, che nelle regioni rosse i vecchi si ricordano bene: il numero dei partigiani il 19 aprile era enormemente maggiore che il 19 febbraio... i voltagabbana, il trasformismo e il salto sul carro del vincitore non erano una novita' per l'Italia neppure nel '45.

I comunisti degli anni '70 è un discorso, quelli del 1945 è un altro; qui stiamo parlando di quelli del 1945.

Riguardo alla seconda questione, se il grosso dei comunisti fosse stato fascista è difficile dire, e forse non è neanche una domanda tanto corretta da porsi; di sicuro lo erano stati molti dirigenti di primo piano della Resistenza stessa, a partire dal mio concittadino Arrigo Boldrini, che prima del '43 era ufficiale della Milizia in Jugoslavia (mi piacerebbe illustrare meglio questa cosa, ma è uno di quei fatti che tutti sanno ma di cui si sa pochissimo, per cui più di così non posso fare). Ma anche Zaccagnini aveva qualche bello scheletrino.... L'impressione è che nel 1945 si siano un po' parati tutti il culo a vicenda.

di sicuro lo erano stati molti dirigenti di primo piano della Resistenza stessa

Vero. Da quel poco che so traspare una correlazione positiva tra l'essere stati fascisti "attivi" prima dell'8 settembre '43 e il "grado" nella Resistenza, ma credo che questo possa essere spiegato da ragioni pratiche (ad esempio, probabilmente gli ex ufficiali e sottufficiali dell'esercito avevano piu' facilita' a dirigere le azioni militari delle formazioni partigiane) e sociali (in molti casi si trattava di rappresentanti della borghesia, cresciuti in ambienti che traevano potere e vantaggi dalla vicinanza col fascismo). Purtroppo non ho riferimenti bibliografici su questi aspetti "sociologici" della lotta partigiana.

Giusto per curiosita', visto che non ne sapevo nulla: ma le accuse verso Bulow sono semplicemente di essere stato ufficiale nelle camicie nere, o anche di aver contribuito agli eccidi compiuti dall'esercito italiano in Jugoslavia?

 

un appunto: non si confondano i fascisti "attivi", civili e della milizia, con soldati e soprattutto ufficiali del Regio Esercito. sicuramente tra i militari i fascisti non mancavano, e non solo del tipo opportunista/obbligato, ma l'esercito italiano come istituzione non aveva alcuna simpatia per il duce e disprezzava sinceramente e profondamente la milizia fascista, che lo ricambiava con compiaciuta ostilità.

 

Verissimo, almeno da quanto dicono storici e libri di storia.

I soldati italiani credo fossero "niente di preciso".

Gli ufficiali invece non gradivano la burocrazia fascista: loro si identificavano con i Savoia, l'aristocrazia (si fa per dire) militare (si fa sempre per dire) italiana (ancor più per dire) e svariate teorizzazioni demenziali e fuori dal tempo su cui la medesima si reggeva, non potendosi reggere su alcun successo militare degno di nota, né capacità di combattere in modo effettivo.

In media, da quanto ci è dato sapere, gli alti gradi dell'esercito italico (e della marina e dell'aviazione) erano una banda di sbruffoni inetti ed incompetenti, oltre che corrotti e vigliacchi. I libri di storia militare fanno male quando parlano dell'esercito "italiano" dal 1850 in poi: da qualsiasi nazione venga l'autore del libro, le descrizioni degli alti ranghi italici fanno vergognare del passaporto riposto nel cassetto.

Avendo avuto la triste esperienza di conoscerne svariati, compresi fra il grado di tenente e quello di generale di divisione, circa 35 anni dopo non posso che confermare: collettivamente forse il gruppo di persone più ignorante, arrogante, incompetente ed inutile con cui mi sia mai incrociato in vita mia.

In qualche paese la situazione è radicalmente diversa? Io ho dei dubbi. Anche sul Pentagono (molti muscoli, poca materia grigia).

In qualche paese la situazione è radicalmente diversa? Io ho dei dubbi. Anche sul Pentagono (molti muscoli, poca materia grigia).

Direi che in tutti gli Stati avanzati la situazione e' radicalmente diversa rispetto al penoso caso italiano. La Germania ha perso la guerra ma non mandava i suoi soldati in Russia con le scarpe di cartone confidando nello stellone italico e usando i soldi pubblici per la mensa ufficiali e per le usuali italiche ruberie.

Alberto,

aggiungici anche che l'Italia durante la prima guerra mondiale era l'unico paese che praticava la decimazione contro i suoi stessi soldati anche per forme di insubordinazione non grave.

 

 

Se è per questo, Stalin aveva schierato i famigerati reparti della SMERSH, che avevano fucilato centinaia di migliaia (sic!) di soldati sovietici per il semplice fatto di non essersi sparati l'ultimo colpo in testa dopo la cattura da parte dei tedeschi. Quelli non fucilati finivano nei GULAG.

e poi si vantano pure che loro hanno pagato un grande prezzo di sangue nella lotta contro il nazismo

E' vero l'Italia ai tempi del fascismo non aveva grandi successi militari da rivendicare. L'unico che mi viene in mente è Diaz nella prima guerra mondiale. Lo dico solo perché è una guerra che l'Italia ha vinto: so che Cadorna ha gestito male la guerra, ma non so bene che è successo dopo che l'hanno deposto, apparte che l'Italia alla fine ha vinto. Quindi non so se c'è anche un pò di merito dell'esercito Italiano in questo.

Sui militari oggi, non conosco gli ufficiali generali o superiori. Tuttavia quelli che passano attraverso le accademia, mi sembra che abbiano una formazione rigorosa e moderna. Penso anche che le nostre forze armate siano più internazionali oggi rispetto a 30 anni fa, per via delle missioni all'estero e anche dei training congiunti con gli  alleati (e.g. i piloti di jet che vanno a formarsi negli Stati Uniti).

In conclusione, forse nelle forze armate c'è la stessa dinamica che si vede nella società Italiana, in cui i giovani potrebbero essere meglio della ruling class, perchè, a differenza loro, hanno avuto una formazione più moderna e si sono confrontati crescendo con problemi reali (e.g. le missioni di pace per i giovani militari oppure i lavori precari e pagati poco per i giovani non militari) e non di lana caprina (e.g. la leva per i militari di 30 anni fa oppure il fanatismo degli anni di piombo informato da due idealogie più dannose che altro).

per vedere perchè abbiam "vinto" la prima basta vedere le razioni del fante medio italico e del fante autro-germanico.

E' stata piu una vittoria per abbandono.

per vedere perchè abbiam "vinto" la prima basta vedere le razioni del fante medio italico e del fante autro-germanico.

Non chiamerei nemmeno vittoria quella della prima guerra mondiale. L'esercito italiano ha sofferto tre morti italiani per ogni caduto austro-tedesco, per ottenere un risultato che l'Austria era disposta a concedere per la sola neutralita'.  E' stato solo un inutile massacro, provocato dai molti che volevano forgiare gli italiani, una strage di poveri contadini spesso analfabeti che ha posto le basi per il ventennio fascista.

c'è chi nota la situazione della Fiat prima del conflitto, ma non voglio pensare male (ne penso gia malissimo della Fiat. visto come riduce i marchi storici) ma dico che vittoria è quando avanzi, non quando vinci una battaglia difensiva e i tuoi avversari son stremati dalla fame ( e volevan la pace due anni prima)

Boldrini non era stato semplicemente un ufficiale dell'Esercito, ma della Milizia, come valutazione politica è diverso. Per quanto riguarda la tua domanda sul suo comportamento vorrei darti una risposta ma purtroppo non posso: come ti ho detto è una cosa che informalmente è nota a tutti, ma nessuno ne parla. In realtà le polemiche più grosse nei suoi confronti riguardano l'eccidio di Codevigo, vicino a Padova, nel maggio del 1945, quando i partigiani da lui comandanti uccisero sistematicamente nel corso di più giorni diversi repubblichini loro concittadini che si erano arresi. Anche in questo caso la vicenda rimane oscura, perchè la storiografia ufficiale non se ne occupa, mentre se ne interessano alcuni storici "indipendenti" ma spesso un po' dilettanteschi. Pare che i partigiani repubblicani della Mazzini, presenti in zona, non gradissero, e fossero su punto di spararsi coi comunisti, ma anche questo non l'ho mai capito bene. In ogni caso un mio amico di famiglia, allora adolescente, era presente, e vi salutò per l'ultima volta suo padre, per cui di sicuro non fu un suicidio di massa.

Ma al di là di questo, lo posso anche capire che un sacco di gente prima del 1943 fosse fascista. Ma allora lo dicessero. E invece no, si son parati il culo a vicenda e hanno sepolto tutto sotto una montagna di retorica e di menzogne, e più grossa era la menzogna e più crassa era la retorica. Personalmente gli unici antifascisti che rispetto sul serio sono quelli del 1940, non quelli del 1945.

Ma si sta veramente discutendo se chi ha partecipato alla liberazione in realtà avesse in mente un'altra dittatura oppure no, se erano tutti comunisti oppure no (che poi è "no"), stiamo ancora litigando su quale canzone cantare?

Qualcuno si sofferma mai su come si stava in Italia durante l'occupazione nazista? O sotto la dittatura?

Probabilmente non siamo diventati uno stato satellite dell'URSS per puro caso, ma con i "se" e i "ma" non si va da nessuna parte.

A forza di dire "non festeggio il 25 aprile perchè è comunista" ci si dimentica di cosa è stato. Non stiamo parlando del primo maggio o di una ricorrenza "politica" il cui peso ha riguardato solo alcuni.

Se si vuole denigrare il 25 aprile si abbia il coraggio di affermare che si stava meglio prima!

Sinceramente se mi hanno liberato gli americani, gli inglesi, i comunisti, i democristiani o chi per loro, non mi interessa molto, grazie a tutti, vi voglio bene, mi ricorderò di voi finché campo.

Fino a non molti anni fa si celebrava la festa del 4 Novembre, Giornata della Vittoria e delle Forze Armate. Non avendo le stimmate della perfetta santità democratica, cadde subito vittima sul fronte della razionalizzazione del calendario lavorativo, un po’ troppo lassista, dei fannulloni dell’epoca pre-brunettiana. E in fondo, dove fu la Vittoria? Più che porgere la sua chioma all’Italia, fu essa a fare lo scalpo allo Stivale. Nell’Italia fatta col regolo dei laici tutti d’un pezzo, dei pianificatori centralisti, di destra quasi sempre, di sinistra sempre, perfino i liberali col culto della Patria, nel clima aggressivamente positivista dei primi anni del ‘900, videro nella prima guerra mondiale l’occasione di portare a compimento il Risorgimento, geograficamente e antropologicamente, mirando a impadronirsi delle spoglie subalpine del traballante Impero Austro-Ungarico senza aspettarne la naturale decomposizione, e a fondere definitivamente le genti italiche, ora uniformate dalla divisa, nel “crogiolo” della guerra.

Giolitti aveva avuto ben chiari i limiti dell’ancora fragile costruzione italiana, e solo nel 1911 si era deciso a calmare gli appetiti del crescente nazionalismo, sempre sintomo di un cattivo metabolismo interno che cerca sfogo all’esterno, con l’impresa semidomestica della conquista della Cirenaica e della Tripolitania. Ma non bastò. E nel 1915 si andò in guerra. Nessuno, in Europa come in Italia, previde l’immane macello. Un paese non provato dalle scosse telluriche della guerra e del dopoguerra forse avrebbe resistito meglio alle patologie del novecento. Subito dopo l’immortale vittoria, infatti, invece del vaticinato parto della razza italiana ci fu il collasso. E’ un vecchio e ostinato mito – un infido costruttivismo di ordine politico, per così dire – mettere a fondamento non tanto del sentimento quanto della coesione nazionale guerre di “liberazione” o di difesa dallo straniero. Cosicché a volte le si cerca, a guisa di grandioso esperimento di laboratorio su materiale umano, nel tentativo artificioso di accelerarne lo sviluppo. Oppure si spiega la gracilità di quest’ultimo, retrospettivamente, proprio con la mancanza di tali prove del fuoco.

Ma l’idea astratta e perciò fuorviante dell’incompiutezza del Risorgimento ha fatto vittime illustri anche su altri versanti ideologici, ed è il segno di una forma mentis che come una malattia endemica non è mai del tutto scomparsa dalla penisola. Che Gramsci considerasse il Risorgimento una “rivoluzione incompiuta”, in quanto le masse popolari vi figurarono solo come soggetti passivi, non vi ricorda qualcosa? Non vi ricorda qualcosa legato a doppio filo alla retorica bolsa del 25 Aprile? Non vi ricorda i miti brigatisti della “resistenza tradita”? E quelli neogiacobini della democrazia non ancora “compiuta” della sinistra legalitaria dei giorni nostri, quella lugubre e saputa del gran sacerdote Zagrebelsky ad esempio? Che la figura di Giolitti, che ci governava un secolo fa, non sia ancora riuscita a togliersi di dosso la nomea di “ministro della malavita”, a causa della celebre definizione di Gaetano Salvemini, non è un significativo esempio, proprio perché non volgare, del radicalismo apocalittico di quella stessa sinistra laica e socialista dal cui corpaccione ottocentesco subito dopo la guerra, nell’avvitarsi della crisi, fuoriuscirono il Partito Fascista e a quello Comunista, e le cui pulsioni demonizzanti ancor oggi non hanno trovato perfettamente pace?

Nella sua “Storia d’Italia dal Risorgimento ai nostri giorni” Sergio Romano nota, dolendosene, che “né i cattolici né i comunisti” – cioè di gran lunga le due maggiori formazioni politiche degli anni del dopoguerra e dell’era repubblicana – “condividevano i principi ispiratori dello stato unitario”. Ma ciò forse non era dovuto al fatto che anche per l’illuminato liberalismo ottocentesco da grandi proprietari terrieri, che egli sembra rimpiangere e che indubbiamente ebbe i suoi meriti, il popolo rimaneva pur sempre una manovalanza anonima che alle élites spettava guidare, educare, alla bisogna bastonare, non dissimilmente da quanto avrebbero potuto fare i comitati centrali dei demagoghi socialisti o i gran consigli di quelli nazionalisti?

I lunghi decenni del potere democristiano non sono stati un’usurpazione clericale del potere civile: hanno chiuso una ferita più con la storia di un popolo che con la Chiesa Cattolica; ma hanno anche tolto ogni illusione sulla praticabilità e sull’opportunità di un “partito dei cattolici”. Dall’altra parte, rimasto sfortunatamente in canna il colpo della rivoluzione, i comunisti dovettero acconciarsi all’italianità e lo fecero furbescamente a loro modo, impadronendosene. Trovarono al paese una nuova data di nascita: il 25 aprile 1945. Come dal giorno della Marcia su Roma 23 anni prima partì l’Anno I dell’era fascista, dal giorno della “liberazione” partì idealmente l’Anno I della democrazia, di cui si autonominarono guardiani e garanti, e costruirono il mito fondante della Resistenza con un corredo mirabolante di balle spaziali. Trasformare il disastro di una guerra persa e strapersa in una mezza vittoria; trasformare un’attività di guerriglia militarmente ininfluente per gli esiti della Liberazione, per di più condotta in buona parte da una banda di rivoluzionari pronta a mettere in riga il paese con ancor più fanatismo dei manganellatori del ’22, per di più composta questa banda da una truppa numerosa di voltagabbana dell’ultima ora; per di più presente questa truppa numerosa di voltagabbana soprattutto in quelle roccaforti nere che nel giro di una notte si mutarono nelle roccaforti rosse del dopoguerra e cominciarono subito a rompere i marroni con l’antifascismo con lo stesso zelo esibito nell’epoca fascista; trasformare tutto questo nella sollevazione morale di un popolo che assisteva passivo è un gioco di prestigio da pagliacci più che da bari di professione.

Non fu solo Mussolini a voler “fare” gli italiani; nel loro piccolo tutte le ideologie politiche cercarono di imporre al paese un modello dell’italiano comme il faut creato a propria immagine e somiglianza. L’ebete devoto della Resistenza e della Costituzione – la Bibbia Laica di qualche serioso e involontario umorista – ne è solo l’ultima versione. Rompere l’incantesimo dei diversi settarismi via via spacciatisi per esempi di ortodosso civismo è l’impresa riuscita allo statista… Silvio Berlusconi. La storia renderà merito allo psiconano, al caimano e anche allo spelacchiato aspirante sciupafemmine con la bandana, ci si metta il cuore in pace. E finalmente agli italiani sarà concesso di “farsi” a modo loro, senza che qualche maestrino del kaiser di religione laico-repubblicana si senta in dovere di indicare loro la via, la verità e la vita.

POST SCRIPTUM ODIERNO: trasformare incredibilmente un disastro in una "liberazione" e in una "mezza vittoria" implicava creare una mezza Italia buona e una mezza Italia cattiva. Prima, durante e dopo. I frutti avvelenati di questa falsificazione della storia li scontiamo ancor oggi. Mezza Italia che invece di chinare il capo insieme a tutti gli altri italiani in un sentimento di colpa condiviso ma pacifico e costruttivo, ha trovato nella "resistenza" la maniera per rifarsi una verginità e rinfacciarla agli altri. Cattiva coscienza? Certo. Se una certa insofferenza per la retorica più settaria della Resistenza trova voce soprattutto nel Veneto è proprio perché quella è l'Italia più lontana dalla schizofrenia rosso-nera, l'Italia meno fascista e meno comunista. Questa è la semplice verità.

Il contenuto di ciò che l'autodidatta clerical-fascista da TV, approfittando della nostra liberale ospitalità, propina agli incauti che se lo leggono, lo ignoro da tempo e continuerò a farlo.

Ma questo pezzetto di "storia etilica dell'Italia inventata da me con l'ausilio di renato brunetta", ammetto che l'ho letto: se uno ti ripropone in commento la sua sbobba, che non gli hanno preso neanche su Il Giornale del suo eroe, un po' di malevola curiosità ti viene ... E non mi lamento d'averlo scorso.

Perché conferma che di fronte alle frustrazioni di un autodidatta confuso, ma tanto confuso, e frustrato, ma tanto frustrato, ci si trova. Che avendo studiato la storia dell'universo sul readers digest del chierichetto-balilla, rigorosamente in italico idioma, mai coglierà quanto imbarazzantemente ridicole le sue pieces de resistance siano. Che, forse, persino al Giornale e Libero se ne accorgono.

Me lo diceva sempre il vecchio Pinuccio: Miché, agli autodidatti non ci far mai caso, son i peggiori. Se poi son pure i clerico-fasci dell'osteria del paese, immaginati! Caro Pinuccio, avevi ragione, oh come avevi ragione. Ora torno ritemprato alla regola antica. Consiglio a tutti d'ascoltar Pinuccio, che il latinorum lo sapeva e per davvero ... non come certi autodidatti.

Ammetto di non averci capito nulla. Cioè, chi ha scritto cosa, quando, dove e perchè.

Forse non è necessario perchè comunque è divertente già così. Oppure non deve essere divertente?

giusto perché fu richiesto e perché google search é uno dei miei pochi (poveri) skills:

http://www.giornalettismo.com/archives/24816/liberiamoci-della-liberazione/

questo è cosa ha scritto chi. dove, lo si vede, come il quando. sul perché, lo si domandi all'autore.

Forrei però zottolineare grafe perikolo: ke certe stronkature un po' troppo apokalyptiken non tare alla testa di Zamax und konvinkano lui ezzere feramente wirklich grante genio inkomprezo. Zarebbe kosa azzai azzai penosa: konferrà, karizzimo Doktor Boldrin.

 

Più che un genio incompreso, da come e cosa scrivi, mi sembri un gene incompiuto.

Tra l'altro, oltre al latinorum e all'italiano sei carente anche in sintassi e analisi logica: hai messo lo stesso avverbio due volte di seguito.

E' tutta poesia: ci vuole orecchio.

Altro titolo: generazioni a confronto

Premessa: naturalmente, mi rendo conto che la parola comunismo oggi è poco più che una triste barzelletta della storia, e non rappresenta alcun pericolo serio per la società, mentre il nazismo è un pericolo ancora e di nuovo concreto (vedere le ultime notizie che giungono dalle lande della presunta "Padania").

Detto questo propongo due fatti, due esperienze, da confrontare tra loro.

Prima esperienza.

Conosco un anziano signore di Milano che aveva circa 14 anni all'epoca della liberazione. La nuova patria liberata lo ha espulso immediatamente da tutte le scuole del Regno essendo lui "fascista" (non saprei cosa volesse dire essere fascisti a 14 anni…). Ha cominciato a lavorare subito, e non ha mai potuto finire gli studi, sebbene oggi sia una persona colta e di larghe vedute. A una sua amica quindicenne andò anche peggio: fu fucilata, sempre in quanto presunta "fascista", praticamente tra le braccia di sua madre (la quale passò il resto della sua vita in un manicomio).

 

Ora, io mi domando: questo signore, e altre migliaia di persone con una storia personale o familiare simile, perché mai dovrebbero cantare "Bella ciao" e festeggiare il 25 aprile?

Seconda testimonianza.

Il giorno del 25 aprile ricevo un sms da un mio amico che si considera intellettuale, colto, di larghe vedute e "comunista" (non saprei cosa voglia dire essere comunisti oggi, qualsiasi età uno abbia). Il messaggio dice, testualmente: se vedi un punto nero sparagli a vista, o è un prete o è un fascista.

Ora, io mi domando: perché mai io dovrei cantare "Bella ciao" e festeggiare il 25 aprile con lui?

Concluding remarks

Mi sembra di capire che la cosa che manca in Italia è l'antitotalitarismo. Avete notato che nessuno, forse neanche Fini nei momenti più sublimi, dice mai: sono antifascista e anticomunista?

Invece, una cosa che non manca, in Italia, è la voglia di squadrismo, di qualsiasi colorazione.

Re: Squadrismi

Malthus 26/4/2010 - 20:33

l'ultima cosa la disse anche montanelli, anche se solo in riferimento alla destra, non siam capaci di non finire nei manganelli

Verissimo, Montanelli lo disse. Ma c'è anche il piccolo particolare che il fascismo l'Italia lo ha assaggiato davvero e per oltrre 20 anni. La dittatura del proletariato per fortune no.

c'è davvero differenza? statalizzazione pesante da una parte e dall'altra: qui creazione di gilde corporative e sindacati di regime, là....idem

la mezzi di produzione statalizzati, qui battaglia del grano con premi a chi piantava grano in vece di uva e altro, ma sempre di sussidi si tratta (e nn dimentichiamo l'IRI)

io tutta sta differenza non la trovo, trovo anzi che a dispetto della teoria base del comunismo (che in un mondo tutto comunista potrebbe anche funzionare) la pratica di qui e di là sia stata assai simile, colla sola differenza che il fascio fu piu appoggiato dalla borghesia

Le dittature sono tutte uguali, cambia il fine millantato dal dittatore per arrivare al potere...

Che sia l'Impero o il Socialismo si va a finire sempre nella stessa direzione, oligarchie e mazzate.

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