Disinformazione sulla sanità, Corriere della Sera del 9 gennaio 2010

10 gennaio 2010 alberto lusiani

Sul Corriere della Sera del 9/1/2010 viene scritto che per i casi di malasanità "è più colpito il Nord" Italia, sulla base dei dati di un rapporto di Cittadinanzattiva. Ma i dati dicono l'opposto e il giornalista si mostra incapace di fare correttamente banali considerazioni quantitative.

Nell'articolo si legge:

I casi di malasanità si consumano soprattutto in ospedale [...] Più colpito il Nord, ma le denunce sono in calo

[...] Ma il maggior numero di decessi riguarda la fascia che va dai 77 agli 87 anni. Soprattutto al Sud? No. Il 38% a Nord, il 21 al Sud, il 29 al Centro e il 12 nelle Isole. [...]

Una cartina dell'Italia chiarisce quali regioni appartengono alla ripartizione geografica usata. La fonte sono le segnalazioni di malasanità nel rapporto di Cittadinanzattiva - Tribunale per i diritti del malato, 2008. Come accade con molte altre "notizie disinformative", il Nord Italia è al vertice della classifica primariamente perché ha più residenti (27.1M) rispetto a Centro, Sud e Isole (11.7M, 14.1M, 6.7M, rispettivamente). Se usiamo i dati ISTAT 2008 dei residenti nelle regioni italiane, e poniamo uguale a 100 il rischio di segnalare un caso di malasanità in tutta Italia, otteniamo che il rischio per macroarea è il seguente:

rischio (fatto 100 il rischio in Italia)
centro 148
isole 107
sud 89
nord 84

Quindi contrariamente a quanto affermato nell'articolo, il rischio di problemi sanitari (almeno quelli segnalati) è minimo nel Nord Italia, e massimo nel Centro, seguito dalle Isole. Ma il rischio al Nord è anche minore di quello indicato nella tabella, perché in numero di operazioni sanitarie eseguite nel Nord Italia è maggiore rispetto alla frazione della popolazione residente. Questo si deve al fatto che esiste, in Italia, un nomadismo sanitario sostanzialmente monodirezionale da Sud e Isole al Centro-Nord.

Credo che articoli come quello qui commentato siano dannosi per diversi motivi: danno informazioni errate a chi volesse scegliere dove fruire di servizi sanitari, danno informazioni errate all'opinione pubblica e al legislatore su dove intervenire più urgentemente, danno un cattivo esempio di statistiche mal fatte e mal presentate, diminuiscono la credibilità della stampa e quindi la fiducia in generale dei cittadini che possono correttamente ritenere molti articoli di giornale viziati da incompetenza e/o distorti da scelte politiche ed editoriali.

25 commenti (espandi tutti)

La cura diligente che opportunamente suggerisci come indspensabile nel pubblicare informazioni e dati richiede un'attenzione ed una diligenza che non sono più di moda. Anche in questo caso, il Nord afflitto da malasanità più di altre zone d'Italia, faceva clamore. Quindi via così, a confezionare informazione alla come riesce.

(Italy has) A national health care system rated second in the world by the WHO. Fonte

Come faccio a toglierti qualcosa? Comincio con il disprezzarla. Ti convinco che è inutile, non ti serve, anzi forse è pure dannosa. Finisce che riesco a togliertela e tu sei quasi sollevato.

Voilà, ecco la tua nuova assicurazione sanitaria privata.

(Italy has) A national health care system rated second in the world by the WHO. Fonte

Questo e' piuttosto fuori tema rispetto ad un articolo di giornale che sbagliava a quantificare quanto diversa e' l'occorrenza di casi di malasanita' in diverse parti d'Italia: anche i migliori sistemi sanitari hanno difetti.

Riguardo alla classifica del WHO, ricordo che si tratta di una classifica di efficienza in senso molto lato, e non specificamente di qualita' del sistema sanitario. Infatti la classifica citata (WHO 2000, ... improving performance) misura la vita media e considera piu' efficienti i Paesi dove a fronte di una bassa spesa sanitaria la vita media e' piu' elevata.  In una classifica del genere i Paesi nelle prime posizioni non hanno necessariamente i migliori sistemi sanitari (questa e' una classica disinformazione giornalistica), come si capisce anche solo esaminando la classifica in questione, dove si nota ad esempio che Malta, Oman e Colombia precedono Svezia e Germania.

Da who.int:

Annex Table 10, Health system performance in all Member States,
WHO indexes, estimates for
PERFORMANCE ON HEALTH LEVEL (DALE) OVERALL PERFORMANCE
Rank Uncertainty State Index Uncertainty
1 1-5 France 0.994 0.982-1.000
2 1-5 Italy 0.991 0.978-1.000
3 1-6 San Marino 0.988 0.973-1.000
4 2-7 Andorra 0.982 0.966-0.997
5 3-7 Malta 0.978 0.965-0.993
6 2-11 Singapore 0.973 0.947-0.998
7 4-8 Spain 0.972 0.959-0.985
8 4-14 Oman 0.961 0.938-0.985
9 7-12 Austria 0.959 0.946-0.972
10 8-11 Japan 0.957 0.948-0.965
11 8-12 Norway 0.955 0.947-0.964
12 10-15 Portugal 0.945 0.931-0.958
13 10-16 Monaco 0.943 0.929-0.957
14 13-19 Greece 0.933 0.921-0.945
15 12-20 Iceland 0.932 0.917-0.948
16 14-21 Luxembourg 0.928 0.914-0.942
17 14-21 Netherlands 0.928 0.914-0.942
18 16-21 United Kingdom 0.925 0.913-0.937
19 14-22 Ireland 0.924 0.909-0.939
20 17-24 Switzerland 0.916 0.903-0.930
21 18-24 Belgium 0.915 0.903-0.926
22 14-29 Colombia 0.910 0.881-0.939
23 20-26 Sweden 0.908 0.893-0.921
24 16-30 Cyprus 0.906 0.879-0.932
25 22-27 Germany 0.902 0.890-0.914
26 22-32 Saudi Arabia 0.894 0.872-0.916
27 23-33 United Arab Emirates 0.886 0.861-0.911
28 26-32 Israel 0.884 0.870-0.897
29 18-39 Morocco 0.882 0.834-0.925
30 27-32 Canada 0.881 0.868-0.894
31 27-33 Finland 0.881 0.866-0.895
32 28-34 Australia 0.876 0.861-0.891
33 22-43 Chile 0.870 0.816-0.918
34 32-36 Denmark 0.862 0.848-0.874
35 31-41 Dominica 0.854 0.824-0.883
36 33-40 Costa Rica 0.849 0.825-0.871
37 35-44 United States of America 0.838 0.817-0.859
38 34-46 Slovenia 0.838 0.813-0.859
39 36-44 Cuba 0.834 0.816-0.852
40 36-48 Brunei Darussalam 0.829 0.808-0.849
41 38-45 New Zealand 0.827 0.815-0.840
42 37-48 Bahrain 0.824 0.804-0.845
43 39-53 Croatia 0.812 0.782-0.837
44 41-51 Qatar 0.812 0.793-0.831
45 41-52 Kuwait 0.810 0.790-0.830
46 41-53 Barbados 0.808 0.779-0.834
47 36-59 Thailand 0.807 0.759-0.852
48 43-54 Czech Republic 0.805 0.781-0.825
49 42-55 Malaysia 0.802 0.772-0.830
50 45-59 Poland 0.793 0.762-0.819
51 38-67 Dominican Republic 0.789 0.735-0.845
52 41-67 Tunisia 0.785 0.741-0.832
53 47-62 Jamaica 0.782 0.754-0.809
54 50-64 Venezuela, Bolivarian Republic of 0.775 0.745-0.803
55 41-75 Albania 0.774 0.709-0.834

Volendo spaccare il capello le statistiche citate dal giornale non riguardano nemmeno casi di malasanità, ma segnalazioni giunte a un'associazione. Non si sa quale seguito giudiziario abbiano avuto queste segnalazioni. Non si sa nemmeno se tale associazione sia omogeneamente presente in tutta Italia.

Il mio OT cerca di individuare a chi giova brandire le statistiche della malasanità (giuste o sbagliate che siano è indifferente, purché se ne parli) quando in realtà l'OMS dà un giudizio molto positivo sul sistema sanitario nazionale. Dall'approfondimento (molto gradito) sembra però che le statistiche dell'OMS c'entrino poco con il SSN, quanto piuttosto con lo stile di vita. Peccato, il mio orgoglio nazionale si è rapidamente sgonfiato.

Alla fine la morale è sempre quella: nonostante tutto ciò che salva l'Italia e gli italiani sono il clima e il cibo. Buon appetito.

Il mio OT cerca di individuare a chi giova brandire le statistiche della malasanità (giuste o sbagliate che siano è indifferente, purché se ne parli) quando in realtà l'OMS dà un giudizio molto positivo sul sistema sanitario nazionale. Dall'approfondimento (molto gradito) sembra però che le statistiche dell'OMS c'entrino poco con il SSN, quanto piuttosto con lo stile di vita. Peccato, il mio orgoglio nazionale si è rapidamente sgonfiato.

Ma veramente pensi che il Corriere faccia propaganda contro il servizio sanitario nazionale, in generale o col pezzo citato?  A me non sembra. Ho criticato in passato un pezzo dove con dati errati un'intervista magnificava i pregi del sistema sanitario italiano. Mi sembra che siamo di fronte piu' a problemi di onesta' e competenza.

Quello che misura il rapporto 2000 dell'OMS e' qualcosa di molto complesso perche' cercano di misurare l'aumento di vita media dall'epoca pre- rivoluzione industriale ad oggi attribuendo tutto l'effetto ai rispettivi sistemi sanitari nazionali. Si tratta di una misura estremamente ambiziosa e tutto sommato destinata al fallimento perche' ci sono troppi elementi diversi e separati rispetto al servizio sanitario che si combinano nel determinare la vita media: l'andamento della criminalita', ad esempio, con gli omicidi che sono cambiati di ordini di grandezza tra epoca pre-industriale e oggi, e che spiegano molte delle differenze misurate tra USA e Italia oggi.

I giornali italiani sono un microcosmo rappresentativo delle aziende italiane (e della societa' in senso lato). Al vertice siede una casta di raccomandati, figli di papa' e lacche' vari. Le posizioni mediane (i quadri, come si diceva una volta) sono permeate da mezze calzette pero' fedeli al vertice, professionalmente buoni a nulla, ma utili per controllare quelli che devono effettivamente svolgere il lavoro di tutti i giorni. Sono un po' come i cacicchi delle societa' coloniali sudamericane. Alla base della piramide una pletora di precari. Questi ultimi sopportano o perche' sperano che un giorno possano prendere il posto di una mezza calzetta (e nel frattempo si prostrano ad ogni occasione ed esercitano le ghiandole salivali con i superiori per dimostrare di essere tagliati per la promozione) o perche' sono sostanzialmente degli incapaci e quindi non avrebbero alternative.

L'articolo in questione e' un esempio di cosa produce il sistema. Il precario di turno legge il comunicato stampa di Cittadinanzattiva, e fiuta la possibilita' del titolo accattivante (tenete presente che nelle redazioni c'e' una forte competizione per pubblicare i propri pezzi, perche' lo spazio e' poco e i precari tanti). Quindi scrive un pezzo senza pensarci troppo e senza fare alcuna analisi, lo passa al cacicchio che di statistica non ne mastica granche' ma a cui il pezzo sembra coincidere con la linea del giornale. E cosi' lo mette nel calderone dei pezzi in stand-by.

Se a sera c'e' un buco da riempire, tra una polemica della Bindi, una dichiarazione di Capezzone, una coscia di velina, e un'anticipazione su Sanremo, i lettori apprenderanno da fonte autorevole che al Nord la sanita' funziona peggio che al Sud.

 

 

 

IMHO il problema non sta nella disinformazione perche'  credo che il giornalista abbia scritto in buona fede cio' che ha capito.

Il vero problema sta nell'ignoranza e nella incapacita' di rapportarsi ai numeri e cio' che significano.

E questo problema e' un problema che ha le radici nella scuola e nei programmi scolastici :-(

Scusa, ma secondo te non sarebbe un problema che non solo lo scrivente, ma pure la redazione e i correttori di bozze non capiscano un tubo di quel che pubblicano?E che pubblichino lo stesso? Sul corriere poi, nemmeno su un giornaletto di provincia a corto di risorse!

Trovo molto più convincente l' analisi di Fabio.

Non nego che sia una buona spiegazione puntuale ma manca l'aspetto globale.

Qui non parliamo di statistica avanzata ma solo di aver un idea di cosa due numeri vogliono dire: questo dovrebbe fare parte del bagaglio culturale di qualsiasi cittadino con un minimo di cultura. Anche di un brown tongue.

E' lo stesso problema che fa dire a parte dei politici della ca...e pazzesche ( tipo l'immigrazione e' diminuita' del 200%) ed ai cittadini bersele.

E' la mancanza di cultura scientifica (IMHO).

 

 

 

Sono andato sul sito di Cittadinanzattiva, ma per mia ovvia incapacità non ho trovato il "rapporto".

Da quel poco che ho capito il rapporto dovrebbe essere diviso in due:

1. I casi di "malasanità" presunta, basati su denunce dei cittadini.

2. La percentuale di decessi fatta base Italia=100

Non vedo il problema, anche perchè l'autore non fa un collegamento fra i due fatti, anzi più sotto dice:

Ovviamente non tutte le segnalazioni diventano denunce e non tutte le denunce finiscono in un' aula di Tribunale. L' 80 per cento dei procedimenti giudiziari vengono alla fine archiviati

E poichè ancora più sotto si esibisce nell'ennesimo giro di valzer:

Restano però quei 32 mila casi ogni anno di morti in ospedale causate da errori medici: il 2,5% circa del totale dei decessi in Italia, secondo i dati Istat.

L'autore non specifica se i dati da lui riportati si riferiscono al "rapporto" sulla popolazione o al rapporto dei decessi, nè lo fa capire. Prima di dargli addosso sui numeri io gli darei addosso sull'italiano, che è cosa molto più grave per un "giornalista". Tutto il resto diventa una polemica sterile e inutile a fini statistici (i morti in Ospedale? ma quante volte ai pazienti senza speranza viene detto ai parenti: "portatelo a casa, perchè qui non possiamo fare più niente"? e se fossero comunque dovuti a errori dei medici?)

Difatti c'è l'ennesima contraddizione:

Ma quali sono le motivazioni dietro alle segnalazioni o alla richiesta di una consulenza medico-legale? Non sempre infatti c' è un reale errore medico.

L' approfondimento indica che la maggior parte di ciò che viene percepito come errore dai cittadini riguarda gestione, attenzione e comunicazione nei confronti del malato e della propria famiglia.

Ovvero le segnalazioni, da cui la "statistica" non sono sempre esatte, anzi, per cui dire che il Corriere parla di malasanità al Nord, mentre l'articolo è continuamente contradditorio è solo una perdita di tempo.

Caro Marco

il testo dell'articolo fa parecchi giri di walzer, tuttavia e' il titolo che riassume la tesi (o almeno cio' che si desidera che i lettori portino a casa dopo aver letto o sbirciato):

I casi di malasanità si consumano soprattutto in ospedale [...] Più colpito il Nord, ma le denunce sono in calo

Quando si cerca nel testo l'origine di questa tesi si legge:

Soprattutto al Sud? No. Il 38% a Nord, il 21 al Sud, il 29 al Centro e il 12 nelle Isole. [...]

In tutti i giri di walzer il giornalista elenca una serie di cautele anche plausibili ma omette proprio il dato piu' ovvio che stravolge la classifica e la sua tesi, cioe' il diverso numero di residenti e di operazioni sanitarie compiute nelle diverse parti d'Italia.

 

più che la popolazione bisognerebbe considerare gli interventi fatti in ospedale e le relative segnalazioni di "disservizio". comunque si. è anche plausibile pensare che al sud per svariate ragioni si rivolgano meno di altri al Tribunale per i diritti del malato.

Ciao a tutti. Mi piacerebbe aggiungere qualche considerazione personale su quanto scritto. Più che con i dati Istat, il raffronto andrebbe fatto con le Schede di dimissione ospedaliera, che dimostrano l'effettiva attività svolta dalle sanita' regionali. 

Per quanto riguarda il giornalista, ben lungi dall'essere un "precario", Mario Pappagallo è un professionista molto noto, una delle firme storiche del Corriere in tema di sanità. 

In terzo luogo, vi invito a scaricare il rapporto di Cittadinanzattiva di cui parlate (http://www.cittadinanzattiva.it/i-tuoi-diritti-pit-salute/il-rapporto/rapporto-2008-form.html). Nel testo è ben menzionato, all'inizio così come nei capitoli,  che si fa riferimento solo alle segnalazioni che giungono ogni anno (circa 25000), e che lo stesso non ha alcun intento statistico, ma solo l'obiettivo di fornire una fotografia di quanto arriva al servizio di consulenza e intervento. 

Nello stesso rapporto, infine, non si fa alcun cenno alla elaborazione fatta da Pappagallo, che è appunto frutto del lavoro del giornalista, che ha sovrapposto le percentuali relative alle aree da cui arrivano le segnalazioni a quelle relative ai "presunti errori medici e diagnostici".

Infine: il titolista che si occupa di fare la sintesi, non è assolutamente il giornalista, molto spesso non sa neanche di cosa si parli nel pezzo. Anzi, di solito legge solo l'attacco del pezzo o qualcosina che gli salta agli occhi...et voilà, il titolo eccolo qua. 

Alla fine della fiera, ne emerge ancora una volta una figura di giornalista che agli esami, almeno fino a qualche mese fa, doveva scrivere il suo articolo con la macchina da scrivere; a cui non viene chiesta alcuna capacità di leggere e interpretare dei dati economici (a meno che non sia proprio uno specialista) o delle tabelle; che molto spesso parte da una sua idea, e cerca solo dei dati che possano confermargli quanto aveva in testa. 

Più che con i dati Istat, il raffronto andrebbe fatto con le Schede di dimissione ospedaliera, che dimostrano l'effettiva attività svolta dalle sanita' regionali.

Sono d'accordo, ho accennato a qualcosa del genere nell'articolo.

In terzo luogo, vi invito a scaricare il rapporto di Cittadinanzattiva di cui parlate (http://www.cittadinanzattiva.it/i-tuoi-diritti-pit-salute/il-rapporto/rapporto-2008-form.html). Nel testo è ben menzionato, all'inizio così come nei capitoli,  che si fa riferimento solo alle segnalazioni che giungono ogni anno (circa 25000), e che lo stesso non ha alcun intento statistico, ma solo l'obiettivo di fornire una fotografia di quanto arriva al servizio di consulenza e intervento.

Grazie per il link, fa piacere che ci esistano e siano disponibili studi validi e ben scritti, peccato che la maggioranza degli italiani riceve poi l'informazione in maniera spesso superficiale e deformata dai giornali.

Infine: il titolista che si occupa di fare la sintesi, non è assolutamente il giornalista, molto spesso non sa neanche di cosa si parli nel pezzo. Anzi, di solito legge solo l'attacco del pezzo o qualcosina che gli salta agli occhi...et voilà, il titolo eccolo qua.

In diversi caso ho letto questa scusa in risposta a vigorose critiche sull'insensatezza e inappropriatezza di titoli dei giornali.  Sembra viga questa regola nei giornali italiani: nessun giornalista puo' scrivere sia il testo che il titolo di un pezzo.  Non capisco il senso di questa regola, chi scrive e' sicuramente la persona piu' titolata nello scegliere il titolo o almeno nel proporre alternative, inoltre gli articoli di giornale vanno realizzati in tempi veloci e puo' mancare il tempo ad un secondo giornalista per leggere e comprendere bene il pezzo di un collega al fine di definirne il titolo.  Personalmente ritengo sia una regola complessivamente stupida e nociva, perche' produce almeno nel contesto italiano molti titoli insensati e sbagliati, perche' si presta troppo bene a definire la linea editoriale del quotidiano contro il contenuto dei pezzi e le intenzioni degli autori, e infine perche' viene abusata come comoda scusa per difendere l'indifendibile.

Alla fine della fiera, ne emerge ancora una volta una figura di giornalista che agli esami, almeno fino a qualche mese fa, doveva scrivere il suo articolo con la macchina da scrivere; a cui non viene chiesta alcuna capacità di leggere e interpretare dei dati economici (a meno che non sia proprio uno specialista) o delle tabelle; che molto spesso parte da una sua idea, e cerca solo dei dati che possano confermargli quanto aveva in testa.

Quando un giornalista inizia a lavorare puo' essere accettabile che si limiti a conoscere l'italiano e un'infarinatura di cultura umanistica italiana standard, ma chi dirige un giornale dovrebbe avere la capacita' di scegliere per i temi economici, scientifici e in generale quantitativi persone che abbiano un livello decente di infarinatura matematica e scientifica e che siano evoluti dalla metafisica aristotelica almeno al livello del metodo scientifico galileiano.  In Italia la cultura scientifica e' meno diffusa che altrove, chi studia materie scientifica e' circa la meta' rispetto a Paesi comparabili, ma non c'e' alcuna difficolta' a trovare chi ha tutte le qualifiche, basta volerlo...

Quando un giornalista inizia a lavorare puo' essere accettabile che si limiti a conoscere l'italiano e un'infarinatura di cultura umanistica italiana standard, ma chi dirige un giornale dovrebbe avere la capacita' di scegliere per i temi economici, scientifici e in generale quantitativi persone che abbiano un livello decente di infarinatura matematica e scientifica e che siano evoluti dalla metafisica aristotelica almeno al livello del metodo scientifico galileiano. 

Vero come il sole! Basta dare una scorsa anche rapida alle pagine culturali dei giornali. La solita partita a ping pong di polemiche stantie segnate da una prevalenza di temi umanistici decotti col solito binomio impegno politico-cultura storica. Ultimamente poi anche il Corriere pubblica certe lenzuolate doppia pagina-matrimoniali di Mieli che parla del rapporto Islam-cultura-natura o tirate come quelle di Magris (pater). Aggiungici qualche necrologio di qualche illustre studioso italico che già all'altezza del Brennero è uno sconosciuto e avrai le cosiddette "terze pagine".

Per esempio, a pagina 6 dell'inserto economia del Corriere Giulio Sapelli chiede che nei Master tipo MBA si faccia spazio all'etica perchè, dice il titolo:

Le scuole di formazione manageriale hanno ignorato gli aspetti umanistici a favore di una cruda formazione tecnica

Sapelli, uno storico: of course, pro domo sua!

Se per questo intendeva fare corsi di etica, a quanto ne so, negli MBA lo spazio c'è già! Inoltre, di solito, negli MBA uno ha la possibilità di mutuare qualche corse da una scuola esterna a quella di business, quindi chi vuole potrebbe scegliere di fare corsi di etica o letteratura.

Quali sono i motivi, oltre quelli personali, per cui Sapelli spiega che gli aspetti "umanstici" farebbero bene alla formazione dei manager?

Giusto lamentarsi per l'ignoranza dei giornalisti (è una cosa che mi manda fuori di testa), però si dice macchina PER scrivere e non macchina da scrivere.

Macchina da scrivere o macchina per scrivere [modifica]<em>

Il nome usato popolarmente, "macchina da scrivere" appare oggi come un errore logico (non grammaticale). In realtà più che un errore si tratta di un uso arcaico della preposizione "da" davanti all'infinito di un verbo per indicare uno scopo (l'azione), usato ad esempio da Alessandro Manzonine I promessi sposi[1]:

 

Comunque, è vero, essendo un termine desueto sarebbe meglio evitarlo. Sorry

Questa è un'osservazione sbagliata e "ipercorrettista", che si smonta facilmente consultando i dizionari alla voce "da". Uno è accessibile proprio dal sito del Corriere :-D Il fatto che sia attestato nel volgare fin dal X secolo non vuol dire per forza che sia desueto. Anzi, è italiano perfettamente corretto. Altrimenti mi aspetto che chi dice che quell'uso è sbagliato, per coerenza probabilmente dirà anche biglietto per visita, cane per guardia, abito per sera, moto per corsa, sala per ballo, servizio per tè e via discettando...

Ma citiamo dal Serianni:

«Da ha valore finale in dipendenza da verbi [...] sostantivi e aggettivi per indicare la funzione, l'utilizzazione o la destinazione di ciò che essi esprimono: ‹casa da vendere›, ‹libro da leggere›, ‹macchina da scrivere› [...]» (L. SERIANNI, Italiano. Grammatica, sintassi, dubbi, 406)

L'articolo parlava di cose interessanti, peccato rovinarlo con queste pedanterie. ;-)

Fabrizio

EDIT Giusto per correttezza: Alex71 citava dalla voce di Wikipedia "macchina da scrivere". Adesso quella voce è leggermente diversa poiché l'ho modificata io stesso.

Qui un grazioso grafico: spero seguano dettagli.

Oggi mi era cascato l'occhio su un articolo del corriere online che titolava:

SALUTE
Allarme dell'Oms su cellulari e wi-fi
«Rischio tumori del sistema nervoso»

Accidenti, mi sono detto, hanno trovato una correlazione significativa tra uso dei telefonini e tumori al cervello, tanto da lanciare un allarme?? Leggiamo, leggiamo! Beh, ecco qui il succo dell'allarme:
"[...] La valutazione del panel di esperti [...] si basa sia sui test sugli animali effettuati finora che sui dati degli studi epidemiologici sull'uomo: «In entrambi i casi le evidenze sono state giudicate limitate per quanto riguarda il glioma e il neurinoma acustico (tumore del nervo uditivo ndr) - ha spiegato Jonathan Samet, che ha coordinato il gruppo di lavoro - mentre per altri tipi di tumore non ci sono dati sufficienti»."
 
Poco fa, poi, sono venuto a spulciare su NFA e ho visto tra i post recenti riesumare questa discussione sull'informazione "sanitaria" del Corriere e non ho potuto che aggiungerci questa bella prova di rigore giornalistico.

Paolo

Lo IARC (l'agenzia del WHO che fa ricerca sul cancro), apre il comunicato stampa con:

"Lyon, France, May 31, 2011 ‐‐ The WHO/International Agency for Research on Cancer (IARC) has classified radiofrequency electromagnetic fields as possibly carcinogenic to humans (Group 2B), based on an increased risk for glioma, a malignant type of brain cancer, associated with wireless phone use.'

e piu' sotto:

" we need to keep a close watch for a link between cell phones and cancer risk....Pending the availability of such information, it is important to take pragmatic measures to reduce exposure such as hands‐free devices or texting"

L'uso della parola allarme e' forse eccessivo, ma il titolo del Corriere non mi sembra lontano dal senso di questo comunicato. La tua critica va semmai diretta al WHO.

(ma sicuramente non mancano altre armi per criticare la stampa italiana, e non solo italiana, sulla comunicazione scientifica. Un gradevole crociato in questo campo e' Ben Goldacre).

Bhe la parola allarme è comunque eccessiva.

Se si guarda l'elenco del gruppo 2b usare il cellulare è cancerogeno come fare il muratore o lavorare in lavasecco. Non è bello, ma a leggere i giornali sembra che il cellulare ti faccia saltare la testa!

All'ottimo Ben Goldacre (anche il libro) mi permetto di aggiungere pure l'italico Wee Wee

PS

Le sostanze del gruppo 2b sono definite come:

This category is used for agents for which there is limited evidence of carcinogenicity in humans and less than sufficient evidence of carcinogenicity in experimental animals. It may also be used when there is inadequate evidence of carcinogenicity in humans but there is sufficient evidence of carcinogenicity in experimental animals. In some instances, an agent for which there is inadequate evidence of carcinogenicity in humans and less than sufficient evidence of carcinogenicity in experimental animals together with supporting evidence from mechanistic and other relevant data may be placed in this group. An agent may be classified in this category solely on the basis of strong evidence from mechanistic and other relevant data.

 

 

Sicuramente l'esordio del comunicato stampa IARC suona, anche lui, esagerato rispetto alla gravità del contenuto. Ma il Corriere, che non è una bacheca per comunicati altrui, ma il più importante quotidiano italiano, pur essendo andato a vedere in concreto di cosa si trattasse, tanto che nel testo dell'articolo dice chiaramente che ci sono limitate evidenze di rischio di glioma, ha scelto di tenere un tono allarmistico nel titolo. E, sapendo tra l'altro che metà delle persone che gironzolano per i quotidiani online si limita a dare una sbirciata ai titoli, questo per me è disinformazione.

Poi, sicuramente ne possiamo trovare di peggio e altrettanto sicuramente possiamo chiederci perché lo IARC comunichi in quel modo. Il fatto è che per combinazione mi era cascato l'occhio su quell'articolo del Corriere e su questa discussione, nuovamente, sulla disinformazione sanitaria del Corriere e quindi il post è venuto su questo.

Ciao

Paolo

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