Economics del trasloco

12 settembre 2006 michele boldrin
Tra la fine di luglio e pochi giorni fa abbiamo traslocato, anche per questo ero sparito. Ora e' finito l'incubo, ma tale e' stato. La lezione che mia moglie ne ha tratto e' semplice: mai piu'. La mia e' un po' piu' noiosa e cerebrale ... ma forse interessa a qualche dottorando.

Poiché questo è il trasloco numero 10 che faccio dentro agli USA, e poiché mi sono dedicato a fare un po' di lavoro di raccolta informazioni fra amici e colleghi con simile bagaglio di esperienze, credo di poter azzardare alcune ipotesi che vanno al di là del mio caso particolare. Ovviamente, come si evince dal tono, l'intera cosa è stata un disastro, ci han messo una vita e mezza e il rapporto fra qualità del servizio e il prezzo pagato (non da me, ma dall'università) è da furto puro e duro. Ad ogni buon conto, scordiamoci gli affari personali ed atteniamoci alle generalizzazioni.

Tutti questi "fatti stilizzati" sono, presumo, ben noti a chiunque viva qui da un paio d'anni. M'interessano non perché siano nuovi, ma perché da un lato non trovo un modello ovvio che me li spieghi e, dall'altro, mi fanno riflettere su quanto siano esagerate a volte le nostre stime della differenza di reddito reale fra USA ed Europa. Mi interessano, inoltre, perché credo mettano seriamente in dubbio l'ipotesi che la crescita della diseguaglianza salariale è dovuta al progresso tecnologico e la complementarietà fra nuovi beni capitali e lavoratori ad alta specializzazione. Infine, a me suggeriscono che la struttura di mercato conta molto di più di quanto molti amino pensare nella determinazione della produttività del lavoro e del tasso di innovazione.

1. Il prezzo del servizio e' esattamente l'80% in più di quanto ho pagato due anni fa un'impresa spagnola, che doveva muovere un appartamento più grande e non da Mpls a St Louis ma da Madrid a Mpls, con tutti i casini di dogana che questo implica. Non ruppero nulla, fecero tutto in maniera impeccabile ed in meno tempo di costoro, e senza saltare il pranzo, anzi: con una pausa da due ore ogni giorno. Se applicate questa percentuale di aggiustamento (i.e. 180=100) a tutto il settore dei servizi, che copre circa il 70% del PIL degli USA, viene fuori che il reddito pro-capite e' uguale sulle due sponde dell'Atlantico ... no, anzi, è più basso qua!

2. La divisione del lavoro è esasperata: alcuni sanno solo impacchettare/spacchettare, altri sanno solo mettere le cose pesanti/delicate nei crates di legno, altri ancora sanno solo caricare/scaricare le casse sul camion, ulteriori altri lo guidano e, infine, una squadra finale monta le cose sui muri. I costi di transazione che questo implica sono pazzeschi, praticamente ho dovuto maneggiare direttamente o indirettamente quattro imprese (quella che doveva montarmi una libreria un po' complicata non ci riusciva più e abbiamo dovuto trovarne una che sapeva rimontare librerie "europee", verbatim) e ho avuto a che fare con circa 20 persone diverse in giro per casa!

3. Il servizio ha fatto schifo, han rotto di tutto. Oggi gli ho mandato l'insurance claim finale, con un totale di danni uguale al 40% di ciò che hanno ricavato dalla mia università. Sospetto paghino dei premi di assicurazione bestiale, visto che, da quanto capisco, tutto questo è normale e non hanno battuto ciglio alla mia richiesta. Dove ci sia il valore aggiunto in questo giochetto, non mi è chiaro.

4. Qualsiasi deviazione dalla ruotine più rigida creava seri problemi all'intera macchinetta. Non solo, in cima ai 20 circa che ho incontrato e che lavoravano con i muscoli ho avuto a che fare con 6 (sei) managers differenti, 4 in ordine ascendente nell'impresa principale. Solo il quarto, il general manager, alla fine ha saputo risolvere alcuni problemi che a me sembravano di una banalità sconcertante. In altre parole, alla divisione del lavoro estrema rilevata in 2. si accompagna una intensità di skills bassissima. E qui la complementarietà fra skills dei lavoratori e macchine davvero non c'entra e non è cambiata in nulla da cinquant'anni a questa parte. L'unica differenza è che ora alla fine entravano la lista delle nostre scatole in un computer, ma copiandolo dai soliti fogli di carta compilati sul posto. Il resto è lo stesso. L'impressione, però, è che i "managers" con cui ho parlato e che non ho visto guadagnino estremamente di più dei "braccianti" che ho avuto per casa. Ah, un aggiunta: chiaccherando con il general manager, dopo litigate furiose, gli ho espresso i miei dubbi sull'efficienza di avere 4/5 squadre diverse per un solo lavoro. Mi ha risposto che una volta, i.e. sino alla fine anni 70 e l'inizio degli 80, anche loro facevano con una squadra sola che sapeva far tutto. Poi han trovato più conveniente introdurre la divisione del lavoro ed è andata crescendo.

5. Le affermazioni precedenti si possono tranquillamente generalizzare ai seguenti comparti del settore servizi: ristorazione, bellezza e cura personale (barbieri, eccetera), medici (non ospedali, nota bene) a meno che non andiate a Mayo Clinic, lavori artigianali di manutenzione e pulizia della casa, officine/carrozzerie per auto, educazione di base primaria e secondaria.

6. Le affermazioni 1-4 non sono invece applicabili, fondamentalmente perche' l'efficienza è invece uguale o superiore all'Europea e i prezzi paragonabili o inferiori (a pari qualità) per i comparti seguenti: alberghi, trasporti, ospedali, pulizia vestiti, distribuzione al minuto di qualsiasi cosa dallo Hummer al gelato, istruzione superiore, servizi d'intrattenimento (stadi, cinema, ecc.), distribuzione di carburanti e affini, servizi bancari ed assicurativi.

Già sento il collega che dice: questa è solo una descrizione microeconomica di ciò
che gli economisti chiamano l'effetto "Balassa-Samuelson"! Non lo è, per due semplici ragioni. Prima delle ragioni un riassunto dell'effetto BS per i non addetti ai lavori.

Nelle tante classificazioni che usano gli economisti c'è anche quella che divide beni e servizi fra "tradeable" (commerciabili: le magliette di Armani che le fanno diosadove e le vendono ovunque, T d'ora in poi) e "nontradeable" (noncommerciabili: il risotto con i bruscandoli che una volta faceva Arrigo in Calle Vallaresso, NT). BS notarono che mentre i prezzi dei primi tendono ad uguagliarsi (al netto di prezzi di trasporto, tasse, ecc.) fra un paese e un altro, non lo fanno i prezzi dei secondi. Non solo, che i prezzi (anche questi aggiustati per questo e quello) dei secondi tendono ad essere più alti nei paesi ricchi, o ad alto reddito, o ad alta produttività del lavoro nel settore tradeable (non distinguono fra le tre cose, visto che di solito son quasi la stessa cosa). Insomma, più diventi ricco più i prezzi delle case salgono, tanto per rimanere sul solido terreno. Ciò che io descrivo potrebbe essere interpretato come una fotografia dettagliata di BS, ma non sono d'accordo. Ed ecco le ragioni.

La prima ragione è che l'effetto BS differenzia beni T da NT, e basta. Io invece sostengo che i cinema americani sono più economici ed efficienti di quelli europei, ma l'opposto è vero per i servizi di trasloco, ed entrambi sono NT. La seconda ragione, a mio avviso ancor più rilevante, è che se confronto produttività totale dei fattori o produttività del lavoro per ora lavorata nel settore industriale T, la differenza fra USA e, per esempio, Belgio+Francia+Germania+Italia è risibile, e spesso va a favore di quest'ultimi. Quindi il modellino (si fa per dire, io un modellino BS non l'ho mai visto scritto per benino ...) non si applica, neanche in prima istanza.

Quindi mi rimane il quesito: perché queste enormi differenze di qualità/produttività fra USA ed EU in molti comparti del settore servizi? E perché in alcuni settori il vantaggio è USA mentre in altri è EU? Qualcuno ha una teoria e dei dati migliori dei miei? Lo so, i miei non son proprio dei dati, però oggi per la prima volta in vita mia (giuro) ho assistito ad un seminario di David Laibson e, se quelli che lui mostra son dati seri, allora i miei sono misurazioni degne di Fermi Lab!

In ogni caso, a me sembra un ottimo argomento di ricerca, oltre che un puzzle che francamente m'affascina.

Concludo con le mie due mezze ipotesi.

(I) Concorrenza e liberta' d'entrata per imprese concorrenti versus oligopolio e barriere all'entrata. I mercati dove EU e' avanti su USA sono quelli dove EU ha concorrenza e USA oligopolio/monopolio, e viceversa.

(II) Le capacità professionali/artigianali (qui le chiamiamo skills, che è parola più corta quindi la uso) importati dall'Europa due secoli fa, o non importati at all, versus "tecnologie" e skills inventati/creati qui in loco, perché nel 1876 o nel 1894 i cinema ed i trasporti aerei non c'erano. Detto altrimenti: ci vuole tanto, ma tanto tempo per imparare a fare bene una cosa se non hai una tradizione in quel comparto, se non sei all'avanguardia ma solo un imitatore, se hai copiato alla lontana e non te l'hanno insegnato da piccolo e quelli che te l'hanno insegnato in realta' non se l'erano inventata loro ma hanno pure copiato da altri. Esempio paradigmatico: mi ricordo quando provai ad insegnare a Karl e Susan Shell a fare la pasta come si deve ...

Beh, visto che fra i nostri lettori sembrano esserci parecchi e brillanti dottorandi in economia ho buttato li' due ideuzze ... forse qualcuno puo' farne qualcosa d'intelligente.

3 commenti (espandi tutti)

Da parte mia: prendi Minneapolis e Trieste - qual e' la
percentuale di studenti di elementari e medie che non sa leggere nelle
due citta'? Assumendo che la risposta vostra coincida con la mia, la
prendo come evidenza empirica (alla David Laibson) del fatto che la
distribuzione di skills in USA abbia una dispersione maggiore che in
Italia. Questo, combinato al fatto che la disoccupazione in USA e'
molto piu' bassa che in Italia, credo che produca le situazioni da te
descritte. (Come pare abbia detto tu stesso anni fa a Minneapolis, in
USA si raschia il fondo del barile della distribuzione di skills).

Eppoi:
non capisco la tua ipotesi su concorrenza vs. monopolio/oligopolio.
Vuoi dirmi che in Europa il settore dell'educazione di base primaria e
secondaria gode di maggiore concorrenza che in USA?

Spiegazione alternativa, anzi forse complementare: i settori elencati come a minore produttivita' negli USA mi paiono quelli dove la flessibilita' del mercato del lavoro si fa sentire di piu. Fatico ad immaginare uno scaricatore di casse che lo faccia per tutta la vita negli USA. Mentre non fatico a immaginarlo nell'Europa. Lo stesso vale per i manager. Ergo, mi chiedo se non sia questo il fattore dominante: gente che fa quel lavoro per poco tempo, che non ha orizzonte lungo e che quindi se ne frega abbastanza di acquisire skills. Forse e' il prezzo da pagare per avere la disoccupazione cosi' bassa e una crescita cosi' sostenuta. Mah... in ogni caso e' uno stimolante argomento di ricerca.

Anche il mio commento deriva da osservazioni casuali. La mia impressione e' che mentre negli Stati Uniti good workers sono generalmente matched con good jobs e bad workers con bad jobs, cio' non e' altrettanto vero in Europa, dove spesso troviamo skilled workers in lavori che richiedono ben pochi skills (e.g. laureati nei call center). In America i lavoratori unskilled sono DAVVERO quelli nel fondo della distribuzione. Non e' solo una questione di maggiore dispersione degli skill ma di matching. L'efficienza del matching in Europa (e in Italia in particolare) soffre per le rigidita' del mercato del lavoro.

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