Esegesi del pensiero di un Professore Inaudito del Politecnico di Milano in Attività

18 aprile 2017 Paolo Bizzarri

La vicenda Madia si arricchisce di un nuovo elemento di pensiero accademico. Questa volta abbiamo a che fare con un Professore In-audito del Politecnico (di Milano) in Attività (PIPA). Pur essendo simile a un POSP, il modo di esprimersi di un PIPA è leggermente differente, quindi si rende necessaria una specifica analisi del suo eloquio.

L'originale dell'intervista della Gazzetta di Lucca al professor Fabio Pammolli è disponibile qui.

Perché ha scelto di parlare solo ora per la prima volta a livello nazionale e perché proprio con la Gazzetta di Lucca?

Ho scelto di parlare solamente adesso e di farlo in termini definiti e circoscritti perché mi è parso - e continuo a ritenere - doveroso e rispettoso, innanzitutto nei confronti della Scuola, rimanere in silenzio a seguito degli ultimi eventi.

Ho scelto di parlare adesso perchè non potevo farne a meno. Ovviamente non dirò nulla di rilevante in questa intervista perchè non c’è il mio avvocato, ma lo farò in modo da sembrare di dire qualcosa di profondo.

Penso, infatti, che sia la Scuola, nella sua autonomia, con i suoi organi di governo, a dover attivare le procedure istruttorie e costituirsi, anche in autotutela, per accertare la fondatezza delle accuse, avvalendosi di pareri indipendenti, nel rispetto della normativa di riferimento.

Se sono furbi alla Scuola faranno finta di fare qualcosa, poi chiederanno a un altro Professore In-audito di scrivere qualcosa tipo “le scopiazzature sono irrilevanti”. Ovviamente scritto in modo che suoni bene.

Per quanto mi riguarda ho, fin dall'inizio, comunicato alla Scuola la mia completa disponibilità, nell'ambito di quelle attività, ad essere audito per quanto di mia competenza all'epoca.

Ho comunicato alla Scuola la mia disponibilità ad essere audito. Ma quando lo dico non capisce nessuno e non mi hanno chiamato, per questo sono un Professore In-audito.

Innanzitutto una domanda propedeutica anche alla luce di quanto è stato, o non è stato, detto e scritto in questi giorni: chi è Fabio Pammolli?

Mi sono diplomato tanti anni fa al liceo classico Machiavelli di Lucca, mi sono laureato all'Università di Pisa, sono stato allievo del corso di perfezionamento presso la Scuola S. Anna sempre di Pisa, e, poi, dopo un periodo di studio negli Stati Uniti, sono diventato ricercatore all'Università di Siena e, poi, professore all'Università di Firenze. Infine iniziai l'avventura di Imt.

Mi sono diplomato al liceo classico, e quindi ho imparato a rispondere alle domande con argute perifrasi prive di significato, dove riesco ad accumulare parole, affastellare vocabili e strutturare complessi periodi verbali senza dire un cazzo.

E comunque ho imparato ad usare audito. Perchè io sono un Professore In-audito del Politecnico in Attività (PIPA).

Lei è stato il primo direttore di Imt alla sua fondazione: non era, all'epoca, se non una scommessa divenuta, oggi, una realtà di eccellenza: un po' di merito sarà anche suo?

Io ringrazio ancora oggi tutti coloro, a iniziare dai rettori delle Università promotrici e dalla comunità lucchese, per avermi consentito di lavorare a un progetto così importante per la città in cui sono nato.

Io ringrazio ancora oggi tutti coloro che mi hanno consentito di diventare, da lucchese, direttore di un istituto lucchese promosso da un presidente del Senato lucchese. Ovviamente si tratta di un istituto internazionale - per esempio la Madia veniva da fuori Lucca.

Perché, se può dircelo, è venuto via e proprio quando la Scuola ha raggiunto l'apice dell'eccellenza?

Perché ho ritenuto sano, per me come studioso e per la Scuola come istituzione, concludere una esperienza avendo completato quello che fu il mandato affidatomi. E' sempre importante, a qualunque età, specie nel nostro mestiere, una concluso il proprio compito, sapersi distaccare, lasciare ad altri il compito di costruire, rimettersi in gioco e affrontare la vita.

Perchè ho ritenuto sano, come qualsiasi progettista di successo, scappare prima che ci si possa accorgere che il progetto che stai gestendo sta per finire in un disastro. E’ una questione di gusto: produci dottorati che sono giovani, di bell’aspetto e sanno parlare bene, e hanno successo in politica. A quel punto te ne vai, prima che qualcuno inizia a farti le pulci su come sono fatte le loro tesi di dottorato.

La vicenda del ministro Marianna Madia l'ha gettata in pasto alle cronache nazionali. Come ha accolto tutta questa vicenda?

Con sorpresa e, poi, con serenità, in attesa che la Scuola, come ho auspicato fin dal primo momento in questa vicenda, completi tutte le azioni necessarie ad acclarare i fatti.

Con sorpresa e con serenità, benedetto figliolo. Io sono un PIPA. Prima di far saltare me devono far saltare un ministro della repubblica. Per aver copiato una tesi. Voglio dire, ci siamo tenuti un PdC che andava con la nipote di Mubarak e volete che salti un ministro della repubblica per aver copiato la tesi?

E’ per questo che si studia al classico - per far passare come una cosa ganza un concetto schifoso.

Lei è stato il tutore della giovane parlamentare. Che tipo di studentessa era?

Come le ho detto in apertura, non mi riferirò qui agli aspetti specifici del lavoro di tesi, per le ragioni che le ho esposto. Ricordo che era tra i ragazzi che entrarono nel primo ciclo del dottorato della Scuola, nell'anno accademico 2004-5. Era un dottorato multidisciplinare in Economia, Istituzioni e Mercati. I colleghi che erano nella commissione nella selezione degli allievi ebbero un ottimo giudizio.

Come le ho detto in apertura, non dirò nulla di rilevante se non in presenza del mio avvocato. E comunque facevo il direttore, mica vi aspetterete che leggessi le tesi dei miei dottorandi? Al massimo le facevo leggere a dei sottoposti e poi ignoravo i pareri negativi. Noi eravamo IMT, praticamente MIT anagrammato. Anche se avevamo iniziato da tre anni era certo che avessimo già azzeccato tutto e le tesi di dottorato fossero ecellenti.

L'allieva superò, poi, tutti gli esami che erano previsti e si orientò poi al suo lavoro di tesi sul mercato del lavoro, il tema che l'appassionava.

E comunque la Madia aveva fatto tutti gli esami previsti per prendere il titolo, quindi ovviamente aveva scritto una tesi ottima.

Rammento che era benvoluta dagli altri studenti.

E non mordeva neppure i colleghi. Ora obiettivamente, ha fatto gli esami e non mordeva. Cosa dobbiamo chiedere in più a uno studente di dottorato per dargli il titolo? La tesi innovativa? Ma siete fissati con l'innovazione!

Ma quele fu il suo ruolo di tutor?

In quei primi anni, mentre cercavamo di costruire le fondamenta amministrative e scientifiche della scuola, il tutor, scelto tra coloro che erano più coinvolti nella vita dell'Istituto, aveva il compito di indirizzare l'allievo nei suoi studi, mentre una seconda figura, quella del relatore/advisor, aveva il compito di supervisionare l'allievo nella preparazione del lavoro di tesi.

In quei primi anni avevamo due figure con compiti vaghi a seguire le tesi di dottorato, in modo che se fossero successi casini si poteva rimpallare abilmente la responsabilità della tesi.  

Personalmente, di fronte all'entità dell'impegno di direzione di una Scuola che andava costruita, e per tutta la durata del mio mandato, ritenni opportuno non assumere, mai, la responsabilità associata al lavoro di relatore.

E comunque se ne occupava il POS futuro POSP, se poi le faceva potare siepi o copiare pezzi di articoli di altri proprio non so.

Lei si sente chiamato in causa da questa vicenda?

Come direttore della scuola ho avuto la responsabilità della correttezza delle procedure di valutazione e di concorso per diverse centinaia di allievi, ricercatori e docenti.

Come direttore della scuola ho avuto la responsabilità della correttezza delle procedure di valutazione, quindi è OVVIO che io non sono responsabile del fatto che la Madia abbia fatto quello che ha fatto nella sua tesi.

Una responsabilità, questa, inerente al ruolo.

C’era nella job description, ma mi aspettavo fosse una cosa molto di marketing. Mica ci si aspettava che io guardassi davvero alla correttezza delle procedure.

Proprio per questo, riterrei altamente inopportuno esprimere qualunque giudizio in merito, al di fuori del percorso che ho additato e suggerito rispondendo alla sua prima domanda.

Proprio per equesto, come dicevo, pur essendo il responsabile delle procedure di valutazione, non sono responsabile delle procedure di valutazione. Se non capite è colpa vostra che non avete fatto il classico e non siete un PIPA ...


1 commento (espandi tutti)

Ringrazio per l'esegesi accurata e paziente; utile rileggersi anche la v.o. dove il quotidiano precisa che il 52n economista locale si sia affermato solo col suo sudore (?), niente raccomandazioni (excusatio ...).
Il meglio è poi nella conclusione dell'articolista: è in atto (lo sospettavamo!) una congiura dei duopolisti Normale - S.Anna in order to kick out of the business il 3° incomodo lucchese (e al Porto di eccellenza di Livorno, cosa si dice? Potrebb'essere un prezioso alleato per IMT e Madia!), quindi auscultiamo il Pammolli in men che non si dica:
"La scuola Imt è, indubbiamente, sotto tiro, anche da parte di altre scuole, a Pisa per esempio, i cui direttori non hanno lesinato critiche al modo di gestione della scuola lucchese. C'è in ballo un titolo di prestigio che Lucca si era conquistata a fatica, ma che qualcuno, indubbiamente geloso, sta cercando di portarle via. Non ci voleva questo scivolone da parte dell'istituto che deve assolutamente fare chiarezza. Pammolli sarà ascoltato, ma il problema, ora, è quello di accelerare i tempi per poter individuare subito le responsabilità. La scuola, a quel che si può capire, ritiene di essere, casomai, stata vittima nella vicenda."

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