Gli esodati d'AmeriKa

6 luglio 2012 giulio zanella

Dei cosiddetti "esodati" (persone che hanno perso il lavoro dopo i 50-55 anni e che sono ancora troppo giovani per ritirarsi dal mercato del lavoro con una pensione pubblica) si parla quasi ogni giorno ma se ne sa veramente poco. Ebbene, esistono da anni anche in America. Un'interessante ricerca di Kevin Milligan ce li descrive. Vediamo lì come fanno, magari ci viene qualche idea utile.

Anche in America si perde il lavoro dopo i cinquant'anni e anche lì esiste una pensione pubblica, che si chiama Retirement Insurance Benefits, che però non si può ricevere prima dei 62 anni in misura ridotta e prima dei 65 anni in misura piena. Un americano che perde il lavoro a 55 anni è un "esodato" fino al compimento dei 62 anni.

Come fa Milligan a sapere quanti sono e chi sono gli esodati americani mentre noi non sappiamo nemmeno contare quelli italiani? Semplice: ha preso dati longitudinali di tipo survey (cioè interviste dettagliate alle stesse persone ripetute nel tempo) e li ha analizzati. Negli Stati Uniti esiste una speciale banca dati pubblica chiamata Health and Retirement Study, che raccoglie interviste a circa 22.000 americani di età superiore ai 50 anni. L'intervista, fatta ogni 2 anni, raccoglie dati sulla salute, la casa, il lavoro, la pensione, eccetera. Lo scopo primario della survey è informare la discussione pubblica sulle pensioni. Una bella idea, non vi pare? Per fare una discussione pubblica seria ci vogliono dati, non due randelli uno in mano alla Fornero e uno in mano al direttore dell'INPS. Questa è la prima idea utile che possiamo prendere dal lavoro di Milligan.

Quanti sono gli esodati americani? Lo scopriamo dalle tabelle 1 e 2 del paper. Basta contare quante persone nel gruppo 53-54 anni (il gruppo analizzato da Milligan) e che lavoravano fino all'anno prima hanno zero reddito da lavoro ma non si classificano come ritirate dalla forza lavoro. Queste sono l'1,32% delle donne occupate e l'1,34% degli uomini occupati. Sempre nel gruppo 53-54 anni. Se proiettassimo questa proporzione agli occupati italiani di età compresa tra 45 e 64 anni (così siamo sicuri di non restringere troppo l'intervallo di eta'), che nel 2011 sono circa 6,5 milioni (dati qui, alle tavole occupazione) concluderemmo che gli esodati sono circa 85mila. Un po' più dei 65mila calcolati da Elsa Fornero, molti meno dei 390mila calcolati dall'INPS. Questo esercizio potrebbe non avere alcun senso, dato che il mercato del lavoro statunitense è molto diverso da quello italiano, ma oltre alla curiosità di vedere che cifra ne viene fuori, indica un metodo: semplice e trasparente.

Come evitano la povertà gli esodati americani? Questo lo scopriamo dando un'occhiata alle tabelle 5 e 6 del paper di Milligan, che riportano le proporzioni di donne e uomini che sono sollevati dalle difficoltà economiche per tipologia di reddito. Guardando agli esodati americani nel gruppo di età 55-61 anni, impariamo che circa la metà di questi non ha difficoltà economiche grazie al reddito del coniuge. La frazione è un po' più alta per le donne (56%) che per gli uomini (50%). Il 27% delle donne esodate, poi, evita le difficoltà economiche grazie a redditi non da lavoro (risparmi, immobili, ecc.). La corrispondente cifra per gli uomini è 42%. Non tutti, naturalmente, riescono a evitare la povertà con mezzi propri o del coniuge. Infatti il 19% circa degli uomini esodati e il 6% circa delle donne ci riesce grazie all'assistenza pubblica (pensioni di invalidità, sussidi di disoccupazione, eccetera). La metà di questo 19% per gli uomini è costituito dalle pensioni di invalidità, il che suggerisce che non pochi esodati maschi negli Stati Uniti entrano in questo stato a causa di disabilità che portano alla perdita del lavoro. Gli esodati che restano sotto la soglia di povertà sono circa il 20% del totale, sia tra gli uomini sia tra le donne. Notare che le percentuali sommano a più di 100 perché un esodato può evitare lo stato di povertà grazie a diverse tipologie di reddito.

Che cosa impariamo? La prima cosa che impariamo è che ci vogliono dati pubblicamente disponibili, e che questi dati vanno analizzati. Questo l'ho già detto sopra e l'hanno detto bene anche Tito Boeri e Agar Brugiavini su La Voce: la gestione privata di informazioni pubbliche non è accettabile in un'economia moderna. La seconda cosa che impariamo è che è sbagliato assumere (come implicitamente si sta facendo in Italia) che gli esodati debbano essere tutti a carico del welfare pubblico. Credo che siamo tutti d'accordo che non c'è bisogno di preoccuparsi di un esodato che possiede 3 appartamenti oppure di un'esodata il cui marito ha un reddito annuo di 80mila euro. Insomma, come minimo la soluzione al problema degli esodati dovrebbe essere means-tested. Questo semplice punto è completamente assente dal dibattito. Il problema, essenzialmente, sono gli esodati il cui stato conduce alla soglia di povertà. Per questi bisogna intervenire urgentemente. Se fossero il 20% come negli Stati Uniti (potrebbero essere di più, potrebbero essere di meno: ci vogliono dati pubblicamente disponibili che tutti possono analizzare) allora staremmo parlando di poco meno di 20mila persone. Il problema è che in Italia ci riempiamo la bocca di parole come equità, solidarietà, eccetera e poi non abbiamo strumenti fondamentali di un welfare moderno come programmi per dare un reddito minimo a quelli che sono veramente alla fame e non hanno alternative. Che ci pensi la solidarietà privata è ammirevole, ma questa non può arrivare ovunque.

15 commenti (espandi tutti)

...considerando la ricchezza netta delle famiglie (presa dal bollettino statistico di Bankitalia sulla ricchezza delle famiglie 2010) non ci sarebbe da stupirsi se fossero addirittura 10mila!
 :-)

 https://dl.dropbox.com/u/9510624/ricfam.jpg

 

Una ragione per cui la situazione in Italia è probabilmente peggiore di quella americana è che in Italia la partecipazione femminile alla forza lavoro è inferiore. Di conseguenza sono di più le famiglie in cui entra un solo reddito, e credo pertanto probabile che siano meno gli ''esodati'' che godono di un reddito addizionale in famiglia. Certo che senza dati decenti si possono solo fare congetture.

Buon punto, Sandro. In Italia pero' ci sono caratteristiche delle famiglie che controbilanciano questa. Per esempio in Italia (vado a naso) ci sono meno single mothers che in US ed extended families geograficamente meno disperse. Ma torniamo dove ti sei fermato tu: possiamo solo fare congetture finche' non conosciamo il profilo statistico degli esodati.

gli esodati italiani non sono persone che hanno semplicemente perso il lavoro in età critica bensì (dalla Relazione tecnica al dlg "Salva Italia")

lavoratori in mobilità, mobilità lunga, beneficiari di trattamenti a carico dei fondi di solidarietà, ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche in posizione di esonero (art. 72, comma 1, DL 118/2008), ai soggetti con in corso la prosecuzione volontaria.

tutte queste posizioni sono ufficiali: tutte le prime sono oggetto di accordi sottoscritti sia dal Governo (Ministero del lavoro) che dall'INPS  secondo il quale mobilità,  beneficio di trattamenti a carico dei fondi di solidarietà e per i dipendenti delle amministrazioni pubbliche la posizione di esonero sono un sostegno fra la cessazione del lavoro e il raggiungimento dei diritti alla pensione secondo legislazione vigente.

I prosecutori volontari della contribuzione (molto pesante = a un terzo dell'ultimo lordo percepito rivalutabile) hanno a suo tempo fatto domanda all'INPS per esserne ammessi ricevendone autorizzazione: ciò presuppone che il tempo di prosecuzione volontaria abbia termine alla data di maturazione della pensione sempre secondo le norme vigenti.

Di tutti questi l'INPS ha il dato o perchè paga gli assegni di mobilità o perchè incassa il contributo volontario. Esistono poi casi di chi si è dimesso volontariamente in quanto l'azienda gli ha garantito o con un'buonuscita straordinaria una tantum o con versamenti mensili la copertura del mancato stipendio fra dimissioni e pensionamento. Nella definizione di tutti questi casi quando collettivi ha sicuramente partecipato il Ministero del Lavoro. Esistono poi casi individuali o come il precedente o creatisi con decisione propria del lavoratore: per essi lo stato e l'INPS non hanno responsabilità  a meno che sussista la contribuzione volontaria pagata dall'azienda o dal lavoratore: in mancanza non sono esodati secondo la definizione corrente, come molti altri, che come gli americani, sono stati semplicemente licenziati. L'INPS ha un data base quasi perfetto (ogni assicurato puo accedere ai suoi dati) che la mette in grado di stabilire il numero degli esodati (come sopra descritti) e la data a cui ciascuno avrebbe  raggiunto i requisiti per la pensione.

A pensare bene l'INPS, ai tempi del decreto, non ha adeguatamente supportato il governo per pigrizia. Sono però circolate anche voci e sono anche stati scritti articoli circa una ostilità di vari grandi managers della PA verso questo governo, ostilità che a volte si manifesta con scarsa collaborazione.  

In ogni modo alla Fornero non sarebbe stato difficile pubblicare un questionario in internet da riempire da chiunque si considerasse esodato (chi non ha internet avrebbe potuto usare i Patronati) e fare controllare tutte le informazioni ricevute dall'INPS: avrebbe prodotto risultati certi in meno di sei mesi di tira-molla.

 

Molto bello l'articolo sugli americani, ma credo anch'io che non sia pertinente: gli esodati non sono persone in difficoltà, ma persone a cui è stata promessa, solo perché facenti parte di una delle caste, una parte dei miei soldi che, quando sono emigrato, non sono più stati disponibili.

Loro, come bambini viziati, pestano i piedi urlando; i loro protettori, come le mamme dei bambini viziati, urlano ancor più forte contro i bambini altrui e il governo, come quelle maestre insulse che mirano solo a vivere tranquille, dà ragione agli urlatori.

Confonderli con gente che ha PERSO il lavoro ma lo cercasbagliato, credo.

Per favore, cerchiamo di essere seri. Gli esodati in italia sono individui a cui stato e imprese, a fronte di una concordata cessazione dell'attivita' lavorativa, avevano esplicitamente garantito uno scivolo verso la pensione. In pratica lo stato (noi) si e' rimangiato la parola data, come sempre debole coi forti e forte coi deboli.

 

Siccome siamo tutti d'accordo che i debiti vadano onorati, e mi sembra che su queste pagine nessuno inviti lo stato italiano a fare default sul proprio debito, non capisco perche' gli esodati debbano godere di meno diritti di chi, ad esempio, ha deciso di prestare i propri soldi allo stato. E' anche curioso sostenere che bisognerebbe provvedere solo a quegli esodati che si trovano sotto una qualche linea di poverta o a chi non possa godere di un sostegno economico familiare. Sarebbe come proporre di rimborsare i titoli di stato solo ai piccoli risparmiatori e non agli hedge founds.

 

Stiamo parlando di diritti che lo stato, a fronte di una revisionedell'eta' pensionabile ha deciso di ignorare. Il termine casta applicato al lavoratore dipendente italiano (incidentalmente tra i peggio pagati d'Europa, anche e soprattutto in rapporto ai ruoli dirigenziali italiani) e' francamente ridicolo, e lo dico da emigrante nel Regno Unito.

Questa guerra tra poveri e' desolante.

non voglio affermare che quanto segue sia necessariamente vero, soprattutto che lo sia in tutti i casi, ma uno potrebbe anche dire che si tratta di individui che, magari per colpa non loro, sono diventati improduttivi. In casi normali, la gente perde il lavoro e se ne ha bisogno ne cerca un altro, in questo caso invece stato e imprenditori hanno loro concesso il privilegio di versare stipendi e contributi per diversi anni, fino alla pensione. Privilegio scomparso dopo la riforma della pensione. Ma di privilegio si trattava. Ora, che si possano difendere privilegi di persone che hanno comunque ricchezza e redditi alternativi per arrivare alla nuova eta' pensionabile, possiamo discutere. 

Privilegio

savepan 8/7/2012 - 17:43

Gentile Moro, non è stato concesso un privilegio, ma accordi sulla base di leggi e norme vigenti in uno stato di diritto.
La colpa non può essere addebitata ai lavoratori, ma eventualmente ai legislatori ignoranti o, meglio, interessati ai ritorni elettorali.
Inoltre, in un mercato che vede aumentare i disoccupati (vedi ultimi dati ISTAT sui giovani in particolare), hai voglia a cercare lavoro.
Forse si trova in nero, sottopagato, con contratti a termine (breve).

non conoscendo esattamente la natura degli "accordi". Puo' essere che fosse stato garantita la copertura stipendiale fino al pensionamento, oppure per un numero specifico di anni, che corrispondevano al periodo che mancava al pensionamento prma della riforma. Se ci son contratti, vanno rispettati. Ritengo pero', accordi o non accordi, che chi percepisce stipendi senza lavorare sia "privilegiato", o almeno lo sia nei confronti di chi invece lavora pagando quegli stipendi. 

Privilegi

savepan 9/7/2012 - 11:16

Mi perdoni se insisto, ma lei crede davvero che la maggior parte dei cosiddetti esodati, avendone la possibilità, non preferirebbe lavorare piuttosto che vedere colpita la propria dignità di persone e sentirsi un peso per la società?
Posto che ci fossero opportunità di lavoro.

e ti rispondo con un aneddoto che rischia di essere offensivo per queste persone sulla strada, ma dovrebbe rendere il punto: una signora anziana che conoscevo bene e' morta l'anno scorso. La sua badante ha trovato lavoro nel giro di due mesi. Il punto e' questo: il lavoro c'e', ma non quello che gli esodati vogliono, al prezzo che vogliono. Questo il dato di fatto. Vorrebbero un lavoro che non esiste, il lavoro che avevano prima e che hanno perso anche perche' prendevano troppo. Questa la dura realta' dei fatti, capisco che un impiegato con anzianita' pagato bene, con una promessa di essere traghettato fino alla pensione con una percentuale della paga senza dover lavorare, ora non gli si possa chiedere di cambiare pannolini. Anzi, che sia offensivo farlo. Pero' occorre capire che dall'altro lato di questo traghettamento, ci sono proprio le badanti, i giovani, gli altri lavoratori, e tutto il resto della societa' che continua a produrre, che il traghettamento lo pagano con le loro tasse. E' una guerra tra poveri, certo. All'opinione pubblica la scelta. Pero' che si dica le cose come stanno: i soldi degli esodati non sono venuti sinora, e non verranno in futuro,  dal cielo.

Io proporrei di versare a costoro il valore attuarialmente equo della pensione che maturerebbero all'eta' di pensionamento post-riforma, dandogli la possibilita' di lavorare nel frattempo senza riduzione della pensione, e magari con una consistente esenzione fiscale. Non mi piacciono le esenzioni speciali ma mi pare che cosi' facendo tutti ne guadagnerebbero. 

Francesco,

Ero serio, infatti: vedi la mia risposta alla precisazione di Aldo Lanfranconi.

Quello dei diritti acquisiti, che tu evochi, e' un criterio che non ci porta lontano, e lo spiega bene Andrea Moro sotto in riposta a savepan.

Faccio un esempio che mi riguarda direttamente: quando ho iniziato a lavorare nell'universita' italiana 6 anni fa ho sottoscritto un contratto che diceva che avevo diritto a scatti annuali di stipendio. Fronteggiavo insomma un profilo life cycle di salario, che e' piuttosto importante per decidere se accettare quel lavoro o no. Dopo due anni quegli scatti sono diventati biennali e dopo altri due anni sono stati congelati a  tempo indeterminato. Il mio employer (lo stato) mi aveva garantito un profilo salariale e poi l'ha abbassato unilateralmente, rimangiandosi la parola data. Quello che lo stato si e' rimangiato io devo trovarlo altrove essendo le altre obbligazioni coi miei creditori (la banca per il mutuo, per esempio) inalterate. Lo trovo, ahime', riducendo i miei assets (cioe' il mio stock di risparmi).

Grazie per la precisazione, Aldo, molto importante.

Tuttavia, difendo la mia definizione: nel decreto si puo' scrivere quello che si vuole, ma nella sostanza le persone in queste posizioni ufficiali che elenchi hanno oggi (dopo cioe' che sono diventati "esodati") zero reddito da lavoro, non sono ritirate dalla forza lavoro (immagino che riprenderebbero il lavoro che hanno perso o lasciato se potessero) e non si qualificano per una pensione pubblica. Gli esodati in senso stretto sono semmai un sottoinsieme di questa categoria.

Forse un primo passo verso quei dati lo abbiamo anche in Italia e in Europa: mi domando infatti se "share" non possa costituire quella base dati che manca.

http://share-dev.mpisoc.mpg.de/sample.html
http://share-dev.mpisoc.mpg.de/questionnaire-wave-2/italy.html   (pag61)

SHARE

giulio zanella 9/7/2012 - 14:46

Grazie, Domenico.   Si, SHARE e' di fatto l'analogo europeo di HRS.  Includendo l'Italia potrebbe essere utilizzato per fare la stessa descrizione riassunta nel post.

Inizia una nuova discussione

Login o registrati per inviare commenti