Fabbrica Fiom o Fabbrica Fiat ?

8 novembre 2012 marco esposito

Alcuni mesi fa usciva la sentenza sul caso “FIOM-CGIL+19 contro Fabbrica Italia” (Gruppo Fiat, stabilimento di Pomigliano) che imponeva a quest'ultima di assumere 145 lavoratori, purchè iscritti alla CGIL-FIOM. La sentenza non ci interessa da un punto di vista giuridico, ma ci interessa per far capire come si muovono i sindacati, le aziende multinazionali, o comunque di grandi dimensioni, e come vengono risolti i conflitti, quando insorgono.

Cominciamo dalla richiesta sindacale: Fabbrica Italia è un soggetto nuovo, nato dalle ceneri del vecchio stabilimento di Pomigliano, sia pure con un accordo che prevede il reintegro totale dei precedenti dipendenti, ma con numeri crescenti nel tempo, secondo la FIOM (che non ha firmato, comunque, gli accordi dell'epoca) tale riassunzione dovrebbe avvenire seguendo una proporzionalità anche negli iscritti alle varie Organizzazioni Sindacali, altrimenti si configura un “comportamento antisindacale”, vietato dalla legislazione europea ed italiana. In particolare la FIOM contesta che sui 2071 reintegrati nessuno sia un iscritto alla FIOM. Un passo è da riportare integralmente, perchè sarà utile:

che gli iscritti alla FIOM che all’epoca del referendum erano 623 nello stabilimento di Pomigliano sono scesi a 382 al gennaio 2011 ed attualmente sarebbero, secondo quanto riferito dal responsabile delle relazioni industriali della FIAT Dott. Rebaudengo alla trasmissione “Presa Diretta” del 4.3.2012 ridotti a 212;

che il sindacato non è allo stato in grado di individuare in modo diretto ed immediato i suoi iscritti lesi dalla discriminazione, perché le disdette vengono inviate dai lavoratori solo all’azienda e per il 2012, avendo la FIAT disdettato tutti gli accordi collettivi preesistenti, non ha inviato alla organizzazione sindacale l’elenco dei lavoratori iscritti.

Notare che la FIOM sta qui dicendo di non sapere chi sono i suoi iscritti. Cioe' loro sanno chi e quanti sono gli iscritti solo tramite le trattenute in busta paga, quando FIAT manda un prospetto mensile con scritto "Asdrubale Rossi, Bucefalo Bianchi e Caracalla Verdi hanno autorizzato la trattenuta in busta paga a favore di te sindacato, eccoti i soldi".  Prendere nota di questo fatto per dopo.

Procediamo con ordine e iniziamo da Fabbrica Italia Pomigliano (FIP). Vediamo come si è opposta alla richiesta della FIOM.

Al punto 1 c'è la contestazione “giuridica” dell'azione, in parole povere FIP dice “non posso essere tacciata di comportamento antisindacale, perchè all'interno di FIP la FIOM non c'è proprio (aggiungerei: bella evidenza, li tieni fuori), quindi come faccio a discriminare un sindacato che non c'è?

Al punto 2 c'è la parte tecnica di riassunzione di parte dei 4.367 lavoratori della ex fabbrica FIAT, in particolare FIP afferma: “abbiamo dato incarico a una società esterna (SHL) di procedere alla selezione dapprima dei quadri tecnico-direttivi e anche dei “team Leader”, ovvero di figure professionali altamente specializzate che poi saranno quelli che materialmente sovrintenderanno alle varie aree di produzione”, e non è stata FIP a scegliere poi gli altri dipendenti, ma gli stessi Team Leader, poiché nel nuovo stabilimento era importante la “massima coesione fra i membri di un Team di una specifica area di produzione”. Questo passo è cruciale, e ci torneremo alla fine, ma tenete a mente questa frase.

Al punto 3 c'è la (facile) affermazione di FIP secondo cui si può parlare di discriminazione nei confronti di FIOM se alla fine del processo di riassunzione non ci siano iscritti FIOM, ma poiché ne erano stati assunti solo 2071 era presto per parlare di discriminazione. NB : i 2071 sono poco più del 40 % dei precedenti assunti, e la FIAT si era impegnata ad assumere, appunto “almeno il 40% entro il 12.07.2012”, soglia raggiunta invece prima del previsto.

Veniamo alla sentenza (di 1° grado, poi vediamo quella di 2°). 

Al punto 1 il Giudice dava torto alla FIP per una serie di articoli di legge che non ci interessano, non entrerò nel merito giuridico, secondo il Giudice FIP ha torto, paghiamo la Cassazione per decidere queste cose, se la vedano loro.

Al punto 3 il Giudice dava torto alla FIP perchè, scrive il Giudice, “FIP ha firmato un accordo in cui ha detto che al 12.07.2012 riassumeva almeno il 40% e solo nel biennio successivo anche gli altri, in ragione del mercato dell'auto e della vendita dei modelli." Quindi, dice il Giudice, FIP ha garantito solo il 40 %, e basta, gli altri non hanno alcuna garanzia di riassunzione, quindi qualunque ragionamento va fatto sui 2071, perchè FIP ha detto “40% è sicuro, ma non uno di più se il mercato auto va male”. Questo non lo ha detto FIP, ma un Giudice in una sentenza: tenetelo a mente per le conclusioni.

Al punto 2 ci sono tutti i paradossi possibili e immaginabili, da cui si evince che tutta l'operazione “Pomigliano” è un bluff che nessuno è andato a vedere, in primis i sindacati, che poi dovrebbero tutelare i lavoratori, mentre pensano solo a tutelare se stessi. Vediamo. FIOM dice : non so quanti sono i miei iscritti (costa fatica e tempo, i sindacalisti hanno altro a cui pensare a spese dei lavoratori), diciamo presumibilmente 242, nessuno dei 242 è fra i 2071, statisticamente è impossibile (lasciamo perdere...), FIP afferma: è sbagliato prendere come dato di riferimento i 4367 dell'ex stabilimento, “perchè FIP fa molto meno, ovvero fa solo lastratura,verniciatura e montaggio, mentre prima a Pomigliano si faceva tutto, stampaggio dei componenti compresi”.

Domanda ai sindacati (firmatari e non): ma anziché parlare di Ergo-UAS, che tanto non ci capite niente, di diritti sindacali “lesi”, perchè i permessi sindacali sono meno, di diritto alla malattia leso, perchè quando ci sono le partite dell'Italia non ci si può dare ammalati, avete provato a fare 2+2 ? Se uno stabilimento fa meno cose, con più automazione, pensate che ci sarà posto per tutti ? Lo avete detto ai lavoratori che la nave è più piccola, e a bordo molto probabilmente non ci sarà posto per tutti ? Io non ho letto niente del genere, FIAT parla di “almeno il 40%”, il Giudice conferma e voi zitti. Al lavoratore non far sapere... 

Vabbè, fine della divagazione, stiamo parlando della FIOM, dei lavoratori non frega niente a nessuno, comunque il Giudice dice che la statistica si applica anche al “sottoinsieme dei 2071 assunti” e a questo ci atteniamo, avvalorando poi il lavoro dell'esperto professore di Birmingham.

Veniamo al processo di selezione del personale, il Giudice in sentenza scrive:

“Dagli elenchi presso l'Unione Industriale di Napoli......si evinca che trattasi quasi esclusivamente di operai addetti alla produzione, essendo appunto quasi tutti inquadrati al III e IV livello, ad eccezione di sei lavoratori di V livello e di uno di VI livello.

Diventa pertanto circostanza irrilevante che la selezione di Capi Ute – quadri e impiegati - di Team Leader e conduttori sia stata affidata ad una società estranea al gruppo e leader nel settore, perché il suo operato non poteva riguardare gli iscritti FIOM.”.

Ancora:

E’ la stessa Fabbrica Italia a dare atto di avere poi delegato ai neo assunti Team leader l’individuazione delle risorse da inserire nei rispettivi team al fine di garantire la massima coesione del gruppo in termini di efficienza e coinvolgimento, sulla base della diretta conoscenza delle competenze ed attitudini lavorative delle maestranze acquisita presso il vecchio stabilimento, privilegiando risorse dotate di polifunzionalità, flessibilità ed adattamento ai processi dell’innovazione, nonché attitudine al lavoro in team […] in vista dell’immediato raggiungimento degli standard di qualità ed efficienza perseguiti dall’azienda.

Dunque è stata proprio la conoscenza delle maestranze da parte dei selezionatori a determinare la scelta e tale conoscenza non poteva non concernere, secondo nozioni di comune esperienza, anche il profilo dell’affiliazione sindacale dei lavoratori.

Secondo il Giudice i Team Leader hanno scelto sulla base dell'appartenenza sindacale, secondo nozioni di comune esperienza. Le sentenze si accettano, per carità, ma metterei prima il Giudice su una linea di montaggio, poi verificherei le sue nozioni di “comune esperienza”.

Lo stesso Giudice, allegramente, alcune righe sotto afferma “e, per quanto concerne la spiccata professionalità deve pur sempre rammentarsi che si parla di operai di III e IV livello.” Secondo il Giudice tu devi assumere a prescindere dalle competenze..... lasciamo stare 2.
Dove invece FIP si è fregata con le sue mani (e quindi quelle dei suoi avvocati, lautamente pagati) è quando afferma che:

Secondo Fabbrica Italia

“il pregiudiziale e fermissimo rifiuto …della trattativa e poi del contenuto del Contratto specifico di primo livello nonché della versione del 13.12.2011 (che regolano …gli aspetti della vita di fabbrica dei dipendenti della FIP…) appare assolutamente incompatibile con lo svolgimento dell’attività lavorativa che deve collocarsi in un contesto aggregato, coordinato e retto da regole accettate sindacalmente e necessariamente uguali per tutti: con il che viene meno quel requisito essenziale e determinante per lo svolgimento di tale attività” . 

Il Giudice ben stigmatizza la frase: è un processo alle intenzioni assolutamente discriminatorio, chiunque ha scritto quella frase è un idiota. Ben pagato, purtroppo.

La perla è nel dispositivo finale:

Contrariamente agli assunti dell’organizzazione ricorrente ciò non può tradursi nell’ordine di assumere specificamente i lavoratori nominativamente indicati in epigrafe, in nome e per conto dei quali l’O.S. ha agito nel presente giudizio ai sensi dell’art.5, 1° comma D.Lvo 216/03, dal momento che è impossibile identificare gli aventi diritto all’assunzione, individuabili esclusivamente in una quota percentuale degli iscritti FIOM tale da ristabilire, e mantenere, tra questi e gli assunti totali, lo stesso rapporto proporzionale preesistente tra gli iscritti alla FIOM e i lavoratori in forza a FGA nello stabilimento di Pomigliano.

Da adesso in poi chiunque vuole assumere è avvertito: guai ad assumere senza una giusta proporzione fra le varie Organizzazioni Sindacali, poi verranno le donne, i giovani, gli omosessuali, i portatori di handicap, gli esodati, i pensionati baby, e così via. Principio rafforzato alla fine della sentenza:

Deve pertanto ordinarsi a Fabbrica Italia Pomigliano di assumere 145 lavoratori iscritti alla FIOM e di mantenere nel prosieguo delle operazioni di riassorbimento del personale dello stabilimento di Pomigliano, sia pure con la necessaria approssimazione la quota dell’8.75 % in favore di FIOM. ’

Welcome to Italy, dove anche i decimali contano.

Conclusioni: secondo un Giudice in Italia si può assumere, ma mantenendo la proporzionalità fra gli iscritti ai sindacati, la qualifica professionale conta poco, specialmente se poi tutti o quasi gli iscritti a un sindacato risultano essere i meno qualificati.

Il fatto che poi un'azienda dica ai suoi “team leader”: “aiutami a scegliere, perchè sulla linea con quelle persone ci vai tu, e quindi devi essere responsabile del loro lavoro, nonché del loro affiatamento, e infine dei risultati” non conta, lo spazio al merito ed alle capacità individuali deve essere mortificato, conta la tessera sindacale. E adesso mettetevi a capo di un'azienda multinazionale che deve investire in un paese e ditemi quale cancellate dalla lista.

I sindacati (tutti, firmatari e non) sono sempre molto interessati alle relazioni sindacali (permessi retribuiti, rappresentanza, trattenute in busta paga), ma non riescono a sapere nemmeno quanti sono gli iscritti alla loro organizzazione, glielo deve dire l'azienda, non sanno inoltre nemmeno fare 2+2, è evidente (e basta farsi un giro per lo stabilimento per capirlo, data l'automazione spinta) che nella nuova Pomigliano non c'è assolutamente spazio per tutti gli ex lavoratori, tanto che FIP (e il Giudice conferma) ha praticamente affermato che solo il 40% sono garantiti, gli altri rimangono sulle spalle dei contribuenti italiani grazie alla CIGS garantita a FIAT (ovvero paghiamo noi).

A Pomigliano non sta andando in scena una querelle sindacato (FIOM) e azienda (FIAT), ma tutti i motivi per cui solo un folle che si lancia con il paracadute da 30.000 metri dovrebbe essere disposto a investire in Italia, il problema è che c'è uno solo in tutto il pianeta e non fa l'imprenditore: abbiamo un sistema giuridico basato sul formalismo, sindacati interessati solo a se stessi, ma che manovrano le opinioni dei lavoratori, aziende che scaricano sulla collettività le proprie scelte, difatti il mio appunto finale è per FIAT: ma costa proprio tanto dire “Uagliù, qua spazio per tutti non ce n'è più, se voglio produrre in Italia devo andare sull'automazione spinta (magari vendendo qualche robot all'estero ndr)”?

Conclusione e morale: nel caso Pomigliano ci sono sia l'azienda che sbaglia sia i sindacati che non fanno i sindacati ma i sindacalisti. Mentono entrambi, e chi ci rimette è il lavoratore.

La seconda parte, con la sentenza di appello a breve, ma preparatevi...

48 commenti (espandi tutti)

Per la verità, il testo citato dalla FIOM dice che loro non sono ingrado di individuare "in modo diretto e immediato" i loro iscritti lesi dalla discriminazione, non in generale. Il punto è che se FIAT non gli comunica chi sono gli iscritti alla FIOM ancora dipendenti, la FIOM non può confrontare quella lista con quella degli iscritti per vedere chi manca ed è stato quindi (nella loro interpretazione) discriminato ingiustamente.

 

Tra l'altro, come si fa a pensare che la FIOM non sappia chi sono i propri iscritti? c'è un tesseramento e un registro, arriva a casa un bimestrale (o altro periodico comunque)...

Per la verità, il testo citato dalla FIOM dice che loro non sono ingrado di individuare "in modo diretto e immediato" i loro iscritti lesi dalla discriminazione, non in generale.

Il testo citato:

 

avendo la FIAT disdettato tutti gli accordi collettivi preesistenti, non ha inviato alla organizzazione sindacale l’elenco dei lavoratori iscritti.

Non ho altro da aggiungere.

Ma il fatto che la FIOM sa benissimo chi sono i propri iscritti, a differenza di quello che sostieni tu, rimane. Te lo ripeto, agli iscritti arriva a casa un bimensile, secondo te come sanno a chi mandarlo?

Il passaggio che citi indica solo che la FIAT non ha più comunicato quali dei dipendenti riassunti erano iscritti alla FIOM, il che significa che il sindacato non poteva sapere subito chi era stato riassunto e chi no tramite confronto con le proprie liste. Avranno dovuto, suppongo, contattare ciascun singolo lavoratore e chiederglielo.

... io non ci posso fare niente. Il fatto che a casa di qualcuno arrivi una rivista bimestrale non significa niente, significa solo che, suppongo, abbiano le liste fornite dalle aziende e a quelli la mandano, e probabilmente non le aggiornano nemmeno. Sono sceso sul piano della supposizione perchè è il piano a cui sei sceso tu. Visto cosa si può supporre ? Di tutto.

Comunque io non suppongo, nella sentenza di appello FIP pone per la seconda volta il problema dei tesserati FIOM,e il Tribunale scrive:

 

E come già ampiamente rilevato dal Tribunale la platea dei lavoratori potenzialmente lesi dalla condotta discriminatoria è mutata nel corso dell’intervallo di tempo trascorso fino al deposito del ricorso, senza che la Fiom abbia potuto averne tempestiva conoscenza – in quanto le disdette non risultano essere state comunicate al sindacato- con la conseguente impossibilità di determinazione e di identificazione degli stessi.

Visto che quello che scrive la FIOM non ti è bastato nella sentenza di 1° grado vediamo se lo capisci con il 2° grado, ma ti avviso che se continui a non capire per la Cassazione dovremo attendere un pò......

 

Come puoi leggere (è italiano, via, è semplice..) non si parla di difficoltà nel ricostruire le liste degli iscritti/assunti (242 telefonate... dovesse essere faticoso ? che forse per un sindacalista la parola lavoro sia sinonimo di terrore ? ah saperlo...), ma proprio di IMPOSSIBILITA'. Se è impossibile fare un raffronto lista iscritti/assunti vuol dire che semplicemente non hai la lista iscritti. Tanto che il ricorso è nominativo per i 19 che hanno detto "sono un iscritto FIOM e mi sento discriminato" e in rappresentanza generica per il sindacato.

 

 

Sì, va bé.

malaspina 10/11/2012 - 17:40

Guarda, facciamo così: Tesseramento CGIL e sindacati di settore:

 

http://www.cgil.it/chisiamo/quanti_siamo.aspx

 

Dati sul tesseramento 2010 (divisione per categorie e regioni, fasce d'età a nazionalità):

 

http://www.cgil.it/dettaglioDocumento.aspx?ID=16430

 

Tessera CGIL (e lolloso aneddoto, ma transeat):

 

http://bojafauss.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/163022/Camusso%...

 

Ora, delle due l'una: o i dati li compilano sulla base delle TESSERE NOMINALI che rilasciano ogni anno, oppure boh, li metteranno insieme fidando nella buona volontà delle aziende (che gli comunicano data di nascita e nazionalità degli iscritti ogni mese, immagino).

 

Con questo penso di aver svolto il mio punto a sufficienza, ti saluto e ti ringrazio per la piacevole conversazione.

Li comunicano anche all'Unione Industriali. Il fatto che abbiano un censimento degliiscritti (dubbioso,molti contestano le cifre sui tesserati)  significa solo che sanno chi gli versa la trattenuta, che è fatta appunto dall'azienda,quindi anzichè tenere una lista degli iscritti preferiscono avere le liste dalle aziende. Per loro è tesserato solo chi gli dà il denaro (giusto, per carità), e questo lo sanno molto meglio dalle aziende. Ci sono delle considerazioni da fare su questo, proprio in margine al caso FIAT-FIOM, vediamo se ci arrivi da solo.

Uhm, no

malaspina 10/11/2012 - 19:39

"Il fatto che abbiano un censimento degliiscritti (dubbioso,molti contestano le cifre sui tesserati)  significa solo che sanno chi gli versa la trattenuta, che è fatta appunto dall'azienda,quindi anzichè tenere una lista degli iscritti preferiscono avere le liste dalle aziende. Per loro è tesserato solo chi gli dà il denaro"

 

Per la verità, nelle statistiche che ti ho linkato sono conteggiati anche i tesserati disoccupati; come puoi vedere qui [pdf], il costo annuale della tessera per un disoccupato senza reddito è di 15€, e ovviamente i disoccupati non versano la trattenuta.

Da adesso in poi chiunque vuole assumere è avvertito: guai ad assumere senza una giusta proporzione fra le varie Organizzazioni Sindacali, poi verranno le donne, i giovani, gli omosessuali, i portatori di handicap, gli esodati, i pensionati baby, e così via.

 

Ma cosa c'entra? la sentenza riguarda la riassunzione dei dipendenti dopo una riorganizzazione dell'azienda, riassunzione che la FIAT ha cercato di sfruttare per liberarsi degli iscritti a un sindacato scomodo (e, per favore, non meniamola in giro su questo punto: questo è quello che è successo, a prescindere da quello che si pensi della FIOM e delle relazioni sindacali). Siccome in Italia e in Europa, come giustamente ricordi, la discriminazione sindacale è illegale, il giudice ha ordinato (sì, con un criterio molto rigido) a Fabbrica Italia di porre rimedio.

 

Il punto cruciale è che si tratta di riassunzioni della forza lavoro precedentemente impiegata dall'azienda; esiste quindi una demografica di riferimento su cui è dimostrabile in modo molto chiaro l'eventuale discriminazione. Per le assunzioni ex-novo, viceversa, non è altrettanto semplice dimostrare l'eventuale discriminazione, ma nel caso sia dimostrata rimane parimenti illegale.

 

Le conclusioni che trai da questa sentenza (ossia che è il tipico esempio di come il nostro sistema giuridico e le nostre relazioni sindacali rendono inappetibile il paese agli investitori) non seguono dai fatti; sono vere in generale, ma in questo caso particolare il giudice ha applicato la legge, che vieta le discriminazioni sindacali. Sono poi del tutto d'accordo sul fatto che i sindacati siano strutture in generale pessime e fini e a sé stesse, che la loro influenza è assolutamente nefasta, che il sistema giudiziario italiano è una macchina da incubo con cui solo un masochista potrebbe voler avere a che fare; ciò non elimina il fatto che la FIAT ha provato a fare una cosa palesemente illegale e contro la quale un'ordinanza di reintegro era inevitabile.

La cosa anomala e' che non e' una sentenza di reintegro di specifiche persone giudicate discriminate, e' un pastrocchio sulle proporzioni. Fiat potrebbe, per esempio, fare cosi': prendere 145 tra le persone che vuole assumere e farle iscrivere alla FIOM. Poi assumerle.

Premesso che neanche a me piace la proporzione secca, qual è l'alternativa? Fabbrica Italia si era impegnata ad assumere il 40% della precedente forza lavoro; ordinare di reintegrare ciascun iscritto alla FIOM avrebbe costituito, paradossalmente, un ingiusto favoritisimo nei confronti degli iscritti a quel particolare sindacato, visti i numeri.

La FIOM sapeva perfettamente che, non firmando il nuovo accordo con Fabbrica Italia, si precludeva automaticamente il diritto ad avere proprie rappresentanze in azienda e il ricorso al giudice ha solo ottenuto di "imporre" (con la "scusa" della discriminazione sindacale)  il diritto ad operare in azienda come sindacato, ovvero: tutelare i propri associati che "possiedono" il diritto individuale di dichiarare sciopero a prescindere dalla firma, nel contratto di assunzione, di condividere gli impegni assunti con l'accordo fino a naturale scadenza. Tutto ciò al Giudice non interessa, ma a voi dovrebbe, per inquadrare la questione e capire che l'assunzione degli iscritti FIOM era il solo modo per consentirle di rientrare in gioco politicamente e poter imporre le proprie visioni (del negoziato, dei diritti, del lavoro) a dispetto delle regole che valgono per tutti gli altri.

Non a caso, Landini e Camusso, chiedono di ripartire, azzerando tutti gli accordi firmati dagli altri e approvati dalla maggioranza dei lavoratori. Ribadisco (e mi taccio :) che i vostri ragionamenti se prescindono da tutto ciò, con rispetto parlando, ri-guardano il dito..

 

Ma non è che gli altri lavoratori li abbia obbligati nessuno a firmare l'accordo. Hanno scelto, suggeriti dai propri sindacati ma comunque liberamente, di rinunciare a parte dei propri diritti in cambio di una maggior probabilità di "riassunzione" (ovvero, di non perdere il proprio posto di lavoro).

 

I lavoratori FIOM, invece, hanno scelto di percorrere la via della battaglia legale, accollandosi un rischio maggiore, ma se alla fine le loro istanze verranno riconosciute, potranno tenersi il posto di lavoro con tutti i diritti precedenti.

 

Chi rischia di più vince di più quando vince.

Peccato

francesco rocchi 9/11/2012 - 15:49

che la ricerca del lavoro non dovrebbe essere una mano di roulette.

Basterebbe...

amadeus 8/11/2012 - 23:27

In realta` potrebbe bastare che145 degli attuali dipendenti decidessero di iscriversi alla FIOM. Ma se qualcuno in seguito cambiasse idea cosa accadrebbe ?

Ma cosa c'entra? la sentenza riguarda la riassunzione dei dipendenti dopo una riorganizzazione dell'azienda

Concetto vago, a Pomigliano non c'è stata alcuna riorganizzazzione, è nato un soggetto giuridico NUOVO, diverso dal precedente, ma con una continuità del solo assetto proprietario. Quella di Fabbrica Italia non è stato un processo di riassorbimento, ma un vero e proprio processo di assunzione ex novo. Se non è chiaro nemmeno questo è inutile discutere.

Ma esisteva un accordo che prevedeva la riassunzione. Il giudice ha interpretato che anche in assenza delle firme della FIOM l'accordo di riassunzione andasse applicato anche ai lavoratori FIOM. Se questa interpretazione sia giusta o sbagliata non so, non sono un esperto di questioni giuridiche, ma dal punto di vista del giudice lui ha solo applicato la legge facendo rispettare un accordo formale.

Non ci siamo perchè questa precisazione in punto di diritto, per altro inutile perchè la situazione era già chiara, è irrilevante dal punto di vista della discriminazione antisindacale. Se si potesse usare il trucchetto del "siamo un soggetto giuridico nuovo che fa assunzioni ex-novo" tutte le aziende che volessero liberarsi dei lavoratori sindacalizzati lo farebbero domani: chiudi, riapri con un altro nome e riassumi solo chi ti piace. Che, guarda caso, è proprio quello che ha fatto FIAT, ed è stata giustamente sanzionata.

Che M. Esposito abbia "in antipatia"  i sindacalisti italian,i che probabilmente ritiene abbiano, oltre ad una spiccata autoreferenzialità, anche il potere di condizionare milioni di lavoratori per ottenerne la delega a gestire i loro affari con l'azienda, in cambio di un tondo 1% del salario mensile, non sarebbe un grande problema e neppure una grande novità.

Stona maggiormente la superficialità con cui si fa di ogni erba, un mazzetto di polemica antisindacal..ista, senza distinguo e, mi permetta, probabilmente senza conoscere molto la materia: che è solo indirettamente giuridica, molto politico-ideologica e tantissimo attorcigliata attorno ad uno dei Diritti del Lavoro più complessi del pianeta che è, assolutamente, figlio (nel senso letterale di conseguenza) del travaglio politico sociale italiano degli ultimi 120 anni.

Prescindere da tutto ciò, fingendo di avere qualche idea di cosa sono e rappresentano CGIL, CISL e UIL e le corrispondenti associazioni datoriali; di quale modello di relazioni industriali esiste (e del perchè) in questo Paese, non permette di comprendere e valutare il "caso Pomigliano", che in realtà è il caso "FIAT" e, per essere precisi, è il caso "Italia: sistema della rappresentanza e delle relazioni industriali" come alcuni hanno già avuto modo di spiegare (Ichino, Cazzola, Damiano e persino.. Cofferati e Landini).

Mi intrometto solo per chiedere una cosa: perché non scrive un articolo per nFA in cui ci parla di sindacati e modello di relazioni industriale italiano? Sembra che sia molto informato a riguardo, potrebbe fornire un utile e apprezzato contributo alla discussione della community!

M.P

Chiariamo

marco esposito 8/11/2012 - 19:11

Stona maggiormente la superficialità con cui si fa di ogni erba, un mazzetto di polemica antisindacal..ista, senza distinguo e, mi permetta, probabilmente senza conoscere molto la materia: che è solo indirettamente giuridica, molto politico-ideologica e tantissimo attorcigliata attorno ad uno dei Diritti del Lavoro più complessi del pianeta che è, assolutamente, figlio (nel senso letterale di conseguenza) del travaglio politico sociale italiano degli ultimi 120 anni.

Solo una domanda: invece di fare sproloqui mi dice dove sono stato superficiale ? Perchè accusare di superficialità è semplice, basta scriverlo con una tastiera, il difficile è dimostrarlo.
Scrivere che faccio polemica antisindacale e non leggere che critico pesantemente anche l'atteggiamento di FIAT vuol dire due cose: la prima è essere superficiali, la seconda che si preferisce guardare la pagliuzza, invece della trave nel proprio occhio.

Vorrei chiedere...

Rick 8/11/2012 - 21:39

Vorrei chiedere a Marco Esposito se, in definitiva, lui contesta le motivazioni della sentenza oppure la sentenza in se.

Ovvero se contesta gli errori farlocchi scritti nel dispositivo che obbliga la FIAT a riassumere gli operai della FIOM, oppure se contesta la decisione presa dal giudice.

 

Posso essere d'accordo con lei su alcuni passaggi delle motivazioni della sentenza, ma condivido totalmente l'opportunità di condannare quella che, a mia opinione (e del giudice) è un lampante caso di discriminazione sindacale.

 

Per cui, Marco Esposito, FIAT ha fatto bene a non riassumere selettivamente gli operai FIOM oppure è d'accordo che il comportamento di FIAT è sbagliato, indipendentemente da alcuni passaggi farlocchi della sentenza?

 

Penso che questo è un punto molto importante che lei deve specificare. Perchè cambia drasticamente le implicazioni dell'articolo: in un caso lei ritiene si debba permettere ad un'azienda di operare comportamente discriminatori, nel secondo lei chiede che i giudici italiani, quando si occupano di lavoro, scrivano sentenze comprensibili e ragionevoli in modo da non spaventare gli investitori internazionali.

.. vale poco, comunque dico quello che penso: la FIAT ha sicuramente colto la palla al balzo per evidenziare delle lacune legislative e per andare allo scontro, ma secondo me ha esagerato e ha tenuto comportamenti ostili che vanno al di là dello scontro. E' unfair utilizzare il potere  che una situazione oggettiva ticonferisce (scegliere chi far entrare) per compiere atti discriminatori, compiendo un processo alle intenzioni (ho evidenziato un passo della sentenza che riporta un pezzo della memoria difensiva dellaFIAT che è  a dir poco allucinante).  In parole povere: secondo me FIAT ha sbagliato.

Dopo di che è ancor più allucinante verificare che al di là dello scontro sul fatto specifico, i sindacalisti (tutti, nessuno escluso) non abbiano evidenziato che c'erano delle evidenti lacune sul piano prospettato da FIAT, lacune talmente evidenti che un magistrato (che di mestiere fa altro) se ne è  reso conto e l'ha scritto nella sentenza: FIAT non ha garantito alcunchè, ma solo 2071 assunzioni.
E qui vengo al mio punto sui sindacalisti: non se ne resi conto perchè quella è gente che sulla linea non ci va più, in fabbrica nemmeno, e non si rende conto che se uno investe una "paccata di milioni" spinge sull'automazione, quindi si produce di più con meno. Ma dovresti stare in fabbrica per capirlo.
Sulla sentenza: io credo che il giudice, nell'umano tentativo di ristabilire un torto, ha commesso una cazzata peggiore del male, stabilendo un principio di divisione per quote peggiore del fatto in sè,e che sicuramente spaventa i già timorosi investitori.

Ma il giudice

NV 9/11/2012 - 05:17

ha applicato la legge che vieta le discriminazioni antisindacali. A meno che non si voglia affermare che tutti i lavoratori della FIOM siano meno bravi rispetto agli altri, cosa che andrebbe dimostrata, è evidente che se in una riassunzione del 40% non è stato riassunto nessun lavoratore della FIOM, allora vi è stata discriminazione.

 

Ovviamente, trattandosi di un evento collettivo il giudice non può dire "Tizio è stato discriminato ingiustamente e deve essere reintegrato, Caio invece era effettivamente superfluo e resta a casa". Il meglio che può fare è imporre un criterio di proporzionalità.

Ovviamente, trattandosi di un evento collettivo il giudice non può dire "Tizio è stato discriminato ingiustamente e deve essere reintegrato, Caio invece era effettivamente superfluo e resta a casa". Il meglio che può fare è imporre un criterio di proporzionalità

E' un buon punto, ma che sarà affrontato nel secondo articolo che sto preparando, quello sulla sentenza di appello, che entra nel merito della proporzionalità. Ma su questo ne discuteremo, appunto, con il secondo articolo. Il giudice, invece, doveva appunto entrare nel merito delle decisioni, perchè la proporzionalità è un abominio giuridico, rischioso come precedente.

Condivido perfettamente la critica sul metodo della proporzionalità, però non sarei preoccupato del fatto che possa diventare un metodo generalizzato. Questa soluzione nasce dalla necessità di trovare un sistema per riparare ad un abuso che ha delle caratteristiche piuttosto particolari. Primo, l'enormità, nel senso che è impossibile che passasse inosservato: zero lavoratori FIOM su 2071 assunti è un dato che suggerisce che l'appartenenza sindacale è stato uno dei criteri di scelta per le assunzioni, e questo non è legale (il fatto che la legge sia giusta o meno è tutto un discorso a parte ma adesso non starei ad aprirlo). Che fra tutti i 242 lavoratori FIOM non ce ne fosse nemmeno uno, uno solo, nel sottoinsieme dei 2071 lavoratori più capaci e meritevoli, a me sembra abbastanza improbabile.
Secondo, la complessità: è impossibile per il giudice determinare quanti e quali sarebbero stati i lavoratori FIOM assunti se la FIAT non avesse usato l'appartenenza sindacale come criterio per le assunzioni.
Il giudice ha tagliato la testa al toro e ha usato un criterio che gli è sembrato equo e semplice da applicare. Non credo però che quello stesso giudice vorrebbe vedere quel criterio applicato come prassi. La speranza è che un caso del genere non si ripeta, e alla fine se la FIAT avesse assunto anche solo 30 lavoratori FIOM, fra i 2071 più capaci, probabilmente questa causa l'avrebbe vinta, o forse non ci sarebbe stata proprio.

Però, davvero il giudice non poteva pensare ad un metodo migliore? In teoria la cosa più giusta da fare sarebbe rifare le assunzioni senza usare l'appartenenza sindacale come criterio, ma non credo proprio che questo sia minimamente praticabile (quelli che adesso sono assunti pianterebbero giustamente un casino, i contratti sono contratti, e poi non so cosa succederebbe alla produzione ma sicuramente niente di positivo). Esiste una soluzione alternativa a quella del giudice che sia migliore e praticabile? O l'unico modo per evitare la proporzionalità è dare ragione alla FIAT e accettare una discriminazione abbastanza eclatante? Tutto il dubbio verte su questo. Perchè se una soluzione alternativa esiste, cambia tutto. Nel secondo articolo ci sarà qualche idea in proposito?

Innanzitutto complimenti, fra tutti i commenti questo mi sembra il migliore, perchè c'entra il punto al 100%.  FIAT ha torto e nessuno dice il contrario, FIOM sbaglia praticamente sempre, ma qui ha fatto la cosa giusta. Però c'è il sapore amaro di una sentenza che sembra stabilire dei principi assolutamente sbagliati, facendo capire che c'è molto da fare sul fronte del diritto del lavoro, fermo ad una legge del 1970.
Non ti rispondo sulla tua ultima parte per aumentare la suspense-)... Però ti ho dato alcuni indizi, prometto che la settimana prossima uscirà l'articolo.

Per comprendere le alternative possibili secondo me bisogna ancora scavare sugli effetti dell'applicazione della decisione giuridica. Per prima quella che essendo gli organici al completo e stante il calo delle vendite, l'assunzione forzata di "enne" lavoratori implica il licenziamento di altrettanti. Il che puo' non piacere alle anime belle ma è nella logica aziendale (ed economica) delle cose.

Quello che non è chiaro evidentemente è che scegliere vuol dire per forza di cose anche scartare.

Se devo scegliere 400 su mille, questo significa scartarne 600.

L'impresa ha la piena responsabilità della scelta e se per metodo sbagliato o per vizio ideologico scegliesse i peggiori, ne pagherebbe nella sua interezza (azionisti, manager, lavoratori) le consueguenze. E chiaramente se l'azienda ha scelto i peggiori allora i migliori andranno sicuramente a lavorare altrove, penalizzando ulteriormente l'azienda che sbaglia a selezionare il personale ( avvantaggiando i concorrenti, per esempio).

Puo' lo Stato, tramite il potere giudiziario, interferire o sostituirsi alle scelte private di selezione del personale? Troppi (o troppo pochi) lavoratori di colore? Troppi (o troppo pochi) lavoratori di un certo genere? E perché non discriminare sui cattolici, protestanti e buddisti e pastafariani?

A chi dice di non preoccuparsi, perché una sentenza non fa primavera, dico che osservando il panorama giuridico italiano tutto è possibile. Quindi nulla è certo. Un investitore estero non impegna milioni in un progetto industriale che implichi il rischio ex-post di essere obbligati ad assumere un certo numero di aderenti ad un certo sindacato. Nel campo automotive o nel campo metalmeccanico in generale gli iscritti FIOM sono un tot percento. Una fabbrica nuova che non ne avesse nemmeno uno in organico a maggior ragione dopo la sentenza di cui si parla vedrebbe la FIOM reclamare a gran voce l'assunzione di quel tot%.

Beh questo è proprio quell'altro discorso che "non starei qui ad aprire", però visto che l'hai menzionato vale la pena spenderci due parole.
Come spesso accade, al fondo del problema c'è una questione di libertà. In questo caso la libertà di una persona di assumere alle proprie dipendenze chi gli pare, senza dover rendere conto a nessuno e assumendosi la responsabilità delle proprie scelte. In sostanza quello che dici nel terz'ultimo paragrafo. Ed è una libertà chiaramente sensata e che deve essere tutelata da limitazioni.
Ma poi comincia la complessità, che come sempre porta problemi. Pensiamo per esempio ai lavoratori disabili. Alcuni di essi, a causa della natura particolare della loro disabilità, potrebbero essere meno produttivi rispetto ad un lavoratore non disabile, o richiedere che l'azienda si doti di strutture particolari (es: rampe, bagni ecc.) che hanno un costo. Questo li porterebbe ad essere sistematicamente esclusi dal mercato del lavoro a causa di una condizione di svantaggio su cui non possono fare proprio niente, e su cui anzi giustamente pretendono di non essere discriminati. Questa situazione pone la libertà del datore di lavoro di scegliersi i propri dipendenti in conflitto con un'altra libertà altrettanto importante, quella della persona disabile di vivere la propria vita con le stesse opportunità di tutti gli altri, senza che pregiudizio e discriminazione ne impediscano il normale svolgimento.
E quando due libertà importanti entrano in conflitto fra loro, devi tracciare una linea, limitando almeno una delle due. A quel punto cominciano le preoccupazioni: una volta tracciata una linea, quante altre ne possono arrivare? Fino a quanto può essere spinta la limitazione di una libertà senza arrivare ad essere un abuso?
Purtroppo non ho una struttura filosofico-ideologica abbastanza forte da poter dare una risposta definitiva a queste domande che sia valida per tutte le fattispecie. L'unico criterio che posso pensare è quello della ragionevolezza necessariamente valutata caso per caso. Ad esempio sono sicuro che costringere un datore di lavoro a rispettare quote sindacali prestabilite è sbagliato. Ma nell'esempio della disabilità sono sicuro che qualche tipo di limitazione è giusto.
In generale posso dire che nella maggior parte dei casi sarei a favore della libertà del datore di lavoro, ma purtroppo a questa posizione posso assegnare solo una probabilità, alta magari, ma pur sempre una probabilità e non una certezza (una visione quantistica dei principi).

Comunque continuo a non essere preoccupato che il sistema della proporzionalità possa diventare generalizzato. E' vero che in Italia dal punto di vista giuridico tutto è possibile, e quasi sicuramente nei prossimi mesi ci sarà qualche sindacalista o politico che proverà a spendersi il precedente di questa sentenza per tirare acqua al suo mulino in un caso diverso da questo. Ma voglio fidarmi della ragionevolezza dei giudici, e poi nella stessa causa FIOM-FIAT non è detto che in appello o in Cassazione questo principio non venga respinto o sostituito con qualcosa di migliore. I will stay tuned

Il giudice ha contestato un principio "allucinante" (la mancata proporzionalità nelle rappresentanze) ma non l'ha fatto per l'errore di FIAT (e di chi ha lottato per il referendum - l'ha vinto - ha negoziato il nuovo contratto aziendale e l'ha firmato) ma di chi si è chiamato fuori dalla mischia aziendale (e contrattuale) e ha preteso di imporre il proprio punto di vista alla maggioranza di lavoratori (e relativi rappresentanti).

 

In gioco non c'era e non c'è la strategia industriale di FIAT (che non è oggetto di contrattazione come non lo è il mercato e le sue oscillazioni) e anche se M. Esposito è convinto del contrario gli altri sindacati hanno cercato di fare il loro mestiere e hanno tutelato i loro rappresentati molto meglio degli avvocati CGIL-FIOM.

 

La vera battaglia è sulle modifiche allo Statuto del Lavoratori, all'attuale forma di diritto  "costituzionale-individuale" allo sciopero, al sistema delle rappresentanze di lavoratori e aziende e al potere che deriva loro, dal sottoscrivere (o no...) Contratti Collettivi di Lavoro.

E' su tutto ciò che la FIOM e la maggioranza (dei dirigenti non degli iscritti o delle RSU)  CGIL vuole lo scontro e spera di riportare il Paese indietro di quarant'anni, complice una sinistra dilaniata al proprio interno e un centro-destra inesistente al riguardo (con pochissime eccezioni).

Alcuni battitori liberi (Fermare il Declino ma non solo) che potrebbero tirar fuori le unghie e stanare gli ipocriti del PD e del PDL  non lo fanno;  forse sono consapevoli che la posta in gioco è molto alta (forse troppo). O forse le ricette per modificare questo stato di cose, consolidato in un centinaio d'anni, non sono così semplici: in UE e in giro per il mondo ci sono almeno una decina di modelli, tutti molto lontani e diversi dal nostro (dal diritto di sciopero al modello contrattaule e di rappresentanza).

Noi invece siamo condannati a giocare al neo-marxista con Landini, Fassina e Vendola o al neo-democristiano con Bonanni e Passera e ad inalberarci, piccati, se Marchionne prende a ceffoni  "l'italiettaconsociativa" che campa con i soldi di Pantalone.

Credo abbia ragione il Prof. Ichino a sostenere che occorra una riforma del lavoro sul genere di quella da lui predisposta in pochi articoli e traducibili in inglese. L'analisi di Marco Esposito mi pare serena ed articolata e nen merito non c'è da aggiungere. Piuttosto va segnalato che la FIOM (mi riservo di indicare casi specifici) ha concluso accordfi anche "peggiori" di quello di Pomigliano. Si rammenti che nello stabilimento di Grugliasco dove la FIOM è in maggioranza, le RSU hanno dato indicazione agli operai di votare A FAVORE del referendum del tutto identico a quello di Pomigliano e Mirafiori. La FIOM fa solo politica e fotte i lavoratori come lo stesso Marco Esposito ha dimostrato in un precedente articolo.
In ultimo. Non so se FI_AT riassumerà tutti gli operai di Pomigliano non ancora rientrati, ma vorrei osservare che nel 2010 era un pò difficile prevedere che il mercato europeo si riducesse di tanto ed in Italia crollasse fino a questo punto. In volumi e solo in Italia, 1 milione di auto immatricolate in meno dal 2007 ad oggi il che significa 300.000 auto l'anno in meno data la quota FIAT di circa il 30%.

Luigi il crollo del mercato dell'auto non ha riguardato la Panda (almeno fino a Luglio), il marchio FIAT (Panda e 500, praticamente) immatricolava, secondo i dati ufficiali ACEA oltre 70.00 auto al mese,di cui si presume almeno 30.000 panda(al lancio anche di più, si marciava a oltre 40.00). Il punto è che davvero, al massimo delle potenzialità produttive, a Pomigliano ci sarà posto al massimo per 3.000 persone.Ma proprio al massimo delle capacità produttive, altrimenti ce la fai con gli attuali 2.000 gestendo gli straordinari. E questo lo si capisce all'istante entrando in fabbrica: il reparto verniciatura è totalmente automatizzato, laddove prima (numeri a caso) c'erano trenta addetti, adesso ce ne sono quattro che giocano a carte, perchè fanno tutto i robot. la sala comando verniciatura è il ponte di un'astronave, ma davvero, quindi che gli farebbero fare a 4.000 persone ? un torneo di burraco ? E questo era evidente sin dalla presentazione del piano di investimenti.

Landini

gianluca brandis 9/11/2012 - 00:35

Io ricordo che landini ai tempi criticava il progetto fabbrica Italia in quanto sosteneva che era assolutamente privo di fondamenta e che la Fiat non avrebbe fatto quello che prometteva (investire 5 miliardi mi pare). Oggi posso solo constatare che ciò che diceva landini si è puntualmente verificato. ancora pochi giorni fa marchionne ha fatto qualche vaga dichiarazione su investimenti e subito (gli altri) sindacati si sono prostrati ai Suoi piedi. Non ha avuto neanche il tempo di smentirsi... Il punto a mio parere è che marchionne sta facendo una battaglia politica per ridefinire il sistema delle relazioni tra "padronato" e "lavoratori". La FIOM non ci sta e gli altri sindacati semplicemente non esistono. Si puo discutere di questo se vogliamo ma trovo molto scorretto soprattutto da parte della Fiat usare il ricatto del lavoro, soprattutto in una regione non certo ricca di possibilità, per portare avanti le sue istanze squisitamente politiche.
NB uso la parola politica nella sua accezione più ampia, da non confondersi con partitica

Ricatti?

Francesco Forti 9/11/2012 - 09:51

Mi pare che lo strumento del "ricatto" sia usato spesso, con scioperi improvvisi che bloccano i singoli reparti e strane epidemie durante le finali di calcio. Non vedo perché l'impresa, se ne ha la possibilità, non possa scegliersi quei lavoratori che per atteggiamento appaiono meno conflittuali.

 Mi sembra abbastanza chiaro che al fondo della vicenda ci sia uno scontro di potere fra FIOM e FIAT e quindi la tendenza a schierarsi a priori è molto forte. Io personalmente non provo alcuna simpatia per Landini, Airaudo e la FIOM (ed anche per gli altri sindacalisti) ma esorterei tutti ad evitare il tifo da stadio ed a ragionare. A tal fine il post di Marco (e quello che ha promesso) mi sembra molto utile

... come imprenditore, pur piccolo, io tifo.

Indipendentemente da cosa e chi mi piace (dei personaggi singoli, landini e marchionne, non mi interessa un tubo) nel campo delle idee io tifo e voglio decidere io - come impresa - chi assumere, senza che un giudice debba sentenziare perché ho assunto poche donne (o troppe) oppure entri nel merito nella composizione del colore sindacale dei dipendenti, come una sorta di manuale cencelli in fabbrica.

 

PS: naturalmente il mio tifo è esterno, non vivendo o lavorando in Italia. Tifo per voi. Dove vivo un giudice non potrebbe sentenziare in quel modo e non credo sia un caso se mezzo milione di italiani vivono e lavorano qui.  E tantissimi, a partire dalla fine del 2011 sono fuggiti dall'Italia per trovare lavoro ed un progetto di vita piu' "normale".

non può scegliersi il sindacato è che c'è una legge dello stato che lo impedisce.

 

La legge può piacere o non piacere, ma fintanto che c'è va rispettata, ed in questo caso il giudice si è limitato ad applicarla.

 

Il motivo della legge mi pare abbastanza ovvio: se l'azienda potesse scegliersi il sindacato meno conflittuale, o addirittura scegliere di avere solo lavoratori non sindacalizzati, allora avrebbe l'esistenza dei sindacati avrebbe poco senso, ed il lavoratore si troverebbe a negoziare sostanzialmente da solo contro un soggetto con un potere contrattuale enormemente più grande del suo.

Che poi è il modello usato in paesi come la Cina, dove gli operai si buttano dal tetto delle fabbriche.

scelta?

Francesco Forti 10/11/2012 - 17:55

In effetti l'azienda sceglie (assume) i lavoratori, non il sindacato.
Piuttosto è lo statuto dei lavoratori (legge dello stato) ad affermare che il sindacato che non firma, non ha rappresentanza in azienda. Quindi non è l'azienda a scegliere quale sindacato ma il sindacato a tagliarsi eventualmente fuori.

Io credo che questa cosa dell'averci azzeccato nella previsione abbia valore fino ad un certo punto. Voglio dire: quella di Marchionne sugli investimenti futuri sarà stata anche una spacconata o una presa in giro, ma anche a saperlo prima, che cambiava?

Pomigliano andava comunque ristrutturata e le cose sarebbero comunque cambiate, anche perché l'alternativa era la chiusura dell'impianto. Altro che 2071 lavoratori: tutti a casa e delocalizzazione della produzione.

Se Landini avesse vinto al grido di "Respingiamo l'accordo con Fiat, che se ne vada pure!", che sarebbe successo? Quei 20 miliardi sarebbero spariti dal gioco da subito invece che sei mesi dopo, ok, ma insieme se ne sarebbe andato anche tutto l'impianto di Pomigliano, e chissà che altre strade, con effetto domino, avrebbe preso la Fiat.

A questo la FIOM non credo risponda mai.

Infatti, il tema è la battaglia politica, tutto il resto stabilimenti, operai e investimenti sono semplici terreni di scontro, e gli altri (sindacati, governo, matteorenzi, politicanti vari) giù a osannare il messia di Toronto. Tutto qua, landini la battaglia l'ha fatta sullo smascheramento del gioco di marchionne, peccato che l'obiettivo di marchionne era quello di spezzare il sindacato. Al momento mi pare che siano in pareggio.

Brandis

francesco rocchi 10/11/2012 - 15:08

Con tutto il rispetto, però stavo dicendo proprio che Landini non ha smascherato un accidente, e che le discussioni vertevano sulla fuffa, almeno finché la Fiat non ha fatto un errore grosso come una casa.

Ripeto, è inutile procedere per incornate, come arieti arrabbiati: diciamo pure che Landini smascherava il gioco e raccoglieva i voti necessari per vincere il referendum. Poi?

indirettamente, ma non troppo.

non è proprio indirettamente, Ichino suggerisce (ma non conosco la sua visione compiuta) il metodo USA (che è simile in versione light a quello UK e in versione super light a quello svizzero) che in alternativa al reintegro prevede il risarcimento (compensativo e punitivo) di tutti quelli che sono stati soggetti a discriminazione per la propria appartenenza sindacale, in questo caso alla Fiom e pari a circa 380 persone (o altro numero).

 

Facendo un calcolo della serva di Detroit, il massimale di risarcimento negli USA per un caso come questo è 300 mila dollari. Assumendo che il giudice riscontri la discriminazione e stabilisca un terzo del massimale, sono 100 mila dollari (simile al max inglese di 70 mila sterline) a testa per 380 discriminati ipotetici che fa 38 milioni di dollari (circa 30 milioni di euro) sull'unghia senza nulla in cambio, rispetto all'alternativa nostrana di assumere 180 lavoratori fiom (presumibilmente produttivi) che costano circa 5 milioni all'anno. 

Ichino fornisce argomenti (giuridici) anche per gli scandalizzati dalla (presunta) discriminazione operata dalla FIAT e, a differenza di Esposito, non la considera neppure un errore madornale ma solo la conseguenza di un pasticcio all'italiana, reso possibile dalla NON discussione sui problemi veri: Statuto dei Lavoratori, regole della rappresentanza, modello contrattuale e di relazioni indusriali. E' su questi problemi che si è aperto il fronte giudiziario della FIOM (sconfitta sulla chiamata in giudizio sulla natura dell'"Accordo Pomigliano" - che hanno rifiutato di firmare - e vittoriosa sulla discriminante antisindacale nell'assunzione...).

Comunque vada la "follia giuridica", che non sarebbe stata scritta in nessun altro Paese: nei confronti di un'Organizzazione che si rifiuta di firmare un accordo e che pretende di avere rappresentanti in azienda per boiccottarlo, potrebbe però aiutare il Paese ad uscire da questo pantano ideologico e Pseudo"-giudiziario.

L'unica condizione è che si smetta di girare intorno ai problemi giuridici della sentenza (che avranno il loro ri-corso in appello, ecc. ecc.) per non occuparsi del problema politico (drammatico): che modello di sindacato e di relazioni industriali si può permettere questo Paese nel 2012 (e per i prossimi trent'anni)?

Vogliamo provare a scriverlo o altrimenti - ma nella chiarezza - ammettere che l'empasse attuale ci va bene così, che avere 35 organizzazioni di rappresentanza datoriale e tre + x di parte lavorativa è quello che ci serve; che le regole sui permessi sindacali retribuiti e non, da spalmare obbligatoriamente su almeno 40 sindacati di settore diversi rappresenta la condizione necessaria per il rilancio del Paese e che sindacati come la FIOM  possono continuare ad avere diritto di veto "costituzionalmente eterno"..?

...tratterà proprio di questo in maniera più generale. Io considero un errore di FIAT aver messo nero su bianco che il non aver firmato un contratto presuppone ostilità nel lavoratore, mi spiace, ma pur facendo l'imprenditore una cosa del genere non si fa : è un processo alle intenzioni degno del Medio Evo. Se avessi voluto discriminare, in maniera sporca avrei assunto n°2 iscritti FIOM del reparto verniciatura (automatizzato, quindi danni eventuali pochi) e non avrei lasciato spazio per questa causa.
Sul veto "costituzionalmente eterno" ci dobbiamo per forza tornare perchè la sentenza di appello viene basata anche sull'art. 41 della Costituzione. Vi ho detto che avreste visto cose che voi umani..

Sul resto del tuo commento confesso che ci ho capito poco, la FIOM ha perso un ricorso a Mirafiori sull'accordo che ricalcava quello di Pomigliano, in special modo quello sulla rappresentanza sindacale, essendo FIAT uscita da Confindustria NON applica alcune clausole di accordi Confindustria-Sindacati, il Giudice ha dato ragione a FIAT e torto a FIOM, e non vedo il problema.
Sul modello di relazioni industrali possibili parleremo nella seconda parte (coming soon, i hope..).

La lettera di (ri-)assunzione a Pomigliano contempla il fatto, banale ovunque, che esiste un contratto aziendale firmato che impegna tutte le parti (Sindacati firmatari - ovvero lavoratori rappresentati "in erga omnes" - e azienda) a determinati scambi lavoro/salario, diritti/doveri.

Il lavoratore iscritto alla FIOM nella Pomigliano 1 - che fosse stato assunto in Pomigliano 2 - avrebbe avuto il (sacrosanto) diritto individuale di ri-iscriversi alla FIOM e, di fatto, rivendicare il diritto di contestare il contratto di assunzione appena firmato. FIAT non è Grillo che può giocare al democraticodittatore con i candidati di M5S e gestire i loro comportamenti con avvocati e lettere firmate.

FIAT ha tentato di filtrare le assunzioni con criteri che le evitassero contenziosi legali interni all'azienda, ma i suoi avvocati hanno fatto i conti giurudici senza l'oste ideologico (legittimo e altrettanto sacrosanto) di FIOM.

Io sto solo cercando di ragionare sui problemi che stanno "sotto" allo scontro giudiziario e che viene invece utilizzato per non affrontare i problemi (la spaccatura nel PD che però "si ricompatta" nello scontro con Marchionne e il suo modello è lì davanti a tutti e, non a caso, nessuno obietta...).

Se la seconda parte del tuo intervento remerà in quella direzione (a prescindere dalle preferenze di merito, che si scopriranno:) credo sarà utile a tutti.

grazie della pazienza

 

Contratto

marco esposito 13/11/2012 - 11:57

In perfetta buona fede, ma commetti un errore: il dipendente assunto in FIP (Fabbrica Italia Pomigliano) firma il contratto FIP, che è questo qui (vedi che ne avevamo già parlato), il dipendente iscritto alla FIOM (o che si iscrive dopo l'assunzione, uno dei tanti passi non spiegati è come mai nessuno dei 2071 ha sentito il bisogno di iscriversi in FIOM), non può comunque contestare il contratto stesso, ne può formare una rappresentanza sindacale all'interno della fabbrica.

Il ragionamento c'è, a mio modo di vedere FIAT ha commesso un errore, mal consigliata sicuramente, c'era l'occasione storica per portare alla luce tutte le contraddizioni (richiamate anche nel giudizio di appello) del diritto del lavoro italiano, ma quella frase "avrebbe firmato con malanimo" mi ha reso perplesso. Un errore da matita rossa che continuo a sottolineare, e che mi ha costretto a una virata.

Proprio come successe a giugno sull'articolo precedente, si continuano a dire cose:

* non vere: nessuno ha forzato la mano a FIOM per escluderla; si è chiamata fuori dalla trattativa e ha cercato di imporre lo stop anche alle altre OO.SS.; l'escamotage di FIAT (FIP) era l'unico sistema per non essere costretta dal contratto nazionale (ovvero da Federmeccanica/Confindustria) a "dialogare" con chi non lo voleva e che approfittava di ciò per bloccare tutto.

** ambigue/non corrette: il pasticcio del "diritto alla rappresentanza" è proprio reso possibile dal mix di diritto individuale/costituzionale (all'iscrizione ad un Sindacato, al diritto di sciopero, ecc.) con la Legge 300/70 e tutti gli accordi Interconfederali sucessivi, fino alle conseguenze del referendum (voluto da FIOM...) per superare il vincolo delle Organizzazioni Sindacali "Maggiormente Rappresentative" e che introdusse la nuova dizione di firmatarie dei CCNL e "comparativamente.. maggiormente rappresentative" (ripreso dall'Accordo 2011 sulla Rappresentanza firmato anche da CGIL ma rifiutato da FIOM.

FIAT ha voluto forzare la mano al sistema italiano (assolutamente non disposto ad aprire la discussione sui principi) e forte della progressiva affermazione del principio della deroga al CCNL  (quando negoziata e sottoscritta con chi ci sta, come in ogni parte del globo) ha sperato che il nuovo assetto di FIP potesse rappresentare la variabile che nessuno voleva ammettere come possibile in Italia.

Dopo il referendum vinto da CISL, UIL  ma non accettato da FIOM non c'era alternativa visto che  nessuno forza politica voleva rompere con FIOM e CGIL (e tutta la "visione/narrazione" ideologica che compattava il fronte antiberlusconi e anti Sacconi).

FIP ha messo in discussione tutto, in modo ancor più indigeribile della disfatta Alfaromeo di trent'anni fa, (lo scontro sull'assenteismo come "diritto sociale" viene da laggiù e tutti sanno come si seppe mescolare bene il fronte post-settantasette e i guappi locali, esattamente come il fronte antidiscariche con le fronde ambientaliste "dure".

Sarà anche da matita rossa l'"errore" FIAT ma se si prescinde da tutto ciò..

Non capisco cosa c'entri l'astensionismo per la Nazionale a Pomigliano con gli artt. 39 e 40 Cost. . D'accordo, qualche fighetto di New York o Los Angeles compra la 500 Abarth (ma non era la macchina dei tamarri?!) e comprera' la Giulietta. Ma qui stiamo parlando di auto, di migliaia, di catene di montaggio, di innovazione, di lavoro. La FIAT sembra piu' un pezzo di design che una fabbrica di automobili. E' Natale. Si chieda ad un operaio della Volkswagen cosa sia la dignita', non alle donne e agli uomini di Pomigliano; potrebbero rovinare l'atmosfera. Landini e la FIOM non saranno Gesu' Cristo ma sono rimasti gli unici a difendere i principi universali dello Statuto dei Lavoratori.

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