Il fascino resistibile della banca comunista

19 gennaio 2012 Massimo Famularo

Il movimento  Occupy Wall Street ha reso note le caratteristiche che dovrebbe avere la banca ideale che nelle loro ambizioni dovrebbe rivoluzionare il sistema finanziario esistente reo di aver assunto rischi eccessivi e di aver penalizzato eccessivamente le categorie più deboli. Resisteno alla tentazione, tipica dei momenti difficili, di inseguire soluzioni miracolose propongo alcune osservazioni sulla proposta.

Di fronte alle recenti crisi dei mutui subprime prima e dei debiti sovrani poi, in molti hanno pensato che fosse il caso di rivedere l'idea intera di capitalismo e che il sistema finanziario internazionale andasse radicalmente ripensato. A mio modesto avviso, se qualcuno adopera un bisturi per torturare poveri innocenti, non mi pare  il caso di vietare l'impiego di questo strumento per gli interventi chirurgici: è sbagliato attribuire al mezzo le colpe di chi ne abusa.

La banca ideale per il gruppo di lavoro del movimento occupy wall street, secondo quanto riportato dal blog alphaville del financial times, dovrebbe essere (traduzione mia)

1-Democratica-tutti i clienti dovrebbero essere proprietari della banca ed avere voce in capitolo nella [determinazione della] sua governance, a prescindere dall'importo depositato sui propri conti. I dipendenti – o per meglio dire i soci – potrebbero essere comproprietari della banca, dando vita ad una cooperativa.

2-Accessibile- i servizi della banca dovrebbero essere accessibili a tutti e in particolare ai poveri che spesso vengono esclusi dal sistema bancario esistente e diventano per questo facili prede per gli usurai. Idealmente, la banca dovrebbe essere a disposizione di tutti gli abitanti del paese e, forse un giorno, del mondo.

3-Stabile- la banca dovrebbe evitare le attività rischiose proprie delle banche che operano a scopo di lucro e che hanno danneggiato l'economia mondiale (colpendo specialmente i poveri) e diffondono il rischio sistemico. Invece dovrebbe operare in modo da minimizzare il rischio, per esempio cedendo le proprie passività ad una moltitudine di soggetti secondo il concetto di Limited Purpose Banking elaborato da Laurence Kotlikoff

4-Non Profit- La banca dovrebbe essere gestita solo per il beneficio dei propri clienti e impiegati. Qualsiasi profitto dovrebbe essere restituito ai clienti sotto forma di finanziamenti agevolati o altri servizi, oppure servizi gratuiti- come ad esempio finanziamenti a tasso zero- per i soggetti in in forte difficoltà. Senza bisogno di generare profitti o di mantenere una quotazione elevata in borsa, la banca potrebbe offrire servizi più competitivi rispetto ai concorrenti che operano a scopo di lucro.

5-Competitiva – la banca dovrebbe offrire servizi ai privati e alle imprese pari o migliori rispetto a quelli attualmente offerti dalle banche che operano a scopo di lucro. Questo obbiettivo può essere conseguito  se la banca è non profit ed è organizzata secondo una struttura leggera, forse agendo come una specie di stanza di compensazione che consente l'incontro di prestatori e prenditori (simile, ma non identica ad un sistema di social lending di tipo peer to peer). Rileviamo altresì la distanza abissale tra i servizi bancari negli USA rispetto per esempio a quelli offerti in molti paesi europei.

6-trasparente- l'opacità e la incomprensibilità (finanche agli addetti ai lavori) del settore finanziario ha contributo al grave “credit crunch”. La banca dovrebbe, per contro, essere organizzata in modo totalmente trasparente, così da contribuire a minimizzare ulteriormente ciascun rischio associato con la propria attività.

7-Equa- nessun socio o impiegato della banca verrà pagato più di un certo multiplo della paga del dipendente pagato di meno, ad esempio non più di otto o cinque volte la paga minima. In questo modo, la banca promuoverà una maggiore eguaglianza e incoraggerà la diffusione di questa caratterista nel resto dell'economia. Questo contribuirebbe anche alla competitività della banca.

Premesso che gli stessi fautori della proposta riconoscono (traduzione mia) che

Nessuna di queste caratteristiche è nuova e molte sono già presenti in svariate istituzioni esistenti  quali banche di credito cooperativo o altre istituzioni simili;

Le loro ambizioni si spingono oltre (traduzione mia)

tuttavia il nostro obbiettivo è di immaginare qualcosa che possa avere una diffusione molto più ampia ed un impatto tale da trasformare l'intero sistema bancario in modo da contribuire, con il proprio esempio e la propria attività alla creazione di una economia che sia più corretta, inclusiva, gestita in modo democratico e stabile 

La domanda numero zero proviene dal rasoio di Occam: visto che esistono già numerose istituzioni specializzate (ad esempio questa, e questa e questa, e questa e più in generale questa) perchè crearne nuova? Implicitamente i fautori della proposta sostengono che

  • il sistema finanziario esistente è carante sotto numerosi profili, ossia quelli che la loro banca dovrebbe invece soddisfare
  • la loro banca potrebbe "battere" gli istituti tradizionali sul loro terreno e rendere il mondo un posto migliore 

A ben guardare, c'è un chiaro cortocircuito logico tra i punti  2 e 5, la stessa banca non può essere contemporaneamente accessibile a tutti e competitiva poichè i risparmiatori presso i quali l'istituto effettua la raccolta non sono generalmente disponibili a sopportare le perdite attese derivanti da una categoria di affidi tanto rischiosa. E' questo dunque il motivo per cui attualmente il credito ordinario e quello ai soggetti "inaffidabili" vengono erogati da soggetti diversi e, in ogni caso, finanziati con fonti dalla propensione al rischio radicalmente differente.Mescolare i due tipi di credito potrebbe rivelarsi una miscela alquanto pericolosa.

In merito al punto 1, è altrettanto evidente che se il "peso" del singolo socio non è commisurato all'interesse economico che ha nella società oltre ad un palese conflitto di interessi si apre la strada ad una serie di incentivi perversi, per non dire di quanto interesse a influire sulla gesstione, motivazione e competenza  possa generalmente avere l'azionista piccolo o piccolissimo di un istittuto di credito. 

Provo a chiarire con un esempio.

Supponiamo che la maggioranza dei piccoli azionisti della nostra banca ipotetica, ritenga (lascio a voi immaginare perchè)preferibile  finanziare famiglie italiane monoreddito con capofamiglia impiegato nel settore edile, piuttosto che famiglie di immigrati nelle quali tutti i componenti con età maggiore di 15 anni sono occupati ed operano nei settori più vari. E' altamente probabile che, all'arrivo di una recessione, quando si osserverà un aumento delle inadempienze dei debitori, questo fenomeno colpirà maggiormente le famiglie italiane rispetto a quelle degli immigrati, perchè le prime  hanno meno occupati  e sono tutte concentrate nello stesso settore che risente particolarmente del ciclo. Affidare la scelta delle linee guida di un istituto bancario  alla pancia o al cuore dei piccoli azionisti può avere  delle conseguenze tutt'altro che desiderabili.

Per quanto riguarda i punti 4 e 7, l'idea “superfissa” è che un'impresa, che non deve preoccuparsi di fare utili o di strapagare i propri dipendenti, può offrire condizioni migliori ai propri clienti e, dunque, essere competitiva rispetto agli operatori esistenti. Sul punto mi limiterò ad osservare che questo tipo di ragionamento trascura quanto meno  l'eventualità che

  • la finalità  di conseguire un utile sia una determinante fondamentale dell' incentivo ad essere efficienti e che, dunque, venuto meno questo fattore, l'impresa finisca con l'essere tutt'altro che competitiva

  • le persone più capaci desiderino essere pagate più della media degli altri  e che, non pagando a sufficienza, la banca OWS finisca con ritrovarsi con del personale non sufficientemente capace e motivato

Il punto 3 (in combinato disposto con il 5) prevede che la banca, invece di raccogliere depositi, si configuri come una sorta di piattaforma di social lending, oppure di fondo comune d'investimento. In sostanza, il risparmiatore non presta soldi alla banca, ma acquista quote di una sorta di fondo comune di investimento, che a sua volta finanzia altri soggetti; se questi ultimi non ripagano il debito, l'acquirente delle quote subirà una perdita proporzionale. Vero che la banca, operando come puro tramite, non può fallire né mettere a repentaglio il sistema finanziario perchè troppo grande; ma è altrettanto vero che il rischio connesso all'insolvenza resta invariato e viene semplicemente trasferito integralmente sui risparmiatori, senza, peraltro, che l'intermediario venga  in alcun  modo sfiorato dalle conseguenze di scelte azzardate o scarsamente avvedute nel concessione degli affidi

In conclusione, a mio modesto avviso, la proposta di ows, nonostante le  migliori  intenzioni dei suoi fautori, ad un'analisi appena un po' meno ingenua ed ideologica rivela i propri limiti. Ragionando in termini più generali ritengo che molte delle critiche da loro sollevate nei confronti dello "strumento" banca, andrebbero altresì rivolte verso chi detto strumento ha adoperato impropriamente e/o ha regolamentato in modo inadeguato.  

57 commenti (espandi tutti)

La mia esperienza con la BFSFCU (Bank/Fund Staff Federal Credit Union) rispecchia praticamente tutti i punti di cui sopra, tant'e' che sono ancora membro seppure non sono piu' un impiegato dell'FMI. E' la migliore banca che ho mai avuto. E - lo ammetto, la situazione e' un po' unica - ma il CdA e' interamente composto di persone competentissime che lavorano praticamente gratis. La cosa che uno si domanda e' come mai, visto che piu' o meno ogni americano ha accesso a una credit union,  queste non godono di una maggiore diffusione.

La risposta non e' semplice. Non si tratta di avversione al rischio dei membri che sono assicurati sui propri conti fino ad almeno 250.000 dollari, ne' di limiti istituzionali (cito):

All lending institutions, including credit unions, have legal and safety and soundness limits on their lending authority. Federal credit unions, for example, are generally prohibited from making business loans exceeding 12.25% of their net worth, and loans other than residential mortgages may not have maturities that exceed 15 years. FCUs are also subject to an interest rate ceiling, currently set at 18%, and FCUs may not put prepayment penalties in their loans.

Diciotto per cento! Stiamo parlando di uno spread del... eh.. diciotto per cento sul tasso dei BOT! Alla faccia del rischio. Comunque, per farla breve, le credit union hanno un enorme vantaggio: che conoscono i propri soci. Sono piccole ma sono tante e possono raccogliere molto capitale (assets a settembre 2009: $885B). Credo che il modello si possa applicare anche a consorzi di imprese che si finanziano a vicenda all'interno di un settore - se gia' non esiste una cosa del genere. Insomma, senza entrare nel merito se il documento di OWS e' utopico o meno, una finanza migliore - almeno per piccoli individui e piccole imprese - e' possibile e anche abbastanza facile da realizzare.

Un po' di slide interessanti.

Il modello che citi non si può proprio applicare su larga scala al sistema finanziario americano. La BSFCU ha una clientela tutta particolare con la quale non è difficile fare affari a rischio prossimo allo zero. In ogni caso nel tuo giudizio "è la migliore banca che ho mai avuto" confondi le condizioni contrattuali praticate alla clientela (molto buone) con il suo grado di efficienza. Se tutte le banche avessero gli stessi ratio di quella credit union (tanta liquidità, tanto capitale) ma una clientela media, le condizioni contrattuali sarebbero peggiori di quelle offerte alla clientela attualmente servita dal corrente sistema finanziario americano. In altri termini, le banche farebbero molto meno credito e a un prezzo ancora più elevato. Per conferme basta guardare l'annual account.

Meh

Mattia Landoni 22/1/2012 - 06:10

Il modello di cui sto parlando e' semplicemente un modello in cui i correntisti della banca sono anche gli azionisti. Questo modello funziona molto bene in ciascuna delle credit union di cui sono al corrente. Andiamo sistematicamente.

1) OWS auspicano che le banche diventino delle istituzioni piu' umane. Questo e' un buon auspicio. Nessuno ha auspicato che le banche commerciali vengano messe fuorilegge, ne' che si debbano usare strumenti coercitivi - e' una questione principalmente di educazione.

2) Il tuo commento sul "grado di efficienza" mi suggerisce che non hai capito come funziona la credit union, perche' in aggiunta agli interessi (che sono piu' o meno zero come quelli delle banche commerciali) percepisco degli utili e un servizio migliore. Dov'e' l'inefficienza? Non mi e' chiaro se per te la definizione di "efficienza" e' il ROE (sbagliato - non tiene conto del rischio) o il numero di dollari prestati (sbagliato - basta una parola - subprime) o altro.

3) Io auspico soltanto che piu' Americani si rendano conto che possono ottenere condizioni migliori, come correntisti sempre, e come debitori in alcuni casi, presso le credit union. In tal modo, piu' capitale sarebbe amministrato da istituzioni di credito quali quelle auspicate da OWS e tutti sarebbero piu' felici. E' un mito diffuso che le credit union facciano "cherry picking", cioe' scelgano i clienti migliori, lasciando i peggiori alle banche. In realta' e' tutto il contrario - le banche commerciali offrono condizioni migliori solo all'1%, per cosi' dire - e comunque non importa. Il mercato del credito e' efficiente. Se le credit union avessero piu' soldi da prestare, ne presterebbero di piu', perche' possono. Se non volessero prendersi rischi, presterebbero ad altri che se li prenderebbero per loro. Infine, le credit union espandono la disponibilita' di credito perche' usano informazione che ottengono tramite la comunita' di cui fanno parte, che non sarebbe disponibile in loro assenza [esempio concreto: la BFSFCU e' l'unica istituzione al mondo che presterebbe a me, studente di dottorato, 65000 dollari senza collaterale a un tasso accettabile].

Le credit union svolgono un ruolo utile, ma il modello non è generalizzabile a tutto il credito. E' un fatto arcinoto che le credit union siano meno efficienti delle banche normali di simili dimensioni. Puoi prendere il criterio che preferisci e confrontare i due gruppi, ma puoi usare anche il più ovvio, il c.d. "efficiency ratio", che appunto indica che le banche sono molto più efficienti. Cioè fanno la stessa cosa con l'uso di meno risorse, nonostante le banche prestino soldi anche alle imprese, mentre le credit union hanno il 90% dei prestiti in case e auto. In situazioni di crisi le banche perdono di più, ma la bottom line rimane. Questo guadagno di efficienza potrebbe essere ripartito in modo che a te non sta bene, ma tant'è. Sulla qualità dei servizi della BFSFCU non discuto, sicuramente è il top della categoria, e offre migliori servizi della media delle credit union. Non era però il punto verificare se la bfsfcu lo facesse in modo più efficiente della media delle altre CU.

Scusa mattia ma il fatto che tu ti sei trovato bene o che conosca un'esempio funzionante del modello in discussione quali implicazioni dovrebbe avere sulla possibilità

1- di generalizzare questo modello

2- sul fatto che sia il modello in se ad essere superiore alla banca che fa profitti e non ha correntisti azionisti?

Per dire io mi trovo benissimo con Fineco che è "disumana" perchè fa tutto on line (e questo piace al 90% delle persone che conosco nella mia fascia di età/reddito) so what?

Mi pare che il tuo ragionamento non tenga conto del fatto che

-Praticare condizioni vantaggiose ai correntisti (senza fallire)  presuppone

a) gestire i costi in modo efficiente

b) non sostenere perdite elevate (e quindi gestire efficacemente il rischio) sul credito erogato

-Per non sostenere perdite elevate

a) Ci sono soggetti ai quali NON puoi dare credito (limite all'aspirazione di universalità di ows e, in parte mi pare anche tua)

b) Non puoi fornire condizioni troppo vantaggiose ai debitori (limite all'ipotesi che questo tipo di banca sia più competitiva)

In sostanza far crescere la raccolta e il numero di correntisti delle CU NON implica affatto poter estendere ad un più elevato numero di persone i vantaggi di cui godono i clienti delle piccole realtà cooperative. Quei vantaggi sono il risultato di una segmentazione molto particolare della clientela; venuta meno questa, diventano semplicemente non sostenibili. 

Per citare un contro aneddoto al tuo, molte piccole BCC (specie al sud italia) potevano finanziare studenti negli anni '80 e '90 non perchè confidassero  nella capacità di questi di rimborsare, ma per l'intercessione di genitori influenti e/o di politici locali. Molti di quei crediti sono oggi nei portafogli di sofferenze cartolarizzate. 

Anche io sono cliente della BFSFCU e ne apprezzo i servizi. Pero' e' decisamente facile gestire una banca con una clientela di gente molto piu' ricca della media e che non fa attivita' d'impresa. 

Da questo post:

Di fronte alle recenti crisi dei mutui subprime prima e dei debiti sovrani poi, in molti hanno pensato che fosse il caso di rivedere l'idea intera di capitalismo e che il sistema finanziario internazionale andasse radicalmente ripensato. A mio modesto avviso, se qualcuno adopera un bisturi per torturare poveri innocenti, non mi pare  il caso di vietare l'impiego di questo strumento per gli interventi chirurgici: è sbagliato attribuire al mezzo le colpe di chi ne abusa.

Dal post precedente:

Tremonti risponderebbe probabilmente quello che rispose quando Francesco Giavazzi gli faceva notare i rischi nel "design" istituzionale della nuova Cassa Depositi e Prestiti, ovvero che lui crea lo strumento e che non è colpa sua se poi altri ne abusano. Beh, come già abbiamo scritto in "Tremonti, istruzioni per il disuso" commentando la querelle Tremonti-Giavazzi la prima cosa a cui bisogna pensare quando si progetta un'istituzione sono esattamente gli incentivi che si creano! Siccome Tremonti tornerà presto alla ribalta (oh, vedrete se ci tornerà!) è bene non dimenticarsi di che pasta è fatto.

Certamente non va messa in discussione l'idea intera di capitalismo, ma direi che non c'è dubbio sul fatto che la struttura degli incentivi messa in piedi dal sistema finanziario negli ultimi anni lasciasse( e lasci tuttora,) ampio spazio al moral hazard. Lungi da me voler difendere Tremonti, però se lo si attacca con un argomento logico e ampiamente condivisibile  non si dovrebbe, a mio avviso, utilizzare l'argomento opposto per controbattere a chi critica l'assetto attuale delle istituzioni finanziarie.

Giulio riporta che di fronte alla critica su come  la CDP di  da Tremonti era  stata progettata, l'allora ministro abbia eluso la domanda difendosi con una generica neutralità degli strumenti.

Io ho scritto che è tutto da dimostrare che le crisi recenti siano dovute al fatto che il mercato e il capitalismo siano oggetti che non possono funzionare bene e dunque vadano riformati quanto non piuttosto al comportamento di singoli agenti

Chiarito che nello specifico non mi pare che vi sia contraddizione, non vedo neanche l'utilità di segnalare una  supposta incoerenza tra brani di post scritti da autori diversi: questo sito non è un partito con una linea unifaria da difendere e ogni autore risponde singolarmente di quello che scrive.

errata corrige

emilio 19/1/2012 - 15:20

Ho commesso un errore, siccome nel post di ieri veniva scritto:

Beh, come già abbiamo scritto in "Tremonti, istruzioni per il disuso" commentando la querelle Tremonti-Giavazzi la prima cosa a cui bisogna pensare quando si progetta un'istituzione sono esattamente gli incentivi che si creano!

e siccome il libro era a firma collettivo NfA  ho creduto fosse posizione comune. Non intendevo affatto lamentare la mancanza di una linea politica unitaria, solo credevo che lei fosse tra gli autori del libro che veniva citato. Errore mio, mi scuso. Sul merito: non voglio certo mettere in dubbio i benefici del capitalismo e del mercato, quello che volevo sottolineare è che, a mio avviso, le modalità di funzionamento del sistema finanziario internazionale e in particolare delle istituzioni che lo compongono possano e debbano essere migliorate. 

potrei montarmi la testa ;)

Scherzi a parte, diamoci del tu.

quello che volevo sottolineare è che, a mio avviso, le modalità di funzionamento del sistema finanziario internazionale e in particolare delle istituzioni che lo compongono possano e debbano essere migliorate

Di questo è sicuramente interessante discutere.

Io ragionerei così. (Indipendentemente dal fatto che sono affermazioni di autori distinti.)

Ogni istituzione ha benefici e svantaggi, tra i quali la possibilità di abusi e cattivi incentivi. Bisognerà vedere se l'analisi costi/benefici pende da una parte o dall'altra.

E' quindi assurdo da parte di Tremonti creare un'istituzione dove i costi superano i benefici (se è così) e poi sostenere che non è colpa sua se appunto questo accade, ed è del tutto ragionevole sostenere che poiché i vantaggi del bisturi e del capitalismo ampiamente superano gli svantaggi, non ha senso abolirli per eliminare questi ultimi.
In questo caso mi pare che quelli di OWS stiano cercando di buttare il proverbiale bambino assieme all'acqua sporca :-)

In questo caso mi pare che quelli di OWS stiano cercando di buttare il proverbiale bambino assieme all'acqua sporca :-)

In una bozza di questo post avevo usato la medesima espressione, poi ho cancellato perchè il raggionamento non mi sembrava sufficientemente chiaro

Ne aggiungo uno. OWS (oddio, non solo OWS a pensarci bene) ha sempre e completamente ignorato un problema che secondo me e' centrale: il sistema bancario non ha un sistema effettivo di gestione del rischio. Gia' in finanza in generale e' difficile trovare una buona definizione di cosa sia davvero il rischio e come affrontarlo, ma oggi giorno nelle banche si usano tecniche e metodi che risultavano obsoleti ai piu' gia' prima della crisi (dico "ai piu'" ma intendo "ai pochi", nel senso della minoranza di buoni gestori del rischio - che in genere sono nei fondi hedge).

 

Ogni tanto parlo con amici che fanno di fatto lavori di gestione del rischio (ad esempio un amico progetta ali per Airbus) e scopro che la differenza e' abissale. In una banca non ci si chiede quali siano le fonti di rischio, quale sia la loro natura e quale impatto abbiano sul capitale sociale. Non ci si chiede se il capitale sociale contribuisca al rischio stesso dei mercati.

 

E' interessante che il mercato in una buona misura tiene conto di queste mancanze in modo implicito (vado un po' sul tecnico, ma la cosa e' davvero interessante). Bob Merton il giovane nel 74 scrisse un articolo (forse il suo migliore) in cui dava una struttura semplice ad una societa': gli asset sono fatti da azioni e debito; il debito e' piu' senior, vale a dire che se fallisce la societa' prima si pagano i creditori e poi quel che rimane si spartisce tra gli azionisti. E allora, argomenta M, possiamo pensare al prezzo delle azioni come se fosse il prezzo di un'opzione sugli asset della societa' con uno strike pari al livello di debito e scadenza al momento di default della societa'. Di recente Dan diBartolomeo (un uomo molto low-key che ha di fatto rivoluzionato la gestione del rischio creando quello che e' considerato tra tecnici il miglior modello fattoriale su mercato - non importa cosa sia un MF, mi importa solo stressare l'intelligenza di Dan) sta facendo un lavoro molto interessante. Prende il prezzo di un'azione e lo considera, seguendo M, come prezzo di un'opzione e va a calcolare quale sia la scadenza dell'opzione (in genere la scadenza di un'opzione e' nota, in questo caso si e' dovuto fare un calcolo non banale). Chiama il numero che trova implied lifespan della societa' perche' e' il numero di anni che il mercato implicitamente si aspetta che manchino al default della societa'. Quel che trova e' sorprendente: mentre societa' "normali" hanno IL sui 20 anni (che durante le crisi scende), le societa' finanziarie, banche in primis, hanno IL molto minore, spesso meno della meta'. Tanto per dire, se ricordo bene Lehman aveva un IL di 7 anni scarsi prima della crisi. Sorprendente se si pensa che eravamo dentro una bella bolla! In parole semplici, le banche sono percepite implicitamente dal mercato come societa' piu' rischiose della media, sebbene il prezzo delle loro azioni spesso sia molto meno volatile.

 

Io nel mio piccolo - l'ho scritto in un articolo su nFA e qui lo ribadisco - sto cercando di farmi ascoltare all'interno della banca per cui lavoro (che e' molto grande) e credo che ci sia qualche barlume di speranza, non foss'altro per il fatto che gli argomenti che porto avanti sono talmente lampanti che e' difficile controbattere. E questo non certo per merito mio (non sono 'sto genio), ma per la superficialita' con cui la gestione del rischio e' stata da sempre trattata. E dire che siamo una delle banche "messe meglio" (virgolette d'obbligo).

Prende il prezzo di un'azione e lo considera, seguendo M, come prezzo di un'opzione e va a calcolare quale sia la scadenza dell'opzione (in genere la scadenza di un'opzione e' nota, in questo caso si e' dovuto fare un calcolo non banale). Chiama il numero che trova implied lifespan della societa' perche' e' il numero di anni che il mercato implicitamente si aspetta che manchino al default della societa'.

grazie dello spunto, molto originale, ho letto e riletto.  però le  sopravvivenze calcolate sono comunque lunghissime. a nessuno, credo, verrebbe in mente di stiracchiare black-scholes oltre il paio di anni, specialmente dopo la crisi. forse, appunto, solo per fare confronti settoriali qualitativi...

I risultati di fondo non cambiano se si prendono modelli un po' più realistici (sia per descrivere la struttura di una società, sia per descrivere il prezzo di un'opzione). Il senso di fondo, però, è esattamente quello che dici tu: un'analisi qualitativa per comparare settori. Loro poi rafforzano il tutto con altri studi (ad esempio guardano la correlazione che c'è tra variazioni dell'IL e up/downgrade da parte di agenzie di rating) e trovano un ottimo livello di coerenza. Nota che la coerenza è, nel caso IL-rating, non tra i livelli ma tra le variazioni. 

On another note, che aspetti a mettere il tuo vero nome? Di certo non sei tra quelli che vengono accusati di nascondersi dietro l'anonimato per sparar cazzate, ma proprio per questo sarebbe un piacere sapere con chi è che si discute costruttivamente. Chiaro che se non ti va non casca il mondo :-)

La gestione del rischio nelle istituzioni finanziarie e' quasi sempre fallace perche' si incentra su una qualche misura di correlazione o di dipendenza stimata su dati passati. 

I sistemi di gestione che ne derivano, ad esempio il VaR esplicitamente adottato nelle regole di Basilea 2, sono come bussole che puntano in direzione sbagliata. 

Fabio la tua sintesi mi piace moltissimo. In caso tu non l'avessi letto, leggi il mio articolo di inizio dicembre e dimmi che ne pensi. 

Just do it!

massimo 19/1/2012 - 15:17

Ma non è possibile sottoporre le tesi di Occupy Wall Street a varifica empirica? Dopo tutto basterebbe una legge che definisca, disciplini e tipicizzi questa specifica forma societaria come è per le altre già elencate nell'articolo (microcredit, CDB, CU, CB e MU) e lasciare che si cimentino. Si puó perfino prevedere qualche agevolazione fiscale in considerazione della mancanza del fine di lucro, e si sta a vedere cosa succede. Se OWS ha ragione, assisteremo ad un cambiamento epocale nel sistema finanziario contemporaneo, se ha torto li ringrazieremo per averci comunque provato.

Il soggetto che loro propongo è legale e fattibile immediatamente.

Basta trovare un po' di persone disposte a fondarlo.

La verifica empirica ce l'abbiamo sotto gli occhi. Si chiama BPM

Gentile Fabio, l'esempio della BPM non può mettere in discussione un modello, ma lo stravolgimento che dell'uso che di quel modello è stato fatto dai potentati interni, che no sono solo i sindacati, ma i direttori e presidenti che si sono succeduti nel tempo, la Banca d'Italia ed i suoi ispettori negli anni, le coperture dei sindacati nazionali a quelli aziendali, la degenerazione della selezione del personale, ecc.

Gentile Fabio, l'esempio della Korea del Nord (o di Cuba, o dell'URSS pres Gorby, o della Cina pre  ... pre?, o ...) non puo' mettere in discussione un modello, ma lo stravolgimento che dell'uso che [sic!] di quel modello e' stato fatto dai potentati interni, che no [sic!] sono solo i sindacati [ma anche, NdR], ma i capi partito e segretari che si sono succeduti nel tempo, eccetera ...

Questo link sulle persone che invece di una banca hanno pensato di farsi una moneta alternativa.

Più che di monete si tratta di sistemi di scambio complementari.  Sarà un caso, ma in effetti questi sistemi sono molto usati quando l'economia "regolare" non garantisce adeguate capacità di spesa, e quindi di sbocchi per la produzione di beni e servizi.

scec

Lorenzo La 20/1/2012 - 11:39

Avevo sentito parlare dello Scec tempo fa. Se ho capito bene, si tratta  di voucher utilizzabili all'interno di un circuito di negozianti convenzionati per il pagamento parziale di beni/prestazioni (compro il bene x pagando 70 € e 30 scec al posto di 100 €).

Mi sembra che si tratti semplicemente di uno strumento di elusione fiscale, in quanto il reddito da Scec non rientra in alcuna base imponibile, ma può essere speso all'interno del circuito convenzionato.

Quello che ho pensato anch'io: il vantaggio di questi sistemi di compensazione sta nel non pagarci le tasse sopra.
E coloro che lo propongono sembrano non rendersene conto: “Con noi non ci sono vincitori: nessuno se ne va col bottino. E nessuno perde. Se si perde si perde tutti assieme” Gabriele Littera (Sardex)

Per dire in svizzzera il WIR non l'hanno introdotto per eludere.

Credo che il beneficio principale consista nell'obbligo di poter "spendere" la moneta alternativa all'interno di un circolo ristretto (e questo è anche il motivo per cui l'ambito non può essere mai troppo esteso).

Per dire io potrei scegliere un supermercato sub-ottimo se mi consente di liberarmi dei ticket restaurant che gli altri non mi prendono.

Il circolo "ristretto" di questi sistemi potrebbe rendere più accettabile il rischio elusione.  In molti casi si tratta di transazioni informali, che se fossero tassate (con tutti i costi aggiuntivi che ciò comporta) non avverrebbero affatto.

L'altro vantaggio delle monete complementari è che permettono di creare nuova moneta, sostenendo la capacità di spesa di economie in recessione.  Anche in questo caso un ambito limitato può essere utile in quanto rende più prevedibile la quantità di moneta in ciascun mercato, evitando squilibri.  Trattandosi di mercati informali, la dimensione ottimale è indubbiamente ristretta, rispetto ad una moneta come l'euro o la lira.

Anche Cameron ieri si e' unito al coro che e' ora di basta e che e' ora che il capitalismo faccia il bene della societa'. Ieri mi e' capitato di ascoltare un programma su BBC radio 2 in cui parlava una dei rappresentanti di Occupy London: veramente spaventoso l'abisso di slogan che lanciava. Spaventoso per l'abisso di ignoranza che faceva trasparire, per la confusione mentale che genera tali fantasmi, per gli abissi di danno che puo' generare tale confusione. Ma anche per la facile presa che questi slogan hanno su tutti, e per il fatto che ormai sono conoscenza condivisa, cioe' verita' accettata da quasi tutti. Anche da Cameron.

Immagini di folle lincianti all'assalto delle banche e della city. Quando accadra' nella realta'? E il bello e' che e' il Financial Times che ha rilanciato questo dibattito la settimana scorsa.

Per quanto leggermente naive in alcuni punti, le proposte di OWS mi appaiono tutte ragionevoli, almeno in termini della direzione in cui spingono. Ma mi fa molto piacere che su NfA se ne discuta, e l'articolo è scritto in modo intelligente.

Tuttavia, non riesco a nascondere una smorfia di disappunto leggendo il titolo.. davvero? stiamo ancora catalogando OWS e i movimenti di oggi come "comunisti"?

Se si è d'accordo nel "trasformare il sistema bancario in modo da contribuire alla creazione di un'economia più corretta, inclusiva, gestita in modo democratico e stabile", allora si è comunisti? mi sembra una conclusione al limite dell'assurdo.

... non guasterebbe, anche nello scegliersi un nick (se poi mi sbagliassi e fosse il tuo nome vero, chiedo scusa umilmente).

Sono certo che il titolo e' un mero esempio di ironia bonaria.

concordo,

dragonfly 20/1/2012 - 22:49
un po' di leggerezza...

... non guasterebbe, anche nello scegliersi un nick (se poi mi sbagliassi e fosse il tuo nome vero, chiedo scusa umilmente).

.. sul nome non ci posso fare nulla, non l'ho scelto io :)

ma sul titolo, pur accettando il vostro invito alla leggerezza, non cambio idea. Di persone che usano l'appellativo "comunista" per indicare qualcosa di assurdo, ridicolo e negativo, ne ho ormai la nausea. 

E' anche una questione editoriale. L'articolo discute i punti del manifesto di OWS prendendoli sul serio (com'è giusto che sia), ma partendo dal titolo si è subito incanalati a pensare che qualunque cosa abbiano detto è roba stramba, senza senso, da comunisti.

Per questo, dato che pur non essendo mai stato parte del movimento mi ritrovo in pieno nella loro spinta diretta a riformare il sistema finanziario, non ho apprezzato il titolo con un così evidente sapore di scherno.

p.s. non ho capito come si fa a rispondere sotto i vostri commenti, scusate

Mi spiace che il titolo possa essere inteso in modo fuorviante.

L'aggettivo comunista non voleva essere in alcun modo irrisorio.

In modo frettoloso mi è venudo da chiamare "comunista" l'idea di dar credito ai poveri con una banca commerciale.  

Giusto per sintonizzarsi, sarebbe stato ad esempio irriverente un titolo come "La moglie piena e la botte ubriaca"?

Ovviamente mi è venuto in seguito. La botte piena sarebbe la banca, che  guadagna quote di mercato offrendo ai risparmiatori servizi competitivi e attraenti, e la moglie ubriaca sarebbe la possibilità di dar credito agli inaffidabili.

No need to apologize. Passavo di qua ed ho visto il dibattito. Ebbene, il titolo e' perfettamente a posto e non e' per niente ironico o leggero. E' descrittivo dei fatti.

Vedo che Massimo si scusa per il titolo e non dovrebber proprio farlo.  Se l'ha scelto per caso ha avuto fortuna ...

Per farla breve (che il tempo scarseggia) uno dei grandi leaders di OWS, probabilmente IL leader vero, e'  David Graeber. Il quale, basta leggersi quello che scrive, insegna e dichiara, e' piu' che comunista, e' "anarco-comunista", per ridicola che l'intera cosa possa essere.

Prima di mettersi a discutere sul tema, cosa che non ho voglia di fare, invito i critici a LEGGERSI i documenti di OWS e le fonti intellettuali dell'intera cosa. Cosi' evitiamo di perdere ore a provare l'ovvio, ossia che (piaccia o meno) le radici intellettuali di OWS sono anarco-comuniste.

Sul fatto, poi, che il "comunismo", sia in teoria che in pratica, sia risultato una gigantesca jattura, spero non si debba discutere ulteriormente.

Non vedo, quindi, cosa ci sia da offendersi. La qual cosa non toglie che si possa rimanere convinti (spero di no) che le amene proposte fatte da costoro possano servire anche solo lontanamente a qualcosa. Questo e' legittimo e se ne puo' discutere. Ma vergognarsi delle proprie radici culturali non mi sembra raccomandabile.

anche "la botte piena e la moglie ubriaca" sarebbe stato un buon titolo no? ;)

Comunque confermo che, nel senso inteso da Michele, non ho centrato il titolo in modo intenzionale.  

Più in generale il mio aggettivo comunista deriva dalla constatazione che, a forza di voler mettere lacci e lacciuli al mercato o di espandere il dirigismo di stato, molti senza rendersene conto (perchè appunto, la moglie ubriaca gli piacerebbe mantenerla), finiscono per teorizzare qualcosa che non più possibile chiamare società capitalista.   

penso che "botte piena e moglie ubriaca" sia un buon titolo, ironico e appropriato al messaggio del suo post.

l'aggettivo comunista non sta bene, anche perche' non mi sembra di leggere da nessuna parte della dichiarazione riferimenti al dirigismo di stato. Quello che si propone e' un modello di banca, non l'imposizione di regole. Lei stesso ha citato comunity banks, credit unions etc., immagino che quelli di occupy vogliano espandere e diffondere quello stesso modello, che e' basato su criteri parzialmente diversi dalle normali banche commerciali. O il credito cooperativo e' comunista?

saluti cari, e grazie per la discussione

Raccomando una lettura attenta dei sacri testi (sia quelli del passato, sia quelli correnti a nome degli ideologi di OWS e simili movimenti).

Il comunismo ed il socialismo non sono la stessa cosa ed io sono favorevole ad un uso attento di termini carichi di significato, come questi sono.

Il socialismo ritiene necessario il dirigismo statale e la proprieta' pubblica dei mezzi di produzione. Stalin era socialista, non comunista. O, almeno, Stalin stava governando secondo regole socialiste, non comuniste.

Il comunismo, che verra' DOPO il socialismo, come da sacri testi, NON prevede la proprieta' pubblica e statale dei mezzi di produzione. Anzi, prevede la dissoluzione dello stato e la proprieta' comune dei mezzi di produzione. Esattamente come teorizzato dai movimenti in questione. Che sono, appunti, anarco-comunisti. Magari dispiace che lo siano, ma lo sono (a parole, ovviamente ...).

Cheers.

O il credito cooperativo e' comunista?

a margine della esemplare chiarificazione di Michele, direi che l'idea che vecchie insegnanti in pensione, pizzicagnoli e ortopedici siano capaci di dettare le linee guida di una banca mi pare comunista, mentre che riescano a farlo meglio di persone che hano le competenze specifiche è solo utopistica

Ironicamente parlando, pensavo che avessimo deciso di essere d'accordo sul non essere d'accordo, ma voi peggiorate la situazione!

Accolgo la sua osservazione boldrin, ma continuo a pensare che OWS non sia in nessun modo riducibile ad un movimento "anarco-comunista". Tutta la gente che conosco che,

come me, simpatizza per occupy non ha mai letto una parola di quanto scritto da graeber (anche se ho sentito dire che il libro sulla storia del debito e' ben fatto).  Nessun comunista, tutte persone che stanno bene nella societa' dove si trovano accettando di essere parte dei suoi ingranaggi, ma che allo stesso tempo pensano che essa possa essere migliorata. Il lato finanziario ha lasciato un po' a desiderare ultimamente, non trova? Anche stiglitz e krugman hanno speso parole d'apprezzamento per occupy (e non li definirei comunisti, anche se temo che la sua opinione su di loro non sia particolarmente alta).

Ma e' l'ultimo colpo di coda di famularo che mi fa tornare sull'argomento. Mi e' sembrato attento e cortese in tutti i suoi post precedenti e se ne esce con affermazioni del genere su "vecchie insegnanti in pensione" e "ortopedici"? Ma cosa c'entra? Le pare "comunista" il fatto che questi possano dettare le linee guida di una banca?? C'e' una quantita' di spocchia e inesattezza in questa affermazione che mi risulta difficile commentarla. E sulla seconda parte relativa al "fare meglio", forse dovremmo specificare cosa intende per fare meglio. A fare bei profittoni forse (forse) e' meglio chi ha competenze specifiche, a fare si che le banche siano d'appoggio al sistema produttivo territoriale, facendone parte invece che usandolo, forse (forse) sono meglio le vecchie insegnanti in pensione.

E in ogni caso, il fatto che tutti, anche i pizzicagnoli, si stiano mettendo a capire come funzionano banche e finanza mi sembra una cosa piu' che positiva. O e' troppo comunista pensare che si possano istruire e dire la loro?

Accolgo la sua osservazione boldrin, ma continuo a pensare che OWS non sia in nessun modo riducibile ad un movimento "anarco-comunista".

Concordo: la maggior parte dei contestatori di OWS sono semplicemente preoccupati dall'aumento delle disuguaglianze e dalle tendenze palesemente clientelari/stataliste/corporativiste del sistema finanziario USA, che si sono manifestate soprattutto dopo la crisi (vedi TARP et similia).  È invece vero che molti approfittano di OWS per fare ideologia, e tra questi vi sono anche i comunisti.  Del resto la teoria comunista (da Gramsci e Lenin in poi) insegna l'importanza di delegittimare la cultura e le istituzioni esistenti.

È anche vero che molti americani "progressisti" hanno ormai internalizzato le vecchie contestazioni che l'Unione Sovietica muoveva più o meno ideologicamente agli Stati Uniti, e una parte di quella propaganda potrebbe essere riemersa contestualmente a OWS.  Ad esempio, basti citare l'idea che l'Occidente non può vantare una superiorità morale rispetto ad altri sistemi istituzionali, per via della sua storia di razzismo e colonialismo; o che la nostra prosperità derivi dallo sfruttamento dei paesi sottosviluppati (Paul Baran e Immanuel Wallerstein); o che la criminalità dipenda solo dai problemi sociali, non dall'impegno nel far rispettare le leggi.  Tutte queste idee sono state promosse dai progressisti occidentali nei decenni passati, tanto che oggi vengono date per scontate da molti ed è persino difficile che vengano criticate.  (Una esposizione completa di questa tesi, che a onor del vero può sembrare dietrologica, si trova nel libro Double Lives : Stalin, Willi Munzenberg and the Seduction of the Intellectuals).

E in ogni caso, il fatto che tutti, anche i pizzicagnoli, si stiano mettendo a capire come funzionano banche e finanza mi sembra una cosa piu' che positiva.

Se così fosse non ci sarebbe nulla da ridire, anzi.  Ma (anche a mio parere) le proposte di OWS appaiono decisamente velleitarie, quando non connotate ideologicamente.  Davvero difficile riscontrare in esse una comprensione di finanza e banche.

o che la nostra prosperità derivi dallo sfruttamento dei paesi sottosviluppati (Paul Baran e Immanuel Wallerstein);

Contra vedi il lavoro di Paul Bairoch, ad esempio "Avons-nous appauvri le tiers-monde?"

E sulla seconda parte relativa al "fare meglio", forse dovremmo specificare cosa intende per fare meglio. A fare bei profittoni forse (forse) e' meglio chi ha competenze specifiche, a fare si che le banche siano d'appoggio al sistema produttivo territoriale, facendone parte invece che usandolo, forse (forse) sono meglio le vecchie insegnanti in pensione.

E in ogni caso, il fatto che tutti, anche i pizzicagnoli, si stiano mettendo a capire come funzionano banche e finanza mi sembra una cosa piu' che positiva. O e' troppo comunista pensare che si possano istruire e dire la loro?

C'è un equivoco di fondo la contrapposizione

impresa nobile gestita dal popolo vs impresa ignobile gestita dai cattivi

non esiste ed è fuorviante.

Le imprese si possono gestire bene o male e gestirle male significa distruggere valore per chi ha investito nell'azienda. Le piacerebbe se la banca dove ha depositato i suoi risparmi di una vita le dicesse che non può più renderglieli perchè ha finanziato una manica di parassiti che dopo aver spremuto i contributi pubblici e sfurttato lavoratori in nero portano i libri in tribunale e poi emigrano con i suoi soldi?

C'è un modo solo per evitare che i risparmiatori subiscano delle perdite: non sputtanare i loro soldi dandoli a chi ha porobabilità bassa o nulla di rimborsare i propri debiti. Lo sputtanamento è più o meno l'inferno che si trova alla fine della strada lastricata dalle buone intenzioni di chi vuole cambiare il mondo.

sono d'accordo con lei su questo punto, una contrapposizione del genere e' assurda e non la voglio difendere. ma fatto sta che per giudicare la bonta' dei risultati ("fare meglio") e' necessario avere dei criteri con cui farlo, e su questi si puo' discutere.

Uno di questi e' certamente non sputtanare i soldi, l'impresa deve essere sostenibile. Ma gli altri? Per esempio: assunto che i soldi non vengano buttati al vento, quale tasso di profitto vogliamo darci come obiettivo? Il piu' alto possibile? Ok, e' legittimo, e questo generalmente e' il comportamento delle banche commerciali. Oppure siamo disponibili ad un certo trade off tra risultati trimestrali e altri obiettivi - chiamiamoli "sociali" - come salute del settore produttivo del territorio di riferimento, occupazione, o - perche' no - sviluppo di settori considerati meritevoli sotto un qualche profilo morale (vedi banca etica)? In questa categoria mi sembra di poter collocare credit unions etc.

Con questo non voglio in alcun modo suggerire che tutte le banche dovrebbero diventare credit unions per editto, ma mi sento di appoggiare quelli di occupy quando auspicano una loro maggiore diffusione. Penso che la crisi abbia messo in evidenza il fatto comei grandi istituti di credito possano essere fortemente dannosi in termini di instabilita' del sistema e di ricadute sul settore produttivo, e mi piacerebbe che questo non accadesse piu'. A questo punto sopportero' con pazienza l'appellativo di comunista, ma ho una stretta preferenza per le banche che si interessano al territorio, anche se questo (sempre dentro un quadro di sostenibilita' dell'impresa, per carita') puo' apparire antieconomico.

Lasciamo perdere gli appellativi comunisti e concentriamoci sulla sostanza degli argomenti.

Comprendo che possa essere percepito come un "valore aggiunto" avere una banca che magari punta a guadagnare un po' meno però sostiene il territorio. 

Provo a lanciare un sasso nello stagno:

come distinguiamo gli aiuti al territorio buoni (cioè fatti alle imprese sane) da quelli cattivi? 

Ci vuole un criterio e quale può essere mai il criterio di sanità se non quello di stare economicamente in piedi (banalizzo al massimo considerazioni che potrebbero spaziare dalla liquidità all'economicità, etc. )?

Il modo migliore per aiutare il territorio è NON drogare imprese gracili e soprattutto non accanirsi terapeuticamente su quelle che sono già morte. Una valida finalità sociale di cui si può discutere è  aiutare chi resta disoccupato in seguito ai fallimenti, ma ritardare un fallimento inevitabile è un male per tutti. 

E se dunque non ci fosse nessun trade off e finanziando le imprese più sane aiutassimo il territorio e ottenessimo al contempo buoni rendimenti?  

Mi e' sembrato attento e cortese in tutti i suoi post precedenti e se ne esce con affermazioni del genere su "vecchie insegnanti in pensione" e "ortopedici"? Ma cosa c'entra? Le pare "comunista" il fatto che questi possano dettare le linee guida di una banca?? C'e' una quantita' di spocchia e inesattezza in questa affermazione che mi risulta difficile commentarla.

Mi perdoni, ma lei si farebbe operare a un rene da un matematico di fama mondiale? Oppure  si farebbe progettare la casa da un insigne archeologo? L'ha letto il passaggio del post dove faccio l'esempio di dover scegliere tra finanziare le famiglie di italiani o di immigrati? Cosa ne pensa?

si mi perdoni, mi sono un po' scaldato.

no, preferirei essere operato da un chirurgo piuttosto che da un matematico (da un matematico!). Quello che intendevo dire risale alla solita diversita' d'interpretazione sul termine comunista. Matematici che operano in che modo sono comunisti?

Un esempio piu' appropriato potrebbe essere questo: preferirebbe farsi operare da un chirugo eccezionalmente bravo, che pero' la opera solo per il tempo per cui e' stato pagato, o da un medico un po' meno bravo, che pero' tiene alla sua salute e completa l'operazione anche se potrebbe guadagnare di piu' operando qualcun'altro?

e concentriamoci sulle competenze: a ciascuno il suo.

La banca i cui i piccoli azionisti decidono anche le linee guida non è un medico meno bravo è uno che potrebbe anche non essere un medico ed è chiamato in causa a decidere della sua salute.

Lasciamo per un attimo cadere i veli ideologici e guardiamo alla sotanza: una banca dove il correntista è anche azionista e, magari, anche affidatario è una miscela pericolosa al crescere delle dimensioni. 

Quando fineco non sarà più di mio gradimento, chiuderò il conto con un click e potrò farlo perchè nel frattempo ho già un conto corrente arancio su cui non pago neanche i bolli. Se fossi azionista di una cooperativa lo farei con la stessa leggerezza? O accetterei anche condizioni un po' peggiori dalla mia banca? E se facessi così non le darei il segnale che può essere un po' meno efficiente? E dove ci portano questi piccoli passi?

Tutti i medici vogliono essere pagati, qualcuno è più coscenzioso qualcuno meno, ma dubito seriamente che qualcuno mi lasci morire perchè non è pagato abbastanza: a mio modesto avviso la banca più giusta etc. al netto di qualche colore ideologico è un argomento abbastanza fumoso.

a fare si che le banche siano d'appoggio al sistema produttivo territoriale, facendone parte invece che usandolo, forse (forse) sono meglio le vecchie insegnanti in pensione.

C'è da decidere se dare altri soldi a un'impresa locale che da lavoro a molte famiglie; l'impresa è in perdita e scarsamente competitiva, gli amministratori storici non danno prova di avere nè competenze nè volontà di mutare il corso tenuto fino ad oggi è corretto darle altro credito? Cosa sceglierebbero i dipendenti di quell'impresa che sono anche azionisti correntisti? Con chi dovrebbero prendersela il giorno il cui l'impresa fallirà ed oltre al lavoro perderanno anche i propri risparmi?

E chiaro il rischio insito nella gestione democratica?

Sarebbero sbagliata la gestione "non democratica" che decidesse di non dare un'euro all'impreso se non presenta un piano credibile di rilancio e possibilmente un ricambio negli amministratori?

stesso discorso di sopra. l'esempio che lei fa e' estremo, e non posso che essere d'accordo. Di soldi buttati per mantenere l'occupazione sul territorio (vedi fiat) ce ne sono gia' stati fin troppi.

Eppure, esistono sono molti casi intermedi in cui un maggiore rischio puo' essere accettato se si ritiene per qualche ragione "sociale" che l'impresa possa essere tenuta in vita. Un esempio piccolo ma significativo di cui mi hanno raccontato e' questo: http://www.mag2.it/approfondisci/focus/60-mag-e-i-gruppi-di-acquisto-sol.... Azienda di formaggio biologico (qualunque cosa significhi) salvato perche' il territorio (in questo caso rappresentato da gruppi di acquisto e mag) lo riteneva importante.

Non è mia intenzione trascurare o ritenere secondarie le finalità sociali, l'importante è che siano chiaramente distinte dall'ordinario funzionamento del mercato.

Posso strapagare un'auto usata perchè è di MIO fratello o finanziare un'avventura senza speranza perchè IO ci VOGLIO credere.

Quel che non deve succedere è che qualcun altro mischi le carte e faccia strapagare a ME l'auto di SUO fratello o la SUA avvuentura senza speranza.

Se la banca ows, o una banca normale se è per quello, ha un comparto "alto rischio/finalità sociali" nessun problema, l'importante è che sia chiaro a chi mette i soldi, come li si impiega. 

Seguendo una certa linea di pensiero la banca è sempre cattiva:

Caso A: li presta e li rivuole

- se presta i soldi (anche se non dovrebbe) è cattiva, perché ti fa indebitare apposta per fregarti tutto

- se non te li presta è cattiva perché aiuta solo i poteri forti o solo chi i soldi li ha già

Caso B: li presta ma non li rivuole

- è cattiva per il correntista a cui ha "rubato" i soldi che sono finiti a qualcuno che non poteva restituirli (il soggetto A1) oppure a qualche "amico" (il soggetto di A2)

A questo punto aboliamo le banche, visto che NON possono essere buone (in media e nel lungo periodo), diventa a questo punto difficile fare qualsiasi cosa che comporti lo scambio di denaro (non impossibile le banche non sono sempre esistite) più difficile.

Aboliamo il denaro? Ci sto...

Questo mio ragionamento assurdo per introdurre il mio pensiero, è inutile voler attaccare per forza un aggettivo alla parola "banca", una banca è una banca. Forse allora bisogna spendere energia perché ci sia maggiore trasparenza su cosa e come lo fa (anche sul perché se i soldi sono i nostri).

Gli osti vendono il vino, se tutti ne vendono di cattivo obblighiamoli a dirci cosa cavolo c'è dentro e dove lo tengono, invece di sognare di "osti etici senza macchia che danno vino buono a poco prezzo".

direi che la giusta pretesa sarebbe quella che i gestori siano "capaci" di fare il loro mestiere indipendentemente da come la pensano.

E chi stabilisce se sono capaci o meno?

E poi, cosa vuol dire capaci?

Capace per me potrebbe essere incapace per te, dipende chi siamo e quali sono i nostri obbiettivi.

Mi ripeto, io punterei sulla trasparenza totale, la banca dovrebbe essere di vetro, poi la "ggente" decida in quale banca andare a mettere o a chiedere i soldi.

La questione "trasparenza" la davo per basilare e imprescindibile.
Ammetto che la questione sia molto vasta, non potendo, per la mia nota incompetenza, stabilire dei parametri mi limito a enunciare dei principi; diciamo che parto dall'assunto che persone "intelligenti" troveranno sempre un "massimo denominatore" che soddisfa tutti nella maggior misura possibile, mentre gli "imbecilli" saranno sempre convinti di avere la verità in tasca e con ciò preferiranno sempre lo scontro a testa bassa.

Quelli che si entusiasmano per la freschezza dei movimenti - per fortuna Michele Boldrin è intervenuto en passant - forse non ricordano che fino agli anni '90 molte banche italiane erano pubbliche e, per statuto o per legge, dovevano perseguire scopi "sociali" oltre al bieco profitto. Forse eravamo all'avanguardia senza saperlo.

Poi sono entrati in scena i neo-liberisti (Giuliano Amato, per citarne uno) che hanno imposto la privatizzazione delle banche, attraverso la costituzione di società per azioni, e lasciando agli originari enti pubblici gli scopi "sociali" (poi, con il tempo, li hanno chiamati "fondazioni" e li hanno privatizzati ope legis).

La ragione di tale operazione era proprio l'esigenza di superare la commistione tra attività bancaria e scopi assistenziali, che - secondo gli studiosi - distorceva la gestione delle banche pubbliche e le rendeva obiettivo di politicanti famelici (non necessariamente in proprio).

A quanto pare, torna di moda l'antico, sub specie modernitatis. Come diceva un letterato comunista: "il futuro ha un cuore antico"!

Inizia una nuova discussione

Login o registrati per inviare commenti