Le fatiche di Sisifo

8 maggio 2011 marco esposito

Sisifo fu punito da Zeus con questo compito: portare un macigno sulla cima di una montagna, solo che una volta arrivato in cima il masso rotolava di nuovo a valle, per cui Sisifo doveva ricominciare daccapo. Per l'eternità.

La stessa sensazione ce l'ha chi in Italia vuole avviare una nuova attività.

Facciamo finta che io abbia un'idea geniale e voglia brevettare la superscazzola a motore. Mi chiamo Mario Rossi, sono un ingegnere, e comincio.

Deposito il brevetto all'Ufficio Brevetti, qui il link per chi vuole brevettare, ma riassumendo funziona così: incarico una società specializzata per vedere i brevetti simili al mio nello stesso campo (lo dovrebbe fare la CCIAA (Camera di Commercio), ma non lo fa, mi domando sempre che esiste a fare), poi compilo il Mod. O e i fogli aggiuntivi se è un brevetto d'utilità, trattandosi della superscazzola a motore devo inserire anche i disegni, la descrizione e la novità, l'Ufficio Brevetti consiglia di rivolgersi a un consulente (e loro che esistono a fare?), diciamo che un "consulente" si prende fra i 5.000,00 e i 10.000,00 € per fare il lavoro che dovrebbe fare l'Ufficio Brevetti (in genere per evitare problemi te lo suggeriscono loro stessi un "consulente fidato"). Dopo di ciò si devono attendere 18 mesi (avete letto bene: 18 mesi) per la pubblicazione del brevetto, a meno che non si paghino i diritti "di urgenza", in tal caso sono "solo" 90 giorni. Diciamo che fra domanda, verifiche e pubblicazione del brevetto se ti va bene sono sei mesi. Fortunatamente il deposito (ma solo quello) costa poco: € 50,00 se il deposito avviene in forma elettronica, altrimenti varia, fino a un massimo di € 400,00.

A questo punto sarei pronto, ho speso già circa 10.000,00 €, ho passato sei mesi senza vedere il becco d'un quattrino, ma posso cominciare a organizzare la mia futura azienda, quindi vado in banca e chiedo un prestito per cominciare: entro, presento la mia idea, il mio brevetto e chiedo un finanziamento; mi rispondono che:

1. Non ho garanzie reali (case, azioni, obbligazioni Parmalat o Alitalia; queste ultime loro me le venderebbero volentieri, anzi le suggeriscono.)

2. Non ho una storia imprenditoriale alle spalle.

3. Loro non finanziano le società con meno di un anno di vita.

4. La superscazzola a motore non ha mercato: non se ne vende nemmeno una in tutto il mondo (anche perché l'ho appena inventata ...)

5. Mi fermo qui, il decalogo delle scuse delle banche italiane per dimostrare la propria incapacità è lungo: comunque qui la trafila. Rinuncio alla banca e chiedo i soldi al nonno, che li ha (mica si può essere sempre sfigati -)) e me li concede.

Affitto un capannone e lo ristrutturo per le esigenze della mia società, che ho costituito in Italia, perchè non ascolto i buoni consigli e rimpinguo le casse di un notaio italiano; diciamo che caccio altri 2.500,00 € per avere una fotocopia di un atto e un timbro (i notai usualmente prendono un vecchio statuto ed atto costitutivo e copiano, tranne quelli che partecipano alle giornate nFA).

Quindi affido il compito di ristrutturare a un'azienda edile, che si dovrà attenere a quanto segue, per evitare sanzioni in caso di ispezione dell'A.S.L.:

- organigramma aziendale con relative mansioni ed eventuali deleghe;

- valutazione dei rischi ex art.4 c.2 D.Lgs 626/94 - art 17-28 D.Lgs 81/08 – autocertificazione

art. 29 c.5 D.Lgs 81/08;

- valutazione del rischio rumore art. 190 D.Lgs 81/08 – vibrazioni art. 102 D.Lgs 81/08;

- valutazione del rischio chimico art. 223 D.Lgs 81/08;

- valutazione del rischio cancerogeno art 236 D.Lgs 81/08;

- valutazione del rischio biologico art. 271 D.Lgs 81/08;

- piano Operativo di Sicurezza art. 96 lett. g D.Lgs 81/08;

- Piano di Sicurezza e Coordinamento art. 100 D.Lgs 81/08;

- PIMUS (piano di uso, montaggio e smontaggio dei ponteggi) art. 134 all. XXIII D.Lgs 81/08;

- notifica preliminare art. 99 D.Lgs 81/08;

- nomina di:

i)  Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione ai sensi art. 17 lett. b D.Lgs 81/08;

ii)  Addetti all’emergenza, al pronto soccorso, alla prevenzione incendi art. 18 e 1 lett. B D.Lgs             81/08;

iii) Medico Competente art. 18 c.l lett. a D.Lgs 81/08;

iv) Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza art. 47 c.2 D.Lgs 81/08;

- Certificato Prevenzione Incendi;

- denuncia di installazione dispositivi di messa a terra e scariche atmosferiche ai sensi del D.P.R. 462/01;

- autorizzazione in deroga art. 65 D.Lgs 81/0;

- comunicazione degli infortuni (INAIL - IPSEMA) art. t 8 c. 1 lett. r;

Potete immaginare quanto costerà una ristrutturazione.

Vabbè, andiamo avanti. Abbiamo finito la ristrutturazione (interna, per evitare la licenza edilizia, altrimenti non apri proprio più), arrivano i macchinari per la produzione: la superscazzola a motore per la produzione ha bisogno di 14 operai, un impiegato amministrativo e una segretaria, totale 16 persone, si applicano tutte le norme sullo Statuto dei Lavoratori, e comunque ci si deve attenere al D.L. N° 81/08 sulla sicurezza, con tutti i costi connessi; poi, se sei fortunato, dopo aver addestrato a tue spese gli operai all'uso dei macchinari, puoi anche aprire, a meno che l'ASL non bocci il tuo piano sulla sicurezza, a suo insindicabile giudizio, nel qual caso perdi altro tempo (ma soprattutto soldi).

Il nonno a questo punto si è giocato anche la casa in cui viveva: dal momento in cui cominci a produrre, acquistando scorte di magazzino, al momento in cui incassi le prime fatture passano sei mesi, sei mesi in cui hai pagato stipendi, contributi, fitti, energia e quant'altro necessario. Ma hai un sedere pazzesco, la superscazzola si vende che è un piacere; nonostante ciò, fra ammortamenti, spese di avviamento, primo periodo e costituzione delle scorte di magazzino i primi due anni li chiudi in perdita, sia pure con indici positivi. Poi la fortuna termina: sei sorteggiato per una verifica fiscale (eh sì, in Italia si può vincere al Superenalotto o si può vincere una visita della GdF, entrambe le possibilità esistono). Formalmente è tutto a posto, non hai chiesto il rimborso I.v.a. sui macchinari e ti sei giocato l'esborso finanziario sui contributi, ma.... hai chiuso in perdita, perchè hai speso molto per la ristrutturazione, ti sei attribuito un compenso di € 2.500,00 al mese e la spesa non è sembrata congrua. E ti becchi una bella multa, così ti passa la voglia di chiudere in perdita, perchè il Fisco in Italia decide se e quanto un imprenditore guadagna, anche perchè non lo sa nessuno come potrebbero decidere la congruità, ovvero l'Agenzia delle Entrate dice: ma quale perdita, tu hai fatto utili perchè gli ammortamenti anticipati non te li voglio riconoscere, e poi secondo me (Agenzia delle Entrate) tu dovresti prendere 1.500,00 € mensili, quindi hai detratto € 12.000,00 che non valgono (sempre secondo loro), OK dammi XXXXXX euro per chiudere, nel frattempo non compensi più niente e ti blocco il conto in banca, perchè adesso le sanzioni sono immediatamente esecutive. Poi se hai ragione fra 20 anni ti restituisco (forse) il maltolto.

Nel frattempo tuo nonno si è suicidato, visto che per pagare la multa ha dovuto vendersi anche i pannoloni; posto, appunto, che le sanzioni sono esecutive, ma soprattutto non puoi più compensare debiti e crediti verso l'erario. Non dimentichiamo che hai fatto degli investimenti; inoltre in un momento di totale follia hai pensato anche di vendere la superscazzola all'estero, ma la tua "domanda di autorizzazione all'operatività di scambio intra UE" è stata rifiutata (eh sì, dal 1° Gennaio 2011 l'Italia ha fatto un passo avanti: siamo tornati al 1600 e le autorizzazioni all'Import-Export...), per cui la Fiera a cui hai partecipato non è servita a niente e hai buttato 10.000 euro direttamente nella tazza dello sciacquone, cosa che l'Agenzia delle Entrate annota ma non ti riconosce come costo.

Adesso leggeremo la solita trafila dei "sedicenti" tutelatori: che Mario Rossi è cattivo, guadagna il doppio dei suoi operai, che è un crumiro perchè quando è in ritardo sulle consegne va a lavorare anche il sabato e la domenica, e i lavoratori non hanno alcun vantaggio economico ulteriore, che lui paga talvolta gli stipendi in ritardo, che la sicurezza del lavoratore innanzitutto, che chi è evasore deve pagare le tasse, etc., etc.

Ma io ho un finale diverso: Mario Rossi non fa proprio niente di tutto questo, vende il brevetto a una multinazionale americana, con fatturazione dal Lussemburgo e bonifico in Svizzera, e si gode i soldi del nonno e della vendita del brevetto. Compra quattro appartamenti a Milano e campa di rendita. Ma chi glielo fa fare di diventare Sisifo ?

La causa di tutto questo, ci viene detto, è l'art. 41 della Costituzione, che chiaramente impedisce la libera impresa, piegandola alle fatiche di cui ho narrato.

29 commenti (espandi tutti)

Chissà Marco, forse quegli ottusi burocrati hanno elaborato quelle regole consapevoli della loro tragicità e convinti che l'unico senso della vita stia, alla fin fine, proprie nel rotolare massi su e giù...come vuole una certa lettura del mito di Sisifo.

Per il resto, la lettura del pezzo mi ha indotto a pensare ai rotolamenti meno nobili, direi gonadici, di quanti vorrebbero fare impresa.

Il link che riporti mi sembra che dimentichi di dare un certo peso anche alla frase:

anche la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo

magari anche che lotta contro la burocrazia può portare qualche soddisfazione (l'unico problema è che una volta che hai "sconfitto" un burocrate, ne spunta sempre un altro...).

Nell'ambiente dello sviluppo immobiliare gira questo video http://www.youtube.com/watch?v=qid4hqbbj7M  che genera in noi addetti al settore un misto di risate isteriche e singhiozzi di disperazione .... (NB UTA vuol dire Unità Trattamento Aria, ossia un condizionatore)

Emma, vieni a fare un giretto da queste parti e comincia a stilare l'elenco delle riforme che servono ai tuoi imprenditori.

Se continui a chiedere a i tuoi riferenti politici di attuare le riforme che servono al paese, magari non ce la fai mica ad ottenere risposte soddisfacenti perchè lorsignori non capiscono da dove cominciare.

D'altronde è il sistema all'italiana che lo prevede (senza polemica, esiste delle altre forme di ricerca di un progetto di riforme). Cioè, in Italia per andare avanti si fa cosi: porti i tuoi progetti, poi, chi deve decidere comincia ad eccepire ogni voce, ogni riga fino a quando si raggiunge un accordo/compromesso che stia in piedi. Ed è per questo che spesso gli accordi sono insoddisfacenti per entrambe le parti.

Un altra considerazione si può fare dal tuo agghiaciante  raconto: se non sei figlio di qualcuno, si fa fatica a reperire persino il giusto consiglio / appoggio nei confronti della GdF. Certo che numerose considerazioni di essa sembrano fuori epoca assoluta. Invece, il figliolo di qualcuno può annidare la sua idea, il suo progetto sulle spalle dell'azienda madre, evitando  il suicidio del nonno e l'ingiusto ridimensionamento del suo stipendio a posteriori.

 

incarico una società specializzata per vedere i brevetti simili al mio nello stesso campo (lo dovrebbe fare la CCIAA (Camera di Commercio), ma non lo fa, mi domando sempre che esiste a fare), poi compilo il Mod. O e i fogli aggiuntivi se è un brevetto d'utilità, trattandosi della superscazzola a motore devo inserire anche i disegni, la descrizione e la novità, l'Ufficio Brevetti consiglia di rivolgersi a un consulente (e loro che esistono a fare?), diciamo che un "consulente" si prende fra i 5.000,00 e i 10.000,00 € per fare il lavoro che dovrebbe fare l'Ufficio Brevetti (in genere per evitare problemi te lo suggeriscono loro stessi un "consulente fidato").

Cosa succede se qualcuno rifiuta questi ricatti (ovvero la ricerca di brevetti simili che dovrebbe fare CCIAA e l'accertamento della novità dell'Ufficio Brevetti) e chiede ugualmente il deposito del brevetto ?

 

Teoricamente l' Ufficio Brevetti ti può bocciare il deposito per mancanza di istruttoria. Qualcuno lo aggira depositando solo il "modello di utilità".

Questo genere di percorso di guerra è purtroppo da mettere in conto per qualsiasi attività.

C'è un problema generalizzato e ormai incancrenito di ipertrofia normativa in crescita esponenziale in ogni campo, oltretutto mai definitiva e continuamente modificata e integrata.

Un esempio puntuale: nel mio settore (costruzioni) esiste una raccolta editoriale di tutte le leggi che lo riguardano (parlo di leggi, non di Norme Tecniche che sono una cosa a parte). Questa raccolta, organizzata in raccoglitori a fogli mobili, comprende 52 volumi formato A4 a fogli mobili, per un totale di circa 15mila pagine. E ogni due mesi arrivano un 200 pagine di aggiornamenti....

E' semplicemente una follia. E' chiaro che in queste condizioni non solo è difficile fare, è già difficile capire come si deve procedere.

Posto che tutta una serie di esigenze (sicurezza, correttezza del fare etc. etc.) sono sacrosante, il modo in cui sono affrontate è delirante, e questo secondo me ha due ordini di cause colludenti e difficilmente modificabili nel breve.

Prima causa è la cultura nazionale del "farla in barba" alle norme e alle leggi quali che siano. In altra rubrica si parlava di "capitale sociale", questa è una delle componenti croniche di quello italiano.

La seconda è  una burocrazia di dimensioni sterminate la quale ha nell'ipertofia normativa la propria assicurazione sulla vita, e tende quindi a favorrne la crescita e la complicazione.

Se cambiare mentalità e cultura nazionali è un affare serio, che richiederebbe sforzi generazionali, scuola etc., scalfire anche marginalmente la pletora brocratico-amministrativa è ancora più difficile: cosa si fa? Mandare grandi numeri in pensioni distruggerebbe il bilancio, ridurre è impossibile perchè poche cose sono granitiche come il pubblico impiego... Ditemi voi.

Ha ragione Boldrin dicendo che, avendo l'età (io purtroppo non ce l'ho più) l'unica soluzione è l'emigrazione.

GD

 

Panorama veramente desolante. Mi sembra la lettura ideale per chi è convitono che con una manciata di 'euri' puoi stimolare l'innovazione o con un piatto di lenticchie richiamare i cervelli in fuga. Aggiungo qualche osservazione:

1-Le banche italiane non mi sono simpatiche, però credo che il soggetto più indicato per finanziare la supercazzola a motore sia un fondo di venture capital piuttosto che una banca commerciale. Detto questo, il resto  non cambia, l'investimento migliore rimane un biglietto di sola andata per un paese civile.

2-Giusto per dare a Cesare quel che è di Cesare, premesso che concordo che  le imprese siano vessate, le banche miopi e gli accertamenti fiscali spesso ingiustamente punitivi direi che:

  • Se in Italia recuperare un credito in sofferenza fosse più facile, ci sarebbe anche un maggiore incentivo a concederne, se un fallimento può durare 30 anni o un'esecuzione immobiliare 20 e puoi mettercene 4-5 per sfrattare un inquilino, non è solo per stupidità o miopia che una banca diventa 'prudente' nel concedere crediti (poi c'è la malafede, le 1000 porcherie passate e qualcuna delle presenti, ma il discorso di fondo non cambia)
  • Se le imprese italiane fossero più trasparenti, e l'ambiente meno anomalo, secondo me, ci verrebbero dall'estero le banche a offrire credito (come sono venute, per esempio a vendere retail col mutuo arancio e simili) certo, ci sono le dovute eccezioni, però, credo che in molte piccole aziende ci siano più di un aspetto poco chiaro e buon senso vuole che quello che non è chiaro sia classificato come più rischioso
  • Se ci fosse più concorrenza vera(meno sussidi, regole strane, interferenze di enti più o meno pubblici) qualche impresa che sopravvive (talvolta prospera) senza meriti propri si toglierebbe dai piedi e farebbe spazio a quelle virtuose di crescere consentendo loro di diventare più robuste anche nei confronti degli accertamenti fiscali

3-Purtroppo a parecchie imprese insider (nel senso di capaci di sfruttare i lati grigi del sistema) la situazione va benissimo così e si adoperano per il mantenimento dello status quo, salvo lamentarsi ad arte ogni momento (che da noi è regola piangere per fottere chi ride) tanto il conto lo pagano le imprese outsider (senza santi in paradiso o regole ad uso e consumo e soprattutto esposte alla concorrenza) e, ovviamente, tutti i contribuenti.

Grazie Massimo, molto eloquente alquanto azzeccata la complessità del sistema che è votato all'immobilismo. In altri paesi, il sistema che rende più complicata la vita ai nuovi entranti (secondo lo schema di Porter) è altamente legato all'attenzione che si ha verso il mantenimento delle posizioni acquisite. Quindi il ns è uno stato altamente conservatore.

Anzi, direi di più: ogni cosa che ha meno di 60 anni viene uccisa, impedita di funzionare, messa nelle condizioni di non poter esercitare, nel nome del rispetto della gerarchia scritta da chi prima c'era.

Succede a tutti i livelli della società Italiana: in ambito universitario (baroni contro giovani ricercatori) in ambito industriale (vecchi gruppi dominanti contro nuovi concorrenti) in ambito politico (basta leggere le anagrafe degli eletti scelti dal capo, donne del PdL a parte).

Quindi è ovvio che la meritocrazia non sarà mai incentivata ne tantomeno adottata come sistema di valutazione delle risorse umane (non funziona neanche nel privato, figuriamoci nel pubblico!!).

Certo. ci sarà sempre qualcuno per provare il contrario. Ma non sarà il risultato di una ricerca di un settore in particolare o del mondo del lavoro nel suo complesso. Potrebbe anche essere che un illuminato si sia inventato di far funzionare il suo reparto, service, azienda, gruppo, partendo da questo principio (applicando, perchè no, i principi già provati all'estero) secondo cui più un collaboratore è incentivato a dare il meglio di se e meglio contribuisce al successo del gruppo cui appartiene.

Non è certo un aspetto che si può risolvere dicendo che qui è diverso rispetto agli altri paesi ecc... : certo, lo sapiamo bene che questo paese è diverso. Non è che sarà destinato a rimanere cosi per tutta la vita dell'umanità: non se lo può neanche permettere. Ne va della salvezza degli attuali arzili vecchiotti che decidono per tutti cos'è buono e cos'è male per tutti i cittadini. Mettiamo che stianno li ancora decenni. Avrannò pure la faccia tosta di chiedere al resto della popolazione di farsi pagare le pensioni mentre gli altri se la dovranno scordare?

Se in Italia recuperare un credito in sofferenza fosse più facile, ci sarebbe anche un maggiore incentivo a concederne, se un fallimento può durare 30 anni o un'esecuzione immobiliare 20 e puoi mettercene 4-5 per sfrattare un inquilino, non è solo per stupidità o miopia che una banca diventa 'prudente' nel concedere crediti

100% d'accordo

Se le imprese italiane fossero più trasparenti, e l'ambiente meno anomalo, secondo me, ci verrebbero dall'estero le banche a offrire credito 

Non si puo' dare la colpa alle imprese.  Le imprese hanno generalmente vantaggio prese una ad una ad essere poco trasparenti, contro il libero mercato, monopoliste, perche' proprio il monopolio massimizza i profitti e la concorrenza trasparente li abbassa o comunque equalizza. Chi ha interesse a trasparenza, all'anti-trust e' il pubblico dei consumatori, non le imprese.  Per cui chi dovrebbe assicurare trasparenza e anti-trust e' lo Stato, con leggi ben fatte ed una giustizia efficiente: esattamente cio' che non fa lo Stato italiano.  Anche in questo campo la colpa e' dello Stato, e specificamente del potere legislativo, esecutivo e della magistratura, quindi.

Se ci fosse più concorrenza vera(meno sussidi, regole strane, interferenze di enti più o meno pubblici) qualche impresa che sopravvive (talvolta prospera) senza meriti propri si toglierebbe dai piedi e farebbe spazio a quelle virtuose di crescere consentendo loro di diventare più robuste anche nei confronti degli accertamenti fiscali

E anche qui il problema e' lo Stato italiano, che distorce la concorrenza con sussidi e leggi protezionistiche.  Certo i politici agiscono su richiesta dei protetti, ma in altri Paesi politici piu' seri sono capaci di farsi rieleggere curando meglio gli interessi generali invece di corriere dietro gli interessi di minoranze organizzate e clientele. Per non sparare sulla crocerossa omettiamo almeno qui di parlare infine del livello di tassazione e oppressione burocratica, e stendiamo un velo sull'iniquita' con la quale le leggi e anche il controllo rella regolarita' fiscale viene esercitato sempre dallo Stato.

 

Le imprese hanno generalmente vantaggio prese una ad una ad essere poco trasparenti

Concordo. Il mio punto non era che l'opacità è una colpa delle imprese, ma che si tratta di una caratteristica che ha un costo in termini di accesso al credito. Cioè, non si può fare una colpa alle banche se "scontano" l'opacità nell'erogazione.

Ad esempio, dare mutui garantiti da immobili residenziali a lavoratori dipendenti è un mestiere talmente semplice che ING e altri vengono a farlo dall'estero senza sportelli e riescono ad offrire condizioni vantaggiose. Dare credito a un'impresa è già di per sè operazione molto più complicata, se poi le informazioni che l'impresa ti da sono scarne diventa ancora più difficile. Quindi meno numerose o chiare sono le informazioni che un'impresa fornisce alla banca a cui si rivolge e più difficile è finanziarla.

Sui danni dovuti all'invadenza dello stato e all'incompetenza (quando non è disonestà) dei politici non si può non essere d'accordo. Aggiungerei però che questo stato invadente e questi politici maneggioni, gli elettori, evidentemente, li vogliono perchè se anche ti provi a proporre un minimo di competizione/meritocrazia in una discussione ti impallinano (da destra e da sinistra).

 

1-Le banche italiane non mi sono simpatiche, però credo che il soggetto più indicato per finanziare la supercazzola a motore sia un fondo di venture capital piuttosto che una banca commerciale. Detto questo, il resto  non cambia, l'investimento migliore rimane un biglietto di sola andata per un paese civile.

Concordo su tutti i punti, solo una minor correction su questo: tipicamente i fondi di VC finanziano imprese già avviate per crescere ulteriormente. Il finanziamento delle Startup avviene tipicamente con un mix variabile di fondi in prestito da parte delle banche e da investimenti di tipo equity fatti da Business Angel.

In effetti i fondi di Venture Capital di solito intervengono dopo l'avvio dell'impresa, nella fase di crescita e tipicamente dovrebbe avere l'obiettivo di portare l'azienda alla quotazione sul mercato azionario (che è la via d'uscita tipica dei Venture Capitalist). Il nanismo perpetuo delle imprese Italiane, anche delle Start Up, dovrebbe quindi farci fare qualche domanda.

P.s: Non sto incolpando i nostri fondi di Venture Capital, se la colpa fosse loro probabilmente altri Venture Capitalist stranieri potrebbero entrare ad investire in Italia, sarebbe invece interessante capire perché è difficile far crescere velocemente un'azienda, forse per norme tipo quella citata da Marco:

...inoltre in un momento di totale follia hai pensato anche di vendere la superscazzola all'estero, ma la tua "domanda di autorizzazione all'operatività di scambio intra UE" è stata rifiutata (eh sì, dal 1° Gennaio 2011 l'Italia ha fatto un passo avanti: siamo tornati al 1600 e le autorizzazioni all'Import-Export...), per cui la Fiera a cui hai partecipato non è servita a niente e hai buttato 10.000 euro direttamente nella tazza dello sciacquone...

Massimo, le aziende italiane nei confronti delle banche sono di una trasparenza totale (anche troppa, secondo i miei gusti), il problema è che le banche italiane sono assolutamente incapaci di valutare anche quei quattro numeri su un bilancio, e ricorrono alle care, vecchie, pietre, perchè è l'unica cosa che sanno fare.

E poi questo è il caso di un'azienda che nasce, con in pancia un brevetto, non c'è trasparenza, c'è solo un'idea.

Forse mi sono espresso male. Dovremmo accordarci sulla definizione di trasparenza: tutto quello che consente evasione ed elusione fiscale, ad esempio, per me è mancanza di trasparenza.

Se hai formalmente 2 dipendenti part time, ma di fatto 5 dipendenti fulltime stai dando al fisco e ai tuoi finanziatori una rappresentazione non trasparente della realtà.

Ottimo articolo: complimenti a Marco Esposito. Mi vorrei riallacciare a quella che ha detto Massimo Famularo e parlare di un tema che secondo me è sfiorato da Marco nel post: quello dei controlli. Ciò di cui ti lamenti è, in buona sostanza, un eccesso di burocratizzazione che strozza le imprese e gli imprenditori: sembra che in Italia essere imprenditore è una "colpa" da espiare "pagando le indulgenze" di schiere di burocrati.

La soluzione ci sarebbe: rimuovere decine e decine di inutili adempimenti burocratici fatti sull'onda dell'emozione per acquietare la piazza (muore un operaio? Imponiamo alle aziende che hanno più di x dipendenti di prendere la certifiazione y), dando invece maggiori strumenti ai controllori. In altre parole è inutile pensare di far cesssare di delinquere chiedendo certificazioni che tanto rimangono solo sulla carta: meglio rendere più svantaggioso delinquere rendendo più facile e rapido l'accertamento.

Ma credo che questo sia proprio quello che i politici (di ogni schieramento) vogliono evitare: significherebbe togliere potere alla politica e all'apparato per darlo a chi deve controllare.

E' esatto, il senso della burocrazia è: avere il pezzo di carta e renderti difficile averlo per giustificare la propria esistenza. E più le norme sono estese più è facile l'arbitrio del burocrate, e normalmente più vessatorio il controllo.

La storia che racconta Marco è interessante ma mi chiedo come sarebbe andata se il Sisifo di turno fosse riuscito ad entrare in uno dei pochi incubatori di impresa esistenti in Italia.

Premetto che parlo per conoscenza indiretta:

  • Probabilmente avrebbe in qualche modo trovato dei capitali per avviare l'attività, sia tramite Angel Investor che con prestiti bancari;
  • Probabilmente avrebbe speso un po' meno per l'avvio dell'attività (grazie alle convenzioni degli incubatori di studi notarli, avvocati etc);
  • Probabilmente avrebbe trovato uno spazio adatto per l'attività con spese minori dato che di solito l'incubatore assiste anche in questa fase;
  • Probabilmente avrebbe avuto il bilancio redatto da uno studio di commercialisti "rinomato". Non voglio dire che il bilancio sarebbe stato diverso ma come spesso accade, la GdF avrebbe guardato con occhi diversi questo bilancio.

Tutto bello dunque? Sinceramente non avendo esperienza diretta non saprei dire, di sicuro il volume di investimenti dei pochi Incubator italiani è talmente basso che entrarci è molto molto difficile.

Però vorrei aggiungere la chiosa finale, recentemente mi è capitato di discutere con il direttore di uno dei maggiori incubatori italiani e diceva che il suo sogno è che in futuro l'incubatore diventi superfluo e che il territorio su cui insiste diventi un grande incubatore a cielo aperto, un po' come la Silicon Valley. Beh, viste le premesse mi viene da pensare che sia un sognatore.

...............recentemente mi è capitato di discutere con il direttore di uno dei maggiori incubatori italiani..................

Apprezzabile il direttore che hai incontrato. Gli incubatori d'impresa, non dico che siano dannosi, ma sono solo il succedaneo di riforme mai fatte, legislazione inadeguata, eistema finanziario inefficiente e scarso livello del collegamento tra accademia ed imprese. E' un pò come le reti d'impresa, i distretti industriali certo non inutili o addirittura apprezzabili, ma l'obiettivo giusto lo ha indicato quel direttore.

Dire che quel direttore sia d'accordo con il tuo giudizio forse sarebbe eccessivo, ma sono sicuro in cuor suo lo pensi...

Il discorso sui brevetti è pieno di errori di fondo tesi soltanto a creare malumore: 1) il link suggerito per chi vuole brevettare è giusto: infatti l'organo deputato al rilascio dei brevetti in Italia è il Ministero dello Sviluppo Economico che però si è dimenticato che tra vari avvicendamenti di ministri e risultati di referendum che hanno espresso la volontà della soppressione ha cambiato nome più volte. Come risultato c'è che sul link segnalato c'è una documentazione obsoleta ed istruzioni non conformi alle ultime circolari emanate. 2) L'incarico ad una società specializzata per la ricerca di anteriorità non è un obbligo attribuito all'utente che intende depositare il brevetto; non è neanche un obbligo della Camera di commercio offrire tale servizio perchè neanche il Ministero stesso fa questo tipo di ricerca, tranne che per le invenzioni, prima di concedere l'attestato di brevetto o registrazione. Negli Uffici brevetti di altri Paesi più seri è l'Ufficio Centrale stesso che prima di concedere l'attestato fa la ricerca di anteriorità. In Italia non è così. Deve essere cura del depositante verificare se sta depositando una effettiva novità oppure no. Può farlo tramite un consulente oppure consultando le banche dati gratuite che sono a sua disposizione on line e che sono piuttosto affidabili. Alcune Camere di commercio offrono il servizio della ricerca a costi assolutamente contenuti, nell'ordine di cifre inferiori ai 50 euro iva compresa.
3) L'ufficio brevetti di una qualsiasi camera di commercio ha semplicemente il compito di fare da "passacarte" per l'Ufficio Italiano Brevetti e Marchi": l'Ufficiale Rogante non può entrare nel merito della tutela ed arrogarsi il diritto di respingere una domanda di brevetto perchè ritiene che non sia conforme alla normativa; può soltanto, se lo ritiene opportuno, limitarsi a segnalare errori formali al richiedente e, eventualmente, verbalizzarlo. Sarà la commissione dell'UIBM a giudicare se il brevetto è valido o meno. Pensate se l'ufficiale rogante si arrogasse il diritto di decidere che un brevetto o un disegno non sono validi per un qualsiasi motivo di sostanza e/o di forma: se invece un giudice ritiene quel brevetto valido che danno può fare all'impresa impedendogli lo sfruttamento del monopolio derivante dalla tutela di un titolo di proprietà industriale, tutela che parte sempre ed in ogni caso dalla data della domanda? Come potrebbe un qualsiasi impiegato della camera di commercio, anche se laureato, arrogarsi il diritto di scrivere una descrizione e delle rivendicazioni "in brevettese"? Se pure l'impiegato fosse laureato metti caso in ingegneria meccanica, come potrebbe arrogarsi il diritto di scrivere un brevetto di fisica quantistica? E' questo il motivo per cui si consiglia di rivolgersi ad un consulente che ha la formazione adeguata a quel tipo di brevetto. Un impiegato camerale serio non dovrebbe mai dire rivolgiti a tizio o a caio. Esiste un sito www.ordine-brevetti.it dove si può trovare l'elenco di tutti i consulenti iscritti all'apposito albo (hanno dovuto lavorare per almeno due anni in uno studio, devono essere laureati, conoscere la lingua inglese e superare un esame di iscrizione all'albo che è piuttosto difficile) che si possono scegliere in base al titolo di studio, alla Regione in cui operano, allo studio in cui sono impiegati ecc. E' ovvio che il consulente ha un costo ma tale costo non deve essere sostenuto obbligatoriamente. Se uno è capace può fare anche da sè la descrizione ed i disegni, come pure le rivendicazioni. 4) i diciotto mesi da attendere per i brevetti di invenzione e modello di utilità sono soltanto per la pubblicazione della documentazione e sono semplicemente una tutela per il richiedente: la domanda, infatti, è tutelata dalla data del deposito. Se la sua documentazione rimane segreta, in questo periodo l'utente può darsi da fare per vedere di stabilire accordi di partenariato con altre imprese per la concessione in uso o la cessione del brevetto e, se ha avuto l'accortezza di farsi precedere da accordi di riservatezza, potrà controllare benissimo se qualcuno decide di impossessarsi del suo brevetto senza il suo permesso. Inoltre, nei 18 mesi sono compresi i dodici mesi di tempo per l'estensione del brevetto così buono a livello sovranazionale. Per depositare un brevetto europeo o internazionale, infatti, è necessario che sia ancora segreto il brevetto italiano. Nel periodo considerato, inoltre, sono compresi anche i nove mesi entro i quali l'Uibm è tenuto ad inviare, per i brevetti di invenzione industriale, il rapporto di ricerca al richiedente; se tale rapporto è particolarmente negativo, il richiedente può ritirare la domanda di brevetto ed è come se non fosse mai stata depositata, nessuno verrà a conoscenza nemmeno dell'idea che si era tentato di tutelare. Se si vuole, però, si può anticipare l'accessibilità al pubblico della documentazione completa a corredo del brevetto ai 90 giorni dalla pubblicazione, assolutamente senza nessuna corresponsione dei diritti di urgenza che non sono previsti da alcuna normativa. O questo signore ha incontrato qualche disonesto sulla sua strada o è in mala fede.
Tutto il resto del discorso sul fare impresa ecc. non voglio commentarlo

Complimenti per l'opportuno e tempestivo chiarimento.

Non credo che si tratti di mala fede, ma solo di insofferenza verso procedure percepite come inutilmente complesse.

Ciò non dipende dalle Camere di Commercio, ma mi pare normale che il cittadino/utente se la prenda con il proprio interlocutore, e non con l'ineffabile UIBM, i cui limiti sono ben noti a chiunque operi nel settore.

il link suggerito per chi vuole brevettare è giusto

...

sul link segnalato c'è una documentazione obsoleta ed istruzioni non conformi alle ultime circolari emanate.

 

scusa Angela, ma allora le istruzioni conformi uno dove dovrebbe trovarle? Non è grave che il Ministero competente riporti documentazioni obsolete? O sono io tropppo ingenuo?

Il discorso sui brevetti è pieno di errori di fondo tesi soltanto a creare malumore

il link suggerito per chi vuole brevettare è giusto infatti l'organo deputato al rilascio dei brevetti in Italia è il Ministero dello Sviluppo Economico che però si è dimenticato che tra vari avvicendamenti di ministri e risultati di referendum che hanno espresso la volontà della soppressione ha cambiato nome più volte. Come risultato c'è che sul link segnalato c'è una documentazione obsoleta ed istruzioni non conformi alle ultime circolari emanate.

Credo che se c'è qualcuno in malafede e tenta di trollare sei tu: il Ministero dello sviluppo economico non ha mai avuto alcun referendum abrogativo, il link è giusto (lo dici tu, non io), ma aggiungi che esistono circolari che hanno "innovato" ? Peggio, se possibile: chi vuole brevettare deve anche farsi un giro al Ministero o a una CCIAA (sai nel 2011 hanno inventato il telefono, Internet..) per sapere cosa dicono le ultime circolari (che se avessi un minimo di nozione di diritto amministrativo sapresti che le circolari sono documenti interni a una Amministrazione, quindi non sono a disposizione di terzi, vabbè...).

L'incarico ad una società specializzata per la ricerca di anteriorità non è un obbligo attribuito all'utente che intende depositare il brevetto; non è neanche un obbligo della Camera di commercio

Ho scritto che c'è un obbligo in tal senso ? Dove ? Sulla CCIAA, che non ha un "obbligo" in tal senso nemmeno l'ho detto, mi domando che esiste a fare un "Ufficio Brevetti" presso una CCIAA se non fa altro che il passacarte. O a te piace pagare le tasse per mantenere i passacarte ?

Su tutto il resto manco ti rispondo, perchè fai solo una disamina di un iter di cui ho solo dato un breve riassunto, e ho anche evitato di parlare della creazione dell'Ordine dei Consulenti in Proprietà Industriale, istituito nel 2005 dal liberista Berlusconi, di cui tu riporti il link.

 

E quindi adesso mi viene un dubbio piccolo piccolo: ma questa misteriosa Angela, cha sarebbe la sorella dell'Angelo per intenderci, non è che sia un troll?

Dai, non vedere malizia dapertutto che esiste la gente preparata che casca da queste parti senza nessuna intenzione di sostenere nessun partito politico...

Sinceramente non mi sembra che l'intervento di Angela sia necessariamente un intervento da troll, piuttosto quello di un soggetto che non conosce NFA. Altrimenti non avrebbe iniziato  con un commento personale negativo:

Il discorso sui brevetti è pieno di errori di fondo tesi soltanto a creare malumore

ma si sarebbe limitata ad esporre i fatti a lei noti (non sono un esperto ma, dal suo intervento, sembra che abbia qualche conoscenza sul tema).

Io però vorrei sottolineare un altro aspetto, prendendo spunto dalla seguente affermazione:

Negli Uffici brevetti di altri Paesi più seri è l'Ufficio Centrale stesso che prima di concedere l'attestato fa la ricerca di anteriorità. In Italia non è così. 

Alla fine il problema è sempre il solito: quello che ha evidenziato M. Esposito, ovvero l'inefficienza della pubblica amministrazione che non fa ciò che dovrebbe fare (ed è pagata per fare) e, se va bene, si fa sostituire nei propri compiti da qualche privato ben remunerato, e se va male, quando prende atto del proprio potere d' interdizione, si fa pagare per concedere il proprio nulla osta.

Nel caso specifico il buon senso suggerirebbe  che, essendo l'UIBM il posto dove vengono depositati tutti i brevetti nazionali, lo stesso sia in grado di fare ciò che va fatto (ciò che la legge prescrive)  per concedere la registrazione di un brevetto. Non si capisce perché bisogna per forza tirare in ballo dei "consulenti". I quali esistono in tanti settori, anche laddove non c'è la PA, ma sono un soggetto privato che viene chiamato volontariamente da un altro soggetto privato. Il problema si pone quando la complessità delle legge o le inefficienze della PA rendono pressoché necessario rivolgersi ad un consulente, senza che sia possibile fare altrimenti.

 

                                    La causa di tutto questo, ci viene detto, è l'art. 41 della Costituzione, che chiaramente impedisce la libera impresa (...).

 

marco, anch'io sono dell'idea che, la modifica dell'art. 41, non sia affatto necessaria, per alleggerire il carico degli adempimenti che, l'imprenditore o chi abbia intenzione di diventarlo, deve compiere.

Il dibattito sull'art. 41, per quanto ho potuto leggere io, e volendo limitarsi ai soli giornali/periodici non specialistici, vede fronteggiarsi due posizioni. 

Una posizione, mi sembra possa essere ben sintetizzata dagli interventi di Francesco Forte, e di Daniele Cirioli. Tale posizione, ritiene sia necessario intervenire, in senso liberista, sui commi II e III, dell'art. 41.

Un'altra posizione, invece, ritiene non necessaria la modifica dell'art. 41, essendo sufficiente, per raggiungere lo stesso risultato, intervenire sulla cd. Legislazione primaria, vale a dire Leggi del Parlamento, e Atti normativi del Governo. Tale ultima posizione, è sostenuta da Mario Monti e Serena Sileoni1.

marco, i molti adempimenti cui è costretto chi volesse depositare un Brevetto, sono - quasi - tutti previsti dalla Legislazione primaria. Già abrogare un po' di queste Leggi, renderebbe assai meno gravoso il peso degli adempimenti a carico di chi intende depositare un Brevetto. Cosa c'entra, allora, la modifica dell'art. 41, Costituzione, con tutto questo?

 

 

_____________

1 Il link all'articolo non funziona. Per chi volesse, è possibile leggere l'articolo al seguente indirizzo: www.chicago-blog.it/2010/06/19/modificare-l'art-41-cost-an-cur-quid-e-quomodo/ 

Niente, assolutamente niente. Difatti l'art. 41 non è l'inizio di un percorso a ostacoli, voluto invece dal legislatore ordinario. Però siate un pò meno seri, via. Non si capiva l'ironia ?

 

                                                                                           Non si capiva l'ironia?

 

 

marco, avevo capito l'ironia!  Tant'è che ho scritto

                                                                         marco, anch'io sono dell'idea che, la modifica dell'art. 41, non sia affatto necessaria (...).

 

 

Infatti, le parole << anch'io >>, volevano significare più o meno questo: " Come lei, marco, anch'io sono dell'idea che l'art. 41..." .

A chiusura del commento, la domanda

 

                                                              Cosa c'entra, allora, la modifica dell'art. 41, Costituzione, con tutto questo?

 

non era rivolta a lei. Era retoricamente rivolta a chi, in Italia, sostiene la necessità di correggere, in senso liberista, l'art. 41, reputando che ciò sia indispensabile, per alleggerire il carico di adempimenti delle Imprese. E lei non è tra questi. Come non lo sono anch'io. :)

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